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LA BOTTEGA DEL CAFFE’

Fu un grande successo della stagione ’50-’51. È un teatro che Goldoni ci consegna già riscritto, non

originale. Tratto principale è l’eliminazione delle maschere, Goldoni trasforma le maschere in persone reali

con nome e cognome.

Ridolfo (il caffettiere) era sicuramente Brighella nella prima edizione (nel servitore dei due padroni Brighella

era il padrone della locanda). Trappola (il garzone di Ridolfo) è Arlecchino, rappresenta la stupidità e la

malfidenza.

Nell’opera giovanile di Goldoni “momolo cortesan” Coltega (trappola per pantegane in dialetto) assomiglia a

Trappola. Trappola è un personaggio riuscito, ricorda una maschera ma ricorda anche la realtà, è un

personaggio negativo ma simpatico. Ridolfo invece è un personaggio che predica la morale, infatti

rappresenta la moralità dell’autore e non è molto divertente.

È una commedia veneziana:

-Rappresentazione di modelli di vita violenti e marginali;

-Personaggi negativi o simpaticamente negativi;

-Elementi romanzeschi;

Differenza nelle strutture sceniche rispetto al dittico: nel dittico si cambia di continuo scena, ma come già

esprime il titolo dell’opera, questa commedia è legata a un unico luogo. Il caffè era un luogo tipico di Venezia

dove si leggeva il giornale.

È una commedia di ambiente, non cambia mai la scena, scena stabile.

Nella piazzetta c’è la “bottega del caffè”, una casa da gioco clandestina ( tra i personaggi c’è Pandolfo, il

biscazziere della casa da gioco) e la terza bottega è un barbiere, ma non è molto importante. L’azione si

svolge parallelamente nei tre luoghi, ma noi vediamo solo cosa succede dentro la bottega del caffè.

È una commedia triangolare tre esercizi che convengono in un luogo unico , anche il rapporto tra i

personaggi è triangolare.

(Esiste un testo precedente che Goldoni scrive nel 1736, e si chiama La bottega da caffè. La differenza è

che questo è un intermezzo in musica ambientato a Venezia).

La bottega del caffè è un testo triangolare (tre personaggi): uno è Narciso, il caffettiere accanto che truffa la

gente, il secondo è Zanetto, veneziano figlio di un mercanto e il terzo è Dorilla.

Zanetto va a giocare alla bottega del caffè. C’è una donna avventuriera, Dorilla. Narciso e Dorilla si

innamorano e vivono alle spese di Zanetto, che truffano.

Le maschere avevano due linee di caratterizzazione:

-in rapporto all’interprete, caratterizzazione personale

-caratterizzazione del repertorio

Ridolfo ha una caratterizzazione psicologica assente.

La struttura della bottega del caffè è triangolare , due personaggi comunicano sempre attraverso un terzo

interprete. (Questo schema verrà ripreso fino al capolavoro di Goldoni “La trilogia della villeggiatura”:

struttura a puntate  schema triangolare moltiplicato, macrostruttura uguale alla microstruttura  commedia

romanzata).

CARATTERISTICA  MEDIAZIONE MIMETICA  I personaggi desiderano una cosa attraverso un’altra cosa.

Nel teatro questo rapporto triangolare è più evidente perché si ha un numero limitato di attori e la scelta dei

personaggi è subordinata alla gerarchia degli attori.

La “bottega del caffè” e la “bottega del caffè” hanno punti in comune e differenza:

-si svolge in un'unica scena e non cambia mai (tre luoghi, una scena) e Goldoni usa poche volte la scena

stabile (è così anche il Campiello).

-Ci sono delle corrispondenze fra i personaggi delle due commedie:

Narciso  Ridolfo

Zanetto  è un cortesan o “un uomo di mondo” personaggio da romanzo di trascrizione

Placida, prima donna pellegrina e di avventura come  Dorilla giovane avventuriera romana

La bottega del caffè

Rapporti triangolari:

1)Al centro della bottega del caffè c’è Don Marzio (forse Medebach), non ha vizi ma non fa altro che

spettegolare, è il motore delle chiacchiere. Parla ma molte volte ci azzecca, ciò che invece non fa Ridolfo :

Perché non denuncia la bisca clandestina? Perché riguarda , cosa che non fa

invece Don Marzio, che è un capro espiatorio e alla fine viene escluso da tutti.

