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Letteratura italiana - Se questo è un uomo/ La Tregua

Appunti completi del corso di Letteratura italiana su Primo Levi, con analisi delle opere "Se questo è un uomo" e "La Tregua". Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la deportazione di Primo Levi, quando questa è avvenuta, il fenomeno dell'intolleranza.

Esame di Letteratura Italiana docente Prof. M. Colummi

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trova di fronte all'indicibile, per rispettare i condannati, perché l'indicibile non solo non può essere

espresso ma addirittura non potrebbe essere sopportato dal lettore, perché l'esperienza è talmente

indicibile che non viene creduta se raccontata (sogno ricorrente di Levi è infatti di non essere

creduto quando racconta la sua storia). Tale reticenza è riconducibile anche alla ragione esplicata

nella prefazione, in cui Levi dichiara di non volere aggiungere dettagli o particolari atroci (in quanto

già si conosce tutto sui lager), ma “fornire documenti per uno studio pacato dell'animo umano”.

Tale esperienza è simbolo di vergogna, non solo per i responsabili dell'oltraggio ma anche per le

vittime, per chi l'oltraggio l'ha subito. Si tratta della profonda vergogna di essere stati costretti,

contro la propria volontà, alla disumanizzazione. Vittime e giustizieri si spartiscono tale vergogna.

4) Da “Ognuno si congedò” fino a “il dolore senza speranza dell'esodo ogni secolo rinnovato”: le

madri continuano ad accudire i loro bambini come hanno sempre fatto, pur sapendo che saranno

destinati a morire. Questa cura delle madri nei confronti dei bambini è descritta come “dolce”,

espressione che ha un sapore quasi classico. Si noti l'iterazione della “e”, che rende calmo il ritmo

dei gesti delle madri, gesti antichi e da sempre ripetuti, che suscitano un'eco primordiale.

Successivamente viene rappresentato il dolore delle donne. Le donne danno poi vita a una

cerimonia rituale del lutto: iniziano la lamentazione, rituale antico (chissà se forse ancora in uso in

alcune zone dell'Italia meridionale). Levi, insieme ad altri (“Noi”), assistendo a tale cerimoniale

rivive l'esodo biblico del popolo ebraico. Tale rituale evoca un dramma millenario che si ripete

dinnanzi agli occhi di Levi testimone.

6) Da “L'alba ci colse” a “i ricordi buoni delle nostre case”: compare ora una riflessione sul tempo:

Levi e gli altri uomini sono entrati in una dimensione priva di connotati spazio-temporali. Non si

percepiscono più né confine spaziale né confine temporale. C'è però ancora il ricordo. Il primo

momento attraverso cui passa la disumanizzazione dell'uomo è la perdita del ricordo. Rimane

invece ai prigionieri del Lager il sogno.

7) Da “Con la assurda precisione” a “Questa volta dentro siamo noi”: si noti innanzitutto l'ossimoro

creato dall'espressione “assurda precisione”.Gli uomini iniziano già a scendere nella scala

dell'umanizzazione, in quanto vengono detti “pezzi”. L'estratto culmina con una sorta di discesa agli

inferi, come evidenziato da numerosi critici. Il romanzo è tra l'altro fortemente permeato da echi

danteschi.

Come sono descritti i prigionieri? I personaggi sono descritti in modo totalmente realistico, non

sono affatto idealizzati. Sono descritti come sono, sono uomini normali. Non sono uomini in grado

di rassegnarsi alla propria situazioni né animati da vitalismo, quindi non sono uomini eccezionali

ma comuni, che sono stati tenuti a galla da disagi fisici, quali le percosse, il freddo, la sete (come

afferma Leopardi, meglio del vuoto della noia sono i disagi fisici in quanto mantengono in vita).

Esiste un'edizione precedente in cui Levi afferma di aver cercato di mantenere l'attenzione su molti,

sulla norma, sull'uomo qualsiasi.

Come è raccontato questo uomo normale? Non è un uomo che di fronte alla morte ha dignità, ma si

comporta come uomini comuni. Per esempio di fronte alla morte si continua a litigare per ragioni

futili, a imprecare, a reagire fisicamente a quella che si ritiene un'offesa personale.

Come vengono descritti allora i responsabili di tale oltraggio? Il problema di Levi è capire perché i

tedeschi abbiano fatto ciò, ma capire è anche un po' giustificare. È comunque vero che Levi non

vuole incolpare i tedeschi, ecco allora perché appaiono semplicemente come esecutori di ordini.

Sono caratterizzati da rigidezza e disciplina. Abbiamo infine, alla fine del capitolo, un tedesco

diverso, gentile, che cerca di fare i fatti propri, cerca di trarre da tale situazione un beneficio

personale. Viene però presentato con ironia. Giovedì 11 Ottobre 2012

Sul fondo racconta la demolizione di un uomo, “come in un attimo siamo arrivati sul fondo”. Il

capitolo racconta il primo gradino di questa demolizione ed è diviso in tre sezioni, come da volontà

di Levi (lo spazio bianco ha un suo senso e significato).

