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Neorealismo: nuovo realismo e neorealismo

C’è un’affermazione generalizzante del critico americano Wayne Booth del secolo scorso che comunque serve per inquadrare il problema della narrativa (1961): “Il ventesimo secolo è stato caratterizzato dalla richiesta di obbiettività.”

1945-1955: Neorealismo

Le date sono approssimative e servono solo per mettere dei confini territoriali che nella realtà però sono mobili.

  • Periodo post bellico che si apre col 25 aprile, cioè con la fine della guerra
  • Questo decennio può essere sezionato in ulteriori due fasi:
    • Spontaneistica (fase più sperimentale)
    • Programmatica (anni ’50-55)

Non si tratta di una scuola o di un movimento con un programma prestabilito ma, come dice Calvino, una corrente spontanea senza un manifesto ecc. È una corrente varia, sfaccettata, ricca di esperienze diverse che hanno una linea che le unisce (vd. Prefazione al “Sentiero dei nidi di Ragno”, I. Calvino).

  • Diverso dalle neoavanguardie storiche del primo Novecento
  • Si dice che ci sono tanti neorealismi quanti scrittori neorealisti (cit. Elio Vittorini)

Il nome Neorealismo è usato la prima volta nel 1942 in ambito cinematografico ed è il montatore Mario Serandrei che nomina “Ossessione” di Luchino Visconti come opera neorealista; qualche anno dopo questo termine entra anche nella discussione letteraria.

Il prefisso Neo- indica che ci si muove in una dimensione di una narrativa che vuole essere specchio della realtà, come concretezza delle cose e dei fatti, tendenza che aveva dominato la seconda parte dell’800 (naturalismo francese e verismo) ed era stata messa in crisi nei primi anni del 900 con il Decadentismo e col Modernismo perché c’era stato un atteggiamento opposto in cui la realtà appariva in modo soggettivo ed esistevano le molteplici realtà dell’io, come in Pirandello.

  • Tuttavia con Neorealismo si intende una corrente che vuole raccontare una realtà oggettiva, invadente.
  • Questa rappresentazione della realtà sarà fatta con nuove forme linguistiche e letterarie.

Il periodo della Guerra, del regime totalitario e della Resistenza sono tre esperienze che stanno alla base della nascita del Neorealismo.

  • Furono esperienze totalizzanti di censura anche delle forme letterarie narrative e rappresentazione propagandistica distorta della realtà politica culturale gestita dal partito che omologava il pensiero e si fondava sulla grande tradizione classica e un “elogio” della parola.

Nuovo realismo

  • Negli anni 30 c’era già una richiesta di oggettività (filo conduttore) narrativa anni 30 = Nuovo realismo
  • Molti scrittori del Neorealismo iniziarono a lavorare già negli anni 30
  • Questo desiderio di oggettività si manifesta negli anni 30 non casualmente: c’è stata la Prima Guerra Mondiale che ha richiesto di fare i conti col clima del dopoguerra (la Prima Guerra Mondiale ha avuto di sconvolgente che molti soldati morirono e questi venivano dalle campagne indebolimento della struttura economica di un paese agricolo come l’Italia)
  • Perdita di vite anche a livello intellettuale in Italia con la prima Guerra mondiale (studenti: corpi militari di complemento, prima fila sempre intellettuali, seconda fila fisici e ingegneri, terza fila medici)

Rapporto con le letterature straniere

Questo movimento di bisogno di realtà nasce in Germania: Die Neue Sachlickeit nel 1925 (nuova oggettività).

  • Artisti/pittori che vogliono recuperare la concretezza, la fisicità della realtà dopo anni di dadaismo, cubismo... volendo riconoscere la realtà.
  • Autore principale A. Döblin: “Mettere uno specchio davanti al proprio tempo” la letteratura deve rispecchiare la realtà.

La letteratura americana degli anni 20/30 ha un ruolo importante: recuperare il rapporto tra io e mondo, in cui l’io si confronta anche in modo drammatico, doloroso con la realtà e spesso ne viene sconfitto.

  • T. Dreiser (uno degli esponenti): “esprimere quel che vediamo onestamente (senza sovrapposizioni artificiose, senza inganni, una scrittura limpida e chiara) e senza sotterfugi (senza nascondere o negare la realtà).”
  • Ci sono quindi due elementi importanti: sì è importante l’atto del vedere perché vediamo la realtà ma non bisogna solo riprodurla ma anche esprimerla, cioè non solo registrarla ma dare anche senso a questa realtà; ricerca di una nuova espressività della realtà.
  • Fondamentale il rapporto tra oggetto e parola che lo esprime (importante sia per il Nuovo Realismo sia per il Neorealismo).

