Malombra di Antonio Fogazzaro
"Malombra", primo romanzo di Antonio Fogazzaro, fu pubblicato nel 1881. Sebbene questo romanzo venne pubblicato contemporaneamente a "I Malavoglia" di Verga, lo scrittore riuscì ugualmente a catturare l'attenzione dei propri lettori con la sua opera suggestiva. Con Malombra, Fogazzaro raggiunge risultati di estrema suggestione narrativa, sospesi tra la rappresentazione di un piccolo mondo aristocratico e paesano nei primi anni dopo l'Unità d'Italia e una sottile indagine psicologica.
La trama del romanzo
La vicenda si svolge intorno al 1864 nel palazzo del conte Cesare D'Ormengo, in cui egli viveva con la nipote, Marina di Malombra che, rimasta orfana, accettò l'accoglienza dello zio nell'isolamento del castello sul lago "come una regina bandita che si prepari nell'ombra e nel silenzio a riprendere il trono".
Per caso la ragazza venne in possesso di una lettera scritta da sua nonna Cecilia, fatta morire segregata dal marito, conte Emanuele D'Ormengo, che le rimproverava l'amore adulterino per un ufficiale, Renato. La marchesina rimase molto turbata dalla sua scoperta: da quel momento infatti, si identificò con l'antenata e cercò di attuarne la vendetta. Interessata a radunare maggiori informazioni sul tema della reincarnazione, inviò uno scritto all'autore di "Un Sogno", racconto di contenuto religioso letto negli ultimi tempi. Così si sviluppò uno scambio di lettere tra Lorenzo e Cecilia, questi i nomi che comparivano sulle buste consegnate da un'amica di Marina.
Poco tempo dopo arrivò a palazzo un giovane, Corrado Silla, a cui il conte, che ne aveva conosciuto la madre, voleva assegnare il compito di lavorare alla stesura di un trattato di politica. Silla fu favorevole alla proposta e allacciò col conte un legame di scambievole affetto e stima, così come accadde col collaboratore amministrativo del conte, il tedesco Steinegge.
Relazioni e conflitti
Tra Corrado e Marina nacque da subito un'attrazione, ma i due, orgogliosi, finirono col respingersi dopo l'ennesimo litigio. Silla decise di lasciare il palazzo. Organizzò la sua fuga di notte ma, nonostante l'ora tarda, si imbatté in Marina. La abbracciò e le sussurrò il nome Cecilia. A questo punto la marchesa si convinse sempre di più di aver assunto le vesti di Cecilia.
Pochi giorni dopo giunsero in visita a palazzo la contessa Fosca Salvador, insieme a suo figlio Nepo e la giovane Edith che ritrovò il padre, Steinegge, dopo lunghi anni di dolorosa separazione. I Salvador speravano in una ricca dote perciò la contessa si impegnò per organizzare un matrimonio tra suo figlio e Marina, ma quest'ultima si prese gioco di lui, promettendogli che l'avrebbe sposato.
Nel frattempo Steinegge si trasferì a Milano, dove ebbe modo di riabbracciare il suo caro amico Silla, che introdusse alla figlia. Tra i due nacque una reciproca attrazione, destinata però a non svilupparsi propriamente in un legame, in quanto Edith era in qualche modo bloccata da una dipendenza affettiva verso il padre e da una eccessiva soggezione ai dogmi della Chiesa.
Tragico epilogo
All'improvviso, un telegramma da parte di Marina richiamò Silla a palazzo. Il conte si era sentito male in seguito ad un forte stress emotivo causato da Marina che, presa da allucinazioni, sosteneva di essere Cecilia, giunta in cerca di vendetta.
Mandato a monte il matrimonio con Nepo, Marina si riavvicinò a Silla, in cui vedeva la reincarnazione di Renato. In seguito alla morte del Conte Cesare, la marchesina iniziò a farneticare e Silla fece per andarsene, ma Marina, sentendosi ingannata gli tolse la vita con un colpo di pistola. Poi fuggì nelle acque tempestose del lago a bordo di una piccola imbarcazione a remi. Di lei non si seppe più nulla.
Venuta a conoscenza della morte dell'amato Silla, a Edith non rimase che piangere la morte del giovane e difenderne la memoria.
Considerazioni sul titolo
"Il titolo di un romanzo è parte del testo, [...] ha una notevole capacità di attrarre e condizionare l'attenzione del lettore. [...] permette di focalizzare meglio l'argomento del romanzo". Fogazzaro, come i primi romanzieri inglesi, sceglie il nome del personaggio principale come titolo della sua opera. Senza dubbio il personaggio principale è la marchesina Marina di Malombra. Questa figura ci viene presentata dal narratore soltanto nel capitolo V tramite un flashback. Prima di questo punto ricaviamo delle informazioni attraverso le lettere che ella stessa scrive, da alcune conversazioni con altri personaggi e da una breve descrizione fisica.
[...] donna Marina si alzò, andò a contemplarsi in uno specchio. Dall’ampio accappatoio usciva, come da una nuvola bianca, il collo sottile, elegante, e fra due fiumi di capelli biondo-scuri, ove lucevano due grandi occhi penetranti, fatti per l'impero e per la voluttà.
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