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salutare e altrettanto importante esempio di decorum drammatico. Le opere di Seneca erano viste

come modelli formali, capaci di mostrare il sereno operato della giustizia divina e gli effetti della

vendetta umana.

Gorboduc di Thomas Norton e Thomas Sackville è forse il testo teatrale più innovativo e

sconvolgente tra quelli ideati nei primi anni di regno di Elisabetta. L'opera tenta di sfruttare

l'enorme potenziale della storia e del mito nazionale in termini drammatici al fine di contribuire allo

sviluppo di un discorso politico di ampio respiro.

Ciò che conferisce al testo il suo tratto distintivo è la magniloquenza dell'indagine sulle origini della

decadenza politica. La storia narrata indica come causa della fine della dinastia, la follia dei vecchi

unita alla gelosia dei giovani. Il testo “piange” la perdita dell'unità nazionale e dell'ordine civile,

sostenendo che la soluzione sarebbe stata convocare un parlamento che designasse degli eredi reali

capaci: un ammonimento chiaro sia per un pubblico di uomini di legge sia per la corte di una regina

senza merito.

Gorboduc definì i criteri drammatici con i quali i successivi drammaturghi elisabettiani avrebbero

dovuto misurare le proprie ambizioni.

La difesa e l'esercizio della poesia

Sia George Puttenham (1529 – 1591) sia Sir Philip Sidney (1554-86) scorsero nella loro epoca i

segni di una crisi delle lettere. Entrambi sostengono la causa della poesia intesa come la principale

tra le arti, suggerendo come la recente poesia europea fosse il punto di partenza per costruire una

nuova colta e civile.

Per Sidney la poesia ha sempre svolto un grande ruolo di comunicazione incoraggiando la cultura

anche presso le civiltà più lontane e sperdute d'Europa.

Linghilterra moderna che vuole essere ammessa nel ristretto novero delle Nazioni colte, mostra la

propria raffinatezza nell'onore che seppe accordare ai suoi poeti.

George Puttenham

Puttenham riteneva che la figura del colto uomo di corte avesse una particolare importanza e

dovesse rivestire un ruolo culturale centrale.

Il suo trattato The Arte of English Poesie insiste molto sulla nobilitazione del moderno poeta

gentiluomo. Esso è intriso di adulazione per la regina Elisabetta, intesa come oggetto della propria

impresa letteraria moderna.

Non soltanto la regina surclassa tutti i suoi vassalli nella scrittura ma è anche il soggetto scelto da

Puttenham nei suoi anagrammi e in tre poesie pitto-grammatiche. La nobilissima e virtuosa natura

della regina è interpretata figurativamente come una spirale in una lirica composta in forma di cero

o come colonna sormontata da capitello in un'altra lirica composta a forma di colonna; così la forma

della “palla o sfera” è la forma che riflette le qualità essenziali della natura divina, del mondo e

della regina vergine.

Puttenham cerca anche di definire un codice di buone maniere letterarie, proponendo un canone di

validi poeti che include Chaucer e Gower ma che esclude Skelton.

Sir Philip Sidney

The Defence of Poesie

L'opera di Sidney The Defence of Poesie adotta un tono leggero e colloquiale. Egli da inizio

all'opera citando un aneddoto che gioca sia sul proprio nome di battesimo, sia sulla propria

professione cavalleresca che, ci mostra quanto l'autore subisse il fascino delle parole e quanto poco

pretenziosa fosse l'immagine di sé che egli volle affidare ai suoi scritti.

The Defence of Poesie mette in discussione l'autorità di quegli scrittori che hanno abbassato la

poesia al livello di una “filastrocca per bambini”. I

n esso c'è il desiderio di rispondere a Platone e ai suoi compagni che odiano la poesia, oltre che del

mero piacere di esprimere il proprio entusiasmo e le proprie osservazioni personali. Sidney sembra

incline ad ammettere l'intolleranza di Platone ha una sua ragione di esistere se riguarda la poesia

sacra e filosofica ma, d'altro canto, raggiunge il massimo della disinvoltura e dell'eloquenza quando

discorre delle virtù che vanno a compensare i vizi denunciati da Platone, con particolare riferimento

a una forma di scrittura il cui compito principale è quello di dilettare.

Quando la poesia genera piacere, essa finisce per essere maestra di virtù.

Per Sidney la poesia comunque va presa sul serio, perché libera la mente dalle cose terrene,

elevando il pensiero ed ispirandolo; arriva a offrire un'immagine di libertà, a donare ai suoi lettori

una forza erculea, celebrando l'amore mortale insieme alla speranza dell'immortalità.

L'immagine di Sidney cortigiano, diplomatico e soldato divenne di pubblico dominio e i suoi scritti

si rivelarono di cruciale importanza nel dibattito su questioni politiche, letterarie e sessuali negli

ultimi anni del XVI secolo.

Astrophil and Stella

Segna il distacco di Sidney dall'analisi dei rapporti tra corteggiamento e virtù cortigiane,

descrivendo le vicissitudini di un amore non ricambiato tra un amante delle stelle e una stella

lontana.

La scelta di due diverse lingue classiche a designare i nomi degli amanti allude ad un'impossibile

conciliazione tra di essi. L'autore sa che la sua opera si inserisce nel filone petrarchesco, ma rifiuta

espressamente l' “espressione ornata” scegliendo di giocare con le immagini puramente decorative

degli imitatori italiani.

L'opera vuole essere sia un continuo confronto con le convenzioni degli autori dei sonetti italiani sia

una brillante narrazione di stampo elisabettiano, capace di affrontare lo sviluppo del conflitto tra

doveri pubblici e privati. Nel sonetto XXXIV, il potenziale conflitto tra esternazione pubblica e

silenzio privato assume la forma di un dialogo interiorizzato nel quale, sebbene Stella sia descritta

come colei che rende possibile il far poesia, è anche la stella che spegne il “nobile fuoco” del suo

innamorato le cui nobili intenzioni sono vanificate dalla donna che, esercita la propria autorità nei

confronti di tutti coloro che sono felici nel renderle omaggio. La donna può anche umiliare e

degradare.

Il potere celeste di Stella sembra talvolta eguagliare quello della regine e la cosa non è casuale in

quanto si ripercorrono nelle sue azioni quelle di Elisabetta.

L'Arcadia

Esistono due versioni dell'opera: la cosiddetta Old Arcadia (1577) e l'Arcadia ,riveduta nel 1581-84.

entrambi i testi utilizzano un complesso modulo narrativo imperniato su comportamenti e regole in

conflitto fra loro.

Nel testo riveduto si registra l'inserimento di nuovi personaggi e avventure inedite in sostituzione di

quelle esistenti allo scopo di incrementare il contrasto già esistente tra il comportamento esteriore e

l'emotività. La forma narrativa risulta appesantita da riflessioni morali e ragionamenti tortuosi,

mentre le singole frasi, spesso particolarmente lunghe, sono intrise di similitudini e metafore.

L'Arcadia ricorda un tortuoso giardino rinascimentale, arricchito simbolicamente, e di continuo, di

corone di fiori e labirinti, di cose introvabili e comuni. Questo giardino funge da tramite tra novità e

tradizione nella cultura inglese del tardo secolo XVI.

L'opera ostenta quel genere di raffinatezza cui aspirava gran parte della prosa elisabettiana di corte.

Robert Sidney

I suoi sonetti mostrano un analogo ambiguo ritratto di innamorato, attento alla propria immagine e

compiaciuto di sé.

I suoi componimenti più significativi sono caratterizzati da una meditazione cupa e al tempo stesso

lucida su alcuni temi caratterizzati da una meditazione cupa e al tempo stesso lucida su alcuni temi

ricorrenti della poesia: la caducità, il declino e la morte.

Il sonetto XXVI si apre con il lamento di un uomo ferito che osserva l'amputazione delle sue

membra in cancrena, tracciando così un parallelo tra amore e malattia.

Mary Sidney

Mary radunò attorno a sé un ragguardevole gruppo di poeti, intellettuali e teologi calvinisti decisi a

proseguire la missione culturale intrapresa da Philip. Fu sempre lei a dare un contributo

significativo e personale alla poesia inglese rivedendo e continuando la traduzione dei Salmi.

Mary amava sperimentare con notevole maestria parole e suoni, mostrando una varietà metrica,

lessicale, espressiva e metaforica assolutamente personale.

La sua traduzione dei Salmi, infatti, mostra come Mary si esaltasse all'idea di un Dio che può anche

essere un capace artigiano.

Il suo verso è preciso, eloquente e privo di solennità; di pochi altri autori del XVI secolo di può dire

altrettanto.

La narrativa del secolo XVI e dei primi anni del secolo XVII

Gli ultimi venticinque anni del XVI secolo sono stati caratterizzati da un cospicuo aumento del

numero di opere in prosa disponibili per il pubblico alfabetizzato. Tale esplosione è stata dettata dai

nuovi modelli di lettura e scrittura interpretati come manifestazione del sorgere dei gusti “borghesi”

o come grossolana anticipazione del tema dell'Impero.

George Gascoigne

The adventures of Master F.J specifica nella prefazione che la vicenda è del tutto immaginaria, e il

suo scopo era probabilmente quello di aggiungere una nuova dimensione ironica alla narrazione già

di per sé complessa.

Gascoigne smitizzò il concetto di amor cortese trattando le vicende di un triangolo amoroso.

John Lyly

Una relazione triangolare figura anche in Euphues: The Triumph of Wyt (1578) la cui esile trama

rappresenta uno strumento nelle mani dell'autore per esercitare uno stile elaborato e artificioso.

Lyly (1554-1606) era più interessato all'arte della retorica che a quella del racconto.

Euphuses e il suo seguito volevano essere un divertissement arguto, cortigiano, elaborato e colto.

L'autore fa procedere la narrazione sotto forma di disputa contrapponendo pareri discordanti.

Entrambi i libri intendono lodare il valore dell'esperienza che si sposa all'ingegno, obiettivo che si

raggiunge mettendo i lettori difronte a una scelta morale ed intellettuale.

