Letteratura italiana contemporanea
Lezione 1 – 18 febbraio
Cos'è un racconto e che significato ha?
Il racconto è uno dei dispositivi sociali più antichi e affonda le sue radici in un momento fondamentale della vita dell’uomo. Secondo alcuni, infatti, la facoltà di raccontare inizia con gli uomini primitivi, quando essi diventano cacciatori: iniziano ad assumere proteine animali e il cervello si evolve, sviluppando facoltà che prima non aveva, come quella di immaginare e riferire cose che si sono viste e vissute.
I cacciatori si allontanano dal gruppo sociale in cui vivono, vanno a cacciare, tornano e raccontano ciò che hanno fatto e visto.
- L’atto del racconto è legato alla condivisione e trasmissione delle esperienze di una comunità sociale: è legato alla trasmissione di ciò che si vive nella realtà di tutti i giorni.
- È legato anche all’espressione delle credenze religiose, di ciò che non è immediatamente visibile agli occhi, di cui non si riesce a dare una spiegazione (come la morte).
- È una forma primaria di elaborazione del senso della temporalità umana.
È fondamentale per la costruzione di una nostra identità: siamo esseri calati nel tempo, che scorre, e il racconto serve per dare ordine e significato a questa condizione esistenziale. È legato dunque alla facoltà della memoria e al senso dell’attesa di ciò che deve ancora venire. Il racconto ha dunque a che fare con la realtà e la contingenza, con l’invisibile e la trascendenza e con la nostra esperienza nel tempo, che può essere conservato e afferrato solo in questa forma.
Forma breve
Il racconto letterario è un insieme più piccolo all’interno del grande insieme dei racconti e si contraddistingue per brevità (concetto relativo). La brevità è un criterio quantitativo (400 pagine non è un racconto) ma non solo: è anche un criterio strutturale e compositivo, è una maniera di organizzare i fatti. Da questo secondo aspetto deriva il fatto che i racconti hanno una predisposizione all’ibridazione e all’aggregazione.
Aggregazione
È evidente ad esempio nelle Operette Morali di Leopardi o nel Decameron di Boccaccio, la più grande opera di racconti, al centro della letteratura italiana, che raccoglie testi più o meno brevi (ma sempre racconti). In questi casi, il senso complessivo dei singoli testi lo si ricava dall’insieme. L’aggregazione è un tratto più o meno evidente nei vari autori, ma è comune a molti scrittori. In Pirandello ad esempio viene meno (Novelle per un anno), mentre lo si ritrova nel Sistema periodico di Levi. Dunque non c’è uno stampo rigido che identifica il racconto come genere letterario, le soluzioni narrative sono varie.
Ibridazione
Genere sperimentale, praticato da molti come occasione di sperimentazione, prevede delle scelte particolari che non si trovano in altri tipi di racconti. La brevità potrebbe sembrare un limite, ma garantisce in realtà una grande libertà inventiva. Ad esempio, il genere fantastico si è sviluppato soprattutto nel racconto breve. Noi siamo immersi in un regime di narratività diffusa: tutto è racconto, tutto viene comunicato in una forma narrativa per essere efficaci. I testi devono essere brevi, arrivare e colpire il lettore.
Twitter: Johannes Buckler
Sfrutta un modo di raccontare che raggiunge molte persone, attraverso i mezzi del racconto letterario, come la prima persona e il racconto di un morto che prende parola (topos) esercizio di straniamento che ci colpisce e allo stesso tempo ci aiuta ad immedesimarci nel personaggio (pathos). La prima persona viene abbandonata quando si raggiunge un limite: non sappiamo come è realmente andata tutta la vicenda e il racconto vuole essere fedele alla realtà, non è inventato. Si passa dal coinvolgimento alla riflessione, denuncia, testimonianza.
Stolpersteine (pietre d'inciampo)
Sono state ideate da un artista tedesco, si trovano a Berlino e alcune a Pisa (piazza di San Paolo). Hanno un valore memoriale: permettono di rievocare una memoria collettiva. Presentano il nome del deportato, l’anno di nascita, l’anno di deportazione, l’anno e il luogo di morte. Da esse è possibile ricavare informazioni non esplicite: i rapporti di parentela. Anche qui abbiamo i mezzi del racconto breve e l’imitazione dello spazio entro il quale si può raccontare: la narrazione breve è ancora efficace anche in un ormai contesto di narratività diffusa. È importante studiare la tradizione del racconto per capire da dove vengono queste forme brevi.
