Doc. Angelo Mangini Letteratura
italiana
Relazione tra i vivi e i morti
La Commedia è un dialogo con i morti dell’oltretomba verso la salvezza. La questione
riguarda la natura profonda del rapporto fra lettore e scrittore. È il filo conduttore fra gli
autori che andremo a studiare.
L’Umanesimo è il presente in ascolto del passato. L’esempio più eclatante è la
Commedia di Dante; è un dialogo fra presente vivente e gli spiriti del passato, investito
da una carica affettiva.
Vico, “Scienza Nova” (1720-1744)
Nell’introduzione spiega che il culto dei morti, la sepoltura, è una delle istituzioni
originarie nella storia dell’umanità. In Latino “seppellire” è “humare”, legato a
“humus” cioè terra ed è per questo che “humanitas” vuol dire umanità.
Orazio, Carmina III.30
È una riflessione su quale sia lo scopo della scrittura e cioè rendere immortale
colui che scrive, la scrittura diventa il doppio del poeta, cioè la parte che
sopravvive. “Non omnis moriar” non morirò del tutto, una parte vi sfuggirà. Il
doppio è la poesia e non l’anima, quindi una immortalità laica e terrena. Tutti gli
scrittori si rivolgono ai contemporanei, quindi l’immortalità è garantita tramite i
posteri. Orazio sostiene che sono dedicate anche alle future generazioni; lega la
sopravvivenza della propria vita al mondo latino “il pontefice salirà al campidoglio
con la sua vergine silenziosa” La poesia è il monumento funebre dei poeti,
paragonato alla piramide e più duratura di essa.
Ovidio, metamorfosi XV. 871-879
La sua parte migliore vivrà se i mortali lo leggeranno. Si scrive per creare un
doppio che parlerà al futuro. La scrittura è un veicolo di dialogo fra vivi e morti. La
sua parte migliore è la scrittura, che sopravvive alla sua morte.
Catullo, Carme 131
L’io che si pone in relazione con un “tu” dell’oltretomba attraverso la poesia
consente una forma di comunicazione tra vita e morte.
Catullo Carme 101
La poesia non serve a far sopravvivere l’io ma serve a comunicare con la persona
amata e perduta che si trova nell’oltretomba. Dialogo con un morto, il fratello,
quindi non garanzia d’immortalità.
Vernant, figurazione dell’invisibile e il Kolossòs
Vernant è uno studioso dell’antropologia di storia antica e parla del Kolossòs. È la
lastra di pietra, la lapide, che non è la rappresentazione del morto, ma la
statua/pilastro che caratterizza la continuità della presenza del morto. Si trova:
all’interno della tomba, quando il cadavere non è presente, per garantire un
corretto rito funebre che ristabilisca l’equilibrio tra vivi e morti, diventa il doppio
del morto e lo isola dai vivi; all’esterno della tomba con il compito di stabilire un
contatto fra vivi e morti, colma il vuoto che il morto ha lasciato ma ricorda
costantemente la sua assenza. Il gruppo sociale che subisce questa scomparsa
entra in crisi: i rituali funebri hanno il compito di aiutare le società umane, bisogna
superare il momento d’instabilità; i riti funebri servono per aiutare chi subisce un
lutto e accompagnare l’anima nell’aldilà. Chi subisce il lutto è in una dimensione
fra la vita e la morte, reintegra i vivi nell’aldiquà, nella vita. Bisogna concepire la
propria scrittura come mezzo di comunicazione fra i vivi e i morti, come fa il
Kolossòs.
Vita Nova di Dante Alighieri
L’edizione Gorni, di 31 capitoli, utilizza lo stesso titolo indicato da Dante “Vita Nova”;
l’edizione Barbi utilizza, invece, Vita Nuova. Dante, per creare l’opera, trascrive ed
interpreta selettivamente il suo libro della memoria; cerca di ricavare il significato più
profondo. È un libro senza precedenti nella tradizione letteraria medievale, è innovativo
ed originale, s’ispira ad altre opere ma non ha un vero precedente. È il primo testo che
viene concepito come libro della tradizione italiana; è un testo autobiografico del
giovane Dante, che racconta la storia dell’amore non corrisposto per Beatrice, con
commento e spiegazione del contesto biografico. Mescola la narrazione in prosa ed in
versi, la prosa è composta a posteriori con revisione retrospettiva.