Le frasi di Lyly sono costruite sfruttando equilibrate antitesi, in modo che al lettore non sfugga il

risultato prodotto dall'incontro di sensazioni opposte e contrastanti.

Lyly elogia la cultura della regina Elisabetta e dei suoi cortigiani più autorevoli e descrive nella sua

opera l'Inghilterra come un paradiso popolato esclusivamente da gentiluomini e regolato dalle

esigenze del comportamento aristocratico.

Thomas Nashe

La prosa di Nashe (1567-1601) mostra meno fiducia nei valori tradizionali e nell'élite aristocratica.

Egli era affascinato dalle potenzialità di una prosa in lingua inglese dotta, amava indulgere in

rischiosi virtuosismi e sperimentare, a livello stilistico, gli effetti che si potevano ottenere

introducendo termini nuovi, brutali e incoerenti.

Nashe fa esprimere i suoi narratori in uno stile appropriato non solo alla loro condizione, ma anche

alle strane circostanze nelle quali spesso si trovano.

Le diverse, sporadiche, opere narrative di Nashe sono difficili da classificare: sono esempi di

“giornalismo” antesignane del romanzo picaresco e esperimenti nel campo del “realismo”.

Pierce Pennilesse

E' il lamento di uno scrittore caduto in disgrazia e in cerca di protezione, è strutturato come una

diatriba satirica contro le moderne condizioni che conducono la gente d'Arte ad elemosinare.

Pierce piange la scomparsa del mecenatismo aristocratico; egli sembra deprecare l'avvento di un

sistema letterario basato sull'economia di mercato e, pare adattarsi a esso.

Egli emerge con il tipico “scontento” elisabettiano, sostenendo il sistema così com'è dispiacendosi

di non riuscire a trarvi maggiori vantaggi personali.

The Unfortunate Traveller

Nashe qui è duro nel descrivere le manchevolezze della classe dirigente. Il racconto rimanda agli

anni di Enrico VIII . Il concetto chiave dell'opera è : “non conta chi vede le cose ma come esse sono

viste”.

Thomas Deloney

I romanzi di Deloney (1560-1600) esaltano i pregi di instancabili e fortunati uomini d'affari, invece

di parlare di gentiluomini e cortigiani. Egli fu capace di adattare la semplicità e la freschezza della

ballata popolare a ciò che egli definì “un discorso semplice ed insolito”

Jack of Newberie

Il romanzo esalta esplicitamente le solide virtù di un venditore di stoffe durante il regno di Enrico

VIII che rifiuta il cavalierato dichiarando che la devozione e l'onore generano l'oblio.

Quest'oblio sembra essere il difetto che fa la differenza tra la carriera di Jack e quella del cardinale

Wolsey: entrambi erano poveri e ora hanno fatto fortuna, ma solo Jack possiede quelle qualità che

determinano il vero merito.

I commercianti, i calzolai e i mercanti di Deloney possono essere visti come i precursori dei

commercianti e industriali di Defoe ma, ancora più significativo è il fatto che nessuno di essi è un

rivoluzionario o una minaccia per lo Stato inglese sotto il regno dei Tudor.

Robert Greene

La prosa di Greene (1558-92) era rivolta a un vasto pubblico. Le sue opere mescolavano l'elemento

pastorale di Sidney con il romanzo greco, rivelandosi poi scrittore prolifico di storie sulla

criminalità urbana e sulla vita dei bassifondi.

Pandosto e Menaphon

E' a questi due romanzi pastorali che va attribuita la notevole influenza esercitata da Greene sul

successivo sviluppo della narrativa. Entrambe le opere combinano elementi avventurosi, intrighi,

disastri e finali relativamente lievi; entrambe si oppongono a ciò che è soltanto cortese ed entrambe,

includono, significativamente, matrimoni tra classi diverse.

Il grande successo dei repentini mutamenti di fortuna descritti da Greene, avrebbero suscitato

l'interesse di Shakespeare che si ispirò a quest'opera per la trama di The Winter's Tale.

Per Greene una storia che descriveva il comportamento irrazionale di un re infuriato, il processo a

una regina e la dichiarazione ufficiale della nascita di una figlia illegittima da parte di quest'ultima,

conteneva troppi riferimenti alla recente storia inglese, non era quindi pensabile trasformare gli

elementi della trama in senso positivo se si voleva rispettare ciò che era successo.

Rosalynde

Questo romanzo pastorale (1590) che gli valse la memoria dei posteri, racconta una vicenda

misurata e serena. Infarcisce i soliloqui con selezionate osservazioni morali per esplorare

efficacemente i sentimenti e le motivazioni dei suoi personaggi e per mostrare i loro dibattiti

interiori. Egli inserisce canzoni e sonetti attraverso i quali i personaggi mettono in evidenza le loro

passioni e la loro abilità tecnica.

La mescolanza d'amore e di politica, di valori cavallereschi e filosofici dell'opera integra la

complessa analisi già sviluppata nell'Arcadia di Sidney.

Lady Mary Wroth

Urania

L'opera (1621) è un testo nobile, sia in senso aristocratico sia in senso letterario.

Urania è la prima opera narrativa pubblicata da una scrittrice inglese, la quale aggiunge una

dimensione decisamente femminile all'opera di Sidney, distinguendosi per la sua maestria nel

dipingere i personaggi e nel portare avanti la narrazione.

Il mondo fittizio di Urania sconvolse i contemporanei perché registrava,in modo forse troppo

preciso e sgradevole, gli scandali, le caratteristiche, i vizi e le manie della corte di Giacomo I.

Urania guarda al mondo del romance medievale e al modo in cui i romances furono trasformati

dagli scrittori elisabettiani; guarda però anche al futuro, a quel tipo di narrativa in cui non vi è

spazio per i rituali di corteggiamento convenzionali e idealizzati, né per l'appagamento

sentimentale.

L'isola e il resto del mondo: storia, corografia e geografia

La Riforma inglese rappresentò un'affermazione di indipendenza e di sovranità nazionale.

Le consuetudini, i rituali, le cerimonie, il linguaggio religioso vecchio di secoli furono assoggettati

a un massiccio processo di revisione.

La Chiesa si ritrovò spogliata di molte ricchezze e del suo potenziale educativo.

Negli anni di Elisabetta, un nuovo concetto di tradizione nazionale cominciò ad emergere. Era una

tradizione imbevuta di uno spirito protestante che spinse una generazione di studiosi di antichità a

dedicarsi alla conservazione dei resti del passato e a organizzarli in modo da fornire un coerente

affresco propagandistico della storia e dello sviluppo della nazione inglese che poteva sostenere il

traballante compromesso religioso e politico voluto dalla regina.

John Leland , insignito del titolo di “Antiquario Reale”, fu il fondatore di una nuova scuola di

ricerche storiche e topografiche e trascrisse tutti i suoi innumerevoli appunti sul tema nella sua

History and Antiquities of this Nation.

Prondamente turbato dal progetto della sua opera, o spaventato che essa potesse andare perduta,

Leland fu dichiarato mentalmente instabile ma, i suoi manoscritti restano una fonte di valore

inestimabile, dalla quale i suoi discepoli elisabettiani attinsero dati e idee.

John Stow si concentrò invece sulla città in cui era nato e dalla cui storia e tradizione era

enormemente orgoglioso, Londra alla quale, nella sua Storia di Londra, attribuisce origini divine.

Per Stow la vera peculiarità di Londra risiedeva nelle vicende a lui contemporanee e, sottolinea

come gli storici abbiano l'obbligo morale di non dimenticare.

William Camnden

Lo scopo di Camnden era sia quello di fornire una “corografia” delle isole britanniche a uso degli

studiosi, sia quello di mostrare la peculiarità della Britannia a un pubblico europeo.

Egli sottolinea la continuità delle tradizioni inglesi e sottolineando altresì il contesto europeo alla

luce del quale la storia britannica dovrebbe essere studiata.

Camnden considera sia la genealogia della monarchia, sia quella della chiesa inglese come fulcro

della sua tesi, secondo le quali le istituzioni dell'isola hanno conosciuto uno sviluppo significativo.

Camnden redige anche una cronaca del regno di Elisabetta e i Remains, che spaziano da uno studio

sulle origini e lo sviluppo della lingua inglese a un elenco di proverbi e massime di saggezza.

Per Camnden, Elisabetta non solo vive all'altezza del significato del suono nome ebraico in quanto

sostenitrice della “Pace di Dio”, ma anche del suo motto: “sempre la stessa”.

Raphael Holinshead

Dalle Chronicles di Holinshead traspare una forte fede patriottica. Questo è un testo autorevole e

dotato di grande vigore narrativo, fonte particolarmente importante per Shakespeare.

La sua opera offre descrizioni degli antichi re inglesi e, nonostante il comportamento aberrante, la

scarsa moralità e le frequenti usurpazioni che macchiano la coscienza di alcuni di essi, la linea di

successione tracciata dalle Chronicles si spinge fino al giorno al giorno del giudizio.

Il testo di Holinshead osserva la storia da un punto di vista strettamente monarchico, enfatizzando la

politica dei Tudor e degli Stuart e descrivendo il passato unicamente in termini di un drammatico

conflitto tra personalità, a volte tragico e a volte patetico.

L'enfasi posta sul ruolo della divina provvidenza sullo sviluppo della storia in chiave provvidenziale

e sul particolare destino della Britannia caratterizza anche i resoconti di quegli uomini impegnati a

espandere le frontiere della cultura britannica al di là dell'Europa occidentale.

Richard Hakluyt e Samuel Purchas

I loro eroi sono pellegrini che cercano prospettive per il futuro anziché mausolei del passato.

Le loro quest secolari sono ispirate e benedette da Dio. I viaggi descritti sono travagliati da

nubifragi, febbri, carestie, nemici del corpo e dell'anima, ma sono ricompensati dalla

consapevolezza che è stato raggiunto qualcosa di importante per il bene degli inglesi.

