Estratto del documento

Letteratura italiana

Docente

Bignamini Mauro

SSD

L-FIL-LET/10 (Letteratura italiana)

Crediti

6

Programma e contenuti

Introduzione all’analisi del testo poetico.

  • Nozioni di metrica italiana.
  • Gli Idilli pisano recanatesi nella macrostruttura dei Canti leopardiani.

Programma d'esame

  • Elementi fondamentali di metrica: Il verso (il numero delle sillabe; il ritmo; versi imparisillabi, parisillabi, doppi; cesura; enjambement); la rima; le forme metriche (canzone, sestina, terzina, sonetto, ottava, ballata, madrigale, canzone "libera", endecasillabi sciolti; versi liberi).
  • Storia della letteratura italiana attraverso il seguente canone di autori e movimenti: Siciliani, Siculo-toscani, Dolce Stil Novo, Poesia didattica e religiosa; Dante, Petrarca, Boccaccio; Poliziano, Boiardo, Pulci, Sannazaro; Bembo e la questione della lingua, Machiavelli, Guicciardini, Ariosto, Tasso; Galilei, Marino; Goldoni, Parini, Alfieri; Monti, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Porta, Belli, Scapigliatura, Verga, Carducci, Pascoli.
  • Conoscenza dell’Inferno di Dante.
  • Conoscenza del contenuto delle lezioni del modulo A e del modulo B.

Lezione 1

Indicazioni relative all’esame (12CFU)

  • Scritto: volumi del Rosa Fresca Aulentissima; due domande di conoscenze generali e due testi da commentare (uno in prosa e uno in poesia).
  • Orale: Tre argomenti: Inferno di Dante (di Anna Maria Chiavacci Leonardi dei Meridiani o di Mondadori); le altre due parti riguardano i testi svolti a lezione, uno per Bignamini (fondamenti del testo poetico a partire dalla metrica) e uno per Pestarino (Gerusalemme liberata).

Argomenti per Bignamini

Metrica, tradizione lirica - in particolare dai siciliani a Leopardi -; Inni Sacri di Manzoni, che sono una contestazione implicita alla tradizione lirica.

Il genere lirico

Se la poesia epica è diegetica, ovvero narrativa, e quella drammatica è tutta mimetica (es. teatro), la lirica invece mette al centro l’IO. Roman Jakobson ha scritto che nella lirica domina la prima persona singolare del presente, nell’epica la terza persona al passato remoto. La lirica è il genere principale della nostra tradizione poetica, è il genere poetico più illustre sin dalle origini: la scuola siciliana, primato confermato dai manoscritti più antichi che ci sono stati tramandati.

Altro elemento fondamentale riguarda la fisionomia metrica; oggi siamo abituati alla metrica libera del ‘900, quella della rivoluzione del verso libero e che comunque non abbandona del tutto la metrica classica (vedi Saba, i crepuscolari che usano ancora metri chiusi anche se non sono più obbligatori ma appunto una scelta formale). Fino all’800 invece scrivere poesia significa usare un repertorio di forme metriche prestabilite.

Cos’è la metrica chiusa? Significa usare determinate strutture di verso, in primis l’endecasillabo (il più illustre della tradizione italiana) spesso accoppiato al settenario, la canzone italiana delle origini accetta solo questi due tipi di versi. Altro elemento distintivo è la divisione strofica; le strofe sono scandite da unità che raggruppano un certo numero di versi (isostrofismo, strofe che hanno la stessa lunghezza. La canzone leopardiana è un’eccezione che conferma la regola). Terzo elemento è la rima. La canzone libera.

Concentriamoci su questi connotati

Il ritmo di un verso è dato dagli accenti.

Definizione di endecasillabo

Partiamo da tre esempi:

  1. Nel mezzo del cammin di nostra vita
  2. Se tosco se, ben sai omai chi fu
  3. Parlando andava per non parer fievole

Sono Tutti e tre endecasillabi, anche se hanno numeri diversi di sillabe. Questo vuol dire che l’endecasillabo è un verso in cui l’ultimo accento cade sulla decima sillaba, anche detto verso di dieci posizioni, e l’uscita è piana. Tutti i versi italiani prendono il nome sulla base dell’uscita piana che non è esclusiva ma nettamente prioritaria. L’ottonario ha l’accento sulla settima, il novenario sull’ottava.

