Il secondo ottocento
È un'inversione di rotta rispetto al 1º '800 la cui tendenza caratteristica è la rivalutazione del pensiero razionale e scientifico, disdegnato, aborrito, negato e criticato nel 1º '800 per far posto ai sentimenti. La rivalutazione di questo sapere scientifico comporta un cambiamento della visione della vita: nel 2º '800 il pensiero razionale e la scienza vengono considerati gli unici strumenti in grado di analizzare e far conoscere all'uomo la realtà.
Innovazioni del periodo e ruolo della scienza
È un periodo ricco di innovazioni, interessato dallo sviluppo industriale, scientifico e tecnologico. La scienza e la tecnica stabiliscono un rapporto e la scienza finisce col subordinare a sé la tecnica. Si afferma un nuovo eroe, lo scienziato, che è anche ingegnere, medico, colui che cerca la verità e quindi nuove soluzioni ai problemi quotidiani, il che è una novità rispetto alla tradizione del 1º '800 perché l'uomo cerca risposte ai propri interrogativi sociali ma anche politici grazie all’analisi razionale.
Evoluzionismo di Charles Darwin
Dal punto di vista ideologico, tra le idee che si affermano in questo periodo, importante è l'evoluzionismo di Charles Darwin, una teoria che rivoluziona le certezze fino ad allora condivise. Nel 1859 Darwin pubblica la sua opera “L'origine della specie” in cui introduce il concetto di selezione naturale, attraverso il quale egli spiega l'evoluzione della specie: tutto è frutto di un processo evolutivo e alcune specie presentano particolari caratteri che permettono loro di sopravvivere; questi caratteri diventeranno dominanti. Le specie che ne sono prive sono invece destinate a soccombere. Darwin spiega quindi che ogni specie è sottoposta a un processo continuo di evoluzione in rapporto con la natura.
Nel 1871 pubblica un'opera rivoluzionaria dal titolo “L'origine dell'uomo” con la quale mette in discussione le concezioni religiose affermando che anche l'uomo è frutto di un processo evolutivo e quindi nega la sua creazione da parte di Dio. Queste sue teorie generano grande scompiglio poiché Darwin mette in discussione idee importanti, consolidate e radicate negli uomini del suo tempo:
- Critica e mette in discussione l'immobilità e la staticità della natura, la quale è il prodotto di un processo evolutivo.
- Afferma la naturalità dell'uomo sostenendo che l'uomo è “un animale tra gli animali”, in quanto ha avuto nel processo evolutivo un anello comune con le scimmie.
- Mette in discussione le certezze della fede ed è quindi inevitabile un conflitto tra i sostenitori dell'evoluzionismo e delle dottrine religiose.
Darwin infatti verrà processato per le sue teorie. Intanto un gruppo di studiosi tedeschi esasperano il ritorno al pensiero scientifico dicendo che esiste solo la materia e che anche il pensiero è una funzione fisiologica dell’uomo, ossia una secrezione del cervello che non può condurre ad un'evoluzione che trascenda dalla materia.
Il positivismo
Dal punto di vista filosofico si afferma una nuova filosofia che prende il nome di positivismo, ossia la filosofia delle scienze positive: essa afferma la superiorità del fatto concreto, positivo, su tutte le speculazioni astratte. Il primo ad utilizzare questo termine è il filosofo francese Auguste Comte, fondatore della sociologia e autore dell'opera “Corso della filosofia positiva”, in cui attacca e critica duramente le correnti filosofiche spiritualistiche e idealiste.
Dopo il 1860 il positivismo, intrecciandosi agli sviluppi dell'evoluzionismo darwiniano, diventa la filosofia dominante soprattutto nella cultura, ossia nelle università. Il maggior esponente del positivismo è il filosofo inglese Herbert Spencer, il quale sosteneva che l'unica vera conoscenza è quella che si ottiene con il metodo scientifico, ossia attraverso l'osservazione dei fenomeni, la scoperta delle leggi e poi le successive verifiche e dimostrazioni, escludendo dal processo conoscitivo ogni astrattezza. Il compito della filosofia secondo Spencer è riordinare i dati e gli esiti della ricerca scientifica.
