Estratto del documento

Il medioevo e le sue divisioni

Il medioevo è pieno di nuove esperienze e di visioni del mondo; esso si divide in basso e altomedioevo: il basso va dal 1150 al 1250, cioè fino a dopo le crociate, invece l’alto medioevo si colloca da prima delle crociate fino all’XI secolo. Il discrimine tra alto e basso medioevo è quindi costituito dalle crociate, momento in cui l’Europa si apre all’oriente e da qui la cultura europea cambierà.

La cultura dell'alto medioevo in Francia

Proprio in Francia nell’alto medioevo ha inizio questa nuova cultura sia perché aveva un’antica e lunga tradizione di indipendenza, sia perché era lontana dalla Chiesa cattolica; inizia quindi una cultura diversa quale quella che troviamo già in Italia nelle corti dove a far cultura sono le donne. Quando scoppiano le crociate infatti, gli uomini devono partire per la guerra, mentre sono le donne che rimangono a difendere i castelli (segnor era riferito anche alle donne, pur essendo maschile).

Ruolo delle donne nella trasmissione della cultura

La letteratura alta in lingua volgare alta ha inizio nelle corti in Francia che appunto era lontano dalla Chiesa cattolica che era stata sessofobica per cui le donne venivano considerate come instrumentum diaboli, non possedevano un’anima e venivano messe da parte perché erano considerate diverse (la donna doveva generare figli, soccorrere, lavorare nei campi, ma non poteva avere potere né tantomeno cultura). La donna è invece colei che trasmette la cultura: in Dante Francesca da Polenta è la “piccola intellettuale” di provincia, è esempio chiaro di come siano le donne a trasmettere la cultura.

Tipologie di cultura nel medioevo

Vi sono due tipi di cultura, quella dei conventi e si tratta di una cultura filosofica, teologica, storica, dove poco spazio è riservato all’amore e quella delle corti. In Francia nelle corti la cultura altra, cioè la cultura non dominante, diventa sempre più forte: si tratta della cultura dell’innamoramento, del quotidiano e nascono i grandi cicli il più noto dei quali è quello arturiano, di cui abbiamo miriade di romanzi e poemi in lingua d’oil, che è ambientato tra Parigi e la Bretagna e i cui personaggi sono Artù, Ginevra, Lancillotto, a cui si uniscono anche altri personaggi come Tristano e Isotta.

Cicli raccontati nelle opere

In questi testi la conquista della donna e l’amore era l’elemento dominante, invece nei testi dei conventi l’elemento dominante era la ricerca di una via verso Dio, verso il paradiso, che nei primi diventa il corollario secondario alla conquista della donna. Vi è poi il ciclo carolingio dove a fianco della conquista della donna si pone quella del santo sepolcro (quindi in questo ciclo convivono l’amore e la lotta per la fede).

L'interazione tra culture

Vi è un legame tra il cristianesimo e la religione musulmana costituito da Angelica, la principessa musulmana di cui si innamorano tutti i cristiani, che poi sposerà Medoro, un giovinetto efebico. I due mondi sono quindi pari per dignità, addirittura quello musulmano è oggetto di ammirazione. Entrambi i cicli sono ambientati a corte. Abbiamo poi un altro tipo di cultura che nasce nei borghi, quella delle fabliaux, cioè racconti, novelline, composizioni in versi in cui si rivendica una fisionomia autonoma rispetto a una cultura dominante (satira/parodia).

Bertoldo e la cultura giullaresca

Ad esempio Bertoldo è un personaggio del 600 brutto, piccolino, ma dal cervello fino che arriva alla corte di Alboino, il re dei Longobardi che rimane colpito da questo piccolo contadino e lo invita a fermarsi a corte ed egli fa la parodia di tutto, rappresenta il riso degli dei inferi: la risata infatti è ciò che di più dissacrante ci sia, in quanto nel mondo superiore prevalgono la legge e l’ordine. Bertoldo quindi rappresenta il basso che si prende gioco della regola con la risata (lusus). Le fablieaux le ritroveremo poi in Boccaccio.

Eleonora d'Aquitania e i trovatori

Eleonora d’Aquitania riunisce i più importanti poeti del suo tempo, allora noti come trovatori, gli “scrittori d’amore”, nome che deriva da trobar, cioè lavorare e quindi scrivere, all’inizio liriche d’amore, ma che più avanti saranno anche di guerra, di dolore, di fatica (due di loro, Arnaut Daniel e Bertrand Del Born li ritroveremo poi anche in Dante). I trovatori mettono a punto una lingua e un linguaggio difficile che i siciliani chiameranno trobar clus, lingua che venne ereditata maggiormente dalla scuola toscana.

