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Il Settecento

Definizioni

Il ‘700 è caratterizzato da aspetti contrastanti e contraddittori che determinano trasformazioni imprevedibili. Da una visione del mondo sostanzialmente statica, si passa ad una concezione dinamica del mondo, inteso come creazione e come manifestazione dell’energia e dell’immanenza divina. Secondo il principio della razionalità naturale, l’artista è il portatore della ragione e l’arte deve imitare la natura che è immutabile ed eterna.

Durante il secolo, però, la poesia si pone come una forma di riproduzione della natura in quanto sviluppo, divenire, flusso creativo. Questo tipo di imitazione è quella propria dei romantici, secondo i quali, attraverso i sensi, si deve raggiungere una perfetta simbiosi tra soggetto ed oggetto. Questo processo conduce ad un rovesciamento della cultura della ragione e il poeta diviene colui che è capace di cogliere ciò che gli altri uomini non riescono a vedere e si pone come essere dotato di sacri poteri, che gli consentono di interpretare l’uomo e la natura.

In campo estetico-filosofico, accanto alla ragione, si afferma anche la sensazione e la forza della passione. La ragione non riesce mai a dominare del tutto, perché pervasa dall’inquietudine, dal dubbio, dall’eros, ecc. Questo dualismo caratterizza l’intero secolo e si esprime nel rapporto fra antichi e moderni, ragione e sentimento, bello e sublime; rapporto che si discute in un contesto carico di contrasti che si cerca di risolvere armonicamente.

Il ‘700, considerato il secolo della ragione, è invece, proprio perché secolo “illuminista”, è orientato a conoscere la passione in tutte le sue forme e fa dell’immaginazione e della fantasia il centro della sua indagine, cercando di comprenderne il funzionamento e di determinarne il controllo.

La prima parte del secolo è definita “Augustana” e “Neoclassica”. La prima definizione, formulata da Oliver Goldsmith, rimanda all’età dell’oro della cultura latina, sotto il regno dell’Imperatore romano Augusto, che corrisponderebbe al regno della Regina Anna e agli artisti che si affermano in questo periodo, i quali si ispirano appunto ai grandi scrittori latini. La seconda definizione, quella di età “Neoclassica”, abbraccia un periodo di tempo molto più lungo. L’imitazione dei grandi autori dell’antichità si afferma in seguito alla riscoperta della poetica di Aristotele all’inizio del 16° secolo, con la codificazione delle regole per la riscrittura dei generi antichi, la pubblicazione dei trattati sulla poesia e l’imitazione delle grandi opere dell’antichità.

Poeti e poetesse

La poesia e la satira

Pope

In “Essay on Criticism”, Alexander Pope (1688-1744) riassume la teoria letteraria neoclassica, fondata sulla poetica aristotelica, che ha come tema centrale l’imitazione della natura. Grazie a questo saggio, Pope diventa popolare nei circoli letterari più importanti e si inserisce nella vita culturale inglese, grazie alla pubblicazione delle sue Pastorals (1709). Ma la fama di Pope è legata a The rape of the lock (il ricciolo rapito) del 1712. In seguito, egli diventa membro dell’influente Scriblerus Club e stringe amicizia con Jonathan Swift.

Le Pastorals si ispirano a Virgilio e nel Discourse on Pastoral Poetry, che ne accompagna la pubblicazione, Pope definisce il genere pastorale come la rappresentazione di uno stato ideale di vita. Anche il poema Windsor Forest rientra nel genere pastorale: in esso si annuncia un futuro utopico che si apre con la fine di una lunga guerra, conclusasi con la pace di Utrecht, e si celebra la regina Anna non solo perché una delle artefici della pace, ma come modello per coloro che vivono nei dintorni della foresta di Windsor.

The rape of the lock racconta la vicenda del furto di un ricciolo di Miss Arabella Fermor, chiamata Belinda e delle sue conseguenze tragicomiche. Vi ritroviamo riferimenti all’Eneide e al Paradise Lost di Milton; il gioco delle carte infatti richiama i giochi degli eroi nell’epica, il viaggio alla grotta della malinconia è narrato nello stesso modo della discesa agli inferi; Belinda ricorda in modo tragico la Didone Virgiliana; il finale, con la sua visione comica, si rifà sempre al poema miltoniano. Il poema crea un nuovo genere, quello del poema eroicomico (Mock Eroic Poem): The rape of the lock rappresenta un mondo rococò e superficiale, dominato dal gioco e dalla sensualità, in cui si manifesta l’universo fantastico dell’inconscio. Troviamo ancora: la schermaglia tra i sessi, l’esagerazione della bellezza di Belinda che assume proporzioni epiche, così come l’armamentario di oggetti sulla sua toilette che diviene un vero e proprio campo di battaglia dove si trovano le armi della seduzione. Le grazie di Belinda da un lato, sono presentate con toni eroicomici; dall’altro, ricordano la bellezza delle mitica Cleopatra e il fascino femminile che si colora di toni “sublimi”.

