Letteratura italiana contemporanea
Ippolito Nievo — Confessioni di un italiano
Ippolito Nievo nasce nel 1831, dopo la morte di Foscolo e muore giovane, nel 1861. Scrittore abbastanza noto, racconta nel suo romanzo molte vicende, a differenza del romanzo di Foscolo. Il sovversivo di Nievo è molto diverso da Jacopo Ortis, anche se con qualche somiglianza. La vita di Nievo è diversa da quella di Foscolo. Vita di un normale intellettuale, nasce in una ricca famiglia aristocratica imborghesita. Il padre è un funzionario. Nasce a Padova, la sua famiglia è mantovana e friulana. Vive tutta la sua vita in quella zona e in parte in Friuli.
Ci sono due grandi episodi che accadono durante la vita di Nievo, che ci aiutano a capire meglio lui e ciò che scrive nel romanzo. Il primo è nel 1848, Nievo sta facendo il liceo, il secondo nel 1859-60. Il '48 è un improvviso e violento episodio che attraversa mezza Europa, molto simile alle Primavere Arabe, il Risorgimento. Il Risorgimento era un fatto di giovani borghesi. Ascesa e sviluppo della classe borghese: i professionisti, gli studenti universitari (pochissimi), gli operai (nelle città). I giovani che faranno anche la Resistenza. Il 1848 è questa cosa. Comincia in Sicilia, i siciliani non vogliono stare sotto Napoli. Poi scoppia in Francia; arriva un re che censura molte cose: stampa, libertà di associazione. Curiosamente, il giorno prima a Londra era stato pubblicato il manifesto comunista di Marx. Quello che succede a Parigi si sa immediatamente nel resto dell’Europa. Il manifesto gira tantissimo. Arriva a Milano, dove ci sono gli austriaci e che ha come conseguenza “le cinque giornate”. Arriva anche a Vienna. Grande scoppio, la cui richiesta a base di tutto è la Costituzione, su ragio più ampio, libertà di stampa, libertà di associazione (partiti e sindacati). Cosa che dura poco, a differenza delle Primavere Arabe, il Risorgimento sembra non portare a niente, non si arriva dove si voleva arrivare. Ci sono interessi nazionali, si vuole l’indipendenza. La borghesia reclama il suo potere. Gli italiani si armano per scacciare gli austriaci, scoppia la prima guerra di indipendenza. Carlo Alberto accetta la Costituzione e concede lo Statuto Albertino. Siccome in Piemonte viene proclamato lo Statuto, molti affluiscono lì. Scoppia la prima guerra di indipendenza. Nievo è lì, partecipa ad alcuni eventi. A Mantova c’è un tentativo di sovversione, i genitori poi lo mandano in Toscana con la scusa di iscriversi all’università di Pisa.
Dopo il ‘48 comincia un lungo decennio, denominato “fase di transizione”, momento in cui Nievo è più attivo. In quel periodo non succede nulla, sembra che tutto torni all’indietro. Nievo comincia a scrivere, è qui che diventa un personaggio pubblico. Scrive di tutto, è insolito. Scrive per il teatro, romanzi, novelle, poesie, articoli per qualunque giornale. Scrittore umoristico. Ha un particolare interesse per la classe sociale dei contadini. Ha una visione politica precisa, se non si cambia il mondo delle campagne non si può arrivare a nulla, perché tutto si basa su di loro. I contadini vivono in maniera pessima. Nievo ha questa idea che bisogna cercare di cambiare la loro vita e lo esprime in tanti dei suoi lavori. Scrivendo una novella incappa anche nella censura, perché vive sotto l’impero austro-ungarico. C’è un racconto di una perquisizione dei gendarmi della casa di un contadino, descritta come rude e umiliante. Viene denunciato per questo, processo che dura mesi. Nievo è l’unico che scrive cose così forti. Italia che non fa nulla.
Nel dicembre del 1857 comincia a scrivere questo romanzo, finisce nell’agosto del ‘58. Le confessioni di un italiano. Romanzo storico che inizia nel 1775 e finisce nel 1858. Il protagonista è un signore che racconta della sua vita in quel lasso di tempo. Fa fatica a trovare un editore, il libro non viene stampato. L’Italia ancora non c’è e si capisce qual è l’aspirazione contenuta nel romanzo e vige la censura. Nel ‘59 è partita la seconda guerra di indipendenza. Cavour ha organizzato le cose in modo da farla partire e ha convinto la Francia di Napoleone III a diventare alleata. La Francia nel ‘48 è diventata Repubblica. In due anni si sono trovati un imperatore, dopo un colpo di Stato. Impero con Napoleone III, che finge di ripercorrere le orme dell’avo. Tra le tante cose che fa, accetta anche di aiutare l’Italia con l’austro-ungheria per far la guerra.
