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A48 La ulta

Nasce l'8 febbraio 1888 ad Alessandria d'Editto, dove i genito|i - provenienti dai dintorni di

lìucca - gestivano un forno di pane (ma il padre muore nel 1890, vittima di un infortunio men-

jrperìodo africano tre lavorava come operaio a degli scavi nel canale di Suez). Nella città africana frequen-

ta fino al 1905 l'École Suisse Jacot e inizia a occuparsi intensamente di letteratura, leggendo

i maggiori scrittori moderni e contemporanei, da Leopardi a Nietzsche; stringe amicizia con

Enrico Pea (1881-1958), anch'egli emigrante di origine lucchese, ed entra in rapporti epistola-

ri con Giuseppe Prezzolini, direttore della «Voce». Degli anni africani rimarrà in lui ancheJa_

memorìa di un paesaggio fantastico e irreale^che, rapito e trasnguràTó"dal sogno, si ritroverà

nei suoi versi (si legga Nottedi maggio: «II ciclo pone in capo / ai minareti / ghirlande di lumi-

ni»; oppure Ricordo d'Affrica: «II sole rapisce la città // Non si vede più // Neanche le tombe re-

L'esperienza parigina sistono molto»). Nel 1912, passando per l'Italia, si reca a Parigi, dove frequenta i corsi del

College de France e della Sorbona (tra gli illustri maestri c'è anche il

filosofo Henri Bergson, uno

dei più autorevoli esponenti del soggettivismo e del relativismo primonovecenteschi). Ma so-

prattutto ha modo di approfondire la conoscenza della poesia decadente e simbolista, da Bau-

delaire a Mallarmé. l'autore che^più lo suggestiona, esercitando su di lui un'influenza fonda-

mentale. Frequenta gli ambienti dell'avanguardia, scrivendo anche versi in francese e cono-

scendo alcuni fra i maggiori artisti e scrittori: oltre ad Apollinaire (cfr. A19), Picasso, Braque,

Jacob, De Chirico, Modigliani (sui quali cfr. Arte 10, figg. 3; 6; 13; 24; 26). Nel 1914, in occasio-

ne di una mostra futurista, prende contatto con i principali esponenti del gruppo fiorentino

(Papini, Soffici, Palazzeschi), grazie ai quali pubblica nel 1915 le sue prime poesie su «Lacerba».

Ijlegame definitivo con il paese dei genitori si strìnge solo quando, nel 1914, Ungarettivie-

L'italìa e la guerra ne in Italia, per partecipare con entusiasmo alla guerra. Arruolatosi comevolontario in

un reggimento di fanteria, è inviato a combattere sul Carso, dove prendono la loro forma ori-

ginale e inconfondibile le liriche puhhlWtp a I Iriipp alla finp rl^l IQIfi prm il titnin IJjTnrtn^>-

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£ noeste~ pplto. I versi del perìodo successivo appaiono mAllegria di naufragi, del 1919. Le due rac-

eù' Z2S. colte confluiranno poi, con qualche altro testo, nel volume L'allegri a (1931), che comprende

questa prima fase della produzione poetica ungarettiana. Dopo aver combattuto in Francia,

nel 1918, alla fine del conflitto è nuovamente a Parigi, dove si sposa con Jeanne Dupoix; l'an-

no successivo pubblica un volumetto di versi in francese, intitolato La guerre,^ svolge Attività

di corrispondente per «II Popolo d'Italia». Nel 1921 si trasferisce a Roma. Dal 1919 datano le

nsentimento_ poesie comprese poi nella raccolta Sentimento del tempo, del 1933. Attivo anche sul ver-

de? tempo sante giornalistico (tra il 1931 e il 1934 compie numerosi viaggi in Egitto, in Olanda, in

