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Introduzione alla poetica di Derek Mahon

Premessa - Introduzione

Derek Mahon è un poeta dell’Ulster e si trova ad essere, come molti suoi connazionali, in un’attesa, dettata da diverse cause. A partire dal suo stesso nome, essendo Derek tipico inglese e Mahon tipico irlandese, egli si trova chiuso tra le fauci delle due fazioni contrastanti nella sua terra, ed attende all’infinito una risoluzione. L’attesa, in generale, può essere vista in tanti modi, con infinite sfumature, ma sostanzialmente possiamo riconoscere due estremi: l’attesa come illusione, in quanto si aspetta qualcosa che non esiste, e l’attesa come speranza di trovare una risoluzione al di fuori della vita.

Questa attesa, di qualunque tipo sia, porta ad un bivio tra estasi ed angoscia, un bivio che conduce all’ignoto. Il tipo peggiore di attesa è l’Attesa della Vita, che non si realizza solo al di là della vita, ma se l’aldilà della vita è la morte, allora è impossibile raggiungere la vera Vita. L’idea dell’Attesa è molto radicata nella cultura nord-irlandese, a causa dei fatti storici ed attuali che la dilaniano. A questo punto subentra una paura, e molto spesso si è cercato di correre incontro ad una nuova vita emigrando.

Molti letterati irlandesi hanno sostenuto che fosse inutile soffrire per un’Irlanda che in realtà non esiste, ma non Mahon, che è una voce atipica nel panorama culturale di questi ultimi anni, in quanto non si interessa di politica o propaganda religiosa, bensì cerca nei suoi componimenti di trovare un antidoto al vuoto che lascia l’attesa, con parecchi riferimenti alla sua terra d’origine, da cui non sente il bisogno di scappare, poiché sostiene che la verità non si trovi altrove, ma intorno a noi.

Il tema dell'attesa della vita

Il tema dell’Attesa della Vita è il fulcro delle opere di Mahon sin dagli inizi con Night-Crossing (1968), poi con Lives, The Snow Party, Poems, The Hunt by Night, “Antartica”, e la sua incessante ricerca è atta proprio a trovare un antidoto all’angoscia dell’attesa.

Per ingannare l'attesa: le opere e i giorni di Derek Mahon

Dagli esordi fino a Night Crossing (1968)

Derek Mahon, che spesso viene paragonato al più celebre Heaney, nacque a Belfast il 23.11.1941, da una famiglia protestante, sebbene si accorse ben giovane di non credere in alcun Dio. Nonostante questo la matrice protestante è presente nelle sue opere e nei suoi atteggiamenti, soprattutto nella sensibilità che mostra verso la sua terra e quel dannato senso di colpa per non potere far nulla per i problemi d’Irlanda.

Già da piccolo Mahon mostra insofferenza verso la natia Belfast, che abbandonerà per frequentare il Trinity College di Dublino nel 1960. In questi anni viene colpito dalla poetica di Yeats e Thomas, e nei cinque anni che passa nel sud d’Irlanda, affina la sua tecnica poetica. Un anno lo passa anche alla Sorbona di Parigi. Nonostante qualche difficoltà nel seguire le lezioni, Mahon frequenta il College e nel frattempo prova ad avventurarsi in un progetto, mai realizzato, di un romanzo, e capisce di essere portato per la poesia, e si interessa molto anche ad opere di artisti locali, che spesso conobbe anche personalmente, soprattutto all’interno del cosiddetto “Belfast Group”.

Questo Group era un circolo di letterati, sorvegliato dall’inglese Hobsbaum, in cui si leggeva e commentava le opere scritte dai componenti dello stesso. La particolarità di questo gruppo era l’amicizia che legava autori in erba appartenenti anche a religioni diverse, e avrebbe dovuto essere un esempio per l’Irlanda. Mahon però, si presentò ad una sola riunione ed ancora oggi tende a minimizzare sull’importanza di quella fase della sua vita.

