Le origini del romanzo borghese
Il realismo e la forma del romanzo
Sia Richardson che Fielding si consideravano gli iniziatori di un nuovo modo di scrivere e ritenevano che esistesse una frattura tra le loro opere e la narrativa precedente, ma essi non hanno fornito una definizione delle caratteristiche del nuovo genere: non possiamo neppure etichettare la diversa natura della loro narrativa con un nome nuovo poiché il termine novel (romanzo) non entrò nell’uso che verso la fine del diciottesimo secolo.
In sintesi, la definizione di realismo ha caratterizzato la distinzione dalla narrativa precedente, come antitesi di “idealismo”. La preistoria della forma “romanzo” è stata così descritta come qualcosa di continuo rispetto a tutte le forme precedenti di narrativa che rappresentano la vita comune. I romanzieri inglesi del diciottesimo secolo vengono considerati, insieme ai francesi Scarron, Lesage e Furetière, il momento conclusivo di tale tradizione. Così, il realismo dei romanzi di Defoe, Richardson e Fielding viene ad essere associato al fatto che:
- Moll Flanders è una ladra,
- Pamela è una ipocrita,
- Tom Jones un fornicatore.
Il “realismo” del romanzo non consiste nel tipo di vita che esso presenta ma nel modo in cui la presenta. Il termine “realismo” è usato in filosofia per descrivere una visione del mondo diametralmente opposta a quella del senso comune, quella visione cioè, sostenuta dai realisti della scolastica medievale, secondo cui le vere “realtà” sono gli universali, le classi, o le astrazioni e non gli oggetti concreti e particolari della percezione sensoria.
Il romanzo è nato nell’era moderna, periodo il cui orientamento intellettuale generale è decisamente differente dalla tradizione classica e medievale poiché rifiuta, o tenta di rifiutare, gli universali. Il realismo moderno inizia con l’affermazione che la verità può essere scoperta dall’individuo mediante i sensi e ha le sue origini in Descartes e Locke, ricevendo poi formulazione piena in Thomas Reid verso la metà del diciottesimo secolo.
Ciò che nel realismo filosofico è importante per il romanzo è un atteggiamento generale di pensiero realistico, i metodi usati nell’investigazione e il tipo di problemi sollevati.
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La grandezza di Descartes consistette principalmente nel suo metodo, nella determinazione a non accettare nulla sulla fiducia. Il perseguimento della verità è di natura esclusivamente individuale, indipendente logicamente dalla tradizione e invero più facile da raggiungere prescindendo da questa. Le forme letterarie precedenti avevano rispecchiato la tendenza generale della cultura in cui erano sorte a considerare la conformità alle pratiche tradizionali come la principale prova di verità. Questo tradizionalismo letterario fu per la prima volta sfidato dal romanzo, il cui criterio fondamentale era la verità in relazione all’esperienza individuale ch’è sempre unica e, quindi, nuova. Sì che il romanzo non poteva ricevere nome più appropriato di novel. Per quanto riguarda la trama, dopo Defoe, Richardson e Fielding continuò l’uso di trame non tradizionali, interamente inventate o basate parzialmente su avvenimenti contemporanei.
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Molte altre cose dovevano cambiare nella tradizione narrativa prima che il romanzo potesse esprimere la presa individuale della realtà così compiutamente come il metodo di Descartes e di Locke aveva permesso al pensiero di scaturire dai dati immediati della coscienza. Anzitutto, gli attori e la scena delle loro azioni dovevano essere posti in una nuova prospettiva letteraria: l’intreccio doveva avere come attori delle persone particolari in circostanze particolari invece che, come in passato, dei tipi umani generali in situazioni determinate dalle convenzioni letterarie. Le nuove tendenze filosofiche e le corrispettive caratteristiche formali del romanzo erano così, ancora una volta, in opposizione alle idee letterarie dominanti. La tradizione critica del primo settecento era infatti ancora dominata dalla forte predilezione classica per il generale e l’universale. Il romanzo si distingue dagli altri generi e dalle precedenti forme di narrativa per l’attenzione prestata normalmente sia all’individualizzazione dei personaggi sia ad una dettagliata presentazione dell’ambiente.
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Il romanzo tipicamente indica la sua intenzione di presentare un personaggio come individuo dandogli un nome come quelli che gli individui hanno nella vita ordinaria. I nomi propri indicano una cosa sola, gli universali una qualsiasi di molte. Anche nelle precedenti forme letterarie i personaggi ricevevano, ovviamente, un nome proprio ma il tipo di nomi usati mostrava che l’autore non cercava di presentare i suoi personaggi come entità completamente individualizzate. Defoe è casuale e talvolta contraddittorio ma assai raramente egli dà nomi convenzionali o di fantasia; Richardson fu più attento e diede a tutti i suoi personaggi principali e persino alla maggioranza di quelli secondari sia un nome che un cognome; Fielding battezzò i suoi personaggi non con nomi fantastici e altisonanti ma tali che, sebbene abbiano talvolta qualche riferimento al personaggio, hanno una connotazione più moderna.