L’opera è composta da Dante a partire dalla morte di Beatrice, è un’opera di
elaborazione del lutto e cerca di conferire un senso alla sua morte; i singoli
componimenti sono composti, per la maggior parte, quando lei era ancora in vita, ma il
libro in quanto tale segue la sua morte e non sarebbe concepibile prima.
Capitolo I
Parla del primo incontro con Beatrice, l’inizio della sua nuova vita (che coincide con tutta
la sua vita dato che l’incontro avviene a nove anni), fase così lontana che può sembrare
impossibile parlarne e ricostruire i ricordi. L’incontro avviene fra le strade di Firenze, i
due si guardano e lui capisce che nei suoi occhi c’è qualcosa che lo sconvolge. Rievocare
gli eventi d’infanzia può essere inaffidabile, quindi è meglio spostarsi in paragrafi
successivi, quando lui è già un uomo adulto.
Nove anni dopo i due s’incontrano nuovamente e Beatrice lo saluta (il nove è il numero
simbolico di Beatrice perché miracolo divino ed espressione diretta della trinità). Nelle
interazioni con lei, lui viene sempre sopraffatto ed inebriato dalla dolcezza di questa
esperienza e sconvolto deve ritirarsi in un luogo solitario: la sua camera, qui elabora
questa esperienza e pensa a lei. Decide di scrivere un sonetto per descrivere
l’esperienza di un sogno che ha fatto e chiede ai poeti più famosi del tempo di spiegare il
suo sogno, vuole quindi essere ammesso alla comunità dei fedeli d’amore ed è il suo
esordio. A ciascun'alma presa e gentil core
nel cui cospetto ven lo dir presente,
in ciò che mi rescrivan suo parvente,
salute in lor segnor, cioè Amore.
Già eran quasi che atterzate l'ore
del tempo che onne stella n'è lucente,
quando m'apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d'esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.
Capitolo II
Il sonetto riceve molte risposte con diverse opinioni: Cavalcanti, che è il più caro dei suoi
amici e la loro amicizia nasce proprio in questa occasione, non riesce ad indovinare, il
vero significato della visione non venne compreso da nessuno, ma ora è chiarissimo: è la
profezia della morte di Beatrice, la sua morte è la chiave per comprendere ciò che ha
scritto. I lettori della Vita Nova hanno anche a disposizione la prosa, i poeti non ce
l’avevano. Questo è il momento originario della sua vocazione poetica; il corpo nudo, nel
testo in prosa, ha centralità, lui può vederlo attraverso il velo trasparente in cui è
avvolta, in vita non la vedrà mai.
Quando Dante si chiude nella sua camera entra in relazione con la sua immaginazione,
non con Beatrice in carne ed ossa, è una dinamica che si ripete; la loro è una relazione
reale inesistente, viene elaborata sul piano della visione: allontanandosi dall’oggetto del
suo amore si relaziona con un fantasma. L’oggetto dell’amore assente è all’origine della
scrittura; esso non viene proiettato nella dimensione metafisica, ma il suo desiderio si
rivolge anche al suo corpo, alla sua nudità e questo aspetto emerge soprattutto nella
prosa.
Dante predispone un contesto in cui le liriche già scritte assumono una nuova luce;
anche Petrarca con il Canzoniere evidenzia molti aspetti in comune con la Vita Nova, ma
in Petrarca i testi lirici devono parlare per loro stessi. Canzoniere 129: pone la relazione
sull’oggetto del desiderio assente, il fantasma; l’assenza è la precondizione della poesia.
L’immaginazione la fa vedere viva, nonostante sia morta, proietta i suoi tratti su un
sasso (tema della pietra).
Capitolo XXIII
L’opportunità di concludere il processo del lutto con la Donna Gentil, che compatisce il
suo dolore, e che viene concepita come una possibile sostituta di Beatrice; ha tutte le
caratteristiche per essere l’oggetto dell’amore, sia fisiche che morale. È tentato di
concedersi a questo nuovo amore, disponibile nella realtà, ma resta fedele al suo lutto.
La Commedia ripropone la presenza del corpo, con grande attenzione al destino di esso
dopo il giorno del giudizio universale:
Paradiso XIV: dialogo con Salome che spiega come dopo esso lo splendore del
corpo risorto sia maggiore di quello dell’anima in cielo, le anime rispondono con
“amen” ed esprimono il proprio desiderio di ricongiunzione e di poter godere della
vicinanza del corpo dei propri cari.
