Letteratura inglese: introduzione al modernismo
Periodo vittoriano
Il Modernismo si contrappone al Vittorianesimo. Il periodo vittoriano va dal 1837 (anno in cui sale al trono la regina Vittoria) al 1901 (anno della sua morte), anche se le date del regno non definiscono pienamente il periodo perché esso si estende culturalmente agli anni Trenta del Novecento. Si verifica un sovraffollamento urbano che costringe i governi britannici a intervenire con le "leggi sui poveri", che sono sentite come crudeli in quanto obbligano i nullatenenti a risiedere nelle "Workhouse", una via di mezzo tra l’ospizio e il penitenziario.
Il periodo vittoriano è l'epoca del trionfo della borghesia, quindi del romanzo (genere borghese). Prima della nascita del romanzo, come afferma Ian Watt in "The Rise of the Novel", i personaggi non hanno nome oppure hanno nomi parlanti. Con il romanzo, invece, i personaggi hanno nome e cognome in quanto esso è un genere con il quale ci si identifica. Mentre il teatro implica l’ascolto con il pubblico, il romanzo è più intimo, è qualcosa di individuale.
All’inizio dell’epoca vittoriana, il romanzo prevedeva due filoni:
- Impostazione realistico-didascalica: eventi di impostazione realistica (da non confondere con il Realismo francese), quindi che narrano fatti verosimili, non reali; tra gli autori di questo filone ricordiamo Dickens. Il termine "didascalico" allude al fatto che questi racconti hanno lo scopo di insegnare, migliorare la società, moralizzare le classi medie.
- Romance vittoriano: prevede l’avventura in un modo più esplicito del Novel; contiene inoltre elementi di carattere fantastico e sovrannaturale (es. "Cime tempestose").
Spesso in un’opera ci sono degli elementi comuni dei due filoni. Il romanzo vittoriano non è considerato un genere "alto" perché gli autori vittoriani sono convinti di scrivere per insegnare ed educare, o ancora per intrattenere, quindi in maniera fluviale, non scrivendo più per creare qualcosa di artistico.
Verso la fine dell’Ottocento (1884), si verifica un dibattito che vede come argomento proprio il romanzo, i cui protagonisti sono Harry James, (autore che guarda alla Francia, in particolare Flaubert) nel suo "The Art of Fiction", e Robert Louis Stevenson. Essi affermano l’artisticità del romanzo, che per James riguarda soprattutto la rivelazione dell’universo interiore della coscienza, mentre per Stevenson significa il ritorno a una forma universale di Romance. Questo dibattito si esprime tramite uno scambio di epistole. I narratori ottocenteschi sono prevalentemente onniscienti (compaiono nella narrazione) e l’andamento del Plot era cronologico.
Modernismo
Ci sono delle crepe nella fine del vittorianesimo (dibattito James/Stevenson) ma il vero superamento si ha dopo l’inizio del Novecento. Va in frantumi innanzitutto l’atteggiamento nei confronti della scienza, anche perché all’inizio del Novecento ci sono dei cambiamenti: viene enunciata la Teoria della relatività, in cui vengono messe in discussione anche le modalità espressive della scienza, ad esempio inizia ad esserci un discorso statistico, e così anche il linguaggio scientifico cambia. Il tipo di fiducia nella scienza del Positivismo muta: nel Positivismo si credeva che il progresso scientifico portasse necessariamente un miglioramento, ora questo viene messo in discussione e si parla del fatto che la scienza possa far progredire la società (es. uso dei gas per compiere omicidi). Tutto il sistema di valori che teneva insieme il vittorianesimo quindi viene messo in crisi, soprattutto il valore della morale, della morale sessuale e la famiglia patriarcale. L’intellettuale vittoriano (soprattutto il romanziere) era organico: secondo lui, anche le critiche sociali servivano a migliorare la società, mentre nel Modernismo questo inizia a sgretolarsi.
Inoltre, nel periodo modernista il punto di vista tra artista e pubblico non coincide più: l’intellettuale vittoriano sapeva di rivolgersi al suo pubblico trovando qualcuno di simile a sé, quindi poteva permettersi di parlare (es. quando Dickens divorzia si sente in dovere di giustificarsi con il suo pubblico), mentre nel Novecento non è più così.
Quando muore Queen Vittoria, si succedono una serie di regnanti fino al 1952:
- Edward VII
- George V
- Edward VIII
- George VI
- Elizabeth II (ancora in carica, dal 1952)
Quando sale al trono Edoardo VII, si creano delle divisioni sociali:
- Upper Middle Class (3% della popolazione);
- Lower Middle Class (4 milioni di persone);
- Working Class (39 milioni di persone).
