Introduzione alla letteratura inglese
Chaucer, avendo ricoperto la carica di Sovrintendente delle Costruzioni Reali, fu deposto in una modesta tomba nell'abbazia di Westminster. Gower fu sepolto invece in una tomba assai più sfarzosa che lo proclamava “il più famoso poeta della nazione inglese”. Chaucer fu riconosciuto da Edmund Spenser come “pura sorgente di Poesia”. Lo stesso Spenser fu ricordato come “il Principe dei Poeti del suo Tempo”.
I monumenti letterati nell'abbazia di Westminster sono noti come L'Angolo dei poeti (“Poet's corner”). Questo cercava di fissare una linea di successione all'interno della letteratura nazionale. I poeti della nuova generazione però si distinguevano per la loro assenza come ad esempio l'“immorale” Lord Byron. La decisione di seppellire Dickens nell'abbazia è importante per due ragioni fondamentali: il decano Stanley non tenne conto dell'espresso desiderio di Dickens di essere sepolto a Rochester, secondariamente, egli incluse per la prima volta un romanziere tra i poeti.
Dopo la morte di Stanley le disquisizioni in merito alla fede religiosa furono messe da parte. Sotto la voce “letteratura inglese” rientravano per i vittoriani però anche Sir Walter Scott e Robert Burns, l'americano Longfellow e l'australiano Gordon. A partire dall'Ottocento, società letterarie e gruppi di sostenitori iniziarono a caldeggiare la beatificazione dei loro idoli attraverso lapidi murarie. Gli illustri assenti di un tempo hanno così un busto, una lapide muraria o un lastrone commemorativo.
L'Angolo dei Poeti ha da sempre commemorato un gruppo di scrittori selezionati in modo arbitrario rappresentando le opinioni di alcuni uomini influenti che hanno voluto indicare determinate tendenze. Le lapidi non sono altro che una successione di scelte soggettive, interpretate successivamente come “canoniche”.
Il concetto di canone letterario
Il concetto di “canone” comprendeva come fonte di dottrina l'elenco di santi che potevano essere invocati nelle preghiere e divenire oggetto di devozione. Sono sempre esistiti scrittori che hanno tentato di far parte di un canone “mondano” e di una legittima tradizione “secolare”, mettendo in questo scopo lo stesso ardore con cui la Chiesa aveva consacrato le Scritture giustificandone la prolungata esistenza.
Chaucer desiderava essere considerato un poeta inglese innovativo e si appellò alla conoscenza degli scrittori francesi e italiani a lui contemporanei. Centocinquanta anni più tardi Spenser dichiarò di essersi “nutrito” della tradizione volgare di Chaucer e, a sua volta, Milton sosteneva di essere l'erede di Spenser. William Wordsworth più tardi si sarebbe sentito in intima vicinanza con lo spirito dei tre precedentemente citati, considerandosi parte di una tradizione consacrata. Si nota così una vera e propria venerazione per i propri predecessori.
Sir Walter Scott possedeva una riproduzione in gesso del monumento a Shakespeare eretto a Stratford e un dipinto dei pellegrini dei Canterbury Tales di Chaucer; lo stesso fece Dickens. Nemmeno nell'antieroico Novecento, il desiderio di far parte di una tradizione consolidata si placò e ciò portò ad un valore “decorativo” della tradizione letteraria grazie alla popolarità e al mercato di busti e statuette dei letterati.
Si sviluppò un'indipendenza del canone letterario dall'establishment. Così come il “classico” Milton è affiancato al “gotico” Shakespeare, il fedele sostenitore della Corona Shakespeare, figura affianco al repubblicano Milton. L'idea di possedere raffigurazioni di famosi autori può essere stimolata dal desiderio di ostentare la propria aspirazione, o appartenenza a una cultura d'élite, ma non può essere considerata come una moda imposta dall'alto.
Commemorare una linea di sviluppo
Il desiderio di commemorare una linea di sviluppo e di rendere omaggio ad alcuni scrittori rappresentativi ha un precedente aristocratico: la collezione di ritratti del conte di Chesterfield, una selezione la sua, non specialistica. La compilazione di canoni e la redazione di liste è condizionata non solo dal gusto personale e dalle mode ma anche dal desiderio di apparire lungimiranti agli occhi dei critici futuri. Il presente tende sempre a leggere il passato in modo prolettico, utilizzandolo per giustificare i propri pregiudizi e i propri interessi.