Completati gli studi universitari, si trasferisce in Canada dal cugino, dove insegna inglese agli stranieri, e poi intraprende un viaggio negli Stati Uniti, in cui apprende il mestiere dell’insegnamento. Nel 1967 è professore a Belfast, e pubblica la sua prima opera, Twelve Poems. L’anno successivo si sposta a Dublino e dà alle stampe il suo Night-Crossing, accolto con sufficienza dalla maggior parte dei critici, sebbene non tutti.

Fino a Lives (1972)

Mahon pubblica nel 1969 Ecclesiastes, e nel 1970 si avventura nella pubblicazione di una rivista, che però avrà vita breve. In questo periodo, successivo ai moti rivoltosi del 1969, Mahon capisce che la situazione in Irlanda sta degenerando, e comincia a tessere nelle sue opere il dilemma personale che lo attanaglia, causato da questa situazione, e decide di lasciare definitivamente Belfast.

Si trasferisce a Belfast, dove lavora per mezzi d’informazione, e non pubblica nulla fino al 1972, anno in cui esce una sua antologia della poesia irlandese e soprattutto Lives, un’altra raccolta di poesie, che anche questa volta spaccano nettamente in due parti la critica. Lives riprende i temi già proposti in Night-Crossing, però alla fine di questa raccolta traspare l’amarezza tipica del fallimento, della quale è simbolo il Titanic, presente in copertina.

Fino a The Snow Party (1975)

Il 1972 è un anno costellato da attentati sanguinosi in Irlanda, e l’unica nota positiva per Mahon è il suo matrimonio. In un’intervista del 1973 egli condanna il “gangsterism” irlandese, in quanto non assimilabile alla rivoluzione.

Nel 1975 pubblica “The Snow Party”, la sua terza raccolta, che finalmente accolse i consensi della critica. Questa opera riprende i temi delle due precedenti, e lo porta ad indagare sull’opposizione tra una “backward life” ed una “forward life”. Traspare inoltre nell’opera anche tutto il suo malessere nei confronti di Belfast, e dell’Irlanda in generale, che viene rappresentata come una terra brulla, l’opposto di quel cosmopolitismo a lui tanto caro, che invece sembra trovare abbondantemente a Londra. Altri temi ricorrenti sono la solita coerente ricerca di una vita vera al di là di quella che ci viene data, e poi è presente anche una celebrazione del pittore Edvard Munch, presente sia nella copertina, con una sua opera, che addirittura come soggetto di una poesia all’interno della raccolta.

Fino a Poems 1962-1978 (1979)

Tra il 1975 e il 1979 Mahon opera in diverse sedi universitarie, mentre rifiuta apparizioni televisive, poiché le sentiva come motivate solo dalla sua origine nord-irlandese. Contrariamente a quanto aveva affermato sette anni prima, Mahon torna a Belfast nel 1977, mantenendo una cattedra fino al 1979. In quest’anno pubblica una raccolta di inediti e ristampe, “Poems 1962-1978”, che viene accolto dalla critica in modo entusiasta, e viene bollata come capolavoro: I critici apprezzano molto la sua coerenza negli anni, non essendo il suo modo di scrivere cambiato, ma anche la sua infaticabile voglia di correggere e migliorare i suoi stessi testi.

Fino a The Hunt by Night (1982)

Mahon si impegna molto, dopo il 1979, nel lavoro come giornalista e critico, e difatti la sua opera letteraria è poco fertile in questo periodo, nonostante stia preparando un’ultima grande raccolta. In un’intervista di questi anni, parla delle sue opere in generale, definendo come lui veda la sua poesia come un’arte inutile per la società, e poi afferma di scagliarsi contro la forma, in quanto solo in questo modo si sente poeta, ed inoltre dice di rispettare la critica, ma di non esserne per nulla influenzato.

