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Bazzani Laura, professore Enrico Zucchi, corso anno 2022/2023

Letteratura italiana

Padova nel 200: primo centro del classicismo

Nel 300 Petrarca si ferma sui Colli Euganei → Padova culla della poesia volgare.

Verso il 500 il territorio è sottomesso alla Repubblica di Venezia, ma mantiene un’indipendenza grazie all’università.

‘500 ‘600: teatro in tutte le sue forme.

Ci sono luoghi geografici molto importanti nei quali nasce un genere letterario altrettanto importante.

Ferrara: fulcro della “Aminta”. Questa città non viene mai nominata come centro della letteratura pastorale nonostante sia nata lì.

Città più importante della letteratura italiana: Firenze.

Padova vive il primo poeta laureato, Albertino Mussato: egli scrive la prima tragedia dopo l’epoca romana; a Prato della Valle c’è una sua statua.

Vive per un certo periodo Francesco Petrarca, che si ritira poi ad Arquà, sui Colli Euganei, fino alla morte.

Infine, rifiorisce in tutti i generi la letteratura drammatica tra ‘500 e ‘600, con la commedia (Ruzzante), la tragedia (Speroni, De’ Dottori) e il dramma pastorale (Contarini).

A Padova per la prima volta una donna compone una tragedia: Valeria Miani con la “Celinda” (1611).

La poesia lirica era però al gradino più basso della gerarchia letteraria: nel ‘500 si credeva che tutti, e dunque anche le donne, potessero scrivere poesie. La tragedia era invece il genere più alto.

Possiamo considerarla la città dei grandi esordi e traguardi.

Qui nasce Ippolito Nievo, autore di uno dei più importanti romanzi ottocenteschi italiani, “Le Confessioni d’un italiano” (1867).

Nonostante ciò “I promessi sposi” viene considerato il più importante romanzo in quanto Manzoni si era recato a Firenze (“sciacquare i panni in Arno”).

Quanto è difficile fare una storia della letteratura italiana?

  • La principale difficoltà, fin dal ‘700, nel fare una storia della letteratura italiana è di natura politica; esiste una letteratura italiana anche prima della nascita dell’Italia come nazione unitaria e sovrana nel 1861?
  • Italia del ‘700 è un’espressione geografica: pezzo di terra denominato Italia.
  • Ancor più importante della storia della letteratura italiana è la geografia della letteratura italiana.
  • Prima del ‘500 si trattava di un’Italia divisa in stati, staterelli, comuni, ducati tutti in guerra tra di loro per difendere i propri territori. Dal ‘500 il territorio inizia ad essere governato da potenze straniere (al centro c’è lo Stato della Chiesa). Nel 1861 iniziano le guerre d’indipendenza.

Questo serve a dimostrare come la letteratura non ruoti solo attorno a Firenze.

Pregiudizio toscano

  • Ottocento, con Risorgimento consacra il primato linguistico del Toscano (Manzoni e lo “sciacquare i panni in Arno”);
  • Ma la fortuna linguistica del toscano si deve alla fortuna della “Commedia” fuori dalla Toscana; eppure fino al ‘500 in Italia convivono tre lingue letterarie: italiano, francese e latino (polivalenza linguistica).

Bazzani Laura Professore Enrico Zucchi Corso anno 2022/2023

  • Fino al ‘500 la letteratura italiana su base toscana esiste soltanto in Toscana e in Veneto (per le peripezie biografiche di Dante e circoli a lui legati, e questo segna la preminenza del Veneto nel ‘500): altrove fiorisce letteratura franco-italiana (al Nord) o dialettale (al Sud).

Il predominio fiorentino non è merito di Firenze. Dante, per esempio, verrà cacciato dalla città e ospitato a Verona da Can Grande. Petrarca nasce ad Arezzo (figlio di un esule cacciato da Firenze). Anche Boccaccio ha vissuto poco a Firenze.

Siamo abituati a pensare che fin dal ‘300 il fiorentino sia la lingua letteraria che si impone in tutta Italia, ma non è così per due motivi:

  1. Tranne che in Veneto, ovunque fiorisce lingua letteraria non fiorentina;
  2. Le tre corone (Dante, Petrarca e Boccaccio) sono esuli o comunque non hanno piena patente di fiorentinità.

Fino al Cinquecento anche in Toscana non si impone univocamente il modello letterario trecentesco fiorentino (la letteratura toscana del Quattrocento è municipalista, come mostrano le prove di Pulci e del Burchiello, o latina, come per Poliziano, Alberti o Poggio Bracciolini).