Ridolfo onesto Pandolfo disonestro  Don Marzio maldicente  Ridolfo onestro

Grazie alle maldicenze di Don Marzio si scoprono le carte.

2)Leandro (conte), vero nome di Flaminio Ardenti è in fuga da Torino inseguito dalla moglie Placida che si

finge pellegrina. Leandro corteggia la ballerina Lisaura. A Venezia marito e moglie si reincontrano

Placida alla ricerca di  Leandro che corteggia Lisaura

3)Il rapporto tra Placida che corteggia  Eugenio che è sposato con Vittoria ma si pensa sia l’amante

diLisaura. Eugenio chiede soldi a Ridolfo, il quale glieli da perché era servitore del padre di Eugenio.

La bottega da caffè

Narciso: veneziano, parla dialetto

Zanetto: veneziano, nome tipico di Venezia, parla dialetto

Dorilla: romana, ha un nome d’opera , parla italiano

Qui manca l’impresa commerciale opposta alla bottega da caffè.

LA LOCANDIERA

Famosa interpretazione cinematografica di Giancarlo Gabelli, molti contenuti caricaturali.

I personaggi sono vari:

-Coppia di nobili : Il Marchese di Forlìpopoli e il Conte di Albafiorita (per la censura Goldoni non poteva

utilizzare nomi veri).

-Mirandolina la locandiera

-Fabrizio il cameriere

-Il Cavaliere di Ripafratta

(I personaggi sono pochi perché la compagnia era ridotta

Questa commedia racconta qualcosa sulla nobiltà dell’epoca. I caratteri sono esagerati, nel film i nobili sono

truccati e imparruccati. Il conte e il marchese si distinguono dal terzo nobile, il cavaliere. Dalla prima battuta

si vede subito che il marchese si sente superiore al conte, ed entrambi i nobili rappresentano la nobiltà

veneziana decaduta del ‘700: il marchese è di famiglia nobile ma si è impoverito, il conte invece si è

comprato il titolo.

La commedia è scritta in italiano ed è costruita su una storia sola, quella di Mirandolina. La commedia inizia

con i due nobili che si litigano l’importanza e la ricchezza del proprio titolo e sono entrambi attratti da

Mirandolina.

Rapporto mimetico di e soddisfacimento sensuale: fanno a gara a chi riesce a sedurre meglio Mirandolina.

L’attrice per cui è stato inventato il ruolo di Mirandolina era una servetta, Maddalena Marliani.

Non avrebbe potuto scrivere una parte del genere se non fosse stato per la malattia nervosa della prima

attrice Teodora Medebach.

Mirandolina non è una donna giovanissima, è orfana e la locanda era del padre (poche donne erano

proprietarie di botteghe). Mirandolina deve ancora sposare l’uomo che il padre voleva per lei: Fabrizio, il

cameriere.

Chi sposa alla fine? Il detto Fabrizio, ma non è facile definire se questo finale sia un “lieto fine” perché non è

un matrimonio che corona i sentimenti. Però allo stesso tempo Mirandolina non potrebbe sposare un nobile.

In cosa consiste la commedia? Mirandolina racconta al pubblico il suo piano: piacere a chi la disprezza,

ovvero in cavaliere di Ripafratta (Era nella lista il primo personaggio della commedia, e forse era interpretato

da Medebach). Il Cavaliere era un misogino. Perché allora Goldoni non intitola la commedia a lui? Perché è

Mirandolina il personaggio più importante e particolare.

Con questa commedia Goldoni amplia io suo orizzonte ideologico, esprime il suo punto di vista: nella

prefazione afferma che gli uomini devono prendere le distanze dal potere delle donne.

I due nobili e Fabrizio vogliono Mirandolina e i nobili le fanno dei doni. Il terzo nobile è l’unico che potrebbe

avere Mirandolina , ma disprezza le donne, e preferisce i suoi cani a loro. È un personaggio che disprezza le

donne e il teatro.

Ad un certo punto entrano in scena due attrici che fingono di essere due nobili e i due nobili ci cascano, ma

non il cavaliere di Ripafratta perché non è idiota e odia il teatro e la finzione.

Orstensia e Dejanisa perché rappresentano il teatro. (registro del grottesco).

Nella commedia l’estrazione sociale dei personaggi li condiziona nel loro rapporto con gli altri.

Cosa decide di fare Mirandolina? Dopo le lamentele del cavaliere sbatte a terra le lenzuola e vuole

vendicarsi (“la vendetta della donna”) : fa finta di essere innamorata del cavaliere e se lo lavora finchè lui

impazzisce per lei e cerca di violentarla.

