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delle loro azioni, presentandoli usando il linguaggio in modo ampiamente referenziale (che rimanda

a ciò che il testo esprime).

Cap. 2 Il pubblico dei lettori ed il sorgere del romanzo.

Il realismo formale del romanzo implicò una rottura con la tradizione letteraria corrente, e tra le

ragioni che resero possibile questa rottura fu fondamentale quella relativa ai mutamenti del e nel

pubblico del lettori nel Settecento. Il sorgere del romanzo e del giornalismo, sono i primi esempi

degli effetti dei mutamenti del pubblico sulla letteratura. Sebbene il pubblico dei lettori fosse ampio

se paragonato a quello di epoche precedenti, tuttavia era ben lontano dal costituire un pubblico di

massa come quello dei nostri giorni.

Fattori che agirono sulla composizione del pubblico dei lettori, un pubblico che restò scarso:

- ristretta alfabetizzazione: intesa come mera capacità di leggere e scrivere la madre lingua. Non

esisteva un sistema scolastico vero e proprio. La frequenza a queste scuole era troppo breve ed

irregolare. Il fattore più importante nel limitare l’alfabetizzazione era probabilmente la mancanza di

un incentivo a imparare. Saper leggere era necessario solo a chi era destinato a occupazioni da

classe media, commercio, amministrazione, libere professioni.

- Inoltre l’alto costo dei libri nel Settecento rafforza l’importanza del fattore economico nel

restringere il pubblico dei lettori. Il costo di un romanzo avrebbe nutrito una famiglia per una o

due settimane. Il romanzo nel 700 non era una forma letteraria popolare.

Un primo passo importante fu dato dai giornali che nelle loro uscite (2-3 volte a settimana)

contenevano storie brevi o romanzi a puntate, come accadde per il Robinson Crusoe pubblicato

sull’Original London Post. Fondamentale per la diffusione dei romanzi e l’espansione del pubblico

dei lettori fu l’introduzione delle c.d. librerie circolanti, che permettevano, tramite il pagamento di

un abbonamento annuale a basso costo (mezza o una ghinea) di prelevare in prestito libri

altrimenti troppo costosi, ad un prezzo minimo (un penny). L’abitudine alla lettura si diffuse

soprattutto tra le donne. Esse avevano maggiore tempo a disposizione e lo dedicavano proprio alla

lettura. Tra le categorie povere, gli apprendisti e soprattutto i domestici avevano maggiori

possibilità di leggere i romanzi, perché prestando servizio nelle case dei nobili, vi trovavano i libri e

potevano leggerli ed inoltre, non avendo spese di vitto e alloggio, potevano permettersi di

spendere parte di quel poco che avevano proprio per acquistare qualche volume.

Il tipo più diffuso di libri pubblicati nel diciottesimo secolo fu quello religioso. Tuttavia i gusti dei

lettori del 700 divenivano sempre meno di tipo religioso. Molti lettori, specie quelli degli strati

meno colti iniziavano con letture religiose e passavano poi a interessi più ampi. Defoe e Richardson

sono figure rappresentative di questa tendenza; ma essi combinarono interessi religiosi e secolari.

Questo compromesso tra le persone colte e quelle di minore cultura, è forse la tendenza più

importante della letteratura del Settecento, e trova le sue prime espressioni nelle più famose

Tatler Spectator

innovazioni letterarie del secolo, la fondazione del e dello .

Nel 1731 viene fondato il a cura di Edward Cave. Questo simboleggia

Gentleman’s Magazine,

un importante mutamento nella organizzazione del pubblico. Era diretto da un giornalista e libraio

intraprendente ma poco colto. Questo mutamento suggerisce l’emergere sulla scena letteraria

delle persone implicate nella produzione e vendita dei prodotti della stampa. La ragione di questo è

chiara: il declino del mecenatismo letterario della corte e della nobiltà aveva lasciato un vuoto tra

l’autore e i suoi lettori e questo vuoto fu rapidamente riempito dagli intermediari del mercato

booksellers

letterario, gli editori o come erano usualmente chiamati i librai ( ). Possedevano o

controllavano tutti i principali canali d’opinione, giornali, periodici, e riviste critiche. Questo virtuale

monopolio dei canali d’opinione portò anche al monopolio degli scrittori.

