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Carlo Goldoni

Carlo Goldoni è un autore popolare e molto letto il quale permette, attraverso le sue opere, di avere un quadro dei problemi del periodo letterario settecentesco. Innanzitutto c’era il problema della lingua: Goldoni non si concentrerà a definire quale sia la lingua propriamente italiana; Goldoni si pone il problema di come scrivere e di come far parlare i propri personaggi.

Problema della lingua e soluzioni di Goldoni

Pietro Bembo con “le prose della volgar lingua” aveva decretato dei modelli da imitare per l’utilizzo dell’italiano: Boccaccio per quanto riguarda la prosa e Petrarca per la poesia. Questa lingua italiana però è molto lontana da quella che è la lingua parlata e i libri rimanevano quindi una cosa per pochi. Goldoni reagisce a questo perché è un autore che vuole diffondere il teatro a tutte le classi sociali, non solo a chi sapeva leggere. Usa quindi una lingua popolare in modo che anche chi non sapeva leggere le sue opere potesse invece capirle una volta che le sentiva recitare a teatro.

Carlo Goldoni, prima di diventare scrittore di testi teatrali, aveva vissuto in Toscana, terra della lingua italiana; secondo Goldoni però l’italiano non si parla in Toscana, l’italiano è una lingua approssimativa che si parla male in ogni parte d’Italia e la si utilizza come lingua di scambio e non è di certo il toscano. Anzi, Goldoni non ha una buona considerazione della lingua toscana tanto che dichiarerà più volte di trovare fastidiosa l’aspirata (la gorgia) e i riboboli (vocaboli disusati). Piuttosto, per Goldoni, l’italiano si può identificare con quello parlato a Bologna perché è a mezza strada tra Firenze e l’Italia Settentrionale.

Commedie in italiano e dialetto

Le opere di Goldoni sono quindi comprensibili perché egli scrive per essere ascoltato e non letto; perché all’interno delle sue commedie inserisce personaggi popolari che parlano la lingua comune e il suo pubblico è di conseguenza molto ampio. Per di più, Goldoni scrive commedie in italiano e anche in dialetto veneziano; le opere in veneziano andavano in scena soprattutto nel periodo del carnevale quando il pubblico che andava a teatro era molto di più rispetto agli altri periodi e comprendeva anche i ceti più bassi.

Diversamente da come si aspettava l’autore però, queste commedie veneziane verranno molto apprezzate anche fuori il territorio di Venezia. La commedia in italiano era però quella che più interessava all’autore in quanto gli permetteva di mostrare ad un pubblico più ampio. Su circa 150 commedie scritte da Goldoni infatti, quelle in veneziano sono solo il 10%.

All’epoca, Goldoni ambiva a diventare un autore letterario ed era rischioso pubblicare opere in dialetto veneziano perché poco comprensibili. Tempo dopo però scopre che queste opere non sono meno interessanti rispetto a quelle in italiano e diventa sempre più sicuro di sé nel pubblicare questi testi. È un lavoro che, tra l’altro, continuerà a fare anche quando non abiterà più a Venezia; per esempio “Le baruffe chiozzotte” vengono pubblicate dopo 10 anni dal suo trasferimento a Parigi. Ora queste opere dialettali sono tradotte in varie parti del mondo perché vengono capite in ogni contesto popolare del mondo, in quanto gli argomenti trattati sono scene popolari che sono uguali in ogni paese del mondo, in quanto il ceto basso condivide quasi ovunque le stesse problematiche.

Biografia di Carlo Goldoni

Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707 nella Parrocchia di S. Tomà e morirà a Parigi nel 1793. La sua vita si può sostanzialmente riassumere in tre periodi.

Primo periodo: infanzia e giovinezza

Goldoni passa la sua infanzia esclusivamente con la madre; il padre era un medico ambulante che, esercitando la sua attività senza laurea, si spostava moltissimo. Passando da un luogo all’altro però Carlo Goldoni si riesce ad aprire molto e non è chiuso nella sua esperienza locale. Fino all’età di 30 anni esercita il mestiere di avvocato penale a Pisa e le sue cause gli serviranno da spunto per le vicende delle sue commedie. Poi scapperà dalla Toscana perché pieno di debiti e non eserciterà più.

Fanno parte di questo periodo anche gli anni di apprendistato in cui Goldoni fa moltissimi mestieri e comincia ad interessarsi della riforma del teatro. È il periodo di Willem Meister, un personaggio di Goethe che decide di fare il teatrante. All’epoca chi faceva teatro era spesso un figlio d’arte mentre Willem Meister non lo è, come Goldoni. Questo romanzo viene scritto 2 volte, la prima volta prende il nome di “La vocazione teatrale di W.M.”, la seconda volta prende il nome di “L’apprendistato teatrale di W.M.”.

Secondo periodo: maturità e produzione teatrale

Qui Goldoni compie 40 anni e nel 1750 pubblica la sua prima opera dopo aver finalmente scelto cosa vuole fare nella sua vita, ovvero lo scrittore di testi teatrali. È un periodo che va dal 1740 al 1760 circa quando scriverà la maggior parte delle sue opere. Si può anche definire il periodo veneziano di Goldoni, quando lavorerà per le compagnie teatrali veneziane.