Nei primi anni del Novecento si disgrega il Commonwealth: l’India diviene indipendente nel 1948, l’Irlanda nel 1949 a seguito della famosa situazione irlandese.
L’unica riforma vittoriana che modifica qualcosa della condizione femminile è il "Married Women Property Act", una legge che modifica lo status economico delle donne sposate, le quali una volta sposate diventavano nullatenenti in quanto consegnavano la loro dote e il loro stipendio al marito, quindi in caso di divorzio non avevano niente. Con questo atto si sancisce che se una donna prima di sposarsi aveva un certo patrimonio, questi le tornava in parte in caso di divorzio, e che il guadagno delle donne che lavoravano fosse loro e non dei mariti. L’unica condizione economicamente accettabile per le donne era il rimanere vedove. Nel 1928 assistiamo poi all’emancipazione femminile: alle donne viene permesso di votare, in quanto durante la guerra esse avevano sostituito gli uomini su molti aspetti lavorativi. Con l’apertura delle università, poi, alcuni settori diventano accessibili anche alle donne di determinate classi sociali.
Nel 1901 muore la regina Vittoria: il suo regno fu uno dei più lunghi della storia inglese. Quasi contemporaneamente a quest’evento, compaiono dei fenomeni artistici e culturali, il cui obiettivo comune è il rinnovamento generale delle forme, che stravolgono ciò su cui si era basato il periodo precedente: il paradigma vittoriano, quindi, inizia a sgretolarsi. Per indicare l’inizio del modernismo è utilizzata la data 1910, perché in quell’anno vengono portati a Londra i pittori francesi post-impressionisti da Roger Fry (tra l’altro uno dei membri del Bloomsbury Group). L’importanza di queste mostre è centrale al modernismo perché durante il vittorianesimo gli autori inglesi guardavano soprattutto all’Inghilterra, ora invece è uno dei pochi momenti della storia letteraria inglese in cui si va alla ricerca di ciò che viene da fuori.
Il modernismo quindi non guarda solo all’esterno letterario ma anche all’esterno artistico, guardando a tutte le forme sperimentali di pittura che stravolgono le forme. Ciò fa riflettere i letterati, che iniziano a cambiare il loro modo di narrare (in ordine cronologico, ecc.). La data che si sceglie come chiusura del modernismo è il 1939 perché è l’anno dell’uscita di "Finnegans Wake" di Joyce.
Il modernismo inglese è preceduto e, in un certo senso, accompagnato dalle avanguardie (come Futurismo, Imagismo, Vorticismo, Dada), ma se ne differenzia per alcuni aspetti fondamentali. Queste avanguardie in comune hanno il rifiuto di tutto ciò che è passato, aspetto che non fa parte del modernismo, il quale al contrario è sempre in confronto con il passato. Questo confronto tende a rendere gli scritti più innovativi, poiché il fatto che la tradizione faccia parte del modernismo rappresenta la vera novità. I modernisti pensano che senza un confronto con la tradizione si ha solo l’illusione di fare qualcosa di nuovo e non la si fa davvero.
Si comincia a sentire quindi un’esigenza di modernità, già accennata nei secoli precedenti, che ora diventa programma di movimenti, si trasforma in "manifesti", i quali sollecitano adesioni. [Lo stesso Ezra Pound annuncia "Make It New!".] Ecco come la modernità diventa "Modernismo", periodo di cui distinguiamo due fasi, divise dalla Prima Guerra Mondiale:
- Fase prebellica: fase più violenta dal punto di vista della contestazione del passato. Parte del modernismo più vicina alle avanguardie, come atteggiamento. È una fase caratterizzata da un forte sperimentalismo. Fase più distruttiva.
- Fase postbellica: dopo la guerra alcune intemperanze polemiche e formali si sminuiscono di fronte a ciò che era accaduto nel conflitto. Si ricercano cose più profonde, infatti nel 1922 escono i capolavori assoluti del modernismo: "Ulysses" di Joyce e "The Waste Land" di Elliot. Fase più costruttiva.
Gli elementi sociali e culturali che contribuiscono a creare questa necessità di svecchiamento:
- Industrializzazione esasperata: diventa sempre più forte l'idea che l'uomo sia asservito alla macchina.