In poco tempo acquistarono potere strategico. Il loro potere su autori e pubblico era molto

importante e diversi contemporanei erano preoccupati per il loro potere che aveva trasformato la

letteratura in un semplice bene di mercato. Ma se da una parte gli editori fecero poco o nulla per

promuovere il sorgere del romanzo, essi aiutarono comunque lo sviluppo di una delle innovazioni

nei racconti - e resero possibile la notevole indipendenza di Defoe e Richardson dalla tradizione

critica classica che fu un presupposto indispensabile dei loro successi letterari. Il risultato più ovvio

dell’applicazione di criteri principalmente economici alla produzione letteraria fu il favore dato alla

prosa rispetto allo scrivere in versi. Lo stesso Defoe si volse ben presto a un uso quasi esclusivo

della prosa: facile, prolissa, non mediata. Defoe sembra aver tratto le estreme conseguenze dalle

implicazioni economiche dello scrittore, considerando la revisione come qualcosa da farsi solo per

un compenso extra.

Vi sono indizi simili per Richardson, anche se i motivi economici erano per quest’ultimo meno

pressanti. Defoe e Richardson non ruppero con la tradizione letteraria classica solo rispetto allo

stile della prosa: lo fecero in quasi ogni aspetto della loro visione della vita e nelle tecniche in cui la

manifestarono.

In virtù dei loro contatti con la stampa, la vendita dei libri ed il giornalismo, Defoe e Richardson

furono in contatto diretto con i nuovi interessi e le nuove capacità del pubblico dei lettori, ed in

considerazione del fatto che fossero pienamente rappresentanti di quel nuovo pubblico

rappresentato dalla borghesia di cui facevano parte, dovettero solo curarsi di seguire nei propri

racconti, i loro stessi standard di vita per essere sicuri di attirare un vasto pubblico

Cap. 4 Defoe come romanziere: Moll Flanders

Il Robinson Crusoe, sebbene sia l’opera di Defoe più duratura e che colpisce di più,è Moll

che si impone come l’opera migliore per lo studio dei metodi di Defoe come romanziere

Flanders

e del suo posto nella tradizione del romanzo.

E’ Moll Flanders a essere considerato rappresentativo di quanto Defoe riuscì ad ottenere nel campo

del romanzo vero e proprio.

La preminenza di questo romanzo tra quelli di Defoe non dipende affatto dal suo essere

completamente diverso, per oggetto e atteggiamento, dal Robinson Cr.

Moll Flanders è un prodotto caratteristico dell’individualismo moderno, specialmente nel suo

ritenere che essa ha diritto di raggiungere i più alti risultati economici e sociali e nell’usare ogni

metodo disponibile per attuare questi suoi propositi.

Proprio perché i suoi crimini, come i viaggi di Crusoe, sono radicati nella dinamica

, Moll Flanders

dell’individualismo economico è essenzialmente diversa dai protagonisti dei romanzi

picareschi. Il picaro ha si una base storica reale- il crollo dell’ordine feudale- ma non è una

personalità individuale abbastanza completa le cui esperienze di vita siano significative in sé.

Defoe, al contrario, presenta le sue sgualdrine, i suoi pirati, banditi e ladri come persone comuni

che sono i prodotti normali del loro ambiente, vittime di circostanze che chiunque potrebbe aver

sperimentato e che provocano gli stessi conflitti morali tra i fini e i mezzi che altri membri della

società affrontano.

Il picaro gode di quella magica immunità dal dolore e dalla morte che è accordata ai fortunati che

abitano il mondo della commedia, mentre l’essenza del mondo narrativo di Defoe consiste nel fatto

che le pene, come i piaceri, sono concreti come quelli del mondo reale.

La distinzione tra criminale e non criminale diviene importante solo quando l’orientamento

dell’individuo verso la vita è determinato dai suoi scopi personali che sono moderati solo dal potere

Moll Flanders

legale delle autorità. Lo sfondo sociale più immediato di è fornito dagli sforzi dello

stato di limitare l’aumento dei crimini, specialmente a Londra.