  • Il trionfo del fiorentino come base della lingua letteraria nazionale avviene nel ‘500 ed è dovuto non tanto al potere politico mediceo, ma al riconoscimento critico-letterario del valore della lingua delle tre corone.
  • Pietro Bembo, veneziano, nelle “Prose della volgar lingua” (1525), elegge a lingua nazionale quella di Dante, Petrarca e Boccaccio.
  • Ludovico Ariosto riscrive dal punto di vista linguistico il suo poema “Orlando Furioso” (1516; 1532) sulla base del modello delle corone.
  • Non è la Toscana che conquista il resto d’Italia, ma il resto d’Italia che conquista la Toscana e ne promuove il patrimonio linguistico-letterario.

Il ritardo della letteratura in italiano rispetto alle altre lingue volgari

Il ritardo della letteratura in italiano rispetto alle altre lingue volgari (lingue epoca medievale).

  • Le prime prove letterarie in volgare italiano (intenzionate) risalgono al 200, in ritardo rispetto ad altri luoghi ("Beowulf", VIII secolo; “Chansons de geste”, XI-XII secolo; “Nibelungenlied”, XII secolo; “Cantar de mio cid”, 1140).
  • In Italia il ritardo è dovuto a questioni culturali e politiche: il latino infatti ha una maggiore resistenza a causa anche della presenza della Curia pontificia a Roma; manca inoltre un ceto politico (aristocrazia francese) che investe sulla fondazione di una lingua diplomatica e letteraria nazionale: questo in Italia avverrà soltanto nel XIII secolo, nel contesto molto più frammentario della nascente civiltà comunale.
  • L’unica istituzione che insegnava a leggere e scrivere era la Chiesa. Anche per questo non nasce una lingua nazionale, ma rimane prevalente il latino.

Italiano in ritardo per quanto riguarda la poesia.

Fin dalle origini esistono grandi ceppi linguistici. L’italiano fa parte delle lingue romanze (italiano, spagnolo, portoghese, francese), ossia quelle che si sviluppano a partire dal latino.

Indoeuropeo = origine da cui derivano tutti i ceppi linguistici.

C’è un percorso che porta il latino dalla lingua di Cicerone al francese in Francia, italiano in Italia, ossia una sorta di “barbarizzazione” del latino.

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Chiaramente il latino scritto di Cicerone non corrisponde a quello parlato dell’epoca. Nel corso dei secoli il latino scritto diverge sempre più da quello parlato. La tradizione letteraria scritta rimane costante nel tempo data la presenza di modelli autorevoli.

Dal punto di vista del parlato c’è una divaricazione molto differente: il latino cambia perché cambiano i parlanti, vengono aggiunte nuove parole e servono nuove parole, c’è una differenziazione degli Stati nazionali.

La poesia iniziò ad essere scritta più tardi, ma si utilizza comunque il volgare scritto. Le prime testimonianze del volgare italiano non sono letterarie, ma di natura giuridica, o addirittura prove di penne. Documentano una lingua ibrida, un latino rozzo che sta diventando qualcosa di diverso.

Esempio: 960. Placiti campani. C’è una lite di natura giuridica tra il Monastero di Montecassino e un uomo che abitava lì che aveva un problema: pretesa che un territorio del monastero apparteneva a lui. Vi è qui una testimonianza da parte di altri abitanti a favore del monastero → “Sao ke kelle terre per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parti Santi Benedicti”.

La prima scrittura in italiano è antecedente ai Placiti Campani ed è l’Indovinello veronese (VIII-IX secolo): nei marginalia di un codice liturgico in latino conservato presso la Biblioteca Capitolare (“Se pareba boves / alba pratalia araba, / et albo versorio teneba / et negro semen seminaba” = Si portava appresso i buoi, arava i bianchi prati, teneva un bianco aratro, e seminava un seme nero). Ossia la penna.

I monaci amanuensi perdevano l’attenzione, erano stanchi. Quando la penna finiva facevano le prove di penna: una di queste dà la testimonianza di un nascente italiano trascrivendo un indovinello. Si tratta già di una lingua diversa dal latino.

Il modello francese

Oil e Oc significano “sì”. Italiano veniva chiamato “lingua del sì”.

