Lezioni 1 e 2 (06/10/2015)
Differenze e relazioni formali: parodia vs travestimento
Il travestimento rappresenta personaggi e temi di livello alto in un contesto e in uno stile di livello inferiore e improprio; la parodia rappresenta personaggi e contenuti di livello basso servendosi di uno stile elevato.
Differenze e relazioni formali: parodia vs ironia
L’ironia equivale a un’antifrasi (figura retorica che consiste nell’uso di un’espressione lasciando intendere che ci si riferisca al concetto contrario: es. Come sei geniale! = Quanto sei stupido! Utilizzare un’intonazione diversa per rovesciare il significato autentico). Ironia e antifrasi fanno parte di una delle tre categorie in cui si suddividono le figure retoriche: i tropi, ovvero i traslati, che cambiano la natura semantica della parola, la quale assume un significato diverso da quello letterale; l’ironia consiste nel dire il contrario di ciò che si pensa o si sente, facendolo sottintendere nel discorso (non si dice, si allude).
- La parodia si serve del linguaggio ironico ma non viceversa, la parodia non è sempre comica.
- L’ironia opera a livello semantico all’interno del testo, la parodia opera a livello testuale nel rapporto intertestuale.
- L’ironia esprime un giudizio derivante dal confronto tra un fatto e una norma implicita appartenente a chi usa l’ironia ed ha bisogno della corretta decodificazione del ricevente per ottenere il suo effetto derisorio; la parodia non cerca solo l’effetto derisorio ma può implicare una vasta gamma di reazioni nel ricevente (contestazione o rispetto, derisione o ammiccamento).
Se parlo di temi bassi con uno stile elevato creo grandi contrasti (“Il Giorno” di Paini, “L’Orlando Furioso” di Ludovico d’Ariosto hanno una grande componente comica). Ad esempio “Il Giorno” di Parini parla di cose molto futili ma usa uno stile elevato, parla del giovin signore come se fosse un eroe epico.
Differenze e relazioni formali: parodia vs satira
- La parodia propone e non impone in virtù della sua natura dialettica, la satira può servirsi della parodia e la parodia può avere un fine satirico.
- La satira ha il suo referente nella realtà (si rivolge a comportamenti individuali e sociali, a persone e comunità, a idee, pregiudizi e luoghi comuni), la parodia ha il suo referente nella rappresentazione letteraria e linguistica della realtà.
- La satira si pone in senso antagonistico nei confronti del bersaglio e persegue il fine di danneggiarlo e sconfiggerlo; la parodia è caratterizzata dalla dialettica e dall’ambivalenza nella rappresentazione del conflitto tra punti di vista diversi.
- La satira prende una posizione ben precisa nei confronti del bersaglio e chiede al ricevente di schierarsi pro o contro; la parodia propone, non impone, e invita il ricevente ad assumere una posizione critica nei confronti del bersaglio.
- La satira può servirsi della parodia come ulteriore strumento di attacco del bersaglio e di intensificazione della comicità, anche la parodia può implicare un bersaglio esterno e chiamare in causa anche la realtà nel rapporto letterario tra autore, testo e lettore (ovvero la parodia può avere un fine satirico).
Riepilogo degli aspetti costitutivi della parodia
- Assunzione di un modello (dialettica di conservazione/trasformazione del modello). Il modello può essere una struttura formale (genere letterario, struttura metrica), un tema, un personaggio. Genere letterario (poema epico, romanzo), struttura metrica (sonetto, canzone, ode, ballata, carme in endecasillabi sciolti), verso (endecasillabo).
- Assunzione di un bersaglio che può coincidere o no con il modello.
- Rovesciamento del piano semantico originario / costruzione originale (rifunzionalizzazione – risemantizzazione).
- Serietà/comicità (componente carnevalesca).
- Dialogismo.
- Dialettica e ambivalenza della parodia.
- Funzione di critica letteraria e culturale.
- Ruolo del lettore/ricevente (capacità di correlare criticamente la costruzione parodica con il modello e, di conseguenza, con il bersaglio).
Posso adottare come modello un romanzo per criticarlo o per criticare qualcos’altro attraverso il romanzo. Se non c’è dialogo a due voci diventa imitazione, dialogo.
Giovanni Boccaccio (1313-1375)
Giovanni Boccaccio nacque tra giugno e luglio del 1313 più probabilmente a Firenze che a Certaldo (paese d’origine del padre che era un cittadino di rilievo a Firenze, essendo stato anche priore, e un riconosciuto uomo d’affari in rapporti con la consorteria mercantile e finanziaria dei Bardi). Il padre decise di avviare Giovanni all’esercizio della mercatura e del cambio.