Moll Flanders

Sebbene abbia uno sfondo criminale, resta essenzialmente una espressione di forze

ed atteggiamenti strettamente collegati a quelli analizzati nel Robinson Crusoe.

Le discontinuità presenti nell’opera mostrano che Defoe non programmò il suo romanzo come un

insieme coerente ma lavorò pezzo per pezzo, senza metodo, molto rapidamente e senza revisione

finale. Il suo scopo di scrittore era quello di giungere ad una produzione vasta ed efficace e tale

produzione non era diretta principalmente a un pubblico attento e critico.

Quasi tutti i suoi romanzi sono basati su una combinazione di due diversi metodi di racconto. Una

presentazione scenica relativamente completa e riassunti più semplici e meno dettagliati che

costituiscono lo sfondo e forniscono il necessario tessuto connettivo. L’effetto è che quasi ogni

pagina mostra cadute di tensione mentre si passa da un episodio a un riassunto.

Nell’opera ci sono alcuni passaggi che sembrano non curati o nei quali è possibile trovare qualche

contraddizione, ma questo atteggiamento noncurante che Defoe ebbe verso tutti i suoi scritti

spiega proprio buona parte delle incoerenze che si possono rilevare su alcuni dettagli e passaggi

dei suoi romanzi, dando quasi per certo che questo suo atteggiamento sia volutamente

caratteristico del suo metodo narrativo.

Ad esempio il primo importante gruppo di episodi, quello in cui Moll è sedotta dal figlio maggiore

della famiglia presso cui abita dopo la morte della balia, è suddiviso in numerosissimi incontri tra i

personaggi coinvolti. L’efficacia di ciascuno di questi viene assai diminuita dal fatto che la

narrazione si frantuma in un semplice riassunto.

Nello stesso modo, la reazione di Moll alla scoperta della natura incestuosa del suo matrimonio col

fratellastro è suddivisa in così tante scene che la forza emotiva dell’episodio ne esce indebolita.

Questo aspetto della tecnica narrativa di Defoe, è una conseguenza della natura dei suoi intenti

letterari, che sono quelli di produrre una somiglianza convincente con le memorie autobiografiche

di persone reali. L’aspetto più brillante dei suoi romanzi è la prosa.

Nell’opera la prosa di Defoe è notevolmente efficace nel mettere il lettore in condizione di

penetrare nella coscienza di Moll mentre questa cerca di rendere chiaramente i suoi ricordi.

La lunghezza delle frasi sembra, a prima vista, interferire con l’effetto di spontaneità autentica ma,

in realtà, la mancanza di soste tra le frasi e le frequenti ricapitolazioni tende a provocare proprio

tale effetto. Prima di lui nessun altro aveva usato un modo di scrivere che potesse esser scambiato

per il modo di esprimersi di una persona poco colta come Moll Flanders. Ciò è un risultato dei

Royal Society

mutamenti. Il primo di questi fattori fu il tentativo della di sviluppare una prosa più

concreta. Il vocabolario di Defoe è certamente quello degli “artigiani e contadini” nel senso che

contiene una proporzione più elevata di parole di origine anglosassone di qualunque altro scrittore

conosciuto.

La prosa di Defoe è probabilmente assai vicina al “dialetto volgare”. Come giornalista Defoe scrisse

per il pubblico più vasto che esistesse. L’esperienza giornalistica fu particolarmente adatta a

promuovere la sua successiva carriera di romanziere in quanto aveva creato un personaggio fittizio

editoriale, “Mr. Review”, caratterizzato da un modo di scrivere assai personale. La qualità suprema

di Defoe era la sua leggibilità.

La storia si divide in due parti principali: la prima, più lunga, è dedicata alla “carriera” di Moll come

moglie, costituita da cinque episodi principali ognuno dei quali termina con la morte o la partenza

di un marito, mentre la seconda è dedicata alle sue attività criminali ed alle loro conseguenze.