Nel 1982 comincia a lavorare sulla traduzione di testi teatrali dal francese, ma soprattutto in quest’anno pubblica la sua ultima grande raccolta poetica: The Hunt by Night. In questo capolavoro, Mahon riprende fortemente, sin dal macrotitolo, il movimento notturno con meta incerta presente nel Night-crossing, sebbene questo primo movimento fosse rivolto da un punto noto ad un punto ignoto, mentre invece la caccia notturna, rappresentata in copertina da un dipinto di Paolo Uccello, è un puro vagare all’interno del buio, senza punti di riferimento. Ed ancora una volta, coerentemente, la sua opera è intrisa di quell’incessante attesa della vita che lo caratterizza.

L'ultimo decennio (1983-1993)

Quest’ultimo decennio della carriera artistica del poeta di Belfast si apre con il divorzio dalla moglie, nel 1985. Da questa data, ma anche prima, Mahon continua il suo lavoro come giornalista, e comincia a riscrivere ed adattare opere teatrali, ma intraprende anche alcuni viaggi: Tiene una serie di conferenze in Francia, a Parigi, dove sosterà un po', prima di recarsi nuovamente a Dublino, per insegnare al Trinity College che l’aveva cresciuto. Deluso però da quest’avventura, torna spesso negli Stati Uniti, pur mantenendo contatto con Dublino, dove tornerà spesso. In quest’ultima fase pubblica ancora alcuni “Selected Poems”, che la critica considera sublimi e meravigliosi.

Il primo frutto dell'attesa: una lettura cumulativa di Night-Crossing

Introduzione

Night-crossing, opera dedicata a Michael ed Edna Longley, è stata dotata dal suo autore di un macrotitolo estremamente evocativo, che funge anche da chiave interpretativa dell’intera raccolta. C’è da aggiungere che il Night-crossing di Mahon sembra evocare il percorso dell’Irlanda di quegli anni, un periodo buio, di transizione, proteso verso l’attesa di una qualche risoluzione. A questo punto possiamo dire che il Night-crossing è una situazione aperta, un moto di attraversamento che parte da un punto noto per arrivare ad una meta di cui si ignora l’essenza e la distanza, e questa fantomatica meta viene definita come una vera vita dopo la vita, nei confronti della quale viviamo uno stato di perenne frustrante attesa. Nella raccolta di Mahon, ogni poesia è parte autonoma ma essenziale di questo viaggio, paragonabile al viaggio notturno per mare degli eroi mitici, su mezzi di fortuna, che possono condurre o verso la luce, oppure verso una terra inesplorata ed ostile.

Dall’analisi della poetica di Mahon, possiamo notare come la vita venga vista come un’ansia continua, causata dalla non prevedibile destinazione che essa può prendere, mentre la morte viene vista come un moto irrefrenabile e incontrollabile: Ma, se così fosse, allora vita e morte non sono opposti, anzi, sono due situazioni equivalenti. La vera opposizione, in Mahon, è data da due sostantivi opposti, ma così fonologicamente simili, NIGHT e LIGHT. Quest’opposizione tra la notte, simbolo del buio, e la luce, è il motore che muove tutto l’affascinante meccanismo della raccolta poetica: Night è predominante sul suo opposto, in quanto conosciuto punto di partenza, mentre la luce compare a sprazzi, in quanto il moto tende verso di lei.

In questa transizione, l’uomo prova questa sua insita attesa, che nell’opera del nord-irlandese è attesa del giorno, della luce, della speranza. Ma chi può sapere quando arriverà questa luce, e se sarà una luce positiva o negativa per chi la raggiungerà infine?

Girls in their Seasons (NC1)

La prima poesia della raccolta è ambientata durante un viaggio in treno verso nord, nella quale l’io poetante viaggia in compagnia di due “ragazze nelle loro stagioni”. Sia i fantasmi di un tempo che le stagioni che lo accompagnano devono obbedire ad un destino, ad un Tempo che comincia ad essere visto come il fulcro logico e simbolico del Night-crossing.

Le “girls” sono contrapposte ad una notte invernale, e l’io poetante si accorge di non poter più richiamare le sue abitudini del passato in questo contesto. Lo sviluppo del componimento non cita un luogo di partenza, che sembra essere una città immaginaria, una visione, e sicuramente un luogo “Non-Irish”, e questo risulta essere una presa di posizione di Mahon nei confronti del suo paese.