Terzo periodo: vita a Parigi

Nel 1772 accetta l’assunzione alla Comédie Italienne di Parigi e smette di scrivere.

Produzione letteraria e lingue utilizzate

La sua carriera invece oltre che in tre periodi si può dividere anche in tre lingue:

  • Prima lingua: italiano parlato (quello di Bembo). Quando nel 1750 uscirà il primo volume con l’edizione Bettinelli nella prefazione presenta le sue commedie e parla di “riforma” e “mondo e teatro”. Dice: “chi ascolta le mie commedie ha la sensazione di sentire una familiar conversazione, una compagnia del vicinato”. Con “familiar conversazione” intende la dimensione della lingua italiana come lingua di scambio non per forza regionale; per “compagnia del vicinato” intende invece il rumore che si sente aprendo le finestre, è la dimensione delle lingue individuali, di un’esperienza reale.
  • Seconda lingua: dialetto veneziano. La seconda lingua quindi che Carlo Goldoni usa è certamente il dialetto veneziano.
  • Terza lingua: francese. Scriverà “Les Mémoires” e “Mémoires pour servir à l’histoire et le théâtre”.

Rivali di Carlo Goldoni

Pietro Chiari: abate bresciano importante per i suoi romanzi. Carlo Gozzi: scrittore veneziano di teatro in contrasto con Goldoni. Egli era un nobile di basso rango e accusa Goldoni Di criticare la nobiltà. Anche Gozzi scriveva testi in cui faceva satira nobiliare ma erano destinati solamente alla nobiltà; Goldoni invece faceva satira nobiliare all’interno delle sue commedie le quali erano aperte anche all’ambiente del popolo. Goldoni parlerà anche della distinzione tra nobili di nuovo titolo molto ricchi e nobili solo di nome (come Gozzi).

Goldoni diventerà maestro di lingua italiana alla corte di Francia e avrà dei rapporti epistolari con Voltaire il quale lo definisce “pittore della natura". Carlo Gozzi scriverà infatti “Le Gazzette” nelle quali criticherà sia Voltaire che Goldoni. In una lettera che Voltaire scrive a Goldoni ci sono addirittura delle righe scritte in veneziano. Dice poi di adottare le commedie di Goldoni come metodo per imparare una lingua, le usa come libri di conversazione. All’epoca le lingue si imparavano puramente con un metodo grammaticale, Voltaire invece ritiene più utile leggere le commedie.

Venezia e il teatro

Goldoni a Venezia c’è stato relativamente poco, ovvero quando forniva copioni per le compagnie di teatro. La prima parte della sua vita e l’ultima, invece, si svolgono altrove. Da bambino studia tra Pavia e Perugia e tornava a Venezia e a Chioggia soltanto per l’estate. Anche “Les Mémoires” sono divise in tre parti:

  • Parte giovanile: qui racconta delle sue avventure giovanili, gli amori e i giochi.
  • Parte centrale: è quella in cui racconta della sua attività di scrittura teatrale, qui descrive le opere e non c’è molta azione.
  • Terza parte: parte dedicata agli anni parigini. Inizialmente parla del teatro e successivamente parla dell’enorme espansione della città di Parigi.

Da altri testi che non sono “Les Mémoires” sappiamo che Carlo Goldoni era un uomo con crisi nevrotiche. Anzi, nelle memorie cerca di far credere di essere un uomo tranquillo e posato.

Venezia all’epoca era la città che contava più teatri di qualsiasi altra città d’Europa e c’erano molti più cittadini di adesso perché era considerata una metropoli. Ci saranno molti personaggi che parleranno di Venezia, per esempio Goethe parla della vita di giorno e la vita di sera a Venezia. Oppure Wagner che anche lui è un personaggio che riconosce la vita particolare di Venezia. Le compagnie veneziane recitavano per qualche mese in città e poi andavano in tournée in terra ferma e fuori. Le compagnie avevano bisogno di cambiare spesso repertorio ed è per questo che siamo arrivati ad avere più di 150 commedie di Carlo Goldoni.

Molière, in Francia, contrariamente scrive meno perché è stipendiato dal re di Francia mentre Goldoni vive del suo lavoro e deve scrivere prima di tutto per far guadagnare la compagnia e poi anche lui. Le stagioni del teatro veneziano comprendevano sia il teatro d’opera (musicale) sia il teatro drammatico. Il più importante teatro di Venezia prima della costruzione della Fenice era il teatro di San Giovanni Grisostomo (Campo San Luca – oggi Teatro Malibran). Importante anche il Teatro Sant’Angelo (oggi non c’è più).

