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Letteratura italiana

Il termine “oriente” racchiude realtà molto diverse tra loro, non confrontabili, ed è frutto di stratificazioni sociali. Nell’antichità era un luogo con caratteristiche politiche, religiose e sociali. Venne istituzionalizzato per la prima volta in epoca romana, quando nel 395 d.C. l’Impero venne diviso in Impero d’Occidente ed in Impero d’Oriente, il quale aveva capitale a Bisanzio. XIII sec l’Impero Latino d’Oriente venne creato a seguito della campagna delle crociate, che permise la riconquista di tali territori. Il termine “occidente” venne affiancato da “levantino”.

Distinzione tra Estremo Oriente e Vicino Oriente

Distinzione tra Estremo Oriente (Cina e Giappone) e Vicino Oriente (Paesi sul Mediterraneo). Le idee precostituite del viaggiatore derivano dal fatto che egli si documenta (all’epoca mediante i resoconti dei viaggiatori precedenti). Per questo motivo possiamo affermare che la letteratura di viaggio era un elemento su cui basare i propri giudizi.

Settecento e orientalismo

A partire dal Settecento il termine “oriente” assume un altro significato: alcuni studiosi eruditi iniziano a studiare la lingua, la religione e la storia di quei luoghi in quanto interessati ad una conoscenza diretta, mentre prima vi era una conoscenza filtrata. L’“orientalismo” è l’amore per questi paesi e genera:

  • Da un lato viaggi di interesse
  • Dall’altro viaggi di formazione

Fine Settecento-inizio Ottocento si sviluppa un interesse per la pittura orientalista. Esso deriva dalla campagna napoleonica in Egitto, a seguito della quale alcuni artisti europei vi si recarono e cominciarono a raffigurare questi luoghi direttamente. Per tutto l’Ottocento l’interesse si focalizza sul Giappone. L’attenzione si sposta da un luogo all’altro per ragioni storico-sociali: cambiano le condizioni politiche e migliorano quelle di viaggio. Primo Novecento si scopre la poesia giapponese.

Edward Said e il concetto di orientalismo

1978 Edward Said pubblicò “Orientalismo” negli Stati Uniti. Egli era un intellettuale di origine palestinese recatosi in USA per la propria formazione; poi divenne docente universitario. Nella prima parte sottolinea i propri due punti di vista. Ci fornisce le proprie idee su cos’è oriente negli ultimi due secoli (700-800), segnati dal colonialismo francese, inglese ed americano. Nelle prime pagine affronta questione di definizione di cosa siano oriente ed orientalismo e pone le basi metodologiche; vuole presentare al lettore quale sia il modo più corretto per leggere i testi cosiddetti orientalisti occupandosi prevalentemente di letteratura con un taglio da comparatista (=guarda alla letteratura mondiale, cerca di trovare analogie e tematiche trasversali che possono riguardare più letterature). La sua attenzione va al contesto europeo e a quello statunitense.

Secondo Said l’oriente è un concetto più che realtà= l’oriente non esiste come vera e concreta identità da un punto di vista geografico-politico, si dà piuttosto come una serie di rappresentazioni. Esse vengono compiute dall’esterno, dal viaggiatore che osserva con gli occhi dell’altro e che assume un determinato atteggiamento, che può essere anche gerarchico. Molto spesso il viaggiatore osserva con un senso di superiorità. Il discorso di Said ha pertanto una forte componente politica.

Frantz Fanon e i Cultural Studies

Questo grande processo è accompagnato da studi che cercano di emancipare le popolazioni che hanno subito il colonialismo proprio dagli stereotipi. A tal proposito è importante citare Frantz Fanon, un intellettuale nato in Martinica, ex colonia francese, poi passa a lavorare in Algeria e si impegna attivamente per sostenere il processo di decolonizzazione. Egli con “I dannati della terra” lancia un messaggio molto forte, perché sostiene che finalmente queste popolazioni oltre a rendersi indipendenti da un punto di vista politico-amministrativo, devono prendere voce. Ciò significa autorappresentarsi per liberarsi anche degli stereotipi che il colonizzatore ha creato e che sono stati introiettati anche dai colonizzati.

