Paesi arabofoni: corso di letteratura italiana contemporanea
Indice
- Introduzione: Orientalismo e odeporica, pag. 1
- Viaggiatori nei paesi arabofoni
- Pietro della Valle, pag. 5
- Viaggiatori in Levante tra Settecento e Ottocento, pag. 8
- Viaggiare nell'Ottocento, pag. 13
Orientalismo
Oriente e dipinto di Alberto Pasini
Il dipinto di Alberto Pasini rappresenta un capitolo importante della storia dell’orientalismo in Italia. Il dipinto presenta una sorta di capriccio orientalista: al centro campeggia una costruzione architettonica che sembra un palazzo da Mille e una notte, ma alcuni dettagli architettonici sembrano rimandare all’India dei principi, cioè luoghi ricchi e lussuriosi. Le figure in primo piano sembrano vestite ‘alla turchesca’: con abiti tipici delle popolazioni arabofone, con turbanti, babbucce, ampi pantaloni, scimitarre (arma tipica del soldato ottomano). Gli animali sembrano venire da regioni diverse del mondo: elefanti, cammelli, cavalli. Il pittore unisce elementi reali che aveva visto a elementi di fantasia.
Pasini appartiene ai pittori ai quali si dà l’accezione di Orientalismo: genere di pittura che fiorisce nella seconda metà dell’800 per poi declinare con l’avvento della fotografia. All’epoca ogni borghese amava avere dipinti con scene di vita orientale per coltivare il sogno di fuga in una cultura lontana. Si crea tra ‘700 e ‘800 uno stuolo di pittori orientalisti, tra cui ci sono anche Delacroix e altri professionisti. I pittori più seri realizzano opere orientaliste solo dopo aver compiuto un viaggio in Oriente, il quale può impiegargli anche anni. Durante i viaggi fanno schizzi con una tecnica più semplice (acquarello) e tornati in patria hanno tantissimo materiale.
La visione dell’oriente prende la forma del sogno o, al contrario, dell’incubo (dimensione del terrore e della paura): questa opposizione caratterizza tutta la letteratura del viaggio in oriente. Gran parte dei pittori partono per soddisfare la committenza dei borghesi, mentre i più seri ci vanno perché questi paesi offrono forme e architetture diverse da quelle europee, diverse condizioni di luce e atmosferiche che permettono loro di sperimentare nuove tecniche pittoriche (Delacroix anticipa gli impressionisti). Pasini, in particolare, è un pittore serio, fa l’apprendistato a Parigi da un orientalista che lo spinge a dedicarsi alla pittura ad olio e a partire per l’oriente. Lui si unisce ad una missione diplomatica del governo francese che gli permette di visitare paesi tra cui Persia, Turchia, Egitto, Siria.
Fine, oggetto, contesto, concetti e strumenti del corso
Letteratura odeporica: si occupa di viaggio (‘odeporica’ ha a che fare con ‘uscire’), il quale significa sottrarsi alla quotidianità, è scoperta e incontro con l’altro, diventando occasione di crescita. Viaggiare implica cambiare la propria visione delle cose (come cit di Proust), quindi il compito dello studio della letteratura odeporica è verificare come il viaggiatore si confronta con l’altro e con l’idea di diversità. Il viaggiatore vuol conoscere se stesso attraverso l’altro, per questo viaggiare significa cambiare o confermare la propria identità. C’è sempre una rilevanza politica (più nei francesi e negli inglesi), quasi guardando all’altro per confermare la propria identità nazionale. Per condizioni storiche gli italiani guardano all’altro in maniera diversa.
Oggetto di studio di questo corso è l’odeporica italiana degli ultimi secoli, nel contesto della storia del viaggio, a partire dal Gran Tour (il viaggio che compiono dei giovani che, dopo aver compiuto gli studi superiori, vengono inviati dai genitori nobili o altoborghesi in paesi che sono oggetto di studio, in particolare nel caso dell’Italia interessava l’archeologia). Alla fine del ‘700 l’Italia diventa il punto di partenza e l’interesse si sposta nell’oriente. Il viaggio include anche altre forme di mobilità in quanto a volte gli spostamenti sono accompagnati da uno stanziamento, in quanto alcuni viaggiatori decidono di fermarsi per alcuni viaggi (recit de sejour, racconto di un soggiorno), che possono prendere le forme di un'emigrazione temporanea.
L’altro si definisce sempre in base all’identità del viaggiatore, di genere, religione, etnia. Prevalentemente i nostri viaggiatori saranno maschi, cattolici, eterosessuali. Questi aspetti hanno un grosso impatto sulla descrizione dell’altro.
