Riassunti di letteratura italiana: Boccaccio secondo Muscetta
Biografia
Sulla vita di Boccaccio abbiamo moltissime lacune, e molte sono anche le difficoltà di riorganizzare le opere giovanili in quanto lo stesso Boccaccio non volle mai raccogliere le sue rime in un canzoniere né si impegnò a diffonderle. Nacque nel 1313 a Firenze (secondo il Branca) o a Certaldo (secondo Billanovich). Nel 1327 segue il padre Boccaccino a Napoli, per motivi di affari. Il padre vuole avviarlo alla sua stessa carriera di mercante e uomo di affari, mentre proprio durante il lungo soggiorno napoletano (1327-40) Boccaccio sviluppa e accresce il suo amore per la poesia.
È in questo periodo che viene a conoscenza dei testi di Dante (1265-1321), di Cavalcanti (1258-1300) e dei primi testi del Petrarca (1304-1374). Le frequenti assenze di Boccaccino per motivi di affari favoriscono l'amore per la poesia di Boccaccio, come l'ambiente in cui si trovava. Nel 1340-1 Boccaccio ritorna a Firenze, ma viene coinvolto dalla crisi che aveva investito il Comune e da disgrazie familiari (muore la moglie del Boccaccino). In questi anni si reca poi a Ravenna e a Forlì.
Nel 1348, l'anno della peste nera, è a Firenze. Sebbene il tragico momento il Decameron, ambientato durante la peste ma scritto tra il 49 e il 50, è pervaso da un forte ottimismo e da una carica di vitalità positiva contro il flagello che si abbatte su Firenze. Nel 1350 muore Boccaccino e Boccaccio si ritrova ad amministrare l'intero patrimonio familiare. In questi anni svolge molti incarichi politici che lo portano a viaggiare molto. Si reca a Ravenna a dare 10 fiorini a suor Beatrice, la figlia di Dante, e a Padova per annunciare a Petrarca la revoca della sua condanna e l'offerta di una cattedra a Firenze. Petrarca rifiuta l'offerta e si reca a Milano. Nonostante questo rifiuto l'amicizia tra i due continua.
Nel 1354 svolge una importante missione presso Innocenzo VI (conclusasi con molto successo) e nel frattempo si dedica agli studi umanistici, già avviati con il De casibus e con il Trattatello in laude di Dante. In questo periodo Boccaccio istituisce la cattedra di greco allo Studio di Firenze, che viene data a Loenzio Pilato, grande studioso del greco antico e primo traduttore latino di Omero. Questo periodo particolarmente felice culmina nel 1360, con la morte degli amici Bartolo del Buono e Domenico Baldini, accusati di ghibellinismo. Boccaccio diventa incline al pessimismo, sebbene riesca a ritrovare un po' di consolazione e tranquillità grazie agli amici Petrarca e Nelli, come si vede nella Vita di San Pier Damiani.
Nel 1363 cerca nuovamente, fallendo, di trasferirsi a Napoli. Sconsolato, ritrova l'amore per la letteratura in volgare grazie ad una visita di Petrarca e Nelli, scrive il trattatello satirico Corbaccio (1365). A Firenze la situazione politica ritorna abbastanza serena e Boccaccio ha nuovamente incarichi pubblici. Nel 1375 muore a Firenze.
La giovinezza napoletana: le prime rime e la "Caccia di Diana"
Dal momento che Boccaccio non raccolse mai le sue rime, è molto difficile ricostruire i suoi primi lavori poetici. Nonostante questa difficoltà, è possibile notare una grande influenza di autori come Cino da Pistoia e Dino Frescobaldi. Fin dai primi lavori è inoltre possibile individuare una chiara ripresa della maniera dantesca e il gusto per il "mescolato" che caratterizzerà la ricerca linguistica e stilistica di Boccaccio fino alle ultime opere.
I sonetti del periodo napoletano rappresentano spesso paesaggi idilliaci, loci amoeni, ma vi si può cogliere già uno stile comico ed ironico. Molto interessante è il fatto che questi primi sonetti vengono ripresi nel Filostrato (opera dedicata al grande amore napoletano per la vedova Giovanna) per caratterizzare il linguaggio lirico del protagonista Troilo, come a voler rendere evidente l'identificazione tra il protagonista e l'autore da giovane.