Inferno X: descrizione dei cerchi degli eretici, il cimitero pagano con grandi arche di
pietra infuocate vengono paragonate ai cimiteri romani di Arles. Le varie sette di
eretici sono raggruppate, sussiste il problema dell’immortalità dell’anima e del
corpo, gli epicurei (coloro che non credono nell’immortalità dell’anima), dopo il
giorno del giudizio, verranno serrati nelle tombe con i loro corpi, e sono in una
zona circoscritta del cimitero, quindi ci sono altre sette, ma il contrappasso fa
riferimento solo a questo sottogruppo, diventano, quindi, gli eretici per eccellenza
(dal punto di vista metafisico e teologico mettono in dubbio i fondamenti del
cristianesimo, ma fa venir meno anche i fondamenti teologici dell’opera che
stiamo leggendo), e l’unica di cui Dante parla. Le anime vengono trattate come
corpi morti.
Il destinatario della Vita Nova è Guido Cavalcanti, lettore ed interlocutore ideale. Dante
affronta in maniera problematica la sua assenza nel viaggio della Commedia; i motivi per
cui dovrebbe essere presente è che è la guida poetica di Dante (confronto con Virgilio) e
i due hanno la stessa altezza d’ingegno (ma il viaggio non è dato dalla dote intellettuale,
ma dalla volontà divina). Guido disdegna o Virgilio (disdegno al latino e alla cultura
classica) o Beatrice/Dio (Beatrice è la figura di forma di conoscenza che trascende i limiti
della ragione). Il suo disdegno riguarda la struttura complessiva del viaggio, Guido non
condivide i motivi teologici, era un seguace di un motivo razionalistico che negava
un’esperienza come quella che sta al centro della Commedia. Guido morirà di malaria
durante il suo confino, per decisione del collegio dei priori di cui faceva parte Dante,
aveva deciso che per portare la pace a Firenze era necessario allontanare i sostenitori
più violenti delle due fazioni.
Decameron VI 9: dedicata a Guido, instituisce un dialogo con il canto degli eretici
dell’Inferno, sullo sfondo ci sono gli stessi grandi archi di pietra del cimitero degli eretici,
è nel Battistero di San Giovanni a Firenze. Il tema della giornata era “personaggi che
riescono a togliersi da situazioni d’impaccio con motti di spirito”. Lui era un logico,
filosofo, pensatore le cui speculazioni sono finalizzate a mostrare l’inesistenza di Dio; era
troppo concentrato su di esse per far parte della brigata, che lo circonda e gli rende
impossibile la fuga. A Guido vengono attribuite le idee degli Epicurei. Si toglie dalla
situazione dicendo che essi a casa loro possono dirgli ciò che preferiscono e poggiando
la mano sull’arco salda e si dispaccia da loro. Cavalcanti viene rivalutato da Boccaccio,
esce da vincitore della novella, nell’Inferno se ne annuncia la morte e la possibilità della
sua dannazione; ma il Guido di Boccaccio sfugge dal cimitero e quindi dal destino
ipotizzato da Dante. Da una parte aveva l’Arca stessa, la sepoltura, la pena del padre e
dall’altra l’ingresso del battistero, luogo sacro del battesimo, che è chiuso, quindi, il
cammino di salvezza non è possibile, quindi, salta la tomba per scappare; passa dal
mondo dei morti a quello dei vivi, la vita dedita ai piaceri terreni, che causano la morte
in vita, viene vinta dalla cultura, che rinuncia a svolgere l’attività propria dell’uomo
rende la vita indegna di essere vissuta. Sia Guido che Ulisse erano alla ricerca della
conoscenza. L’altra brigata richiama la brigata dei novellatori.
Dottrina dei Suffragi
Purgatorio XXIII: incontro con Fuorese Donati, l’amico e cugino della moglie di Dante. I
due avevano fatto una tenzone, scambio di sonetti (sei in tutto), botta e risposta e sulla
sua autenticità esistono dubbi, alcuni pensano che sia stato creato in seguito da terzi,
come burla. Nella tenzone i due si scambiano offese graffianti, Dante da una descrizione
caricaturale fra Fuorese e sua moglie Nella, lei è sempre ammalata perché il marito non
la scalda nel letto, la coperta è corta come il suo cazzo, lui si concentra sui piaceri di
Gola. Nel canto lo incontra nella terrazza del Purgatorio, dove scontano la pena i golosi,
è già così avanti nel progresso del Purgatorio grazie alla moglie che si dispera per la sua
anima, non sono passati ancora 5 anni dalla sua morte e lui si è pentito solo in punto di
morte, e dovrebbe essere quindi ancora nell’antipurgatorio. Le virtù della moglie
vengono contrapposte al degrado delle mogli fiorentine, da marito assente a marito
amorevole a cui la moglie è devota; è da leggere come pallodia, ritrattazione in termini
opposti. Nel purgatorio le anime riflettono sul passato per cambiare il loro
atteggiamento, mentre nell’Inferno rimangono le stesse.