L'apertura al commercio è l'obiettivo primario del Vecchio Mondo; nel Nuovo, ciò che conta è

impadronirsi dell'oro spagnolo, diffondere la religione anglicana e garantirsi degli insediamenti

commerciali vantaggiosi. I pellegrini si imbattono nell'esotico e nel meraviglioso, reagendo ora con

stupore ora con un'intolleranza tutta inglese alla diversità culturale degli stranieri, ma sempre

cercando di raccontare le loro scoperte in forma compiuta.

Sir Walter Relegh

Relegh (1554-1618) insiste sul suo ruolo di liberatore di una terra paradisiaca. Egli dice ai capi

indiani di essere il rappresentante di un mondo più raffinato di quello degli oppressori spagnoli.

Egli fu un fervente e arrogante elisabettiano, capace di continuare a decantare le virtù della regina

vergine e l'importanza della missione civilizzatrice della nazione inglese anche negli anni di regno

di Giacomo Stuart. Per lui persino la schiacciante sconfitto in uno scontro navale con la flotta

spagnola si trasforma in una vittoria dell'imperituro spirito inglese.

The History of the World, scritta durante la sua prigionia nella Torre di Londra è un ampia

riflessione di natura elegiaca sulla delusione e la sconfitta.

Relegh riflette sia sulla politica inglese sia sulla mutevolezza umana, ricorrendo spesso a metafore

teatrali. La vita rivela numerosi cambiamenti di scena e, mostra il suo lato più tragico e serio

imposto dall'inevitabilità della morte.

Relegh uomo consapevole di recitare una serie di parti, spazia dal cavaliere innamorato e rispettoso

del cerimoniale al poeta di corte, fino all'audace attore di drammi passionali, o avventurosi.

Egli è l'immagine di uno stoico moderno il cui spirito è sorretto dal sapere e dalla speranza nella

resurrezione cristiana.

Nei suoi componimenti amorosi, Relegh rivisita Petrarca alla luce di una luna elisabettiana, la cui

bellezza eterna non è contaminata dai mutamenti terreni. Egli descrive la regina come “la cara

imperatrice del mio cuore” e “la santa di assoluta perfezione”, collegandola alla Vergine Regina del

Cielo vista come una remota ma eternamente giovane ninfa sovrana.

Relegh si schiera apertamente con l'ideologia di corte secondo la quale la regina governava una

corte che rappresentava l'essenza della perfezione immutabile. Elisabetta era paragonata alle caste

dee lunari e il suo regno era proprio come quello che sarebbe stato all'atteso ritorno della giustizia

divina e della pace sotto il dominio della dea vergine Atrea.

Il fatto che il compleanno di Elisabetta cadesse il giorno della festa cristiana della Natività della

Vergine Maria, era considerato come un chiaro segno di come ella partecipasse della grazie e

dell''onore accordati alla seconda Eva.

L'attento recupero dello sfarzo e dei principi cavallereschi, i tornei per celebrare la sovrana,

l'annullamento del suo processo di invecchiamento grazie alla poesia, l'ordinanza del Consiglio

Reale in base al quale venivano vietati i ritratti rappresentanti la regina quando non fosse stata in un

adeguato criterio rappresentativo in tutto il suo splendore, determinarono il culto della sovrana.

Elisabetta era astuta e capì l'importanza ideologica dei ritratti affidandosi alle cure dei suoi

truccatori, dei suoi parrucchieri. Si mostrava ai sudditi con ostentazione e teatralità come rivela

l'episodio della sua orazione in pompa magna alle truppe dove la regina fece la sua apparizione a

cavallo, con indosso una corazza di ferro e seguita da un valletto che portava un elmo ornato di

piume bianche.

Edmund Spenser

Questa immagine della “regina guerriera” confluì sicuramente nel personaggio della vergine

guerriera Britomart di The Faerie Queen, il tributo offerto da Spenser alla regina.

Nell'opera le qualità di Elisabetta sono riconosciute come ispiratrici e informatrici della virtù

morale.

La figura di Elisabetta come capo dello Stato e della Chiesa è ribadita allegoricamente nelle

descrizioni di Santità, Moderazione e Castità.

Il grandioso progetto dell'opera spenseriana rappresentava “l'eccelsa e gloriosa persona della nostra

sovrana”, mentre le virtù della regina dovevano essere “adombrate” nei pensieri, parole e azioni

degli eroi e delle eroine in cerca della corte delle Fate.

L'opera di Spenser intendeva relegarsi in una tradizione epica e, come Virgilio, riteneva che la

situazione politica contemporanea trovasse una legittimazione in un antico passato mitologico.

Elisabetta si identificava non solo con la regina delle fate, ma era riconosciuta come la diretta

discendente di cavalieri leggendari e di quel “magnifico” Artù.

L'influenza dell'Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata è evidente nelle espressioni,

sintagmi verbali e immagini cavalleresche che Spenser prende in prestito da loro, dimostrando una

grande sensibilità per i temi, i codici e le ambientazioni del romance cavalleresco medievale.

Ma le sue allegorie e il suo linguaggio indicano un diretto coinvolgimento delle tradizioni letterarie

nazionali.

La lettura della Faerie Queen richiede la decodificazione del senso letterale e l'interpretazione delle

sovrastrutture allegoriche. I lettori di Spenser devono interpretare le metafore ed essere in grado di

discriminare tra i diversi “significati” possibili, essi devono partecipare al processi di

decodificazione dell'opera con le sue interpretazioni personali.

Il riconoscimento da parte di Spenser dell'influenza chauceriana indica che egli era ben consapevole

delle tecniche impiegate da uno dei maggiori allegoristi medievali.

Chaucer influenza profondamente lo stile di Spenser che conosceva bene i cambiamenti intervenuti

nella lingua inglese a partire dal secolo XV e , la sua, era una lingua artificiale che doveva attirare

l'attenzione sulla stessa artificiosità della poesia.

Quando Spenser definisce l'inglese di Chaucer “undefyeld”, intende anche attirare attenzione sul

suo stile formato ed elevato.

Il mondo favoloso del poema spenseriano è uno spazio imprecisato, una terra di perduta letizia; la

lingua dell'opera ambisce a una solennità storica e a inaugurare una tradizione di concretezza.

Lo stile prettamente inglese di Spenser avrebbe esercitato una grande influenza nei confronti di quei

poeti dei secoli XVIII e XIX.

La Faerie Queen è un'opera da prospettive romantiche e neo-gotiche, di un autore rinascimentale

con vocazione internazionale, che si fonde gli opposti, rappresentati dagli aspetti vecchi e nuovi,

pagani e cristiani, latini e gotici, pastorali e cortesi.

L'opera celebra il rituale di corte e l'intrattenimento aristocratico in un contesto architettonicamente

appropriato, con un'eleganza calcolata e rimandi culturali.

Importante nell'opera di Spenser hanno le descrizioni degli edifici che assumo valore allegorico.

Spenser ha idealizzato sia i principi del governo monarchico sia i chiari segni della decadenza del

suo presente politico.

C'è una reale differenza tra il fiducioso ottimismo dei primi tre libri e la crescente sensazione di un

mondo che va in frantumi, tipica degli altri tre.

Ne la storia dell'uomo, ne l'immagine del regno perfetto presentati nel poema possono essere

conservati in uno stato immutabile.

La struttura allegorica e lessicale dell'opera sembrano avere lo stesso significato delle

rappresentazioni di armonia del poema e delle sue immagini di perfezione.

Alcuni commentatori hanno cercato di spiegare questa preoccupante consapevolezza della

decadenza rifacendosi al turbamento sempre più forte provato da Spenser riguardo la questione

irlandese, infatti , nella sua opera View of the Present State of Ireland elgli proclama la superiorità

del governo, della società e dell'intraprendenza inglesi nei confronti degli antichi modelli irlandesi.

Ma è anche possibile che la sua inquietudine è causata dal fatto che egli si trovasse in Inghilterra

alla corte di una non più giovane regina Elisabetta.

In Prosopopia, Spenser esprime una ripugnanza di stampo antico per le novità, l'ostentazione e la

incostante mutevolezza delle maniere di corte.

In Colin Clouts come home again egli rievoca il ricordo del soggiorno a Londra, tuttavia quando gli

viene chiesto perchè abbia abbandonato la corte di un simile modello di perfezione, egli è costretto

ad ammettere di essere stato, durante la sua permanenza, testimone di “mostruosità”.

La maggior parte della rimanente produzione poetica fu sentita da Spenser come qualcosa che si

frapponeva tra la grande idea originaria e l'appropriato componimento del suo progetto.

Le sue opere successive, in particolare le dodici egloghe del Shepheardes Calender, si rivelano

sperimentazioni poetiche di convenzioni pastorali virgiliane e di una varietà di forme metriche,

tematiche e personaggi.

Fu con gli Amoretti e con l'inno matrimoniale Epithalamion che la raffinatezza lirica di Spenser si

fece più evidente. I sonetti propongono una donna che riflette e talvolta offusca, la gloria del suo

divino Creatore.

Epithalamion può essere visto come l'apoteosi del corteggiamento descritto nei sonetti. Il poema

descrive il cerimoniale e i festeggiamenti di uno sposalizio, i cui riferimenti pagani si

sovrappongono alla celebrazione cristiana. Il poeta indulge sia nell'eccesso sia nel decoro.

Prothalamion

Questa seconda opera nuziale (1596) è di carattere più formale e pubblico. Commemora il viaggio

delle nobili spose lungo un Tamigi rurale e affollato di ninfe, in direzione della “felice Londra”, nel

descrivere alcuni angoli della città, il poeta però coglie l'occasione per introdurre una rimostranza

personale riguardo alle “antiche sventure”, rivolgendosi ossequiosamente al conte di Essex.

La varietà della produzione poetica di Spenser è rappresentativa delle più ampie ambizioni di tanti

autori del tardo XVI secolo, oltre che di una più generica determinazione a non limitarsi a una sola

forma o tipologia.

