Poesia religiosa
Il rinnovamento spirituale introdotto dagli ordini mendicanti porta alla nascita della prima grande produzione poetica in lingua volgare italiana.
San Francesco d'Assisi
Francesco d'Assisi (Giovanni di Pietro Bernardone), nasce ad Assisi nel 1181 o 1182 e muore sempre ad Assisi, il 3 ottobre 1226. Fondò l'ordine francescano.
Laudes Creaturarum - Il Cantico di Frate Sole
Si tratta di un cantico composto da Francesco d'Assisi intorno al 1226. Il testo nasce come preghiera volta a cantare le lodi del Signore. È costruito sul modello dei salmi e mantiene una matrice colta; è tuttavia composto in volgare e destinato alla recitazione pubblica accessibile alle nuove classi cittadine, probabilmente con accompagnamento musicale. Ciò rende il Santo il primo vero poeta del nostro volgare. Tale opera porta ad un rapido fiorire di laude in volgare, per lo più lodi alla Vergine: si crea un contatto tra la dimensione laica e quella religiosa.
Il volgare usato ha chiara impronta umbra, ma purificato dei tratti più marcatamente dialettali. Vi sono elementi linguistici latineggianti, ad esempio onne, ogni, è un latinismo, così come cum, con. Un tipico tratto dialettale è invece rappresentato dalla desinenza –u, ricorrente nel testo (altissimu, prima parola del canto). La prosa è rimata, i versetti sono legati da rima o da assonanza.
Si può dividere il testo in due parti: la prima è costituita dalla lode di Dio attraverso gli elementi naturali; la seconda tratta il tema del perdono, della malattia e della sofferenza, e infine vi è la riflessione sulla morte, chiusa dalla lode finale. Simbolismi numerici: i versi sono 33 come gli anni di Cristo, le creature che manifestano la gloria del Signore sono 10, numero simbolico della perfezione.
Iacopone da Todi
Iacopone (Iacopo de' Benedetti) nasce a Todi nel 1236 circa e muore nel 1306. Seguì studi giuridici ed esercitò la professione di notaio, per poi convertirsi ed entrare come frate laico nell'ordine francescano nel 1268. Aderisce alla corrente degli spirituali, più intransigente e rigorista. Da ciò ebbe origine la polemica con Bonifacio VIII (ostile agli spirituali) e la conseguente scomunica ed incarcerazione. Iacopone sarà liberato dal successore di Bonifacio, papa Benedetto XI.
Iacopone si esprime tramite la forma poetica della lauda, componimento lirico di contenuto religioso destinato al canto e all'esecuzione pubblica. Vi sono due poli principali: da un lato la contemplazione mistica, dall'altro l'azione al servizio della comunità (che termina con la polemica contro Bonifacio VIII). I temi sono vari: riflessione sulla vanità del mondo, obbligo della penitenza, esaltazione della povertà, contemplazione come via di accesso alla comunione con Dio. La compresenza di elementi mistici e terreni si manifesta sul piano dello stile e del lessico, oltre che degli argomenti: vi sono termini tecnici del linguaggio religioso e filosofico, latinismi, toni tipici dell'invettiva e della polemica, termini plebei e popolari. Si utilizza la ripetizione di parole chiave, tipica della poesia popolare.
Donna de Paradiso
La lauda è una ballata in settenari (con qualche verso ottonario). Trae spunto dal racconto evangelico della Passione di Cristo e ha come argomento il pianto della Vergine chiamata ad assistere alla crocifissione del figlio, in un quadro in cui si muovono personaggi diversi (San Giovanni, la folla che invoca il sacrificio di Cristo, Cristo stesso). È costante la voce di Maria, sempre presente sulla scena. Vicende:
- Annuncio doloroso di San Giovanni, che comunica a Maria la sorte del figlio;
- Il lamento della Vergine;
- La preghiera rivolta da Maria a Pilato, per ottenere la grazia di Cristo;
- La pressione della folla per ottenere la crocifissione.
Si tratta di una lauda drammatica, componimento a più voci destinato all'esecuzione teatrale. Tale scelta di Iacopone si spiega con la necessità di raggiungere il pubblico in modo immediato e di realizzare il principio francescano del dialogo vivo con la gente e con il popolo. Volontà predicatoria e didattica. Effetti teatrali con cui si mira al coinvolgimento del pubblico.
