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Capitolo 1: Il realismo e la forma del romanzo

Il realismo e la forma del romanzo furono senza dubbio influenzati dai mutamenti nel pubblico dei lettori del loro tempo, come Defoe, Richardson e Fielding, ma le loro opere furono sicuramente ancor più condizionate dal nuovo clima sociale e morale in cui vivevano assieme ai loro lettori. Ciò che caratterizza e distingue la forma letteraria del romanzo da quelle precedenti è in primis l'applicazione del concetto di realismo.

Il realismo del romanzo non consiste nel tipo di vita che esso rappresenta, ma nel modo in cui la rappresenta. Il termine realismo è usato in filosofia per descrivere una visione del mondo diametralmente opposta a quella del senso comune, quella visione cioè secondo cui le vere realtà sono gli universali, le astrazioni e non gli oggetti concreti della percezione sensoria. Ciò che nel realismo filosofico è importante per il romanzo è piuttosto l'atteggiamento generale di pensiero realistico, i metodi usati nell’investigazione ed il tipo di problemi sollevati.

L’atteggiamento generale del realismo filosofico è stato critico, antitradizionalista ed innovatore; il metodo si è basato sullo studio dei particolari dell’esperienza da parte del singolo investigatore che è libero dagli assunti del passato e dalle credenze tradizionali. Tutte queste caratteristiche hanno analogie con altrettante caratteristiche del romanzo che è la forma letteraria che meglio rispecchia questo orientamento individualista ed innovatore, il cui criterio fondamentale era la verità in relazione all'esperienza individuale che è sempre unica e nuova.

Il romanzo appare così il logico veicolo letterario di una cultura che, negli ultimi secoli aveva insistito sul valore dell'originalità, sì che il romanzo non poteva ricevere nome più appropriato nella lingua inglese, novel. Compito primo del romanziere è dare l'impressione di riprodurre fedelmente l'esperienza umana, senza conformarsi a tradizioni formali. La povertà delle convenzioni formali del romanzo è il prezzo pagato per il suo realismo.

Defoe e Richardson: i primi grandi scrittori inglesi

Defoe e Richardson furono i primi grandi scrittori inglesi che non hanno derivato le loro trame dalla mitologia, dalla storia o dalla letteratura precedente. In questo sono diversi da Spenser, Shakepseare, Milton, ecc., i quali usarono abitualmente intrecci tradizionali poiché accettavano l'assunto culturale dei loro tempi secondo il quale la Natura è in sé completa ed immutabile e quindi la sua descrizione, sotto forma di iscrizioni, di leggende, o di resoconti storici costituiva un repertorio definitivo dell'esperienza umana. Viene dunque messo in risalto l'importante aspetto dell'originalità.

Ma l'accezione del termine deve intendersi secondo lo stesso procedimento seguito dal termine realismo. Infatti, dalla fede medioevale nella realtà e negli universali, “realismo” è venuto a denotare una credenza nella percezione individuale della realtà tramite i sensi; eseguendo un procedimento semantico simile, il termine “originale”, che nel Medioevo significava “esistente dall'inizio”, venne adesso a significare “non derivato da altro, indipendente, di prima mano”. L'uso di trame non tradizionali nel romanzo è una precoce manifestazione di questa tendenza.

Quando Defoe cominciò a scrivere racconti, tenne in poco conto le teorie critiche allora dominanti che ancora sostenevano l'uso di trame tradizionali, permettendo alla sua narrazione di fluire spontaneamente da ciò che egli sentiva che i suoi personaggi avrebbero potuto fare. Così facendo egli iniziò una nuova e importante tendenza nella narrativa: la totale subordinazione della trama al modello della “memoria” autobiografica.

Dopo Defoe, Richardson e Fielding continuarono, in modi diversi, ciò che doveva divenire la prassi abituale del romanzo, l'uso cioè di trame non tradizionali, interamente inventate o basate parzialmente su avvenimenti contemporanei.

Prospettiva letteraria

Molte altre cose, oltre alla trama, dovevano cambiare nella tradizione della narrativa prima che il romanzo potesse esprimere la presa individuale della realtà. L'intreccio doveva avere come attori delle persone particolari in circostanze particolari invece che, come in passato, dei tipi umani generali in situazioni determinate dalle convenzioni letterarie. Questo mutamento letterario fu analogo al rifiuto degli universali e all’enfasi sui particolari che caratterizza il realismo filosofico. La tradizione critica del primo Settecento era ancora dominata dalla forte predilezione classica per il generale e l'universale. Infatti Defoe e Richardson iniziarono la direttiva letteraria tipica del romanzo assai prima che questa potesse appoggiarsi a una teoria critica.