Samuel Daniel

Per Daniel (1563-1619) il modello da seguire era Sidney e non Spener. Ciò traspare nel diletto in

cui nell'opera di Daniel viene esplorata la potenziale ricchezza del ritmo inglese e con cui viene

ricercata la peculiare risonanza della lingua parlata.

A Defence of Ryme

In quest'opera pubblicata nel 1603 egli confutava le “regole tiranniche dell'oziosa Retorica” che

raccomandava versi sciolti alla maniera classica.

Nei sonetti Daniel riutilizza l'ultimo verso di una poesia per farne il primo della successiva. Egli

inoltre ama cimentarsi con fantasiose metafore verbali e intellettuali.

In alcuni dei sonetti più incisivi ripropone in chiave contemporanea le vicende tratte dalle leggende

classiche. Nel sonetto XXIX, Daniel cerca di prendere le distanze dall'angusta preoccupazione per il

suo amore frustato, volgendo patriotticamente il pensiero all'isola che generò la sua amante.

Questa insistenza patriottica si trasformerà successivamente in un interesse poetico per la storia, il

destino e l'identità nazionale.

Daniel perseguì anche una carriera di successo come poeta di corte e come ideatore di

rappresentazioni allegoriche o masques, debitamente adulatorie, dedicate a Giacomo I.

Michael Drayton

Gli sviluppi politici che segnarono il passaggio dal secolo XVI al secolo XVII e dall'ottimismo che

aveva segnato il regno di Elisabetta vengono ricordati nella raccolta di sonetti Idea.

Idea

I suoi versi delineano la successione di contrasti, ribellioni e cambiamenti che caratterizzarono la

politica interna inglese, quella irlandese e quella estera nell'epoca a lui contemporanea.

Drayton volle dimostrare a se stesso di essere uno scrittore capace di conservare la propria

reputazione, continuando a riordinare, ripensare e rielaborare il proprio corpus poetico in crescita.

L'originale Idea (1594) fu sistematicamente ampliata nei venticinque anni successivi. Essa analizza

una relazione tra amanti, caratterizzata da continue rotture, assenze e lamenti.

Drayton cerca di spiegare la sua poesia con queste parole: “la vera immagine della mia mente.

Sempre in movimento, che sempre anela al cambiamento; del vero ceppo inglese che di rado segue

una moda a lungo”. Drayton dimostrò questa versalità scrivendo in diverse forme e su diversi

argomenti.

La determinazione di Drayton nello sfruttare la storia inglese, medievale e moderna, come fonte da

cui trarre i propri temi principali è evidente anche in due Odi nazionaliste del 1606: due poesie che

sembrano anticipare certe ballate tardo-vittoriane di tono imperialista.

Le Englands Heroicall Epistles forniscono un prototipo di quelle statiche scene in costume che

sarebbero state, in futuro, amate e rappresentate dai primi pittori romantici.

Le ambizioni patriottiche del poeta raggiunsero il culmine in Poly-Olbion, un vasto studio

topografico di Inghilterra e Galles. Esso trova continui pretesti per prediche molto dure e cerca di

ravvisare tracce del buon governo contemporaneo in tutti i precedenti storici.

Fulke Greville

La sua poesia è eccessivamente privata e persino scorata. Il rispetto che egli aveva per Sidney

condizionarono le sue osservazioni critiche riguardo al regno di Elisabetta e alla depravazione

morale che caratterizzava la corte di Giacomo I.

Caelica

Torna ad esplorare in modo radicale i modelli sidneyani, gravandoli di un caratteristico rigore

intellettuale e di una crescente malinconia calvinista. L'amore può essere il diletto di tutte le menti

benpensanti eppure il poeta insiste sull'incertezza e la precarietà che si ritrovano nel mondo,

nell'individuo e nelle relazioni umane.

L'idea insistente è quella di un'unica realtà immutabile di un Dio severo, sentenzioso e mai

sorridente . Quando Greville riflette sulla natura definitiva della morte è ossessionato dalla penosa

fragilità umana dinanzi al trono di un Creatore perfetto e senza peccato.

I tremiti di orrore del poema di fronte all'eterna condanna appaiono mitigati solo dall'autocontrollo

intellettuale imposto dalla drammatizzazione teologica.

Greville tenta di analizzare le problematiche, le contraddizioni e persino le assurdità insite nel mito

cristiano del peccato originale.

Sir John Davies

Nella sua opera Nosce Teipsum (1599) egli compie una meditazione in quartine sulla natura

dell'uomo e l'immortalità dell'anima.

In Orchestra, Davies collega il movimento tracciato dalla danza ai ritmi e alle figure di una Natura

creata da Dio. La danza conferma la regolare armonia dell'ordine terrestre e riflette l'accurata

armonia del cosmo.

Il poema ci guida attraverso le giravolte e i balli di corte del XVI secolo e cerca di intrecciare

ragioni metafisiche, naturali, mitologiche, morali e ritualistiche a giustificazione dell'arte dei

coreografi.

L'interesse per l'armonia che ricorre nell'Orchestra deve essere visto nel contesto del cerimoniale,

degli intrattenimenti formali e dei masques, che sempre più contrassegnarono il prestigio delle corti

d'Europa nel tardo periodo rinascimentale.

La musica, la danza e la canzone rivestirono un ruolo cruciale nel determinare il livello culturale

della classe dominante.

Thomas Campion

Campion (1567-1620) scrisse centocinquanta liriche, molte delle quali accompagnate da musica

strumentale e si distinse anche come importante compositore di masques per la corte e per i nobili.

Il Book of Aires è una raccolta di cinque libri che rivela pienamente la padronanza delle proporzioni

melodiche e metriche di Campion, lasciando intuire il suo orecchio di musicista e la sua capacità di

ricreare, in inglese, l'effetto delle liriche di Catullo e Tibullo.

La capacità di Campion di dare vivacità a sentimenti amorosi convenzionali e la sua propensione

per parole come bright, sun, beams, glitter, nascondono una certa malinconia annidata in soleggiati

giardini o nei boschetti frequentati da amanti cortesi.

Egli può servirsi di un'intera lirica per suggerire che il disprezzo e la morte lasciano il segno.

L'opera di Campion attesta non solo l'estremo livello di raffinatezza raggiunto dalla musica inglese

non religiosa durante i regni di Elisabetta e Giacomo, ma anche il sopraggiungere dell'era

dell'inglese moderno, adeguato mezzo di espressione del sentimento lirico.

Il teatro nell'ultimo decennio del XVI secolo

Il pregiudizio secondo il quale la produzione letteraria elisabettiana fu egemonizzata nel teatro non

sarebbe stato condiviso dalla cultura contemporanea di Shakespeare.

L'opera dei drammaturghi elisabettiani è stata vista per molto tempo come un parziale riflesso di

quella gloriosa di Shakespeare.

Egli dovette apparire solo uno dei tanti drammaturghi di talento che popolavano la città mentre la

sua attività teatrale, fu probabilmente considerata più come una forma di intrattenimento che come

alta manifestazione artistica. I testi teatrali pubblicati erano talvolta copie abusive non autorizzate e,

i frontespizi delle opere pubblicate , prima ancora del nome dell'autore, quello della compagnia

teatrale per la quale erano state scritte.

Shakespeare potrebbe aver cercato di proteggere i diritti delle compagnie alle quali era legato

riservando la maggioranza dei propri testi teatrali per il loro uso esclusivo.

Ben Jonson si considerava autore di una letteratura “seria”, ritenendo che la parola “recitata”

meritasse l'onore di venir trasmessa ai posteri e divenire parola “letta”.

Secondo il parere di Sir Thomas Bodley, l'opera teatrale moderna era un fenomeno tanto transitorio

quanto popolare, e poteva distogliere lo studioso da questioni più pressanti, sottraendogli tempo

prezioso.

A Londra i teatri periferici avevano iniziato a costituirsi come parte essenziale. Questi teatri erano

frequentati e quindi descritti dai visitatori europei; le compagnie di attori inglesi viaggiavano, a loro

volta, sul continente, rappresentando le proprie opere.

Nel 1576 James Burbage, un falegname divenuto primo attore e quindi impresario teatrale, fondò un

teatro permanente nel quartiere di Shoreditch. Questo assunse il nome di “Theatre” e segnò la fine

delle rozze rappresentazioni offerte dagli attori nei cortili delle locande.

A questo teatro seguì prima il Curtain e poi i più famosi Rose, Swan, Globe e Hope.

Questi anfiteatri di legno, senza coperture, a pianta poligonale o costruiti in modo tale che la loro

forma poligonale potesse apparire circolare.

È possibile che i teatri costruiti per ultimi, si richiamassero ai principi di progettazione teatrale

stabiliti dagli architetti greci e romani, anche se l'instabilità metereologica londinese imponeva la

presenza di un palcoscenico almeno parzialmente coperto e di varie file di gallerie coperte.

Nel 1597 Burbage, affittò ciò che rimaneva degli edifici che erano stati la sede di un convento

domenicano a Blackfriars e lo convertì in un teatro coperto a pagamento.

Fu proprio in questo teatro che nel 1609 vi si trasferì la compagnia teatrale di Shakespeare.

Questi teatri erano molto capienti e nel 1620 circa 25.000 persone affollavano i sei teatri londinesi. I

teatri pare fossero anche decorati sontuosamente.

I ricavati che tale pubblico portava permetteva agli attori professionisti di presentarsi con capi

costosi e stravaganti. Tali costumi contribuivano a distinguere gli attori dal pubblico. Gli attori

lavorano senza fondali dipinti, in stretta vicinanza con il pubblico.

Le compagnie, inizialmente, rappresentavano un'opera nuova solo poche volte, replicandola o

riadattandola per un'occasione, dietro pubblica richiesta o perchè così stabilito dal repertorio.

Importante da sottolineare è il fatto che le compagnie erano composte solo di attori maschi.