Racconto o novella? non vi è una vera e propria differenza di significato, ma solo storica.
Racconto
Quello del racconto è un genere sperimentale e aperto, sempre difficile da definire. È un’esposizione di fatti o discorsi, non è solo un oggetto del raccontare ma è l’atto stesso del raccontare. È fatto a voce, derivando dall’homo sapiens che ancora non sapeva scrivere, tratta di avvenimenti privati. Il racconto è un componimento letterario di carattere narrativo, quasi sempre d’invenzione, più breve e in genere meno complesso del romanzo perché dedicato ad una sola vicenda e generalmente destinato a una lettura ininterrotta. Dunque è diverso dal romanzo (che implica molteplici vicende intrecciate) ed è diverso anche, ad esempio, dalla fiaba (che prevede la ripetizione di una struttura permanente). È distinto dalla fiaba anche perché presenta i fatti come realmente accaduti: per questo motivo si identifica con la novella. Ha comunque in sé la memoria della fiaba. Si ricerca nel racconto la vero-somiglianza: è da ricollegare anche alla cronaca.
Novella
La definizione è più lunga: significa novità, fatto nuovo + notizia data o ricevuta, intorno a fatti recenti o a riguardo di persone e cose per cui si ha un interesse + discorso, conversazione, chiacchierata + canzonare, beffare. Le novelle hanno spesso un legame con il contemporaneo. Sono racconti brevi, per lo più in prosa, di un fatto del tutto o in parte storico o reale, o anche del tutto immaginario, che si propone di intrattenere e interessare i lettori, sorprendendoli, raramente con uno scopo didattico – morale. Il Decameron ad esempio non ha questo obiettivo, ma vuole intrattenere. L’intrattenimento si ottiene parlando di eventi che escono al di fuori della norma, che rompono il quotidiano (peste).
Lezione 2 – 20 febbraio
Non è importante indicare esattamente la differenza tra racconto e novella, l’unica importante è prettamente storica: da un certo momento in poi il genere breve da “novella” viene chiamato “racconto”.
Caratteri del racconto/novella
- Narrazione breve in prosa: è la caratteristica più importante e che meglio definisce il genere, le altre possono anche non esserci.
- Legame con l’oralità: si sente la voce di chi racconta la storia.
- Carattere realistico (evidente in Verga).
- Carattere immaginario/fantastico: anche gli eventi immaginari vengono proposti al lettore come veri e realmente accaduti.
- Capacità di intrattenimento (come nel Decameron), caratteristica che permane anche nella letteratura moderna.
- Legame con la comicità e il riso (in Pirandello è molto evidente).
- Dimensione autoriflessiva (presente in Pirandello, ad esempio in Personaggi).
- Interesse per la vita privata e le storie contemporanee, un carattere più o meno costante fra i vari autori. La vita privata diventa interessante solo a partire dalla seconda metà del ‘700: l’individuo, con i suoi desideri e passioni, acquista importanza. Ciò permette la nascita di generi letterari come lo stesso romanzo, che ha al centro la vita privata di persone comuni e anonime: nei Promessi Sposi (1800), ad esempio, i protagonisti sono due popolani, definiti da Manzoni “genti meccaniche” solo pochi secoli prima sarebbe stato impensabile pensare a loro come a protagonisti. Anche in Verga la classe sociale dominante nelle opere è quella lavoratrice, operaia, bassa.
Boccaccio nel Decameron è indeciso sul definire l’opera: egli dice “intendo di raccontare 100 novelle, o favole o parabole o istorie”.
Definizione storia del racconto/novella in rapporto agli altri generi letterari
La novella è detta un genere debole, senza qualità che la possano contraddistinguere in maniera rigida. Accanto alla novella della prima età moderna vi sono altri genere brevi: fiaba, parabola, facezia, cronaca. È più facile dire, per definirlo, cosa non è “racconto”: romanzo, prosa d’arte, prosa di viaggio, saggio narrativo. Il racconto non è prosa d’arte; saggio narrativo, in cui si discutono fatti pubblici; prosa di viaggio, resoconto di un viaggio; romanzo, più lungo del racconto, con un maggiore interesse per i dettagli. L’oscillazione terminologica è un primo sintomo di codificazione debole.