O iubelo de core
Lauda che vuole esprimere gli irrazionali sentimenti che l'amore mistico infonde nel credente (estasi). A differenza di ciò che accade in altre opere di Jacopone da Todi, in questa lauda l'amore per Dio non si esprime nella mortificazione di sé ma in una gioia indescrivibile, che ricorda molto, più che l'amore intellettuale, una violentissima passione fisica.
Jacopo Passavanti
Jacopo Passavanti (Firenze, 1302 circa – 1357) fu un frate domenicano.
Specchio di vera penitenza
L'unica opera sicuramente scritta di suo pugno è lo Specchio di vera penitenza, che raccolse la materia delle prediche da lui tenute nella Quaresima del 1354 sotto forma di trattato con numerosissimi esempi per spiegare i principi morali e delle sacre scritture, i quali rappresentano uno dei primi esempi di narrativa (in special modo di novella) istruttiva e moralizzante. Questa opera ispirò anche gli affreschi del Chiostro Verde del complesso di Santa Maria Novella.
Lo "Specchio della vera penitenzia" del domenicano Iacopo Passavanti si inserisce nel filone della trattatistica medievale ("summae" e manuali di confessione) sul sacramento della penitenza. Lo "Specchio" è un manuale destinato ai laici, e perciò in volgare, che si colloca a fianco di opere generalmente in latino. L'opera è la traduzione in forma di trattato di prediche tenute dall'autore nel corso di più anni, in specie nel 1354.
La novella
Molto prima della grande esperienza del Decameron di Boccaccio, nei volgari italiani inizia a svilupparsi una scrittura in prosa di tipo letterario. Essa introduce il genere della novella, narrazione breve ed essenziale di eventi significativi, portatori di un messaggio edificante o di una morale. Più che ricerca della brevità (brevitas), si parla di sinteticità, che deriva dalla volontà di esprimersi tramite un ritmo rapido ed essenziale. I temi derivano spesso dalla fiaba, dalle storie antiche, dagli antichi miti o da romanzi cavallereschi. La novella ebbe, fin dai suoi esordi, una fortuna straordinaria. Presenta l'adozione del volgare, un nuovo interesse “realistico” (voce della quotidianità, dialoghi in lingua parlata).
Novellino
Raccolta antologica composta da cento novelle e caratterizzata da una notevole varietà di temi. Venne redatta in ambiente fiorentino nell'ultimo ventennio del Duecento. La lingua usata è il volgare, spicca la pluralità di fonti. Emergono gli aneddoti locali (soprattutto provenienti dalla società dei mercanti), il gusto per la beffa, l'interesse per la concretezza realistica della narrazione. Le novelle sono organizzate secondo una costruzione “discendente”: dalle storie sui sovrani a quelle sul popolo.
Esempio: Tristano e Isotta, Novellino, 65: rappresenta un caso esemplare di rielaborazione di temi ed episodi di provenienza romanzesca all'interno della raccolta novellistica.
Marco Polo
La civiltà mercantile comunale produce i libri di viaggi, veri e propri resoconti di viaggio dei mercanti, ma anche relazioni dei missionari. Marco Polo (Venezia 1254 – Venezia 1324), mercante veneziano, parte col padre e lo zio nel 1271 alla volta dell'Asia, dove rimane per 25 anni.
Il Milione
Scritto da Marco Polo nel 1298 durante l'incarcerazione a Genova, è il più celebre esempio di libro di viaggio. Racconta il suo viaggio in Oriente. Si tratta di un libro di avventura e di meraviglie, ma anche di un'opera a carattere enciclopedico. I fatti narrati si basano su un principio di veridicità, come affermato nel prologo del libro. Il viaggiatore, proiettato oltre i propri confini, verso terre ignote e fantastiche, appare come un nuovo cavaliere errante, protagonista di una ricerca conoscitiva.
Poesia lirica italiana
Dall'armonia di elementi culturali diversi presente nel regno di Federico II Hohenstaufer fiorisce la prima espressione letteraria in lingua italiana, cui guarderanno anche i primi poeti della realtà comunale, chiamati “siculo-toscani”, e la generazione di stilnovisti (Guinizelli, Cavalcanti, Dante).
La scuola siciliana
L'attività poetica nella Scuola siciliana si sviluppa tra 1220 e 1268 circa, presso la corte di Federico II, re di Sicilia e imperatore svevo che si circonda di poeti, scienziati, filosofi e artisti di varia provenienza dando vita a un progetto culturale unitario. Significativa l'influenza sulla Scuola siciliana della lirica cortese (poesia trobadorica, dal verbo provenzale trobar, cioè “fare poesia”: fiorisce nel XI secolo nella regione della Francia meridionale) in lingua d'oc (della Occitania).