I NUOVI ORIZZONTI DI GOLDONI

In Goldoni distinguiamo soprattutto due tipi di commedia:

-Commedia in dialetto  ambientazione veneziana

-Commedia cittadina veneziana ambientazione cittadina, rappresentazione della città e della sua lingua. È

anche chiamata “commedia nazionale”, indica la territorialità dello Stato Veneto dell’epoca, è una commedia

esportabile. Vi è una rappresentazione della “vita del giorno”, si vede a teatro quello che si vede nelle strade,

molti stereotipi. Goldoni però non rappresenta completamente la realtà, si distacca un po’.

Questo suo genere avrà una continuità negli anni.

Bottega del Caffe è di stampo veneziano ma Goldoni ha cancellato alcuni tratti tipici : non ci sono

maschere, c’è una semplificazione e una riduzione ad un solo ambiente (Non c’è dispersione. C’è questa

riduzione progressiva, supera la necessità di montare molti ambienti, si allontana dal costume del teatro)

Info: Gozzi diceva che Goldoni non conosceva le regole di Aristotele. Cosa pensa Goldoni delle unità

aristoteliche? Non lo toccano molto (cit. Teatro Comico :” Perché dobbiamo seguire Aristotele? E’ morto!”.

Infatti piuttosto si basa sul teatro spagnolo che è libero dalle regole aristoteliche; Lope de Vega aveva perso

il rispetto per Aristotele. Inoltre Goldoni lavorava a fini commerciali, deve dare spettacolo, ma con la bottega

del caffè si recuperano tutti gli elementi aristotelici: intreccio, tempo e luogo.

Goldoni si lega saldamente all’unità di tempo , le sue opere non durano di più di 8-12 ore, è un fatto di

costume perché lo spettatore identifica il tempo con cui sta a teatro con il tempo dell’opera.

Il rispetto del tempo e dello spazio è direttamente proporzionale alla percezione dello spettatore.

Riguardo all’unità di spazio ci sono varie opinioni su che cosa sia.

Le trame che durano come il tempo della realtà sono le trame realistiche. La semplificazione spaziale: nella

Bottega del Caffè Goldoni ha “un’esperienza letteraria”, elimina le maschere sia nello scritto che nella scena.

Nella stagione 1750-51 scrive una commedia romanzata che trae origine da un grande romanzo del tempo

“Pàmela”. È un romanzo epistolare con al centro l’eroina che deve affrontare un amore contrastato con il

nobile che lei serve. Parla quindi anche del tema delle classi sociali diverse. La storia è raccontata dalle

lettere che Pàmela scrive a vari personaggi; è facile teatralizzare questo tipo di romanzi. Goldoni scirve

anche la seconda parte “La Pàmela montata”

Il passo successivo riguarda il totale cambiamento dell’ambientazione, i luoghi sono esotici come nella “la

sposa persiana”, sono luoghi lontani. Pietro Chiari risponde scrivendo “la sposa cinese”. Entrambe hanno

molto successo. Queste opere fanno parte di un nuovo repertorio .

Oltre al repertorio veneziano, Goldoni scrive ogni anno almeno una commedia in dialetto.

Commedia veneziana 1750-51 : maturazione – concentrazione d’ambienti – storie romanzesche – totale

sparizione delle maschere.

Si concentra sul quotidiano, sulla vita comune, non c’è nemmeno una trama essenziale, i personaggi

altolocati sono personaggi minori.

LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

L’esperienza romanzesca diventa più chiara con la “trilogia della villeggiatura”. Tutti i sequel che Goldoni

aveva scritto erano dovuti al fatto che le prime parti avevano avuto successo, questa volta invece fa una

trilogia scritta in modo più organizzato.

Perché sviluppare in tre puntate? La trama è piuttosto semplice, i personaggi fondamentali sono pochi, può

assomigliare alla locandiera.

-Dato romanzesco: emergono

-Abbiamo elementi del “Manolo sul Brenta” ma l’ambientazione non è più veneta, si è a Livorno in Toscana, è

un luogo generico e si allontana dalla tipicità delle città venete, e lo fa per raccontare un’esperienza diffusa.