Nievo nel ‘59 si arruola nell’armata di Garibaldi. Esercito di rivoluzionari volontari repubblicani. Ci sono due grandi partiti che si fanno la guerra, alleati per l’unità di Italia. Gruppo moderato che vede la monarchia costituzionale come soluzione ottimale. Che richiede un suffragio ristretto e controllo sociale. Dall’altra parte ci sono i repubblicani come Nievo, il cui scopo è la Repubblica. Il loro obiettivo è il suffragio universale maschile e l’istituzione della democrazia. Garibaldi nella prima guerra di indipendenza ci ha provato. Nella seconda c’era più bisogno e Garibaldi partecipa, c’era più bisogno di aiuto. Bisogna cambiare delle leggi per migliorare la vita dei contadini. Nievo si schiera quindi dalla parte di Garibaldi. Partecipa alla seconda guerra di indipendenza.
Garibaldi nel 1860 decide di sostenere dei moti rivoluzionari nel Regno delle due Sicilie. Nievo ne prende parte. Impresa dei Mille di Garibaldi: inizialmente è una guerriglia di volontari. Garibaldi è uno bravo a fare alla guerra. Viene finanziato moltissimo e Garibaldi alla fine vince. Arrivato a Napoli, il Re fugge e a quel punto si pone un problema, cosa fa Garibaldi? Lui è un democratico e per il nemico è pericolosissimo. Decide di cedere quello che viene preso al Re d’Italia, si fanno dei plebisciti e si chiede ai cittadini del Regno delle due Sicilie se vogliono far parte dell’Italia.
Nell’agosto del ‘60 l’esercito garibaldino sbarca in Calabria, Nievo è rimasto in Sicilia, sotto richiesta di Garibaldi per un compito importantissimo che gli viene assegnato (controllare dei conti) e per il quale soffre. Lui preferirebbe essere sul campo a combattere. Marzo del 1861, parte dalla Sicilia con un vapore e si dirige a Torino, per portare la relazione su tutti i conti dell’impresa dei Mille, ma nella notte tra il 4 e il 5 marzo, il vapore scompare. Non è mai arrivato a Napoli, all’altezza di Capri ha probabilmente avuto un incidente, nessuno sa che ne abbia fatto. Nievo è scomparso nel nulla insieme ad altre decine di persone. Tredici giorni dopo viene proclamata l’unità di Italia.
Il romanzo rimane chiuso da qualche parte e solo pochi sanno che esiste. Lo sa una signora che è la moglie di uno scrittore molto amico di Nievo, si aspettava molto di questo romanzo. Grazie all’aiuto della famiglia di Nievo, mette le mani su questi tre quaderni e cerca di farli pubblicare. Fa molto fatica, sempre per via del titolo. Dopo la Resistenza in Italia, molti intellettuali sentono un senso fallimento, così come Nievo. Il lettore non apprezza il titolo, quindi viene dato un altro titolo, Le confessioni di un ottuagenario. Dato che Nievo non viene considerato un grande scrittore, molte parti del suo romanzo vengono modificate o tagliate, diventa un libro che ha un notevole successo. Cento anni dopo la morte di Nievo si inizia a cercare di ripristinare il romanzo completo.
L’incipit del romanzo è tentativo di riscrivere l’inizio dell’Ortis. C’è un veneziano anche qui, tutto quello che è successo a Jacopo e a Foscolo. Quest’ultimo sarà anche presente nel romanzo di Foscolo, conoscente del protagonista. Nievo ha letto bene l’Ortis, ha riflettuto sul tipo di sovversivo che è Jacopo e ne ha creato un altro. Carlino è un altro tipo di sovversivo, ha vissuto più di Jacopo e vede molte più cose di lui. Il titolo non è originale, cita Le confessioni di Rousseau, autobiografia che ebbe un gran successo.
Nievo ha un ideale concreto, che attraversa quasi tutti gli intellettuali, dirigenti politici e borghesi. Va a fare la guerra con Garibaldi, una delle due possibilità che ha al tempo. Sente di partecipare alla formazione dell’unità d’Italia. Garibaldi è considerato un pericolosissimo sovversivo per molti anni. Fa fare cose molto pratiche. Quando gli scrittori fanno politica non c’è una differenza tra scrivere e tenere conti; secondo Nievo si può fare politica in entrambi i modi. La relazione affidatagli da Garibaldi impiega i suoi ultimi mesi di vita.
Il romanzo di Nievo è abbastanza unico nella letteratura italiana. Viene definito come “romanzo mondo” da Moretti, che indica un romanzo che abbraccia lunghe epoche, con un numero consistente di personaggi e colpi di scena, storie che tendono all’epico. In Italia non ci sono romanzi di questo tipo. La storia di Carlino avviene in un arco di ottanta anni. I romanzieri italiani hanno sempre evitato storie particolarmente ricche di vicende personali. Il grande romanziere dopo Nievo è Verga, che farà romanzi molto diversi. Nievo viene paragonato a scrittori come Dickens, Balzac o Stendhal. Romanzo che racconta anche di cose crude, dure, ma con una base di ottimismo e ironia.