Il ruolo dei giullari

Il giullare compare più tardi come figura rispetto ai trovatori che appartengono a una classe aristocratica, infatti di solito si tratta del figlio minore di un signore che non è impegnato in politica e nemmeno in guerra e per cui è senza soldi; essi erano dediti agli studi e giravano per le corti allietando le dame; erano anche delle figure complesse perché viaggiando, trasmettevano delle informazioni tra diverse corti e in più erano anche ambasciatori.

I trovatori e la cultura siciliana

I giullari erano borghesi e quindi non cantavano nelle corti, ma nelle piazze e a volte rappresentavano il mimo, un tipo di spettacolo rivolto ai contadini analfabeti. Poitiers fu il centro trobadorico più importante a fianco di Desier che fu un centro importante per l’eresia catara; i trovatori erano catari, quindi il papa ordinò di sterminarli, insieme alle donne e ai bambini.

La poesia siciliana

Quindi la poesia scende verso sud, nel basso Mediterraneo (Palermo) dove dal 1235 al 1250 troviamo Federico II: qui i trovatori in fuga dalla Francia, che insegnano l’ars scribendi ai suoi scrivani come Iacopo da Lentini. Le caratteristiche della scuola siciliana sono:

  • L’amore trobadorico come desiderio per cui l’uomo si innamora di una donna;
  • L’amore come forza distruttiva a causa del rifiuto che può causare la partenza per la guerra e la morte;
  • Il mal pensare distrugge l’amore, quando la donna è sposata.

Metri usati nella poesia siciliana

I metri usati (il metro è il contenitore che definisce un gruppo di versi come il sonetto o la canzone) sono:

  • La lassa: si tratta di versi lunghi, apparentemente liberi in cui vi sono rimandi per assonanza o consonanza;
  • Il sonetto (Iacopo da Lentini che canta l’amore che fa male, che uccide e quindi il dolore);
  • La canzone che è diversa da quella di Petrarca.

La morte di Federico II e l'emigrazione dei trovatori

Nel 1250 Federico II muore: c’erano state delle tensioni in vita tra Federico II e il papa perché egli aveva occupato l’Italia meridionale toccando i territori del papa, senza però riuscire a unificare l’Italia. Il papa aveva quindi chiesto l’aiuto del re di Francia e aveva scomunicato Federico II che nel 1250 muore; anche i suoi discendenti (Manfredi e il figlio legittimo) non gli sopravvissero a lungo, quindi si assiste in breve tempo alla fine dell’impero e della stirpe sveva.

Il dolce stil novo

I trovatori emigrano allora a Bologna dove trovano l’università, un ambiente laico dove insegnava Guinizelli il quale fece propri i temi della scuola siciliana e diede vita al dolce stil novo. Un altro termine per indicare questi giovani è menestrelli; l’etimologia di menestrelli deriva da minestro d’amore, quindi erano i sacerdoti dell’amore che davano le istruzioni proprio riguardo all’amore, sull’innamoramento, sul rifiuto e così via.

La canzone manifesto di Guido Guinizelli

La canzone manifesto di Guido Guinizelli è “Al cor gentile rempaira sempre amore” con cui egli rompe con i canoni della poesia precedente dove la donna era il signore, l’oggetto del desiderio di cui si poteva innamorare solo l’uomo aristocratico che poteva disporre del tempo per innamorarsi perché non lavorava nei campi (vedi la novella “Pane nero” di Verga: in Verga l’amore non c’è nelle novelle, ma nel romanzo, infatti l’amore è per i ricchi che hanno il tempo di dedicarvisi); l’uomo infatti per dedicarsi all’amore doveva avere tempo, cultura e ricchezza.

Il cambiamento introdotto da Guinizelli

Con Guinizelli si rompe questo tabù, in quanto egli sostiene che nobile è colui che è capace di “alto sentir”, cioè di un animo alto, di un alto intelletto e questi può essere anche un contadino. La donna in Guinizzelli è l’oggetto del desiderio e diviene strumento per indicare all’amante la strada verso la virtù per la conoscenza di Dio e la salvezza, infatti la donna nella cultura cristiana cattolica era lo strumento per arrivare a Dio, in quanto indicava quotidianamente al suo amante la strada per la virtù per cui la donna permette la salvezza dell’uomo.