Corsica e in diverse regioni italiane, come inviato speciale della «Gazzetta del Popolo» di Tari-

no) e come saggista (nel 1933 svolge un giro di conferenze in diversi paesi europei), collabora

n ruolo ai più prestigiosi periodici italiani, oltre ad essere redattore di «Commerce» e condiretto-

deU'inféjléttuaie fa «Mesures», riviste di punta della cultura europea. Divenuto uno dei più noti_e_pre-

re

ijtigiosi intellettuali italiani, la sua figura costituisce un punto di riferimento essenziale per la

_

nuova poesia, che darà vita, in questo stesso decennio, al definirsi

1

Nel 1936 è chiamato a ricoprire la cattedra di letteratura italiana presso l'Università di

San Paolo-io-Braaile. incarico che occuperà fino al 1942, quando,

zia a insegnare letteratura italianaicontemporaneaairiJniversità dj£pjqa; nel medesimo an-

no viene nominato accademico d'Italice l'editore Hondadori intraprende la pubblicazione del-

la seconda guerra le sue opere, con il titolo Vita d'un uomo. Le vicende della secondajmerra mondiale se-

gnano comunque il maturare diuna nuovaedolorosa consapevole^ , praraHiita ria alcuni

gravi lutti familiari: la_mortejael fratello Costantino, nel 1937, e la perdita del figlio An-

'

Scrittori fra le due guerre 373

tnnifttfo _due anni dopo. Da queste esperienze è profqnrlampnf.p sf-gnat.a la prima raccolta poe.-

r

IIdolore tica del dopoguerra.,Il dolore (1947), alla quale seguiranno La terra vromessa_(uscita in

eje ultime rau-nlte, due edizioni, nel 1950 e nel 1954), Ungendo e paesaggi/1952) e E taccuino del vecchio

tejaso&*—»(1961). Nel 1949 vede la luce il volume di prose II povero nella città; del 1961 è II deserto

e dopo, che comprende, tra l'altro, gli articoli di viaggio usciti sulla «Gazzetta del Popolo». In

seguito, ridotta l'attività creativa (ma si ricordino ancora i testi di Apocalissi, Proverbi e Dia-

logo), Ungaretti attende all'edizione completa e definitiva d°i i " Y \i nel 1969

n ir nvg

presso Mondadori con il +.ì£iln VJtn d'un ?/""*» Ti,i "lepoesie. Muore a Milano nella notte fra

ff

il 1° e il 2 giugno 1970. Nel 1974 esce il volume degli scritti critici (riprende nel titolo la

sigla Vita d'un uomo, aggiungendovi Saggi e interventi), in cui l'acume dell'esercizio inter-

pretativo è strettamente collegato all'incessante tentativo di chiarire le ragioni della pro-

pria originale poetica. Non vajlÌTnfmtir.ata infìnf^ la sna importante attività di traduttore:

Le traduzioni^ Traduzioni (1936; da Saint-John Perse, Blake, Góngora, Essenin, Paulhan); XXII sonet-

ti di Shakespeare (1944); Da Góngora a Mallarmé (1948); la Fedra di Racine (1950); le Visio-

ni di William Blake (1965).

• (Z. La mherche luigarettiana: dal Porto sepolto àd'fìlleojfa

Nel riordinaEe_lE,suQ,pQesie. dando loro un titolo complessivo, IJngj^ettivolle sottolinearne il

La componente qftratterejaartebioe'raficu. proponendole come una sorta di nuovaeversìi'icatarec/ierc/ie (il

riferimento al titolo del capolavoro proustiano non è casuale, se si pensa che Ungaretti fu

forse il primo scrittore a parlare dell'opera di Proust in Italia, nel 1919). Egli stesso, del resto,

aveva affermato: «Io credo che non vi possa essere né sincerità "è verità in un'opera d'arte se

in primo luogo tale opera d'arte non sia_una confessione». Ma la componente autobiografica ri-

scontrabile nella poesia ungarettiana è assai diversa da quella di un Saba, su cui ci siamo pri-

ma soffermati. Il rapporto fra letteratura e vita è piuttosto quello che verrà codificato a propo-

sito dell'Ermetismo (si veda il T59 di Carlo Bo), attribuendo all'arte il

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Zoppi Garampi Silvia.
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