Un’altra cosa particolare è che si tratta di un romanzo storico, ma anche di formazione. Gli scrittori del tempo chiamano romanzo storico quello che fanno. Genere che ha un notevole successo. Il romanzo storico si impone ai primi dell’Ottocento con Walter Scott. Manzoni prende dichiaratamente spunto da questo scrittore. Il romanzo storico inserisce dei personaggi inventati in un ambiente di un determinato periodo storico con dei personaggi storici realmente esistiti, che hanno un ruolo importante ma rimangono marginali. Nievo scrive nel 1857, anni dopo che il modello manzoniano si è imposto come romanzo d’eccellenza italiano. Manzoni anni dopo scrive un saggio in cui dice che il romanzo storico non si deve fare, si auto-sconfessa in maniera netta. Scatena grandi discussioni tra letterati e intellettuali. Nievo queste cose le sa, sceglie apposta di fare un romanzo storico, come contro mossa a Manzoni. Cerca di andare in una direzione opposta, nonostante ammiri molto Manzoni. Nievo sceglie di raccontare un lungo percorso, ottanta anni della storia italiana, che porta al momento in cui il romanzo è stato scritto. Romanzo storico che è comunque attuale. Alcune cose nel romanzo di Nievo non sono totalmente verificate e le fonti non sono del tutto precise.
L’immagine di Foscolo è abbastanza ridicola. Aveva in mano delle biografie di Foscolo inattendibili. Nievo vuole divertire il lettore, con lo stesso scopo di Foscolo, trasmettere delle idee. Il romanzo di formazione è una categoria abbastanza vaga, però nell’Europa tra Sette-ottocento si fonde un romanzo in cui si racconta la vita di un personaggio con il principio che questo personaggio matura delle conoscenze sul mondo e su se stesso. Processo di formazione. Sono pochissimi i romanzi del tempo in cui l’io è protagonista e narratore del romanzo. Nievo deve giustificare ad usare questa tecnica, la finta autobiografia. Tutto quello raccontato viene filtrato dagli occhi di Carlino, il protagonista. Non racconta in modo in oggettivo. Serve allo scrittore per ridurre il rischio di censura, senza esagerare. Per un romanziere che ha voglia di raccontare la storia italiana, si usa la storia di una persona come mezzo. Quello che si racconta è solo una visione della storia, non la sua completa verità. La storia ha un valore simbolico di una parte della società alla rincorsa dell’unità della nazione, tema abbastanza importante.
Il romanzo è diviso in tre grandi parti, coincidenti con i tre quaderni in cui Nievo ha lasciato il suo romanzo. In Foscolo la divisione è chiara, decisa da lui; in Nievo questo non c’è. La prima parte (capitoli 1-7) occupa gli anni dal 1775 al 1792. Anni della formazione del bambino, in cui è presente anche una bambina, la Pisana, che ha un ruolo importante. Si racconta l’infanzia in un mondo isolato, a Fossalto, dove c’è una località chiamata Fratta in cui c’è un castello, dove cresce Carlino. Ha un parente trovatello, che viene trattato più come un mezzo-servo, poiché povero.
La seconda parte (capitoli 8-17) occupa il periodo 1792-1799. Ci sono lunghe ellissi, lunghi periodi di tempo descritti in poche parole. Si racconta delle vicende in cui agisce Foscolo, le rivoluzioni giacobine. Cosa succede quando arrivano i francesi e parte la rivoluzione italiana. Carlino è un veneziano e all’arrivo dei francesi è nel maggior consiglio a Venezia. Deve decidere cosa fare all’arrivo di Napoleone. Nievo lo mette in mezzo agli eventi, non ha un grande ruolo, sembra un testimone. Crede nella rivoluzione, ma nel romanzo non ha il ruolo dell’eroe. Chiave umoristica di Nievo. Nel 1799 i francesi si sono un po’ ritirati dall’Italia e gli austriaci e i russi cercano di riprendere possesso dell’intera penisola. A Napoli i Borboni arrestano i rivoluzionari napoletani e li impiccano. Alla fine del 1799 torna Napoleone, nella battaglia di Marengo, con cui i francesi occupano di nuovo tutta l’Italia.
Da lì comincia la terza parte del romanzo (capitoli 18-23). Qui finisce nel 1858, periodo lunghissimo in cui succede di tutto in Italia. Disposizione smisurata della materia. Romanzo aperto, che ha tempi diversi e non tutto è raccontato. Carlino e la Pisana devono anche fuggire a Londra in un certo periodo, e Londra non viene neanche raccontata, Nievo non conosce la città e non può parlarne.
Il Risorgimento allora, come parola, non ha un significato particolare, ben preciso. Significava quello che significa Rinas
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