Letteratura italiana contemporanea
La questione privata
Gli zii di Sicilia
Il seme del piangere
Lo scialle andaluso
Dal manuale si deve studiare i quadri introduttivi, poi gli autori con una scelta di brani antologici, 3 brani per gli autori maggiori.
Interculturalità
Tra la fine del 1200 e inizio 1300 c'è una fioritura incredibile perché si era creato un contesto sociale di trasformazione così forte che ha fatto sì che questa esplosione di cultura e letteratura potesse avvenire. La letteratura italiana ha dato un modello per tutta la letteratura occidentale, poi nel 1500 con la crisi il pallino si sposta fuori, poi è la letteratura italiana a inseguire gli altri, che non vuol dire che non ci siano degli elementi di riconoscibilità di lunga durata però sono altri i centri di costruzione della cultura.
Fenoglio era un appassionato di lingua anglosassone e scrive tutte le sue prime opere in inglese e nel Partigiano Johnny lui mescola italiano e inglese, ma si tratta dell’inglese letterario del 1600.
Autori da studiare
Pirandello, Svevo, Tozzi, Sbarbaro, Saba, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Moravia, Brancati, Morante, Vittorini, Pavese, Fenoglio, Pasolini, Sciascia, Caproni, Calvino.
Il '900: un grande cambiamento epocale
Cosa c’è prima del ‘900? Erano successe due cose importanti: la vicenda del romanzo e la vicenda della poesia. Certo autori in un momento vengono letti e considerati importanti per una cosa ma poi quelli definiti classici sono quelli che resistono al passare del tempo, Dante viene amato dai contemporanei per il Paradiso eccetera ma poi abbiamo dei secoli in cui Dante viene ignorato perché non ci si rivede più ma poi nell’800 col romanticismo viene recuperato ma lì piace l’Inferno. Le grandi passioni, i grandi libri vengono sempre letti in modo diverso.
Romanticismo, modernismo, decadentismo sono ricostruzioni critiche, noi studiamo le interpretazioni che possono essere sempre rovesciate, esistono tante verità, tanti modi di interpretare i testi, io non posso far dire a un autore quello che non dice ma se lo interpreto, do la mia opinione qualsiasi interpretazione è lecita. Schopenhauer dice che gli autori si dividono in 3 categorie: le meteore, destinati a scomparire perché smettono di parlare alle generazioni successive, i pianeti, autori con opere che restano anche se spesso brillano della luce delle stelle, che ci aiutano a capire e coordinare ma non brillano di luce propria e poi ci sono le stelle che sono quelli che all’inizio magari non si capiscono perché la luce ha bisogno di tempo per arrivare ma poi resta per sempre.
La trasformazione della poesia
Noi per ogni epoca di solito abbiamo tre autori fondamentali, però queste grandi triadi cambiano di valore. I nostri nonni se studiavano i grandi poeti di fine 800 studiavano Pascoli, Carducci e D’Annunzio, ma nei libri di oggi forse abbiamo tre poesie di Carducci e venti degli altri due mentre prima era al contrario, perché Carducci esprime valori che oggi non sono considerati attuali.
Quasimodo era considerato uno dei grandissimi poeti del ‘900, ora Montale, Ungaretti e Saba hanno tantissimi testi mentre Quasimodo ne ha 2/3, è un sistema di valori che si evolve in base alla ricezione.
Nella poesia un autore fondamentale è Baudelaire, con lui si apre la grande stagione della poesia moderna che si apre in due direzioni diverse e contrastanti presenti entrambe in Baudelaire, con lui c’è un assestamento, prima il poeta era la voce della collettività tutti lo stavano a sentire come D’Annunzio che veniva chiamato anche per fare discorsi pubblici, le sue vicende erano su tutti i giornali era un vero poeta vate lui parlava a nome della nazione ma anche Pascoli con una poetica completamente diversa ma anche lui interveniva sulla scena pubblica. Con la seconda rivoluzione industriale cambiano gli assetti, la logica è quella economica.
