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Lezione 1 – Introduzione al corso

Il corso di Letteratura Italiana Contemporanea è diviso in due moduli: nel primo si parlerà di prosa e nel secondo di poesia. Il titolo è “Working Class Heroes”, lungo il percorso si studierà il tema del lavoro in fabbrica, del destino dell’industria e delle grandi relazioni fra il tema della fabbrica e la letteratura. La nostra stessa concezione del lavoro è diversa rispetto a quella che si aveva nel passato immediato, ma rimangono vivi alcuni elementi di quella cultura anche nel mondo di oggi. Il corso è, infatti, molto orientato al presente. La figura stessa dell’eroe trattata in questo insegnamento è un termine proprio del racconto a parole. Si parlerà del mondo del lavoro collettivo, non singolo, nonché dei cambiamenti antropologici non sempre positivi derivati dal lavoro in fabbrica.

Saranno approfonditi tre diversi scrittori in questa prima parte. Paolo Volponi, un amico degli operai che occupava un’importante posizione: grande manager della FIAT quasi divenuto amministratore delegato. Il suo ruolo lo portava ad avere in mano i destini di molte persone. È stato poeta e studioso di antropologia relativa alla fabbrica (i libri consigliati sono Memoriale e Le Mosche del Capitale). Il secondo personaggio è Ottiero Ottieri, uno psicologo, direttore del personale dell’Olivetti. Era un letterato e poeta con una propria idea sulle dinamiche umane della fabbrica (i libri a lui relativi sono Tempi stretti e Dommarumma all’assalto). Infine si parlerà di Nanni Balestrini, l’unico vivente dei tre scrittori, violento narratore d’avanguardia che ha percorso numerose vie nella sua vita. Egli è scrittore laterale, dissidente politico che è stato ricercato dalla polizia e accusato ingiustamente di essere affiliato a organizzazioni terroristiche. I suoi romanzi sono dedicati al mondo operaio (essi sono Vogliamo tutto, Gli invisibili e L’Editore).

Lezione 2 – Interpretazione del testo

Quando si interpreta un testo si esprimono soprattutto la nostra interiorità e i nostri limiti, i testi riescono a permetterci di indagarci: la lettura diventa uno specchio. Tutto ciò che si legge va collocato in una prospettiva che non deve essere necessariamente temporale: esistono vari criteri formali, spaziali e di genere letterario che ci permettono di interagire con i testi.

È stata letta una poesia sul lavoro dal titolo “Working Girls” di Carl Sandburg, scritta nel 1946. Questi è un poeta americano della zona di Chicago, città con grandi realtà industriali, ha costruito una figura dell’eroe che stiamo già cercando all’interno del corso. L’operaio funziona in maniera seriale ed è da questo che dipende la sua trasformazione: l’operaio è un nuovo tipo di uomo che vive in una realtà spesso negativa e positiva solo per pochissimi versi. I testi, specialmente quelli poetici, hanno vari espedienti comunicativi. Sandburg è il poeta dell’età nuova delle grandi città, della grande depressione, del proibizionismo e della decadenza di questo mondo. La poesia è molto prosaica, con forti operazioni di straniamento e un uso astuto dei colori.

L’elemento temporale viene sottratto. Sono presenti importanti elementi della letteratura relativa alla fabbrica: la perdita della natura e del senso del tempo. L’attenzione è stata spostata sulla poesia “Digging” (ovvero vangare) dell’irlandese Seamus Heaney, scritta nel 1939 e presente nella raccolta Death of a Naturalist. L’uso della materia sonora è molto astuto e si ritrova un forte senso del tempo. Si passa dal precedente flusso di Sandburg all’individuale corporeo con la corrispondenza di fisicità (come tra lo scavatore e la patata).

Lezione 3 – Dalla poesia alla prosa

Abbiamo effettuato il passaggio dai precedenti scritti di poesia ad un breve testo in prosa: un racconto di Italo Calvino dal titolo “L’avventura di due sposi” scritto nel 1958. Bisogna ricordare come il narratore e l’autore siano elementi diversi: i narratori sono dei dispositivi, motori d’avviamento e non coincidono con lo scrittore. Gli elementi che cambiano la prospettiva sono i verbi, tramite i quali si mutano il tempo e i diversi rapporti di scenario. Anche la prospettiva rispetto ai personaggi viene scambiata più volte. In questo testo la vita di fabbrica entra nel privato con una grande violenza, distruggendo l’intimità dei protagonisti.

Lezione 4 – Simone Weil

Il punto di partenza delle nostre letture è il dopoguerra. La guerra è una frattura dopo la quale l’Italia del risulta decisamente diversa da prima. Abbiamo analizzato “La condizione operaia” di Simone Weil. Il libro, tradotto nel 1952 da Franco Fortini, è stato scritto nel 1936. Simone è stata una delle più grandi filosofe francesi del ‘900, il cognome è francese-ebraico. Nel 1934, per studiare la situazione delle masse operaie, decide di andare a lavorare in fabbrica dove rimarrà per due anni e mezzo. Avrebbe voluto provare l’esperienza per circa 5 anni, ma dovette smettere a causa di problemi fisici dovuti al lavoro.