Nella società medioevale la novella aveva un ruolo marginale rispetto agli altri generi, sarà Boccaccio a conferirle una prima dignità, ma difendendo le sue scelte prendendo parola nella sua opera. Anche la trattatistica del Cinquecento ignora la novella. Alle origini della novella non vi è una forma specifica, ma una molteplicità di modelli: legende, exempla, fiabe. Anche nelle altre letterature si hanno oscillazioni simili: in Inghilterra si parla di tales fino all’Ottocento, poi di short stories. In Italia l’oscillazione è tra novella e racconto: il primo termine domina fino agli anni ’30 del Novecento, poi la tendenza si inverte. Conviene comunque lasciare libertà terminologica.
Il carattere della novella ne condiziona anche la forma, che deve essere realistica: il racconto ha alla base la realtà empirica, ma la rimodella e ci propone un’immagine della realtà, non la realtà stessa. Quando Verga sembra mostrarci fatti bruti della classe bassa, in realtà rilavora la realtà e ci offre un’immagine orientata a far leggere al lettore il contenuto in un certo modo.
Un genere tradizionale?
Le caratteristiche permanenti (il genere ha quindi una tradizione alle spalle) sono:
- La brevità: si può però trasformare in lacune, reticenze, salti logici il lettore ha meno elementi per capire ciò che si sta narrando.
- La sfera della vita privata in relazione alla vita sociale (il quotidiano nei suoi aspetti più bassi): può portare all’alienazione (rottura tra il singolo e la continuità).
- Lo stato di eccezione (peste, lo strano, l’inedito): può essere estremizzato (non ci sono spiegazioni per eventi che accadono, c’è indecifrabilità) + elemento traumatico: ciò che è raccontato è l’esito di un evento più o meno traumatico, che riguarda l’esterno o la psiche.
Un genere moderno?
Da un certo momento in poi assume però caratteristiche distinte dalla tradizione, perché le condizioni di produzione di questi testi sono diverse:
- Nascita del tempo libero: dalla seconda metà del 1700 aumenta la scolarizzazione, più persone sono in grado di leggere e scrivere, più persone, avendo tempo libero, vogliono intrattenersi, divertirsi ciò implica necessità di elementi di intrattenimento, come i libri.
- Espansione della stampa periodica: il mercato librario si espande.
- Crescita del pubblico di lettori.
Un genere commerciale?
La novella si diffonde quindi ad un certo punto anche come genere prediletto della stampa periodica: vengono pubblicati testi non lunghi, in uno spazio limitato, per intrattenerne i lettori. Tutto ciò ha delle conseguenze: si scrive per necessità di guadagnare (Verga), su committenza commerciale. La crescita del pubblico significa anche che i gradi di scolarizzazione fra le persone sono molto diversi e per arrivare a tutti bisogna adattarsi al pubblico: popolarizzazione dei contenuti.
Conseguenze della stampa
La commercializzazione, l’intrattenimento, la popolarizzazione dei contenuti è importante per capire la produzione narrativa dal secondo 1800 e primo 1900. La questione della novella viene molto dibattuta agli inizi del 1900, in cui ci si interessa molto ad essa: lo si vede come un genere commerciale. La diffusione della stampa e della produzione continua di storie su giornali e quotidiani, usa e getta, ha un ruolo importante nella perdita della narrazione, che ora non ha più legame con l’oralità e con la condivisione di un’esperienza con una comunità sociale. Non è più importante il narratore, ma cosa si racconta. Tutto è a vantaggio dell’informazione e non della narrazione: tutto è spiegato, niente è lasciato indefinito.
Racconto e romanzo
Il confronto può essere visto da una prospettiva storica: la forma breve e la forma lunga sono sempre state in dialogo reciproco fra loro, attraverso il rapporto tra il testo e raccolta di testi. Auerbach ad esempio ritiene che la novella sia nata come racconto inserito in una cornice; nel Medioevo la cornice è diventata l’elemento principale, contenente osservazioni e massime. La novella aveva invece una funzione di illustrazione e di exemplum. In seguito, si è assistito ad una trasformazione con la novella d’intreccio, che acquista autonomia. La cornice diviene infatti a sua volta un racconto, usato per dare organicità alla raccolta di racconti che mantengono la loro autonomia.