  • Lingua d’Oil → nord. Città più importante è Parigi, lingua che poi domina. Lingua in cui vengono composte le “Chansons de geste”. La più famosa è la “Chanson de Roland” (fine XI secolo), su Carlo Magno contro Saraceni a Roncisvalle (ciclo carolingio). Inoltre è la lingua in cui vengono composti anche altri romanzi (ciclo bretone) su re Artù e i cavalieri della Tavola rotonda: eroismo e amore. In sintesi: poemi guerreschi o con elementi magici.
  • Lingua d’Oc → sud. Con questa lingua si scrivevano poesie diverse dalla lingua d’Oil. È la zona più vicina all’Italia. Si scrivono poesie liriche nel contesto delle corti provenzali (canta l’amor cortese) a sfondo amoroso.

Idealizzazione della donna (domina), con riproduzione dei rapporti di vassallaggio tra amante e amata.

Amore non ha coronamento sensuale, ma porta al raffinamento delle qualità individuali dell’amante. Spesso ci si innamorava per “sentito dire”, un poeta si innamorava grazie alle qualità con cui una dama era conosciuta.

Poeti = trovatori. Possono essere “clus”, coloro che usavano una lingua più difficile, oppure “leu”, più leggera.

In Italia la poesia nasce proprio sotto influenza della lingua d’Oc (vicinanza geografica).

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  • I primi esperimenti (XII secolo) sono fatti spesso in provenzale, non in volgare italiano, su modello dei trovatori, soprattutto a Treviso, Genova e Mantova dove venivano ospitati poeti provenzali.
  • Sempre nel nord Italia (Veneto, Lombardia) si sviluppa anche letteratura didattica (temi religiosi e morali) in predicatori come Giacomino da Verona e Bonvesin de la Riva. Sono mossi dall’esigenza non di parlare in latino a chi lo capisce, ma quella di raggiungere anche gli incolti. Per questo usano il dialetto regionale delle persone comuni. Pubblicano prediche.
  • In area umbra si sviluppa una poesia religiosa (lode creaturale in San Francesco d’Assisi, tinte tragiche nelle laudi di Jacopone da Todi).
  • Sviluppo di una vera e propria poesia lirica in Sicilia, alla corte di Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero (1200-1250).

La poesia siciliana

In Sicilia, alla corte di Federico II, entro un ambiente, la Magna Curia, aperto ad interessi filosofici, giuridici e scientifici, si colloca la creazione di una poesia in volgare che si propone solo finalità estetiche e letterarie. Viene assunta a modello la poesia provenzale.

Cosa cambia?

Vengono impiegate due strutture metriche destinate a restare fondamentali nella letteratura italiana: la canzone e il sonetto.

Si scrive in siciliano illustre: è presente il dialetto, il parlato (ma corretto), ripulito grazie al contributo di provenzalismi e latinismi.

La maggior parte dei testi della scuola poetica siciliana è stata tramandata attraverso la loro trascrizione in codici toscani, nei quali la veste linguistica soggiace ad una riduzione toscaneggiante.

Giacomo da Lentini

Era un notaio di Federico II, uno dei principali della Scuola. Era detto il Notaro.

“Sonetti, Ediz. R. Antonelli 1979 XIX”.

Il sonetto non esisteva fino alla Scuola siciliana. Probabilmente venne estrapolato da una canzone. Giacomo da Lentini viene considerato l’inventore del sonetto.

Sonetto = composizione divisa in quartine e terzine. Sono 14 versi endecasillabi (accentati sulla decima sillaba).

I sonetti non sono intitolati fino al 700, ma venivano identificati con il primo verso.

Bazzani Laura Professore Enrico Zucchi Corso anno 2022/2023

Amor è un[o] desio che ven da core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima genera[n] l’amore
e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi à nas[ci]mento.

Che li occhi rapresenta[n] a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio,
com’è formata natural[e]mente;

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

Spiega il meccanismo dell'innamoramento. L’amore nasce dagli occhi e quello più forte è quello che nasce con la vista. Critica verso l’innamoramento per “sentito dire”.

Troviamo anche il tema del vagheggiamento, inteso come gioia contemplativa della bellezza esteriore della donna. È un fatto esclusivamente interiore: è sufficiente l’immagine interiore dell’amata.

Parafrasi

  1. Amore è un desiderio che viene dal cuore per abbondanza di grande piacere; gli occhi in prima battuta generano l’amore e il cuore gli dà un nutrimento.
  2. È vero che qualche volta un uomo si innamora senza vedere la donna che lo fa innamorare, ma l’amore che ti stringe veramente è quello che nasce dalla vista della donna amata.
  3. Gli occhi rappresentano al cuore ciò che vedono di buono e cattivo com’è in modo naturale/nella forma naturale.
  4. E il cuore che concepisce questo sentimento proietta l'immagine e gli piace quel desiderio e questo è l’amore che regna tra la gente.