La nascita di un'economia borghese

Nel 1000 a Parigi nasce sulla Senna un mercato: si crea quindi un’economia alternativa a quella del castello e della corte e si sposta il baricentro economico di borghi e mercati. Nel XIII secolo il centro economico più importante è la città e la corte che si inurba, infatti prima il castello si trovava nei campi, ma nel XII secolo questo cambia e a questo spostamento contribuiscono le crociate che aprono strade nuove per i mercanti. Quindi questo dà vita a una classe borghese di mercanti che soppiantano i vecchi signori in quanto diventano più ricchi; i mercanti più potenti sono quelli delle repubbliche marinare: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia nell’XI-XII secolo sono quindi le città più importanti, subito seguite da Firenze, città dell’interno i cui mercanti presteranno dei soldi al re di Francia e di Inghilterra.

La cultura borghese e il Decamerone

Il capo della città era il podestà che si avvaleva di piccoli parlamenti, si ritrova in Toscana, Emilia e Lombardia e che si contrapponeva ai comuni con il vescovo-conte; nelle grandi città si creano cioè le autorità dei vescovi-conti quando il potere dell’imperatore non c’era più o era più debole. Tra il 1000 e il 1250 il potere religioso si lega con quello politico. Questa struttura viene scardinata dai comuni che eleggono una figura laica al potere, cioè il podestà; il problema è che però il vescovo non vuole abbandonare il potere temporale: si creano quindi i guelfi e i ghibellini. Al papa si oppongono i comuni con i podestà che aumentano il loro potere soppiantando i vescovi-conti: da qui nascono degli screzi tra i comuni e la Chiesa. Nel XIII secolo compare la classe mercantile che vuole il potere come l’avevano avuto gli aristocratici in quanto sanno leggere, scrivere e si vestono bene. Essi quindi sostituiscono la cultura precedente di natura religiosa, per cui le donne erano messe da parte, con la propria: la cultura di corte della domina era minoritaria e relativa solo alla corte, ma la borghesia fa propria questa cultura per cui la donna è il punto di arrivo. Il Decamerone di Boccaccio è dedicato alle donne che sono all’apice della cultura borghese.

La poesia lirica italiana

Il sonetto e la canzone sono i metri più diffusi nella lirica italiana (si tratta di forme chiuse, già usate da Iacopo da Lentini); il sonetto deriva dallo strambotto o dalla stanza di una canzone; essa è costituita da tre elementi, la fronte (primo piede, secondo piede), la chiave (di uno o due versi di cui il primo rima con il secondo verso del secondo piede) che diventerà poi il ritornello e la sirma. La fronte è costituita da 8 versi (4/4), mentre la sirma è composta da 6 versi (3/3); il sonetto è costituito da 4-4 3-3, quindi probabilmente deriva dalla canzone.

Diversi tipi di rima

La rima della fronte corrisponde alle rime dei sonetti ed è di 3 tipi:

  • Alternata AB AB AB AB;
  • Baciata AA BB AA BB;
  • Incrociata AB BA AB BA.

Se la sirma è più lunga della fronte i piedi non sono uguali fra loro. Alla canzone petrarchesca si contrappone nel 7-800 la canzone libera non legata dove non ci sono rime se non accidentalmente; si mantiene l’uso delle stanze e le alternanze tra settenari e endecasillabi (canzone leopardiana). Anche Dante nella “Vita nuova” scrive delle canzoni, ma non c’è questo schema perché sono più libere.

Dante Alighieri e la sua opera

Dante fu un poeta molto precoce: egli aveva frequentato la scuola domenicana e quella francescana (Santa Croce e Santa Maria Novella) e apparteneva alla fazione politica dei guelfi (i ghibellini scompariranno dopo la morte di Farinata degli Uberti). I guelfi si dividevano in guelfi bianchi la cui famiglia dominante era quella dei Cerchi (una famiglia aristocratica che proveniva dal contado e che si era appena inurbata), che erano filoimperiali e antipapalini e guelfi neri, la cui famiglia dominante era quella dei Donati (si tratta di una famiglia aristocratica di antica data che si era già inurbata da tempo) che invece erano filopapalini.

Le opere di Dante

Dante venne eletto come membro del consiglio dei dieci, quindi dal 1294 al 1295 apparentemente abbandona l’attività letteraria; del 1296 è la “Vita nuova” scritta in prosimetri, cioè un misto di versi e prosa: si tratta di una scelta che egli fa entro la sua poesia per definire una nuova poetica; il testo parla di una storia d’amore costruita sulle esperienze interiori dell’autore protagonista ed è diviso in capitoli divisi a loro volta in tre parti: all’inizio vi è un’introduzione all’argomento trattato nel componimento in versi come nel romanzo; poi vi sono sonetti, canzoni e ballate, poi vi è il commento di ciò che è stato scritto, cioè come e che significato hanno le immagini e le figure contenute nel componimento in versi (si ritrova qui un’impronta critica e filosofica in quanto Dante era romanziere, poeta e critico, filosofico e teologo).

