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Letteratura italiana: dalla modernità allo Stilnovo

La nascita delle lingue neolatine

Con la disgregazione dell'Impero Romano d'Occidente nascono le lingue neolatine o romanze. Dopo il 476 d.C., tra il V e il IX secolo.

L'età dei comuni e il Trecento

Dall'inizio del IX secolo in avanti, con il dissolversi dell'impero carolingio (Sacro Romano Impero), si formò una nuova organizzazione politica e sociale, il feudalesimo. Per assicurarsi l'aiuto dei signori, il re li nominava suoi vassalli concedendo loro come feudi parte dei territori dello Stato. I vassalli a loro volta, nei propri territori, concedevano feudi ai valvassori e questi ai valvassini. Al di sotto di tutti stavano i pochi artigiani e la gran massa dei contadini, praticamente schiavi, la cui sorte era legata indissolubilmente al campo che lavoravano.

Per difendersi e proteggere i propri beni, in questo periodo di insicurezza, i signori cominciarono a fortificare le loro dimore, trasformandole in castelli. Nel castello si rifugiavano anche i contadini, quando il pericolo di invasioni li minacciava. Nei momenti di tranquillità, i signori conducevano una vita fastosa e raffinata. Gli ideali nobili del Medioevo trovavano espressione compiuta nella cavalleria.

Il feudalesimo raggiunge il suo culmine tra XI e XII secolo, quando si registra un incremento dell’economia, dovuto ad un maggiore impegno dell’uomo nel suo lavoro, a causa della mancata fine del mondo nell’anno mille, preannunciata nel libro dell’apocalisse, nella male interpretata frase di Giovanni “mille e non più mille”, che si riferisce al ritorno di Gesù sulla terra per creare il regno eterno.

La prima grande novità è l’aratro, che fino a quel momento era uno strumento molto semplice, un’asta trainata da buoi o addirittura da uomini, con un coltellaccio che tagliava la terra. A questa macchina semplice vengono aggiunte le ruote che permettono un lavoro più spedito. Ma lo strumento che fa la differenza è il vomero, cioè la lama curva che lavora la terra capovolgendo la zolla che il coltellaccio ha tagliato, impedendo l’evaporazione dell’acqua e il rimescolamento del terreno e, quindi, permettendo una maggiore possibilità di far germogliare i semi piantati. Il traino attraverso le spalle delle bestie consente con minore sforzo fisico una maggiore produzione. Altro elemento importante, la rotazione del terreno, permette una coltivazione intensiva. Avere più cibo a disposizione rende più forti i contadini, che ammalandosi di meno possono lavorare di più.

L’incremento dell’economia, dovuto all’incremento della produzione agricola, porta alla rinascita delle città, in cui, grazie alla ripresa delle attività produttive e commerciali, si va affermando la borghesia, che, ben presto, si organizza nelle Corporazioni. Scatta un meccanismo importante, la capacità di contrattare e commerciare, di contrapporsi all’altro, di affermare se stessi attraverso la dialettica. La prima registrazione di questo processo di evoluzione avviene nelle opere del 1300, con tre secoli di distanza dal loro avvenimento. Il primo che rifletterà nella letteratura in termini logici su questi avvenimenti sarà Machiavelli (nuova idea di uomo: quisque faber fortunae suae). Boccaccio, invece, si soffermerà in termini letterari.

Si sviluppano dapprima il baratto, poi le fiere, la moneta e il sistema monetario, le banche, che avevano il compito di conservare il denaro del contadino rilasciando un foglio contenente la cifra posseduta. Nasce il sistema creditizio.

La modernità e il passaggio dall'età medievale

Le modifiche apportate all’aratro segnarono un passaggio all’età moderna, anche se un passaggio molto lento. La penisola italica è stata particolarmente aggredita da eserciti stranieri, barbari, ha ospitato popolazioni di diversa provenienza, per poi giungere alle recenti tragedie come la seconda guerra mondiale. Ogni nuovo dominatore distruggeva tutto ciò che potesse ricordare il precedente (DAMNATIO MEMORIAE). Perciò sono poche le testimonianze del passato, soprattutto in campo letterario (5%). Di alcuni autori non si ha alcuna testimonianza, di altri non conosciamo neppure l’esistenza, di altri abbiamo qualche riferimento, ma alcune opere sono di scarsa attribuzione. La stessa cosa avviene per gli archivi, solo le mura dell’edificio, in quanto pietra, persistono, mentre le testimonianze letterarie sono scomparse.

