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Carlino: problemi e testi della letteratura del 900

Una rivoluzione culturale

Il 900 è testimone di numerose scoperte scientifiche, tra cui l'elettricità, la bomba atomica, l'inconscio attraverso Freud e Jung, l'industria e i computer. La cultura, come la letteratura, dovranno fare i conti con queste novità, trovandosi in un panorama mutato e variegato, tale da dare vita a situazioni totalmente inedite. I concetti di spazio e tempo vennero rivisti, infatti tutto era soggetto al relativismo: nulla era certo, per tanto lo stesso concetto di bello perdeva la sua assolutezza. Si vede la verità come momento istantaneo e tangente a chi la osservava.

Il linguaggio

Era difficile, sull'affacciarsi del 900, parlare di linguaggio unitario: la recente unificazione di Italia aveva fuso assieme realtà territoriali con il proprio modo di esprimersi, con il proprio linguaggio. Si parla dunque di plurilinguismo, di dialetti, con i quali la letteratura dovette fare i conti. Faceva la sua comparsa, inoltre, un nuovo tipo di linguaggio, quello scientifico, che in qualche modo faticava ad affermarsi in un panorama in cui, fino agli anni 50, il tasso di analfabetismo era altissimo.

Le riviste letterarie in questo periodo nascevano e proliferavano, luoghi dove gli scrittori cercavano il loro spazio e la risposta al dubbio più grande della letteratura del 900: quale fosse il loro ruolo nella società, se dovessero dedicarsi a fare arte o creare qualcosa che avesse un riscontro nella vita sociale e politica. Fu proprio la storia a imporre questi ripensamenti sul ruolo dello scrittore: le guerre mondiali.

Tra il 1900 e il 1920 viviamo l'età giolittiana, che prende il nome da Giovanni Giolitti, uomo di governo cardine del ventennio. La sua politica era il tentativo di compromesso tra le varie forze politiche dominanti, dando vita ad un sistema a volte contraddittorio. L'Italia, nel primo decennio del 900, coltiva e tenta i suoi sogni imperialistici, tenta l'avventura libica, altro evento cardine e traumatico, dove gli stessi intellettuali del tempo avevano trovato delle opinioni.

D'Annunzio

Uno delle “tre corone”, poeta laureato di grande spicco. Sicuramente un uomo che, più di tutti, aveva cavalcato la scena pubblica e aveva costruito una forte immagine: esteta tra simbolismo e decadentismo, super-uomo nietzschiano. Ogni suo scritto era un'opera estetica portata avanti da un protagonista super-umano. Egli incarna la figura del poeta vate, con un ruolo sociale di spicco, la cui poesia si proiettava anche all'esterno. Utilizza termini aulici, con parole rare, ricercate, e periodi lunghi e musicali. Si ispira anche all'esterno dell'Italia, dunque viene accusato di plagio.

I suoi scritti più importanti sono:

  • Il Fuoco [del 1900, storia d'amore tra un poeta e un'attrice, in un amore estetico e umano al contempo. Stellio è circondato dal suo circolo letterario ma ha una vita dedita all'estetica e al piacere, è un conquistatore di folle, un super uomo. Lei va in America a guadagnare soldi per lui. Tutto ambientato a Venezia. Il “fuoco” sarebbe l'incontro delle diverse arti.]
  • Alcyone [scritto dalle ricercatissime parole, dove l'attenzione al super uomo è comunque presente, ma attenuata. Si volge all'osservare la natura nella sua dimensione estetica. Ci si immerge nei miti classici e nella bellezza, senza mai però perdere la testa. Ne “l'onda” si mostra la poetica dannunziana, paragonando l'onda ad un guerriero antico in lorica che rifulge alla luce del sole. Si mostrano termini che giocano sulle sonorità e sul visivo, presi anche da dizionari marini e militari. Sempre dell'Alcione “Nella Belletta” dai toni più contenuti e meno esuberanti. La belletta è il fango degli stagni, un ambiente in decomposizione. Forte la tematica della morte, tutto in aria di disfacimento. È una poesia che volge verso il silenzioso.]
  • Forse che sì forse che no [una risposta al manifesto del futurismo uscito un anno prima, nel 1909, dove si esalta la bellezza del volo. Paolo Tarsis è un aviatore e la macchina gli permette di accostarsi a meraviglie. C'è feeling tra D'annunzio e Marinetti.]
  • Il Notturno [si dice sia la poesia più “vera” di D'Annunzio, seppure non tutti concordino. Una sorta di raccolta di confessioni e stati d'animo dalle regole letterarie meno definite].

