Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

occhiali del giudice, che non proteggono da nessuna infezione,

anche la giustizia di quel tempo era tutta apparenza ma nessuna

sostanza.

Il gorilla ascolta molto attentamente la storia di Pinocchio e, alla

fine senza un giudizio o altro, lo fa sbattere in cella da due poliziotti

mastini. Il burattino trascorre quattro mesi in cella, fino a quando il

re uscito vittorioso da una guerra fa gran festa e da l’ammenda a

tutti i criminali. Pinocchio prima non si vuol definire tale e quindi

non viene liberato, ma poi capendone la logica riesce a scappare

facendosi passare per uno di loro. Durante la strada del ritorno per

la casa della fata, questa viene intralciata da un grosso serpente

con la coda fumante. Pinocchio per lo spavento cade all’indietro e

finisce a testa in giù in una pozza di fango. Il burattino per salvarsi

muove in modo confusionario i piedi e tale scena fa così tanto ridere

il serpente che letteralmente muore dalle risate.

Concentriamoci ora sulla figura del serpente: per le caratteristiche

fisiche ricorda una figura più mitologica, cioè un drago. La morte del

serpente è collegabile alla religiosità, in quanto il serpente è una

delle più famose e comuni raffigurazioni del demonio. Il fatto che il

serpente si presenti al burattino a metà dell’opera, inoltre, sta a

significare che il resto del percorso di pinocchio sarà ancora più

arduo.

Superato quest’ostacolo pinocchio si rimette in cammino, ma per la

strada viene preso dai morsi della fame ruba della frutta da degli

alberi sulla strada. Però il burattino viene catturato per mezzo di

una trappola ed obbligato dal contadino padrone delle piante a fare

da guardia contro le faine al posto del vecchio cane di questo, ormai

defunto. Durante la notte, Pinocchio scopre che il vecchio cane era

in combutta con le faine e ne sventa un attacco. Il giorno successivo

il burattino viene liberato e finalmente giunge alla casa della fata,

dove però non trova quest’ultima, bensì una lapide con scritto:

“Qui giace la bambina dai capelli turchini morta di crepacuore per

essere stata abbandonata dal suo fratellino Pinocchio.”

Mentre Pinocchio è triste per la lapide, arriva da lui nella casa della

fata un colombo che lo informa dell’imminente partenza di

Geppetto al suo ritrovamento. Pinocchio, arrivato in spiaggia

scortato dal colombo, vede il padre in lontananza e cerca di

raggiungerlo. Nonostante i suoi sforzi, non ci riesce ed ormai stanco

viene accompagnato da un delfino nel Paese delle Api Operaie.

Questo è un paese dove tutti vivono, lavorano e sono giusti, dove

però le persone non aiutano i mendicanti in quanto non sopportano

gli scansa fatiche. È in questo paese che pinocchio incontra

nuovamente la Fata Turchina che viene in suo soccorso

perdonandolo e prendendolo sotto le sue cure come un figlio. Qui

pinocchio comincia ad andare a scuola e a fare il bravo bambino,

ma presto incontra un’altra distrazione: un giorno dei suoi compagni

di scuola spingono Pinocchio a saltare le lezioni per andare al mare

a vedere il pescecane spiaggiato sulla riva. Pinocchio, raggiunto il

posto, deluso inizia a litigare con i compagni ferendone però uno, al

che tutti i compagni scappano mentre pinocchio rimane fino

all’arrivo dei carabinieri. Questi cercano di catturare il burattino per

arrestarlo, ma egli grazie alla sua velocità riesce a scappare. Allora i

due carabinieri sguinzagliano contro il burattino il mastino Alidoro,

che però cade in acqua insieme a questo. Il burattino riesce a

salvarlo e il cane gli promette che, appena ne avrà la possibilità, gli

ricambierà il favore. Mentre continua a nuotare, Pinocchio viene

attratto da una grotta da cui usciva del fumo. Mentre si avvicina

viene catturato da un pescatore completamente verde insieme ad

altri pesci per mezzo di una rete. Il pescatore, pensando fosse un

tipo di pesce nuovo, il “pesce burattino” lo infarina e si accinge a

buttarlo nella padella, se non che giunge Alidoro, attratto dall’odore

di fritto, a salvarlo ricambiando il favore. Salvato il burattino si

dirige verso la casa della fata, ma una volta giunto lì sotto la

pioggia non trova la fata, solo una lumaca a badare alla casa.