L’unico nesso tra le due parti è costituito dal rincontro nella prigione di Newgate dell’ex marito

James ed alla successiva deportazione in Virginia, con la conseguente riunificazione familiare,

dando luce ad una conclusione del racconto coerente con l’insieme di tutto il romanzo, con una

continuità ed una coerenza strutturale che lo rende unico tra i romanzi di Defoe.

Molte delle discrepanze apparenti del romanzo, riguardano alcuni aspetti della moralità individuale.

Alcuni critici hanno visto in alcuni passaggi del racconto degli aspetti ironici a parer loro alcuni

voluti ed altri casuali.

Moll Flanders termina piuttosto confusamente con l’eroina ed il marito che tornano in Inghilterra.

Persino quando una soluzione dell’intreccio sarebbe ovvia e logica, Defoe sembra preferire un

effetto incerto e incompleto.

Questi finali inclusivi sono tipici di Defoe e, in un certo senso sono efficaci, perché servono come

avvertimento finale che l’ordine della narrazione è determinato solo dalla sequenza degli

avvenimenti nella vita dei protagonisti. Egli disprezza l’ordine della letteratura per dimostrare per

dimostrare la sua devozione alla disordinata varietà della vita.

L’analogia più stretta per quanto riguarda il soggetto di Moll Flanders è fornita dalle biografie dei

libertini, una tradizione inglese che intendeva fornire una documentazione sociale realistica.

La sua ammirazione per la vera e propria biografia si riflette anche nel fatto che tutti i suoi romanzi

sono presentati come autobiografie autentiche.

Defoe ci fa ammirare la prontezza e la risolutezza delle reazioni di Moll di fronte alle occasioni di

profitto o di pericolo, e se non vi sono dettagliate analisi psicologiche è semplicemente perché

sarebbero del tutto superflue. Defoe non tanto ci da un ritratto dell’eroina, quanto si immedesima

in lei in ogni azione, e trascina il lettore con sé rendendogli difficile dubitare della loro realtà e di

quella di chi è protagonista. I dubbi sorgono solamente quando si cerca di collegare tra loro tutti

questi atti e di vederli come espressione di un’unica personalità, ed essi non diminuiscono quando

scopriamo quanto poco ci sia detto delle cose che dovremmo sapere per formarci un quadro

completo della personalità del protagonista. Queste deficienze sono particolarmente evidenti nel

modo in cui vengono trattate le relazioni personali. Si dice molto poco, ad esempio, sul tipo degli

amori di Moll Flanders, non possiamo dire quale essa preferisse. Se Moll Flanders tace sul destino

di tutti i suoi figli, tranne Humpry e i quattro di cui si dice che sono morti, non dobbiamo dedurne

che essa sia priva di sentimento materno ma solo che Defoe non aveva presenti alla mente i suoi

personaggi quando erano fuori scena.

Vi è anche un’altra spiegazione per la mancanza di prove complete da cui dedurre la personalità di

Moll dal suo modo di comportarsi nelle relazioni sociali: il fatto che l’individualismo criminale

perseguito da Moll nella seconda parte della sua vita tende a minimizzare l’importanza delle

relazioni personali. Moll deve assumere nomi e identità falsi e gran parte della sua vita è volta a

mantenere questo tipo di finzioni. I suoi contati personali non possono essere profondi e sinceri.

Moll Flanders e la maggior parte degli altri personaggi di Defoe appartengono tutti all’isola di

Crusoe. Essenzialmente sono dei solitari e considerano i loro compagni in modo strettamente

funzionale. Tutti sembrano esistere in funzione di lei e nessuno risentirne. L’unica fonte che ci

resta per avere una descrizione obiettiva è Defoe stesso. Ma anche qui ci sono difficoltà perché la

protagonista è simile al suo autore anche li dove dovrebbero esserci sostanziali differenze. Moll

Flanders ha caratteristiche femminili: ama i bei vestiti, la bella biancheria e ha atteggiamenti tipici

di una moglie, ma si tratta di elementi esteriori e di rilevanza minore. L’essenza del suo carattere e

delle sue azioni è fondamentalmente maschile.