Un endecasillabo per essere regolare deve avere accenti obbligatori almeno in una delle due sedi di quarta e di sesta. Nell’esempio 1 è di sesta, nel 2 è di quarta e anche nel 3 è di quarta. Inoltre vi è la cesura, una pausa logico-sintattica che incide idealmente il verso e lo suddivide al suo interno in due segmenti:

  1. Nel mezzo del cammìn / di nostra vìta
  2. Se tosco sé / ben sai omai chi fù
  3. Parlando andava / per non parer fiévole

Vedi Bembo nelle prose della volgar lingua, che fu il primo a teorizzare le varie forme. La poesia toscana è quella più formalizzata, dopo lo Stilnovo, prima con Petrarca e poi con i petrarchisti del ‘500. Quando si hanno delle infrazioni dipendono da precise scelte, non da distrazione, vedi rapporto tra metrica e stilistica. La metrica non è un semplice abbellimento: la forma è portatrice di significato. La scelta di un endecasillabo non canonico serve per riprodurre determinati effetti di senso, non solo nella lirica ma anche nella commedia. Nella commedia la maggior parte degli endecasillabi è canonico, con uscita piana, ma ci sono casi di endecasillabi non canonici per ottenere determinati effetti. Vediamo alcuni esempi:

  • Parea che di quél bulicame uscisse (inf. XII, 117)

    Questo endecasillabo non è canonico, l’accento è di quinta, quindi è un’infrazione. Perché? Siamo nel settimo girone, quello dei violenti. A custodia ci sono i centauri, uno di questi fa da guida a Dante fino alle sponde del fiume ribollente da cui può vedere i dannati. Il contesto è di grande violenza visiva, estremo per immagini e linguaggi, ed ecco che anche la dissonanza del verso partecipa a questa violenza estrema che potremmo definire espressionistica.

  • Con tre góle / caninamente latra

    Sesto canto, i peccatori sono nel fango lacerati dalle mani unghiate di Cerbero. Verso di dieci posizioni, ultimo accento sulla decima, però non c’è accento di quarta o sesta, ma di terza. Verso che supporta una doppia lettura. Se il polisillabo “caninamente” viene scomposto in due addendi “canìna” “mente” con accento sulla i di canina allora diventa accento di sesta. Il verso contribuisce ad amplificare la violenza dei contenuti. Valore stilistico dell’infrazione.

L’endecasillabo quindi si definisce dalla posizione degli accenti. A Petrarca piace anche quello di ottava (quarta, sesta, ottava, tutte pari). Se gli accenti sono su seconda, quarta, sesta, ottava e decima con eventuale uscita piana, parliamo di endecasillabo giambico. I giambici non si trovano quasi mai in sede perché se no il testo diventerebbe monotono e noioso. Nel ‘500 nelle parti dialogate dei tragici si trova molto spesso, ma in lirica difficilmente. Quando viene utilizzato è per ottenere determinati effetti: ha molti accenti, la densità degli accenti nel verso lungo endecasillabo produce effetto di forte rallentamento, testo scandito e rallentato, effetto di “gravitas” spesso usato per sottolineare qualcosa.

Es:

  • Di me medesmo meco mi vergogno

    È un verso tutto giambico, sottolinea nella sua gravitas quello che è il tema del sonetto ma anche di tutto il libro “la il pentimento e la conversione. Messomutatio anime” lì isolato ha una forte marcatezza.

  • La bocca mi basciò / tấtto tremante

    Inferno, Dante utilizza i giambici in contesti marcati, ad es in fondo a un canto (“Amor che muove il sole e le altre stelle”). L’infrazione del verso sopra riportato come esempio è che ci sono un accento di sesta e uno di settimana, attaccati, creano un apice al centro del verso. Il contesto è il momento di passione tra i due cognati adulteri Paolo e Francesca. Abbiamo anche un apice, un picco ritmico. Il fenomeno dei due accenti consecutivi tecnicamente si chiama accento ribattuto o contraccento. E qui dante lo usa per sottolineare una situazione di registro tragico, solenne. Dante pratica sia registro tragico che comico nella commedia: pluristilismo, si mescolano alto e basso continuamente.

Un altro caso di accento ribattuto è:

  • Ed elli avea del cùl / fâtto trombetta

    Fine del canto, l’apice ritmico diventa una sorta di mimesi di questo suono basso corporeo che si manifesta improvvisamente. Stesso artificio metrico stilistico applicato in due contesti di registro opposto.

Lezione 2

Il ritmo come si definisce?