Approfondimento: F. Bertoni “Realismo e Letteratura” (capitolo sesto “Dialettica del Realismo”).

Sono due gli aspetti della letteratura americana di questi anni:

  • Grande disponibilità di temi (dalla grande città alla provincia; varie componenti sociologiche del tessuto americano; provincia come universo-mondo).
  • Innovazione linguistica, stilistica, formale (ricerca di una scrittura che il più possibile vicina alle cose e quindi alle diverse realtà linguistiche e al parlato; scrittura antiletteraria = slang negli scrittori americani; per trovare la parola nella sua concretezza, ricerca formale che privilegia la rappresentazione mimetica della realtà).

Due tecniche narrative

  • Ci sono due tecniche narrative che si alternano dentro a un testo (da H. James, che è anche un teorico della letteratura):
    • Showing/Mimesi (tutte le parti dialogate che appaiono dentro la narrazione; quando sono i personaggi a prendere la parola e sono mostrati in azione).
    • Telling/Diegesi (parte raccontata; zone del racconto in cui la voce narrante lega le varie scene, dà certe informazioni come descrivere ambienti oppure ricostruisce fatti che servono al lettore per capire la storia).
  • Nei testi narrativi ci deve essere una sorta di equilibrio tra questi due elementi e possiamo anche vedere una parte che ha il sopravvento sull’altra.
  • In questi anni la letteratura Americana presenta un sopravvento dello showing ricerca dell’oggettività.
  • Rapporto col cinema: tecniche di montaggio che vengono usate anche a livello narrativo.
  • Questa esigenza di realtà corrisponde a una progressiva riduzione del grado di finzionalità di un testo narrativo.

Rapporto con la letteratura italiana

  • Vittorini e Pavese sono i portatori della letteratura Americana in Italia.
  • C. Pavese ha tradotto “Moby Dick”; Vittorini crea un vero e proprio ponte fra le due letterature.
  • Pavese scrive saggi e fa opera di divulgazione degli scrittori americani.
  • Vittorini scrive l'“Antologia Americana” che non riuscirà a pubblicare in un primo tempo per colpa della censura fascista e sarà pubblicata nel 1941 ma con l’introduzione di Emilio Cecchi (Vittorini elogiava la letteratura americana mentre Cecchi affermava che era soltanto il continuo della letteratura dell’800).
  • La letteratura americana rappresentava un’assoluta rottura di un’idea di letteratura di cui “La Ronda”, nel 1919 a Roma, si era fatta portabandiera.

Voleva rifondare la narrativa e arte italiana spazzando via la ventata di innovazione delle neoavanguardie rifacendosi alla classicità della nostra tradizione letteraria (Leopardi delle Operette Morali) e usando come difesa il Bello Stile (scrittore che si estrae dalla realtà contemporanea a scrive dei perfetti racconti, belli).

  • Niente genere del racconto e niente romanzo che è vista come una forma ibrida, associata in qualche modo alla classe sociale basse.
  • Letteratura alta degli anni ‘20; quindi il lavoro di Vittorini e Pavese stonava nettamente con l’idea predominante, assolutamente anticonformista nei confronti del regime.
  • Dietro a questa ricerca degli americani si nascondeva anche un’ideologia politica: dal 1927 in poi il regime si istituzionalizza (soffocante a livello culturale) e si oppone a un paese come gli Stati Uniti, paese libero, con grandi scenari naturali ancora aperti (mito del selvaggio, dell’uomo che si fa da solo).
  • L’America viene riconfezionata e rappresentata da Pavese e Vittorini con il grande mito americana in opposizione alla realtà americana.
  • Tuttavia l’immagine è sbagliata perché chi ci è andato e ha visto la realtà americana ha visto povertà, problemi razziali e degli immigrati.
  • Alla fine della Guerra sarà lo stesso Pavese a dire che l’idea che si erano fatti era sbagliata.

“La cultura americana ci permise in quegli anni di vedere svolgersi come su uno schermo gigante il nostro stesso dramma. Ci mostrò una lotta accanita, consapevole, incessante, per dare un nome, un ordine alle nuove realtà e ai nuovi istinti della vita individuale e associata, per adeguare a un mondo vertiginosamente trasformato gli antichi sensi e le antiche parole dell’uomo” (Cesare Pavese).