Però nell’opera non si parla toscano e le azioni si svolgono in un luogo sconosciuto : “montenero”

-Questione del romanzo: gli scrittori si raccontano attraverso personaggi . Assomiglia ad un romanzo di

formazione , perché c’è la maturazione di un personaggio attraverso le vicende che vive (per esempio nel

“l’avventuriere onorato” si racconta della vita di Goldoni prima della scelta teatrale).

In quest’opera si racconta della maturazione di Giacinta.

Ci si chiede se anche nella locandiera non ci fosse una formazione per Mirandolina.

I personaggi sono pochi ed è concepito in tre opere fin dall’inizio che si completano. Giacinta verso la fine

della seconda opera infatti scopre qualcosa attraverso un’illusione, è vittima di rapporti mimetici, ovvero si

ama qualcuno perché si è amati da altri.

C’è una doppia esperienza per Giacinta: -l’amore – la vanità/moda: Giacinta vuole avere i vestiti più belli e

ha la possibilità di mostrarli solo in villeggiatura.

Giacinta appartiene ad un’estrazione sociale relativa perché non può spiccare a Venezia ma lo può fare

invece in villeggiatura a Montenero.

I desideri amorosi di Giacinta nascono dai desideri mondani (ha un sarto francese). Giacinta è una “cittadina

veneziana” borghese (a Venezia i borghesi veniva chiamati appunto cittadini ma Goldoni non si chiede se

anche altrove è così).

Leonardo è l’amante/fidanzato di Giacinta

Vittoria è sorella di Leonardo

C’è una rivalità fra Vittoria e Giacinta. Chi ha i vestiti più belli? Giacinta, ma la situazione è rivolta sul piano

amoroso perché Giacinta si innamora del marito di Vittoria (Vittoria conquista l’amore romantico).

Guglielmo è un altro amante di Giacinta . Giacinta mette in mezzo Guglielmo per provocare il fidanzato e

farlo ingelosire, e il matrimonio tra Giacinta e Leonardo sarebbe un matrimonio borghese più che d’amore.

Il finale è illogico.

Il padre di Leonardo si indebita per diventare più ricco

Fulgenzo

Servitori e camerieri D. serve Leonardo e Brigita serve Giacinta e i due servi si raccontano il rapporto dei

due padroni.

Cecco e Berto servono Leonardo

Di solito nelle commedie di villeggiatura i servi sfruttano i padroni ma qui i servitori sono tutti buoni, privi di

desiderio di imitazione sociale.

-METALASSI: qualche personaggio esce dalla scena

-Ci sono tre diverse liste di personaggi ma il nucleo è stabile.

La prima e la terza sono quasi del tutto simili, la seconda è un po’ diversa.

-Ci sono dei registri cinematografici importanti . Contri e Strehler rappresentano l’opera da punto di vista di

Giacinta.

Sono 3 commedie e 9 atti, al centro come storia principale c’è un triangolo amoroso che si risolve solo alla

fine. Ogni commedia ha due intervalli ma anche le pause tra una commedia e l’altra. Le pause sono i tempi

in cui i personaggi tornano o partono per la villeggiatura.

-Ambientazione: 6 (1) + 7 (2) + 7(3). Nella prima parte ci sono sei colpi di scena (non tutte in scene diverse,

accadono anche nello stesso luogo). Sono tutti spazi interni e vi è una sola scena esterna.

I luoghi interni sono luoghi privati dove si svelano i rapporti di interesse e la dimostrazione del grado sociale,

dove vi si comprano i vestiti e dove si ama (non il matrimonio): ci sono interessi patrimoniali nei matrimoni.

Nella scena 42 della seconda commedia troviamo l’abito più importante della trilogia, è di sartoria francese

d’alta moda, si chiama “mariage” , è la scena in cui troviamo insieme Giacinta e Vittoria.

Il padre di Giacinta tira fuori i soldi, mentre sappiamo poco dei genitori di Vittoria che sono morti e Leonardo

si rifiuta di pagare l’abito a sua sorella e Giacinta farà a Vittoria una serie di battute sarcastiche per questo.

Trama

Nei primi dialoghi capiamo che il matrimonio di Giacinta non è di amore, Giacinta crede di amare Leonardo

ma in realtà le piace che lui le faccia da servitore, ma poi arriva Guglielmo, un amico di famiglia. (le cose

che sappiamo di questo triangolo amoroso le sappiamo perché altri ce le raccontano).