Il ruolo del poeta secondo Baudelaire
Baudelaire dice che al poeta cade l’aureola, e questa aureola resta nella fanghiglia e calpestata dai cavalli che passano, Baudelaire ci dice che il ruolo sociale del poeta è finito. Noi abbiamo dei grandissimi poeti ma noi conosciamo dei poeti viventi? Non c’è più quella forza sociale che aveva la poesia fino a poco tempo fa, c’è stata una perdita da questo punto di vista. Baudelaire reagisce in due modi diversi, nei Fiori del male convivono due idee diverse di poesia, una prima idea è il mondo non mi può capire però io poeta valgo più degli altri perché ho la capacità di interpretare il mondo meglio degli altri perché trovo i collegamenti segreti, simbolici fra le cose che a tutti gli altri sfuggono, questa sintassi segreta del mondo è qualcosa che può cogliere soltanto il poeta, questa cosa la troveremo anche nelle poesie di Rimbaud, è la nascita del simbolismo che avrà un valore fondamentale per tutta la poesia successiva, sarà anche la poesia di Ungaretti (il porto sepolto, qualcosa di segreto che agli altri sfugge).
Accanto a questo però Baudelaire ci dà delle poesie che sono di segno opposto, in cui il poeta è veramente in crisi ad esempio nell’Albatro, questo uccello viene catturato dai marinai, lo prendono in giro lo scherniscono e il poeta è come l’albatro, finché è nel cielo è il più grande di tutti ma quando arriva a terra è un disadattato, per capirlo non c’è bisogno di mettere in gioco la nostra intuizione è un apologo allegorico, abbiamo una verità che ci viene descritta però quello che il poeta ci dice segue un ragionamento, l’allegoria dantesca (la lupa vuol dire questo, il leone questo ecc.) oggi ha bisogno di spiegazione, di note infinite mentre per i lettori del tempo no, tutti capivano subito, c’è un orizzonte di conoscenze che aveva una matrice religiosa per cui tutti leggevano le cose allo stesso modo, uno stesso modo di interpretare il mondo.
Con Baudelaire abbiamo invece un’allegoria moderna, cigno che incontra in mezzo alla strada allegoria degli esiliati (?) la differenza è che se oggi Baudelaire ci dice l’albatro è il poeta, ci dà una chiave per interpretare altrimenti sarebbe difficile da interpretare, questa è la cosiddetta allegoria moderna.
Il crollo dei valori unitari nel '900
Nel ‘900 crollano completamente quei valori unitari che già con Baudelaire era in crisi, appare quella che viene definita l’allegoria vuota, pensiamo a Kafka, Samsa si sveglia un giorno trasformato in un insetto mostruoso e non si sconvolge più di tanto, Kafka a differenza di Baudelaire non ci dice che lo scarafaggio rappresenta l’alienazione ma ogni lettore dà una propria interpretazione, l’autore non ci dà più la chiave, la chiave si è persa, devi capire l’assurdità del mondo in cui viviamo, allegoria vuota vuol dire senza chiave, perché l’uomo ha smarrito la chiave con la quale interpretare il mondo?
Modernismo
Verga e la modernità
Nella produzione romanzesca di Verga vediamo uno slittamento, dal mondo chiuso dei Malavoglia arriviamo al self-made men di Mastro Don Gesualdo che muore da solo. Queste tensioni che noi vediamo già in Verga, fondamentali, i Malavoglia si conclude con un esilio con una pagina molto lirica in cui ‘Ntoni guarda il mare e sa però che lui è un escluso e capisce che se ne deve andare, con ‘Ntoni inizia questa rottura: da una parte un mondo immobile e da una parte il mondo che va verso una modernità vista come però esclusione; tutti i personaggi di Verga sono degli esclusi come Rosso Malpelo.
De Roberto e la psicologia
Tutte queste tensioni le vediamo in tutti i romanzi di fine ‘800, in De Roberto abbiamo questa doppia velocità, lui scrive opere veriste/naturaliste però emerge un interesse verso la psicologia, scrive anche un trattato che si chiama “L’amore” declinato in tutte le sue sfumature, vorrebbe fare una formula dell’amore perfetto che però nello stesso tempo coincide con il massimo dell’amor proprio e la psiche dell’uomo nasce da pulsioni animalesche dell’uomo e razionalità che deve mettere le briglie all’istinto.