  • Non si tratta solo di una ricerca di contenuti e tema che vanno in direzione del realismo ma anche di dare un nuovo linguaggio, dare un nome, esprimere e dare un ordine alle nuove realtà (ricostruire una realtà complessa e apparentemente caotica dandole un senso attraverso la ricerca della parola e del nuovo linguaggio).
  • Neorealismo sarà una ricerca linguistica, stilistica e di contenuto.

La Firenze di “Solaria” (1926-1934)

“Solaria” fu fondata dall’intellettuale Alessandro Bonsanti e dallo storico Alberto Carocci.

Neologismo: sole + aria = allude all’intenzione di questi due fondatori e di quelli che collaboreranno (Pavese, Vittorini, Gadda, Montale..) di creare uno spazio, una sorta di Repubblica delle Lettere in cui riuscire a portare avanti un progetto letterario il più possibile libera, rivolto anche alla letteratura europea, cercando sempre un equilibro per non scontrarsi con le esigenze del regime e con la censura fascista; cultura di qualità vs. becerismo culturale fascista ma senza porsi in contrasto col Regime.

  • Questa cosa era più facile da Firenze perché era più provincia rispetto ai grandi poli industriali come Torino, Milano o Roma che era il centro burocratico.
  • Firenze aveva anche una sua cultura affiancata al regime che cercava di portare avanti un discorso vicino al fascismo (Vittorini negli anni 30 frequentava l’Istituto Superiore ed era iscritto al movimento dei giovani Fascisti).

“Solaria” è il promotore della cultura americana: guarda agli USA ma anche all’Europa e promuove in questi anni soprattutto la ripresa e la rinascita del genere romanzo.

  • Il genere del romanzo era morto.
  • Dalla metà dell’800 ma soprattutto nei primi del 900 si presenta una spaccatura della nostra storia letteraria-culturale che rappresenta la situazione sociale: aumenta il numero degli alfabetizzati che possono leggere; espansione dei giornali che pubblicano appendici di Romanzi; si avvia una produzione romanzesca che ha come target questo pubblico medio-basso ai quali si offre un certo tipo di prodotto che dal punto di vista editoriale rende molto rispetto ad altri nasce la letteratura di consumo o para-letteratura.

In questa letteratura confluiscono tutti quei generi letterari “minori”: romanzi d’appendice, romanzi polizieschi (1929: nascono i Gialli Mondadori - Genere importato dalla letteratura anglosassone), letteratura rosa, letteratura di fantascienza (seconda parte del 900 però).

  • Qui il romanzo è vivissimo e lettissimo.
  • Il genere romanzo viene riscattato da questa cosa di essere popolare e di essere di alto livello come la prosa d’arte, il frammentismo autobiografico; romanzo inteso come racconto tra io e mondo non era più considerato degno.
  • “Solaria” vuole il romanzo come punto centrale della ricerca della realtà.
  • “Solaria” è il luogo in cui viene recuperato il fondatore del romanzo italiano moderno: Italo Svevo (1929) rappresentante della narrativa Italiana in Europa e riscatto dell’autore.

Nuovo realismo italiano (anni ’30-’40)

Ci sono vari realismi:

Realismo critico

  • A. Moravia, "Gli indifferenti" (1929)
  • Rappresentazione critica della società contemporanea e in modo particolare della classe borghese (classe a cui lo stesso Moravia apparteneva).
  • “Gli Indifferenti” affonda l’indagine sui vizi e sull’ipocrisia della classe borghese.

Romanzo molto precoce che Moravia scrive in un momento particolare della sua vita perché è costretto a letto da una tubercolosi ossea. Il romanzo ha subito un grandissimo successo.

Il realismo critico racconta la realtà scavando oltre il perbenismo borghese e ha un forte connotato etico. La narrativa moraviana si caratterizza come se la storia desse un esempio di una condizione esistenziale; infatti, i titoli dei primi romanzi sono un riferimento a questa condizione esistenziale/un modo di essere/un modo di vivere. “Gli Indifferenti” (1929).

  • Il romanzo è importante perché è il primo romanzo dopo la prosa d’arte ecc.
  • Forma romanzo un po’ particolare: Moravia voleva scrivere una tragedia/dramma romanzo che usa gli schemi del teatro classico (prevale la scena rispetto all’elemento del raccontato).
  • Il romanzo inizia in media res e ha uno degli incipit più famosi della letteratura Italiana del 900 (Entrò Carla).