Distinzione di Walter Benjamin
Se il romanzo attira irresistibilmente il lettore nel proprio interno, la novella tende al distacco. Il romanzo punta all’empatia, coinvolgimento; la novella si muove in una direzione opposta, per i salti logici e lacune. Ad esempio, Verga punta, allo stesso tempo, a catturare il lettore e a non fargli capire esattamente da che punto stare: in Rosso Malpelo il ragazzo viene definito cattivo per il colore dei capelli, questo ci tiene distanti e non permette al lettore di immedesimarsi nel personaggio.
Distinzione di Lukács
Estensione del loro mondo: la novella ha per oggetto un evento isolato, il romanzo una vita intera. La prima sceglie dal mondo poche figure umane e pochi fattori esterni e spiegazioni (economia dei mezzi), il secondo accoglie ogni cosa, nulla è superfluo al suo scopo. Nella novella regna l’irrazionalità, l’inatteso, il sorprendente, il disordine, non cause che spiegano ciò che si sta raccontando.
Altra distinzione
Novella e romanzo non si sviluppano mai contemporaneamente in una stessa letteratura, il romanzo è una forma sincretica (di sintesi e ibridazione di cose diverse), la novella è la forma fondamentale (sta da sola in sé, non ha bisogno di elementi da altre forme di scrittura). Il romanzo deriva dalla storia, dai viaggi; la novella deriva dalla fiaba, dall’aneddoto. Nel romanzo dopo il punto culminante deve esserci una discesa, nella novella ci si ferma nel picco.
Cosa dice Pirandello
Anche Pirandello si pone il problema e dice che ogni letterato, nel trarre dalla vita o dalla fantasia una favola qualsiasi, o la considera nei suoi momenti culminanti e ne fa allora una novella, o la considera in tutti i suoi particolari e ne fa un romanzo.
Pirandello: racconto o tragedia
La novella e la tragedia pigliano il fatto per la coda: non parlano delle origini, di ciò che porta ad una situazione, ma solo degli ultimi passi, degli eccessi.
Tozzi su Pirandello
Tozzi parla delle novelle di Pirandello come trama di una verità astratta, ma con uno spunto realistico. Un punto di partenza per la modernità è Edgar Allan Poe, il quale è il primo a dare una riflessione specifica sul genere. Egli riteneva fosse fondamentale l’unità d’impressione: il racconto può essere letto tutto in una sola volta, mentre il romanzo spezza il tempo di lettura. La brevitas, dunque, non è soltanto relativa allo spazio, ma anche alla durata interiore. Su questo criterio convergono altri artisti, come Baudelaire e Musil, il quale parlava di due opzioni: la novella può trattare un solo momento o contrarne un insieme. Henry James parla delle short stories come dell’ideale per rappresentare la condizione umana frammentata nell’epoca contemporanea. Il racconto si confronta con il romanzo come la fotografia con il film. Un altro criterio individuato da Poe è la linearità della trama: tutti i dettagli del racconto devono essere connessi all’insieme, non devono esserci elementi che non interessano lo scopo della narrazione. Egli parla di racconto plot-oriented, orientato all’epilogo.
Lezione 3 – 25 febbraio
L'importanza del finale
La novella è costruita su contraddizioni, errori, contrasti ed accumula il suo peso verso la fine. Aristotele, nella Poetica, parla dell’eroe tragico, che si trova a subire le conseguenze di un errore, un’azione sbagliata, non del tutto volontaria: si patiscono le conseguenze, anche con esiti catastrofici. Il finale è il centro di gravità del racconto, dove va ad accumularsi la tensione sviluppata all’interno del testo. La fine, a differenza dell’inizio, deve essere predeterminata, affinché ogni parola converga sulla scioglimento come in un imbuto. Nella narrazione breve il punto finale non è poi necessariamente concludente. Stevenson dice: lo scioglimento di una lunga narrazione (romanzo) è una cosa da nulla; non è essenziale, invece nel racconto breve il finale è molto legato all’inizio (per Poe invece, ad esempio, quest’ultimo non conta). In ogni testo letterario, inizio e fine sono ben marcati e import...
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