Eloisa to Abelard e Elegy to the Memory of an Unfortunate Lady (Eloisa ad Abelardo e Elegia in memoria di una signora sfortunata), ambedue del 1717, trattano i temi dell’amore e della passione con toni che fanno venire in mente le atmosfere “gotiche” della poesia “sepolcrale”. Centrale nei due poemi è la passione amorosa, incontrollabile in Eloisa, reclusa fra grotte e caverne, e tormentata dall’”insana gioia” di un amore proibito alla cui memoria non sa rinunciare neppure per la dedizione completa a Dio. Una simile passione perdura oltre la morte per la sventurata signora, costretta a vagare sulla terra, senza sepoltura e da tutti dimenticata.

La versione inglese dell’Iliade a opera di Pope, in heroic couplets (verso alessandrino) apparve tra il 1715 e il 1720: rimane un modello di dizione poetica e di fusione di passato e presente. L’Omero di Pope ha come scopo far conoscere un autore nel linguaggio poetico del Settecento, ponendo le basi per una rielaborazione dell’epica. La traduzione dell’opera di Omero proseguirà in collaborazione con altri, con la versione dell’Odissea: l’insieme di Iliade e Odissea diventa un poema epico, la creazione di un nuovo linguaggio poetico in cui l’imitazione riesce a perfezionare ciò che è stato inventato ed espresso in forme appropriate ad altre epoche e ora adeguato alla modernità.

L’opera di Pope comprende anche il genere della satira. I primi due volumi delle Miscellanies, con vari scritti attribuiti all’immaginario Martinus Scriblerus, apparvero nel 1727, e furono seguiti da un altro, l’anno seguente, che conteneva un attacco a Joseph Addison. L’attenzione veniva soprattutto focalizzata su un saggio di Pope in cui si satireggiavano i poeti contemporanei: Philips, Theobald e Dennis che avevano rivolto delle critiche alle opere di Pope.

Principale ispiratore del poema satirico The Dunciad (La zucconeide), apparso anonimo nel 1728, è appunto Theobald, che, nel suo libro Shakespeare Restored, muove delle critiche all’edizione delle opere di Shakespeare curata da Pope. La satira è rivolta alla dullness (“stupidità”) in tutte le forme individuate negli autori citati da Pope, i quali abitano, appunto, nel regno della Stupidità e ne sono gli “eroi”. La satira è diretta anche contro l’involgarimento e la degradazione della società e della cultura contemporanee a Pope. In The Dunciad il genere diviene commento storico, filosofico, letterario e racconto biografico e autobiografico.

Swift

L’opera che rese famoso Jonathan Swift (1667-1754) fu The Battle of the Books (1697), opera che si inserisce nella controversia sugli antichi e i moderni, in cui i primi sono presentati come superiori, senza però che la “battaglia” si concluda con la loro decisiva vittoria. In A Tale of a Tub (Il racconto della botte, 1704), la satira nei confronti delle controversie politico-religiose dell’epoca prevale su quella letteraria, incentrata sulla disputa tra antichi e moderni.

Famosissima la satira A Modest Proposal for Preventing the Children of Poor People from Being a Burden to Their Parents (Modesta proposta per impedire ai figli dei poveri di essere un peso per i loro genitori, 1729), in cui propone, con amaro sarcasmo, che il problema dei genitori poveri sia risolto con la vendita dei loro figli come cibo per i ricchi. Il trattato satirico sottolinea provocatoriamente la terribile povertà dell’Irlanda, paese natale di Swift, nel quale egli trascorse gli anni dell’infanzia e della giovinezza.

La fama di Swift è soprattutto legata a Gulliver’s Travels pubblicato nel 1726. L’idea di una satira in forma di narrativa di viaggio ebbe origine durante gli incontri dello Scriblerus Club, quando si progettava di scrivere “le memorie” dell’immaginario personaggio di Scriblerus, che avrebbe accompagnato nei suoi viaggi un altro personaggio fittizio, Samuel Gulliver. Nel libro, quest’ultimo, un medico che viaggia su una nave mercantile, racconta del suo naufragio sull’isola di Lilliput, abitata da esseri minuscoli. Il mondo dei lillipuziani richiama la vita politica inglese e le controversie tra i partiti politici, che si svolgono tra infimi contendenti e con argomentazioni meschine.

