Ippolito Nievo: Le confessioni di un italiano
Biografia di Nievo
Biografia di Nievo molto breve: muore a 30 anni tragicamente in un naufragio nel corso dell'epopea garibaldina, di cui anche l'immagine coltivata soprattutto dalla critica ottocentesca: poeta soldato.
Nasce a Padova → il padre era di Mantova e faceva parte dell'amministrazione asburgica, era un magistrato → madre: Adelaide Marin, proveniva da una famiglia patrizia.
Importante figura del nonno materno perché è dalle sue labbra che Ippolito ascolta la diretta testimonianza della caduta di Venezia → se si segue anno per anno la vita di Nievo si ha l'impressione di un continuo spostamento. Le ragioni sono svariate:
- Spostamenti del padre → magistrato, si deve spostare per lavoro; a Verona nascono due fratelli, a Udine altri due fratelli, a Mantova; nel 1850 viene trasferito di nuovo a Udine come consigliere, ma è una sorta di declassamento perché era stato ritenuto complice degli insorti.
- Possedimenti familiari → la madre è erede di proprietà feudali in due zone: una a Fossato, Mantova, l'altra a Colloredo di Montalbano, Udine.
- Attività di Nievo → in particolare dai suoi studi prima, poi dalla sua attività lavorativa; è stato un letterato di professione come Balzac: all'inizio dell'Ottocento ci sono scrittori che riescono a vivere della loro attività professionale, vive soprattutto collaborando con periodici.
Studia → in parte privatamente, in parte in istituzioni: collegio di Verona, poi liceo di Mantova. Nel 1848 ci sono insurrezioni popolari nella gran parte delle città europee, il liceo viene chiuso e per questo consegue la licenza liceale a Cremona per non perdere l'anno → Nievo, vicino alle posizioni liberali, si reca in Toscana e partecipa ai moti di Livorno nel 1849. Si iscrive nella facoltà di Pavia in giurisprudenza, poi va a Padova dove si laurea nel 1855.
Parentele e amicizie
Parente di rilievo:
- Cugino che si chiamava Carlo Gobio, che sposa una Beatrice Melzi d'Eril nipote; per questo trascorre periodi a Bellagio, c'è una villa Melzi.
- Amici: Armando Fusinato, vicentino, aveva 14 anni più di Nievo, letterato, pubblicista, poeta; a sua moglie Erminia Fuà si deve la pubblicazione della prima edizione delle “Confessioni di un italiano” nel 1867. Erminia è stata anche educatrice oltre che poetessa.
- Attilio Magri, Emanuele Ottolenghi, con cui Nievo partecipa ai moti del 1848.
- Andrea Cassa, lo conosce nei moti di Livorno.
La prima cosa che pubblica è un articolo che polemizzava contro un pezzo apparso su quella rivista, che era un pezzo antisemita.
L'attività di pubblicista
Si laurea in legge ma non vuole esercitare quella professione; quello che fa essenzialmente è il pubblicista, scrive molto, collabora con numerosi periodici in tutta l'area lombardo-veneta, scrive:
- Sull'“Alchimista” friulano: pubblica soprattutto poesie, da cui ricaverà due raccolte, “Versi”, che escono a Udine nel 1854/55.
- “L'Annotatore” friulano.
- “La Lucciola” di Mantova: molte poesie e vari articoli; “Le lucciole” è il nome di un'altra raccolta che viene poi pubblicata.
- “Il Caffè” di Milano, Verri, organo dell'Illuminismo italiano →
- “Pungolo” e sull'“Uomo di pietra”: collaborazione più importante in cui pubblica di più → Uomo di pietra legata al nome di Clepto Arrighi, anagramma perfetto di “Carlo Righetti”, che diventerà abbastanza famoso qualche anno dopo, legato ancora alla Scapigliatura, fenomeno degli anni Sessanta → Pungolo: diretto da Leone Fortis.
- La rivista Eucranea.
- Rivista Veneta 1.
- Quel che si vede e quel che non si vede, Venezia.
Opera più importante dopo le Confessioni è “Il novelliere campagnolo”.
La composizione delle Confessioni
Alla pubblicazione dell'“Avvocativo”, pubblicata sul “Panorama”, è legata una vicenda giudiziaria che dura per molto tempo → Nievo scrive le Confessioni in un tempo contenuto tra il dicembre 1857 e l'agosto del 1858. Si trova a Milano; l'occasione di questo soggiorno è la questione giudiziaria, è legata alla novella perché parla di una perquisizione, 3 imputati, Vincenzo De Castro e Giuseppe Redaelli, vicenda abbastanza rilevante dal punto di vista dell'immagine pubblica → si difende da solo, venuto a Milano per la causa decide di rimanerci perché si trova bene e ci rimane per qualche tempo coltivando anche i rapporti di amicizia, culturali.