Dagli studi di Fanon veniamo al 1964, anno in cui vennero fondati Cultural Studies, che si propongono di studiare la cultura in senso molto ampio per recuperare soprattutto la voce dei ceti inferiori che la storia istituzionale ha sempre trascurato. Essi poi danno vista a sotto discipline e negli anni Ottanta nasce la disciplina dei Subaltern Studies, che si occupano invece delle rappresentazioni e testimonianze legate ai ceti subalterni che nel corso della storia sono stati privati della voce. Pertanto il discorso di Said si innesta su una stagione ricca di studi. Egli sostiene che l’oriente non è mai esistito, è una costruzione culturale ad opera soprattutto di colonizzatori inglesi e francesi. È una realtà vista da chi viene da fuori, costruita a propria immagine e somiglianza secondo le proprie categorie culturali. Egli ha dei difetti d’impostazione:

  • Visione unilaterale, non mette a confronto le rappresentazioni dell’oriente date dai viaggiatori con le autorappresentazioni dei popoli colonizzati e con le rappresentazioni che questi ultimi hanno dato all’occidente;
  • Non tiene conto degli studi orientalisti condotti da chi intenzioni colonialisti non aveva (eruditi settecenteschi tedeschi), spinti da curiosità intellettuale;
  • Secondo la sua prospettiva qualsiasi opera prodotta in Europa può essere letta in chiave orientalista (anche Dante o Boccaccio).

Michel Foucault e il concetto di discorso

Said si sforza di fornire una cornice metodologica. È necessario per lui riferirsi a Michel Foucault, che definisce cosa sia discorso. Said sostiene che l’oriente è un discorso. Foucault ne parla nel libro “L’archeologia del sapere”, in cui sostiene il compito dell’intellettuale moderno è di tipo archeologico, ovvero quello che deve fare è andare a riscoprire tutte quelle regole che, di epoca in epoca, sono resistite in una società e che stabilivano i limiti del dicibile. I discorsi sono delle pratiche che designano oggetti di cui vogliono parlare e ne conferiscono un senso. Ogni discorso può avere un legame con le forme di potere, che è di volta in volta differente. Foucault introduce il concetto di episteme, con cui sottintende il fatto che ogni società in ogni determinata epoca ha avuto come delle condizioni di verità, che prescrivono i limiti del dicibile. Molto spesso concetto di episteme confuso come insieme delle teorie scientifiche di una determinata epoca, ma in realtà non è una somma di saperi, bensì è una rete che pone de limiti al discorso.

Antonio Gramsci e il consenso egemonico

Come si impone il discorso? Per spiegarlo Said passa alle teorie di Antonio Gramsci e alle pagine dei “Quaderni del carcere”, in cui egli distingue da società civile e società politica:

  • Civile: composta da associazioni spontanee di persone (famiglia, scuola, sindacati) → i discorsi si impongono attraverso il consenso, gli individui accettano e fanno proprie queste idee che circolano senza il bisogno che vengano loro imposte attraverso l’esercizio del potere.
  • Politica: formata da vere e proprie istituzioni per esercitare il potere e controllare gli individui (polizia, magistratura) → discorso imposto in maniera egemonica con limiti rigorosi.

Secondo Said l’orientalismo è un discorso che nasce dal consenso, ma che poi diventa un consenso di tipo egemonico.

Il rapporto tra sapere puro e sapere politico

Said affronta inoltre un’altra questione cruciale: il rapporto tra il sapere puro e sapere politico. Premessa: solitamente ad uno scienziato si richiede di presentare delle verità nella maniera più oggettiva possibile. Egli deve prescindere dalla sua ideologia politica, da condizioni di sesso, razza e confessioni religiose. Per Said è impossibile che l’individuo rinunci alla propria posizione politica, che condizione la sua lettura del mondo. Ogni posizione politica dipende dalle condizioni economiche, ovvero la classe sociale di appartenenza, che minaccia l’oggettività del dato. Said non vede questa influenza in modo negativo; secondo lui dobbiamo accettarla come un dato di fatto, prenderne coscienza e studiarla e non far finta di avere a che fare con un’oggettività inesistente. Ciò ha a che fare anche coi testi letterari di cui si occupa Said, ma non toglie interesse nei confronti dell’opera di un determinato scrittore. Said introduce l’esempio di Honoré de Balzac, scrittore francese realista della prima metà dell’800 monarchico, conservatore. I suoi testi sono tuttavia interessanti anche per chi monarchico non è; egli in quanto narratore, pur credendo nell’aristocrazia, nel momento in cui la descrive ne mostra tutte le contraddizioni. Ciò è possibile perché in quanto narratore Balzac è più abile di altri, riesce a rappresentare al meglio la Francia degli anni 20-30 dell’800. Il sapere politico non va criminalizzato, bensì valorizzato, ma bisogna prendere distanza critica. Said pone l’attenzione all’aspetto ideologico, ma non prescinde da un’analisi critica. Attenzione alla lingua, allo stile, alla focalizzazione e al genere letterario nel quale il testo è stato fatto rientrare dal suo autore, piuttosto che dal lettore, piuttosto che dalla critica. Dal punto di vista metodologico, Said sembra oscillare:

  • Da una parte applica le categorie di critica letteraria sopracitate;
  • Dall’altra parte approda ad un tipo di interpretazione di taglio squisitamente ideologico o sociologico.