Per quanto riguarda la Caccia alla Diana, questa non è databile con concretezza. La struttura di questo poemetto in terzine è molto particolare. È composto da 18 canti, tutti da 54 versi tranne il III, che ne ha 61. Oltre all'evidente volontà del Boccaccio di violare ogni norma di simmetria, si distacca anche dai precedenti poemi mitologici ponendo se stesso all'interno del paesaggio idilliaco che descrive. Assiste infatti, sotto forma di cervo, alla chiamata di Diana di molte donne, che sono le donne della corte angioina. In questo catalogo di donne troviamo la ripresa della Vita Nuova di Dante, dove il poeta parla di una lista delle 60 donne più belle di Firenze (lo stesso viene poi fatto anche da Antonio Pucci).
Le donne vengono poi disposte in 4 schiere ed inizia la caccia. In seguito queste rinnegano Diana per la "santa dea" Venere, che appare in forma di una giovane nuda. Venere concede alle fedeli seguaci di poter amare, cosa che segretamente bramavano. Le donne sacrificano le loro prede e dai fuochi sorgono dei fanciulli. Anche il cervo-Boccaccio prende forma umana. Il poema quindi si conclude con il trionfo di Venere su Diana, un tema che si ritrova nella novella di Cimone del Decameron e che viene ripreso dalla tradizione dei romanzi alessandrini (Abrocome ed Anzia di Senofonte Efesio) e dai romanzi cortesi. La metamorfosi finale di Boccaccio è però qualcosa di nuovo, che riprende, per capovolgerla, una situazione cantata da Petrarca in un suo poemetto dove era uomo e viene trasformato in cervo. Con questo poemetto Boccaccio mostra la sua inclinazione per la fabula e per le metamorfosi di tipo apuleiano.
Filocolo
Filocolo: opera in prosa scritta tra il 1336 ed il 1339 (siamo sempre a Napoli). L'opera è divisa in 5 libri, secondo l'uso classico. Nel prologo vediamo Giunone esortare il pontefice a battere gli Svevi, ultimo vestigio della potenza di Roma. Successivamente Giunone scende nell'Averno per incoraggiare Aletto a sconfiggere in novello Enea Manfredi. Sconfitto Manfredi, Carlo d'Angiò fonda il regno di Napoli. La narrazione si sposta sotto re Roberto. Boccaccio narra dei suoi due incontri con la figlia di Roberto, Maria che, venuta a sapere delle avventure dei due amanti Florio e Biancifiore, prega Boccaccio di celebrare il loro amore. Boccaccio spiega quindi il motivo della sua opera, che ha inizio con un misto di elementi autobiografici e fantastici.
Nel primo libro si narra di come Giulia Topazia e il marito Quintolelio Africano si rechino in pellegrinaggio al santuario di Santo Iacopo di Compostella per chiedere la grazia di avere un figlio. Durante il pellegrinaggio vengono attaccati da un gruppo di cavalieri pagani. Ucciso Lelio, Giulia piange così fortemente la sua morte da muovere a compassione il re Felice, che la accoglie. Segue una descrizione del campo di battaglia, ripresa dalla Farsalia di Lucano. Giulia partorisce una bellissima bambina, Biancifiore, ma muore dandola alla luce. Nel frattempo anche la moglie di re Felice partorisce un figlio, Florio. Florio e Biancifiore crescono insieme, apprendendo il latino leggendo l'Ars amandi (definito santo libro) di Ovidio.