- Esperienza urbana: cambia l’atteggiamento nei confronti delle città innanzitutto perché ora sono delle metropoli, poi a causa dell’idea di frammentazione. Gli autori modernisti intendono la città come qualcosa di talmente vasto che non può essere colto per intero ma a frammenti. Questa idea di frammentazione avrà un grande influsso sulle tecniche narrative dei modernisti. Inoltre la città è il nuovo scenario letterario.
- Scoperta dell’inconscio: sembra fatto apposta ma Freud pubblica le sue opere agli inizi del Novecento. Cambia il fatto che nell’uomo ci sia una dialettica delle pulsioni: il fatto che le donne non abbiano impulsi sessuali ora è assurdo. C’è la stratificazione dell’io, quindi tante parti di noi stessi con cui dobbiamo fare i conti. È inoltre data molta importanza della memoria, che è un discorso centrale anche per Beckett: la memoria è importante perché ci permette una sorta di illusione di continuità dell’io. Ognuno di noi è la somma dei ricordi delle esperienze che ha avuto. Con Freud invece la memoria diventa qualcosa di fallibile: essa a volte fa degli errori. Allora si inizia a pensare che se è la nostra memoria quella che conferisce continuità al nostro io ma tuttavia fa errori, non resta niente dell’idea di un io coerente. Perciò, secondo i modernisti, le nostre percezioni modificano e modificano continuamente. Questa caratteristica è inserita anche nei personaggi delle opere, perciò per i lettori è più complicato leggere perché non viene preso più per mano e accompagnato nel testo, ma si trova in una dimensione nuova, dove ogni personaggio ha una sua percezione, un suo punto di vista. In "Proust", Beckett esprime a sue parole quella che è l’idea dei modernisti: egli afferma che ogni giornata crea in noi una modificazione e ci rende diversi, quindi qualsiasi esperienza di vita ci modifica e ci rende altri; ciò rende la nostra idea di continuità dell’io illusoria, poiché l’unica cosa che potrebbe creare in noi una continuità è la memoria che però è fallibile anch’essa.
- Crollo nella fiducia della scienza: c’è un rapporto ambivalente con il progresso tecnico-scientifico del Novecento perché spesso le scoperte sono applicate a uno sforzo bellico, quindi non sono percepite come risolutive per l’umanità.
- Cambia l’idea di tempo: Bergson stravolge l’idea di tempo, il quale non è più inteso come qualcosa di misurabile, ma parla di flusso, di durata che viene alterata dalle nostre percezioni (concetto di durée). Per questo, i narratori modernisti sentono di dover modificare la struttura cronologica dei loro racconti: ad esempio, nell’"Ulysses" di Joyce avviene tutto in un giorno, perché così ci concentriamo sulla psiche e su ciò che avviene all’interno del personaggio, che in ogni istante ci proietta avanti e indietro, verso un futuro che immaginiamo o un passato che ricordiamo. Il romanzo che rappresenta il miglior esempio di ciò è "To the Lighthouse" (V. Woolf), in cui viene annunciata la morte della protagonista all’improvviso, in poche righe e tra parentesi. Queste tecniche creano un fenomeno chiamato "Foregrounding Device", che consiste nel metterci davanti a qualcosa di inaspettato che ci colpisce di più.
- Contaminazione delle arti: la scrittura guarda alla pittura. Si va alla ricerca di tutte le tradizioni. Es. realtà da diversi punti di vista sia nella pittura che nella letteratura (al posto del narratore onnisciente). Si è quindi consapevoli di cosa fanno le altre forme artistiche per poterne tenere conto anche nella scrittura.
Molti autori del modernismo, con l’eccezione di Joyce, (come Woolf o Elliot) sono critici letterari. Ad esempio, in "Modern Fiction" e "Mr. Bennet and Mrs. Brown", V. Woolf parla di come si deve scrivere ora, di cosa interessa e di come non si deve scrivere più. In "Modern Fiction", Woolf divide persino gli autori del tempo in Materialists (si occupano di cose materiali: plot, azioni, intrecci, descrizioni irrilevanti, non si occupano della psiche che è la cosa più importante) e Spiritualists (Joyce ed Elliot). Potrebbe sembrare errato definire così Joyce: lo fa nonostante egli segua il personaggio sempre perché comunque entra nella testa del personaggio.
Rapporto con il passato
Abbiamo già detto che il modernismo non rifiuta il passato. Nel saggio di Elliot "Tradition and the Individual Talent" egli dice che per essere davvero moderni bisogna avere la tradizione sulla punta delle dita e il senso storico, che è il...
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