Essa condivide con Defoe e con la maggior parte dei suoi eroi molti dei caratteri che si considerano

normalmente quelli della classe media. E’ ossessionata dall’idea di apparire una gentildonna e di

mantenere le apparenze. Le sue qualità più positive sono, come nel caso di Crusoe, basate su un

individualismo implacabile, amorale e accanito.

Defoe avrebbe potuto usare dei commenti diretti per forzare il lettore a vedere la protagonista dal

1

giusto punto di vista, indicandone l’egoismo inveterato e la superficialità dei pentimenti . Ma

queste intrusioni dell’autore avrebbero interferito con lo scopo principale di Defoe, quello di dare

l’impressione che Moll Flanders fosse un’autobiografia letterale e autentica e il metodo era quindi

inaccettabile. L’eroina doveva avere la doppia funzione di personaggio e di portavoce dell’autore e

quindi raccontare la storia dalla prospettiva degli anni tardi della penitenza.

Defoe non dedicò né alla sua arte né alla sua coscienza quell’attenzione che i suoi propositi morali

implicavano. Egli si trova di fronte ad un problema allora nuovo e che rimase da allora il problema

centrale del romanzo come imporre una struttura morale coerente alla narrazione senza però

diminuirne l’impressione di autenticità letterale.

Il realismo formale è solo un modo di presentazione ed è, quindi moralmente neutro e anche i

romanzi di Defoe lo sono perché fanno del realismo formale un fine e non un mezzo.

Il problema del romanzo fu come scoprire e rilevare questi significati più profondi senza infrangere

il realismo formale.

I puritani erano più soggetti a scoppi di indignazione morale dei realisti. Una elle forze dl

puritanesimo fu la tendenza a convertire le richieste di rettitudine in aggressività poco caritatevole

verso i peccati degli altri. Questo portava con sé la tendenza complementare ad essere piuttosto

indulgenti e ciechi verso i propri peccati. Moll Flanders ci da frequenti esempi di questa tendenza.

Uno famoso è il passo in cui si consola dell’aver rubato una collana d’oro ad una bambina.

E’ certo che Moll Flanders non si caratterizza per un atteggiamento ironico coerente e continuo.

L’ironia, in senso ampio, esprime una profonda consapevolezza delle contraddizioni e incongruità

del’uomo in questa valle di lacrime, consapevolezza che si manifesta nella voluta disponibilità di un

testo a interpretazioni contraddittoria.

Un tal modo di scrivere richiede però una continua attenzione da parte dell’autoe e del lettore. Ma

è molto improbabile che Defoe scrivesse in tal modo o che avesse lettori di questo tipo.

1 La sincerità della sua conversione non è mai sottoposta alla prova decisiva di dover rinunciare ai beni materiali per

quelli spirituali.

Molte delle apparenti discrepanze di Moll riguardano zone della moralità individuale nelle quali gli

ultimi due secoli ci hanno insegnato a fare distinzioni molto precise riguardo alle quali il primo

settecento era molto meno sensibile. E’ quindi naturale che noi siamo portati a vedere dell’ironia

dove invece vi è probabilmente solo confusione, una confusione che il nostro secolo è più

preparato a discernere di quello di Defoe.

Vi è un’altra spiegazione storica di tipo un po’ diverso per giustificare la tendenza modrna a

leggere Moll in chiave ironica: il sorgere appunto del romanzo. Oggi noi poniamo i romanzi di Dfoe

in contesto molto diverso da quello dei loro tempi; prendiamo molto più sul serio i romanzi e li

giudichiamo in base a norme letterarie molto più severe.

Se vi sono ironie sono sicuramente le ironie del disordine sociale, morale e letterario. Dovrebbero

essere considerate come degli incidenti casuali provocati dall’applicazione non sistematica del

metodo dell’autenticità narrativa riguardo ai conflitti sociali, morali e religiosi del mondo di Defoe,

e che involontariamente rivelano le serie discrepanze del suo sistema di valori.

Mol Flanders è sicuramente un oggetto ironico, ma non un’opera di ironia.

Il pezzo forte di Defoe, maestro nel creare situazioni che trasmettano l’illusione della realtà, sta

negli episodi brillanti che costituiscono affascinanti esempi di narrativa, e l’importanza di Moll

Flanders sta forse non tanto nell’essere un grande romanzo, bensì nel rappresentare la più ricca

antologia di Defoe da cui poter citare questi episodi.