Il secondo libro tratta invece delle avventure dei due amanti dopo che Venere ha incaricato Cupido di prevenire le interferenze di Diana. Il re Felice viene informato dal precettore dell'amore dei due e così manda il figlio lontano. A niente servono le suppliche del figlio. Nel frattempo Biancifiore attira le attenzioni del giovane Fileno, che non corrisposto inizia a viaggiare per l'Italia. Infine il re tenta di far uccidere Biancifiore, che viene salvata da Florio (avvertito dell'intento del padre da un sogno) e dal suo amico Ascalion. Ascalion cerca però di dissuadere l'amico dall'amore che prova per la povera Biancifiore, facendolo sedurre da due donzelle. Il tentativo fallisce. La regina tenta di far ricambiare a Biancifiore l'amore di Fileno, che è nuovamente respinto. Fileno, disperato, riprende i pellegrinaggi in Italia.
Nel terzo libro Biancifiore viene venduta ad alcuni mercanti e Florio parte, con alcuni amici, alla sua ricerca prendendo il nome di Filocolo (fatica d'amore). Inizia il suo pellegrinaggio in Italia. Passando da Napoli si imbatte in una lieta brigata di nobili, con i quali intrattiene un elegante gioco tipico della società cortese. Finito il gioco, Filocolo riprende il suo pellegrinaggio, ed approda in Sicilia. Giunge poi ad Alessandria, dove la sua amata è tenuta prigioniera in una torre. Boccaccio descrive la torre in modo spettacolare, che sarà poi ripreso dal Pulci e da Boiardo. In questa parte del racconto Boccaccio inserisce degli elementi nuovi rispetto al romanzo d'avventura: la scelta della giusta strategia per riconquistare l'amata ed un soliloquio di Filocolo che si conclude con un atto di fede. Filocolo si nasconde in un cesto di fiori e sposa l'amata.
A differenza di Manzoni, Boccaccio descrive la prima notte di nozze, con una rivincita dell'erotismo sul moralismo di circostanza proprio anche della corte angioina. Al matrimonio segue una grande festa raccontata in modo molto incalzante e ritmico, a differenza del precedente stile narrativo lento e ritardato da molti imprevisti. Il quinto libro racconta il percorso a ritroso che i due innamorati compiono e la conversione dei due al cattolicesimo. Durante il pellegrinaggio a ritroso i due arrivano in un bosco di Pozzuoli, dove Filocolo coglie un ramo e, come Enea, sente l'albero parlare. È l'anima sofferente del figlio di un pastore, un certo Idalgo, il cui racconto termina con un doloroso sfogo misogino da cui esclude solo Biancifiore.
Poi arrivano a Roma, dove padre Ilario, dopo aver ascoltato tutte le loro vicende amorose, li battezza ed afferma che tutto quello che hanno sofferto è stato voluto da Dio. Filocolo, ritornato ad essere Florio dopo il battesimo, dichiara di voler tornare dai suoi genitori, ma non prima che i due si pentano per il loro peccato. Re e regina si convertono al cristianesimo e chiedono perdono al figlio. Florio racconta, questa volta in modo indiretto (ennesima sperimentazione) le peripezie che ha dovuto affrontare. Il romanzo si conclude con una grande festa e l'incoronazione di Florio, che succede al padre defunto. Infine si ha un congedo finale dell'autore, che si ricollega al suo intervento iniziale del prologo (ring composition).
In questa sua opera Boccaccio riprende molte opere classiche (Lucano e Ovidio in primis) ma anche i romanzi alessandrini. Probabilmente conosceva il romanzo di Achille Tazio Leucippe e Clitofonte, del quale riprende alcune scene e spunti per alcuni personaggi (padre Ilario sembra assomigliare al sacerdote di Artemide che salva Clitofonte).
Poema eroico "Teseida delle nozze d'Emilia"
È un poema in 12 libri, come l'Eneide, che potremmo definire eroico-erotico di argomento classico-cavalleresco, poiché Boccaccio unisce, come il suo solito, genere tragico, elegiaco e comico raccomandandoci una storia d'amore all'interno di una cornice epica. L'opera è preceduta da una dedica a Fiammetta e da un sonetto proemiale che contiene l'argomento dell'opera. Inoltre ogni libro è preceduto da un sonetto che riassume quanto accadrà in quel libro. Nell'esordio si ha un'invocazione alle Muse, classica, accompagnata dall'invocazione a Marte e Venere, poiché la storia che Boccaccio racconta è una fusione di temi epici e amorosi.
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