Nella seconda parte Gulliver è lasciato per caso sulla spiaggia di Brobdingnag, dove gli abitanti sono di proporzioni esagerate. Anche qui l’Inghilterra è fatta oggetto di satira, nei commenti del re che, dopo essersi informato dei costumi e del governo in Europa, non può che giudicare disgustosi e pericolosi i suoi abitanti. Nella terza parte, Gulliver visita l’isola di Laputa, il vicino continente e la capitale Lagado: attraverso la loro descrizione, si attaccano filosofi, storici e scienziati di cui vengono messi in ridicolo gli esperimenti.

Nell’ultima parte, viene presentato il paese degli Houyhnhnms, cavalli dotati di ragione. Il loro mondo, ordinato e pulito, è messo in contrasto con quello sporco e brutale degli Yahoos, esseri in forma di uomini, ma in realtà disgustosi animali, nei quali Gulliver riconosce i vizi e le cattiverie dell’umanità, tanto da non riuscire più a vivere, una volta tornato a casa, neppure con la propria famiglia.

Nel libro si raccolgono generi e forme letterarie disparati: il racconto di viaggio, la narrativa utopica, il commento critico, la satira. In Gulliver’s Travels, Swift rielabora testi e modelli della tradizione, a cominciare da Utopia di Thomas More, cui si contrappone, in negativo, la distopia swiftiana; la fonte latina, Luciano, autore di una satira sul racconto di false avventure di viaggio, si fonde con Discovery of a New World di Joseph Hall, e con The Isle of Pines di Henry Neville. In Gulliver’s Travels, inoltre, si avverte anche l’influenza di Rabelais, che conclude Gargantua et Pantagruel con il racconto di un viaggio in terre sconosciute.

Le avventure di viaggio, in Swift, diventano il percorso e le esperienze di un “uomo comune”, Gulliver, che possiede la razionalità del medico e una predisposizione alle scoperte al di là dei confini del suo mondo quotidiano, con aspirazioni idealistiche. Gulliver cerca di adattarsi ad ogni tipo di situazione e, allo stesso tempo, di salvare la propria identità. Durante il suo viaggio incontra mondi ed esperienze sconvolgenti, affronta il problema del potere, della lotta fra gli individui, del rapporto tra gli esseri umani e, nel caso degli abitanti di Laputa, si confronta con la scienza e il pensiero e le loro attrazioni e disillusioni. È chiaro il riferimento non solo all’Inghilterra, ma a un mondo squallido, dove ogni idealismo è destinato a essere disilluso e la ragione si rovescia nel suo contrario.

Direction to Servants (Indicazioni per la servitù, 1745), è una sorta di manuale in cui, fingendo di suggerire comportamenti appropriati per la servitù, si mettono in rilievo i suoi atteggiamenti peggiori e le sue malefatte. Molti sono anche gli scritti satirici di Swift contro le donne: è il caso di Epistole to a Lady (1735). La produzione di Swift comprende però molte raccolte di versi sensibili e delicate, tra cui Cadenus and Vanessa (1726), riferito al suo tormentato rapporto con Hester Vanhomrigh, e le poesie dedicate a Esther Johnson, chiamata Stella, una giovane donna che occupò un posto importante nella vita, anche sentimentale, dello scrittore. A lei è dedicata, infatti, la raccolta di lettere, in forma di diario, Journal to Stella, scritta tra il 1710 e il 1713.

I generi classici rivisitati

In tutta la produzione poetica settecentesca, appare particolarmente accentuata la rielaborazione dei generi. Nella prima metà del secolo le opere in versi soprattutto, imitano e trasformano i generi classici. Due sono i generi che più spesso ricorrono: il modello pastorale e la satira, il cui successo è in gran parte dovuto al fine sociale e all’intento moralizzatore della poesia. Un genere privilegiato da Pope e Swift è quello dell’epistola in versi, di cui è Orazio il modello ispiratore. L’elegia esprime meditazioni nei toni del rimpianto (spesso per amori infelici) e della nostalgia.