“Rio” è un termine toscano → si tratta infatti di un falso storico. La poesia siciliana in origine non era così. Questa è una toscanizzazione della poesia siciliana. Il toscano era considerato lingua dominante e di conseguenza ci rimane la traduzione.

Giacomo da Lentini, sonetti XXVI

Giacomo da Lentini

Sonetti, XXVI

Ediz. R. Antonello 1979

A l’aire claro ò vista ploggia dare,
ed a lo scuro rendere clarore;
e foco arzente ghiaccia diventare,
e freda neve rendere calore;

Bazzani Laura Professore Enrico Zucchi Corso anno 2022/2023

e dolze cose molto amareare,
e de l’amare rendere dolzore;
e dui guerreri in fina pace stare,
e ’ntra dui amici nascereci errore.

Ed ò vista d’Amor cosa più forte,
ch’era feruto e sanòmi ferendo;
lo foco donde ardea stutò con foco.

La vita che mi diè fue la mia morte;
lo foco che mi stinse, ora ne ’ncendo,
d’amor mi trasse e misemi in su’ loco.

Sonetto importante per il portato retorico. Si cerca di inserire la musica nel testo attraverso le figure retoriche tipiche del bagaglio latino.

Poesia costruita su degli ossimori: procedimento retorico che consiste nell’unire parole o espressioni che indicano, dal punto di vista semantico, un’antitesi o una contrarietà. Pioggia-cielo chiaro, luce-cielo scuro.

Fuoco ardente diventa ghiaccio: secondo la tradizione medievale la grandine nasceva dal fuoco, i cristalli dalla neve.

Anafora: figura retorica che consiste nella ripetizione, in principio di verso o di periodo, di una o più parole con cui aveva inizio un verso precedente.

Parafrasi

  1. Ho visto la pioggia scendere dal cielo chiaro, ho visto dei momenti di una luce estremamente chiara in un cielo scuro (lampi), ho visto un fuoco ardente diventare ghiaccio, ho visto neve fredda diventare cristalli.
  2. Ho visto cose dolci che mi hanno dato molta amarezza, ho visto cose amare che mi hanno dato molta dolcezza, ho visto due guerrieri che stavano in una tranquillissima pace, ho visto nascere un conflitto tra due amici.
  3. Ho visto nell’amore qualcosa di ancora più stupefacente io ero ferito dall’amore e mi sono salvato essendo colpito (freccia di Cupido) il fuoco della passione fu spento con dell’altro fuoco.
  4. La vita che mi diede amore fu la mia morte il fuoco che mi spense ora mi accende tirò fuori l’amore e mi mise in un altro amore.

L’eredità della poesia siciliana

  • Forme metriche: importano la canzone dei metri occitanici, inventano il sonetto.
  • Arricchisce il lessico poetico volgare con un allargamento deciso del repertorio di immagini rispetto alla poesia provenzale, ma anche con molti calchi dal latino e dal francese che entrano nella lingua poetica italiana.
  • Perduta è invece in gran parte la facies linguistica del siciliano illustre (traduzione in toscano; resta Pir meu cori alligrari di Stefano Protonotaro: «Pir meu cori alligrari, / chi multu longiamenti / senza alligranza e joi d’amuri è statu, / mi ritornu in cantari, / ca forsi longiamenti / ca forsi levimenti / da dimuranza turniria in usatu / di lu troppu taciri»).

Bazzani Laura Professore Enrico Zucchi Corso anno 2022/2023

La lirica in Toscana prima di Dante

Muore l’imperatore Federico II nel 1250 e la Chiesa vuole prendere il territorio. L’impero verrà sconfitto e la poesia siciliana verrà riadattata ai gusti della civiltà comunale toscana. L’impero era appoggiato dai ghibellini, la Chiesa dai guelfi.

Cosa cambia in poesia? Contesto politico-sociale: non è più poesia di burocrati imperiali, ma di cittadini comuni del XIII secolo; ciò comporta l'ampliamento dei soggetti (alla poesia amorosa si aggiungono poesie politiche e religiose: Guittone e il canzoniere bipartito).

Punti importanti in sintesi:

  • Il ritardo dell’italiano;
  • Letteratura moralistica e religiosa;
  • Il modello francese;
  • La poesia siciliana;
  • L’eredità della poesia siciliana;
  • La lirica in Toscana prima di Dante.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laura_bazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Zucchi Enrico.
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