Pubblicato nel 1722, per la protagonista del libro Defoe si è ispirato ad una storia vera, quella di

Mary Frith Moll la tagliaborse

una tale , detta , famosa ladra e prostituta che nel libro stesso

compare in un episodio.

Nel romanzo Defoe riesce a cogliere con efficacia stilistica e acutezza psicologica la realtà umana

della sua protagonista e della dura lotta in cui essa è impegnata per sopravvivere in una società

basata solo su rapporti sociali mercificati.

Il libro è presentato come un racconto in prima persona, modalità che permette al lettore di

entrare subito in contatto con il personaggio. Scopo di fondo di questo volume, che mostra quelle

da ogni parte

che sono le idee dell’autore, è quello, come lui stesso scrive, di essere un’opera “

della quale c’è qualcosa da imparare, e qualche buona considerazione religiosa da trarre, grazie

alla quale il lettore potrà, se vorrà, migliorare se stesso ”.

La Moll Flanders di Defoe appare vittima dei suoi stessi errori. La sua colpevolezza sta nell’essere

nata povera e come la vita di Moll descritta nel libro ci mostra, nella società contemporanea di

Defoe, che chi nasce o si riduce povero è esposto a tutti i pericoli e per salvarsi da questi dovrà

continuamente lottare.

C’è una giustificazione di fondo, però, al furto e alla prostituzione, in quanto atti del povero, che,

se non vuole arrischiare ancora di più la sua situazione, lasciato a contare solo su se stesso, spinto

dalla necessità, ha diritto a rubare ed a prostituirsi. L’idea che emerge è che posso peccare per

salvarmi dal peccato, ma il castigo che eventualmente ne verrà, non potrò poi rifiutarlo.

Moll Flanders, per salvarsi dalla prostituzione e dal furto, cui la povertà la condannerebbe, trova

giusto ingannare, per assicurarsi la protezione di un matrimonio che la salvi definitivamente.

Ma quando, anche dopo aver ingannato vi arriva, c’è sempre una sorta di destino che incombe su

di lei, perfino melodrammatico, che ritorna a punirla, per distruggerle anche quel poco di bene

rimediato da quel tanto di male.

Allora Moll dovrà mentire, ingannare, liberarsi da ogni scrupolo per assicurarsi, un’altra volta, un

ulteriore aleatoria sicurezza. E così si viene a creare una progressione, concatenazione di eventi, di

disgrazie umane, di cui Defoe ne elenca, ragiona, esemplifica, illustra, tutte le possibili

combinazioni con minuzia e con fanatica precisione.

I personaggi da una parte sono colpevoli, dall’altra castigati. Il peccato materno, addirittura,

peserà su Moll, che nel solo matrimonio felice della sua vita si scoprirà moglie del suo stesso

fratello.

Il personaggio di Moll è sempre concreto, anche nell’erotismo, praticato o ammesso. Il suo

racconto è moderno anche perché è ambiguo ed inquieto. Moll Flanders è un essere pratico,

poiché ha dovuto imparare la praticità a sue spese. Ha imparato a diffidare di quanto non è

concretamente provabile. L’ammirevole, nella storia, sta nel fatto che Moll, donna, arrivi a

provvedere a se stessa come se fosse un uomo, percorrendo una progressione della vita, come un

imparare a vivere, che appare anche come un ironico, disperato ed accusatorio rovescio della

praticità borghese. Moll è la dimostrazione al contrario delle virtù d’intraprendenza ed applicazione

della nuova, utilitaristica, classe media.

Defoe non fa moralismo, non accusa, ma la prostituta, la ladra, sono anche un riflesso, uno

specchio della società. Gli inganni, le menzogne, i delitti e insomma i peccati di Moll sono studiati,

pianificati e condotti non diversamente da come un onesto mercante conduce, pianifica e studia le

sue operazioni commerciali. Ogni cosa ha il suo prezzo e valore. In questo modo, in questo

sistema, Moll arriverà a comprarsi, anche se con il vizio, la finale libertà. La ladra Moll agisce con

una specie di dignitoso, di coerente diritto. E’ quindi un essere umano coraggioso, infaticabile, che

non si arrende, che tenta sempre di salvarsi, che gioca secondo le regole, che non si getta via e

non si abbandona.