Thomas Kyd

The Spanish Tragedy

Questa rappresentazione del 1592 fu una delle più popolari del periodo. Essa introdusse un nuovo

tipo di protagonista, un cospiratore ossessivo, pensieroso, sospettoso e alienato, e inaugurò una

struttura dalla quale si sviluppò una serie di sperimentazioni drammatiche sul tema della vendetta.

Ciò che aveva determinato la sua fortuna era una trama fitta, un'azione ricca di avvenimenti, un

dialogo serrato e discorsi articolati e molto elaborati dal punto di vista retorico.

I soliloqui di Hieronimo davano risalto al conflitto interiore del protagonista disilluso, creando la

sensazione di un'anima torturata che si arrovella instancabilmente. I suoi monologhi sono sempre in

sintonia con l'azione violenta, il gesto esagerato e l'ostentazione retorica tipici dello stile teatrale di

Kyd.

Christopher Marlowe

I componimenti di Marlowe indicano che le sue ambizioni letterarie non erano riposte nella lirica.

L'esagerazione calcolata, il controllo del ritmo e una mirabile ispirazione poetica contribuirono a

determinare la qualità dei versi di Marlowe.

I risvolti atei delle opere teatrali di Marlowe deriverebbero da una passione per il “sapere proibito”,

per l'ambizione, per l'immaginazione umana che l'istituzione politica e religiosa elisabettiana

interpretava come sediziosi.

Vi è la consapevolezza che l'ambizione e l'immaginazione debbano confrontarsi, nel bene o nel

male con i propri limiti.

Hero and Leander

E' la più grande impresa poetica dell'autore elisabettiano, all'infuori del teatro. Egli si ispirò ad

Ovidio. Il tono, l'erotismo, e l'amara prospettiva del poema sono, comunque, tipicamente

marlowiani. Il personaggio di Leandro introduce il tema dell'ambiguità sessuale che contribuisce a

determinare sia la “tragicità” sia la complessiva struttura di riferimento del poema.

Tamburlaine the Great

Datata 1590, l'opera si prefigge di dimostrare che, malgrado i suoi natali da umile pastore,

Tamburlaine, rivela una natura nobile dettata dalle sue imprese.

Marlowe aumenta la tensione delle sue opere sottolineando il potere evocativo dei sogni, per

sottoporli poi a un drastico ridimensionamento che può assumere la forma di un testardo rifiuto di

credere ai sogni o quella di un'avversione, un po ridicola, nei confronti delle fantasie altrui.

Egli finisce per smascherare il concetto di eroismo, pur celebrandolo allo stesso tempo.

Il suo Tamburlaine è un uomo fatuo e, alla fine sarà sconfitto dal Tempo e dalla Morte. Sebbene la

sua ambizione sia illimitata, la sua capacità di raggiungere il successo sembra ridursi

progressivamente per l'effetto di forze che egli non può controllare.

I severi castighi che Marlowe infligge ai suoi personaggi derivano dalla loro indomita audacia

prometeica e ognuno di essi è obbligato a confrontarsi con la propria natura senza freni.

The Jew of Malta

Narra la vicenda di un uomo che oltrepassa i limiti ed è descritta con evidente esagerazione, al

punto che l'opera rischi di diventare una “black comedy” . Barbas il protagonista dell'opera è grande

nella cupidigia, unico nell'egoismo e straordinario nell'ingegnosità. Ogni sua energia è volta alla

realizzazione personale ma proprio a causa di un errore di calcolo della sua “policy” egli fallisce.

The Tragical History of Doctor Faustus

Questa tragedia pubblicata nel 1604 si basa su un altro errore di valutazione.

Nel mondo intellettuale di Faustus ha fatto irruzione la nuova dottrina umanista, libera dalle

costrizioni della scienza e della teologia medievali. Per Faustus la conoscenza è potere.

Egli è un uomo dalle umili origini, è l'escluso che vuole dimostrare di essere libero di infrangere i

limiti che gli sono imposti e che si oppone alle convenzioni.

Marlowe fa si che il suo personaggio confonda gli opposti e sfumi le differenze: egli vede i propri

libri di necromanzia come “celesti” e cosa ancor più grave cede la propria anima a Mefistofele.

Prima che questo contratto giunga al termine, Faustus spreca le grandi opportunità che gli sono

offerte. Se da un lato accoglie lo spirito di Elena di Troia manifestando il desiderio di spartire

l'eternità con lei, dall'altro organizza stupidi scherzi.

Il suo monologo finale ci fa capire quanto orribilmente egli abbia sprecato il proprio ingegno,

ignorando il valore della redenzione cristiana.

In questo momento Faustus si aggrappa alla propria capacità declamatoria citando un verso

amoroso di Ovidio e, nel contempo, cerca disperatamente di revocare il proprio originale rifiuto

della salvezza.

Tuttavia né l'arroganza di Faustus potrà ammettere sincero pentimento, né il suo intelletto potrà

accettare mai di servire quel Dio che egli ha rifiutato in modo così plateale.

Edward II

Quest'opera di Marlowe differisce dalle altre tragedie poiché si basa su di un equilibrio molto

maggiore tra il protagonista e i personaggi che lo circondano.

L'opera analizza il problema del conflitto morale all'interno della società costituita.

Edward eredita per nascita il potere regale, ma lo rigetta per un altro dominio: quello di una

passione omosessuale. Egli è un re senza autorità, un amante a cui viene negata ogni soddisfazione.

Edward è il personaggio più convenzionalmente “tragico” di Marlowe, in una tragedia che forse è la

meno convenzionale fra tutte quelle del poeta.

William Shakespeare

Le opere teatrali di Shakespeare eclissarono completamente quelle dei due poeti prima elencati.

I drammi storici inglesi di Shakespeare si possono dividere in due sequenze: la prima include Henry

VI e Richard III; la seconda Richard II, Henry IV e Henry V . Tali sequenze, insieme a King John e

Henry VIII, riscoprono i miti, i ricordi e le spiegazioni della storia recente che tanto preoccuparono

gli storici dell'epoca Tudor . Le opere shakespeariane analizzano contrasti, deposizioni, usurpazioni

e guerre civili, ma sostengono anche l'idea di solido governo monarchico approvata dai Tudor.

La capacità di Shakespeare di suscitare forti emozioni dimostra come l'autore avesse una

conoscenza tutt'altro superficiale della politica. I suoi drammi storici hanno continuato a fornire

spunti per elaborare le concezioni britanniche del passato nazionale e dell'idea di nazione.

I dieci drammi sopra elencati inquadrano Shakespeare come un (o “il”) poeta nazionale.

Egli rappresentò la figura chiave per la formazione di una coscienza nazionale, colui che inventò il

modello dal quale i futuri drammi storici nazionali avrebbero potuto svilupparsi.

I drammi storici inglesi esaminano come l'ordine civile sia correlato al governo centrale.

Shakespeare suggerisce che tanto il re quanto il suddito sono legati da una reciproca responsabilità.

In certe opere egli sembra affermare che un re può governare legittimamente soltanto con

l'approvazione dei sudditi, siano essi nobili o gente comune.

Nelle opere di Shakespeare è chi governa che il più delle volte viene meno alle proprie

responsabilità morali e ai propri obblighi nei confronti della comunità e del governo. Egli sembra

riconoscere che il buon governo è unicamente quello retto da un principe diligente e virtuoso che

siede legittimamente sul trono.

Shakespeare giunse a esaminare un tipo di stato alternativo a quello retto da un re cristiano nelle più

austere tragedie di argomento romano, che offrono un'analisi di governo diverso da quelli della

maggior parte delle nazioni europee del XVI secolo e dei primi anni del XVII.

Queste opere come Julio Caesar e Coriolanus rispecchiano con lucidità il presente di Shakespeare.

La storia romana conteneva importanti esempi di sobri ideali e di uno splendore difficilmente

raggiungibili, ma anche terribili avvertimenti e l'ammonimento contro la decadenza morale.

Per Shakespeare la natura stessa della tragedia sembrava richiedere che essa si occupasse di tristi

storie di re, o almeno di uomini e donne di sangue reale o autorità pubbliche. L'esemplare caduta

doveva avvenire dall'alto, dalle cime del potere e dell'onore.

Le tragedie di Shakespeare trattano quasi esclusivamente dei destini di re e principi, dalle cui sorti

dipendono le nazioni che governano.

Secondo quanto stabilito da Kyd e Marlowe la tragedia acquistava vigore se la morte del re

avveniva direttamente in scena. La popolarità delle tragedie di vendetta, dimostra che il pubblico

gradiva la rappresentazione di ciò che veniva chiamato “atti carnali..sanguinosi..e

innaturali..uccisioni casuali e morti”.

Questi aspetti erano parte integrante del tipo di tragedia shakespeariana.

Il mondo tragico di Shakespeare è incerto pericoloso e letale, suggellato dalle morti dei protagonisti.

È possibile che quest'enfasi drammatica sulla caducità umana riflettesse la violenza della vita

politica contemporanea in quanto la società inglese era una società travagliata, ossessionata dall'idea

di omicidio e tradimento. Essa era pronta ad estorcere informazioni con la tortura e giustiziare

coloro che erano ritenuti traditori.

Anche se l'idea di omicidio come espediente politico poteva sembrare ripugnante ai moralisti , esso

non era mai considerato un'eventualità remota o impraticabile.

Le donne che popolano le tragedie e i drammi storici di Shakespeare potrebbero essere distinte tra

stridenti, soavi, quelle aggressive, decisamente poco femminili e quelle vittime passive.

Tali distinzioni possono apparire rozze e inadeguate ai lettori al pubblico e agli attori del XX sec.

Se Shakespeare tendeva a vedere le donne come definite e limitate, in una società patriarcale, dai

loro ruoli di regine,mogli, madri, figlie e amanti, le sue opere mostrano come egli fosse anche in

grado di analizzare sia le opposizioni tra i sessi sia, la confusione tra i sessi.

L'autore lasciava che fossero le donne ad assumere iniziative determinanti in mondi patriarcali.