Il romanzo si distingue sicuramente dagli altri generi e dalle precedenti forme narrative per l'attenzione prestata normalmente sia all'individuazione dei personaggi sia a una dettagliata presentazione dell'ambiente.

Nomi

Un primo passo nella creazione del romanzo fu quello di definire l'individuo, per delineare comportamenti e caratteristiche dei personaggi. Il romanziere indica la sua intenzione di presentare un personaggio come individuo dandogli un nome come quelli che gli individui hanno nella vita ordinaria. I nomi propri sono l'espressione verbale della particolare identità di ogni singola persona. In letteratura questa funzione dei nomi propri si affermò pienamente solo con il romanzo.

L'uso dei nomi propri in Defoe è casuale e talvolta contraddittorio, ma raramente da nomi convenzionali o di fantasia; mentre Richardson fu più attento e diede a tutti i suoi personaggi, principali e non, sia nome che cognome. Fielding battezzò i suoi personaggi non con nomi fantastici ed altisonanti, ma tali che hanno una connotazione più moderna.

Tempo

Locke sosteneva che l'individuo è in contatto con la sua identità in progresso tramite la memoria di pensieri ed azioni passate. Il “principio di individuazione” di Locke era quello dell'esistenza in un locus nello spazio e nel tempo poiché “le idee divengono generali quando vengono separate dalle circostanze di tempo e di luogo”, così che divengono particolari solo quando ambedue queste circostanze sono specificate.

Allo stesso modo i personaggi del romanzo possono essere individualizzati solo se posti sullo sfondo di un particolare tempo e di un particolare ambiente. La visione del mondo che si è affermata dal Rinascimento in poi considera il tempo, non solo dimensione cruciale del mondo fisico, ma anche forza che plasma la storia individuale e collettiva dell'uomo. Abbiamo una rottura con la tradizione che usava storie fuori del tempo per dimostrare verità morali immutevoli. Questo porre l'origine dell'identità personale di un personaggio nel repertorio dei suoi ricordi è caratteristico del romanzo.

L'intreccio del romanzo si distingue dagli intrecci della narrativa precedente tramite l'uso di esperienze passate come cause dell'azione presente: una connessione causale operante nel tempo sostituisce l'uso precedente di camuffamenti e coincidenze e questo dà al romanzo una struttura più coesiva. Il ruolo del tempo nella letteratura antica, medievale e rinascimentale è diverso da quello che si ha nel romanzo. La restrizione dell'azione della tragedia in 24 ore, la celebre unità di tempo, è in realtà una negazione dell'importanza della dimensione temporale nella vita umana: poiché implica che la verità sull'esistenza possa esser dispiegata pienamente sia nello spazio di un giorno che di un'intera vita.

Nel tardo settecento vi fu il sorgere di uno studio più obbiettivo della storia e di un sentimento più profondo delle differenze tra passato e presente. La narrativa di Defoe è la prima a presentarci una pittura della vita individuale vista nell'ampia prospettiva del processo storico, mentre tutto questo è ancor più forte e presente in Richardson che fu attentissimo nel collocare tutti gli eventi narrati in una sequenza temporale mai prima di allora così dettagliata, ogni lettera contiene descrizioni minuziosissime con il giorno e, spesso, l'ora. L'uso della forma epistolare da parte di Richardson induceva nel lettore un senso di partecipazione effettiva all'azione.

Il problema del tempo fu affrontato da Fielding da un punto di vista più esterno e tradizionale; in Shamela si prese gioco dell'uso del tempo presente da parte di Richardson. In Tom Jones indicò la sua intenzione di essere molto più selettivo di Richardson nel trattare la dimensione del tempo.

Spazio

Lo spazio è il necessario correlato del tempo. Non possiamo facilmente visualizzare un particolare momento dell'esistenza senza collocarlo anche in un contesto spaziale. Il luogo era tradizionalmente vago come il tempo nella tragedia, nella commedia e nel romanzo. Shakespeare non aveva riguardi per distinzione di tempo e luogo.