1327/1328-1341: periodo napoletano, molto importante per Boccaccio perché Napoli era ricchissima a quel tempo e colma di fervore artistico (il padre fu trasferito a Napoli per conto dei Bardi). La politica culturale del re Roberto d’Angiò e la ricchezza e la vivacità della città determinarono per Giovanni una svolta esistenziale e fecero emergere la sua vocazione per gli studi e le lettere. Il padre tentò di distoglierlo avviandolo alla carriera giuridica. Tra il 1330/1331 e il 1334 Giovanni studiò diritto canonico e ebbe l’occasione di incontrare Cino da Pistoia, il famoso e illustre esponente della nuova poesia toscana, ma che in quel periodo insegnava diritto civile presso lo Studio (corrisponde più o meno all’odierna università) napoletano; Giovanni seguì le sue lezioni.
N.B: Tutti gli autori antologizzati nel libro della Geddes hanno avuto contatto con il diritto. Giovanni perseguì la sua formazione letteraria: frequentazione di studiosi e intellettuali della corte napoletana e della Biblioteca reale, partecipazione diretta alla vita aristocratica della corte napoletana.
Nel 1341, fine del periodo napoletano e rientro a Firenze: i Bardi subiscono una certa decadenza e di conseguenza anche suo padre e la sua famiglia. Il periodo fiorentino è il periodo più prolifico della sua attività letteraria. Nel 1361 il suo soggiorno a Firenze inizia a vacillare, a Firenze contrasto fra oligarchia e accentramento delle famiglie (accentramento ad esempio da parte della famiglia dei Medici). Questo tumultuoso clima politico lo portò a trasferirsi a Certaldo.
Amicizia con Francesco Petrarca: incontri diretti tra il 1350 e il 1368, scambi di epistole, doni, testi, consigli: Giovanni si fece seguace del magistero umanistico affermato a Firenze da Petrarca (scoperta, lettura, interpretazione e diffusione di testi antichi e instaurazione degli studi greci presso lo Studio fiorentino tramite l’ospitalità del monaco calabrese Leonzio Pilato). Giovanni morì a Certaldo il 21 dicembre 1375. N.B: In questo periodo ci fu un ritorno allo studio dei testi greci in lingua originale, che durante il Medioevo erano andati perduti.
Boccaccio era un grande sperimentatore, sperimentava quasi tutti i generi letterari, componeva in tempi incredibilmente ridotti, pubblicava numerose opere in rapida successione. Le sue composizioni sono sparse, non compone un canzoniere come Petrarca: infatti quando gli studiosi hanno provato a riunire le sue rime in un corpus unitario sono sorte numerose difficoltà nel ricostruire le varie datazioni, ecc.
Le opere del periodo napoletano
(forte sperimentalismo e ispirazione autobiografica):
- Rime: produzione che inizia in giovane età, composizione e circolazione sparsa, nuclei tematici e stilistici, prevalenza della tematica amorosa sul modello stilnovistico, ma anche sensuale e comico-realistico, prevalenza dell’uso del sonetto, uso della lingua volgare.
- Caccia di Diana: composto probabilmente nel 1334, poemetto in 18 canti in terzine (come Dante), in lingua volgare, struttura della favola allegorico-mitologica (ideologia dell’amor cortese), argomento celebrativo e galante (attraverso la lode delle dame più belle, l’autore intende celebrare le nobili famiglie napoletane). N.B: Chi era dedito al culto di Diana conduceva una vita totalmente libera, dedicata alla caccia, nei boschi e libera anche dall’amore: chi si innamorava veniva cacciato dalla Dea.
- Filocolo (si legge Filòcolo): si ispira alle storie romanzesche derivanti dalle versioni francesi medievali. Composto nel periodo 1336-1339, poemetto narrativo lungo in prosa in cinque libri, in lingua volgare, struttura romanzesca, argomento amore-avventura tratto dalla versione francese medievale antica del XII sec. Floire et Blanchefleur, trasmessa anche da un cantore italiano (le vicende amorose e le peripezie di Florio e Biancifiore, ambientate in un’indistinta epoca tardo-antica nella città di Verona, sede della corte spagnola; amore-separazione forzata - ricerca dell’amata – viaggi – nozze - conversione al cristianesimo – rivelazione dei nobili natali della fanciulla - ritorno presso la corte del re, anch’egli convertito – Florio succede al re).