Tratti caratteristici:
- Attività letteraria percepita come svago, come evasione dalle occupazioni quotidiane, e destinata alla lettura e non alla recitazione pubblica;
- Poesia incentrata sulla tematica amorosa, riprende forme e immagini della lirica cortese. Dalla dottrina dell'amor cortese (amor cortese: concezione filosofica, letteraria e sentimentale del concetto di amore all'epoca del trobar dei poeti nelle corti provenzali: concetto che solo chi ama possiede un cuore nobile) derivano alcuni elementi poetici essenziali, come il topos del rapporto di devozione che lega l'amante alla donna (intesa alla latina come domina, signora);
- Ripresa del repertorio provenzale anche per quanto riguarda il lessico della poesia d'amore e le forme metriche occitane: in particolare la canso (letto cansò), la canzone, sperimentata in tutte le sue forme (lessico alto e contenuto cortese, canzonetta, registro medio e contenuto anche narrativo);
- Temi e topoi: rapporto di devozione che lega l'amante alla donna; figura dell'amata “dipinta” nel cuore del poeta; amore celato; fuoco interiore della passione; “marparlieri” che con i loro pettegolezzi ostacolano l'amante; irraggiungibilità dell'amore.
- Frequenti similitudini con il mondo della natura, che potrebbe derivare dalla passione per lo studio delle scienze naturali nella corte di Federico II;
- Tra le forme più diffuse, il sonetto, probabilmente inventato dal notaio Giacomo da Lentini: esso contrappone alla canzone, basata su una struttura mobile, un'architettura fissa di 14 endecasillabi.
Giacomo da Lentini
Giacomo da Lentini (Lentini 1210 circa – Lentini, 1260 circa), è stato un notaio presso la corte di Federico II (Dante, nella Commedia, si riferisce a lui come il Notaro: Commedia, Canto XXIV Purgatorio, 56) e poeta italiano (attivo tra il 1230 e il 1260). Fu uno dei principali esponenti della Scuola siciliana. È considerato l'ideatore del sonetto. A lui sono attribuite 16 canzoni (tra canzoni e canzonette) e 24 sonetti, 2 dei quali in tenzone (scambio di strofe o poesie che due poeti si indirizzavano polemicamente; origine provenzale, diffusa nel Medioevo).
Amor e' un desio che ven da core
Quartine a rime alternate ABAB, terzine a rime ripetute ACD, ACD; ripresa della prima rima delle quartine e al verso nome l'intera parola-rima CORE. Questo sonetto fa parte di una tenzone, composta intorno al 1241 circa, in cui si dibatte il problema della natura d'amore; iniziata dal falconiere di Federico II, vi partecipò anche Pier delle Vigne (Divina Commedia, Canto XIII, Inf.; tra i suicidi, arbusto secco). Dagli occhi al cuore: si insiste sulla parola occhi (o altri termini legati alla vista) in costante legame con il termine core.
Desio: parola molto frequente nella poetica italiana duecentesca: brama, tensione che indirizza l'anima del poeta verso la donna amata. Termine spesso usato da Dante nella Commedia, sia in riferimento all'amore terreno, sia per indicare il desiderio dell'anima di indirizzarsi verso Dio (Paradiso).
Madonna, dir vo voglio
Canzone di 5 stanze di 16 versi ciascuna, settenari ed endecasillabi. Le prime due stanze traducono un componimento del trovatore provenzale Folchetto di Marsiglia. Si affronta il tema cortese dell'amore non corrisposto; dell'incapacità dell'amante di esprimere l'intensità del sentimento amoroso; del tormento che si manifesta con canti e sospiri.
Poeti siculo-toscani
Fine del Duecento, Toscana: anonimi intellettuali di centri differenti coordinano una complessa operazione di selezione e riordino di materiali giunti dal Sud, lavoro che permise di conservare e trasmettere alla generazioni successive una ricca testimonianza della prima scuola poetica italiana. I canzonieri (raccolte di poesie) contenenti poesia siciliana giunti fino a noi sono tre, tutti prodotti in area toscana. Essi testimoniano il legame tra cultura italiana del Sud e del Centro-Nord. I principali poeti che ripresero e rielaborarono i moduli poetici siciliani e provenzali provenivano dalle città di Firenze, Pistoia, Pisa, Arezzo e Lucca; furono per questo denominati siculo-toscani.