Esempi di elegie amorose sono quelle di Hammond, che contengono anche elementi di poesia pastorale, descrittiva e meditativa. Un’elegia è la poesia più famosa di Thomas Gray (1716-1771), Elegy Written in a Country Churchyard (Elegia scritta in un cimitero di campagna, 1751), considerata esemplare della sensibilità preromantica. Il genere elegiaco è spesso scelto dalle poetesse. Toni intimistici e di delicata osservazione della natura ricorrono nelle poesie di Anne Finch, una delle rare donne che, anche grazie all’appartenenza a un elevato ambiente sociale, ebbe l’opportunità di pubblicare, nel 1713, i suoi versi, Miscellaneous Poems on Several Occasions (Poesie miscellanee su varie occasioni). Le poesie a cui deve la fama, Nocturnal Reverie (Reverie notturna) e The Spleen (Malinconia), evocano toni e atmosfere care ai poeti preromantici.

Nella gerarchia dei generi, l’epica e la lirica sotto forma di ode, secondo il modello omerico e pindarico, occuparono un posto di rilievo. Nel corso del secolo, tale gerarchia fu ridefinita secondo un orientamento che privilegiava la fantasia e la passione e che innalzava il sonetto, o comunque liriche brevi su sentimenti e passioni, e la poesia descrittiva.

Le poetesse

Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762) apparteneva a una famiglia nobile, che le consentì di ricevere un’educazione raffinata. Attraverso il padre e poi il marito, ebbe occasione di conoscere personaggi importanti nell’ambiente letterario, quali Addison, Steele, Congreve, Gay e Pope: con quest’ultimo intrattenne una corrispondenza durante i suoi viaggi, dove aveva seguito il marito nominato ambasciatore. Al ritorno a Londra riprese la sua vita a corte e la sua attività letteraria. Conobbe Voltaire, sostenne Edward Young e il cugino Henry Fielding. Il suo rapporto con Pope si deteriorò col tempo, tanto da essere inclusa nella Dunciad: all’attacco rispose a sua volta con scritti satirici. Negli anni 1737-38, su un periodico, attaccò gli stereotipi maschili sulle donne, esprimendo un giudizio risentito sul fatto che uomini e donne ricevessero un’educazione diversa e che quanto costituiva un valore per i primi, apparisse negativo per le seconde. Visse quasi sempre all’estero, in Italia e in Francia, dove continuò a condurre un’intensa vita culturale e a intrattenere rapporti e corrispondenze con letterati e artisti.

Fu Horace Walpole che pubblicò, nel 1747, in Inghilterra, le sue Six Town Eclogues: With Some Poems (Sei ecloghe cittadine, più alcune poesie). Lady Mary Wortley Montagu costituisce un esempio significativo della partecipazione e del contributo femminile alla cultura dell’epoca. Assai noto, nella seconda metà del Settecento, fu il circolo letterario delle cosiddette Bluestocking Ladies. Esso fu “fondato” da Elizabeth Montagu (1720-1800), che iniziò a raccogliere intorno a sé, per delle serate dedicate alla conversazione di carattere letterario, alcune donne intelligenti e colte, molte delle quali si distinsero in campo letterario. Le Bluestocking corrispondevano e si incontravano tra di loro, leggendo gli scritti una dell’altra, creando così una comunità di letterate. Ciò provocò una reazione negativa in molti letterati maschi e il termine bluestocking venne a lungo usato in senso dispregiativo e offensivo.

Le poetesse del periodo mostrano una notevole competenza letteraria: Elizabeth Carter (1717-1806), ad esempio, traduce dal greco; Elizabeth Tollet (1694-1754), pubblica traduzioni latine dei Salmi e versi ispirati a Virgilio. Nonostante l’indiscutibile talento di molte di loro, le limitazioni e il controllo sociale da un lato e, le responsabilità familiari dall’altro, mettono un freno alla loro attività letteraria. Come nel caso di Mary Collier (1690?-1762?) e di Mary Leapor (1722-1746), la prima lavandaia, la seconda figlia di un giardiniere, o di Elizabeth Thomas (1675-1731), imprigionata per debiti e vissuta nell’indigenza; che pubblicarono grazie all’aiuto di amici letterati. Tutte le poetesse più note del Settecento, furono costrette a dipendere dall’aiuto e dal sostegno di uomini, spesso di padri, favorevoli a consentire loro una buona educazione e a valorizzarne il talento.

Elizabeth Toller apparteneva a una famiglia di letterati; il padre, favorì i suoi studi e la pubblicazione dei suoi scritti; Anna Laetitia Barbauld collaborò con il fratello, che la sostenne nella pubblicazione dei suoi Poems (1733). Il padre di Elizabeth Rowe (1674-1737), facoltoso commerciante di tessuti, ne incoraggiò gli interessi nella musica, nella pittura e nella letteratura.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jasminef di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Cariello Marta.
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