Pinocchio esasperato dalla lunga attesa a un certo punto da un

calcio alla porta talmente forte da rimanerci bloccato e da dover

attendere lì.

Ciò permette al burattino di imparare due lezioni: sia che non

bisogna marinare la scuola, sia che bisogna essere pazienti nella

vita.

Una volta entrato a pinocchio viene offerta una merenda, la quale

però non è di cibo vero perché composta di pane di gesso, pollo di

cartone e albicocche di alabastro. Appresa la lezione per il resto

dell’anno pinocchio torna a scuola, si comporta da bravo bambino e

prende buoni voti. La Fata Turchina, che intanto era tornata,

promette a pinocchio, dopo esser stato promosso, che lo

trasformerà in un bambino vero e che per festeggiare l’occasione

può invitare tutti i suoi compagni di classe, promettendo però di non

far tardi. Dopo aver invitato tutti i suoi compagni, Pinocchio va in

cerca di quello più svogliato, Romeo detto Lucignolo per via della

sua magrezza che lo fa assomigliare ad un lampione (inoltre

Lucignolo è il simbolo per eccellenza della tentazione e il suo nome

è una deformazione del nome di satana cioè Lucifero). Lo trova in

una casa di campagna in attesa di un carro che lo porti nel Paese

dei Balocchi, luogo dove ogni giorno è un giovedì o una domenica

e dove, quindi, non si studia. Pinocchio decide di aspettare fino a

mezzanotte con lui e nel frattempo cede alle tentazioni del ragazzo

e decide di salire sul carro con lui.

Interessante è la figura del cocchiere: un uomo paffuto e mellifluo

che sembra buono, ma che nasconde tuttavia una grande cattiveria

che sfoga con gli animali che stanno trainando il carro. Anche il

carro in sé è una figura inquietante per due motivi: 1) in quanto è

trainato da asini che prima erano bambini 2) perché rappresenta

quasi la barca del traghettatore infernale Caronte. Inoltre in questa

scena è presente un rimando al bacio di Giuda: fingendo, per non

spaventare i bambini, che stia dando un bacio all’asinello che non

vuole lavorare, l’ometto di burro da un morso a questo per

spronarlo.

Nel paese dei balocchi, dopo cinque mesi, ogni bambino che vi

entra è destinato a diventare un asino per via di una “malattia”

detta febbre da somaro che colpisce tutti i ragazzini che non

fanno nulla per lungo tempo. Pinocchio, a cui erano già cresciute le

orecchie, corre dall’amico per vederne le condizioni e nota che

anche lui ha le orecchie lunghe. I due ridono prima a crepapelle, per

poi spaventarsi seriamente nel momento in cui vedono che la

trasformazione ha un sviluppo rapido. Una volta completata lo

stesso omino di burro che li ha condotti lì, li porta in piazza per

venderli a qualche circo o contadino. Il burattino viene acquistato

dal direttore di un circo che a suon di frustate cerca di insegnagli un

numero per gli spettacoli. Due mesi dopo Pinocchio va sulla scena e

nel mezzo del numero viene distratto dalla visione della Fata con al

collo un suo ritratto. Così il burattino perde la concentrazione, cade

in malo modo e si azzoppa. Non più utilizzabile, il proprietario del

circo vende il burattino ad un uomo, il quale è intenzionato a farsi

un tamburo con la sua pelle d’asino. Quando Pinocchio viene

buttato in mare con una pietra legata al collo e poi ripescato, perde

la sua pelle d’asino grazie a dei piragna magici che gli tolgono la

pelle d’asino. L’uomo decide così di rivenderlo come legna da

ardere o di ricavarci una canna da pesca, ma il burattino riesca a

scappare tuffandosi in mare. Mentre nuota in mezzo al mare

Pinocchio intravede una capretta dello stesso colore dei capelli della

fata che lo incita a nuotare per mettersi in salvo. Purtroppo però

pinocchio viene inghiottito da un grosso pesce cane. Qui il

burattino incontra un tonno filosofo rassegnato alla sua fine e

successivamente, andando verso una luce che ha attratto la sua

attenzione, con molta gioia ritrova suo padre Geppetto che fu

ingoiato due anni prima e che è sopravvissuto grazie a dei viveri di

una nave mercantile ingoiata dal pesce cane. La notte stessa,

approfittando dei problemi asmatici del pesce, decidono di fuggire.

Qui è presente una scena dell’epica greca, cioè il momento in chi

Enea porta in salvo sulle spalle l’anziano padre Anchise.