La povertà la conduce a trasgredire le leggi morali ed umane, ma una volta assicuratosi un respiro,

la paura della prossima ed inevitabile povertà la mantiene nella trasgressione. Se la Provvidenza

permette che ella cada in pericolo nonostante se stessa, malgrado la sua fatica, la sua sofferenza,

la Provvidenza deve anche permettere che Moll pecchi, fino a che le leggi di natura e le leggi degli

uomini non coincideranno.

Ci sono due tipi di prostituzione, uno dei quali è molto diverso da quello dei giorni nostri, ma l’altro

non si dissocia affatto. Nel primo tipo la prostituta è una donna che al giorno d’oggi noi definiamo

più semplicemente con il termine di amante, ed è dunque legata e al suo uomo, di solito sposato,

dal quale si faceva mantenere, senza andare alla ricerca di altri uomini. Nel secondo tipo, a

differenza del primo, la donna non si concedeva solo ad un unico uomo, ma a tutti coloro che

l’avrebbero pagata. Moll Flanders è il primo tipo prostituta. Sono inoltre due i tipi di donne che si

prostituiscono: un tipo, come nel caso di Moll, lo fa per bisogno, l’altro, più criticato del primo,

vacche da

solamente per vizio. Le prostitute, poi, sono definite, con un’espressione colorita, “

monta

”, alle quali non importa nulla dell’uomo, ma l’unica cosa che vogliono sono i soldi di colui

s’inebria nell’estasi del suo perverso piacere nel momento della

che, mentre “ ”, viene derubato “

follia son già nelle tasche di lui in cerca di tutto quel che trovano

” da quella, le cui mani “ ”

Defoe non rinuncia a criticare, per bocca di una Moll pensierosa, il comportamento degli uomini

ridotti al più basso livello della rovina, con famiglie che erano oggetto del loro spavento e

che, “

della carità altrui finché avevano un soldo, e anche quando non ne avevano più, facevano

” e che, “

ogni sforzo per annegare il loro dolore nel vizio; [...] affaticandosi a trovare nuovi motivi di

pentimento e continuando a commettere, come rimedio a i peccati di prima, altri peccati

”,

violentavano il proprio carattere per seppellire i pensieri a cui la loro condizione li conduceva di

continuo a volte la verità usciva di bocca, quando avevano detto addio ai loro soldi in

” e a cui “

cambio di un lurido convegno o di un tristo abbraccio ”. Ma ecco che nell’animo dell’uomo subentra

la

sempre il pentimento, elemento importante di tutta la storia, e il brusco ritorno alla realtà: “

mattina dopo sono di nuovo a far penitenza; e magari la povera moglie in lacrime viene a cercarlo,

e gli dà notizia di [...] cose tremende

”. L’uomo che va in cerca di tali compagnie, per Defoe, è

senza principi che lo reggano e non ha nulla né dentro di lui né al disopra di lui che serva a

confortarlo” e per questo fugge di nuovo “nel medesimo sollievo, cioè bere ed abbrutirsi; [...] e

così ogni giorno compie un altro passo sulla strada che lo conduce alla sua perdizione

”.

Spicca inoltre importante il ruolo della donna. Nella società del tempo per essere richiesta in

bellezza, intelligenza, maniere, spirito, portamento, educazione, virtù,

moglie in una donna “

devozione ed ogni altro pregio fisico e morale solo i soldi rendevano

” erano inutili, infatti “

desiderabile una donna; gli uomini si sceglievano l’amante a loro gusto e piacimento, e ad una

puttana si chiedeva d’esser bella, ben fatta, di faccia graziosa e portamento garbato ”. Il

matrimonio era, quindi, visto come l’acquisizione di un patrimonio, la donna era secondaria, nella

non c’era deformità che togliesse la voglia, non c’erano difetti capaci di far mutare

moglie infatti “

la scelta. L’unica cosa era il denaro. La dote non era mai né storpia, né mostruosa, i soldi erano

sempre belli, comunque fosse la moglie

”. La donna dal canto suo, anche se si rendeva conto

perfettamente di quel che cercano gli uomini, non si lasciava sfuggire l’occasione di sposarsi,

poiché non c’è nulla di più vergognoso di essere zitella. mettere in guardia le donne

E a questo punto non poteva il pensiero del moralista Defoe che vuol “

dal collocarsi al di sotto del normale stato di moglie

”.