Temi: ampliamento dei contenuti; la tematica amorosa, che rifletteva la concezione di attività poetica come svago nella Scuola siciliana, è affiancata da contenuti di tematica morale, attualità, cronaca, per via dell'atmosfera politica in Toscana, dove le fazioni guelfe e ghibelline erano in continua lotta. Ne deriva un importante ruolo della canzona d'argomento politico. Notevole anche l'ampliamento delle forme metriche: viene introdotta e sviluppata la ballata (forma di poesia destinata al canto e alla danza).
Guittone d'Arezzo
Guittone d'Arezzo (Santa Firmina, 1230 circa – Bologna, 1294) è stato un poeta e religioso italiano dell'Ordine dei Frati della Beata Gloriosa Vergine Maria (Gaudenti). Fazione guelfa. Il canzoniere di Guittone è particolarmente ricco; il corpus conta infatti 50 canzoni e 251 sonetti, oltre circa 50 lettere di argomento civile e cortese.
Tematiche e stile: Guittone si colloca in un'ottica piuttosto critica nei confronti dell'eredità trobadorica e della siciliana, dovuta all'inconciliabilità fra la visione cortese dell'amore e la morale cristiana. A suo avviso, infatti, tutta la poetica amorosa provenzale era semplicemente un espediente per ottenere la soddisfazione del proprio desiderio sessuale. Fino alla sua entrata nell'ordine dei frati gaudenti, si può identificare un periodo "giovanile" nel quale la denuncia verso l'amor cortese assume toni sarcastici e dissacratori, e l'amore viene visto come una "malattia" dalla quale si può e si deve guarire (si ricordi la serie sull'Ars amandi Trattato d'amore, di 12 sonetti detto sarcastico manuale sulla seduzione).
Nella sua fase più matura, Guittone, pur senza rinunciare alla sua animosità assume un contegno più moraleggiante, rivolto maggiormente alla catechesi e all'istruzione dell'uditorio. Le canzoni si fanno di tono più ascetico, e vengono composte anche delle laude. Dal punto di vista tecnico, Guittone è probabilmente il poeta duecentesco più influente in territorio toscano, costituendo probabilmente il punto di riferimento per molti altri poeti e rappresentando sicuramente la principale ispirazione dei primi tentativi poetici del giovane Dante Alighieri.
Caratteristiche: sperimentalismo e innovazione metrico-formale, tensione stilistica, espressione ermetica di notevole difficoltà di lettura.
Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa
Il sonetto vede costanti figure etimologiche (gioi, gioiva; gioia, gioioso) e ripetizioni. Il tema centrale è quello della donna amata, vista come fonte di una felicità tanto forte da essere riecheggiata in ogni punto della poesia stessa: lei sola è sorgente di gioia, una gioia che trasmette con la sua vista, visto che come sempre essa è bellissima e capace di infondere sentimenti preziosi e positivi nell'uomo che la osserva.
Lo stil novo
Seconda metà del Duecento: si afferma una corrente poetica e letteraria che verrà poi nominata “Stil novo”. La denominazione deriva da un verso della Commedia di Dante (Purgatorio, XXIV, v.57): Dante introduce una distinzione tra poeti antichi, delle generazioni precedenti (i Siciliani e i siculo-toscani) e quelli nuovi, superiori perché si esprimono in un “dolce stile”. Fra questi Dante annovera se stesso, citando la propria canzone Donne ch'avete intelletto d'amore.
Caratteri, temi, stile:
- Insistenza sull'ispirazione interiore della poesia, e quindi sulla sua autonomia rispetto agli eventi concreti, biografici;
- Connessione tra sentimento amoroso e nobiltà d'animo dell'amante;
- Conseguente esaltazione di una nobiltà di cuore (indipendente dalla nobiltà di sangue) come qualità indispensabile del poeta-amante;
- Al centro dell'esperienza degli stilnovisti e della loro ispirazione si trova unicamente l'Amore, inteso in senso assoluto come forza che genera la poesia;
- Carattere intellettualistico: lo slancio amoroso deve essere unito allo studio e alla dottrina, il poeta deve affidarsi ai più raffinati strumenti stilistici e retorici. Da ciò deriva la finezza di ragionamento (sottigliezza), l'impiego di parole ed espressioni di ambito scientifico o filosofico (ciò accadrà massimamente in Guido Cavalcanti), accompagnati però dalla dolcezza e dalla leggiadria dello stile, volte ad esprimere.
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