Tuttavia, Pinocchio è stanco e quasi non riesce a nuotare più. Il

pesce filosofo però, scappato anche lui quella notte decide di

aiutare il burattino e il padre portandoli a riva. A terra padre e figlio

passano davanti a due mendicanti, il gatto e la volpe, che a forza di

far finta erano diventati veramente una cieca e l’altro zoppo.

Nonostante questi chiedano l’elemosina al burattino, vengono

scacciati da questo che afferma che quella condizione è ciò che si

meritano. Durante il cammino giungono ad una vecchia capanna

abbandonata dove una flebile vocina li invita ad entrare. La vocina

era del grillo parlante il quale dice ai due viandanti che possono

rimanere e che quella casa era un dono della capretta dalla lana

turchina. Pinocchio, vendendo il padre molto provato a tutti gli

avvenimenti passati, decide di dargli un po’ di latte e allora il grillo

gli dice che può trovarlo da un contadino e allevatore lì vicino. Il

contadino, di nome Giangio, accetta di dare il latte a pinocchio solo

se in cambio tira su dal pozzo 100 secchi d’acqua al posto del suo

asino ormai morente. Quando il burattino vede l’asino capisce che si

tratta del suo amico Lucignolo il quale, dopo aver detto il suo nome,

esala l’ultimo respiro.

La morte di Lucignolo in questo momento del romanzo è molto

significativa in quanto essa rappresenta la finale liberazione di

Pinocchio da ogni male e ogni tentazione che lo porterebbe ad

abbandonare la retta via. Inoltre nella morte di Lucignolo, volendo,

è possibile trovare un contrappasso di stile dantesco: il ragazzo,

sfaticato che ha deciso di vivere la propria vita nello svago e nella

cuccagna, è morto poi di stenti a causa di un lavoro manuale

estenuante.

Per cinque mesi Pinocchio lavora dal contadino prendendo i secchi

d’acqua e producendo anche cesti intrecciati di giunco in modo tale

da mantenere il padre in modo decoroso. Tuttavia l’anziano uomo

era cagionevole di salute e così il burattino gli costruisce un

elegante carrettino. Un giorno al mercato, intento a comprarsi una

nuova giacca, il burattino incontra la lumaca, che lo informa delle

gravi condizioni di salute della fata. Pinocchio preoccupato decide di

dare all’insetto i soldi destinati alla giacca per portarli alla fata e

decide di lavorare di più per mantenerla insieme al padre. La notte

stessa la fata appare in sogno al burattino dicendogli che, grazie al

suo gesto di buon cuore, lo perdona da tutte le marachelle

commesse. La mattina dopo Pinocchio si sveglia e trova sé stesso e

la casa completamente cambiata: da una catapecchia è diventata

una bella casa di campagna, i vestiti logori e vecchi sono diventati

eleganti e nuovi, Pinocchio stesso è diventato un bambino e

Geppetto, da uomo anziano e cagionevole torna l’arzillo falegname

di una volta. Controllando nella tasca trova anche un portafoglio

pieno di monete d’oro, restituite dalla fata e, indicato da Geppetto,

pinocchio vede su una sedia il suo vecchio corpo di burattino

appoggiato su una sedia.

CAP. I

Nel capitolo uno possiamo trovare la dichiarazione poetica di

Collodi: il nominare i bambini (“c’era una volta “un re” diranno i

miei piccoli lettori. No ragazzi avete sbagliato. C’era una volta un

pezzo di legno). Subito dopo l’autore parte con la descrizione del

pezzo di legno e introduce la povertà che permea gli ambienti e la

vita dei personaggi del romanzo. Il linguaggio si presenta come

semplice, ma comunque contiene dei tratti del linguaggio toscano

“fregatina” pizzicorino”

come o “ per “solletico”. Collodi inoltre

introduce immediatamente la vena magica nel romanzo: già da

questo capitolo, nonostante sia un pezzo di legno grezzo, il

protagonista parla a Ciliegio (con anche una certa nota di malizia), il

quale si spaventa a tal punto da perdere il colorito rosso del naso.

CAP. III

Qui è narrata la nascita di pinocchio. L’autore presenta la casa di

mastro Geppetto in modo molto spartano, con lo scopo di

evidenziarne la povertà (solo un letto una sedia e un tavolo ed un

caminetto col fuoco acceso semplicemente dipinto sul muro). Molto

importante in questo capitolo è l’imposizione del nome: qui si crea

una sorta di Paragone Geppetto – Dio in cui come questo, il

falegname da nome agli oggetti da lui creati. Pinocchio si presenta

da subito impertinente e pieno di vita. Inoltre qui è presente la

prima critica alle forme di controllo, cioè la polizia.