La maggior parte delle fonti usate per i drammi storici e le tragedie obbligavano Shakespeare a

riflettere sulle lotte di potere tra uomini, lotte dalle quali le donne erano emarginate salvo che, non

misconoscessero aspetti della loro femminilità o non utilizzassero il loro fascino.

Nelle commedie le trattive tra uomini e donne sembrano svilupparsi su un piano paritetico.

Nelle ultime opere di Shakespeare alcuni critici ravvisano armonia e spiritualità, altri soltanto

confusione e stanchezza; alcuni hanno insistito sulla novità della sperimentazione di Shakespeare,

altri sono inorriditi davanti al collage di convenzioni teatrali moribonde; alcuni hanno riconosciuto

un nuovo tipo di realismo, altri un calcolato allontanamento da esso.

Le ultime pièce di Shakespeare continuano la linea di sviluppo irregolare della sua prima

produzione e sembrano affermare che la felicità umana può essere trovata proprio negli abissi della

disperazione.

Tutte le ultime opere richiedono elaborati macchinari scenici e tutte sembrano aver approfittato

degli effetti speciali disponibili al Blackfriars. Tutte contrappongono i peccati e gli errori di una

generazione matura alla speranza nascente rappresentata da una nuova generazione, e tutte si

oppongono all'avanzare della morte rappresentando riscoperte, rinascite e resurrezioni.

In ognuna di esse il tradimento, calunnia e tirannia distorcono le relazioni umane e politiche, mentre

gli ideali umanistici di autodisciplina e conoscenza di sé sono la risposta al malgoverno pubblico e

privato.

Venus and Adonis

E' dedicato a Henry Wriothesley e descrive il corteggiamento, da parte di una divinità adulta e

“depravata” nei confronti di un giovane ritroso. Stabilito questo contrasto il poema si snoda tra la

commedia e la tragedia prima di raggiungere un sanguinoso epilogo.

Sulla dea dell'amore grava il peso paradossale dell'amore e della perdita, del possesso e del distacco,

del piacere e del dolore. Quando si accorge del corpo trafitto, Venere è tanto esagerata nel dolore

quanto un tempo lo era stata nel corteggiamento.

Lucrece

E' l'opera più seria promessa a Wriothesley e narra la storia della violenza ai danni di una virtuosa

nobildonna romana da parte di Sesto Tarquinio, la reazione pubblica alla vicenda fu utile per

bandire i Tarquini, mentre il governo romano passava dalla monarchia alla repubblica.

Il poema trae la propria forza dalla forma del monologo, dalla declamazione pomposo e dalla

lamentazione retorica. Il passaggio narrativo dall'iniziale macchinazione di Tarquinio, al

compimento del suo progetto, fino all'esemplare morte di Lucrezia è significativamente diviso in

fasi che ne promuove una lettura metaforica.

La reazione risoluta di Lucrezia alla violenza subita segue l'elevato stile classico nel rivendicare

l'integrità personale davanti alla disgrazia: una volta esecrato lo stupratore con grande sfoggio di

eloquenza, Lucrezia si toglie la vita.

A Lover's Complaint

Guarda alla tradizione del “lamento” del tardo Medioevo e dell'epoca Tudor.

Il poema presenta la confessione di una ragazza di campagna che arriva a conoscere “l'inganno

dell'amore”.

Collocando la poesia al termine dei Sonetti, l'autore ripercorre lo schema della Delia di Daniel.

Può essere considerato quindi come un finale particolarmente amaro dei Sonnets, capace di creare

una toccante eco della confusione, della frustrazione, della seduzione, del tradimento sessuale, temi

tipici delle più riuscite tra le ultime poesie della raccolta.

I Sonetti

I 154 sonetti di Shakespeare vengono suddivisi in tre gruppi: i primi 126 sono rivolti a un “fair

youth”; i successivi 26 si riferiscono a un nuovo legame con una “Dark Lady” ; gli ultimi due

offrono una nuova interpretazione del tema erotico.

L'ambigua relazione tra il narratore, il giovane e la “Dark Lady” assume la forma di un triangolo

sentimentale nel quale il narratore è lacerato non soltanto con “Due amori..conforto e dannazione”

ma anche tra l'amore per il giovane e l'amore per la donna che sembra averlo sedotto.

I Sonnets non seguono una traccia autobiografica, e quantomeno implicano una direzione precisa

nello sviluppo narrativo.

I componenti adulatori indirizzati al giovane appaiono eterogenei e prendono la forma di domande

intrise del linguaggio e delle percezioni d'amore.

Shakespeare riorganizza e al tempo stesso stravolge le convenzioni petrarchesche. Le antiche

iperboli applicate alla bellezza umana sono precisate e ridiscusse.

Altrove il poeta sposta la lode spropositata dalla “mistress” al “master”. Il “grazioso ragazzo” è

paragonato ad un giorno d'estate, egli ha il viso di donna, è il “padrone del suo amore”, è la sua

Musa, colui che nobilita l'umile poeta con l'amore.

Il tempo e l'idea della mortalità affollano con la loro presenza inquietante i primi 126 sonetti. Nel

sonetto XII il poeta mette in relazione le arbitrarie misurazioni umane del tempo con quelle

dell'orgoglio della vita, prima di ricorrere a un appello alla procreazione quale unica difesa contro la

morte. Nel sonetto LXIV è l'amore a trovare il suo limite di fronte alla continua pressione del

mutamento individuale, politico e geografico.

Nei sonetti XXIX e XXX c'è il trionfalismo del corteggiamento che comunque rimane casto.

Il giovane di Shakespeare rimane un ideale puramente estetico. Le umane speranze di perfezione e

unione sono infrante da incertezze, dubbi e, improvvisamente, oscurate dal senso di colpa e

dall'inquietudine. L'insicurezza, la vulnerabilità sessuale e il ribrezzo del proprio corpo si rivelano

con insolita violenza nel sonetto CXXIX.

I sonetti di Shakespeare non si limitano a rivisitare le convenzioni poetiche e a respingere la

tradizione di corte ma pulsano di una nuova energia metrica, esplorano una nuova gamma di

sentimenti, si cimentano con le implicazioni di un nuovo linguaggio e inscenano nuovi drammi.

Essi suggeriscono che i difetti che generano e corrompono la spensieratezza umana non si trovano

nelle stelle, né in una particolare stelle irraggiungibile, ma in noi stessi.

Henry V

Ciò che distingue la prima e la seconda parte di Henry V è la presentazione di un'Inghilterra lontana

dalla solita corte del re e della sua cerchia di nobili nemici: è un Inghilterra che prospera e soffre.

Shakespeare cercò di mostrarci un principe che nulla lascia al caso.

Hal, che diventerà re Henry, si mescola nella società dei governanti. Attraverso Falstaff, il principe

conosce l'ebrezza dell'irresponsabilità e arriva a seguire una nuova moralità, più elastica, ma deve

anche imparare da solo il significato della legge e della responsabilità.

Falstaff, la maggior invenzione comica di Shakespeare, vanifica ogni sforzo; Hal deve ricordarci di

tanto in tanto che si sta allenando per poter esercitare un giorno il suo ruolo di re.

Macbeth

Machbeth può essere vista semplicemente come una tragedia storica; tuttavia essa riflette anche una

situazione di profondo disagio politico nella quale nessun monarca può trovare conforto.

L'analisi compiuto nell'opera della ribellione e tradimento viene espressa implicitamente nella

natura, ed esplicitamente nelle visioni funeste, nei pensieri corrotti, nella carneficina, nella strenua

difesa, nel pauroso isolamento dello stesso Macbeth.

Egli è un monarca ossessionato dalla solitudine e dal venir meno degli ideali e dell'influenza della

Corona.

In Machbeth Shakespeare analizza la disperazione di un re costretto a subire le conseguenze del

proprio ricorso sanguinario e disperato a quella politica corrotta così intrinseca al governo.

Hamlet

Il personaggio dell'usurpatore Claudio sembra vivere solo una piccola parte del tormento interiore

di Machbeth. Claudio è il re politico per eccellenza di Shakespeare: manipolatore, calcolatore,

calmo, riservato, sospettoso e circondato da cortigiani sottomessi e devoti.

Non vi è luogo in cui regni l'innocenza. Elsinore è un tortuoso e patriarcale labirinto agli occhi di

Ofelia, ed è una prigione agli occhi di Amleto, che ne complica ulteriormente i problemi cercando

di risolverli.

Il problema “pubblico” di Amleto è vendicare un omicidio politico in una cultura nella quale la

vendetta privata è politicamente e moralmente inaccettabile: il suo problema “privato” è invece

quello di venire a patti con la morte del padre, con l'ascesa al trono dello zio.

Gli ardui dilemmi posti da tali problemi rendono il principe un vendicatore instancabile e

inefficiente. Hamlet confonde e complica la linea pulita della “revenge tragedy” non appena Amleto

inizia a interpretare ruoli diversi.

Le sue meditazioni lo obbligano continuamente ad affrontare non la paura del giudizio, ma il

freddo brivido della morte e la prospettiva di un aldilà popolato di visioni inquietanti.

La vita attiva cede il passo alla vita contemplativa, il principe rinascimentale e ottimista

all'irrequieto melanconico, la visione dell'uomo come campione della specie al memento mori.

Proprio per questo motivo gli attrezzi in scena più significativi di Hamlet sono una spada e un

teschio.

Hamlet si chiude con una certa chiarezza morale: il protagonista ha dimostrato di essere pronto alla

morte e anche pronto a infliggere a Claudio e Laerte una punizione selvaggia. La sua è comunque

una fine che contrasta con le morti più risolute degli altri eroi tragici di Shakespeare.

Othello, Romeo and Juliet e Anthony e Cleopatra

In Otello il tema del suicidio ritrova una dignità classica e pagana. Per il pubblico di Shakespeare il

suicidio rimaneva comunque un atto esecrabile, una fuga precipitosa davanti alla sofferenza, oppure

un cupo atto di disperazione.

In Romeo and Juliet gli amanti sconfitti corrono verso la morte tanto precipitosamente, tanto

incomprensibilmente e con la stessa goffaggine di quando avevano scelto la via della passione.