Spencer sostiene la legge dell'evoluzione, per cui pensa che tutto è soggetto ad una continua trasformazione. Si passa così dall’indifferenziato al differenziato, dall'incoerente al coerente, che caratterizzano ogni ambito della realtà. Essa è soggetta a un progresso indefinito e quindi ad un costante miglioramento che porta all’ottimismo. Il positivismo riconosce come strumento conoscitivo solo il metodo scientifico, il quale non viene più applicato solo alla natura e all'uomo ma riguarda anche ambiti sociali e prettamente umani. Nascono quindi le scienze umane, come la psicologia (che studia la psiche, ossia l’anima), la sociologia (che studia le dinamiche e gli sviluppi della società) e l'antropologia culturale (che studia l'evoluzione culturale in concomitanza con l'evoluzione dell'uomo).
Le opere di Ernest Renan e Hippolyte Taine
Le testimonianze più importanti sono due opere:
- “Vita di Gesù”, realizzata da Ernest Renan, che solleva un grande scandalo perché propone un'interpretazione storica e umana della vita di Cristo. L'idea di religiosità viene quindi messa in crisi.
- “Filosofia dell'arte”, dello storico francese Ippolito Taine, in cui sostiene che anche i fatti artistici possano essere spiegati sulla base delle condizioni materiali in cui si realizzano. Essi dipendono da tre fattori: razza (fattori fisici e ereditari), ambiente (fattori geografici, climatici e culturali), momento (contesto storico). Quindi secondo lui anche l'arte è un fenomeno che si può analizzare e spiegare.
Concezioni materialistiche e Karl Marx
Nel 2º '800 si sviluppano concezioni materialistiche. Fondatore del materialismo storico è Karl Marx, un socialista che riprende l'idealismo hegeliano e riduce la sua filosofia dello spirito in pura filosofia della materia (trasformazione in materialismo storico). Nel 1848 insieme a Frederick Engels redige il manifesto del partito comunista. L'opera più importante di Marx è “Il capitale” – un grande capolavoro dell’economia politica. Il primo volume viene pubblicato nel 1867 ed egli in esso prospetta l'idea di una rivoluzione sociale, nel senso che analizza il sistema economico capitalistico e ne individua i fattori che portano al declino. Auspica l'ascesa al potere del proletariato. Sostiene che l'unica struttura portante della società sia l’economia. Tutti gli altri aspetti della vita sono sovrastrutture strettamente dipendenti da quella economica.
Engel e Marx non si occupano in modo particolare di teorie estetiche e letterarie, ma è evidente che secondo Marx l'opera d'arte deve essere interpretata dal punto di vista storico perché ogni opera è il riflesso delle condizioni sociali del contesto in cui è stata prodotta. Marx getta così le basi della critica letteraria marxista, ossia l'interpretazione storica.
Il dissenso verso il pensiero scientifico
Il recupero dell'analisi razionale e delle ipotesi scientifiche non soddisfa tutti gli interrogativi dell’uomo, poiché ad essi nemmeno la scienza riesce a rispondere (origini, senso della vita, vita dopo la morte). Un chiaro dissenso nei confronti della rivalutazione del pensiero scientifico l'abbiamo nel 1880, quando il filosofo tedesco Reimond, in occasione di una conferenza, redige una relazione “I sette enigmi del mondo” in cui fa un elenco di tutte le questioni che la scienza non potrà mai risolvere; in sintesi il suo motto è “Ignorabimus” (=ignoreremo sempre). Egli diventa il portavoce dell'insoddisfazione della cultura nel 1800. Molti intellettuali si contrappongono alla scienza, che viene accusata di essere materialistica e insensibile alle esigenze dell'uomo.
Filosofie del vitalismo e Friedrich Nietzsche
È quindi inevitabile lo sviluppo di nuove tendenze filosofiche: le cosiddette filosofie del vitalismo, ossia filosofie irrazionalistiche. Il maggior esponente è il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Egli critica radicalmente il positivismo e la tradizione del pensiero occidentale fondato sulla ragione. Nella sua opera “La nascita della tragedia” del 1872 analizza le origini della cultura greca a cui pone un elemento dionisiaco: l'abbandono all'istinto. Nietzsche sostiene che nel corso della cultura antica e nell’affermazione di quella cristiana, questo elemento è stato soffocato, quindi è compito dello spirito germanico recuperarlo e farlo rinascere. Nietzsche compone diverse opere, ma la sua produzione è frammentaria. Esprime pensieri staccati, aforismi e concetti contraddittori.
