Estratto del documento

L 1

EZIONE

I

NTRODUZIONE →

Normalmente un’opera viene imitata per il successo I Viceré di Federico De Roberto (1894)è il capostipite e fu

ignorato per circa mezzo secolo poiché il romanzo fu un insuccesso. La prima edizione dei I vecchi e i giovani di

Pirandello (1913) viene anch’essa indicata come una delle opere di minor importanza dell’autore. Il Gattopardo di

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1957) incontrò un problema di pubblicazione anche se la critica e la fama saranno

positive (è postumo).

I 3 romanzi sono fra loro collegati, ma senza che i primi due romanzi siano stati accompagnati dalla fortuna editoriale.

i lettori italiani hanno provato fastidio (avversione) di fronte al discorso dei romanzieri siciliani;

gli scrittori in questione ne hanno colto l’importanza straordinaria. Mentre il cambio generazionale già avvenuto quando

viene pubblicato l’ultimo dei 3 romanzi, lo ha portato al successo.

Continuità dimostrata dall’identità d’impianto:

1­offrono una rappresentazione narrativa e una interpretazione saggistica (non solo narrare ma raccontare qualcosa) del

passaggio della Sicilia dai Borboni all’Italia;

2­s’incentrano sulla mentalità, sui costumi e sull’ambiente della grande aristocrazia insulare;

3­scelgono l’epopea familiare, per più generazioni, con una pluralità di personaggi; (saga familiare si vedono +

generazioni della famiglia entrare in campo)

4­la narrazione è ironica, impastata di scetticismo, poiché non si crede che la situazione possa cambiare, e di polemica

attuale alla situazione contemporanea.

In più gli stessi autori (Pirandello, Tomasi) dichiarano di aver letto il romanzo di De Roberto prima di cominciare il

lavoro. DE ROBERTO PIRANDELLO TOMASI

  →

È un processo imitativo di tipo classico, cioè con il fine di produrre un testo ben distinto. il confronto è possibile

perché tutti e tre gli autori si rifanno al romanzo storico, forma narrativa tipicamente ottocentesca. quello di De

Roberto è d’ambiente contemporaneo (affronta le tematiche di quel tempo); quello di Pirandello ripropone una distanza

cronologica di circa 20 anni fra tempo narrato e tempo di scrittura; con Tomasi di Lampedusa torna a esserci un distacco

tra i due tempi. Tuttavia tutti e tre i racconto sono impostati sul rapporto tra un prima e un poi. Ciò è possibile perché si

inseriscono in un genere di lunga tradizione come IL ROMANZO STORICO(invenzione e storia) utilizzato da Manzoni (

che poi lui stesso scriverà di non credere + in questo tipo di scrittura). È un genere tipicamente borghese. Nel secondo

‘800 era un genere in decadenza e viene ripreso da De Roberto fino a metà ‘900 per poi essere di nuovo utlizzato da

Umberto Eco nel “il nome della Rosa”.

De Roberto e Pirandello utilizzano il confronto tra passato e presente: ma la poca distanza cronologica, porta la critica ad

essere molto corrosiva (è + efficace tanto meno tempo è passato tra un’opera e l’altra) insuccesso dei 2 romanzi.

Partendo da una tesi storiografica focalizzata su eventi recenti (la situazione della Sicilia (intesa poi come Meridione

italiano) e il fallimento del Risorgimento), affrontano una concezione generale dell’esistenza (l’impossibilità di ogni

progresso nelle vicende umane): sicilianità innegabile e valore universale, amplificando una considerazione del Verga sul

fatto che non sono possibili cambiamenti involuzione storica. (romanzi ANTISTORICI)

 ↓

un genere letterario, che esaltava i successi della borghesia, viene utilizzato per denunciare l’incapacità della borghesia di

modificare realmente i rapporti sociali. L’intento resta, però, quello di promuovere un esame di coscienza collettivo.

(sottolineatura degli errori della borghesia durante l’unità d’italia, portando così ad una regressione volontà di tornare

al passato) ↓

SPIAZZAMENTO DEL LETTORE: i lettori sanno già cosa aspettarsi da questo tipo di genere ma vengono invece

spiazzati dal fatto che si parli di regressione e non di evoluzione.­­ > borghesia incapace di affrontare le relazioni sociali e

di migliorarl. →

L’indagine s’incentra prima di tutto sulla famiglia i tre romanzi presentano la crisi d’autorità del capofamiglia, così il

passaggio fra le generazioni avviene fuori o contro i suoi comandi( esse cercano di fare la loro strada al di fuori della

volontà paterna): non si afferma un ordine nuovo, anzi i personaggi si rinserrano egoisticamente nei propri interessi.