I pregiudizi: dei falsi giudizi formulati prima, come spiega Voltaire che sostiene che il pregiudizio venga prima del ragionamento, quindi quando si diventa adulti si metteranno in questione i pregiudizi, che è quello che fanno i viaggiatori. I pregiudizi saranno da entrambe le parti, dal viaggiatore e dalla popolazione locale. Secondo Mark Twain il viaggio è sempre un po’ danneggiato dal pregiudizio, causato dalla chiusura mentale, un fatto culturale e religioso.
Gli stereotipi sono idee fisse sull’altro.
Oriente: prospettiva storica
L’oriente nell’antichità, per autori classici, indicava le culture, le religioni, le lingue dei paesi asiatici che si conoscevano pochissimo. Ne parlano gli storici (Strabone, Erodoto, Tolomeo, Isidoro di Siviglia) senza essere mai stati in oriente. Il momento di massima espansione degli europei corrisponde al trionfo di Alessandro il grande, mentre i romani si erano mossi solo nel bacino del Mediterraneo. Gli storici mettono insieme informazioni indirette raccolte da viaggiatori, cioè soldati e mercanti che raccontano delle storie, nate spesso da travisamenti in quanto non si conoscono le lingue locali e interpretano ogni cosa a loro modo. Caso raro quello dello storico Pusania che di fatto viaggia e racconta, e Aristea di Proconneso, che però parla di aver visto figure leggendarie (Arismapeia).
Quindi l’oriente diventa il luogo di tutto ciò che meraviglia, nel quale vengono descritte popolazioni e creature strane (Issedoni, Arimaspi, Grifoni, Sciapodi, Macrocefali...), nate dal miscuglio di realtà e fantasia. Fonte per secoli è stato il romanzo di Alessandro, romanzo apocrifo, che probabilmente raccoglie opere di scrittori diversi che raccontano la storia dei viaggi di Alessandro il grande verso l’India nella forma sia di raccolta di lettere, che lui scrive dalle varie tappe del viaggio alla madre e al precettore, ma anche nella forma di un romanzo di formazione. Il romanzo si fa carico di luoghi fantastici e figure mitiche che costruiscono un’immagine dell’oriente come un giardino del piacere e un sogno erotico da un lato (locus amoeus) e dall’altro un luogo orribile dove i governanti sono tiranni che esercitano un potere provvisorio e ingiusto e usano la violenza sulla popolazione (locus fugiendus).
L’oriente diventa una medaglia a due facce: da una parte l’utopia, dove è possibile realizzare il sogno di felicità, e distopia, con il luogo terribile rispetto alla madrepatria. Quando i viaggiatori partono, portano con sé la propria identità e la formazione, l’insieme di idee fatte sulla base dei libri di viaggio che hanno letto, i quali non solo li influenzano ma li plagiano anche. Spesso capitava che i viaggiatori falsificassero i propri scritti, e, non esistendo ancora i diritti d’autore, copiavano da altri scrittori senza citare la fonte.
Il termine oriente
Il termine ‘oriente’ si comincia ad usare in riferimento all’impero romano d’oriente, che si oppone all’impero romano d’occidente (divisione del 395). Si parla di impero latino d’oriente in seguito alla IV crociata (1204-1261). Si parla di oriente cristiano intendendo l’insieme delle culture e letterature cristiane nazionali (siriaca, copta, etiopica, armena, ecc.) irradiatesi nel Mediterraneo orientale fin dai primi secoli del cristianesimo. Oggi si distinguono:
- Estremo Oriente, insieme dei paesi asiatici più lontani (Giappone, Cina, Corea)
- Medio Oriente, che comprende paesi arabofoni fondamentalmente islamici che si affacciano sul Mediterraneo orientale (Turchia, Israele, Libia, detti anche Levante e, in passato, Vicino Oriente) e paesi che si affacciano sul Golfo Persico (Arabia, Iraq, Iran ecc.).
Oriente: prospettiva culturale
Con orientalismi o studi orientalisti si intende una serie di discipline che riguardano i paesi orientali. Si sviluppa in seno alla cultura illuminista, nel pieno del ‘700, portando nell’università la formazione di cattedre di studio di lingue e culture orientali che intendono riferirsi a questi studi particolari. Antoine-Isac Silvestre de Sacy è il fondatore degli studi orientalisti in Francia, ha studiato da autodidatta alcune lingue come arabo e persiano, poi ha fondato piccole scuole di lingue orientali e nel 1822 la società asiatique con un insieme di discipline accademiche.