Nell'Ottocento si ha l'abitudine di immortalare i nomi dei personaggi celebri sugli edifici pubblici, di inserire i loro busti nelle nicchie architettoniche e valorizzarli con delle statue. Questa abitudine deriva dalla concezione che gli edifici potessero essere, in un certo qual modo, “letti”. Tale tendenza svanì con la reazione degli anni Venti contro l'arte rappresentativa e simbolica e successivamente con l'abolizione della scultura architettonica degli anni Cinquanta.
Letteratura inglese e la sua evoluzione
Negli edifici inglesi dell'Ottocento non è difficile trovare affreschi o rappresentazioni di temi riguardanti la letteratura, in particolare dei poeti Spenser, Shakespeare e Milton, in quanto la letteratura era vista non solo come una conquista nazionale ma soprattutto come espressione dell'unità del Paese e della continuità delle sue istituzioni. Un esempio di quanto detto si riscontra nella sala di lettura del British Museum dove sono incisi i nomi dei più grandi letterati e poeti inglesi.
Ma il più importante tentativo di fissare un canone letterario inglese si ha alla fine dell'Ottocento con l'introduzione dell'inglese come materia universitaria. Se in Inghilterra ciò fu applicato sostanzialmente tardi, diverso è il caso della Scozia dove si indirizzò l'attenzione degli studenti verso il loro posto all'interno di un regno e di una letteratura sostanzialmente “uniti”, in modo tale da allontanarli da anguste forme di provincialismo.
Insegnamento ideologico
L'insegnamento dell'inglese nacque all'insegna di un intento ideologico. Nonostante il tentativo di sopprimere una certa Scottishness, questo programma rimase sostanzialmente scozzese. La lingua inglese utilizzata dagli scrittori britannici veniva vista in Scozia come una forza unificatrice e progressista. Quando nel 1830 furono introdotti i primi corsi di inglese nell'università di Londra questi presentavano un'impronta del tutto scozzese come mostra il piano di studi varato dal reverendo Thomas Dale, molto simile ai corsi di retorica che si tenevano in Scozia.
A metà dell'Ottocento, l'insegnamento dell'inglese era ormai divenuto un'esercitazione morale. Joseph Angus nel suo Handbook of English Literature sottolinea come la concezione imperiale dell'Inghilterra e della sua cultura era arrivata ad abbracciare tutti gli aspetti della tradizione scritta britannica. Per Angus la letteratura era il riflesso della vita nazionale, una voce dell'esperienza che parla a nome di tutte le epoche. Il suo è un libro di larghe vedute e di ampio respiro. L'unico suo difetto è di essere di una noia assoluta. Esso non definisce nessun canone limitativo, non dà alla letteratura nessun significato e neanche impone una sua teoria su di essa. L'Handbook si limita quindi a una serie di conclusioni generiche: lo studio della letteratura allarga gli orizzonti mentali; lo stile di uno studente può migliorare grazie ad adeguati riferimenti a modelli consacrati; la letteratura va studiata, secondo Angus, alla luce della verità cristiana.
Opere di Thomas Arnold Jr
Thomas Arnold Jr nel Manual of English Literature si sforza di sostenere sia le vedute liberali e progressiste derivate dal padre protestante, sia la sensibilità cattolica che egli aveva fatto propria. L'opera si rivela vivace e coinvolgente. Egli vede l'Inghilterra elisabettiana come un'era di in cui si godeva di tempi gioiosi, sanguigni e operosi. Arnold Jr giudica il tardo Settecento come un periodo di cupo e squallido crepuscolo, illuminato solo dai poeti romantici emergenti. Egli mostra di credere nel potenziale sviluppo della letteratura inglese e sugli studi compiuti su di essa. L'autore conclude la sua opera con un monito all'università di Oxford che nonostante fosse l'università più antica non ancora disponeva di una cattedra dedicata allo studio della letteratura inglese.
La letteratura inglese come disciplina
Da un lato si creò la tendenza di vedere la letteratura inglese come una progressione storica mentre da un altro, le antiche università inglesi, si sentirono obbligate a renderne lo studio impegnativo e difficile. I problemi iniziarono quando si diffuse l'idea dell'inglese come l'ultima novità tra le materie, adatta quindi a parvenus sociali e intellettuali. Tutto questo nel tentativo di rendere l'inglese una materia “nobile”.