Questa competizione aggressiva rimbalza sulla scena pubblica, con un imbarbarimento dei co stumi più virulento, perché

si maschera di buoni sentimenti.

I 3 romanzi presentato 3 capofamiglia

­principe di De Roberto ha un’autorità, ma non ha il prestigio per imporsi

­principe di Pirandello si è già arreso in partenza, privandosi della sua autorità

­principe di Tomasi è un intellettuale, ma gli manca la figura del pater familia, cioè mantenere relazioni con essa..

ognuno fa quello che vuole.)

si rimpiange quindi il passato dove era presente la famiglia PATRIARCALE dove si sacrificava il singolo,

l’individualismo ed egoismo, per la famiglia imbarbarimento dell vita sociale non c’è nessun potere che sappia

cogliere l’interesse collettivo e individuale.

L 2

EZIONE

Nel passaggio dai Viceré agli altri due romanzi si modera la forza d’urto di scandalizzare il lettore (tipico del verismo di

Verga), perché ci si avvicina ai destinatari successo enorme del Gattopardo non dipende solo dal mutamento culturale,

né dalla minore attualità dell’argomento. ↓

De Roberto aveva adottato una strategia provocatoria, che non consente alcuna identificazione (egli scrive come se non

volesse ingraziarsi il pubblico: i personaggi sono negativi già nella descrizione fisica, mostruosi, privi di scrupolo

(sopravvivono per questo) il lettore non può scegliere da che parte stare poiché entrambe le parti sono negative, come

pure la voce narrante.(motto verista il romanzo deve sembrare essersi fatto da se: nessuna traccia dell’autore, nessun

giudizio è espresso, perciò il lettore non sa bene come valutare.) nessuna speranza di cambiamento;

Pirandello cerca di suscitare nuove attese nel pubblico, ma i risultati migliori sono ottenuti o con la narrazione in prima

persona o nel teatro, mentre nei Vecchi e i giovani c’è un intervento continuo della voce narrante che muove i personaggi

ma che non da un punto di vista superiore poiché utilizza una terza persona che in qualche maniera ricollega ad un

interiore. non è detto che il cambiamento non si realizzi (anche se lui sa ke non avverrà)

 →

Ad accendere l’indignazione era l’impossibile avvento di una classe dirigente all’altezza dei tempi polemicamente

sostengono che, a confronto con la borghesia, la vecchia nobiltà risulta vincente, perché più dotata di vocazione

dominatrice. pessimismo esistenziale: l’uomo ha affinato la ragione, ma ha peggiorato gli istinti aggressivi, che si

mascherano meglio.

In questa prospettiva il risorgimento nazionale italiano conferma il peggioramento e l’immutabilità del contesto siciliano.

Solo Tomasi addolcisce il discorso attribuendo il fallimento alla ‘sicilitudine’ ( attribuendo il fallimento del risorgimento

alla “razza” siciliana.) ed ecco perché non è possibile il cambiamento.

Nel periodo postunitario la riforma sociale e culturale dell’isola si rivela impraticabile e gli scrittori siciliani, da Verga a

De Roberto s’interrogano sull’utilità di continuare a scrivere. Nel nuovo secolo i letterati siciliani si volgono più che a

Milano a Roma, alla capitale politico­burocratica, luogo della piccola borghesia impiegatizia. Ma i letterati siciliani

novecenteschi continuano a dipingere la Sicilia come un luogo in cui nessuna mediazione è possibile nei rapporti interper­

sonali.

Se la storia non offre più orientamento nelle vicende umane, compito del romanziere è adeguare le tecniche

rappresentative alla realtà, svelando l’immutabilità nascosta sotto le apparenze del mutamento e rendendo gli uomini

consapevoli del loro stato. Proprio perché questa società rimane immutata, è considerata autentica.

A garantire l’unità narrativa è un io, che controlla l’universo narrativo il lettore si immedesima in questo soggetto, che

è in grado di determinare il senso di ciò che accade. Ma la sua fisionomia è riformulata mediante il discorso indiretto

libero e il discorso interiore: la voce tende a confondersi con quella di uno specifico personaggio che vive gli eventi e

l’assolutezza del suo punto di vista si relativizza. Perciò il lettore è privato della garanzia di oggettività.

