Letteratura italiana (A-L)
Definizione di letteratura per l'infanzia
La definizione “letteratura d’infanzia” come tale è criticata in quanto molti sostengono che la letteratura non può essere circoscritta dato che essa è fruibile da tutti, perché in caso contrario non potrebbe essere considerata letteratura. Altra obiezione mossa a tale definizione riguarda la parola “infanzia”: a quale infanzia ci si riferisce? Scientificamente l'infanzia finisce nell'età prescolare in cui i bambini ancora non sanno leggere.
Come risposta alla prima obiezione si può sostenere che ogni autore dona all’opera un determinato target e scopo (in Pinocchio Collodi invoca a sé, per mezzo della dichiarazione poetica, i piccoli lettori), cioè a chi egli voglia indirizzare il romanzo e con quale scopo. Inoltre questa categoria di romanzi presenta più piani di lettura, uno dei quali può essere considerato dell’infanzia perché comprensibile dai bambini.
Per la seconda obiezione, riguardante il periodo indicato dalla parola infanzia, nonostante essa sia una fase prescolare secondo la scienza, nel sentire comune l’infanzia finisce intorno al 13imo anno di età. A quell’età i più giovani sono in grado di leggere e quindi possono essere fruitori diretti delle opere letterarie.
Autori e opere principali
Collodi (nome d’arte di Carlo Lorenzini, che scelse questo soprannome per la città pistoiese della famiglia) è l’autore de “Le avventure di Pinocchio”, Vamba (nome d’arte di Luigi Bertelli, ripreso dal giullare di corde nell’opera Ivanoe di Scott) de “Il giornalino di Gian Burrasca” e Collodi nipote (nome d’arte di Paolo Lorenzini, il quale ha scelto questo soprannome per collegarsi all’ozio Carlo senza però lasciar mai l’ombra di questo) autore de “La trilogia di Sussi e Biribissi” scrivono tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, periodo in cui uscì anche il libro “Cuore” di De Amicis, ambientato in un’Italia appena riunificata, dove i testi hanno lo scopo di spingere all’unità d’intenti.
Sia il libro di De Amicis che quello di Collodi hanno avuto molte trasposizioni cinematografiche, come ad esempio la versione di Walt Disney per Pinocchio e quella diretta ed interpretata da Benigni nel 2000.
Questi tre autori sono anche giornalisti per il “Giornale della domenica” e il “Giornale dei bambini” dove pubblicavano le loro opere a puntate. Lavorando per questi giornali, nelle loro opere, risulta una scrittura serrata.
Le opere dei Collodi
Le opere dei due Collodi presentano un narratore esterno onnisciente esterno, mentre Giamburrasca presenta un narratore in prima persona coincidente con il protagonista che interloquisce con un interlocutore immaginario cioè il giornalino.
Le avventure di Pinocchio
Quest’opera inizialmente fu pubblicata a puntate sul “giornalino della domenica”, interrompendosi all’impiccagione di Pinocchio. In seguito ad accese dimostranze fu chiesto a Collodi di continuare la storia. Il finale nuovo è quasi buonista in quanto Pinocchio diventa diligente e redento.
Dal punto di vista del genere è sia di formazione che picaresco. Di formazione in quanto narra l’evoluzione di Pinocchio che nel corso del romanzo cresce e diventa più serio e responsabile (esempio di romanzo di formazione è “Le confessioni di un italiano” (1861-62)). Picaresco invece perché il personaggio di Pinocchio non rappresenta l’eroe perfetto, ben educato volenteroso ed energico, ma è pigro, a volte anche rude, senza principi ma molto simpatico (il nome di questo genere viene da Picaro, il quale è una persona senza meta).
In questo romanzo, l’elemento formativo che troviamo in Pinocchio sta nel fatto che dopo molte cadute è capace di rialzarsi, diventa responsabile ed un bambino vero.