CAP. IX

In questo capitolo è possibile comprendere che la storia comincia

d’inverno. Qui è la prima volta in cui Pinocchio deve scegliere tra

piacere e dovere e fa la prima “caduta” cedendo alla curiosità.

CAP. XVI

Questo è un altro dei capitoli “magici” in quanto presenta sia la

millenaria fata che degli animali antropomorfi. Interessante è il

nome del cane-barone, Medoro, che viene ripreso dall’Orlando

furioso. Qui inoltre possiamo trovare la critica ai medici: il corvo e la

civetta vengono dipinti come medici palissiani. L’unico a

presentare una qualche utilità è il grillo parlante che tuttavia da

solo un quadro generale sulla figura di Pinocchio.

CAP. XIX

Qui in questo capitolo ci sono elementi già conosciuti: prima di tutto

è presente la connotazione logistica che, come abbiamo detto, è

molto generica, eccezion fatta per quando si parla del campo dei

miracoli, chiaro riferimento alla piazza omonima a Pisa. Per il resto

l’ambiente continua a rimanere vago.

Abbiamo qui la promessa dei facili guadagni in contrasto con

la morale del lavoro: Pinocchio, ingannato per la seconda volta

dal gatto e la volpe sotterra i denari per avere in modo facile più

denaro, cadendo nell’inganno dei malfattori che poi lo ruberanno.

Figura importante è il pappagallo parlante, in quanto presenta una

funzione simile al grillo parlante: ha una funzione di

ammonimento morale.

Pinocchio derubato si dirige ad Acchiappa Citrulli, dove per mano

del giudice gorilla (vestito in modo pomposo) viene sbattuto in

galera. Questo animale è grottesco in quanto la scimmia è sì, ciò

che si trova più vicino all’uomo, ma comunque non lo è. Altro

oggetto importante sono gli occhiali del gorilla che dovrebbero

proteggere gli occhi Da un’infiammazione ma che non lo fanno in

quanto non possiedono lenti (è la rappresentazione della legge che

non ha nulla di concreto).

Il fatto che il gorilla metta in prigione Pinocchio rappresenta una

polemica verso il potere giudiziario, pomposo ma vuoto di

sostanza e che punisce le vittime lasciando liberi i criminali.

La polemica contro il potere giuridico nella letteratura è leitmotif

generalmente molto frequente, tanto da essere chiamato

(come vediamo in Dante, in Boccaccio, in Manzoni etc...). La

letteratura prende in giro gli uomini si legge in quanto questi

lavorano con parole formali e formulari che portano spesso ad

allusioni di significato opposto a ciò che si percepisce.

L’episodio può avere una chiave di lettura educativa: Pinocchio si è

comportato male credendo cose assurde ed essendo pigro e si

merita in questo caso una punizione.

La liberazione di Pinocchio avviene per un caso fortuito, per via dei

festeggiamenti in nome dell’imperatore che ha vinto una non

nominata guerra. Questo concede libertà ai malandrini e Pinocchio

nominandosi tale riesce a fuggire. (L’imperatore dà ancora più un

senso di impreciso ai luoghi del romanzo).

CAP. XX

questo è il famoso episodio del serpente, episodio strano e

sconcertante. Sulla via del ritorno a casa pinocchio incappa in un

grande serpente fantastico, enorme e con la coda fumante che gli

blocca la strada. Il serpente è una rappresentazione molto palese

della figura demoniaca che blocca la strada per la casa della fata

turchina, posto si redenzione, verso cui il burattino è diretto.

In questo romanzo è anche presente un’autocritica e il

proponimento di buoni propositi da parte del burattino. Tuttavia

questi durano poco in quanto, se pur per necessità di fame, ruba

dell’uva e viene punito cadendo in una trappola. L’autocritica nei

soggetti nell’età di Pinocchio è tipica, come lo è anche il ricadere in

tentazione.

CAP. XXVII

Questo capitolo segna il primo ingresso di pinocchio in una scuola. È

una scuola dove viene accolto dal bullismo: è infatti oggetto di

scherno in quanto diverso. Pinocchio inutilmente cerca di difendersi

con le parole e successivamente con la violenza. Questo da un’idea

di una scuola aggressiva dove vince il più forte, dove non è

presente alcun controllo da parte di una qualche figura di potere

(l’insegnante). I compagni di classe sono a loro modo un’altra fonte

di tentazione che lo distraggono dall’andare a scuola ad

apprendere.