Dante e l'esilio

Apparentemente accantonata la letteratura negli anni 90 del 200 Dante prosegue con i suoi studi che verranno alla luce in opere frammentarie scritte dopo la sua cacciata da Firenze, infatti nel 1300 Bonifacio VIII aveva mandato a Firenze un cardinale per cacciare i guelfi bianchi, quindi era stata mandata un’ambasceria bianca a Roma, ma Dante viene individuato e arrestato; viene allora accusato da Matteo da Guasparta di baratteria, cioè di corruzione durante lo svolgimento delle cariche pubbliche (baratteria significava vendere cariche per soldi e questo è il termine laico che si usa per lo stato, invece lo stesso peccato nella chiesa viene chiamato simonia). Viene condannato a morte, alla confisca dei beni e il suo corpo avrebbe dovuto essere bruciato fino al suo esaurimento.

Opere scritte in esilio

Ma sulla strada per Siena Dante viene avvertito e quindi non fa ritorno a Firenze; si unisce a un gruppo di compagni a Prato e vorrebbe riprendere la città con un colpo di mano, ma si rifiuta di versare sangue nella sua città; quindi egli inizia a viaggiare prima a Lucca, poi a Pisa, poi in Lunigiana. Tra il 1301 e il 1307 egli scrive il “De vulgari eloquenzia”, il “Convivio” e “La monarchia”.

De vulgari eloquenzia

Il “De vulgari eloquenzia” è scritto in latino e qui Dante parla della lingua italiana e dice che secondo lui la lingua migliore è il fiorentino, ma quello curiale, cardinale, aulico ed illustre: il fiorentino curiale può essere utilizzato anche per lo scritto, il cardinale deve essere cioè la lingua cardine intorno a cui si possono raggruppare le strutture e gli elementi di altre lingue (sincretismo), l’aulico utilizza nei testi letterari delle parole che venivano usate in passato, prima del 300, l’illustre è il fiorentino parlato dalle famiglie aristocratiche colte. Dante scrive la prima storia della poesia in lingua d’oc, d’oil, della poesia siciliana e di quella toscana e dello stil novo.

Convivio

Il “Convivio” (1304/1307) è il banchetto a cui tutti dovrebbero poter partecipare, quindi l’opera parla di scienza perché si tratta del banchetto del sapere. Il “Convivio” è il primo trattato filosofico in lingua volgare e non in latino perché Dante sa che il latino non è conosciuto bene dalla classe media; qui egli scrive di tutto sulla sua visione del mondo, sulla politica, sulla filosofia e così via.

Monarchia

La “Monarchia” è in latino, quindi ha una destinazione alta quale il papa o l’imperatore ed è un’opera politica in cui tratta della divisione del potere laico ed ecclesiastico: quindi parla della teoria dei due soli, cioè l’imperatore e il papa; ma egli si chiede cosa succederebbe se i due poteri entrassero in conflitto e risponde che preverrebbe il papa (in condizioni estreme). La divisione dei poteri è auspicata da Dante perché c’era una conflittualità continua tra i due mondi essendo questi assommati in una sola persona; la Chiesa era corrotta e solo Onorio III era riuscito a ristabilire l’ordine.

Rime petrose e altri componimenti

Dante scrive anche altre rime, come le “Rime petrose”, molto sensuali, per donna Petra che l’aveva sedotto, ma che non si era concessa a lui; poi ci sono altre rime che decide di non inserire nella “Vita nuova” per cui abbiamo delle rime extra vacanti. Dante durante l’esilio di trova a dover viaggiare, infatti lo troviamo a Milano, a Padova, a Verona e a Ravenna: nel 1321 egli muore durante una missione che un Malatesta gli aveva affidato per aver contratto la malaria sul delta del Po’.

Significato delle parole in Dante

Polisemia dantesca significa che in Dante le parole non hanno un unico significato come per i sintagmi e gli emistichi. Dante nella XIII epistola a Cangrande Della Scala scrive che la &ld

Anteprima
Vedrai una selezione di 22 pagine su 101
Letteratura Italiana Pag. 1 Letteratura Italiana Pag. 2
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 6
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 11
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 16
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 21
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 26
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 31
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 36
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 41
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 46
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 51
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 56
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 61
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 66
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 71
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 76
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 81
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 86
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 91
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 96
Anteprima di 22 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura Italiana Pag. 101
1 su 101
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Zampese Cristina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community