Vittoria rivela tutto al fratello per quanto riguarda Guglielmo ma inizialmente non è geloso. Guglielmo non

sembra essere interessato a Giacinta. Giacinta dice di dover tollerare Guglielmo per amore del padre ma

questo sconvolge gli equilibri e Leonardo comincia a ingelosirsi quando anche Guglielmo va in villeggiatura.

Ma anche Giacinta è inizialmente disturbata ma poi capisce che Guglielmo le è utile per far ingelosire

Leonardo (schema tipico del desiderio mimetico) ma per ora non c’è passione.

Cosa prova Giacinta per Leonardo? Giacinta fa tre confessioni alla cameriera che si trovano rispettivamente

nella 1° nella 2° e nella 3° commedia.

1) Il rapporto tra Giacinta e Leonardo è spiegato da Brigida :”Voi lo amate pochissimo” e dopo che

Guglielmo appare Leonardo dice “Io l’odio per colpa vostra”.

2) Leonardo a Giacinta: “E voi mi amate pochissimo”

3) Giacinta è maturata, ama Guglielmo ma deve sposare Leonardo. L’amore di Giacinta per Guglielmo

sboccia in un banchetto (unica scena esterna).

Giacinta vuole trovare nel marito un uomo sottomesso che non dia dei problemi, ma rimarrà ultima nel gioco

che ha creato : vincono le buone maniere. (Guglielmo è più civile di Leonardo). Nel comportamento di

Guglielmo c’è qualcosa di artificioso e misterioso che ammaglia Giacinta.

Guglielmo macchia l’abito di Giacinta : lei fugge nel bosco e lui lo raggiunge.

Goldoni non fa finire la cosa qui, non lascia che i due vivano felici, toglie il lieto fine e conclude la vicenda

alla terza puntata.

Giacinta nega il proprio desiderio e così lo accresce (negazione freudiana) a questo si lega il desiderio di

Giacinta per gli abiti e non ai sentimenti amorosi. Poi Giacinta prenderà le distanze dall’amore e dalla moda,

quando desidera amare non può.

Così Giacinta si tuffa nella moda e vuole vestirsi da sola alle nozze, non vuole che Vittoria tocchi gli abiti.

Giacinta vuole mostrarsi forte , si distrae con la moda dall’amore.

Conclusione: perché Giacinta sposa Leonardo? Ci sono varie interpretazioni: Giacinta mette in scena una

logica borghese ma comunque il finale è incomprensibile. La famiglia di Giacinta e quella di Leonardo non

sono messe bene economicamente e c’è il personaggio di Zio Bernardino che nega il prestito.

La negazione dell’amore alla quale Goldoni si costringe è una rivelazione del suo essere romantico.

Sofferenza teatrale di Giacinta: piace la delusione dei personaggi. La battuta più significante è quella finale

dove Giacinta rinuncia a recitare un pezzo che gli spettatori del ‘700 si aspettavano da una prima donna; qui

parla direttamente agli spettatori. (non siamo alla fine dell’opera ma alla fine della seconda puntata).

È una confessione, uno sfogo: “Qui il poeta ha scritto una scena di 1 disperazione, 2 combattimento di affetti

e 3 misto di eroismo e tenerezza.”

Contrappasso nel finale, Guglielmo diventa marito di Vittoria

Non è una commedia come le altre, inizia bene e finisce male.

Panorama delle commedie veneziane di Goldoni

Le commedie in veneziano sono fatte per gli ultimi giorni di Carnevale. C’è una doppia maturazione:

-Baruffe Chiozzotte è interessante l’introduzione , Goldoni riflette. È una commedia del 1762, anno di

partenza per Parigi, ma la prefazione la scriverà a distanza di 10 anni.

In questa prefazione riflette sulla differenza fra il teatro francese (frequentato solo dalla nobiltà e dai suoi

servitori) e quello veneziano (anche i popolani ci sono a Carnevale). Secondo Goldoni chi paga il biglietto ha

il diritto di essere rappresentato.

Nelle baruffe chiozzotte i protagonisti sono i pescatori e le loro donne, un tema ricorrente che invece poi non

tornerà.

Tratti dell’itinerario veneziano

-Evaporazione della trama, pittura d’ambiente, legame con il luogo caratterizzante piuttosto che con un

personaggio.

-Dimensione corale (soprattutto femminili) o per caso o per necessità (più attrici o per una motivazione più

profonda). Distinzione fra una donna e un gruppo di donne.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture e società dell'asia orientale
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BassSyndrome di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Vescovo Piermario.

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