Bisogna qui notare che si ha un cambiamento nel ruolo della fata

che ora viene definita “mamma”.

CAP. XXX

In questo capitolo è presente l’ultima tentazione di Pinocchio:

Lucignolo. Nonostante il burattino ha promesso di tornare presto, la

fata non ne è totalmente convinta conoscendo l’indole del

protagonista. In questo capitolo è molto interessante il dialogo tra

pinocchio e Lucignolo, in quanto presenta un chiaro riferimento alla

poesia provenzale.

Nel 1200 i trovatori provenzali hanno molti generi poetici tra cui la

tenzone, dialogo fitto dove il cavaliere vuole convincere la dama al

suo amore. Questa prima è fermamente contraria ma poi piano

piano cede alle lusinghe.

Stesa cosa capita a pinocchio che prima dice un no secco, ma poi

sempre più incuriosito si fa convincere.

CAP. XXXVI

Questo è il capitolo finale del romanzo di Collodi, dove Pinocchio

diventa, dopo molte peripezie, una persona rispettabile.

Questo capitolo fu oggetto di contestazione in quanto presenta un

finale che può essere considerato “buonista” e “borghese”.

Nell’ultima “apparizione del Gatto e della Volpe, abbiamo quasi una

sorta di contrappasso, in quanto il Gatto è diventato cieco a forza

di fingersi tale e la Volpe a forza di rubare e di vivere negli sfarzi ha

contratto così tanti debiti da dover vendere la coda.

Anche in quest’ultimo capitolo il periodo di redenzione che deve

percorrere il protagonista è piuttosto lungo ed è di cinque mesi. Ma

perché la lunghezza di questi blocchi temporali di dimensioni

“mensili”? collodi usò queste forme temporali mensili, né troppo

lunghe né troppo corte, per far sì che esse fossero state

comprensibili per l’immaginazione di un bambino e che per essa

comunque sembrasse un periodo lungo.

Ultimo fattore interessante di questo capitolo è la sfida finale

della lumaca. In questo capitolo infatti, mentre Pinocchio con i

suoi risparmi si dirige verso il mercato, la lumaca riferisce al

burattino che la Fata è in gravi condizioni di salute (per vedere se

ormai il burattino è diventato altruista) e alla notizia il burattino da

tutti i soldi alla lumaca e le promette che lavorerà di più in modo da

mantenere anche la Fata turchina. Con questo pensiero la prova è

superata e Pinocchio è degno di diventare un bambino vero.

IL GIORNALINO DI GIAN BURRASCA (Vamba)

Anche Vamba fu un autore fiorentino e come gli altri anche lui fu

giornalista. Egli scrisse un’opera di nome “Ciondiolino”, molto

simile a Pinocchio, nella quale il protagonista viene tramutato in

formica. Quest’opera, nonostante presentasse una metamorfoli, se

vogliamo, kafkiana, non è l’opera più importante dell’autore. Questa

Giornalino di Gian Burrasca

è rappresentata dal . Il punto di vista

del romanzo è quello di un bambino che trova, nel suo giornalino un

po’ come Anna Frank, un supporto e un amico. Il romanzo

storicamente si pone nei primi anni del 1900, nell’epoca pre-bellica.

Per quanto riguarda l’ambientazione, principalmente abbiamo

l’ambiente fiorentino, ma non mancano comunque “cambiamenti

di inquadratura” in quanto l’opera presenta dei momenti a Roma e

in un luogo non definito, ma sempre nella toscana.

Caratteristica importante del romanzo è l’incentrarsi sul

comportamento genitoriale: in questo romanzo i genitori,

soprattutto quelli di Gian Burrasca presentano una carenza

affettuale nei confronti dei bambini. Scopo del romanzo è

quello di far riflettere sul comportamento genitoriale qui

rappresentato in modo molto negativo e se vogliamo triste: i figli

spesso vengono abbandonati a loro stessi – rischiando anche la vita

– e subiscono molte punizioni molto severe.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

22

PESO

40.04 KB

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Discipline della mediazione linguistica
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pasquale.santedicola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Geddes da Filicaia Costanza.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura italiana

Letteratura Italiana
Appunto
Letteratura Italiana
Appunto
Terminologia e Linguaggi Specialistici (appunti)
Appunto
Linguistica
Appunto