“La condizione operaia” è una raccolta di generi diversi: sono presenti considerazioni, lettere a operai, famigliari, amici, pagine di diario e varie altre riflessioni. Nei primi anni '50 l'Italia è ricettiva nei confronti delle situazioni sociali. Diario di fabbrica è la prima parte del libro e la Weil cita dal sesto canto dell'Iliade. Ha lavorato inizialmente nella fabbrica Alschome che poi cambierà. Ella scopre il lavoro in fabbrica, ma anche la piaga della disoccupazione. Sotto la citazione è presente anche una sorta di epigrafe: l'uomo deve sapere ciò che fa. È una frase esortativa, un'utopia. Il lavoro deve essere un oggetto di contemplazione: l'artista lavora, gioisce del proprio lavoro e gioisce quando il prodotto è finito. Ma così fa anche l'artigiano.

È comune la presenza di frasi sul ritmo e sulla percezione del tempo. È un libro pieno di percentuali e numeri, elenchi brutali nei quali si insinuano certi impatti sul corpo. I lavori sono durissimi. Il libro è pieno di nomi e cognomi, come se volesse dare un'identità a chi incontra. Elenca le operaie, gli operai e altri vari personaggi. Oltre ai nomi sono presenti alcune caratteristiche. Sembra la presentazione dei personaggi di un copione teatrale, richiama l’idea di un palcoscenico in cui, però, ci siamo dentro anche noi. È interessante l’aspetto scenico del testo, dato dalla presenza di personaggi fisici, tutti diversi l'uno dall'altro. La fabbrica tenta di uniformare e chi la guarda, come lei, tenta di differenziare i personaggi.

In fabbrica il rumore imperversa e soprattutto vi sono frastuoni prolungati. Anche gli stimoli visivi sono troppo forti, per non parlare degli odori terrificanti di sostanze chimiche. La cambiata la percezione sensoriale. Tutto ciò porta all'emicrania, al male agli occhi. Tutti questi sintomi si sono presentati in lei ad appena due settimane dall’inizio dell’esperienza.

Alla terza pagina parla del problema delle relazioni, soprattutto quelle gerarchiche. Simone deve rifare un lavoro, pericoloso e faticoso, obbligata dal capo. Ne deriva il senso si colpa nel non riuscire a difendersi contro il capo e senso di colpa nel non avere fatto un lavoro giusto. La scena della fabbrica è anche un teatro di sentimenti: non solo il senso di colpa, ma anche il dolore, il senso di frustrazione ecc. Anche la rivalità tra gli operai è una forte presenza. Quando arriva un novellino che fa il lavoro meglio di lei sarà molto frustrante anche per un’intellettuale come Simon.

Il tempo è fatto di pulsioni meccaniche. L'operaio è come un'appendice del ritmo di questo tempo. L'operaio ha consapevolezza solo del tempo e dei soldi: è un calcolo ossessivo di quanto ciò che ha prodotto vale in termine di soldi. Più le condizioni sono difficili e più lo sono i rapporti. I conflitti tra operaie sono dati proprio dalle difficoltà lavorative.

Ci sono operai che lavorano per sopravvivere e altri solo per stare un po' meglio. L'operaio ha un numero di pezzi da fare e, se non li fa in tempo, la paga viene ridotta: è a cottimo, viene pagato in base a quanto produce. L’autrice dirà che il cronometrista è spietato: il cronometrista cambia di volta in volta, è un operaio che diventa cronometrista e poi torna al suo solito lavoro. È un salto di categoria che lo fa diventare quasi “superiore” agli altri. La fabbrica è un ambiente in cui chi sta in basso deve essere obbiettivo e chi sta in alto può permettersi di essere volubile, in base ai suoi sentimenti. Esiste un tempo ideale, un tempo della necessità in fabbrica, ma esso non corrisponde al tempo cronologico. L’autrice utilizza spesso la nozione “condizione servile” per indicare la situazione degli operai schiavi che si vedrà più volte in altri autori. La scrittura ha assunto essa stessa i ritmi della fabbrica.

Simon Weil è stata segnata da quest'esperienza. Sia fisicamente che psicologicamente. Trova elementi negativi per parlare della coesione sociale e scrive al direttore della fabbrica diverse lettere. Viene criticata per questa corrispondenza e, soprattutto, perché lei era per la riforma e non per la rivoluzione dei rapporti. Dopo varie risposte inaspettate del direttore si accorge che l'accordo non è fattibile.

Lezione 5 – Introduzione a Volponi

Le fabbriche sono molto espanse ma quello che succede al loro interno non è noto. Il libro di Simon Weil si trasforma: la struttura del diario si perde per dare spazio alle riflessioni. Il lavoro in fabbrica, con il dopoguerra, diviene una necessità. Molti operai avranno infatti simili tracce di passato.

Il tempo della fabbrica impone un ritmo che spezza la continuità, i minuti sono divisi e sconnessi tra loro. Per tanti motivi la fabbrica sembra il luogo meno propenso alla presenza di una forma di eroe, poiché manca la possibilità di movimento. L’elemento epico viene però inserito: come un capitano è in simbiosi con la propria nave, l’autrice si chiede se esista lo stesso rapporto fra l’operaio e la sua macchina. Viene contrapposta la forma di eroe in grado di fare qualcosa di particolare a quello la cui fine tragiche è già prevista.

Importante è la differenziazione che l’autrice fa riguardo ad operai e operaie. I primi hanno una qualche solidarietà maschile che li protegge mentre le donne non sono per nulla legate alla dimensione della fabbrica e in loro si crea una disposizione ad essere comandate.

Abbiamo visto un’intervista del 1962 fatta a Paolo Volponi. Egli, nel suo romanzo, si occupa della realtà industriale presente nelle campagne. La storia è ambientata nel 1946, anno durante il quale l’autore è avvocato e compie azione di Resistenza nelle Marche. È qui che conoscerà…

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BrixenBraxen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana Contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Colangelo Stefano.
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