La prima sezione (da “Il viaggio non durò” a “giacere sul fondo”) ha inizio alla fine del viaggio,

quando l'autocarro si ferma dinnanzi alla “grande porta” sopra alle quale c'è, illuminata con una

luce forte, l'iscrizione in tedesco “Il lavoro rende liberi”. Tale iscrizione non potrà non sembrarci

ironica. L'ironia è una figura retorica e consiste nel dire una cosa per dire il suo contrario. Levi

vuole sottolineare che tale libertà non è altro che la negazione della libertà. Il luogo in cui si trovano

i prigionieri è una camera vasta e nuda, espressione poi ripetuta poche righe più avanti. Gli ordini

della SS vengono tradotti da uno dei prigionieri (Flesch). Il discorso della SS viene fatto in maniera

molto pacata, afferma Levi.

Due temi importanti sono la nudità e il non essere parlati o comunicazione mancata o

incomunicabilità.

La nudità è una spogliazione, una denudazione, che non è soltanto fisica, ma soprattutto morale.

Costringere qualcuno a denudarsi è un primo passo verso l'azzeramento della persona, perché? La

nudità (che poi sarà proseguita con il taglio di capelli e peli tanto negli uomini quanto nelle donne)

rende gli uomini tutti uguali; secondariamente è una privazione di dignità; rende gli uomini molto

più vicino agli animali; è un oltraggio al pudore, che è un istinto dell'uomo. Poi vi è l'episodio del

signor Bergmann, che porta il cinto erniario e apprende attraverso l'interprete, a disagio, di

doverselo togliere perché indosserà quello di un altro. Siamo dinnanzi allo spossessamento di un

oggetto estremamente personale. Togliere gli indumenti è rendere un uomo vuoto, ridotto a

sofferenza e a bisogno.

La comunicazione mancata è invece l'impossibilità di comprendere e avere risposte. Innanzitutto i

prigionieri che non conoscono il tedesco sono disorientati: ricevere ordini urlati (talvolta anche

pacati) in una lingua che non si conosce è un elemento di ovvio spaesamento. Levi sapeva un poco

di tedesco, perché all'università doveva leggere alcuni manuali di chimica in lingua tedesca. La

lingua servirà a Levi per diventare un sopravvissuto, un salvato. La comunicazione mancata ritorna

nel romanzo come un leitmotiv. Levi fa su tale argomento anche diverse riflessioni. I prigionieri

domandano molto con le parole ma anche con gli sguardi e non ricevono risposta. Il leitmotiv

consiste nel chiedere senza avere risposta. (vedi esempi da pagina 30). Queste risposte mancate

maturano nei prigionieri la convinzione dell'inutilità di fare domande. Il fare domande senza

ottenere risposte genera frustrazione, ma anche sbigottimento, perché non si sa a cosa si andrà

incontro. Inoltre non dando risposte si vuole togliere la parola all'uomo, che è il suo tratto distintivo:

è un altro elemento di demolizione della persona, che diventa in tal modo bestia se non addirittura

cosa. Inoltre non ottenere risposte induce anche una sfiducia in se stessi, perché si teme di non

essere in grado di comunicare. L'uomo interiorizza così il non comunicare. Neanche tra prigionieri

si comunica, perché i detenuti che sono lì da tempo sanno cosa succede nel lager e trovano tali

domande stupide e ingenue: i nuovi prigionieri lo scopriranno presto. Si tratta dunque di una perdita

di tempo e perdere tempo nel lager è molto pericoloso. Poi è doloroso raccontare cose tanto orribili.

Levi personaggio del romanzo interiorizza il silenzio, ma Levi autore ci dà molti indizi attraverso i

quali comprendiamo che la discesa nel silenzio costituisce un primo gradino verso la demolizione di

sé. Il parlare per Levi è un fatto etico: un barlume di umanità in tale degradazione dell'uomo è

visibile solo quando i prigionieri comunicano tra di loro. Quando parlano l'uomo riaffiora. Ecco

allora spiegata l'importanza che per Levi ha il testimoniare, elemento di moralità. Lo studioso che

ha meglio raccontato la dimensione non comunicativa del lager è Robert Gordon. Un capitolo del

suo più importante saggio su Levi si intitola “Lo sguardo”. La comunicazione mancata ritorna

nell'ultimo capitolo come atteggiamento assunto da Levi.

Nella seconda sezione (da “Häftling“ a “e se è possibile esservi arruolati”) Levi impara la ferrea

scienza dei numeri di Auschwitz.