All'università di Oxford l'asse del corpus letterario inglese fu drasticamente spostato verso le origini, con uno studio approfondito della letteratura in Old e Middle English; oltre all'analisi di un gruppo di testi poetici monumentali composti in età pre-vittoriana. La dura strutturazione dello studio della materia si manifestò con il malcontento dello studente Philip Larkin che, mentre studiava The Faerie Queen di Spenser annotò sul volume della biblioteca dell'università che quel poema batteva tutti per noiosità.
La riforma del 1926 a Cambridge
Con la riforma del 1926 dell'esame di Laurea in Inglese a Cambridge, con la nomina di Leavis a probatory lecturer, cominciò a farsi strada un approccio ben più rigoroso allo studio dell'inglese. Leavis fondò nel 1932 la rivista Scrutiny allo scopo di dare una più vasta diffusione alle sue idee. Leavis e i suoi collaboratori elaborarono un nuovo canone di scrittori visti come parte di una tradizione “viva finché lo è per noi”. Ci fu così una rivalutazione di una “line of wit” degli autori inglesi.
In The Great Tradition (1948), Leavis esordisce dicendo che i grandi romanzieri inglesi sono Jane Austen, George Eliot, Henry James e Joseph Conrad, relegando così Richardson, le sorelle Brontë e Dickens a ruoli relativamente minori. Il nuovo canone di Leavis veniva definito retrospettivamente, un canone che presentava clamorose esclusioni di importanti letterati e poeti. Egli improntò questa sua lettura critica della letteratura inglese a una missione morale: redimere l'Inghilterra dalla conseguenze del processo di secolarizzazione in atto che conduceva ad un'assenza di valori. Questa missione dipendeva da una distinzione chiara tra “noi” e “loro”. “Loro” erano i cattivi che controllavano la stampa popolare e le riviste accademiche, erano dilettanti alto-borghesi, distruttori della civiltà attraverso la televisione ed erano, più in generale, tutti quelli che non rispondevano alla voce di Leavis. Al contrario, i “noi”, erano una piccola élite che riconosceva la grazia salvifica e redentrice di quegli autori indicati dal canone eletto.
Le costanti critiche dei loro detrattori ma, soprattutto i cambiamenti del modo di produrre e discutere di letteratura degli ultimi decenni del Novecento, comportò l'ascesa e il declino di Leavis. La letteratura inglese oggi non può essere vista come espressione dei valori di una classe egemone, o, come l'eredità esclusiva delle élite colte. Essa ha dovuto cedere il passo a un'idea di letteratura più decentrata. Lo studio della letteratura inglese è dovuto tornare ad alcuni principi storici di base. Émile Legouis suggerisce che questi principi non sono mai stati messi in discussione. Nella sua History of English Literature il suo approccio è diretto e prescinde dalla teoria. Egli sottolinea che la lingua e la letteratura delle isole britanniche fossero espansive e inclusive, aggiunge che la letteratura inglese aveva una capacità superiore rispetto alle altre letterature di combinare il senso del reale con l'estasi lirica e che si distingue per un osservazione amorevole della Natura e per uno humor che annota le contraddizioni della natura umana e degli aspetti della vita.
La letteratura in inglese è stata caratterizzata costantemente da contraddizioni e diversità profonde: è sempre stata allo stesso tempo multiforme e popolarizzata, popolare e d'élite. A partire dal XVIII secolo, la contrapposizione tra Shakespeare e Milton si è rivelata cruciale per determinare il concetto di “Letteratura Inglese” da parte di una vasta gamma di lettori e critici. Ancora oggi pubblico e critica continuano ad inventarsi i loro canoni dettati dai gusti personali. Data la fertilità degli scrittori inglesi e del loro zelo, unito al senso degli affari di alcuni imprenditori, le scelte rimangono molteplici ma, in un certo senso, la letteratura del passato spesso appare più intensa e appagante di quella attuale. Il fenomeno del decentramento della letteratura inglese è stato una conseguenza del consolidamento dell'inglese come lingua internazionale. Già ai tempi di Angus, la letteratura scozzese si sviluppava nei termini di una tradizione alternativa a quella inglese, così come gli Stati Uniti acquisivano una propria tradizione letteraria. Oggi queste letterature sopra citate sono sostanzialmente indipendenti da quella inglese; appare evidente oggi come la letteratura anglo-scozzese o anglo-irlandese abbia un'identità separata dalla letteratura “inglese”.