Il furto di Moll nasce dal bisogno di soldi, ma è interessante notare come emerga in questo punto

il pensiero religioso di Defoe: la tentazione, il desiderio di rubare non nasce spontaneo dall’animo

ostinato, che aveva deciso

di Moll, è estraneo alla sua volontà, ma anzi, le è istigato dal diavolo, “

di” farla restare al suo servizio ad uscire di casa per fare quattro passi

” e continuava a spingerla “ ”,

faceva venire in

per vedere se le si presentava qualche occasione di furto. E’ il diavolo che le “

mente qualche idea; e per la verità non era affatto avaro di idee che per

”. Ed è sempre il diavolo, “

spingerla al male aveva incominciato servendosi di un insopportabile povertà”, la “portò avanti fino

a raggiungere livelli molto superiori alla media, anche quando i suoi bisogni non furono più così

grandi, né le sue prospettive di povertà così terribili

”.

Il primo furto è descritto come se Moll, persona, fosse distaccata dal corpo che, spinto dalla

diventata una ladra, senza averne nessuna

tentazione maligna, fece la rapina, per cui era “

intenzione

”. Il secondo è già differente: non si nota più il distacco dell’anima di Moll dal corpo, fino

poi a giungere, in seguito, ad un punto in cui le rimane difficile di smettere, anche se la sua

situazione era completamente ribaltata. Ma il sentimento che sconvolge l’animo di Moll Flanders

dopo il primo dei furti, prima che il pentimento, è la paura profonda di essere scoperta ed

arrestata.

In seguito il suo cuore andò indurendosi ai sentimenti, al rimorso, sempre minore, ma la paura non

per questo diminuiva. Ma quando Moll diviene senza scrupoli, ecco che pensando ad un suo furto

meschino torna a pentirsi nuovamente delle sue azioni scorrette, anche se per breve tempo,

“commossa fino infondo all’anima [...] al pensiero di quella povera signora che oltretutto

restando

aveva perduto tante cose nell’incendio, e che , di certo credeva di aver salvato [...] le sue cose più

belle”.

Il diavolo, dopo questa presa di coscienza delle proprie azioni, era usato solo come capro

espiatorio delle proprie colpe fin quando a fermare la ricca e fortunata carriera di Moll fu però uno

sventurato arresto, con successiva carcerazione a negate, così che l’intero libro sembra svolgersi

come un componimento anulare: la storia di Moll inizia a Newgate, per poi tornarvi alla fine.

rimorso, non di pentimento

I sentimenti nell’animo della donna dapprima erano di “ ”; poi non provò

più né rimorso né pentimento. Tutte le sue “terribili paure erano passate, gli orrori di quel luogo”

le “erano divenuti familiari” e si adattò presto al clima del carcere, diventando il “tipico animale di

Newgate, cattiva e imbestialita”. Ma questa situazione di durezza d’animo non poteva durare

nell’animo di Moll, per poterla far poi riabbracciare con Dio. La vista del suo più povero marito in

carcere che le fece ritornare sentimenti di pena e di paura da tempo persi, facendole recuperare i

lumi della ragione, strappandola dalla strada del peccato. E il ricongiungersi con Dio, dopo aver


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Letteratura Inglese, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Origini del Romanzo Borghese, Watt (cap 1-2, 4-5). Si analizzano i seguenti argomenti: Defoe, Richardson e Fielding, il realismo, il realismo formale, il pubblico dei lettori, il sorgere del romanzo, il Gentleman’s Magazine, Moll Flanders, romanzo di Defoe.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Altese Maria Paola.

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