In Anthony e Cleopatra il suicidio si configura come un nobile gesto piuttosto che come una fuga

ignobile o disperata. Per Antonio il suicidio è la doverosa risposta di un generale romano alla

sconfitta militare; per Cleopatra i “desideri immortali” indicano la possibilità di una riunione

definitiva con un marito trasfigurato ed eroico.

Come Antonio, Otello muore da soldato, nell'atto di preservare ciò che è rimasto del suo onore e

della sua integrità. Egli muore rivendicando il proprio posto in una ordinata società cristiana, nella

quale vi sono diversi gradi di autorità e differenze tra chi è battezzato e chi è pagano.

In Othello il “nobile costume romano” del suicidio viene adattato a tempi più moderni.

King Lear

L'impeto tragico dell'opera deriva da una serie di aspettative che Shakespeare sistematicamente

confonde o capovolge. Si tratta di uno schema che apparirebbe essenzialmente comico che porta

King Lear ad arrivare a sfiorare il dramma dell'assurdo.

L'opera non offre al pubblico un finale in cui l'ordine è ristabilito e, ancora meno propone una

catarsi, una risoluzione o un'assoluzione. Il buono e il cattivo sono messi a tacere dalla morte o

dalla disperazione, mentre Edgar può soltanto insistere affinchè lui stesso e gli altri sopravvissuti

parlino di ciò che provano e non di ciò che si dovrebbe dire.

King Lear analizza gli aspetti imbarazzanti, pericolosi e scomodi della condizione umana, senza

investirli del linguaggio aulico, dei rituali e del corredo richiesti dalle regole della tragedia antica e

moderna.

Lear sembra alla fine usurpare la vita stessa, logorato dalla vita e dalla regalità, cade in deliquio e

muore mentre siede tristemente a terra.

The Taming of the Shrew

Narra l' “addomesticamento” di Katherina da parte di Petruchio che consiste in una serie di rozzi

giochi, liti inscenate e prove fisiche. Dall'inizio alla fine Katherina deve affrontare continue

minacce all'identità che ha assunto e tener testa ai capricci di un uomo che ostenta a una presunta

volubilità. Alla fine entrambi devono abbandonare le loro false identità e dichiararsi rispetto.

A Midsummer Night's Dream

Si riflette nelle ben più astiose e pericolose dispute tra Oberon e Titania.

La commedia si sviluppa in modo ordinato grazie all'intervento di Puck, incarnazione del maligno

disordine delle cose umane e si conclude con una serie di matrimoni accompagnati da una

rappresentazione tragica inopportuna e con la benedizione delle creature fatate che un tempo vi si

erano opposte. Quando nell'atto IV gli amanti si svegliano dai rispettivi sogni, e ognuno si scopre

per magia accanto a un partner inaspettato ma appropriato, è Helena che capisce di aver trovato

Demetrio come un gioiello per caso.

L'amore nell'opera è una questione di scoperte incerte; reclama esclusività ma allo stesso tempo

impone di riconoscere distinzioni, differenze e ambiguità.

Love's Labour's Lost

E' un'opera costruita intorno al gioco di ruoli, di parole e a virtuosismi retorici. Essa riesce a

congiungere vita e morte, a contrapporre l'artificiosità del discorso a “parole chiare e oneste”, ad

annichilire le pretese amorose maschili grazie all'insistenza della principessa. L'opera si conclude

con una serie addii. Lui senza lei, l'inverno succede alla primavera.

The Merry Wives of Windsor

Occupa un produzione centrale nella produzione comica di Shakespeare che, recupera alcuni

personaggi della prima parte del suo Henry IV e trasferisce l'ambientazione dell'Inghilterra dei

Plantageneti a quella del tardo periodo Tudor.

I personaggi sono mercanti e il linguaggio è più colloquiale che lirico. L'opera celebra il trionfo

dell'amore romantico a scapito dei progetti benintenzionati dei genitori e di quelli malintenzionati di

un potenziale adultero.

Il ruolo di Falstaff nella commedia di illuso e smodato corteggiatore di donne sposate, è cruciale per

la presentazione del modo di porsi all'opera nei confronti del sesso. Nel finale, provvisto delle

corna, egli è tormentato da donne e da bambini travestiti da fate.

Nell'ultima scena l'astuzia si somma all'astuzia e gli smascheramenti si susseguono senza tregua.

Maschere e travestimenti, progetti che si ritorcono contro i loro ideatori e incontri architettati per

burla si ritrovano anche nelle cosiddette commedie “romantiche” di Shakespeare.

As you like it

Rosalinda si ritira nella foresta di Arden vestita da uomo e facendosi chiamare Ganimede. La scena

in cui ella si offre a Orlando, conferma la labilità dei confini dell'identità sessuale tipici dell'opera.

La ragazza si rivela esplicitamente come padrona di sé: posata, ragionevole, mai fredda.

Twelfth Night

Viola deve destreggiarsi tra le contraddizioni, l'ostilità, le manifestazioni di malinconia, di collera e

di malumore dello sconcertante mondo dell'Illiria. Sarà la sua versatile intelligenza a proteggerla

dalle finzioni di amanti ammiccanti e dalla follia.

Much Ado About Nothing

Fa parte delle “problem comedies”: l'opera è pericolosamente percorsa dalla calunnia, dall'astio e

dal disonore e i vari elementi sono poi rimescolati per garantire, nell'ultimo atto una pallida

riconciliazione. La commedia è incentrata sulla reciprocità e non sull'armonia.

All's Well That Ends Well & Measure of Measure

Entrambe le opere fanno affidamento su artefici erotici, affinchè le amanti rifiutate possano infine

reclamare i loro uomini, ed entrambe impongono alle coppie relazioni coatte e non basate su un

mutuo consenso.

Measure of Measure offre una serie di giustapposizioni piuttosto che di fusioni. La difesa

appassionata e articolata da parte di Isabella del concetto di misericordia è l'affermazione più

pregnante che Shakespeare abbia mai fatto riguardo alla difficoltà di esprimere un giudizio e

accettarne le conseguenze ed è una difesa nella quale Isabella trae i propri argomenti sia da vaghi

ideali sia da una profonda saggezza.

Questa è un'opera dai “lati oscuri” e dai confini labili, che cerca di fornire definizioni precise e pone

la necessità di esprimere un giudizio morale dimostrando al tempo stesso che ogni giudizio è

relativo. Shakespeare doveva aver vissuto, mentre la scriveva, una crisi personale .

Henry VIII

Nella sua ultima opera Shakespeare torna alla materia di Inghilterra. Nell'opera il prestigio del re

sembra innalzarsi al cadere dei suoi alleati, amici e consiglieri di un tempo. L'opera termina con il

re benevolmente soddisfatto delle profezie sul glorioso futuro della figlioletta Elisabetta.

Il capovolgimento della situazione politica e l'incombente iter giudiziario spingono Buckingham e

soprattutto Wolsey a elaborare austere meditazioni sulla fede. È l'avvicinarsi della morte che

impone sia una riconciliazione con i nemici sia la sistemazione degli affari terreni come prescritto

dall'etica cristiana. La regina Katherine muore in pace.

Nonostante la forte mescolanza di storia, tragedia, commedia, mistero e spettacolo. Henry VIII

mostra un serena letto di morte all'interno di un genere letterario non religioso. Esso restituisce la

dignità a una donna offesa e rende ancor più umana la regina.

John Fletcher e Francis Beaumont

Fletcher insisteva sul fatto che la tragicomedia non era chiamata così perché fuggiva dalla morte ma

perché rappresentava le sofferenze e le gioie di “persone comuni”, poteva mescolare felicemente

l'elevato ed il quotidiano.

Essi sperimentarono una gran varietà di generi teatrali, avevano sviluppato un particolare tipo di

opera teatrale, caratterizzata dalla combinazione di intrigo e avventura, amore e pericolo, temi

bucolici e lirici.

Ritornano alla prosa pastorale di Sidney e adottano la forma del lieto fine per il quale la virtù può

venire pienamente ricompensata.

A King and no King

Narra passione incestuosa di re Arbace per la presunta sorella annullata dalla tempestiva rivelazione

che egli non è, in realtà, né un re, né un fratello.

The two Noble Kinsmen

E' il frutto della collaborazione di Fletcher con Shakespeare e narra una storia di rivalità

cavalleresche, relazioni difficili e mutamenti improvvisi.

Secondo Teseo le sorprese e i paradossi dell'opera possono essere interpretati come riflessi

dell'imprevidibilità del fato e del tempismo della giustizia celeste.

The Knight of the Burning Pestle

Ambientata nella Londra contemporanea, sono ridicolizzati i mercanti della città, ridicolizzati e

offesi dai pregiudizi cortigiani della maggior parte degli autori moderni.

Dimostra chiaramente quanto modi e personaggi della City potessero determinare argomenti scelti

dai drammaturghi comici di Londra del tardo secolo XVI e inizio secolo XVII

Thomas Middleton

Secondo Middleton le anomalie sociali e l'equazione tra denaro e sesso danno la misura della

corruzione della società urbana e, la generazione più anziana è messa nel sacco da quella dei

giovani. La prontezza di spirito si dimostra essere la miglior difesa contro l'oppressione e l'arbitrio.

A Chastle Maid in Cheapside

La trama mostra appunto un interesse per i soldi, il sesso e il rango sociale. In tutta l'opera l'autore

smaschera false pretese, valutazioni sbagliate e false aspettative.

I suoi borghesi eccedono nella loro volgare pretenziosità, mentre il nobile Whorehound manca si

d'onore che di scrupoli.

Il lieto fine della pièce di Middleton potrà anche concedere la vittoria ai giovani amanti, ma allo

stesso tempo si compiace di umiliare i falsi, gli sciocchi e i malvagi.

Ben Jonson

Jonson definisce come antiquate le altisonanti tragedi degli anni Novanta e sottintende che le mode

di un tempo dovrebbero essere dimenticate, criticando così il dramma ibrido e tragicomico.