Ciò non toglie valore al suo discorso.

I luoghi comuni nella letteratura e i viaggi di necessità

Ci si imbatte sempre in luoghi comuni, già tutti presenti nella letteratura che viene praticata da europei che dell’oriente hanno sentito parlare indirettamente. Ciò perché le condizioni di viaggio erano improponibili; viaggiavano: mercanti, militari e pellegrini (con l’avvento del cristianesimo e poi dell’islam), ma non vi era l’idea del viaggio quale esperienza di piacere o conoscenza, bensì nasceva da una necessità. I viaggiatori entravano in contatto anche con racconti e tornavano portando con sé il ricordo di fiabe e leggende che venivano confuse con la realtà.

Arismapeia e la rappresentazione dell'oriente

Il primo libro che parla di popolazioni lontane collocate in una regione della Terra che possiamo dire oriente è “Arismapeia”, che parla degli arismapi, una popolazione. Scritto da Aristea, di cui non si hanno grandi notizie, uomo della Grecia pre-classica spintosi nell’Asia centrale. Si tratta di un’opera fantomatica poiché andata distrutta, ne abbiamo solo alcuni frammenti riportati da altri storici della cultura classica. Essi sono concordi sul fatto che Aristea debba aver percorso parte del territorio asiatico avvicinandosi probabilmente ai Monti Urali e quindi venuto a contatto con popolazioni cinesi. Essi verranno descritti sempre in chiave fantastica: popolo fortunato, prosperoso, che gode di un clima particolarmente favorevole e quest’idea viene perpetrata dagli storici come Erodoto in “Storie”. Egli parla degli Iperborei o Monti Ripei, su cui abita una popolazione longeva e di uomini virtuosi. Di Cina non si parla ancora, ma comincia a diffondersi l’idea della Cina come di una nazione che ha conseguito una forma di governo perfetta. Da una parte c’è l’aspetto utopistico (concepire un altrove irraggiungibile, oltre una barriera geografica invalicabile, come un luogo di felicità e giustizia), dall’altro l’aspetto mostruoso (Issedoni, Grifoni = uomini-bestia).

La concezione del mondo secondo Erodoto

Nel 450 a.C. mondo come lo poteva immaginare Erodoto: terra piatta, circondata da un mare infinito, Asia e Africa (mediterranea) viste come un unico continente. Ad est non si va più in là dell’Asia conosciuta dalle truppe di Alessandro. Durante l’Impero romano si restringe la conoscenza riguardante l’Asia e l’Africa rispetto al mondo ellenistico. I geografi romani non potevano contare su contatti diretti, continuano a lavorare soprattutto verso il fantastico. Issedoni, Massageti, Saci, Satarchei, Polai: nomi con etimo incerto, gli storici storpiano i nomi stranieri e ciò rende ancora più difficile cercare di trovare una corrispondenza reale tra questi nomi e le popolazioni. Si comincia a favoleggiare sugli usi, a partire dal tema della mostruosità: popolazioni antropofaghe o necrofile.

Viaggiatori e racconti fantastici

C’è qualcuno che inizia a viaggiare davvero:

  • Scilace di Carianda: parla di Macrocefali, Sciapodi, Cinocefali e della marticora (specie di chimera)
  • Megastene: mercante che compie una specie di missione ed arriva a spingersi verso l’India; parla dei pieveloci, perpetuando l’idea di queste creature mostruose.

Alcuni storici antichi contestano questi dati, ma in fondo questi resoconti di viaggio erano entrati a far parte quasi di un genere letterario a sé stante; i lettori gradivano le storie favolose con presenza di creature mostruose o ricchezze straordinarie.

Il romanzo di Alessandro Magno

Il “Romanzo di Alessandro Magno” è un testo apocrifo, ovvero non ne conosciamo l’autore. Forse venne scritto in momenti diversi intorno al III secolo d.C. È una reinvenzione degli viaggi di Alessandro, è un testo molto importante perché conosce una grande popolarità fino al 1300-1400. Questo testo si compone a sua volta di più libri:

  • Prima parte di taglio squisitamente storico, in cui vengono raccontate le vicende legate alle spedizioni di Alessandro, anche se la componente fantastica non manca mai;
  • Seconda parte contenente un romanzo epistolare, si tratta di false lettere che Alessandro avrebbe indirizzato in parte alla madre e in parte al proprio precettore. Carattere erudito-letterario-filosofico.