- Filostrato (stampo troiano): composto tra il 1335 e il 1338/1340, poema in ottave (in versi) diviso in nove parti, in lingua volgare, struttura lirico-narrativa (stile elegiaco dei lamenti d’amore), argomento epico-romanzesco tratto dalle versioni di materia troiana (gesta eroiche e vicende sentimentali di Troiolo, figlio di Priamo – amore con Criseida, vedova e figlia di Calcante – separazione dall’amata che segue il padre nell’assedio greco di Troia – tradimento di Criseida con Diomede – Troiolo disperato cerca lo scontro e la vendetta sul rivale – Troiolo ucciso da Achille). N.B: L’epica porta all’eroismo, il romanzo all’avventura, all’amore.
- Teseida (stampo tebano): primo esperimento di epica in volgare, composto tra il 1339 e il 1340 (terminato a Firenze), poema in ottave, struttura epica, in lingua volgare, argomento tebano su modelli antichi di Stazio, Virgilio e dei romanzi francesi medievali (apertura all’insegna delle spedizioni vittoriose di Teseo contro le Amazzoni, di cui sposa la regina Ippolita, e contro Tebe – vicende d’amore travagliate di due tebani prigionieri di Atene, Arcita e Palemone, innamorati di Emilia, sorella di Ippolita – torneo d’armi indetto da Teseo per risolvere la rivalità tra i due – vittoria e ferimento d’Arcita – nozze con Emilia – Arcita in punto di morte affida Emilia a Palemone con l’impegno di sposarla). N.B: Nonostante la componente epica, le opere di Boccaccio si concludono sempre con la vittoria dell’amore, l’epica incontra il romanzo.
A Boccaccio possiamo attribuire con una certa probabilità l’invenzione o almeno il reimpiego letterario dell’ottava rima (di schema ABABABCC), usata dai cantori popolari trecenteschi. L’ottava rima è una strofa di otto versi che sarà usata da questo momento in poi da innumerevoli autori tra cui Boiardo, Tasso e Ariosto.
Le opere fiorentine
(periodo più difficile biograficamente ma più proficuo a livello produttivo/letterario):
- Comedia delle Ninfe fiorentine (accento sulla i di Comedia): rimanda alla “Commedia” di Dante (Dante sempre preso come modello). Composto nel 1341-1342, prosimetro (insieme di versi e di prosa), unione fra prosa e poesia: Dante è un modello per il prosimetro per via della “Vita Nuova”, primo prosimetro in volgare. Dante a sua volta per il prosimetro si rifà al “De consolatione philosophiae” di Boezio. La cornice di quest’opera è di ambientazione idillico-pastorale, intenzione allegorico-filosofica: il rude cacciatore Ameto viene ingentilito (derivazione stilnovistica, “qualcosa che eleva”) da sette ninfe, tra le quali Fiammetta, che simboleggiano le virtù teologali (fede, speranza, carità) e morali (prudenza, fortezza, temperanza e giustizia); attratto irresistibilmente dal canto e dal fascino delle ninfe, partecipa ai loro incontri, ascolta le loro narrazioni e ne riceve insegnamenti (Boccaccio attribuisce alle ninfe una precisa identità fiorentina); la narrazione determina il percorso iniziatico di Ameto verso la conoscenza e una metamorfosi umana, spirituale e morale (dallo stato ferino a quello di uomo, purificato dall’amore cristiano rappresentato con l’apparizione di Venere celeste); esclusione del poeta da questa nuova condizione, afflitto da malinconia e tristezza. N.B: Fiammetta, famosa donna amata da Boccaccio, menzionata in molte sue opere; Petrarca “Laura” e Dante “Beatrice”.
- Amorosa visione: sempre modello dantesco, terzine dantesche. Composto tra il 1342 e il 1343, poema in 50 canti in terzine dantesche, struttura allegorica, forte componente erudita e figurativa, rappresentata dalla rassegna di personaggi della storia e della cultura secondo lo schema del trionfo classico-medievale (modello usato da Petrarca nei Triumphi): l’autore-personaggio ha una visione nel sonno in cui, guidato da una “donna gentile”, si trova di fronte a un bivio e sceglie la porta larga e fastosa che porta a un nobile castello nel quale visita due sale dalle pareti istoriate; vede dipinte le immagini della Sapienza, della Gloria mondana, della Ricchezza e dell’Amore (con i loro seguaci) e della Fortuna (con i personaggi storici soggetti al suo dominio); visita di un giardino dove è possibile la visione delle cose vere ed eterne; vede figure scolpite su una fontana di marmo che rappresentano simbolicamente i diversi tipi di amore; è attratto da una schiera di donne e si apparta con una di loro, Fiammetta (ritorna il nome della sua donna amata); la visione si interrompe e al risveglio la guida lo ammonisce e lo invita ad intraprendere l’itinerario spirituale, culturale e moralmente virtuoso dell’altra via del bivio, l’amore non mondano ma spiritualizzato.