All’interno di un verso è dato dalla distribuzione degli accenti, è la scansione del verso così come risulta dall’alternarsi regolato di sillabe atone non accentate e toniche accentate. Sulla definizione di ritmo vedi saggio di Emile Benveniste, importante linguista. La parola ritmo deriva dal greco, Emile ne ripercorre l’etimologia del significato. In ambito filosofico greco indica il movimento e la configurazione reciproca degli atomi, definizione molto distante da quella metrica. Inizia ad essere usato in un’accezione metrica a partire da Platone, lo usa per indicare i movimenti regolati del corpo nella danza. Da qui deriva l’accezione metrica. Il termine accento viene dal latino “AD+CANTUS”, da cui la parola italiana “prosodia” termine che equivale etimologicamente alla parola ACCENTO.

Ritorniamo all’esempio di ieri:

  • Ed elli avéa del cul fatto trombetta

    Contando sillaba per sillaba vediamo che l’ultimo accento cade sull’undicesima e non sulla decima. Allora devo applicare la convenzione che riguarda l’incontro intervocalico tra due vocali contigue. Quando all’interno del verso, tra due parole contigue, una termina per vocale e una inizia per vocale, le due sillabe occupano un’unica sede. Si tratta della “I” di “elli” e la “A” di “avea”: FENOMENO DI SINALEFE. Non è un fenomeno grammaticale, ma un semplice accorgimento mentale convenzionale nel computo sillabico. Si tratta di una figura metrica. È molto comune nella lingua italiana, quindi nell’analisi è inutile elencare il numero di sinalefi. L’effetto che dà è uno di legato, ovvero di rassodare e rendere compatto il verso. Un’altra figura metrica opposta a questa è la DIALEFE, che si ha quando all’interno del verso, tra due parole contigue, l’incontro vocalico non ammette la SINALEFE. Esempio:

  • Ma pur sì aspre vie né si selvagge (Petrarca)

    Tra la “I” di “sì” e la “A” di “aspre” non si può avere sinalefe perché altrimenti l’endecasillabo non sarebbe regolare. L’effetto in questo caso è di STACCATO. Un verso con molte dialefi è percussivo e drammatico, effetto martellante. Uno dei più drammatici del ‘200 è Guido Cavalcanti e spesso utilizza questi effetti drammatici percussivi. La DIALEFE è una figura metrica minima.

Un’altra coppia di figure metriche che riguarda sempre le coppie vocaliche ma che riguarda l’interno della parola esempio:

  • QUIE/TE

    Parola bisillabica, ma in poesia è trisillabica. “QUI/E/TE”: questo fenomeno si chiama DIERESI. Si segna con due pallini sopra la “i”.

Tutti gli accorgimenti che si usano in poesia sono portatori di senso. La dieresi è un fenomeno colto. Questa particolare trisillabazione risente della base latina “QUI-E-TEM”; si trova nei generi più prestigiosi come lirica ed epica. Il primo a usare questo diacritico nelle sue stampe è Foscolo, ad esempio nella prima edizione dei sepolcri che esce a Brescia. La funzione della DIERESI, che bisogna farla sentire nella lettura rallentando il tempo di pronuncia, imprime una solennità, una gravitas. Un altro grande classico in cui è frequente è La Gerusalemme Liberata di Tasso, per volontà di innalzamento del registro, vuole uno stile sublime. L’opposto speculare della dieresi è la SINERESI, in cui l’incontro vocalico identifica un’unica sillaba. Esempio:

  • GIO/IA

    Nella poesia lirica questa parola è monosillabica. Nel lessico lirico indica il massimo compimento fisico, però deriva dalla parola provenzale “joi” che è un monosillabo. È un termine tecnico del vocabolario degli affetti.

Nella Divina Commedia la parola “gioia” è per lo più bisillabica, ma questo dipende dai contesti.

  • de’ remi facémmo àli al folle volo (Divina commedia)

    Accento di quinta sulla “e” di facemmo, e accento di sesta sulla “a” di ali. CONTRACCENTO, due accenti contigui. Questo fenomeno si chiama DIALEFE NELLA SINALEFE. Vedi le due vocali contigue. Questo fenomeno è stato identificato da Dante Isella. Fenomeno particolarissimo, non bisogna ricordarlo per l’esame!

Da dove viene l’endecasillabo in italiano? La metrica italiana ha un’origine gallo-romanza, viene dalla zona francese, in particolare dalla Francia del nord (lingue d’oil), Francia del sud (lingua d’oc) per la precocità della letteratura francese. Dalla Francia nasce l’epica che produce la Chanson de Roland nella seconda metà dell’undicesimo secolo (Francia del nord). Nella Francia del sud nasce invece la lirica trobadorica alla fine dell’undicesimo secolo con il primo trovatore a noi noto: Guglielmo Nono d’Aquitania, che appartiene all’altra aristocrazia. Fatto insolito perché normalmente i trovatori appartengono alla bassa aristocrazia. L’epica che nasce nel nord della Francia predilige un verso di dieci posizioni, che ha l’ultimo accento sulla decima e un accento interno sulla quarta.