Differenza fra le tre opere: De Roberto cela l’identità dell’io narrante, perché il romanzo vuole obbedire al canone

dell’impersonalità; i suoi successori recuperano forme di personalizzazione univoca del racconto con una maggiore

leggibilità dei testo, mentre Pirandello sceglie 2 voci narranti principali, quella del vecchio Cosmo, che capisce la

concezione pirandelliana e si tira fuori dal gioco e la voce del giovane che spera di cambiare le cose creando dei nuovi

fondamenti al quale dedicarsi disillusione di fondo, sprecando energie per creare una nuova illusione il lettore è un

pochino + orientato; Tomasi da come punto di vista la visione del “vecchio” il lettore è indirizzato nelle valutazioni

anche se sarà Tancredi a suggerirle allo zio (hanno però entrambi la stessa visione)

Vitalità dei giovani (scontro tra vecchie e nuove generazioni) le nuove generazioni non riescono cmq a creare un nuovo

equilibrio e cedono all’inquietudine (romanzo socio – psicologico) essi vogliono essere protagonisti come lo erano i

vecchi però non portano nessuno innovazione e nessun miglioramento.

Nei tre romanzi il nucleo familiare è messo alla prova dalle pressioni disgregatrici provenienti dalla società e dalle spinte

centrifughe dei suoi membri. (dall’interno e dall’esterno). Al di sopra sta la famiglia, Uzeda o Lamentano o Salina, con al

centro il pater familias, sottoposto, però, a un indebolimento inarrestabile la triade romanzesca sceneggia

un’affermazione di autonomia dei figli verso i padri. Nei Viceré lo scontro è esasperato, nei Vecchi e i giovani la

generazione dei padri si è già isolata, nel Gattopardo Tancredi fa capire al vecchio zio l’orientamento migliore, ma

Fabrizio si rinchiude in se stesso. →

I giovani non sono, però, in grado di rifondare l’istituto domestico da qui la loro inquietudine: al romanzo d’intreccio

si sovrappone il romanzo psicologico. ↓

l’innovazione si risolve in un impaludamento ulteriore. →

Per questo motivo gli avvenimenti storico­politici sono svalutati e non vengono mai rappresentati direttamente

costituiscono solo i punti di riferimento cui richiamare i casi individuali.( sono i personaggi ad aver fatto la storia e

vogliono continuare a farla).

Il motore diventa la reazione attiva dei personaggi di fronte a una realtà storica che minaccia di schiacciarli per mantenere

il primato sociale devono quindi riuscire a primeggiare e a mantenere il potere (nei vicerè essi riescono con facilità; nei

vecchi e giovani sembra vincere la borghesia ma si scopre che è incapace e si rimpiange il passato; nel gattopardo tutto

deve cambiare per rimanere uguale) →

Il crollo del dominio borbonico avviene per l’impresa dei Mille il volontarismo garibaldino si basa sull’autorità cari­

smatica di Garibaldi. La democrazia borghese viene introdotta in Sicilia nelle forme della dittatura e il successo avvalora

l’opinione che questa sia la strada migliore per il rinnovamento.

Al confronto era fatale percepire con insoddisfazione i limiti del parlamentarismo liberale: la mancanza di attitudini

egemoniche è l’accusa fondamentale mossa alla classe dirigente borghese.

De Roberto e i suoi emuli, partendo dalle premesse verghiane, si collocano a livello delle fasce sociali alte, per illustrare i

rapporti di forza tra padroni antichi e recenti. La rivalità cede presto alla ricerca di un’intesa, sigillata in genere dalle

nozze, nell’interesse comune che tutto cambi e tutto resti eguale.

Sia che esca vincente sia che esca sconfitta, la borghesia non porta nessun rinnovamento autentico, ma vuole consacrare il

potere raggiunto. ↓

il circuito è chiuso, perché il divenire storico è fatto solo di occasioni mancate e il Risorgimento in Sicilia non fa

eccezione alla regola.

(rivoluzione senza rivoluzione, si rimpiange il passato, nessuna apertura verso le classi popolari, pessimismo verso la

democrazia, classe dirigente egoista e individuale)

LEZIONE 3

Federico D R , I Viceré

E OBERTO

1. La produzione romanzesca

Federico De Roberto (1861­1927) concepisce il progetto di una trilogia su una famiglia dell’aristocrazia catanese, gli

Uzeda di Francalanza:

L’illusione, pubblicata nel 1891, è un seguito o un episodio collaterale de I Viceré;

L’imperio, concepito tra il 1894 e il 1895 e pubblicato postumo nel 1929, è il vero proseguimento: narra le imprese

politiche di Consalvo, ultimo discendente, prima deputato e poi ministro a Roma.