Ad un certo punto il meccanismo sociale si mette in moto, non si ha più quell’orizzonte medievale dominato dalla figura del castello e dell’aristocrazia, che vede schierato su un fronte opposto tutte le masse dei contadini, che fuori dalla fortezza vivono la dura realtà. Avviene infatti un cambiamento: la chiesa introduce l’idea di una “comunità dei santi”. Ogni uomo verrà giudicato singolarmente al cospetto di Dio, accanto a questa riflessione viene introdotto il concetto di perdono, nella grande misericordia di Dio. La comunità dei santi si identifica con la comunità dei battezzati, nella Bibbia il termine santo sta ad indicare colui che è stato battezzato e per questo motivo entra a far parte della comunità della Chiesa. Questa comunità è unica, una parte vive la dimensione del tempo e un’altra parte vive nell’aldilà; anche la preghiera è unica, ogni soggetto può pregare per un battezzato che sta nell’aldilà (un defunto) e quello per il soggetto che vive l’esperienza temporale (essere vivente). Se il battezzato è invece relegato nell’inferno non può esistere questo rapporto di preghiera. Se il soggetto è relegato nel limbo, cioè non è stato battezzato, non può prendere parte alla gioia del paradiso, devono attendere la resurrezione, la Verità per ricevere il sacramento del battesimo.

L’uomo del Medioevo conosce il concetto di resurrezione, è un uomo che vive nella comunità e crede che questa difenda e salvi, pur essendo consapevole che la responsabilità è individuale e che ognuno risponderà per se stesso. L’uomo da contadino diventa mercante e avvia la costruzione del mondo moderno.

Nascono così i Comuni, aggregazioni di individui che sfruttano il potere dell’impero e del papato. I Comuni sono la prima espressione politica della modernità. Nascono in Italia al Centro-Nord perché al sud c’è ancora il Regno. Questi individui adesso si aggregano essendo consapevoli del loro essere individui e di avere dei diritti, e si riuniscono nella penisola italica. Questa nuova realtà si sviluppa maggiormente al centro-nord più che al sud. Nel sud vi è il regno, una struttura imperiale, il Sacro Romano Impero con Carlo Magno. Alla sua morte l’impero viene diviso in tre parti. Il titolo di Sacro Romano Imperatore viene conservato dal figlio, che aveva preso la parte occidentale (quella della Francia), che con le vicende storiche passa poi alla Germania. Quando questo titolo passa al ramo germanico l’imperatore è Federico II, legato alla nascita della scuola siciliana. Federico era un architetto, disegnava con gli architetti gli edifici che avrebbe abitato. L’Imperatore, che aveva sede a Palermo, alternava i suoi soggiorni tra Palermo e Napoli. Si sviluppano le scuole laiche, nel 1224 nasce l’università di Napoli. Molti dei fenomeni culturali europei si verificarono a Napoli, perché il porto di Napoli era il cuore del Mediterraneo. Nel Centro-Nord c’erano le influenze papali e imperiali perciò nel Sud erano più liberi, in quanto il regno di Federico II aveva una struttura “monolitica-compatta”.

La transizione dalla democrazia diretta ai principati

Crescendo i Comuni non hanno più una democrazia diretta, ma vengono eletti dei rappresentanti che parlino a nome della popolazione espressi da una votazione. A questa fase rappresentativa succede il principato. Tra le due fasi ve ne è una intermedia in cui il rappresentante eletto a guida del comune apparteneva ad un secondo comune onde evitare favoritismi. Ma le forme di corruzione furono diverse. Con l’avvento del principato il governo del comune passa nelle mani di una figura ricca che controlla l’economia cittadina, ad esempio un banchiere. Perciò agli inizi del Trecento ai Comuni si sostituiscono progressivamente le signorie. Con il passaggio dal comune al principato nasce una nuova figura: il dictator, che deteneva il potere civile e militare, guidava l’esercito nel pericolo, se questo pericolo non cessava, la carica veniva prolungata altrimenti aveva un termine. Il Comune nasce da un diverso modo di ragionare, perché l’individuo non vede più il mondo statico come accadeva prima, ma sente che può trasformare il mondo grazie alle sue capacità. Pertanto, l’individuo passa da un atteggiamento passivo nei confronti del mondo ad uno attivo, sente che egli può cambiare il mondo in cui vive, rimetterlo in discussione. Nel comune i cittadini si sentono liberi e alla base di questo cambiamento c’è la diversa idea di uomo. La nascita dei comuni è il segno che il mondo sta cambiando.