Carles li’ réis / nostre imperere mànes

Verso piano, si chiama decasillabe, nome francese, perché la maggior parte delle parole francesi sono tronche e quindi con uscita tronca, anche se questa è in uscita piana. L’endecasillabo italiano viene dal decasillabe ma non dell’epica, ma della lirica trobadorica del sud della Francia.

Tan m’abellis / l’amoros pessamens (=mi rallegra tanto il pensiero d’amore)

Il trovatore che ha scritto questo verso è Folchetto da Marsiglia, collocato nel nono cerchio in Paradiso da Dante. È uno dei trovatori preferiti in ambito italiano non solo da Dante ma anche dai siciliani. Accenti di quarta e decima. È l’equivalente a livello metrico di:

Mi ritrovai / per una selva oscura

Perché proprio il decasillabe provenzale? Per la precocità. Inoltre arriva in Italia come istituzione ai nostri poeti, ma in che modo? Non è solo una ricezione metrica quella che arriva dalla Francia, ma anche di temi, lessico, e altro. L’esperienza trobadorica, di cui Guglielmo IX è il primo e Guiraut Riquier l’ultimo morto nel 1292 alla corte di Castiglia. Quando muore lui l’esperienza provenzale è già morta da tempo. Se vogliamo limitare cronologicamente la lirica trobadorica diciamo da fine X/inizio XI al primo decennio del ‘200. Perché nasce proprio nel sud della Francia? L’assetto era feudale, corti le cui signori erano tutti vassalli del re di Francia che comunque non aveva nessun controllo su di loro. Un’aristocrazia secondo un modello fatto di ritualità mondana estremamente regolata. Nasce nel dodicesimo secolo in Francia la parola “cortesia” fatta di liberalità come festa laica all’interno della corte, quindi spettacoli e dunque canto, musica e danza. Così la poesia dei trovatori arriva al suo pubblico. È una poesia performativa, nasce per iscritto ma che viene eseguita da un trovatore o da un giullare professionista. I trovatori sono poeti professionisti che vivono di questo mecenatismo dei signori delle corti che sono il loro pubblico. Esibizione del corpo e della voce accompagnati dalla danza: fruizione orale. Anche l’epica veniva eseguita pubblicamente. Il romanzo cavalleresco francese viene eseguito all’interno della corte. Fino al dodicesimo secolo la poesia francese passa attraverso un veicolo orale. Con i siciliani non è già più così, non nascono con questo nesso, ecco perché sono più difficili e con stanze più lunghe.

La civiltà letteraria trobadorica si prolunga fino al 1209 quando succede un evento traumatico: una crociata. Papa Innocenzo III, al centro del suo programma mette la lotta contro le eresie. In particolare una crociata contro una città del sud della Francia, Albì, setta ereticale dei catari (=puri). L’eresia era dovuta a una forte contrapposizione tra mondo fisico e spirituale, qui assistiamo alla condanna del mondo fisico, il corpo, che secondo loro è stato creato da un dio malvagio, mentre il mondo spirituale sarebbe stato creato da un dio buono. Così Innocenzo III decide di fare una campagna militare aiutata dai feudatari del nord della Francia che collaborano per mettere le mani sui feudi del sud. Infine lì si installa l’inquisizione. In questo clima anche la poesia può essere vista come eretica. La crociata sradica l’assetto politico delle piccole corti che tenevano in piedi la lirica trobadorica. Ai trovatori rimasti non resta che andarsene: diaspora trobadorica. La diaspora segue due direzioni: la penisola iberica e l’Italia del nord. In Italia del nord i trovatori c’erano già stati, ma questa volta sono costretti a spostarvici. Giungono a corte da Alberico, che era un appassionato di lirica trobadorica. Intorno al 2220 approda nella marca Trevigiana un trovatore che si chiama Uc De Saint Circ’, non è un grande poeta ma è un grande organizzatore culturale.

Anteprima
Vedrai una selezione di 15 pagine su 66
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 1 Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 2
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 6
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 11
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 16
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 21
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 26
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 31
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 36
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 41
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 46
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 51
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 56
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 61
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura italiana + tutte le domande degli scritti precedenti Pag. 66
1 su 66
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurorabss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Bignamini Mauro.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community