Sembra prevalere l’epistola. Motivi:

  • Nel 700 e parte dell’800 il romanzo epistolare era particolarmente apprezzato;
  • La struttura della lettera conferisce al viaggio un andamento diaristico, scandendolo per tappe;
  • Dà l’impressione di essere scritta a caldo, nell’immediatezza dell’esperienza, si presenta come una sorta di testimonianza ancora più veritiera rispetto al resoconto fatto a posteriori.

(Dagli anni 40 dell’800 in poi non è più possibile usare in maniera disinvolta delle fonti letterarie che possono contenere anche elementi fantastici. Si dividono le discipline: la letteratura continua ad interessare, ma viene valutata come un sapere che ha che fare con la finzione e si separa dalle discipline strettamente storico o geografiche, che devono eliminare tutto ciò che non appartiene ad un livello della realtà. Questi studiosi ottocenteschi sono interessati alle scoperte geografiche degli ultimi 2 secoli (fine 500) e partono dai viaggi dei gesuiti. La loro presenza in Cina e Giappone è molto importante.)

La rappresentazione dell'oriente come "locus"

Presenza di “mirabilia et portenta”, ovvero tutto ciò che meraviglia con straordinaria forza e il gusto per tutto ciò di inedito ed affascinante. Ciò dà luogo ad una rappresentazione dell’oriente che gioca su due termini antitetici: da una parte è visto come “locus fugiendus”, ovvero un luogo da cui fuggire, pieno di insidie e popolazione mostruose; dall’altra parte come “locus amoenus”, di particolare bellezza.

I nomi dell'Asia centrale

I nomi utilizzati per designare l’Asia centrale, regione che sembrerebbe coincidere con l’odierna Cina:

  • Sir dà origine ad una serie di varianti: i Siri, da seta (mercanzia maggiormente importata), anche se l’etimo non è certo. C’è la tendenza ad identificare la popolazione con la merce; es: in inglese China sta anche ad indicare porcellana.
  • Qin starebbe ad indicare il nome della prima dinastia.

L’espressione “la via della seta” è molto moderna, coniata nel 1877 da Ferdinand von Richthofen → SeidenstraBe. La seta rappresentava una merce di grande interesse, ma non è l’unica, anzi ci sono dei momenti della storia in cui ad essere smerciate sono soprattutto merci quali porcellana e spezie. Per questo espressione non del tutto calzante.

Scambi commerciali con l'Asia meridionale

Nell’antichità romana cominciano ad intensificarsi gli scambi anche con l’Asia meridionale; vi è la scoperta dell’isola di Ceylon un po’ per caso. Questo incontro fortuito con l’India apre una nuova stagione per i geografi, che cominciano a includere queste regioni più a sud nelle loro mappe e descrizioni dell’Asia. In particolare si diffonde la pratica del baratto muto, ovvero senza proferire parola. Pratica spesso citata, ma non spiegata bene. Si immagina che vi fossero dei luoghi appositi in cui un mercante straniero poteva lasciare la propria merce; in seguito si allontanava e l’acquirente lasciava accanto alla merce una quantità d’oro che era una proposta d’acquisto; in questo modo veniva fatta la contrattazione finché le due parti tacitamente si accordavano.

Pseudo-testi geografici romani

In ambito romano troviamo poi pseudo-testi in ambito geografico:

  • Collectanea di Giulio Solino e Recognitiones pseudo-clementine: testi compilativi, in cui ripropongono una serie di informazioni desunte da testi più antichi.
  • Claudio Tolomeo: tenta di fare ordine, capisce che nei trattati antichi vi è del falso. Incappa nel resoconto di Maes di Titianos, un commerciante che manda inviati oltre le terre abitate dai Parti. Questi materiali raccolti vengono poi elaborati da Marino di Tiro e così arrivano a Tolomeo.
  • Alessandro lascia un giornale di bordo, una sorta di diario che descrive tappa per tappa il suo viaggio verso Kattigara.
  • Periplus maris erythraei, anonimo: accanto al termine Seri comincia a diffondersi Tin → la Terra di Tin con capitale a Tinai
  • Tolomeo parlerà di Sinai

Viaggi documentati nelle fonti cinesi

Le fonti romane non testimoniano di viaggi di latini verso l’Asia, mentre le fonti cinesi qualcosa ci dicono:

  • 120 d.C. viaggio ufficiale dell’ambasciata alla corte imperiale di Luoyang
  • 266 un certo Qin Lun giunge a Tonchino
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antonelligiada di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Sirtori Marco.
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