La poesia del Dolce Stil Novo

È la prima poesia del Dolce Stil Novo che fonda la modernità. L’uomo di questo periodo è l’uomo che si sente dotato di grandi capacità e matura questa convinzione attraverso il suo lavoro di mercante e arriverà a dire “sono io l’artefice del mio destino”. Finalmente l’individuo viene visto nella sua soggettività, in precedenza c’era un sistema a caste chiuse, il lavoro si tramandava di padre in figlio. Adesso l’uomo è il singolo. Non c’è più una visione trascendente, che svalutava il mondo terreno e che collocava Dio al di là del mondo in una visione che lo trascende, ma c’è una visione immanente. Il singolo è capace di fare grandi cose a differenza di prima che non riusciva a fare a meno della comunità ora è capace di costruire uno stato (si pensi al “Principe” di Machiavelli).

L’idea che differenzia il mondo medievale dal mondo moderno è l’idea del soggetto, dell’individualità. La figura principale è quella del mercante. L’uomo ha una dignità sua, è un soggetto attivo, che afferma la propria persona, elabora una forma di autostima, è un soggetto pensante, rispetto a prima ha una nuova proiezione di sé. Si crede che l’individuo possa cambiare il mondo (Illuminismo), si elabora l’idea di genio (Romanticismo). L’individuo non segue più le regole dettate dalla natura, ma quelle dettate da sé. Egli può dominare la natura, dal nulla può creare uno Stato (Boccaccio nel Decameron pensa a 100 situazioni diverse dove l’uomo può mettere in moto un meccanismo di fatti). Infatti, Frankenstein nasce dal fatto che l’uomo non riesce più a controllare le forze che lui stesso ha scatenato.

Nel Romanticismo il concetto di “individualismo” si applica non solo alle persone, ma anche allo Stato. L’individualismo porta all’egoismo, all’egocentrismo (c’è l’arroganza del singolo sull’altro). C’è anche la nascita del nazionalismo nell’800 con l’amore per la patria. L’individualismo applicato alla nazione porta all’idea di genio e questo “genio” romantico diventa “super-uomo” con D’Annunzio. L’individualismo viene applicato anche alla razza, per cui “non possono esserci individui uguali ma solo simili”. L’individualismo diventa negativo quando si trasferisce alla nazione e poi alle razze, com’era successo con i popoli nordici che si ritenevano migliori e volevano governare il mondo.

L’uomo subisce uno sviluppo storico e psicologico, elaborando una nuova concezione di sé. La prima registrazione di questo cambiamento si avrà nella letteratura, che è il primo ambito in cui queste nuove idee prendono forma, in particolar modo nel manifesto del Dolcestilnovo con Guido Guinizzelli. La poesia preesiste rispetto alla scrittura, è capacità di espressione di sé, dei sentimenti, che poi trovano conferma nella scrittura. Non si arriva alla poesia attraverso la spiegazione in quanto la spiegazione è una riflessione logica, mentre la poesia è intuizione. L’uomo prendendo coscienza di sé delle sue possibilità arriverà ad affermare: Homo faber suae fortunae. L’uomo del castello è statico, l’uomo moderno è completamente diverso, ha una propria identità, si distingue dagli altri. Si determina il passaggio dalla civiltà del castello alla modernità che conduce all’individualismo, al soggettivismo. L’uomo inizialmente è parte del tutto ora è singolo soggetto.

Il mercante, figura di questo nuovo periodo, è una figura intraprendente, che riesce a rapportarsi con gli altri, verifica quotidianamente le sue capacità nel rapporto con gli altri. Quell’uomo che prima si limitava a lavorare i campi, ora si vede soggetto attivo, soggetto pensante. Questa affermazione della soggettività apre le strade alle diverse correnti letterarie:

  • Illuminismo: l’uomo deve essere liberato dal pregiudizio, credendo che il singolo e non la comunità potesse cambiare il mondo;
  • Romanticismo: partendo dal concetto di singolo, si concepirà l’idea di genio, un individuo superlativo, tanto grande da sovrapporsi alla natura; è lui che decide le regole, le ricava da sé, regge il mondo e lo conduce secondo le proprie regole.

