Letteratura italiana
Esame e libri consigliati
Anna Nozzoli, 28/09/16. Esame: scritto e con diverse domande nei tre campi che verranno analizzati durante il corso. Libri: su "cerca chi" → Anna Nozzoli → insegnamenti e vedere i libri consigliati. Sono due: edizione curata da Luca Lanzini e prefazione di Pasolini. "Guido Gozzano. Poesie e Prose", Milano, Feltrinelli, 1995. Libro di critica → profilo di Gozzano. Casa editrice "La terza". Se non si trova, lo metterà la docente in Brunelleschi.
Gozzano dopo 100 anni
"Gozzano dopo 100 anni" → titolo allude al centenario della morte di Gozzano (9 agosto 1916), ricorre, quindi, questo anno il centenario della sua morte. Rimanda ad un titolo di un famoso scritto, dedicato a Gozzano, "Gozzano 30 anni dopo" di Eugenio Montale. Montale → grande poeta e critico e recensore di libri. Tra i tanti scritti che ha pubblicato sui giornali, c’è "Gozzano 30 anni dopo" del 1951, che ha segnato un cambiamento nella storia del poeta.
La poesia di Gozzano
Il poeta è esposto nel tempo a gradazioni di giudizi e importanza. Gozzano (1883-1916) ha vissuto poco, è morto presto. La sua vita è tutta circoscritta nel primo quindicennio del ‘900. Il "Gozzano poeta" è compreso fra le prime poesie degli anni del primo ‘900, poi abbiamo le due raccolte (1907 e 1911) → "La via del rifugio" e "I colloqui". Poeta, la cui storia, che è per la poesia italiana una stagione di rinnovazione, rinasce quindi la "nuova poesia" → del 900. Contemporanea. Una stagione che convive con il proseguimento della stagione precedente, quella di due grandi poeti, Pascoli e D’Annunzio.
Questa stagione è stata definita da Pier Vincenzo Mengaldo "la tradizione del 900", la quale allude a questa esperienza di Pascoli e D’Annunzio come progenitori del nuovo, ma che non ne fanno parte a pieno titolo. Rapporto tra la nascita della poesia del 900 e Pascoli/D’Annunzio, coloro che hanno fatto i conti dando luogo a delle antologie. Le antologie nella versione scolastica rispondono ad un canone. Quelle più significative sono quelle non scolastiche, dedicate ai lettori, ai critici, colui che fa una antologia non fa una operazione di censimento. Molte antologie riprendono i gusti di chi le fa → questa posizione di Pascoli e D’Annunzio affrontata da Mengaldo, "La traduzione del 900".
Il ruolo di D’Annunzio e Pascoli
Per Mengaldo, D’Annunzio e Pascoli escono esclusi, non fanno parte del nuovo secolo. Altri antologisti non hanno condiviso Mengaldo. Un esempio ne è Edoardo Sanguineti → ha contribuito, nel secondo dopoguerra, ad una rilettura di Gozzano. Critico letterario, professore e poeta di una certa rilevanza, appartenente al filone della poesia sperimentale e di avanguardia. Lui mette D’Annunzio e Pascoli, anche se crea per loro una sezione preliminare intitolata "Fra due secoli", alludendo che si trovano tra 800-900.
Convivenza tra nuova poesia e tradizione
Problema di convivenza cronologica della nuova poesia (Govoni, Gozzano) con quella che è la tradizione del 900. Pascoli e D’Annunzio (iniziano a far poesia nella seconda metà dell’800), quando iniziano questi nuovi scrittori a scrivere, continuano anche loro a fare lo stesso. Le date servono per capire meglio. Quando comincia Gozzano, né Pascoli né D’Annunzio sono poeti in disuso, continuano a scrivere, sono quasi contemporanei dei loro "allievi" ed "antagonisti". Pascoli è più vecchio di D’Annunzio ed inizierà a scrivere più tardi.
Le opere di Pascoli e D’Annunzio
"Myricae" → raccolta di Pascoli, prima edizione nel 1891. D’Annunzio comincia prima, "Canto novo" del ’92, ma già aveva iniziato nel ’79 con un’altra opera. Contemporaneità fra loro e questi giovani. I libri delle Laudi di D’Annunzio, Maia e Alcyone, sono del 1903. "I canti di Castelvecchio" di Pascoli sono anche loro del 1903.
La figura di Gozzano
Gozzano si forma sul modello di D’Annunzio e più avanti diventerà un anti-dannunziano. Pascoli muore nel 1912 e Gozzano nel 1916. La storia di Gozzano si scrive nella storia della nascita della poesia del 900, e convive anche con ciò che gli sta dietro, dal punto di vista sia delle date che dei testi. Età di rinnovamento e rifondazione → si sviluppa in direzioni molteplici. Sperimentazioni varie e si oscilla da esperienza anti-tradizionale ed avanguardia a quelli di rinnovamento, che però hanno rapporti con il passato.
