Carlo Goldoni: la vita
Carlo Goldoni, nacque a Venezia nel 1707, da una famiglia borghese. Ebbe una vita irrequieta, seguendo il padre a Perugia e poi a Rimini, da dove scappò per tornare a Chioggia – Venezia. Studia legge a Pavia, ma prende lavoro prima a Chioggia e poi a Feltre. Dopo la morte del padre, si laurea in legge a Padova e comincia a fare l’avvocato.
Nel frattempo emerge la vocazione teatrale. A Verona conosce il capocomico Giuseppe Imer e grazie a lui ottiene l’incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele. Iniziò a scrivere testi teatrali su vari argomenti: tragicommedie, melodrammi, intermezzi. Ma cominciò a capire che il suo genere preferito era quello comico. I suoi erano testi comici differenti da quelli classici dell’epoca e Goldoni li impose con molta difficoltà e non sempre ebbe successo. Era l’inizio della riforma.
Fugge da Venezia perché pieno di debiti. Tra il 1745-48 si stabilisce a Pisa, riprende a fare l’avvocato ed entra nell’accademia dell’Arcadia di quella città. A Livorno conosce il capocomico Girolamo Medebac, che lo ingaggia come poeta di teatro (8 commedie annue con compenso fisso), che lo stabiliscono economicamente e per cui abbandona l’avvocatura e diventa scrittore di professione.
Questo aspetto (scrittore di professione) è una novità in Italia. In genere gli scrittori erano nobili o chierici, che vivevano di rendita o erano ospiti mantenuti da ricchi mecenati. Goldoni è uno scrittore che viveva dei proventi derivanti dalla sua professione intellettuale, come poi sarà nell’800. Inoltre Goldoni non scriveva per un pubblico d’élite, di letterati, ma scriveva per un pubblico vasto, quello che frequentava i teatri e che pagava per entrare e quindi desiderava assistere ad uno spettacolo gradevole.
Quindi Goldoni scriveva commedie che dovevano piacere, quindi obbedisce alla legge del “mercato”. La “merce” (la commedia), deve piacere, perché si potesse “vendere” bene. Dopo la produzione con la compagnia Medebac, da cui si allontana per problemi economici, passa al teatro San Luca del nobile Francesco Vendramin. Intanto, essendo il campo della commedia molto affollato di scrittori, Goldoni entra in polemica con due colleghi, Pietro Chiari e Carlo Gozzi, che proponevano commedie con stile ed approcci differenti dalle sue.
Si trasferisce a Parigi (1762), dirige la Comedie Italienne, poi entra nella corte reale. Scoppiata la rivoluzione, perde la pensione concessagli dal re, e muore il 1792, proprio il giorno in cui l’assemblea legislativa gli aveva riconosciuto la pensione per il merito letterario.
Goldoni e l’illuminismo
Goldoni non è un illuminista militante, come i Verri a Milano, ma, naturalmente, risentì del clima generale di quel tempo, che si rifaceva culturalmente alle idee illuministiche. Quindi anche nelle commedie di Goldoni troviamo i temi cari alla società dei lumi: esaltazione della vita pratica e concreta, senza riferimenti agli aspetti dogmatici e trascendenti; esaltazione del collettivo e piena condanna dell’ipocrisia e della menzogna.
Per Goldoni il rispetto della sincerità e dei comportamenti sono valori imprescindibili nel comportamento dell’uomo. Per Goldoni, formatosi con una mentalità borghese, la figura centrale della società è “l’uomo per bene”, il cittadino onorato, leale, onesto, attivo, che vive la sua vita con fiducia, liberamente, ispirata dagli ideali della “ragione” e della “natura”. Di riflesso, Goldoni, condanna la superbia e la prepotenza, in particolare dei nobili.
Ma la sua non è una mentalità rivoluzionaria. Egli rispetta l’ordine gerarchico delle classi sociali, ma auspica una convivenza pacifica e benefica. Infatti Goldoni ammira le società borghesi e mercantili del nord Europa, dove appunto i borghesi partecipano alla vita politica e sociale. L’idea
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