Anche per Machiavelli l’uomo dal nulla può creare uno stato. Per Boccaccio il singolo può mettere in atto tutta una serie di eventi da una propria scelta e alla fine raccoglierne i frutti. Nel Romanticismo questo concetto di individualismo dall’individuo si estende alla nazione, così come ci sono individui più capaci rispetto ad altri, così ci sono nazioni superiori alle altre. Questo concetto di individualismo porta all’Umanesimo, al Romanticismo, all’Illuminismo e nella forma più esasperata al colonialismo nell’800 in corrispondenza dei grandi movimenti patriottici. Un fenomeno che esacerbato porta al razzismo.

La prima testimonianza della modernità si ha con un gruppo di poeti che vive in Toscana (tra Firenze, Pisa, Pistoia e Arezzo): Guido Guinizzelli, Cino da Pistoia e Dante. Guinizzelli scrive una delle poesie più importanti che viene considerata il manifesto di questo periodo, che ne riassume le caratteristiche: “Al cor gentile rempaira sempre amore”. È la prima poesia che testimonia il cambiamento, che racchiude tutti i valori della modernità. Questo gruppo trasferisce sulla carta il genere della poesia. Dante sentirà l’esigenza di definire questo gruppo “Dolce Stil Novo” durante la stesura del Purgatorio.

I componenti del Dolce Stil Novo erano accomunati da caratteristiche diverse. Si identificano e sono riconoscibili alla luce di una comune visione del mondo. In questo si possono riconoscere i tratti della modernità. Dante è la personalità emergente più giovane di questi, anche se successivamente diviene la personalità più complessa e più rappresentativa di questa nuova percezione del mondo. Ed è proprio Dante che identifica e riunisce questo gruppo. Il primo documento della modernità è il testo di Guinizzelli “Al cor gentil rempaira sempre amore”. La poesia della scuola siciliana è monotematica, viene trattato solo il tema amoroso, mentre in Toscana si hanno tematiche diverse come l’esilio, la patria, la biografia anche se le opere ruotano intorno al tema dell’amore.

Gli stilnovisti hanno una posizione neo-platonica, sostengono che tutti gli uomini hanno la possibilità di innalzarsi. La Joy è la pienezza spirituale a cui l’uomo è chiamato ad innalzarsi, in quanto ogni uomo deriva dall’iperuranio, posto in cui ritornerà naturalmente, proprio come una fiamma tende verso l’alto, la natura dell’uomo, secondo Platone, è quella di ritornare all’iperuranio. Questo innalzamento è il concetto in chiave moderna che sosterrà lo stil novo. La Joy era la natura che portava ad innalzarsi fino a raggiungere l’appagamento, una condizione di pienezza interiore che non è provvisoria ma continua, non di un attimo come quella toscana. La contentezza nella maniera toscana consisteva nell’appagamento di un bene superfluo. Invece, la contentezza nella maniera provenzale consisteva nella gioia infinita, la Joy è la pienezza spirituale, è l’appagamento e non si ha prima di innalzarsi nell’iperuranio, non è provvisoria ma è assoluta, continuativa, al contrario della gioia toscana che è provvisoria.

Secondo Platone la natura dell’uomo è quella di tornare all’Iperuranio e la vita terrena è solamente una fase intermedia (questo è ciò che sosteneva lo Stil Novo moderatamente).

Pertanto:

  • Gioia toscana: temporanea e transitoria;
  • Gioia provenzale (secondo l’idea di Platone): gioia assoluta e continuativa (Joy).

Questo è l’argomento che emerge con il manifesto della modernità. L’opera di Guinizzelli intitolata “Al cor gentil rempaira sempre amore” è un manifesto della modernità, perché in quest’opera sono presenti nuovi caratteri che prima non erano presenti, come il carattere dell’individualismo. Nel Medioevo prevaleva il comunitarismo, l’uomo faceva parte della comunità dei santi. Guinizzelli nell’opera afferma che non si è nobili per diritto di nascita (a differenza del Medioevo), ma ciò che rende nobili è il “cuore gentile”. Il cuore gentile è la capacità che ci permette di innalzarci; tutti possono avere un cuore gentile. Quindi la nobiltà non è innata, ma raggiungibile.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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