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Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Ugo Foscolo

Raccolta di lettere o frammenti di diario, scritti da Ortis e raccolti da un suo amico ed editore dell’opera, Lorenzo Alderani, poli centrali del testo. Le lettere sono di forma e lunghezza diversa per sottolineare l'irregolarità degli stati d’animo del protagonista.

Tema principale

Il tema principale dell’opera è lo sdoppiamento dell’Io in due parti distinte, in cui:

  • Uno è rappresentante della perdita, in quanto Jacopo si congeda dalla vita (le morti dei giovani diverranno frequenti nel secolo, a causa della rottura con la tradizione), incarnando quindi il polo della distruzione.
  • L’altro è il polo della ricomposizione.

Jacopo come soggetto è talmente produttivo ed ansioso da giungere alla morte, rappresentante di quella modernità già descritta. La tradizione, nel testo, è rappresentata dalla famiglia del padre di Teresa, donna amata dal protagonista. L’amore di Jacopo è passionale, interiore, potente e quindi distruttivo.

Il testo verrà però ricomposto nella memoria e nell’immaginazione del lettore, non nella realtà; nonostante il gesto di Jacopo sia un gesto che rompe con la tradizione in quanto si priva di discendenza, uccidendosi, paradossalmente la stampa, generatrice di vita, compenserà la mancanza.

La distruzione, insita nell’ideale romantico, porta alla distruzione della fede in Dio, in quanto concetti tradizionali e conservatori, capaci di chiudere gli orizzonti degli uomini (molti autori abbracciarono il pensiero materialista o divennero atei, a causa della rivoluzione scientifica).

Manzoni, nonostante fosse pessimista, recupera la fede per non giungere ad una forma di nichilismo, al contrario per dare un senso a quella realtà che andava piano piano perdendolo.

Inizio del romanzo

Il romanzo comincia con la nota di Lorenzo Alderani, nel quale viene esposto il tema della gloria verso il motivo già presente nell’antichità, ma considerato come fatto narcisistico nella modernità; posteri, come incipit all’opera chiaro è il tema, caro a Foscolo, della Sepoltura e quello dello Sradicamento della patria (preludio classico nei romanzi ottocenteschi).

Il termine Pietra coincide con quello di Memoria. Entrambi infatti costituiscono un elemento solido, che l’eterna vagheggiata da Foscolo, è un luogo stabile, che l’uomo romantico permane nel tempo. Sepoltura, non riesce a trovare, in cui viene segnata la rottura.

Nel termine “Virtù sconosciuta” l’ossimoro lascia comprendere come la virtù sia legata alla fama, al riconoscimento da parte dei cittadini, e come Lorenzo fa di Jacopo un eroe, perché si è ucciso prima di poter compiere un gesto che lo qualifichi eroe. Nella modernità in questo modo nasce un eroe, chiamato tale per la sua energia che lo ha portato all’autodistruzione.

L’amore porta con sé un rafforzamento dell’ambito del privato (tanto che la sfera sessuale si pone romantico al centro delle relazioni interpersonali), dimensione sconosciuta nei romanzi propri del periodo barocco. Il tema dell’interiorità non si manifesta nei rapporti espliciti, ma si manifesta attraverso lo sprofondamento nei pensieri del soggetto.

Viene sviluppata la categoria del potenziale, spostandosi dalla luce all’ombra e dalle forti radici, poste nella patria, allo sradicamento e quindi al vagabondaggio; in conclusione il romanzo descrive quindi lo spaesamento del protagonista che non appartiene ad alcun territorio.

Viene analizzata la categoria dell’adulto in contrapposizione all’infante, essere in divenire, che rappresenta la potenzialità, frutto non ancora maturo, energia in sviluppo, al contrario dell’essere che già è realizzato.