La storia
Pinocchio inizia con un falegname, Mastro Ciliegio, il quale cerca di lavorare su un pezzo di legno il quale però, all’avvicinarsi del falegname, inizia ad urlare e piangere. Mastro Ciliegio, spaventato, vuole liberarsi di questo pezzo di legno e, quando entra Mastro Geppetto coglie la pappa al balzo. Tuttavia il ceppo di legno inizia ad offendere Geppetto, che convinto che fosse Ciliegio lo picchia duramente.
L’ambientazione di questo romanzo non è univoca, ma tendente al surreale e al cupo. I luoghi sono molto cupi, a volte deformi e simbolo di miseria. Questa miseria è presente anche nelle vite dei personaggi: ad esempio Geppetto deve vendere la camicia per comprare l’abbecedario al burattino o, impossibilitato a comprare la legna per il costo, ha dipinto questo contro un muro. Tutte queste condizioni agli occhi di un bambino sono divertenti, ma sono per Collodi una denuncia sociale a quell’Italia post unitaria povera.
L’ambiente è anche violento come dimostra la rissa tra i falegnami, la violenta morte del grillo parlante e l’impiccagione del burattino. L’unico luogo nel romanzo che rispecchia la realtà è il campo dei miracoli, chiaramente connesso alla piazza dei miracoli di Pisa.
Sul piano linguistico troviamo un interessante scelta onomastica, che presenta per lo più soprannomi. Lucignolo ad esempio si chiama così perché alto come un lume, ma anche perché esso rappresenta il diavolo tentatore che spinge Pinocchio sulla strada sbagliata. Nella realtà dell’epoca, i soprannomi erano molto usati, per identificare persone provenienti da famiglie diverse che hanno lo stesso nome.
Pinocchio, nonostante presenti un carattere irruento, mira tuttavia al “bene ideale”, dal quale però spesso si lascia distrarre. La violenza che presenta questo romanzo è una violenza insita nella cultura, standardizzata in quel mondo rurale fino quasi a sembrare comica.
Dopo la lite con Mastro Ciliegia, Geppetto porta a casa il pezzo di legno e durante la lavorazione gli dona il nome di Pinocchio. Nel momento in cui il falegname finisce a crearlo e gli insegna a camminare, il burattino scappa per la città creando scompiglio. In questo momento entra in gioco la prima figura d’autorità del romanzo: pensando che Geppetto fosse il colpevole delle urla del burattino, questo viene sbattuto in carcere. Nel frattempo che il padre in carcere Pinocchio torna a casa e durante quel periodo, scocciato dalla petulanza dell’animale, uccide il Grillo Parlante.
La morte del grillo non è perpetua, in quanto tornerà altre volte. Stesso fenomeno vale per la fata turchina e per Pinocchio: per la prima, nonostante il burattino ne veda la tomba con tanto di incisione mortuaria, la rincontrerà più volte nel corso della storia. Per quanto riguarda il secondo, il nostro protagonista, subisce molteplici “morti”: Pinocchio viene impiccato ed annegato come asino. In quest’ultimo caso parliamo di morte in quanto, liberandosi della pelle d’asino, Pinocchio muore da animale per “rinascere” burattino. Anche la trasformazione in bambino può essere considerata, secondo gli stessi criteri una morte, in quanto alla fine della fiaba il corpo di legno del protagonista non scompare, ma si materializza su una sedia rimanendo immobile e senza vita. Sono presenti nel romanzo altre morti che però non hanno casi di “ritorno”. Tra queste sarà bene ricordare la morte del serpente e quella di Lucignolo. Questa morte è importante in quanto rappresenta la liberazione dal demonio, dalla tentazione e quindi la possibilità di liberarsi dalle tentazioni. Per quanto riguarda la morte del serpente essa è alquanto strana, dato che questo animale muore di risa nel vedere Pinocchio caduto a gambe all’aria nel fango.