Defoe sembra essere stato il primo scrittore inglese a visualizzare completamente ciò che narrava, come se fosse avvenuto in un ambiente reale, descrivendo minuziosamente anche gli oggetti. In Moll Flanders si contano capi di biancheria e pezzi d'oro e l'isola di Robinson è piena di memorabili articoli di vestiario e di utensili. Richardson, che occupa il posto centrale nello sviluppo della tecnica del realismo narrativo, portò il processo più oltre. Vi sono poche descrizioni di scene naturali, ma considerevole attenzione è data agli interni.

Fielding, rimanendo ancora una volta distante dal gusto del particolare di Richardson, non fornisce descrizioni complete di interni e le stesse descrizioni di paesaggi esterni sono sì presenti, ma in modo molto convenzionale.

La scrittura

Tutte queste caratteristiche tecniche del romanzo contribuiscono al perseguimento di uno scopo che il romanziere condivide con il filosofo, produrre un resoconto autentico di esperienze effettive di individui. Così il realismo moderno si trovò esso pure a fronteggiare il problema semantico. La precedente tradizione stilistica nella narrativa non riguardava principalmente la corrispondenza tra parole e cose ma le bellezze estrinseche che si potevano aggiungere alle descrizioni e alle azioni mediante l'uso della retorica.

Naturale che Defoe e Richardson fossero attaccati da molti dei più colti scrittori del tempo per il loro modo di scrivere goffo e spesso improprio. Le norme sulla prosa restavano nel periodo augustano troppo letterarie per le voci naturali di Moll Flanders o Pamela Andrews. Quindi la rottura di Defoe e Richardson con i canoni tradizionali accettati fino allora dello stile in prosa, è da considerarsi come il prezzo da pagare per ottenere immediatezza ed aderenza del testo a quanto viene descritto.

In Defoe questa aderenza è principalmente fisica, in Richardson è più emotiva ma in entrambi si percepisce che lo scopo è fare in modo che le parole comunichino l'oggetto in tutte le sue concrete particolarità. Al contrario Fielding, non ruppe con le lezioni dello stile augustano, contribuendo così ad una diminuzione dell'autenticità delle sue narrazioni. Da un alto, Defoe e Richardson, applicando senza compromessi il punto di vista realistico al linguaggio e alla struttura della prosa, si impediscono il conseguimento di altri valori letterari.

Dall'altro lato, in Fielding, le virtù stilistiche tendono a interferire con la sua tecnica di romanziere. Il metodo narrativo mediante il quale il romanzo esprime l'atteggiamento circostanziato verso la vita può essere definito realismo formale. E diciamo formale perché il termine realismo non si riferisce qui ad alcun proposito o dottrina letteraria particolare ma solo a un insieme di procedure narrative usate così spesso nel romanzo e così raramente in altri generi da poter essere considerate tipiche del primo. Il realismo formale è solo una convenzione.

Defoe e Richardson non hanno “scoperto” il realismo formale, lo hanno solo applicato assai più completamente di quanto non si fosse fatto prima. Prima di allora, lo scopo della verosimiglianza non era stato assimilato in modo tale da provocare un completo rifiuto delle convenzioni non realistiche del genere. Il termine “realismo formale” sottolinea quella convenzione fondamentale che il romanzo sia un rapporto autentico e completo di una esperienza umana ed abbia quindi l'obbligo di soddisfare i suoi lettori, fornendo loro dettagli sulla personalità degli attori e sulle circostanze di tempo e luogo delle loro azioni, presentandoli usando il linguaggio in modo ampiamente referenziale (che rimanda a ciò che il testo esprime).

Capitolo 2: Il pubblico dei lettori ed il sorgere del romanzo

Il realismo formale del romanzo implicò una rottura con la tradizione letteraria corrente, e tra le ragioni che resero possibile questa rottura fu fondamentale quella relativa ai mutamenti del e nel pubblico del lettori nel Settecento. Il sorgere del romanzo e del giornalismo, sono i primi esempi degli effetti dei mutamenti del pubblico sulla letteratura. Sebbene il pubblico dei lettori fosse ampio se paragonato a quello di epoche precedenti, tuttavia era ben lontano dal costituire un pubblico di massa come quello dei nostri giorni.