- Elegia di madonna Fiammetta (ritorna il suo nome): Composta nel 1343-1344, prosa narrativa divisa in nove capitoli preceduti da un prologo rivolto alle “nobili donne” individuate come lettrici privilegiate dell’opera; novità assoluta del genere letterario perché la voce narrante e scrivente in prima persona è una figura femminile, protagonista anche delle vicende del racconto, Fiammetta, e l’autore si confina ai margini del testo narrato, presente solo nelle rubriche; modello le “Heroides” di Ovidio (lettere d’amore scritte dalle eroine che narrano i loro amori infelici); Fiammetta racconta la storia di un amore infelice (sogno premonitore, incontro con Panfilo, innamoramento e felicità, partenza di Panfilo, false notizie delle sue nozze e voci di un altro amore, fallito tentativo di suicidio di Fiammetta, delusione delle speranze per il ritorno dell’amato, invocazione finale per la fine della passione o con la morte di lei o con il ritorno di lui). Finale aperto tipico del genere elegiaco. N.B: Boccaccio si rivolge sempre alle donne perché sono più “pietose e predisposte alla comprensione” anche se poi scriverà un’opera misogina. Un’opera si definisce autodiegetica quando il narratore coincide con il protagonista e si scrive in prima persona, altrimenti se non c’è coincidenza si tratta di un’opera eterodiegetica. Le rubriche sono riassunti che introducono i vari racconti.
- Ninfale fiesolano: composto tra il 1344 e il 1346, favola eziologica (che racconta le cause storiche di una vicenda/fenomeno naturale in generale) in ottave (il mito delle ninfe nei dintorni fiesolani per illustrare la leggenda storica della derivazione di Firenze dall’antica Fiesole), vicenda amorosa di ambientazione bucolico-idillica (in un’età mitica e primordiale le ninfe della dea Diana abitano le colline fiesolane; amore tra il pastore Africo e la ninfa Mensola (espediente del travestimento per la conquista di Mensola, distacco di Mensola e suicidio di Africo per annegamento; Mensola partorisce il figlio Pruneo e Diana si vendica; mentre cerca scampo tra le onde di un corso d’acqua Mensola subisce la metamorfosi in fiume; i torrenti in cui i due giovani sono precipitati prendono il loro nome – mito di fondazione; Atalante, saggio legislatore, fonda Fiesole, e Pruneo ne diventa governatore dando vita con i suoi figli alla discendenza africhea dei fondatori di Fiesole. N.B: Nel componimento bucolico l’amore è forzato, il pastore possiede con la forza la donna amata.
Il Decameron: fa parte delle opere fiorentine ma lo trattiamo dopo.
Lo opere della maturità
- Corbaccio: è un trattato composto tra il 1363 e il 1366, tematica misogina di tradizione classica, patristica e mediolatina, sovvertimento dell’ideologia dell’amore cortese; vicenda forse autobiografica precedente al racconto (passione senile per una vedova, possibile ispiratrice del titolo; smascheramento del marito defunto che appare in sogno all’autore come guida spirituale di liberazione dalla passione amorosa); significato allegorico-morale e condanna della letteratura erotica. Con questo titolo si rimanda al colore nero indossato dalle vedove. Questa è l’opera misogina a cui si faceva riferimento poc’anzi, Boccaccio si fa ricettore di una tradizione patristica, latina, colma di opere contro le donne. La critica si è divisa: alcuni pensano che l’opera avesse una natura autobiografica, forse l’autore mutò il suo pensiero etico-religioso in età senile.
Gli scritti danteschi
- Trattatello in laude di Dante (titolo originale: “De origine vita studiis et moribus viri clarissimi Dantis Aligerii fiorentini poete illustris et de operibus compositis ab eodem”. Composto tra il 1351 e il 1355, è la prima biografia di Dante del Trecento su modello delle biografie virgiliane di Servio e di Donato, mescolando dati reali e favolosi.
- Esposizioni (lezioni di commento) sopra la Comedia di Dante:
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.