La composizione delle Confessioni può essere seguita attraverso l'epistolario, 70 lettere con una mantovana perché a volte fa riferimento al proprio lavoro:
- 7 aprile del 1858: in una lettera che scrive da Colloredo fa menzione del romanzo senza parlare del titolo.
- 23 giugno: scrive a Caterina e compare il titolo dell'opera.
- 16 agosto: lettera al cugino Carlo Gobio, che ha concluso il romanzo.
Quasi subito la prossima pubblicazione di un nuovo romanzo viene annunciata su alcuni periodici: “L'età presente” → ma Nievo è suddito della monarchia asburgica e quindi sottoposto a censura; ad ogni pubblicazione incontra qualche ostacolo e decide di rinviare la pubblicazione e viene sovrastato dagli eventi e la sua storia si sovrappone con l'epoca del Risorgimento italiano, in particolare con la seconda guerra d'indipendenza. Tutta la famiglia ha ideali d'indipendenza. Nievo si unisce ai Cacciatori delle Alpi capitanati da Garibaldi → seconda guerra d'indipendenza, guerra condotta insieme da Piemonte e Francia contro l'Austria → nelle Confessioni si parla della fine della guerra.
Muore nel 1861 nel pieno della sua attività politica. Opera più significativa è Le confessioni di un italiano, un grande romanzo; prima aveva un altro titolo, nel 1931 esce con questo titolo → 23 capitoli, senza titoli ma con lunghe rubriche che riassumono in tono semiserio il contenuto di ogni capitolo → nei riassunti prevale la forma della numerazione.
Narrazione e struttura del romanzo
Narratore: è un romanzo in prima persona omodiegetico, oltre a essere il personaggio è anche il protagonista, grado forte di omodiegesi, per cui lo stesso Genette parla di narratore omodiegetico: è il narratore che narra la propria storia → la forma pseudo-autobiografica tende ad essere più dispersiva quando un romanzo racconta tutta la vita, l'intreccio tende a complicarsi.
Questo aspetto dispersivo è particolarmente accentuato nel caso di Nievo: c'è strutturalmente una doppia trama, vicende private e pubbliche, ma la storia raccontata non ha una chiara conclusione, è qualcosa di irregolare perfino di disarmonico; all'inizio è stato imputato a Nievo come un difetto.
Dal punto di vista della critica → tradizionalmente ci sono stati riconoscimenti e critiche: molto notevoli alcune parti delle Confessioni, in particolare le prime parti, ma l'insieme è disorganico e debole. Negli ultimi decenni è stata rivalutata questa scelta: l'asimmetria di questa storia è qualcosa di intenzionale e ricercato e va ricercato sull'altro polo, cioè l'accentratura del protagonista; non c'è l'intreccio che poi porta a un finale, ci sono tante vicende e personaggi e spostamenti di scena → il protagonista è antieroico, è un eroe in senso tecnico in quanto protagonista del romanzo, ma è una persona ordinaria che ha una personalità complessa:
- La trama è disorganica e non porta a una chiara conclusione, difficile tenere insieme due poli: da una parte lo sviluppo storico, dall'altra il senso della concretezza del reale.
- Complessità del protagonista Carlino Altoviti: fisionomia complessa soprattutto la sua semplice identità; sarebbe nipote del castellano, ma viene trattato come se fosse un servitore, orfano. Nel corso del romanzo compare la figura del padre e ricoprirà anche tutta una serie di incarichi; la sua posizione sociale cambia molto a seconda del momento e delle contingenze storiche. Personaggio che si comporta in modo vario, momenti in cui è molto attivo, partecipa con entusiasmo alle vicende di pubblico interesse, altri invece in cui si apparta e si ripiega su di sé; ci sono slanci eroici e abbandoni alla quotidianità. Dato strutturale: rapporto tra l'io narrante e l'io narrato, giovane, bambino, ragazzo ecc. Tra queste due immagini di sé il rapporto è abbastanza complesso, rapporto che oscilla tra l'identificazione empatica e l'estraniamento critico, anche se complessivamente prevale la complicità ideale, morale → rapporto mobile, fluido. Complesso anche l'atteggiamento del narratore nei confronti della materia: a volte veste i panni del severo moralista, che esprime giudizi, che insegna, che fornisce precetti, raccomandazioni; dall'altra c'è l'osservatore abbastanza ironico, divertito, che ricostruisce gli eventi passati con un atteggiamento di bonaria comprensione.
