La narrativa scapigliata
Tra gli anni 1860 e gli anni 1870 anche la narrativa assume importanza; nascono infatti giornali, riviste, romanzi a puntate e una narrativa scapigliata. Il desiderio di rinnovamento tra gli scapigliati si manifesta nella sofferenza, nella predilezione per situazioni estreme e eccezionali, passioni sensuali, distruttive, malattie, follie, casi paranormali ed esperienze di incubo e delirio. La narrazione scapigliata, infatti, ha tinte accese ed è molto soggettiva (il narratore infatti parla in prima persona). Lo sfondo delle storie è realistico, ma non mancano ambientazioni fantastiche, soggetti lugubri, allucinati storie caratterizzate dall’occultismo. Molti degli scapigliati si ispirarono alla produzione di Hoffman ed Edgar Allan Poe.
L’iniziatore è Iginio Ugo Tarchetti (1838-1869), un piemontese che trascorse la sua vita a Milano e morì di tisi. Fu anche poeta ma la sua produzione narrativa fu più significativa di quella poetica; Igino Ugo Tarchetti scrisse alcuni racconti fantastici e due romanzi brevi: “Una nobile follia” (1867) e “Fosca” (1869-pubblicato postumo). I due romanzi si presentano estremamente innovativi rispetto alla tradizione letteraria italiana.
- In “Una nobile follia” è la storia di un giovane soldato dell’esercito piemontese impegnato nella guerra di Crimea voluta da Cavour nel 1855. Nella storia ufficiale la guerra è una tappa importante per l’Italia, ma l’autore la descrive come un’avventura folle. Alla fine il protagonista diserta (abbandona l’esercito e diventa pacifista). L’autore descrive la storia come un'avventura insensata, folle. La narrazione è caratterizzata da anti-militarismo, atteggiamento sorprendente per un esponente come Tarchetti però bisogna considerare che si è appena concluso il Risorgimento.
- Il suo capolavoro però è Fosca. Il protagonista è vittima di una passione furiosa da parte di una donna intelligentissima ma bruttissima, afflitta da una grave forma di isteria (disturbo nervoso). Il protagonista per pietà finge di essere anche lui innamorato e, impietosito dalla sua malattia, la asseconda e si fa risucchiare dai suoi problemi finendo per assumere atteggiamenti simili ai suoi. Addirittura preso dalla pietà le concede una notte d’amore in seguito alla quale la donna muore. I due romanzi sono narrati in prima persona; la prosa è convulsa e enfatica.
Altra figura importante è Camillo Boito (1836-1914), architetto e autore di racconti di cui pubblica due raccolte: “Storielle vane” (1876) e “Senso” (1883). “Senso” è una storia suggestiva che deve il suo successo ai film di Lucchino Visconti. È la storia di una passione sensuale tra una nobildonna e un ufficiale Austriaco, un debosciato che si macchia di e viene facilitato. Tutta la vicenda si sviluppa sullo sfondo della guerra del 1866. È una storia innovativa perché rappresenta inquietudini e incapacità di ritrovarsi negli schemi. Fa da sfondo un'atmosfera di disfacimento.
Il verismo
Intanto in Italia si diffonde le tendenze al realismo che caratterizzò tutta la letteratura del secondo '800. In Italia trova la sua massima espressione nel verismo: movimento culturale che interessò la produzione narrativa e caratterizzò gli ultimi 20 anni del '800. Il termine fu utilizzato per la prima volta nel 1880 per indicare nuove scelte letterarie di un gruppo di letterati ispirati al naturalismo francese. Il maggiore teorico fu Luigi Capuana (1839-1915), un siciliano che trascorre la maggior parte della vita a Milano.
Egli sostiene nei suoi scritti il principio dell’impersonalità, è infatti evidente l’influenza dell’opera di Flobert: un'opera d’arte è perfetta se rappresenta sinceramente la realtà e se la mano dell’artista rimane invisibile. L’opera quindi sembra presentarsi da sé e il lettore viene chiamato per dare un senso alla realtà proposta con l’opera.
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