Pascoli

Si trova in una posizione diversa da quella di D'Annunzio: non era un grande oratore e non amava prendere una posizione politica. Lui descrive un mondo domestico, la campagna, misteriosa ed indeterminata, attorno alla vita dell'uomo. La sua poetica si basa sulla meraviglia e sulla seconda vista che il poeta apre, guardando con gli occhi di un “fanciullino”, chiave di volta del suo modo di scrivere. Usa molte parole onomatopee, cerca di annullare il rapporto tra significante e significato, facendo emergere una dimensione profonda (fonosimbolismo), unisce vari campi sensoriali con le sinestesie.

Secondo Pascoli la poesia rigenera e migliora l'umanità, dove la poesia è il bene e l'impoetico è il male. La poesia si esprime senza condizionamenti, è spontanea come il fanciullino. Pascoli ha una posizione critica nei confronti di D'Annunzio che “vende oro a buon mercato” e lavora su materiali che gli altri gli hanno proposto. Ne “il gelsomino notturno” Pascoli rende evidenti i temi della sua poetica [tema del nido, la sicurezza e la tranquillità, della morte e del colloquio con i defunti. [Il gelsomino notturno è un fiore. È una poesia bene augurante con riferimento alla fecondità, covata dal fiore stesso. Può essere letto in chiave erotica.]

Il crepuscolarismo

Questo movimento è in contrapposizione e in demistificazione di Pascoli e D'Annunzio. Nei testi crepuscolari ritroviamo conventi, luoghi di reclusione, oggetti kitch dallo spiccato senso anti-estetico, troviamo la malinconia e la tristezza della vita provinciale, non più mitizzata. Gli oggetti, i luoghi, sono toccati dal tempo e dalla morte. Il crepuscolarismo non è un movimento unitario, semmai è un'etichetta di comodo. La geografia del movimento è diversa: se D'Annunzio vive a Roma, città di potere e storia, Govoni è un poeta ferrarese, di provincia, mentre Gozzano vive in una Torino decadente, imbalsamata, privata del suo ruolo di “capitale” morale italiana. Sarà proprio Gozzano a mettere in discussione il ruolo del Poeta, non più figura sociale, ma improduttivo, in una società che si dirigeva in altre direzioni. Lui mostra oggetti ingrigiti, impolverati, silenziosi. La società vive una crisi di valori che si riflette nella tematica e nella poetica. Il tono diventa prosaico e colloquiale, non più alto e aulico.

Govoni

Uno stile di scrittura a “bassa voce”, malgrado una sua breve fase futurista. Il suo testo è “Fiale”, una sorta di demistificazione di D'Annunzio e dell'estetismo. Le fiale sono le boccette per contenere i profumi. All'interno di “Ventagli Giapponesi”, lui mostra una fotografia, una descrizione precisa rallentata e bloccata nel tempo, ingiallita, malinconicamente.

Importantissima poesia è Crepuscolo sul Po [descrive come in piccoli quadretti la riva del po nella zona di Ferrara. Osserva i particolari minuziosamente, paragonando il tramonto ad un frutto maturo. Tutto è stagnante e sospeso. Sente il suono della cascata e del treno. Si mostrano le case che si specchiano nel fiume. È tutto esasperatamente lento, immobile]. Nella raccolta “Gli Aborti”, si fa riferimento agli interni: Il Palazzo dell'Anima [Il mare è in lontananza. Tutto è chiuso, è una metafora per l'anima del poeta, chiusa, triste e con un senso di estraneità. Nella poesia sentiamo i rumori della città, in lontananza, chiusa tra sogno e sonno. Si sente questa estraneità e si fa riferimento alla malattia]. Govoni attraversa il futurismo in “Rarefazioni di libertà”: ancora statico nelle atmosfere, scrivendo dei testi senza un prima o un dopo, con molti accostamenti visivi.