Recente critica: ha insistito sull'intenzionalità di questo sistema, esemplarità imperfetta di Carlino, cioè personaggio che non è un eroe, che ha degli aspetti positivi i cui aspetti positivi prevalgono e possono costituire un modello etico, ma comunque rimane il fatto che è una persona comune che nella vita ha successi e insuccessi, il cui bilancio esistenziale rimane aperto, così come rimane aperta la vicenda storica. La vicenda pubblica non trova compimento.
Scenari e ambientazione
Scenari: si comincia al castello di Fratta con la cucina, poi si sposta in molti luoghi: Portobruaro, Padova, Venezia, sempre all'interno della Repubblica di … Milano, Roma, Napoli. Il punto più lontano è Londra, dove soggiorna per un po' ed è la parte più patetica e dove muore. Carlo ritorna in Veneto e si parla addirittura dell'America → grande varietà dal punto di vista geografico; questi spostamenti non sono omogenei, all'inizio l'azione indugia a lungo prima sul castello di Fratta, poi man mano i tempi si accorciano, quindi accelerazione di movimenti e diminuzione dei tempi di soggiorno.
Cucina → luogo dove il piccolo Carlo Altoviti trascorre la maggior parte del tempo, ma nel primo capitolo il protagonista non è in scena; invece vengono presentate la maggior parte delle figure che abitano il castello, galleria interessante, ciascuno ha la propria personalità ma nell'insieme compongono quello che è un piccolo universo umano rappresentativo della feudalità di provincia al punto estremo dell'antico regime.
Le storie narrate sono tra la fine della Repubblica di Venezia e quella che diventerà l'Italia unita, lo stesso scenario dei Promessi sposi. Manzoni parla di neofeudalesimo, non è raccontato un divenire, ma una stasi, lo scenario non comprende sconvolgimenti, gli Spagnoli dominano, l'aristocrazia è saldamente al dominio. Nievo racconta una transizione ma, a differenza dai romanzi di Scott, l'aristocrazia che sta per cedere è un'aristocrazia totalmente esausta, sfibrata, le ultime parti del feudalesimo; il tono è di sorridente derisione.
Nel primo capitolo troviamo delle figure che corrispondono a figure dei Promessi sposi:
- Castellano come Don Rodrigo, che esercita un potere assoluto su Fratta, ma non è arrogante, è una figura che ha qualcosa di ridicolo.
- Bravi: le guardie personali dei feudatari, ma non sono presentati come dei prepotenti.
In generale l'immagine è di tipo comico perché ormai questa aristocrazia di provincia arretrata è davvero una classe al tramonto che può essere solo oggetto di una divertita rievocazione.
Il Friuli: le strade erano mal ridotte, ma c'erano anche poche barche e pochi ponti, un piccolo mondo chiuso in sé stesso, piegato su sé stesso, mondo al tramonto.
Conte: comico.
Cancelliere → figura di contorno, braccio destro del conte, bruttissimo, corpo meschino, naso rincagnato, adunco e camuso.
Per avere giustizia bastava pagare il cancelliere, si parla un pochino meno di denaro rispetto a Papà Goriot e Orgoglio e pregiudizio, ma un po' se ne parla → scarsa razionalità della giustizia.
Due aspetti che possono ricordare i Promessi sposi nel primo capitolo:
Figura del fratello minore di Giovanni, monsignore Orlando: viene definito come figlio-cadetto, in particolare il padre ha deciso di destinarlo alle armi: Gertrude nei Promessi sposi, ma qui Orlando vince contro il padre e non diventerà combattente.
Primo capitolo
- Confrontare il sistema del vecchio Friuli con il sistema moderno, parla degli statuti della Patria friulana per mettere in luce le incongruenze e l'inadeguatezza di quel sistema giuridico; nei Promessi sposi Manzoni punta non a dimostrare che la legge è sbagliata, ma che non viene applicata. Nievo mostrare che la legge era inadeguata.
Romanzo molto narrato, ci sono dialoghi, ma lunghe parti narrative. Primo dialogo: conte di Fratta e la contessa Badoer e il dialogo ha per oggetto il secondo genito che il conte vorrebbe diventasse un uomo d'armi, ma invece vuole diventare prete.
Molti proverbi nel romanzo → molto caratteristico degli ambienti contadini, Nievo è molto sensibile alle condizioni rurali infatti scrive due saggi che rimarranno inediti, “Rivoluzione politica e rivoluzione culturale”, sottolinea l'importanza di coinvolgere i cittadini nella lotta all'indipendenza.
Pseudonimi di Ippolito Nievo con cui
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