Domina il clima dell’ermetismo, c’è spazio per voci diverse. Tra le anti-tradizionali vi è la "poesia crepuscolare" → definizione da parte di Borgese su un articolo famoso. Definì il tutto "crepuscolare" con connotazione negativa, ma l’etichetta ha voluto indicare un gruppo di poeti vari senza indicarli con carattere negativo. La poesia crepuscolare non è un movimento. A Torino ci sono poeti a cui Gozzano è vicino, che vedono la poesia come cambiamento e come avvicinamento all’avanguardia.
Pascoli, D’Annunzio e i loro seguaci
Per D’Annunzio l’io del poeta ha la centralità della pagina, negli altri casi non è così. Cosa distingue Pascoli e D’Annunzio da questi poeti? Né Pascoli né D’Annunzio rompono con la tradizione classica e con il mito. I poeti che verranno dopo, tendenzialmente, rifiutano il ruolo del poeta e la centralità dell’io (sia Pascoli che D’Annunzio ripongono nel poeta una forte fiducia, avevano letto Baudelaire). Baudelaire sa che il poeta ha perso la sua aureola, ma non è come i crepuscolari.
Futurismo: si sviluppa negli stessi anni che c’è Gozzano, che attendeva, nelle sue fila, poeti che avevano attraversato la vecchia tradizione. Govoni e Palazzeschi diventeranno futuristi → da crepuscolari a futuristi (non ai livelli di Marinetti). Esperienza poetica dei vociani. Espressionismo vociano → forma di rivolta e contrasto alle forme tradizionali della poesia (Camillo Sbarbaro e Clemente Rebora, altri esempi sono più implicati in quello che è successo prima, come Campana, il quale non è avanguardista alla maniera dei futuristi e nemmeno abbassa l’io lirico come i crepuscolari.
Il ruolo di Saba e altri poeti
L’altro poeta è Umberto Saba che comincia prima di Montale. Prime poesie nei primi del 900. All’inizio venne scambiato e sbagliato come crepuscolare, in questa sua prima poesia ad ingannare è la ripresa, attinge al melodramma 900esco. Sensibilità tematica modernista, inserisce nella poesia tempi pre-freudiani e freudiani in forma non avanguardistica). Si va da uno sperimentalismo e avanguardia a poesia dell’800 (Saba), tardo-800 e simbolismo (Campana).
Govoni e Palazzeschi: da crepuscolari a futuristi
L’intrico è nella stessa persona, alcuni di questi poeti sono crepuscolari, altri futuristi etc. Govoni e Palazzeschi sono crepuscolari e futuristi. Govoni continua a scrivere poesie ma non più futuriste. Palazzeschi abbandona la poesia e diventa narratore ("Le sorelle Materasso"). Gozzano prima vicino ai crepuscolari e poi vi è un suo allontanamento. Gozzano ha seguito le oscillazioni del gusto della poesia. Poesia incompatibile in stagioni in cui si esalta la lirica pura. Oggi Gozzano è un poeta di rilievo, anche se permane una sua inafferrabilità, dovuta anche a lui medesimo. Gozzano è tante cose insieme ed è difficile ricondurlo ad un punto di vista unico.
L’amica di nonna Speranza
"L’amica di nonna Speranza" → Gozzano rievoca, in modo ironico da una parte, ma dall’altra è l’unica possibilità di salvezza. L’immagine del poeta deve coincidere con lui, il quale scrive nel 1911 le cronache dell’esposizione universale a Torino, scrive per i giornali. Il poeta non è più il vate, ma è qualcuno "costretto a vender parolette" andare → incontro all’orizzonte di pretesa del pubblico.
Lui sa che non esiste più il poeta, ma è diventato con la modernità qualcosa di diverso, ma ha rapporti forti con i poeti della tradizione. Leopardi: modello su cui l’io de "I colloqui" vorrebbe confermarsi. Gozzano apprezzato da un grande critico Renato Serra (morì al fronte combattendo. Scrisse "Le lettere" che non sono un epistolario ma saggi).
Le critiche a Gozzano
Si tende ad appiattire le posizioni. Di movimenti come le avanguardie ci sono posizioni diverse; all’interno di qualsiasi fenomeno che prevede un gruppo di persone con idee simili, si cerca di non appiattirli tutti sullo stesso terreno. Il fatto di pensare che Ungaretti sia ermetico, quando invece è il maestro dell’ermetismo. Gozzano si parla della poesia crepuscolare. Poeti uguali ma realtà diverse.