Palazzeschi

La sua poetica dà voce ad un aspetto “comico” quanto squallido. Si tinge di fiabesco andando a rispolverare il repertorio di regine, re e principi, comicamente imbrigliati in riti senza senso. Egli crede che il poeta debba essere un giocoliere che sceglie il comico. Nella poesia, il Parco Umido nel testo “Le Lanterne” tocca la tematica del vuoto: ripete le parole come in una fiaba svuotando il simbolismo del suo significato. Carica di comico e rende ciò che c'era prima privo del suo senso. Nella sua poetica malinconia e nostalgia però si evincono anche dal suo senso del comico, seppur vengano ribaltate dalla follia.

All'interno de “I Poemi” troviamo la tematica del “corpo” visto come osceno e grottesco. Ne “La fontana Malata” egli denuncia la condizione del poeta, paragonato ad un bambino circondato da servitori, incapace di uscire all'esterno e controllato a vista. I suoi personaggi sono svuotati del loro valore umano, usa anche le freddure, le caricature, la profanazione del sacro e l'autoprofanazione. Lasciatemi divertire [tratto dall' “Incendiario” del 1910. Rappresenta un dibattito processuale in cui il poeta si mette alla berlina. La letteratura è al centro del processo. È un testo ricco di licenze poetiche con suoni senza senso che giungono sino all'assurdo. La poesia è una forma gratuita di divertimento dunque, poiché i poeti non chiedono più nulla ai poeti, i tempi cambino. La poesia è il trionfo del significante.] La passeggiata [utilizza la tecnica del collage prendendo spezzoni da titoli di giornale, insegne di negozi e numeri civici. Entra nella logica della vendita e del consumo.]

Oltre alla poetica scrive due romanzi: Allegoria di Novembre [lettere di Valentino Croce ad un amico. Vive in un castello. Nella seconda parte rivolta il romanzo con la scomparsa di Valentino con una serie di voci su dove possa essere. Parodia.] Il codice di Perela [Perela è un uomo fatto di fumo. Egli risponde sempre “io sono leggero” e, attraverso questa risposta, giunge a diventare confessore. Un confessore del re, per diventare leggero, si fa bruciare vivo, Perela viene catturato ma nessuna prigione può contenerlo essendo fatto di fumo. È una fiaba che demistifica i falsi perbenismo e dice che non esiste una piena leggerezza.]

Gozzano

Il maggior esponente del Crepuscolarismo: osserva una Torino in decadenza, patria dei moti che avrebbero reso l'Italia unita. Egli si scoprì malato di tubercolosi, fronteggiando la malattia con un ricovero in Svizzera ed un viaggio in India. Da questa esperienza egli guardò alla vita con ironia, umore verso le cose e verso se stesso, con disincanto. Egli stesso si definisce minuscolo e “quel coso a due gambe” ossia come tutti gli altri. La sua ironia è cultura, infatti colora di ironia Dante, Petrarca, Leopardi e Nietzsche. Fa ironia metrica in un momento in cui le rime si stavano rompendo. La sua poetica segna il tempo, non il suo stagnare: mostra una Torino viva e piena di possibilità. Gozzano crede che in quel momento non ci fosse molto spazio per la poesia.

Invernale [in questa poesia il poeta si mostra abbastanza inetto. Viene fuori la tematica amorosa con una donna dai tratti “fatali” dannunziani. Si trovano molte citazioni dantesche. Lei lo mette alla prova in un lago ghiacciato. Egli va via lei lo disprezza. Rapporto difficile.]

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescofederico.migliaccio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia e letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Carlino Marcello.
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