I fattori che agirono sulla composizione del pubblico dei lettori, un pubblico che restò scarso, furono:

  • Ristretta alfabetizzazione: intesa come mera capacità di leggere e scrivere la madre lingua. Non esisteva un sistema scolastico vero e proprio. La frequenza a queste scuole era troppo breve e irregolare. Il fattore più importante nel limitare l’alfabetizzazione era probabilmente la mancanza di un incentivo a imparare. Saper leggere era necessario solo a chi era destinato a occupazioni da classe media, commercio, amministrazione, libere professioni.
  • Inoltre l’alto costo dei libri nel Settecento rafforza l’importanza del fattore economico nel restringere il pubblico dei lettori. Il costo di un romanzo avrebbe nutrito una famiglia per una o due settimane. Il romanzo nel 1700 non era una forma letteraria popolare.

Un primo passo importante fu dato dai giornali che nelle loro uscite (2-3 volte a settimana) contenevano storie brevi o romanzi a puntate, come accadde per il Robinson Crusoe pubblicato sull’Original London Post. Fondamentale per la diffusione dei romanzi e l’espansione del pubblico dei lettori fu l’introduzione delle c.d. librerie circolanti, che permettevano, tramite il pagamento di un abbonamento annuale a basso costo (mezza o una ghinea) di prelevare in prestito libri altrimenti troppo costosi, ad un prezzo minimo (un penny).

L’abitudine alla lettura si diffuse soprattutto tra le donne. Esse avevano maggiore tempo a disposizione e lo dedicavano proprio alla lettura. Tra le categorie povere, gli apprendisti e soprattutto i domestici avevano maggiori possibilità di leggere i romanzi, perché prestando servizio nelle case dei nobili, vi trovavano i libri e potevano leggerli ed inoltre, non avendo spese di vitto e alloggio, potevano permettersi di spendere parte di quel poco che avevano proprio per acquistare qualche volume.

Il tipo più diffuso di libri pubblicati nel diciottesimo secolo fu quello religioso. Tuttavia i gusti dei lettori del 1700 divenivano sempre meno di tipo religioso. Molti lettori, specie quelli degli strati meno colti iniziavano con letture religiose e passavano poi a interessi più ampi. Defoe e Richardson sono figure rappresentative di questa tendenza; ma essi combinarono interessi religiosi e secolari.

Questo compromesso tra le persone colte e quelle di minore cultura, è forse la tendenza più importante della letteratura del Settecento, e trova le sue prime espressioni nelle più famose innovazioni letterarie del secolo, la fondazione del Tatler e dello Spectator.

Nel 1731 viene fondato il Gentleman’s Magazine a cura di Edward Cave. Questo simboleggia un importante mutamento nell'organizzazione del pubblico. Era diretto da un giornalista e libraio intraprendente ma poco colto. Questo mutamento suggerisce l’emergere sulla scena letteraria delle persone implicate nella produzione e vendita dei prodotti della stampa. La ragione di questo è chiara: il declino del mecenatismo letterario della corte e della nobiltà aveva lasciato un vuoto tra l’autore e i suoi lettori e questo vuoto fu rapidamente riempito dagli intermediari del mercato letterario, gli editori o come erano usualmente chiamati i librai (booksellers).

Possedevano o controllavano tutti i principali canali d’opinione, giornali, periodici, e riviste critiche. Questo virtuale monopolio dei canali d’opinione portò anche al monopolio degli scrittori. In poco tempo acquistarono potere strategico. Il loro potere su autori e pubblico era molto importante e diversi contemporanei erano preoccupati per il loro potere che aveva trasformato la letteratura in un semplice bene di mercato. Ma se da una parte gli editori fecero poco o nulla per promuovere il sorgere del romanzo, essi aiutarono comunque lo sviluppo di una delle innovazioni nei racconti - e resero possibile la notevole indipendenza di Defoe e Richardson dalla tradizione critica classica che fu un presupposto indispensabile dei loro successi letterari.

Il risultato più ovvio dell'applicazione di criteri principalmente economici alla produzione letteraria fu il favore dato alla prosa rispetto allo scrivere in versi. Lo stesso Defoe si volse ben presto a un uso quasi esclusivo della prosa: facile, prolissa, non mediata. Defoe sembra aver tratto le estreme conseguenze dalle implicazioni economiche dello scrittore, considerando la revisione come qualcosa da farsi solo per un compenso extra. Vi sono indizi simili per Richardson, anche se i motivi economici era...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Altese Maria Paola.
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