Le commedie cittadine di Ben Jonson sono allo stesso tempo più esuberanti, più aggressive e più

sovversive dei quelle dei suoi contemporanei e imitatori.

Le sue commedie si distinguono per la stravaganza dei personaggi e la straordinaria linearità

dell'intreccio. Mentre le prime opere ridicolizzano le assurdità, le anomalie e le incoerenze

classificate come “umori”, le successive, trattano direttamente di potere e raggiri.

Le ambizioni dei protagonisti hanno un vizio d'origine e, tali personaggi sono confusi nel

linguaggio.

Jonson ricorda che la commedia era considerata, dai greci, di dignità pari alla tragedia.

I drammaturghi comici erano tenuti a essere educatori morali.

Jonson, forse il più autentico scrittore inglese neoclassico del rinascimento, si paragona volentieri

ad Orazio e associava gli argomenti della poesia di Orazio alle ambiguità e alle anomali del regno di

Augusto.

Jonson sapeva che la virtù patrizia poteva essere vista come un ideale collegamento tra gli

ordinamenti antichi e moderni, ma anche i vizi di un tempo potevano trovare eco nel disagio della

società moderna.

Every Man in His Humor

Il tentativo del prologo è quello di difendere i pregi delle proprie opere davanti al degradato gusto

popolare, in quanto le esse non avranno cori apologetici, né effetti scenici o sinistri rumori di scena.

Con ciò si annuncia una nuova era teatrale che metterà da parte l'artificio e lo sostituirà con parole

semplici che permetterà al teatro di rappresentare un'umanità comune e imperfetta piuttosto che

elevare e isolare l'eroe tragico.

L'opera è uno studio ragionato di quel tipo di insensati eccelsi che erano di ostacolo allo sviluppo

costante e armonioso del vivere umano.

Epicerne

Si basa sull'ossessione per il silenzio di Morose, un gentiluomo che non ama il rumore.

Egli odia i rumori tipici della vita di città e quindi cerca di ritirarsi in un nido sicuro in cui c'è spazio

unicamente per se stesso. Sposa una donna “silenziosa” ma questa si rivela subito bisbetica e

petulante e, alla fine, si scoprirà che non è affatto una donna, bensì un ragazzo travestito.

The Alchemist

E' incentrato sulla figura di un imbroglione di professione che approfitta degli sciocchi che lo

circondano. L'azione dell'opera si svolge in una sola abitazione nel quartiere del Blackfriars ma, si

vuole alludere a una Londra più vasta che includa anche quella del pubblico.

L'alchimista troverà altrettanti creduloni in qualsiasi parte di Londra e alla fine si rimane con la

sensazione che la prossima vittima sia uno spettatore seduto vicino a noi.

Bartholomew Fair

Ambientata nella fiera di agosto di Londra che appare una città libera e carnevalesca .

Quelli che cercano di ostacolarne la vita sono spinti, volenti o nolenti, nei meandri delle sue novità,

delle ambiguità, delle sorprese e dei personaggi che si scambiano di ruolo.

Volpone

E' la commedia più feroce di Jonson. L'opera comunque non arriva mai a ridurre gli uomini a bestie.

I personaggi più virtuosi possono essere delle nullità o declamare banalità, ma ci spingono a

chiederci se possa esistere un altro modo di esprimersi rettamente in un mondo così cattivo.

La Venezia di Volpone è tutt'altro che serena. I suoi mercanti sono senza scrupoli e perfino i

visitatori scambiano la falsità e l'ipocrisia della città per raffinatezza. Nel superbo discorso di

apertura di Volpone, tutti i valori sono capovolti o trovano una nuova definizione.

Volpone è un intellettuale inquieto, un uomo furbo che si è fatto da sé; un aristocratico

perfettamente integrato, con un talento particolare nello sfruttare il lato oscuro e passivo dell'avidità

di mercanti. È un uomo dall'energia creativa che interpreta una serie di ruoli ma che è obbligato

dalla corte a diventare quell'invalido che un tempo faceva solo finta di essere.

La giustizia veneziana in quest'opera non è quella ideale del Mercante di Venezia. D'altronde Jonson

nelle sue opere teatrali sembra avere un'innata sfiducia degli ideali romantici o politici.

Hymenaei

Sono lunghe note erudite sulla celebrazione matrimoniale tra due famiglie di rango diverso che,

trasformano il testo quasi in un trattato storico sulle usanze matrimoniali nell'antica Roma.

Epigrammes

Sono brevi componimenti alla propria Musa, a re Giacomo, a nobili e nobildonne di spicco, ad

amici letterati, ad alleati e nemici, tutti in versi inglesi, adattamenti rimati delle compatte forme

latine di Giovenale e Orazio. (es. Lady Mary Wroth viene lodata come la “bella corona”).

I dotti rimandi alla poesia degli epigrammi di Marziale e il recupero di quel moralismo anti-urbano

che prevedeva la poesia latina del secolo I d.C, confluiscono nel tributo ai valori aristocratici che

Jonoson considera eterni.

Nell'epigramma “To Penshurst” egli si sofferma significativamente sull'idea di grandiosa generosità,

semplice eleganza e genuina raffinatezza che considerava un legame tra la moderna aristocrazia e i

mecenati patrizi idealizzati degli antichi poeti romani.

Sejanus

.

Seiano tenta di eliminare ogni potenziale opposizione tramite una mescolanza singolarmente perfida

di minacce, violenza terrore e omicidi, egli vuole arrivare troppo in alto e i suoi progetti presto si

incrinano. L'opera mostra come la decadenza sociale di Roma sia provocata da un governo assoluto

e dalla stessa persona dell'Imperatore.

Seiano è sconfitto perché Tiberio può fare a meno di lui e perché il padrone può manipolare un

senato composto da codardi più abilmente di quanto possa farlo il servo.

Sejanus è l'unico dramma romano scritto da un contemporaneo di Shakespeare.

Philip Massinger

The Roman Actor

Affronta la decadenza e le incertezze del governo imperiale. L'opera è notevole soprattutto per la

sua estrema difesa del teatro in quanto strumento di correzione di un atteggiamento politico

indolente o oppressivo. Paride, il protagonista, si dimostra un martire della sua causa, morendo “in

scena” come nota il suo assassino Domiziano. Questa difesa della professione rimase a lungo

popolare quale “manifesto” dell'attore. Dovette apparire tanto una protesta contro l'immortalità della

Storia quando una dichiarazione a favore della scena moderna e contro l'intolleranza puritana che si

opponeva al teatro sulla basi di motivi etici.

“Debosciati e pericolosi”: Uomini, Donne e Tragedie

Alcune opere del XVI secolo scelsero come argomento l'infelicità domestica degli inglesi e le

relazioni sempre più tese tra mariti e mogli della classe media.

Esempi di questo tipo di opere sono : The Tragedy of Mr Arden of Faversham , A Warning to Fair

Women e A Yorkshire Tragedy.

Tutte e tre erano basate su eventi reali; omicidi di mariti da parte di mogli adultere o dei loro amanti

(i primi due) e dal terribile massacro della sua stessa famiglia da parte di un marito sconvolto (la

terza).

Entrambe sono anticipazioni del “domestic drama”, oltre che della prosa scandalistica e delle ballate

dedicate a malfattori che avrebbero segnato la letteratura popolare a cavallo dei secoli XVIII e XIX.

Thomas Heywood

A woman Killed with Kidness

L'opera (1603) sfrutta al massimo una sensazionale vicenda di pura immaginazione: il matrimonio

tra una presunta donna “ideale” e un uomo fiero della propria felicità e posizione sociale,

degenererà rapidamente nello spargimento di sangue, nell'inganno e nella distruzione.

L'opera è un “revenge play” senza vendetta, in cui gli impulsi omicidi sono controllati e dissipati.

The Fair Maid of the West

E' la storia di Bess Bridges, un'eroina piena di risorse, coraggiosa, generosa, che si sforza di

raggiungere i propri obiettivi e riesce a ottenere quello che vuole.

John Marston

L'eccessiva critica moralista e l'indeterminatezza del genere teatrale segna la produzione dell'autore.

La discordante visione morale di Marston è riflessa nella sua ugualmente discordante retorica. Egli

riprende lo stoicismo e la magniloquenza di Seneca, ma vi aggiunge il proprio personale sconforto e

un linguaggio cacofonico, scuotendo il pubblico con un frasario tortuoso, con accumuli di parole e

neologismi astrusi.

Antonio and Mellida

La prima parte analizza “gli intrecci comici del vero amore” nell'Italia delle classi alte; la seconda

tratta a tinte molto più scure di intrecci tragici, intrighi, fantasmi, pazzia smisurata e di vendetta.

The Malcontent

E' una commedia satirica, tragicommedia e tragedia. La pièce passa tra l'esposizione aggrovigliata

della corruzione morale e le giustificazioni della ricerca di giustizia politica da parte di Malevole.

Quest'ultimo pronuncia veementi maledizioni in prosa e, attraverso questo personaggio, Marston

espone il suo punto di vista attaccando,criticando e esagerando il malessere dell'uomo in un'epoca

malvagia, cosicché alla fine le sue parole sembrano un attacco al cielo.

The Revenger's Tragedy

La pièce è ambientata in una corte italiana non specificata, un luogo sfarzoso e sgradevole: un

osservatore disincantato poteva facilmente collegare quel senso di sgradevolezza alle corti corrotte

dell'Inghilterra giacomiana.

L'opera è costruita intorno a dichiarazioni di assoluta malvagità, a ciniche auto-giustificazioni e a

massime semi-proverbiali che i personaggi adottano con ironia e sentenziosità.

Essa è un concitato memento mori. Vindice è un vendicatore estremamente creativo ma come uomo

è condannato alla giustizia umana che torna ad affermarsi dopo essere stata del tutto assente nel

corso del dramma. Viene mostrato un mondo senza Dio, lugubre ed ingiusto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valerioabbonizio89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Ettorre Emanuela.

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