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Il tempo è una categoria essenziale in un altro approccio al problema della definizione dell’individualità dell’oggetto. I personaggi del romanzo possono essere individualizzati solo se posti sullo sfondo di un particolare tempo e di un particolare ambiente. Il romanzo si è interessato più di qualunque altro genere allo sviluppo dei personaggi durante il tempo. Infine, la descrizione dettagliata delle occupazioni d’ogni giorno che si trova nel romanzo dipende dal suo potere sulla dimensione temporale. Defoe è il primo a presentarci una pittura della vita individuale vista nell’ampia prospettiva del processo storico, nei suoi momenti migliori riesce a convincerci che quanto narra sta accadendo in un particolare posto e in un tempo definito; Richardson fu attentissimo nel collocare tutti gli eventi narrati in una sequenza temporale mai prima di allora così dettagliata: ogni lettera contiene descrizioni minuziosissime col giorno della settimana e, spesso, l’ora; Fielding in Shamela si prese gioco dell’uso del tempo presente, in Tom Jones indicò la sua intenzione di essere molto selettivo nel trattare la dimensione del tempo.
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Lo spazio è necessariamente correlato al tempo. Il singolo caso particolare è definito in rapporto alle due coordinate dello spazio e del tempo. Il luogo era tradizionalmente vago come il tempo nella tragedia, nella commedia e nel romance. Defoe sembra essere stato il primo scrittore inglese a “visualizzare” completamente ciò che narrava come se fosse avvenuto in un ambiente reale. Richardson portò il processo più oltre, vi sono poche descrizioni di scene naturali ma considerevole attenzione è data agli interni. Fielding è, ancora una volta, distante dal gusto del particolare di Richardson, non ci dà descrizioni complete di interni e le frequenti descrizioni di paesaggi sono molto convenzionalizzate. La ricerca della verosimiglianza portò Defoe, Richardson e Fielding a collocare l’uomo interamente nel suo ambiente fisico.
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Le varie caratteristiche tecniche del romanzo sembrano tutte contribuire al perseguimento di uno scopo che il romanziere condivide con il filosofo: produrre qualcosa che pretende di essere un resoconto autentico di esperienze effettive di individui. Questo scopo implica altri tipi di rottura con la tradizione oltre a quelle già menzionate. Forse la più importante è l’adattamento dello stile della prosa allo scopo di dare un’aria di completa autenticità e anche ciò è strettamente connesso a uno dei punti metodologici fondamentali del realismo filosofico. La precedente tradizione stilistica non riguardava principalmente la corrispondenza tra parole e cose ma le bellezze estrinseche che si potevano aggiungere alle descrizioni e alle azioni mediante l’uso della retorica. Defoe era per l’immediatezza e l’aderenza al testo, questa aderenza era fisica, in Richardson è emotiva, ma in ambedue si sente che lo scopo esclusivo dell’autore è far sì che le sue parole comunichino l’oggetto in tutte le sue particolarità concrete. Fielding non ruppe con le tradizioni dello stile augustano, le virtù stilistiche tendono ad interferire con la sua tecnica romanzesca poiché una evidente selettività di visione distrugge la credenza del lettore nell’autenticità del rapporto o, al minimo, sposta la sua attenzione dal contenuto del rapporto all’abilità dello scrivente.
Il metodo narrativo mediante il quale il romanzo esprime l’atteggiamento circostanziato verso la vita può essere definito realismo formale. E diciamo formale perché il termine realismo si riferisce a un insieme di procedure narrative che vengono usate spesso nel romanzo e così raramente in altri generi da poter essere considerate tipiche del primo. Defoe e Richardson non hanno scoperto il realismo formale, lo hanno solamente applicato assai più completamente di quanto non si fosse fatto prima di loro.
Il pubblico dei lettori e il sorgere del romanzo
Molti osservatori del Settecento ritenevano che la loro epoca fosse un’epoca di notevole e crescente interesse popolare per la lettura. D’altro lato, è probabile che, sebbene il pubblico dei lettori fosse ampio se paragonato a quello di epoche precedenti, tuttavia era ben lontano da costituire un pubblico di massa come quello dei nostri giorni. Le vendite dei libri di dimensioni normali, quindi più costosi, erano più ridotte di quelle dei libri più popolari, specialmente se non erano di natura religiosa.
Una rassegna dei fattori che agirono sulla composizione del pubblico dei lettori mostrerà perché restava così scarso se considerato da un punto di vista moderno:
- Ristretta alfabetizzazione, intesa come capacità di leggere e scrivere la madre lingua. Non esisteva un sistema...
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