Filologia
“Amore della parola”, cioè la ricostruzione problematica della parola che ci giunge dal
passato. Il testo è un problema che va risolto per ottenere un risultato più concreto.
L’edizione critica è il tentativo di risoluzione. Propone il testo e l’apparato critico, cioè gli
elementi alla base dei quali si è giunti a quella versione del testo. È una operazione
complessa e problematica. L’edizione critica è quindi un testo che storicamente non
esiste che viene ricostruito dal filologo moderno. È la ricostruzione dell’originale, è un
processo complicato e che vuole ottenere una copia più simile possibile. Non è una
scienza esatta.
Originale: è il testo trascritto e stampato sotto il diretto controllo dell’autore, ha il
massimo grado di affidabilità. Molti testi in greco e in latino sono senza la copia
Originale, come ad esempio Catullo.
La Commedia di Dante non ha un originale.
Metodo di Lachmann (filologo tedesco)
È il metodo per ricostruire testi a partire dai manoscritti. Si utilizza lo Stemma Codicum.
Bisogna confrontare le varie opere ed eliminare gli errori commessi. Mediamente uno
scrivano commette un errore a pagina. Sono gli errori guida o significativi che
permettono la ricostruzione dell’opera. La data non ha un valore rilevante.
Gli errori vengono ricostruiti attraverso le relazioni. L’edizione critica continua ad
evolversi nel tempo perché non c’è la certezza matematica che una data ricostruzione
sia la più verosimile.
1. Recensio: censimento e descrizione dei testimoni.
2. Collatio: confronto fra i vari testimoni e registrazione delle differenze (integrale o
selettiva per loci critici, cioè i punti significativi del manoscritto)
3. Eliminatio codicum descriptum: il filologo può mettere da parte i manoscritti che
appaiono essere copie di altri manoscritti.
4. Ricostruzione dello stemma in base al collatio.
Errori congiuntivi: secondo ogni probabilità essi non possono essere prodotti
indipendentemente, quindi si stabilisce l’appartenenza di due o più manoscritti ad uno
stesso ramo.
Errori separativi: non può essere corretto dalla tradizione per congettura. Presenza in A e
assenza in B stabilisce l’indipendenza dei due codici.
Errore monogenetico: che proviene dallo stesso manoscritto.
Errore poligenetico: che può essere prodotto in più manoscritti in maniera indipendente.
Punti deboli:
Presuppone che ogni testimone sia la copia di un unico manoscritto.
Non viene contemplata la contaminazione fra i vari rami della tradizione, cioè B è
copiato da A, ma è anche copiato da C. Ad esempio la Commedia è ampiamente
contaminata.
Nel 1928 il filologo francese Dédier nota che la maggior parte degli stemmi creati
seguendo il metodo di Lachmann sono bipartiti, cioè seguono due rami della tradizione.
Sorge, quindi, la domanda sull’attendibilità, dato che un simile evento non è
statisticamente possibile. È purtroppo una tendenza inevitabile, e oggi, il metodo
Lachmann è il più efficace ed è al centro della filologia moderna.
Nella lectio dificilor si preferisce la lezione più difficile, rara e complessa. È più probabile,
però, la lectio facilio, cioè che derivi dalla prima per banalizzazione.
La Commedia - Dante Alighieri
secondo l’antica vulgata
Contestualizzazione storica
La letteratura italiana si sta affermando in Europa per innovazione e forma. L’Italia
partiva svantaggiata perché era in ritardo rispetto agli altri stati europei. Le prime opere
in Inghilterra vengono pubblicate nell’VIII secolo, mentre in spagna nel XII. Nel nord della
Francia abbiamo il ciclo bretone (romanzi cavallereschi con protagonisti Artù e la sua
corte.); al Sud nasce la lingua cortese, che arriva anche in Italia. Nel resto d’Europa
l’aristocrazia fa rie
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