Inizialmente Goldoni comincia a lavorare per la famiglia Grimani e i suoi teatri, ma più che della scrittura di testi si occupava dell’amministrazione. La famiglia Grimani possedeva sia il teatro San Giovanni Grisostomo sia il teatro di San Samuele. Il padrone Grimani si occupava di ingaggiare gli scrittori teatrali. In questi due teatri si svolgeva il teatro d’opera. Ma è nel teatro S. Samuele che cominciavano a vedersi le novità e sarà qui che Goldoni comincerà a scrivere le prime opere (che noi però non abbiamo). Comincia a lavorare lì prima come direttore, si occupava anche della sfera economica e amministrativa e poi comincia anche a mettere mano sui libretti.

Gozzi, Chiari e Goldoni lavoreranno tutti a Venezia e Gozzi descriverà la storia del teatro Veneziano come appunto la storia delle tre compagnie teatrali. Né Gozzi né Chiari però faranno tutte le esperienze di Goldoni.

Opere di Goldoni

Le uniche commedie giovanili di Goldoni che conosciamo sono state riscritte a vecchio. Le riscrisse per due motivi: primo motivo perché aveva bisogno di storie nuove e quindi le andava a riciclare da quelle mai pubblicate; secondo motivo per poterle riadattare alla sua maturità.

La prima commedia che incontriamo è “L’uomo del mondo”. È una commedia ancora a canovaccio, tranne che per la parte del protagonista: Momolo cortesan. È un’opera molto cara a Goldoni e ne farà altre due con lo stesso protagonista “Momolo sulla Brenta” che più avanti rinominerà “Il prodigo” e “Momolo mercante fallito” che poi rinominerà “La banca rotta”.

I primi libretti per musica su cui Goldoni lavora invece sono degli intermezzi che devono essere musicati e cantati dagli attori. Erano testi protetti e venivano stampati solo qualche anno dopo essere andati in scena. Anche per questo non abbiamo testi del Goldoni giovane.

Goldoni comincia davvero a pubblicare le sue opere solo nel 1750 quando incontra l’impresario Girolamo Medebach, all’epoca impresario del teatro Sant’Angelo. Dal 1750-51 Goldoni scrive 16 commedie. Con Medebach comincia a fare lo scrittore teatrale e scrive nuove commedie e riadatta vecchie commedie dell’arte. Goldoni considererà sempre la sua scrittura di testi “una pratica artigianale”.

Il teatro di Medebach è l’unico teatro non nobile ed l’impresario rischierà molto con questo suo progetto perché mette in scena un tipo di commedia nuova, partendo da zero. L’ultimo teatro in cui lavora Goldoni è il teatro San Luca nel quale lavora dal 1753 al 1762 quando accetta di essere assunto alla Comédie Italienne di Parigi.

La Comédie Italienne faceva parte della Comédie Française (teatro di repertorio) e si svolgeva soprattutto commedia dell’arte. Poi c’era l’Opéra Comique che invece proponeva opera buffa italiana. Goldoni viene chiamato a Parigi perché per risparmiare soldi i due teatri vengono uniti e Goldoni aveva le capacità per dirigerli entrambi.

Il servitore di due padroni

È un’opera in piena sintonia con la commedia dell’arte ed è un riadattamento di Goldoni ad un’opera che già esisteva. Era un testo a canovaccio e Goldoni la riscrive per necessità di dare alla stampa testi nuovi; in realtà per l’autore era un’opera poco importante anche perché era un uomo di riforma teatrale e avrebbe voluto abolire le maschere. Crede quindi che avrà poco successo, invece desta subito un grande interesse. (Mozart voleva addirittura musicarla).

Attore importante che interpreta Truffaldino (Arlecchino) è Antonio Sacchi che Goldoni considera alla pari di attori pilastri del periodo come l’inglese Garrick, il francese Prévile.

C’era bisogno di un autore che fosse in grado di reinventare lo scheletro della trama (viene chiamato scheletro perché i piani di lavoro per scrivere un’opera erano chiamati “ossature”). Goldoni metterà mano al canovaccio e volendo può anche sconvolgerlo.

Il servitore di due padroni ha una trama a due fuochi e la struttura generale è fortemente geometrica. Fuoco narrativo: visione romanzesca, trama della vicenda. Ruolo del servo: Arlecchino è servitore di due padroni contemporaneamente; uno è una donna che si spaccia per defunta, uno è un uomo che va in cerca dell’amata. Perché Arlecchino è servitore di due padroni? La motivazione è presentata all’inizio del testo e sembra banale: vuole percepire due stipendi; non deve però mai rivelare il nome del suo padrone all’altro padrone.

Il fulcro dell’opera è la scena del pranzo (2o atto) in cui i due amanti in due stanze vicine si ritrovano a mangiare allo stesso tempo senza però riconoscerci e non si accorgono di avere lo stesso servitore. Per Arlecchino le difficoltà di servire entrambi i padroni aumentano.

Procedimento di Goldoni: Arlecchino illustra a Brighella come si mettono i piatti in tavola (scena della scalcaria). Arlecchino dice: “un pranzo non è determinato dalla qualità dei piatti ma dalla loro disposizione in tavola”. Goldoni dice: “Bella disposizione di una vecchia trama”.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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