La prima ragazza (emblema del passato) porta l’io verso questa visione quasi onirica, mentre la seconda (emblema del presente) lo riporta alla realtà del viaggio in treno verso l’ignoto. Ma perché l’io chiede alle due ragazze di accompagnarlo? Le risposte sono molteplici, tra cui il semplice bisogno di compagnia, ma anche la necessità di una presenza fisica, in quanto i loro “ghosts” gli danno una sensazione di morte, mentre la vicinanza delle ragazze gli darebbe un incoraggiamento.

La componente ansiogena all’interno del componimento è molto forte: è ignoto il luogo di partenza e di arrivo, la durata del viaggio etc… ma presto il tempo del viaggio, immerso in questa notte che sembra perenne, si fa irrilevante, diventa quasi un’eternità, mentre il treno accelera costantemente, e l’io perde anche la rassicurante presenza della luna. Compare la paura di perdersi nella deriva del buio, poiché lo strano carburante fatto di luce e amore che muove il treno sta per esaurirsi, solo la luce delle incubatrici di una vicina fattoria vengono notate, incubatrici che racchiudono nella loro luce un embrione di speranza.

Home is where one starts from (NC2-7)

Dai sei componimenti di questa divisione possiamo individuare i parametri fondamentali del viaggio, con le loro matrici di diverso tipo. Appunto grazie alle diverse matrici possiamo dividere le sue poesie in tre coppie: le prime due poesie (NC2-3) hanno matrice letteraria, in quanto associano l’io poetante a delle figure importanti nella letteratura dell’epoca, le seconde due (NC4-5) hanno una matrice geografica, che collocano l’io poetante in un contesto, irlandese, ben preciso, e l’ultima coppia (NC6-7) ha una matrice familiare, in quanto pone l’io poetante a confronto con due figure del suo albero genealogico.

In Carrowdore Churchyard (NC2)

In questa poesia l’autore fa subito un esplicito riferimento alla geografia irlandese, ma soprattutto ad una figura di spicco delle letteratura, nonché un suo conoscente, Louis MacNeice, del quale questo componimento è l’elogio, infatti è non casualmente scritto con stanze a sei versi, verso caro al defunto.

Se NC1 definiva metaforicamente la vita come un viaggio verso l’Ignoto, NC2 tenta di stabile un criterio guida per sopravvivere, ricavato dallo stesso MacNeice: la ricerca dell’unità deve avvenire attraverso l’accettazione dell’inevitabile molteplicità, da lui chiamata “incorrigibly plural”.

A proposito di pluralità, Mahon gioca sulla polisemia di “Plot” nella prima strofa che è consacrato, ma è anche parte di una penisola, cioè una transizione tra terra e mare, e tenta di conciliare il passato della vita e il futuro dell’attesa, con l’ausilio di un fortissimo “now” nel quinto verso.

Nella seconda strofa Mahon è sempre attento a conciliare ogni molteplicità, tentando di seguire gli insegnamenti di MacNeice, che suggerisce nella sua opera la soluzione a quella “tension” che genera la necessità della ricerca, consigliando di accettare la natura lacerante del viaggio. Mahon paragona anche MacNeice ad Euripide, che aveva capito che il razionalismo e lo scetticismo sono solo per gli dei.

Nella terza strofa Mahon continuo il suo elogio del defunto, e dei poeti come lui, che fanno poesia simile alla sua, e sottolinea la necessità della presa di coscienza che l’esistenza dell’uomo e il suo agire sono per forza incorreggibilmente molteplici.

Nella quarta parte l’io poetante si rende conto che il poeta dovrebbe occuparsi della tragicità del presente che lo circonda, e definisce infine la poesia di MacNeice come una rinascita. una primavera, dopo un bombardamento.

Dowson and Company (NC3)

Questa poesia è dedicata a Ernst Dowson, un autore che si è trovato a trattare gli stessi argomenti degli opposti (come MacNeice) nelle sue opere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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