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Letteratura italiana del Novecento

Correnti poetiche

Le avanguardie: crepuscolari, futuristi, espressionisti

  • L'ermetismo
  • Il neorealismo
  • La linea antinovecentesca
  • La linea lombarda
  • Il neosperimentalismo
  • La neoavanguardia
  • Il postmoderno

La narrativa

Primo Novecento: Pirandello

Nel primo dopoguerra: Svevo, Gadda

Neorealismo: Alberto Moravia, Cesare Pavese, Italo Calvino, Primo Levi, Beppe Fenoglio, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante

Narrativa neoavanguardistica e sperimentale: Leonardo Sciascia, Paolo Volponi

Letteratura postmoderna: Pier Vittorio Tondelli

La poesia

Crepuscolarismo

Il termine crepuscolarismo è stato coniato da Giuseppe Antonio Borgese per indicare più che un preciso gruppo di autori, un atteggiamento spirituale: il crepuscolarismo non è un gruppo coeso, bensì un movimento diramato in varie regioni d'Italia, con delle differenze fra le maggiori varianti. Tale atteggiamento si basa sulla consapevolezza della lateralità della poesia nella società borghese-capitalistica, e comporta il restringimento della propria prospettiva vitale alle piccole cose quotidiane, alla banalità accettata ora con malinconia, ora con ironia. A questo si lega l'uso del linguaggio ordinario, al limite del denotativo, oppure un voluto abbassamento dell'aulico con effetti marcatamente ironici.

Autori

Sergio Corazzini: Sentimento doloroso dell'impossibilità di fare poesia; scelta metrica semplificata; uso linguistico-stilistico del tutto medio, privo di punte elevate o di preziosismi.

Guido Gozzano: Rilettura in chiave ironica delle mitologie del sublime simbolistico-decadente, in particolare di quelle di Gabriele d'Annunzio; scrittura in versi tradizionali, ma trattati con voluta libertà, a volte con un gusto per il paradosso; l'io delle raccolte gozzaniane si riduce a "coso", metamorfosi estrema dell'inetto clown-buffone, in contrapposizione alla concezione dannunziana di "superuomo", mettendone in rilievo la sua falsità.

Futurismo

Nel Manifesto Futurista (1909), pubblicato inizialmente in vari giornali italiani, e poi sul quotidiano francese Le Figaro il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti espose i principi-base del movimento. Nei manifesti si esaltava la tecnica e si dichiarava una fiducia illimitata nel progresso, si decretava la fine delle vecchie ideologie e si esaltavano inoltre il dinamismo, la velocità, l'industria e la guerra, che veniva intesa come "igiene dei popoli". Parole in libertà o Paroliberismo è uno stile letterario introdotto dal Futurismo in cui le parole che compongono il testo non hanno alcun legame grammaticale-sintattico fra loro e non sono organizzate in frasi e periodi. Viene abolita la punteggiatura, gli accenti e gli apostrofi. I principi e le regole di questa tecnica letteraria sono state individuate e scritte da Marinetti nel "Manifesto tecnico della letteratura futurista" dell'11 maggio 1912.

Negli anni successivi la prima guerra mondiale le sperimentazioni di Marinetti risulteranno meno sorprendenti e poi per così dire “obbligate”. Altri tentativi saranno poi compiuti dai seguaci più “fedeli” Luciano Folgore e Paolo Buzzi.

In realtà le opere più significative del futurismo vengono da altri autori, e addirittura da tendenze almeno in origine distinte da quella marinettiana. Se la prima diffusione del futurismo avviene nella più industrializzata Milano, abbastanza presto si fa largo una variante che ha come baricentro la più colta Firenze. Soffici è un valido sperimentatore con il suo Bïf§zf+18 Simultaneità e chimismi lirici.

In seguito alla lettura di Filippo Tommaso Marinetti rimase entusiasta, Palazzeschi fu convinto della creatività di Palazzeschi e alquanto compiaciuto dell'uso del verso libero. Palazzeschi fu dunque invitato a collaborare alla rivista "Poesia". Pubblicherà la raccolta di poesie Qui si ritrova lo scherzoso componimento l'Incendiario. E dove il poeta si immagina di recitare la poesia davanti ad un pubblico costernato e scandalizzato. Alla vigilia della grande guerra i nodi vennero al pettine: Palazzeschi si dichiarò neutralista e si oppose dunque all'intervento dell'Italia nel primo conflitto mondiale che veniva invece propagato dal movimento futurista dei marinettiani. Una tale discrepanza non poteva significare che il distacco definitivo.