Con orientalismo/orientalista si intende anche il collezionismo, cioè il gusto di possedere opere artistiche provenienti dall’oriente. Si trattava di oggetti e mai di vere e proprie opere d’arte, cioè arti decorative o arti applicate, quindi vasi, ventagli, piccoli mobiletti, paraventi, tappeti. Se possibile, si leggevano anche delle opere letterarie orientali. Orientalismo è anche un genere pittorico.
Edward W. Said, Orientalism, 1978
Edward Said, accademico di origine palestinese che si forma negli Stati Uniti, nel 1978 pubblica il testo ‘Orientalismo’, diventato pietra miliare per chi studia culture orientali dalla prospettiva europea occidentale. Ha una duplice identità: da una parte è uno studioso palestinese, dall’altra si è formato e ha lavorato negli Stati Uniti che gli hanno dato una doppia prospettiva.
- Il tema generale è il rapporto tra potere in senso stretto e rappresentazione dell’oriente: Said ci vede un legame forte, cioè opere d’arte e romanzi di viaggio risentono delle idee politiche dello scrittore o dell’artista, ma tendono a rappresentare l’oriente in un certo modo per giustificare le politiche colonialiste, cioè il diritto del colonizzatore di assoggettare queste popolazioni. La pubblicazione di questo libro è preceduta da alcuni decenni che vedono un interesse crescente per questi temi. Per esempio Fanon è un intellettuale originario della Martinica che lavora in Algeria e pubblica opere importanti che vengono a costituire un punto di riferimento per i movimenti di liberazione nazionale. Questi movimenti si sviluppano in seguito ai cultural studies, fondati nel ‘64 all’università di Birmingham, che si focalizzano sulle relazioni tra testi, identità e potere. Accanto a questi si sviluppano anche i subaltern studies, cioè della cultura delle minoranze, gli oppressi, sconfitti nella storia e che non hanno potuto far sentire la propria voce (ceto operaio, contadini, donne).
- Said sostiene che l’oriente sia una creazione dell’occidente. Egli notifica l’atteggiamento di superiorità dei viaggiatori francesi e inglesi, oltre che americani, i quali in particolare si occupano e interessano di aree geografiche dove era stata minore la presenza europea. Sostiene che l’oriente sia una costruzione immaginaria che ha prodotto dei risultati fisici e concreti, che sia nato per sostenere le politiche coloniali, nelle quali avrebbero contribuito tutte le discipline e tutti i saperi, incluse quelli accademici.
- Secondo Said orientalismo può essere definito anche uno stile di pensiero, fondato sull’opposizione tra oriente e occidente, il quale, quando deve definire la propria identità, lo fa confrontandosi con l’alterità. Per Said oriente è anche campo di interessi, l’insieme delle istituzioni create dall’Occidente al fine di gestire le proprie relazioni con l’oriente, cioè luogo di occasioni per coloro che in Europa non riuscivano ad avere una brillante carriera.
- L’oriente è anche una forma di discorso, come lo intende il filosofo francese Foucault, ovvero un insieme di sequenze di segni, cioè un testo vero e proprio ma anche qualcos’altro. Nel caso dell’oriente, è un insieme di opere d’arte e letterarie, ma anche di istituzioni materiali e immateriali; segni eterogenei che costituiscono un modo di guardare alla realtà. L’oriente però non è stato, e non è, oggetto di atti e teorie liberamente concepiti: è un discorso che ha forza coercitiva, un discorso di tipo egemonico, cioè che si impone.
- Said cita Gramsci che distingue tra società civile (che si fonda sul consenso, cioè sull’accettazione implicita di idee generali) e politica (che si fonda sulle istituzioni tipiche dei tre poteri). Quindi orientalismo è un discorso di egemonico in questo senso.
- L’oriente diventa per Said uno specchio dell’occidente, cioè in cui si rispecchiano le ambizioni dell’occidente. È fondato sull’identità europea concepita in contrapposizione agli altri, con una radicata superiorità rispetto agli altri popoli e culture.
