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e spiritualizzato, il secondo mangia molto ed invece è crudo, sanguigno, forte e volgare.

I luoghi del cibo e la caratterizzazione del personaggio: anche il luogo dove il cibo si prepara o si consuma può

rivelare molto della personalità di chi vi dimora.

Cibo e identità collettiva: come per l’individuo, anche per la collettività il cibo può costituire un elemento importante

per la definizione dell’identità, in base a molteplici fattori, di tipo sociale, economico, etnico, ideologico, territoriale.

Identità socio-economica: si definisce nell’insieme delle pratiche alimentari proprie di una classe, che la distinguono

dalle altre. Diversi i cibi, le modalità di preparazione e consumazione, nonché il contesto e i cerimoniali. Se riguardo ai

ceti più alti vengono sempre sottolineate qualità e raffinatezza dei prodotti, quando si parla dei ceti popolari viene

invece sottolineata la quantità (Decameron). Pane bianco, pane nero. Thè, caffè.

Un elemento importante per il riconoscimento dell’identità sociale è costituito dalle buone maniere a tavola, che

definiscono urbanità, educazione, livello sociale e cultura dell’individuo.

Ne Il Gattopardo, durante il pranzo a Palazzo Salina, il timballo di maccheroni svolge funzione connotativa, in quanto le

reazioni alla sua vista sono diverse tra loro. Nel Barone Rampante di Calvino, il protagonista conserverà le buone

maniere anche quando si ritirerà a vivere sugli alberi.

Identità ideologica: una forma di identità è anche quella che si costituisce intorno a uno stesso ideale, a un comune

progetto politico, ad uno stile di vita condiviso. Spesso nei testi letterari gli ideali vengono spiegati tramite riferimenti

al cibo.

Identità di genere: la preferenza per determinati cibi segnala da sempre la distinzione tra gusti maschili e gusti

femminili ma indica anche il ruolo che l’individuo, maschio o femmina, riveste nella società. Se procacciare il cibo è

compito demandato alla figura maschile, prepararlo e dispensarlo è compito della figura materna, che proprio per il

suo essere datrice e mantenitrice di vita attraverso il nutrimento, esercita un servizio/potere nei confronti degli altri

membri della comunità familiare.

Identità territoriale: un elemento fondamentale di identità collettiva è rappresentato dal legame con il territorio ed è

espresso tramite i riferimenti al cibo, alle consuetudini e ai riti legati all’alimentazione. Nel testo letterario i riferimenti

definiscono l’appartenenza a una terra, a una comunità definita, tramite la tipicità di prodotti, preparazioni,

consuetudini e riti.

FUNZIONE COMUNICATIVA

Cibo e convivialità: lo stretto legame tra cibo e comunicazione si radica nell’esperienza più antica dell’umanità, che

intorno alla mensa, da sempre, ha stabilito rapporti di relazione e scambio interpersonale. Condividere il cibo è

sempre stato presupposto e occasione per una qualche comunicazione. La tavola è il luogo della convivialità. Il cibo

crea quindi i presupposti perché il momento della sua condivisione lo diventi anche di affetti, pensiero e scambio di

opinioni. La tavola può essere anche luogo della non-comunicazione. Il silenzio o l’assenza di comunicazione,

costituiscono un tema ricorrente in gran parte nella narrativa contemporanea.

Cibo e ambivalenza della comunicazione: è stato osservato come la bocca sia sede della parola e del gusto allo stesso

tempo. Si combinano quindi il livello comunicativo e quello gastronomico, che si interscambiano in una duplice

direzione: la parola come cibo, il cibo come parola.

La parola come cibo: sono spesso utilizzati riferimenti al cibo con lo scopo di evocare atmosfere e descrivere contesti.

Accade nel Decameron: parola e cibo si intrecciano, le novelle costituiscono i piatti, metaforicamente serviti in tavola

e gustati dai commensali.

Il cibo come parola: il cibo può svolgere una funzione direttamente comunicativa, diventando esso stesso parola. Le

pratiche alimentari possono infatti trasformarsi in un vero e proprio linguaggio non verbale, capace di comunicare

messaggi senza bisogno di parole. Il cibo (o la pratica) assume il valore del significante, mentre il significato è ciò che si

esprime attraverso le modalità di assunzione, preparazione, offerta, accettazione o rifiuto del cibo. Tramite tutto

questo si possono esprimere stati d’animo, emozioni, sentimenti e opinioni dei personaggi del testo. Il cibo aiuta

quindi anche coloro che non possiedono a pieno il dominio del linguaggio verbale, quindi le classi popolari, che

tramite il cibo esprimono le loro opinioni e stati d’animo in maniera non verbale. Se il gesto (magari di rifiuto) rivela

uno stato d’animo e aggiunge anche una pennellata al ritratto del personaggio, la funzione comunicativa si intreccia a

quella denotativa.

Livelli della comunicazione: la comunicazione può avvenire sia a livello individuale che collettivo e sociale.

1) Il riferimento al cibo può costituire una forma di linguaggio non verbale capace di rivelare lo stato d’animo del

personaggio, anche involontariamente, tradendo la volontà di celarlo. Il cibo diviene forma privilegiata di linguaggio

non verbale soprattutto per comunicare il sentimento d’amore in tutte le sue forme.