Lettere di Jacopo

Nella lettera del 4/12 individuiamo un collegamento infra testuale, in cui Jacopo parla di cosa significa essere riconosciuti dalla storia, dalla società; motivo molto delicato dopo gli sconvolgimenti della Rivoluzione, poiché i cambiamenti sociali dell’epoca hanno permesso al grado più basso di emergere.

Nell’impero napoleonico uomini socialmente qualificati e giovani erano entrambi ammessi alle cariche imperiali.

Nasce allora il mito del rinnovamento sociale (anche se Jacopo si sente un giovane pieno di valore, non riconosciuto dalla società, ritrovandosi spaesato nella sua stessa terra natale; queste condizioni, se portate all’estremo, potrebbero creare una serie di rivolte e ribellioni).

Lettera dell’11/10/1798, data del Trattato di Campoformio. Il romanzo inizia con la fine della libertà di Jacopo, insita anche qui la frattura con il passato. La figura importante è quella della “Madre”, in quanto i romanzi moderni sono composti da uomini vagabondi, senza patria; l’esilio porta all’isolamento, implicando la speranza per il futuro (l’innovazione di Foscolo rispetto a Goethe è stato l’inserimento della sfera politica).

Lettera del 16/10, la Natura si oppone alla società; il mito della natura viene concettualizzato da Rousseau, capostipite della poetica romantica sul tema della natura. “Penso e mi Rodo” tratti tipicamente romantico, infatti l’attività interiore non produce serenità. Altro esempio nel testo di tratti tipicamente romantici, descritti nella fanciulla con cui Jacopo ha trascorso un periodo d’amore; ella infatti è caratterizzata dall’amore passionale, tanto da divenire folle.

La grande cultura di Foscolo viene dipinta nel protagonista; egli è un grande fruitore di letteratura classica, mostrata dalla citazione di opere come quelle di Omero e della Bibbia.

Lettera del 18/10, viene citata la prima lettura ovvero quella di Plutarco, uno dei primi ad essersi occupato di composizione di autobiografia, raccontando eventi quotidiani nel “Vite Parallele”.

Di nuovo il tema dell’Illustre viene decostruito, fondamento della cultura classica, l’analisi storica si sposta su un tono pessimista dicendo che sotto questo punto di vista niente ha virtù o valore. Si decostruisce anche la figura del culto dell’eroe, in cui esso non viene imitato come nel passato.

Lettera del 23/10, si discute del tema dell’appartenenza, essendo Jacopo un fuggiasco, egli crede di poter trovare il senso di comunità nel posto in cui si trova. L’uomo moderno infatti cerca una comunità forte, sente il bisogno di appartenenza e di pace (per questo motivo avverranno molte conversioni al cattolicesimo, ad esempio Schlegel e Novalis).

Jacopo si paragona ad una “fiera generosa e selvaggia” proprio perché egli è un’anima passionale ma allo stesso tempo è feroce, perché vi è quell’aspetto delle pulsioni incontrollate; una fiera (= opposizione di una natura felina che è al tempo stesso aggressiva e pura: vedi Frankenstein) è un animale incontrollabile, infatti Jacopo ucciderà un uomo, dovuto a quell’azione di pensare e rodere all’interno.

“Amor proprio” pulsione egoistica che ci porta ad amare noi rispetto agli altri, ma anche ci permette di prediligere la storia e gli altri, per non farci sentire soli (la visione materialistica di Foscolo decostruisce tutta la tradizione), tenerci legati alle generazioni passate; esempio per cui all’inizio dell’800 verranno pubblicati romanzi Storici come ad esempio “Ivanhoe” di W. Scott.

Jacopo parlando della famiglia di Teresa, parla del padre e del futuro marito, definendo quest’ultimo in particolare come uomo di virtù (massimo ideale dell’uomo greco, tuttavia Foscolo spazza via tutto quanto è proprio della tradizione classica) ma senza alcun tratto interessante, personaggio piatto, contrario ai caratteri romantici.

Viene descritto da Jacopo l’opera di un furto, considerata come attività.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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