- L’orientalismo è anche basato sull’esteriorità, sulle forme, stili di vita e di comportamento sociali: per capire atteggiamento orientalista bisogna studiare gli aspetti formali di un’opera (stile, figure retoriche, contesto, artifici narrativi, contesto storico sociale), non tanto la correttezza della rappresentazione in quanto la considera falsata, quindi non è in gioco la verità. Uno dei limiti di Said è stato quello di occuparsi troppo di francesi e inglesi. Ha riscontrato anche dei limiti cronologici, cioè si è occupato della storia dell’occidente dal ‘200 al giorno d’oggi e non partendo dal colonialismo, quindi come si può parlare di orientalismo quando ancora non c’era il colonialismo? Altro limite è stato l’ignorare il modo di autorappresentarsi dei popoli, cioè non si concentra sulle risposte dei paesi alla colonizzazione.
In realtà orientalismo non è a senso unico, ma piuttosto un atteggiamento dell’umanità universale, quindi anche gli europei occidentali sono stati osservati come una società occidentalesca, diversa, possibilmente inferiore. L’altro è sempre osservato attraverso la maschera del pregiudizio.
Odeporica: uno statuto ibrido
Un genere letterario è un insieme di testi che stanno insieme perché condividono la dominante. La letteratura di viaggio ha come dominante il viaggio che sia incontro con l’altro e scoperta. È un genere ibrido in quanto caratterizzata da una dose di documenti e da una di finzione ed immaginazione. Gli studiosi sostengono che un testo di odeporica deve essere nato da un viaggio reale. Se gli scritti di viaggio rimangono degli appunti senza valore letterario rimangono ‘scrittura odeporica’, importanti come documento, ma non rientrano nella letteratura odeporica: lo diventano quando lo scritto di viaggio viene sottoposto a una rielaborazione.
Volney, noto per viaggio in Egitto, sostiene che la letteratura di viaggio debba appartenere alla storia e non ai romanzi. Nei viaggiatori c’è il sapere che qualcosa lo hai inventato e il timore di non essere creduto. È una costante negli scrittori di viaggio lo scrivere che quello che si descrive è fondato sulla realtà. Un’altra caratteristica della letteratura odeporica è la pluralità dei sottogeneri letterari: ci sono scritti di viaggio in forma di lettere, diari o memorie. Sono diversi e hanno anche un maggiore o minore successo a seconda dell’epoca. Per esempio nel ‘700 va di moda il romanzo epistolare.
L’importante per la vera letteratura di viaggio è l’incontro con l’altro, per esempio il romanzo di De Amicis sull’oceano racconta la navigazione di migranti italiani in Argentina ma non c’è un vero e proprio incontro.
Le tre dimensioni a cui deve rispondere
La realtà di viaggio deve rispondere a tre dimensioni:
- La realtà referenziale, cioè l’esperienza reale, diretta che compie il viaggiatore. Il narratore si esprime in prima persona, anche se in alcuni casi il narratore sceglie anche la terza persona.
- Motivazione del viaggio e sguardo soggettivo del viaggiatore: questo seleziona le scelte del viaggiatore, che dipendono dal motivo per cui lui viaggia, spesso legata alla sua identità professionale. Il suo sguardo è pre-condizionato dalla sua formazione, cultura e esperienza di vita particolare.
- Le convenzioni espressive del genere: anche se non esistono regole scritte, esistono delle convenzioni, cioè abitudini che chi scrive di viaggio deve adottare, anche per rispondere all’orizzonte di attesa del lettore e alla sua cultura.
Lo scrittore-viaggiatore seleziona ciò che vede in base alla sua esperienza culturale, ma anche linguistica: se si vede qualcosa di non conosciuto ci si inventa una parola nuova per descriverlo, in quanto chi fa un viaggio deve mediare tra più realtà.
I generi dell'odeporica
- Letteratura dell’io (rapporto tra tempo dell’esperienza e tempo della scrittura): diario (coincidenza tra io che scrive e io che fa l’esperienza); memorie (distanza temporale, che provoca anche mancanza di memoria e, di conseguenza, invenzione); raccolta di lettere (come il diario, solo che il diario lo si scrive per se stessi mentre queste presuppongono un ‘tu’ al quale ci si rivolge, di conseguenza ci si mette sullo stesso piano del destinatario). Ci sono casi di diario o lettere in cui lo scrittore rielabora il genere al suo ritorno dal viaggio.
- Romanzo: personaggio (il viaggiatore) in terza persona che diventa una sorta di alter ego del vero viaggiatore che scrive (secondo Luca Clerici non è un genere dell’odeporica, un esempio è l’eleganza è frigida di Parise).
- Trattato: si utilizza un linguaggio tecnico scientifico, con la forma di una relazione.
- Reportage giornalistico: i giornali si avvalgono di
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Orientalismo - Said - letteratura italiana contemporanea
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Letteratura Italiana
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