Il panorama poetico del primo '900
Il primo 900 presenta al suo interno esperienze diversificate: il nuovo conosce una serie di declinazioni diverse, di avanguardia, di poesia sperimentale, in fondo c’è solo il futurismo. Ci sono poi esperienze non di avanguardia, anche se avrebbero voluto esserlo: i crepuscolari, soprattutto il gruppo torinese. Gozzano condivide la voglia di un cambiamento, l’idea di esser parte di un gruppo di poeti che potrebbe diventare avanguardia (nel 1905/07).
Espressionismo vociano e simbolismo
Abbiamo poi l’espressionismo vociano ma anche il simbolismo di fine ‘800. Saba, poeta nuovo che costruisce il racconto della sua vita (Il Canzoniere). Scrive sonetti, quindi ancora legato alla tradizione nonostante sia poeta del ‘900. Ha un tono ribassato non dovuto (come per i crepuscolari) al linguaggio, ma dovuto al melodramma del ‘900. Saba arriva nel secondo dopoguerra, ma inizia insieme ai colleghi e viene scambiato per un crepuscolare. Alcuni di questi protagonisti (Govoni e Palazzeschi) passano da un’esperienza all’altra. Poi vi sono quelli che non passano perché muoiono (Corazzini e Gozzano).
Il profilo di Gozzano
Gozzano è un poeta che ha una sua affabilità. Le sue poesie sono state godute anche da un pubblico non specialistico, quindi è un poeta per tutti. In realtà, però, è un personaggio che sfugge. Sfugge perché è stato letto male, ci sono stati pregiudizi di varia natura e poi anche perché lui stesso è molto contraddittorio. Si estranea dal suo tempo, ma dall’altra è un acuto interprete della modernità. In quegli anni Torino è la città dell’industria e della sua nascita. Gozzano mette in luce molte caratteristiche della modernità (Torino – 1911), non lontanissimo da ciò che fece Baudelaire a Parigi.
Il rapporto con il pubblico
È un poeta che sa che è necessario andare incontro al pubblico. Parte con un giornalista per andare a intervistare una scrittrice di consumo di quegli anni → Carolina Invernizio. Scriveva libri destinati al grande pubblico, storie a sfondo giallo o sentimentali. Nella seconda metà del ‘900 nasce la letteratura d’appendice, perché scrivevano nella parte del giornale chiamata "appendice". Lei aveva sfondato così, quando le donne iniziano a pubblicare con questa nuova letteratura di consumo.
Gozzano e la sfida della modernità
In contrasto con questa sua fama, la sua vita era molto semplice e privata. Quando Gozzano la intervista e chiede una sua foto, lei dice "no, la mia fotografia non interessa a nessuno. Lei è un giovane poeta che deve apparire nei giornali con una sua foto. Lei si vuole mostrare". Lo sfida, lo provoca. Quindi Gozzano si sente rimproverare il suo cercare il contatto col pubblico, perché lui è molto attento al mercato. Si interessa anche al cinema. Nella sua poesia mette in atto ciò che disse Montale lo scontro fra aulico e prosaico (es. parola "divina" con → la parola "morfina"; "Myricae" con "camice"). È un poeta difficile perché convivono al suo interno moltissime dinamiche armoniche diverse.
La prima stagione di Gozzano
La prima raccolta non fu letta quasi da nessuno, solo nel giro torinese. Poi con i "Colloqui" il circolo si allarga. L’ambiente che ruota intorno alla rivista "La voce" (rivista fiorentina che fa parte del rinnovamento culturale dell’Italia degli inizi del 900, applicata alla cultura militante) è diverso da Gozzano. Alcuni di loro lo criticano e lo confondono con i crepuscolari. Fanno di un’erba un fascio. La parola "crepuscolare" nasce nel 1911 con un articolo sulla "Stampa" di Borgese, in cui crea questa parola con connotazione negativa o limitativa dell’esperienza. Rappresenta il crepuscolo della nuova poesia.
Critiche e letture di Gozzano
C’è un gruppo di scrittori, fra cui Saba e Svevo, ma anche gli scrittori di Trieste che guardano a Trieste come ad un rinnovamento. La rivoluzione di Slataper si accompagna a un rinnovamento di ordine e morale. Gozzano gli sembra come un scrittore borghese con poesia leggera e facile. La prima immagine che appare di Gozzano è quindi quella di Slataper. Gli contesta di non avere una morale. Scrive di riconoscere nella poesia dei crepuscolari una poesia di espressione di crisi della generazione nuova. I crepuscolari hanno distrutto il passato e non sanno creare il nuovo perché non hanno una fede compatta. I vociani invece sono animati da una tensione morale.