All'inizio della terza sezione (che va da “D'altronde, l'intero processo di inserimento” a “i giorni di

effettivo riposo sono estremamente rari”) Levi afferma che l'inserimento dei prigionieri nel lager

avviene in chiave grottesca e sarcastica. Aleggia il sospetto di trovarsi dinnanzi a una buffonata,

ovvero a una cosa non seria, dalla quale un giorno si uscirà.

Il modo di organizzare stilisticamente e sintatticamente il discorso (serie incalzante di anafore,

enumerazioni di divieti, proibizioni e obblighi, serie di periodi ipotetici, ripetizione di elementi

finali della frase, ovvero anadiplosi; vedi pagina 43 per alcuni esempi) riproduce la fisionomia del

lager, che è organizzato secondo un ordine estremamente preciso: divisione della popolazione del

lager, due le regole fondamentali del lager, regolamento ufficiale, codice non scritto, organizzazione

del lavoro, calendario del lavoro.

Il prigioniero del lager apprende velocemente ciò che serve lui per sopravvivere in uno stato di

natura che è guerra di tutti contro tutti (si ricordi Hobbes). La conoscenza coincide con la possibilità

di soddisfare il livello minimo della sopravvivenza, delle esigenze biologiche, che solitamente gli

animali apprendono per istinto.

Dopo tale sezione, al termine del capitolo, vi è il momento della riflessione. I prigionieri piombati

nell'inferno proiettano e cercano un futuro per quanto plumbeo.

Più volte Levi parla del lager come di un laboratorio, senza investire la materia del lager di alcuna

passionalità, che è esclusa da qualsiasi indagine scientifica. Il lessico è preciso, nitido e chiaro.

Dall'altro lato però questo lessico è stato definito dai critici come moderatamente letterario: si

vedano le due frasi alla fine del capitolo:

“e siede in tutte le membra dei nostri corpi” → riprende l'Appressamento alla morte di

• Leopardi;

“Spingo vagoni, lavoro di pala, mi fiacco” → ripresa dantesca.

Si pensi anche al capitolo “Il canto di Ulisse”, in cui Levi riesce a trovare il modo di insegnare a un

personaggio di nome Pikolo il canto di Ulisse e cos'è la Divina commedia. La possibilità di

recuperare attraverso la memoria tale suo patrimonio è uno dei pochi momenti di sollievo nella vita

del lager. (Leggere la nota 27 di Cavaglion, in cui afferma che per Levi quella dantesca rappresenta

la lingua materna, quella dei ricordi liceali. Si ricordi che si parla di intertestualità interna quando

un autore richiama personaggi o situazioni presenti in altre opere proprie, esterna quando un autore

richiama personaggi e situazioni presenti in altri autori.) Giovedì 18 Ottobre 2012

Dare un colpo di spugna al passato e al futuro significa che nel lager esiste soltanto il tempo del

presente. Il lager è segnato da una sorta di eterno presente. Il presente è il tempo del bisogno e

pertanto il tempo del lager. Cesare Segre, che ha scritto un saggio intitolato Se questo è un uomo di

Primo Levi, affronta la tematica del tempo in un piccolo capitoletto (intitolato “L'uccisione del

tempo”) di tale saggio. Si affronterà ora la questione del tempo dall'analisi dei tempi verbali

utilizzati da Levi: si afferma generalmente che i tempi verbali di un racconto possono essere

suddivisi in tempi narrativi (della narrazione) e tempi commentativi (del commento e della

riflessione). Al primo gruppo appartengono passato remoto, imperfetto, trapassato prossimo e

condizionale, al secondo il presente e il passato prossimo.

Qual'è la ragione del passaggio repentino da passato remoto a presente (esempi di ciò si trovano

nell'incipit di “Sul fondo” e in quello di “Iniziazione”? Potrebbe probabilmente avvenire ciò a causa

dell'accavallarsi dei ricordi. Che tipo di presente è? Un presente storico (è stato chiamato così) e

atemporale (siamo infatti in un luogo in cui il tempo si è fermato). Non è certamente un presente

commentativo o riflessivo. Si tratta di un tempo descrittivo di avvenimenti che sono successi in un

qui e ora, che sono però eterni. In Levi si trovano spesso il presente e il passato remoto. Levi scrive

gli avvenimenti come in presa diretta, quasi scrivesse un diario. Ma scrivere un diario è diverso da

scrivere retrospettivamente di una vicenda accaduta un anno prima (la vicenda di Levi è accaduta

nel periodo 1944/1945, ma l'autore scrive nel periodo 1946/1947). Quando egli tiene conto di tale

distanza utilizza i tempi narrativi, mentre quando annulla tale distanza ricorre al presente: come

quando si scrive un diario, non c'è distanza tra il tempo della vicenda e quello della scrittura. Si è

detto che la cifra del romanzo è il presente: Segre afferma che tale tempo deriva dalla genesi


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AUTORE

fergej

PUBBLICATO

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e scienze del linguaggio
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fergej di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Colummi Marinella.

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