La letteratura italiana di fine '800
Questi ultimi dieci anni dell’800 sono significativi, nel 1889 escono sia il Mastro Don Gesualdo sia il Piacere di D’Annunzio ed è D’Annunzio ad avere successo, nel 1892 Svevo pubblica il suo primo romanzo che doveva chiamarsi “L’inetto” ma poi lo chiama “Una vita” pure questo romanzo passa in totale silenzio. Nel 1898 Svevo ne pubblica un altro che è “Senilità”, inizia a scrivere pure Pirandello, 1893 scrive un romanzo che pubblica a puntate si doveva chiamare “Marta Ajala” però lui lo chiama “L’esclusa”, nel 1896 scrive “Il turno”, l’esclusa sembra anticipare la poetica dell’umorismo proprio perché viene descritta un’esclusione, è un romanzo interessante perché riprende un grande modello tipico di romanzo cioè il romanzo d’adulterio, abbiamo Madame Bovary, Anna Karenina, in questo caso però è un adulterio particolare perché c’è un personaggio Marta Ajala che riceve le lettere da un ammiratore, lei è indifferente a questo corteggiamento, queste lettere vengono scoperte e lei viene ripudiata e cacciata di casa, ritorna a casa del padre anche se il padre la tratta come se fosse un essere indegno, non si abbatte si trasferisce a Palermo inizia a studiare e diventa maestra, vive un percorso di emancipazione anche se dentro di lei continuano ad esserci dei turbamenti perché lei è consapevole di non esserselo meritato, poi però a Palermo consuma l’adulterio però nel momento in cui consuma l’adulterio muore la madre del marito e su invito della madre morente il marito decide di ricostruire la famiglia, Marta ritorna e nell’ultima scena si ricompone la famiglia davanti al cadavere della suocera, scenario paradossale perché quando lei era innocente è stata cacciata, quando lei davvero è stata infedele la famiglia si ricongiunge.
I romanzi di Pirandello
Tutti questi romanzi sull’adulterio perché l’800 è il trionfo della borghesia, l’organizzazione sociale ruota attorno alla famiglia, ma ci sono spesso lati negativi perché di solito la donna ha un ruolo che non sceglie lei, solo donna o solo madre, matrimoni molto convenzionali, scelte fatte per convenienza non per amore, entrano in conflitto le aspirazioni del privato con le aspirazioni pubbliche, Pirandello arriva quasi a scardinarlo questo modello sociale basato su un’ipocrisia di fondo, alla fine ci restiamo quasi male perché dopo che Marta era riuscita a fare questo cammino di emancipazione ritorna al punto di partenza.
Il romanzo successivo invece non è molto concentrato sull’interiorità del personaggio ma dà l’avvio a un altro filone tipico di Pirandello, quello del grottesco e del teatro, Stellina è innamorata di un altro ragazzo però il padre la convince che non può sposare Peppe Alletto, per risolvere delle difficoltà economiche della famiglia decide di farla sposare ad un vecchio, Don Diego, tutti sperano che Don Diego muoia subito ma è il più vitale di tutti, ad un certo punto si decide di andare avanti con una causa di divorzio perché non viene mai consumato però anche in questo caso pur dopo essersi liberata di don Diego sposa l’avvocato che l’ha aiutata a fare la causa di divorzio, si crea un vero e proprio turno matrimoniale, l’avvocato muore ed è arrivato il turno di Alletto, ma il matrimonio diventa una farsa, c’è un grottesco nelle descrizioni. “Il turno e l’esclusa” verranno ripubblicati nel 1902/1903, dopo l’Italia unita si allarga il pubblico di lettori e la scuola inizia ad avere una valenza importante, gli analfabeti iniziano ad accedere a un’istruzione comune, i romanzi spesso uscivano su riviste o quotidiani, c’era la cosiddetta terza pagina dedicata alla cultura in cui venivano pubblicati i romanzi a puntate, la domenica spesso usciva parte di un romanzo, per i giornali era un modo di vendere, si diffondono dei romanzi che sono veri e propri fogliettoni (fogli di giornale), alcuni avevano un successo incredibile e proprio per leggere questi romanzi venivano comprati i giornali.
Salgari e la schiavitù della penna
Salgari in realtà pubblicava continuamente questi romanzi sui giornali e poi venivano ripubblicati in volume, questo per lui era diventata una vera e propria schiavitù perché gli chiedevano sempre di scrivere infatti scrive più di 80 romanzi e 150 racconti, oggi è difficile pure riuscire a trovare tutti i romanzi di Salgari perché alcuni sono stati scritti sotto pseudonimo, basati sempre sulla suspense così il lettore voleva comprare gli altri giornali, Salgari si suicida alla fine e prima di uccidersi manda una lettera ai suoi editori dicendogli che sperava che gli pagassero il funerale visto che erano i suoi assassini, si definisce schiavo della penna e gli editori i suoi assassini. Già nell’800 inizia a nascere quindi lo scrittore di mestiere e che spesso doveva scrivere in continuazione, e viveva sempre in uno stato di semi-povertà.