2) La funzione comunicativa può allargarsi a manifestare un sentimento collettivo di solidarietà che coinvolge nuclei

più ampi di individui, stabilendo le relazioni tra i personaggi e comunità come famiglia o vicinato. Gli affetti parentali si

rivelano spesso tramite gesti e comportamenti. Ne I Malavoglia di Verga, dopo la partenza del giovane ‘Ntoni, la

Longa torna a casa addolorata e si rifugia in cucina, il suo luogo quotidiano, che le dà un’identità di ruolo. È il suo

modo di manifestare il proprio dolore e Padron ‘Ntoni lo capisce.

Mutamenti e patologie del comportamento alimentare: il mutamento del comportamento alimentare di un

personaggio è segno che qualcosa è cambiato dentro di lui, sinonimo di disagio che si manifesta in questo modo. Ne I

Promessi Sposi, la preoccupazione di Renzo fa sì che egli mantenga un certo contegno di fronte al cibo, all’osteria a

Milano.

Segno ancora più netto di una rottura dell’equilibrio interiore è il rifiuto del cibo.

1) A livello fisico, il mutamento mostra che qualcosa si è rotto nell’equilibrio con la vita rappresentato dal nutrimento.

Questo si riflette poi sui rapporti familiari e sociali.

2) Il mutamento del normale comportamento alimentare, l’instaurarsi di un rapporto distorto con cibi e bevande, può

essere causato anche da disturbi di natura psicologia o emotiva e costituisce un chiaro segnale di disagio interiore.

L’ubriachezza, ad esempio, è uno dei temi più presenti nella letteratura, come segno di malessere o di traviamento. Il

rifiuto del cibo diventa sintomo di dolore profondo nel momento in cui, a perdere l’appetito è un personaggio che è

abituato a lottare quotidianamente contro la fame e vede il cibo come bene prezioso e agognato.

3) Il rifiuto del cibo o bevande può assumere anche un significato relazionale, quando assume una forma di

opposizione nei confronti della realtà contestuale o nei confronti di chi il cibo l’ha offerto (Turiddu che respinge il

bicchiere di vino offertogli da Alfio con il rovescio della mano, in Cavalleria Rusticana di Verga).

Cibo e comunicazione letteraria globale: futurismo: una singolare testimonianza della stretta interdipendenza fra

cibo e parola come forma di comunicazione è offerta dal futurismo. La comunicazione letteraria futurista non si ferma

alle dichiarazioni di poetica e ai testi in cui è presente il cibo, ma si allarga alla presentazione di vere e proprie

proposte gastronomiche che inglobano cibo e contesto, dai piatti al servizio, alla degustazione, alla realizzazione di

vere e proprie manifestazioni e cene in cui l’arte del cibo e della letteratura si fondono e confondono.

FUNZIONE STRUTTURALE

I riferimenti al cibo possono svolgere una funzione che serve all’organizzazione del testo in quanto textus, struttura

narrativa, tessuto. Questa funzione si attua in vari modi nell’intreccio: può servire come elemento di copertura o di

deviazione dell’attenzione dall’azione principale; può fornire lo spunto da cui prende avvio il momento narrativo; può

introdurre i personaggi, segnare momenti forti dell’intreccio; nei casi più significativi può essere il perno intorno al

quale ruota tutta la vicenda.

Il cibo come espediente di copertura: In Chi la fa l’aspetta di Goldoni, Bortolo e Cattina tengono nascosto il dono di lui

a lei (degli orecchini) a Raimondo, il padre di lei, attraverso un gioco di parole che sovrappone gioiello e cibo (le

gallinazze).

Il cibo come avvio dell’azione narrativa: Ne Il barone rampante di Calvino, il pranzo in casa del padre del protagonista

costituisce l’inizio della storia: durante questo pranzo, Cosimo respingerà il piatto di lumache cucinato dalla sorella e

sancirà con tale gesto di insubordinazione all’ordine familiare il ben più vasto rifiuto dell’ordine stabilito nella vita

civile. Da qui la decisione di andare a vivere sugli alberi.

Un’altra modalità narrativa è quella che, a partire da un alimento, innesca un moto di memoria, creando associazioni

emotive di grande intensità da cui si dipana poi la narrazione seguente.

Funzione strutturale del cibo all’inizio e alla fine del segmento narrativo: avviene nella seconda e quarta novella della

sesta giornata del Decamerone. Le due novelle si aprono e si chiudono su due quadri al cui centro è un alimento; per di

più le novelle hanno come protagonisti due figure che hanno a che fare con il cibo, il cuoco Chichibio e il fornaio Cisti.

Il cibo come snodo dell’intreccio: nel Decameron alcuni alimenti hanno centralità nell’evolversi degli eventi: le galline

servite al re di Francia, le galle di gengiovo per Calandrino, cece, sorra e pesce d’Arno fritto serviti a Ciacco. Ma anche,

nelle novelle tragiche, alimenti-non-alimenti: il falcone sacrificato per amore da Federico degli Alberighi; il cuore del

suo rivale cotto come manicaretto da Guglielmo di Rossiglione ecc.

Nei testi teatrali, per la loro doppia natura di narrazione e azione, la funzione strutturale è più facilmente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ferrisbueller di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Ghiazza Silvana.

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