Opera significativa è “Così parlò Zarathustra”, del 1884, il cui protagonista è il fondatore della religione persiana. Nietzsche pone sulla bocca del protagonista le sue idee e le sue convinzioni, afferma la crisi dei valori tradizionali e di tutte le fedi, tanto che si sintetizza nell’affermazione di Zarathustra “Dio è morto”. Secondo Nietzsche l'uomo moderno non vede al di sopra della propria naturalità e dei fenomeni naturali, ha perso ogni punto di riferimento, ogni ideale, ma questa crisi non deve essere vissuta come una perdita, bensì come opportunità di liberazione e espansione delle sue energie naturali e della volontà di potenza dell'uomo. Questo compito di liberazione viene affidato da Nietzsche a pochi eletti, “I superuomini” che secondo lui erano capaci di liberarsi da ogni limitazione della morale tradizionale e di scrollarsi di dosso i valori cristiani di solidarietà e amore per il prossimo, che secondo Nietzsche sono morale degli schiavi, inventati da loro per tutelare la propria mediocrità. L'idea di superuomo è oscura, ha un carattere aristocratico e la sua figura sostiene il diritto del più forte sul più debole.
Duplice atteggiamento culturale nel secondo ottocento
Nel 2º '800 si sviluppano due atteggiamenti culturali: ritorno alla scienza e sviluppo di una corrente irrazionalistica. Questo duplice atteggiamento darà vita a un duplice orientamento politico. Infatti il pensiero razionale e l'esaltazione della scienza porteranno la cultura del positivismo ad avvicinarsi al socialismo, mentre la filosofia della vita e del superuomo esalteranno il governo autoritaristico e getteranno le basi del nazionalismo.
Miglioramenti sociali e culturali
In Europa nella seconda metà dell'800 vi è un miglioramento generale delle condizioni di vita e si assiste ad un’ampia diffusione dell’alfabetizzazione che porterà alla diffusione della cultura. Infatti il numero di lettori aumenta e si sviluppa un'ampia industria editoriale in senso sempre più moderno. Nascono nuove case editrici e incrementano il lavoro quelle già esistenti, in modo da poter fronteggiare la crescente richiesta di libri di testo da parte del pubblico.
Con l'affermarsi della borghesia come classe importante, viene incrementata la tiratura dei giornali in quanto i borghesi volevano essere informati non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Aumenta il numero di scrittori ma in Italia in particolar modo gli scrittori non riescono a vivere dei proventi della loro opera e quindi hanno bisogno di affiancare all'attività letteraria una professione che permetta loro di vivere. In Italia infatti nella seconda metà dell'800 si afferma la figura dello scrittore giornalista e dello scrittore professore.
La letteratura d'appendice e il cambiamento nel panorama letterario
Si diffonde sempre di più la passione per la lettura grazie alla diffusione della letteratura d'appendice, che consisteva nella pubblicazione su periodici di romanzi a puntate. Si tratta di uno dei fenomeni editoriali e di costume più clamorosi del secolo, un esempio rappresentativo delle potenzialità di diffusione delle opere letterarie o paraletterarie (=succedanee delle letterarie) che adeguino linguaggio, temi, ideologie alle attese del largo pubblico. È una letteratura bassa (rivolta alle masse e non agli intellettuali). I letterati vedono sempre più diminuire il loro ambito di competenza. Infatti nel primo 800 la letteratura era un campo ampio, ma adesso il letterato diventa soltanto un letterato, non più anche storico.
Nella seconda metà dell'800 possiamo osservare una differenziazione tra letteratura alta e bassa. La prima è una letteratura per intenditori, destinata ad un pubblico molto ristretto, la seconda invece è destinata al pubblico di massa, ossia al “grande pubblico”. Nel primo 800 autori come Balzac, Dickens, Manzoni erano grandi letterati la cui letteratura era alta, ma allo stesso tempo le loro erano opere popolari. Alcuni letterati nella seconda metà dell'800 si allontanano dal grande pubblico, un allontanamento causato da un atteggiamento critico nei confronti della borghesia. Essa è una classe sociale che nella seconda metà '800 diventa sempre più ricca, potente e numerosa e soprattutto utilitarista e affarista, intellettualmente stupida e moralmente meschina. Verso la fine dell'800 il termine “borghese” verrà infatti utilizzato in modo dispregiativo soprattutto dal punto di vista morale ed estetico. Una prima testimonianza è il romanzo “A ritroso” del 1884 di Karl Huysmans. Il titolo originale in francese è “A rebours”. In questa opera Huysmans critica duramente la borghesia dicendo che l'ascesa dei borghesi ha rappresentato la negazione dell'autenticità e del vero progresso culturale.
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