Parla di una famiglia borghese romana: mamma vedova e due figli – villa ricca vs. condizione economica decadente a seguito della morte- casa frequentata da Leo Musumeci, amministratore dei beni della famiglia e amante della madre Maria Grazia (tutti sanno che è l’amante ma non va detto; elemento sostanziale è lo schermo dell’ipocrisia che caratterizza le famiglie borghesi).

  • Prima scena: ventunesimo compleanno di Carla (1929- ambientato nella contemporaneità dello scrittore) e il tempo è concentrato in pochi giorni e in uno spazio chiuso/interno – Leo sta cercando di insidiare Carla (si profila una situazione molto ambigua).
  • Elemento drammatico è il fratello (Michele) che nutre una profonda ostilità verso Leo e capisce che il suo unico obiettivo è quello di impadronirsi della casa di famiglia (attenzione verso il denaro) e fa uso delle subdole armi della seduzione; questa ostilità si esprime in alcuni dialoghi e gesti violenti.
  • All’interno di questo quartetto si inserisce un’amica di Maria Grazia, ex amante di Leo, che vuole sedurre Michele.
  • Alla fine Carla cede alle seduzioni di Leo Michele decide di uccidere e si reca nell’appartamento di Leo per uccidere (percepisce che il suo dovere di fratello e di vero di unico maschio di famiglia è quello di proteggere l’onore della sorella e della madre; tuttavia non aderisce empaticamente perché infondo non gli importa nulla di quello che succede ma sente il peso di quello che dovrebbe fare).
  • Quando si reca a ucciderlo si accorge che la pistola non ha i proiettili; si ricopre di ridicolo (Atto mancato in psicanalisi = testimonia la sua assoluta sì inettitudine – Michele potrebbe essere parente del personaggio dell’inetto del primo 900- ma la sua inettitudine nasce da una assoluta indifferenza/noia verso tutto quello che lo circonda e non dall’essere inadeguato).
  • Carla: si lascia conquistare da Leo perché in realtà non ha alcun interesse, è stanca della sua vita e vede nel rapporto con Leo l’unica via di fuga senza porsi interrogativi morali (neanche nei confronti della madre).
  • Conclusione: Michele obbliga a un matrimonio tra Leo e Carla all’insaputa di Maria Grazia; alla fine famiglia che si maschera per una festa di Carnevale (simbolica= fa vedere la condizione dei personaggi).

Una ‘impossibile’ tragedia in forma di romanzo: unità di tempo, azione, luogo. Rappresentazione critica della società borghese: ipocrisia, assenza di valori, sesso e denaro, la mascherata (rappresentarsi sul palcoscenico della società con una maschera di perbenismo).

  • L’indifferenza è un tema centrale: passività (vd. Michele: vorrebbe essere qualcosa di diverso ma non ce la fa), inerzia morale, paralisi della volontà, inettitudine esistenziale (nasce dall’impossibilità di partecipazione), ma anche autodifesa del personaggio nei confronti della realtà esterna (Michele riesce a trarsi dalla palude di ipocrisia che lo circonda attraverso la non partecipazione/indifferenza).
  • Narratore onnisciente (focalizzazione interna); entra all’interno dei personaggi e racconta cosa provano interiormente i personaggi ma lo riferisce sempre secondo il loro punto di vista (Maria Grazia comunque è un punto di vista cieco).
  • Stile asciutto, italiano standard (scrittura che programmaticamente si distacca da una ricerca di uno stile alto-aulico), linguaggio referenziale, lucidità e freddezza dello scrittore (non si lascia andare a nessun giudizio- il giudizio morale viene dai contenuti, mai dallo scrittore).

Realismo meridionalista

  • Ci sono scrittori che si occupano delle problematiche dell’Italia del Sud che si sono inasprite dopo l’Unità d’Italia.
  • Problematiche: arretratezza economica, povertà, stili di vita.
  • Questa linea continuerà anche nel secondo ‘900 (questione meridionale).
  • C. Alvaro, Gente in Aspromonte (1930)
  • I. Silone, Fontamara (1933,1947)
  • F. Jovine, Signora Ava (1942)
  • C. Bernari, Tre operai (1934)

Realismo magico

  • D. Buzzati, Il deserto dei tartari (1940)
  • Buzzati è uno scrittore che cerca nella realtà delle smagliature, quei momenti attraverso i quali si percepisce qualcosa di misterioso.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milona94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bacchereti Elisabetta.
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