Tematiche principali
Più in generale possiamo dire che in Pinocchio troviamo otto tematiche principali:
- Società povera
- Società violenta
- Le tentazioni e la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta (per via dell’alto numero di morti presenti)
- Un non chiaro tema della morte
- Metamorfosi d’ispirazione classica
- Critica alle autorità che lavorano in modo ingiusto: gendarmi che incarcerano Geppetto
- Critica e polemica al sistema scolastico
- Critica e polemica al sapere scientifico
Geppetto quando torna a casa, provvede all’istruzione del figlio comprando un abbecedario per mandarlo a scuola, in cambio della sua giacca. Pinocchio si dirige verso la scuola, deciso a studiare e a fare il bravo bambino, ma per strada viene distratto dalla musica di un teatro di marionette ambulante. Molto incuriosito Pinocchio riesce a vendere il suo libro per ottenere i soldi e prende parte alla visione dello spettacolo.
Anche se in modo indiretto qui troviamo una critica al sistema scolastico, considerato così noioso da non riuscire ad attrarre i ragazzini che si distraggono facilmente. Più in generale la scuola post unitaria era molto disorganizzata, non spingeva allo studio e non aveva un’età minima di scolarizzazione.
Durante lo spettacolo le marionette recitanti si rendono conto che Pinocchio è uno di loro, perciò interrompono ciò che stavano facendo per fargli le feste, causando l’ira di Mangiafuoco. La figura di Mangiafuoco, sia per aspetto che per indole (vuole bruciare il burattino), rappresenta un demone o un essere infernale. Nonostante le minacce di Mangiafuoco, Pinocchio trova il modo di salvarsi facendo appello alla pietà del burattinaio, tuttavia Mangiafuoco decide di punire un’altra marionetta. Pinocchio spinto da un gesto di bontà decide di salvarlo. Alla fine il burattinaio non brucerà nessuna delle marionette, mangerà l’arrosto mezzo crudo e darà a Pinocchio anche del denaro.
Uscito dal teatro dei burattini, Pinocchio incontra la sua seconda tentazione: il Gatto e la Volpe. Pinocchio incautamente racconta a questi di aver ricevuto del denaro da parte del burattinaio e i due animali, lo ingannano spingendolo a sotterrare i soldi nel Campo dei Miracoli, in modo che questi crescano. Collodi, parlando di “zecchini” come valuta, fa pensare al suo desiderio di ambientare l’opera molto prima del periodo in cui lui visse, più precisamente durante il Granducato di Toscana.
Dopo ciò i tre si dirigono in un’osteria, l’osteria del Gambero Rosso, a far bisboccia e riposare. L’osteria, come da tradizione letteraria, rappresenta un posto di perdizione, dove le persone perdono il nume della ragione. Un simile esempio lo possiamo trovare in Manzoni, nei Promessi Sposi. Inoltre, in tutto ciò è presente l’insegnamento del diffidare dai facili guadagni e Pinocchio per ciò viene punito. Nonostante, infatti, il Grillo appaia al burattino in sogno con lo scopo di avvertirlo, lui non gli dà ascolto.
Il gatto e la volpe, successivamente, avendo notato che il burattino non aveva seppellito tutto il denaro, decidono di seguirlo fuori dall’osteria travestiti da ladri. Pinocchio, comprendendo di essere seguito e in pericolo chiede inutilmente asilo e viene catturato dai due furfanti che lo prendono e lo impiccano senza però accertarsi che il burattino sia effettivamente morto. Pinocchio, malato e ferito viene salvato dalla Fata Turchina e viene portato a casa sua.
La critica alla figura medica
Qui il burattino viene visitato da tre animali medici: una civetta, un corvo e dal grillo parlante. Troviamo in questa parte del romanzo la critica collodiana alla figura medica, considerata come una conoscenza vuota, che può essere tradotta con la frase “se domani si sveglia e sta meglio allora non era grave, in caso contrario lo era”. I due volatili danno al burattino la medicina la quale viene presa contro voglia (la medicina è una sorta di simbolo rappresentante la redenzione: a volte per tornare sulla retta via bisogna fare cose che non ci piacciono).
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