I Viceré sono cominciati nel 1891 e stampati nel 1894; una nuova edizione è riproposta nel 1920.(viene modificato il

linguaggio) Il libro è diviso in tre parti, ognuna suddivisa in nove capitoli, per un totale di 27. (2+7=9). Le vicende

iniziano nel giugno 1855 (con la morte della principessa Teresa Uzeda) e si chiudono nell’ottobre 1882 (con le prime

elezioni a suffragio allargato). (1882­1855=27)

Nella simbologia il 27 indica il mostro (cifratura)

2. Personaggi e ambiente →

De Roberto circoscrive il suo interesse alla sola aristocrazia singole individualità si alleano e si scontrano nella lotta

per la ricchezza e per il potere. I personaggi non mutano nel corso del romanzo sono piatti. Abbiamo un blocco

monolitico aristocratico, ma in esso saltano furori personaggi unici con un carattere e una loro individualità. Essi si

evolvono ma senza cambiare le proprie abitudini (personaggi piatti) es. principessa Teresa riusciamo a ricostruirla

attraverso le discussioni familiari, i pettegolezzi, preferenze in famiglia figura ambiziosa e dispotica nei confronti dei

familiari (opprimeva la famiglia). →

Gli Uzeda, al di là delle apparenti diversità, hanno in comune la razza, il sangue vecchio e corrotto il romanzo è la

storia della degenerazione patologica e morale di una famiglia, i cui membri tendono alla follia e alla pazzia (agli occhi

della gente, soprattutto una delle figlie di Teresa, che attraverso una gravidanza isterica abortisce e tiene il feto

sottovetro)→ galleria di mostri.

3. Le modalità narrative

Il narratore racconta la storia con assoluto distacco nei riguardi della materia trattata, supremazia confermata dalle

improvvise restrizioni di campo che portano a cedere, in discorso indiretto libero, a uno dei personaggi il privilegio

momentaneo di sovrapporre la propria voce (il personaggio si esprime nel discorso indiretto libero visione soggettiva e

non + oggettiva)→ immedesimazione in una miriade di punti di vista narrativi (frantumazione dei punti di vista lettore

spiazzato xkè non ha un’indicazione precisa e quindi neanche una condanna esplicita di questi mostri romanzo fatto da

se, costruito su dei documenti oggettivi e trasparenti, nessun giudizio morale attraverso aggettivi) e, nello stesso tempo,

indifferenza nei confronti dell’aridità morale dei protagonisti.

impressione di un romanzo necessario come un fatto naturale.

4. L’immobilità della storia

La vecchia classe dirigente siciliana viene dipinta negativamente, ma riesce ad affermare la sua superio rità sulla nuova

classe dirigente borghese per De Roberto l’avvento della società liberale ha rianimato una casta in via di estinzione.

perché

La democrazia, attraverso i meccanismi elettorali, ha allargato lo spazio di manovra della no biltà feudale , forte di

un’attitudine secolare a manipolare le coscienze. (perché hanno una forte supremazia economica e sociale sul loro

ambiente che rimane intatta, manipolando i sudditi, dimostrando la loro superiorità attraverso spettacoli sfarzosi e con

grandissima facilità hanno manipolato il regime parlamentare, suggestionandolo psicologicamente come essi facevano

con i loro sudditi)

La peculiarità dei Viceré deriva dall’ambientazione del racconto in una provincia remota (e non a Roma dove ha sede la

democrazia), nella quale il senso della democrazia non ha radici ­ ma viene anzi importata ­ e nel concedere lo spazio

scenico ai nemici naturali del sistema parlamentare, gli Uzeda, tenaci sostenitori dei Borboni.

Nella prova collettiva emerge la capacità dei singoli soggetti di adattarsi al mutamento di condizioni(selezione

darwiniana), modificando i propri comportamenti secondo un calcolo di convenienza (quello che loro ci guadagnano).

Le vicende private obbediscono alle stesse norme degli eventi pubblici di maggior importanza, perché le relazioni inter­

personali si sviluppano come conflitto fra l’io e gli altri. come tramonta la concezione assolutista del potere politico,

così crolla il potere domestico imperniato sull’autorità patriarcale autonomia delle nuove generazioni. (eventi pubblici

e privati affrontati nello stesso modo, indivi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manu.moroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Vianello Valerio.
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