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Le strategie della retorica

La retorica è diventata una sorta di disciplina-ombrello che appoggiandosi sulla discorsività ricopre tutti gli ambiti, non solo quelli relativi alla letteratura. Eppure nella prima metà del '900 essa godeva di cattiva fama. Essa trova un periodo di resistenza nel Medioevo (Vickers 1988 parla di “frammentazione” e secondarietà della retorica medievale); un revival nel Rinascimento (Vickers parla di una “reintegrazione”); finché con l’avvento delle poetiche romantiche della spontaneità e dell’autentico, è stata messa da parte.

La “guerra alla retorica” era stata vinta grazie la sua riduzione all’ornatus. Basti pensare che se ancora oggi la retorica ha, nel suo discorso comune, una sfumatura negativa è perché è intesa come abbellimento aggiuntivo, un optional che potrebbe benissimo anche non esserci. Infatti Croce la escludeva mettendola tra le dottrine “erronee”, ma anche chi la studiava come Curtis, ammetteva: “A noi moderni la retorica è ormai diventata estranea”.

La retorica è ovunque ed il suo metro è l’efficacia, il risultato o la resa. La retorica oggi è la cosiddetta “Grande Comunicazione” che invade il video, la carta stampata e le strade con gli slogan. Essa può dire qualsiasi cosa tanto il metro di valutazione del suo “testo” non è quello interpretativo e qualitativo, ma quantitativo, ovvero i voti che ottiene, l’indice di gradimento, l’incremento delle vendite e cose simili.

Da un lato è temuta perché è illusoria, dall’altro lato è invece apprezzata perché rappresenta la libertà di parola. Uno dei suoi primi propugnatori, fu il sofista Gorgia da Leontini, il cui scritto più importante che ci è pervenuto s’intitola Encomio di Elena. Qui notiamo tre mosse importanti compiute dall’oratore.

La figura retorica abbonda nel discorso quotidiano, nei romanzi, in narrativa e persino nelle descrizioni, tant’è vero la troviamo anche in Balzac, il narratore più realista che ci sia, ad esempio nella descrizione della sala della casa di Eugenie Grandet (1833). Tuttavia è la poesia il genere in cui le figure della retorica si trovano con il massimo tasso di figuralità.

Significato della critica

Critica deriva dal greco e significa giudicare, distinguere, selezionare. Qualsiasi tipo di analisi si basa infatti sul rilevamento degli elementi importanti e significativi. Essa ha due significati piuttosto diversi: La retorica dal greco letteralmente significa arte del dire, arte del ben argomentare, del ben esporre. Il secondo significato esprime un giudizio di valore per lo più negativo. Si definisce "retorico", per esempio, un discorso inutilmente ampolloso, prolisso, non sincero, artefatto.

Fa "sfoggio di retorica" chi non ha molto da dire, ma vuol far vedere di conoscere un sacco di termini ricercati, può ricorrere alla retorica chi, non volendo o non potendo dare una risposta precisa e chiara al suo interlocutore, gira intorno all'argomento ma cerca di non darlo troppo a vedere, magari sperando di metterlo in soggezione (per esempio con locuzioni latine o termini molto ricercati).

Origini e utilizzo della retorica

La retorica, tutti lo sanno, è un'arte dalle origini molto antiche, che risalgono al periodo classico dei Greci, e che ha avuto una fortuna notevole nel corso dei secoli, attraverso il Medioevo e il Rinascimento. Ma questa disciplina antica sembra oggi caduta in disuso: non ha più lo stesso statuto di una volta, in cui era considerata tra le arti più importanti per l'uomo, tanto che neppure più nelle scuole viene insegnata.

È "l'arte della persuasione" (Burke). La retorica include non solo il gruppo di figure retoriche dell'oratoria (del parlare) e dello scrivere, ma anche tutto l'insieme segnico che l'uomo utilizza per comunicare: disegni, icone, elementi tipografici, ecc. Un'eccellente dimostrazione di questo fatto è dato dalla pubblicità: nata con l'unico scopo di sedurre e persuadere, la pubblicità utilizza tanto le parole, le rime, le assonanze, le discordanze linguistiche, i giochi di parole... che le immagini, l'accostamento di colori, le forme, le luci, gli spazi, le tecniche di impaginazione.

Figure della ricorrenza

La posizione dell’elemento che ritorna (all’inizio, alla fine etc) è importante al livello del significante (ovvero la retorica opera nella figura della ricorrenza a livello del significante).

  • Significante (elemento linguistico):
    • Livello metrico ritmico (verso, metro, rima, strofa)
    • Livello fonico (figure del suono)

La Ripetizione: crea l’attesa di un ritorno che deve essere soddisfatto. La ripetizione dei suoni conferisce alla frase un senso di compattezza e di coerenza. Non solo il discorso è più facilmente memorizzabile, ma, in virtù dell’omofonia, assume il carattere di invarianza. Là dove la frase incide, là ci sono dei suoni ripetuti. Una ripetizione può realizzarsi in brevissimo spazio, come nella ribattuta di un “via via”, ma può anche diffondersi in porzioni di largo respiro come nell’elencazione.

Esempi di figure di ripetizione

  • In poesia – la Rima; diventa comunque lo strumento di un tempo circolare
    • Baciata: AA BB CC
    • Ripetuta: ABC ABC
    • Alternata: ABAB
    • Incatenata: ABA BCB
    • Incrociata: ABBA
    • Invertita: ABC ACB
    • Interna: la parola finale di un verso rima con un’altra che si trova all’interno del verso successivo
  • Allitterazione; ritorno di suoni simili. Ripetizione della stessa consonante o della stessa sillaba all’inizio o all’interno di due o più parole contigue, come ad esempio in Petrarca: “di me medesimo meco mi vergogno”. Nella letteratura italiana l’allitterazione è soprattutto un ornamento retorico, che è utilizzato per evidenziare o esaltare i rapporti di significato tra le parole, ma può avere anche funzione onomatopeica. La musicalità armonica ha bisogno di ripetizioni miste e variate, mentre l’insistenza su di un solo suono è ossessiva. Infatti, le allitterazioni consonantiche di suoni sgradevoli (dissonanza, o cacofonia) servono ad accompagnare esperienze di angoscia o (per onomatopea) di disagio climatico e di sconvolgimento cosmico.
  • Paronomasia; accostamento di due termini dal suono simile, per creare un gioco di parole facilmente memorizzabile. Esempio: “chi dice donna dice danno”. È possibile distinguere diversi tipi:
    • Paronomasie parziali: “un ebete ebano”
    • Paronomasie che operano per anagramma: quasi completo “gli arabi avari” o “sfreni sferzi”, o completo “amaro aroma”
    • Paronomasia per cambio di vocale: “ricca rocca”, “un libro un labro”, ma anche per caduta di iniziale: “m’unge”
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Muzzioli Francesco.
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