Decadentismo e modernismo
Di solito si parlava di questi autori di Decadentismo, come un contenitore in cui si poteva mettere dentro di tutto sia Svevo che d’Annunzio ma sì è vero che quasi si toccano perché pubblicano nello stesso periodo ma sono completamente diversi, oggi non si usa più questa categoria di Decadentismo, e dovendo scegliere un -ismo anche in Italia si parla di modernismo. Termine che nasce nella cultura anglosassone, e si intende la nuova letteratura che sorge nel 900. In Italia abbiamo dei tratti in comune che accomunano gli scrittori di primo ‘900, se dovessimo decidere delle date quelle più dibattute sono il 1904 data di pubblicazione del “Fu Mattia Pascal” e come data di fine 1929 come pubblicazione “Gli indifferenti” di Moravia. Il problema è quello che succedeva nella realtà dell’epoca, cambiando il mondo cambia anche la letteratura che riflette gli eventi del periodo storico.
Le rivoluzioni scientifiche del primo '900
Nel 1905 Einstein fa la teoria della relatività è un modo completamente diverso di concepire l’universo; prima si pensava che la terra fosse piatta e sopra ci fosse il cielo, questa immagine però già cambia nella Grecia antica perché si scopre che la terra ha due emisferi ed è circondata dal cielo, come se in Africa ci fosse qualcuno a testa in giù, il mondo è più grande di come lo percepiamo, poi con Aristotele ma anche Dante si pensa che la terra è il centro dell’universo e intorno alla terra girano dei cieli e attorno i pianeti e le stelle fisse, l’uomo che si sentiva al centro dell’universo si rende conto che è solo una piccola parte, questa trasformazione nel 600 si sente tantissimo che infatti è un periodo di crisi, nella letteratura entra il tema della morte, del passare inesorabile del tempo, l’uomo perde le sue coordinate e alla fine neanche il sole è al centro di tutto, la nostra galassia è una delle tante, non può esserci più una centralità nel percepire l’uomo.
Einstein e Planck: lo spazio-tempo e i quanti
La gravità è uno tra i tanti campi che esistono, l’universo è come una sorta di foglio elastico ci dice Einstein, lo spazio è una sorta di mare che ondeggia completamente in cui ci sono vari campi e il campo gravitazionale di per sé non esiste perché a reggere queste architetture sono vari campi come il campo spazio-temporale, Einstein dimostra che viviamo in un reticolo spazio-temporale però si increspa quando incontra una massa, se mi cade la penna non è solo per la forza di gravità ma perché avvicinandosi al terreno lo spazio e il tempo si piegano. Planck scopre la teoria dei quanti perfezionata da Eisenberg, tutta la materia vivente è creata da particelle minuscole (fotoni, elettroni…) queste particelle vorticano continuamente riescono a fermarsi in un corpo solo quando in un corpo si crea entropia ma c’è di peggio, gli scienziati del primo 900 impazziscono perché non si riesce a calcolare dove vanno queste particelle, Eisenberg dice che l’unico modo per calcolarlo è pensare a una probabilità, l’elettrone non si sa dove va nello spazio però c’è una probabilità che queste microparticelle appaiono laddove incontrano un corpo o laddove c’è un osservatore che le guarda, alla base di tutta la matematica moderna c’è l’idea che la particella non esiste di per sé non è realmente in uno spazio ma appare solo se incontra un corpo, Eisenberg ci dice che noi viviamo in un mondo di relazioni, senza relazioni le cose non esistono.
Il ruolo dell'osservatore
Se noi mettiamo in una sorta di tubo un fascio di fotoni separato da un prisma e poi lo separiamo di nuovo normalmente tutti i fotoni vanno in basso se ad un certo punto un osservatore guarda dall’uscita alta del tubo i fotoni vanno in alto o metà in alto e metà in basso, l’osservatore qualcosa che per noi non deve avere una minima incidenza sulla realtà invece cambia lo sviluppo fisico della realtà, cambia l’idea di concepire il tempo. Già Bergson alla fine dell’800 aveva scritto un’opera fondamentale in cui dice che il tempo è qualcosa soltanto di interiore, il tempo reale non esiste, esiste il tempo come noi lo percepiamo. Il problema è che Einstein riflette molto sullo spazio e sul tempo, la teoria della relatività ci dice che il tempo non esiste, non esiste un tempo ma tanti tempi contemporanei, il tempo non scorre sempre nella stessa maniera. Questo foglio elastico che è l’universo attratto dalle masse si allarga e il tempo scorre diversamente.
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