Aldo Palazzeschi

Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani (Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974), è stato uno scrittore e poeta italiano, uno dei padri delle avanguardie storiche. Inizialmente firmò le sue opere col suo vero nome, e dal 1905 adottò come nome d'arte il cognome della nonna materna, appunto Palazzeschi. Nacque da una famiglia di agiati commercianti; per volontà del padre frequentò gli studi in ragioneria, dedicandosi poi all'arte e alla scrittura. Dalla seconda attività conseguì una ricca produzione letteraria che gli diede fama di rango nazionale. Tuttora viene considerato tra i maggiori poeti del Novecento. Palazzeschi, anche se nelle varie fasi della sua lunga attività di scrittore si è accostato ai movimenti contemporanei, ha sempre mantenuto la sua individualità e una particolare fisionomia. Anche quando egli, in un primo tempo, riprende i motivi crepuscolari e, in seguito, quelli futuristi, mantiene la sua originalità. I temi crepuscolari da lui ripresi sono infatti privi di languori eccessivi: se Palazzeschi ne ricalca certe situazioni, sostituisce però lo scherzo al sospiro e contamina il tono elegiaco con la presa in giro che conferisce alle sue liriche il carattere di divertimento. Analoghe considerazioni valgono per l'adesione di Palazzeschi ad altre correnti. Lo scrittore seguirà come detto per breve tempo il movimento futurista e nel dichiarare ufficialmente sulla rivista nel 1914, Lacerba, che non si considerava più un futurista dichiarerà apertamente la sua vocazione al gioco della fantasia e al riso. Questo atteggiamento fa sì che in Palazzeschi si ritrovino i temi e i toni più vari: dall'immagine più onirica alla risata beffarda, dal divertimento funambolesco alla canzonatura che non esclude, comunque, un che di affettuoso e completamente estraneo al futurismo.

Il futurismo portò ad uno sconvolgimento delle forme espressive dell'arte, ma non seppe o non volle elaborare né un'adeguata poetica né un'ideologia rivoluzionaria. Negli anni successivi esso sviluppò solamente un atteggiamento nazionalistico: Marinetti divenne in Italia uno dei più importanti rappresentanti della cultura fascista. Marinetti morì nel 1944, la guerra cessò nel 1945 e negli anni dal 1946 in poi il Futurismo venne tenuto in ombra o totalmente dimenticato, sia per la scomparsa di Marinetti, sia perché veniva strettamente associato all'epoca fascista.

Espressionismo

L'espressionismo è in letteratura una avanguardia che prende le sue mosse in Germania negli anni dieci del Novecento e si protrae fino alla prima metà del Novecento. Possiamo considerare l'espressionismo come la tendenza a far interagire codici linguistici e stilistici diversi per ottenere effetti dissonanti e originali. Molti degli autori del filone espressionistico italiano collaboravano alla rivista "la voce". La scrittura dei "vociani" si esplicitava soprattutto nella forma del frammento, ovvero in testi brevi ed intensi, dalla forte evocatività e dalla tensione di tipo lirico anche quando veniva usata la prosa.

Autori

  • Clemente Rebora: Manifestò nei suoi frammenti lirici una propensione all'analisi esistenziale acuta quanto drammatica, la sua forza è dovuta all'uso di un linguaggio aspro e denso, sicché riprese colte e neologismi si inseriscono in una versificazione molto martellata, ricca di rime ravvicinate e di frequenti ripetizioni.
  • Giovanni Boine: Viene ricordato per i suoi esperimenti di poemi in prosa, ovvero testi che riescono ad esprimere sentimenti lirici in frasi brevi ed intense, prosastiche, ma scandite da una forte ritmicità.
  • Piero Jahier: Impiegò spesso in alternanza poesia e prosa, incrociando spesso un forte impegno etico e civile ad un rigorismo religioso.
  • Dino Campagna: La sua opera principale, i canti orfici, vuole collocarsi nell'alveo dell'orfismo, ovvero di una poesia sostanzialmente simbolista, che mira ad evocare significati profondi e nascosti dietro la superficie della realtà. Sono frequenti nell'autore i testi che prendono spunto da paesaggi o da dipinti, per tentarne una resa nella scrittura.
  • Camillo Sbarbaro: Pubblicò per le edizioni della "voce" uno dei suoi libri più riusciti, pianissimo, in cui sono poco vistose le tracce espressioniste-vociane. Il dettato risulta privo di punte oltranziste, ed è segnato da una nettezza a suo modo classica.

Ermetismo

Con il termine ermetismo non si intende una vera e propria corrente letteraria del Novecento, ma un atteggiamento assunto da un gruppo di poeti, affermatosi in Italia tra gli anni trenta e quaranta, a cavallo delle due guerre mondiali. La caratteristica più nota dell'ermetismo è la forte riduzione all'essenziale, che abolisce la punteggiatura e propone componimenti poetici notevolmente sintetici e brevi, talvolta di soli due o tre versi. I poeti ermetici perseguono l'ideale di una "poesia pura", libera da ogni finalità pratica, essenziale, senza scopo educativo. Il tema centrale della poesia ermetica è il senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che ha perduto fede negli antichi valori, nei miti della civiltà romantica e positivistica e non ha più certezze a cui ancorarsi saldamente. L'uomo vive in un mondo incomprensibile, sconvolto dalle guerre e offeso dalle dittature, per tanto ha una visione sfiduciata della vita, priva di illusioni. Gli ermetici rifiutano la parola come atto di comunicazione per lasciarle solo il carattere evocativo. La loro poesia è una poesia di stati d'animo, di ripiegamento interiore espresso in un tono raccolto e sommesso, con un linguaggio raffinato ed evocativo che sfuma ogni riferimento diretto all'esperienza in un gioco di allusioni. Alla base di questo movimento, si trova un gruppo di poeti, chiamati ermetici, che seguirono il modello di Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale.