Letteratura in inglese antico
Tra le nuove discipline che hanno più contribuito a destabilizzare e decentrare il vecchio concetto di letteratura inglese, il primato spetta allo sviluppo dei women's studies che ha riconsiderato la reputazione de scrittrici già affermate e salvandone altre dall'oblio, portando alla scoperta di una pluralità di autrici prima trascurate. Anche lo studio del teatro è stato trasformato sulla base di un recente interesse critico per la voce delle donne e per i ruoli da esse ricoperti, o ancor più significativamente, non ricoperti. La letteratura femminile ha infuso nuova linfa a una tradizione che è a un tempo centrale e “alternativa”. Il tradizionale canone ristretto, quasi completamente al maschile, ha perso oggi la sua antica validità.
In primo luogo con il termine “inglese antico” si allude alla continuità culturale tra l'Inghilterra del VI secolo e quella del XIX secolo. Il termine “anglosassone” fa riferimento invece a una cultura diversa da quella dell'Inghilterra moderna. Nel 1871 Henry Sweet definisce inglese antico la lingua inglese nella sua fase flessiva e incontaminata associata al barbaro, per l'appunto l'anglosassone. Mille anni prima questa definizione, re Alfredo aveva definito englisc la lingua che egli era solito usare per scrivere e parlare. A partire dal XIII secolo questo “inglese” divenne sempre più incomprensibile alla maggior parte dei discendenti degli antichi anglosassoni. Studiosi ed ecclesiastici del Rinascimento ravvivarono l'interesse per i testi in inglese antico così come i filologi dell'Ottocento e molti studenti inglesi di letteratura.
Le popolazioni germaniche (angli, sassoni e iuti) che invasero l'antica colonia romana della Britannia, portarono con sé la loro lingua, il loro paganesimo e le loro tradizioni. Esse spinsero le popolazioni celtiche sia verso ovest sia verso nord. Il successo della colonizzazione di questi popoli si riscontra nei nuovi toponimi che enfatizzavano l'appartenenza a una nuova cultura, quella inglese. Le uniche eccezioni sono i nomi celtici attribuiti agli elementi morfologici e toponimi degli antichi possedimenti romani riconoscibili da suffissi latini come -chester.
Il destino degli antichi celti è contenuto nella parola inglese Wealh che indica il nativo della Britannia quanto lo schiavo. L'eco delle resistenze celtiche ai sassoni sarebbe confluito più tardi nelle leggende incentrate sulla figura di re Artù. Il nuovo processo di cristianizzazione cominciò negli ultimi anni del secolo VI proclamata da papa Gregorio Magno. La missione, guidata da Agostino, primo arcivescovo di Canterbury, si sarebbe rivelata di incalcolabile importanza per il futuro sviluppo della cultura inglese.
La Britannia, grazie alla vocazione dei benedettini e alla loro rete di monasteri, si inserì non solo nell'orbita della civiltà latina rappresentata dalla Chiesa di Roma, ma anche in quella nelle nuove nascenti culture nazionali dell'Europa occidentale. Alla fine del VII secolo tutti i regni dell'Inghilterra anglosassone riconoscevano la disciplina e la gerarchia della Chiesa di Roma. La parola scritta era di importanza fondamentale per la Chiesa. Tale parola scritta rappresentò una novità per il popolo dei neo-convertiti illetterati. L'antico alfabeto runico delle popolazioni germaniche fu sostituito da quello romano (anche se i due alfabeti coesistettero per un lungo periodo nel VIII secolo). La nuova letteratura che si andava imponendo era il latino. L'Inghilterra fu così inserita nell'orbita della cultura occidentale, di matrice cristiana che, da una parte rimaneva aggrappata anche alle antiche civiltà greche, romane e israelite e, dall'altra, proclama la sua identità culturale. Fu in latino che Beda scrisse Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum (731), indispensabile fonte di informazioni sulla diffusione del cristianesimo in Inghilterra.
Nell'Inghilterra delle origini la lettura e la scrittura rimasero confinate agli ambienti religiosi ma, è anche vero, che la tradizione orale aveva da sempre una vasta diffusione. Il latino infatti, non sembra aver impedito la sopravvivenza e lo sviluppo di una tradizione letteraria in volgare. Anche le traduzioni delle Sacre Scritture furono soggette a vari tentativi di traduzione in inglese a beneficio di coloro che conoscevano poco il latino. La vita religiosa e culturale delle grandi abbazie
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