Renato Serra e la critica a Gozzano
Presenza della letterarietà in Gozzano. Nella "Signorina Felicita" fa sembrare di credere nel mondo di felicità e nel mito del mondo semplice e di campagna. Ma arrivato alla fine mostra come il mondo è di carta (Felicita diventa una donna della letteratura). Così come nell’opera "L’amica di nonna Speranza". Slataper dice che in Gozzano non c’è niente di vero. È sempre appiattito e messo insieme ai Crepuscolari.
Analisi della poesia di Gozzano
Una lettura importante è quella di uno scrittore critico Renato Serra. È un po’ una figura mitica che muore presto. È autore di importanti saggi critici, in parte raccolti nei saggi ma anche nelle lettere (volumetto legato alla letteratura, non epistole). Serra, prima di partire per la guerra, riflette su questa, sulla letteratura e la sua insignificanza rispetto alla storia. "L’esame di coscienza di un letterato". Libro che → ha delle armoniche che funzionano anche oggi e che ha la misura di un saggio.
Renato Serra e Gozzano
Dedica un intervento bello a Gozzano in cui mette in luce molti tratti: "attenzione, Gozzano non è ciò che ci vuol far credere: non è un crepuscolare ma un grande artista che usa le parole con grande abilità". Dice che ci siamo fatti ingannare dall’immagine di sé e della poesia che Gozzano ci ha voluto dare. Le cose di pessimo gusto nei romanzi rendono Gozzano simile ai crepuscolari ma solo in apparenza (abbassavano il repertorio di oggetti rispetto agli scrittori precedenti). Gozzano fa finta di essere come loro, quando ci racconta il salotto in "L’amica.." o quando parla di Felicita che lava i piatti e non conosce la letteratura. Dice che Gozzano ha creato una messa in scena per il lettori, come se non ne potesse più delle cose raffinate dannunziane e volesse qualcosa di più semplice.
Le farfalle di Gozzano
"Le farfalle" → sul modello di quelli del ‘700, ovvero di tipo didascalico. In questo testo sono state lasciate una serie di parti, che saranno possibili da leggere solo nelle ricostruzioni a posteriori. Quello di Gozzano è un gioco: non rifiuta la letteratura, anzi assapora ogni parola ed è un abile vezzeggiatore. È abile a piegare i metri della tradizione ed è bravo a collegarli. Ha una consapevolezza diversa dai crepuscolari, per questo si distingue.
La fortuna critica di Gozzano
Per Serra le cose peggiorano dopo la guerra. Gozzano muore e quindi figura che tende a sparire. Nel 1920 appare la "prima antologia italiana". Giovanni Papini (intellettuale vociano) e Pancrazi (critico) e scrivono questa antologia "Poeti → d’oggi" (1900-20). Mettono Gozzano e scelgono la sua opera "Cocotte", ma poi la sostituiscono con la "Signorina…". È il periodo delle letture idealistiche di Croce ma anche di critici formatisi in ambito idealistico, i quali tendono a limitare la scrittura di Gozzano, che è un poeta che mescola elementi della vita e della quotidianità. Allude a ciò che è pure intuizione e a ciò che è prosa e questo rende Croce cieco davanti alla letteratura nuova (infatti Saba non gli piace).
L'equivoco di Gozzano crepuscolare
Sono i crociani che continuano gli equivoci intorno a Gozzano crepuscolare. Dice di non credere alle apparenze. In realtà Gozzano ha gusto per la parola, nell’inserirla. L’altro elemento che nuoce alla fortuna di Gozzano è che la poesia italiana rialza il suo tono, negli anni ‘30/’40. È il periodo di Ungaretti, con poesia di scavo e sulla guerra per poi tornare a una scrittura più alta, "orfica" = con riferimento al mito di Orfeo; poeta che scava nelle profondità per estrarne le significanze più profonde. Poesia di impronta, fortemente irrazionale. Lo farà prima con L’"Allegria" e poi con "Il sentimento del tempo".
Nascita dell'ermetismo
Poi c’è la nascita dell’ermetismo (anni ‘30 con poeti come Quasimodo, Luzzi, Gatto, Sereni), con scrittura alta e mono-linguistica, cioè il suo repertorio è nella tradizione linguistica. Il mono –linguismo attinge a questo innalzamento del tono. Le poesie sono folgorazioni del poeta Orfeo. A questo innalzamento non sfugge il poeta che dice "la mia poesia è di pensiero filosofico": Montale. Dice di essere un poeta filosofo. Il poeta degli anni ‘30, pur seguendo Montale, attinge a una poesia più alta.
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