Giuseppe Ungaretti

Nel 1914 parte per l'Italia e si arruola volontario per la Grande Guerra. Combatte nel Carso e poi in Francia. Dalla cruda esperienza della guerra deriva l'inevitabile scoperta di un'umanità misera, sofferente e consueta da cui trae motivo d'ispirazione per due raccolte: Porto Sepolto del 1917 e Allegria di Naufragi del 1919. Entrambe già rivelano un'esigenza di grande innovazione che avrebbe fatto di Ungaretti il fondatore di un nuovo modo di fare poesia, ripartendo dall'essenzialità della parola, creando così nuovi ritmi, distruggendo il verso, superando il linguaggio crepuscolare caratterizzato dall'uso dell'ironia e da sedimenti letterari e la rinuncia stilistica futurista.

Nel 1933 esce Sentimento del tempo. Dalla raccolta emerge una valorizzazione dell'analogia, secondo elemento cardine della poesia di Ungaretti insieme all'essenzialità della parola, riconoscendone l'alta potenzialità suggestiva in concomitanza con un ritorno alla metrica e ritmica italiana.

L'elaborazione del dolore per la scomparsa dell'amato figlio ed il confronto con la distruzione della guerra una volta tornato a Roma nel 1942, producono molteplici riflessioni. Di questo periodo doloroso e complesso il poeta rende testimonianza in Il Dolore pubblicato nel 1947. Un grido e Paesaggi del 1952, Il Taccuino del Vecchio del 1960, Il Deserto e dopo del 1961 sono le successive fatiche. È del 1969 Vita di un uomo, tutte le poesie che raccoglie tutta la sua precedente produzione.

Salvatore Quasimodo

La prima raccolta di Quasimodo, Acque e terre (1930), è incentrata sul tema della sua terra natale, la Sicilia, che l'autore lasciò già nel 1919: l'isola diviene l'emblema di una felicità perduta cui si contrappone l'asprezza della condizione presente, dell'esilio in cui il poeta è costretto a vivere. Questa condizione di dolore insopprimibile assume particolare rilievo quando il ricordo è legato ad una figura femminile, come nella poesia Antico inverno.

Se in questa prima raccolta Quasimodo appare legato a modelli abbastanza riconoscibili (soprattutto D'Annunzio, del quale viene ripresa la tendenza all'identificazione con la natura), in Oboe sommerso (1932) ed Erato e Apollion (1936) il poeta raggiunge la piena e personale maturità espressiva. La ricerca della pace interiore è affidata ad un rapporto col divino che è, e resterà successivamente, tormentato, mentre la Sicilia si configura come terra del mito, terra depositaria della cultura greca: non a caso Quasimodo pubblicherà, nel 1940, una notissima traduzione dei Lirici greci.

Nelle Nuove poesie (pubblicate insieme alle raccolte precedenti nel volume Ed è subito sera del 1942 e scritte a partire dal 1936), il ritmo diventa più disteso grazie anche all'uso più frequente dell'endecasillabo: il ricordo della Sicilia è ancora vivissimo ma si avverte nel poeta un'inquietudine nuova, la voglia di uscire dalla sua solitudine e confrontarsi con i luoghi e le persone della sua vita attuale.

Questa volontà di dialogo si fa evidente nelle raccolte successive, segnate da un forte impegno civile e politico sollecitato dalla tragedia della guerra; la poesia rarefatta degli anni giovanili lascia il posto ad un linguaggio più comprensibile, dai ritmi più ampi e distesi. Così avviene in Giorno dopo giorno (1947) dove le vicende belliche costituiscono il tema dominante.

In La vita non è sogno (1949) il Sud è cantato come luogo di ingiustizia e di sofferenza, dove il sangue continua a macchiare le strade (Lamento per il Sud); il rapporto con Dio si configura come un dialogo serrato sul tema del dolore e della solitudine umana.

Nella raccolta Il falso e vero verde (1956) dove lo stesso titolo è indicativo di un'estrema incertezza esistenziale, un'intera sezione è dedicata alla Sicilia, ma nel volume trova posto anche una sofferta meditazione sui campi di concentramento che esprime «un no alla morte, morta ad Auschwitz» (Auschwitz).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angelo.scilipoti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Tomasello Dario.
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