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Il costume teatrale in Grecia

Per quanto riguarda l’edificio teatrale antico, noi non possiamo che lavorare sui reperti archeologici. Per quanto riguarda la drammaturgia, invece, abbiamo la fortuna di avere i testi dei tre grandi tragediografi, ma anche dei commediografi più significativi, che sono stati tramandati con la coscienza di lasciare alla memoria storica le testimonianza di un’epoca gloriosa, dove parte la nostra civiltà teatrale occidentale, il V secolo a.C.

Questa tipologia di fonti si accompagna inoltre a una serie di altre fonti, che possono essere ricavate ad esempio da vasi, sculture e bassorilievi, e che possono essere utilizzate come testimonianza e documentazione.

Fonti del costume teatrale

Questo vale soprattutto per i costumi: essi, infatti, non sono rimasti, quindi le informazioni vanno cercate nei testi, qualora ci fossero (ma non ci sono), o nelle fonti iconografiche indirette che, se ben lette, ci forniscono le testimonianze di quelle nozioni che ci sono giunte. Le indicazioni sul costume teatrale, in particolare, ci arrivano da fonti posteriori, che noi dobbiamo fare nostre e leggere come didascalie di immagini e testimonianza iconografiche che noi traiamo dai manufatti archeologici.

L'abito e il personaggio

“L’abito fa il monaco”: questo detto sta a indicare il fatto che nella cultura teatrale greca l’abito identifica il personaggio. Attraverso il costume scenico, infatti, ogni persona del pubblico era in grado di identificare il personaggio, poiché l’abito era coerente alla storia, alla vicenda e al personaggio che entrava in scena.

Gli attori nel mondo greco indossavano degli indumenti che non possiamo considerare propriamente un costume di finzione, ma un costume connotante l’identità del personaggio: non era un costume di fantasia, ma corrispondeva esattamente all’identità (il vecchio, il giovane, il re, la cortigiana..).

Il costume teatrale era quindi un mezzo di comunicazione anche nel mondo greco, in stretto rapporto con il corpo in movimento di chi lo indossava, e stava perfettamente a svolgere il ruolo di comunicare allo spettatore le funzioni e il carattere di chi entrava in scena.

Tipologie di costume

  • Costume metonimico: è il costume in cui basta un elemento per rinviare a dei significati, a dei rinvii concettuali (un cappello militare, ad esempio, per indicare la divisa militare). Questo avviene anche nel costume greco: spesso viene utilizzato un solo elemento che sta a simboleggiare il personaggio stesso.
  • Costume metaforico: è il costume che viene messo in relazione con una certa situazione o con un’altra epoca. Questo vale per un costume teatrale successivo, non con quello greco.
  • Costume anacronistico: è il costume che ha un significato universale assoluto, quindi da non identificare con il costume teatrale greco.

Testimonianze artistiche per il costume greco

Da tempi davvero primordiali, ad esempio dalla società micenea, una statuetta come quella della Sacerdotessa dei Serpenti rinvia a un indumento e un costume che difficilmente si può immaginare indossato da una donna quotidianamente, ma che invece ha a che fare con un’azione performativa rituale, quindi indossato da una sacerdotessa con dei forti significati metonimici. È un costume che non corrisponde a uno status sociale, ma rinvia ad esempio al mito, o a qualcosa che non è corrispondente all’uso dei costumi quotidiani.

La tunica e l’arte del drappeggio

Diversamente, nell’indumento indossato dalle Cariatidi, che fa parte dell’ornamento dell’Eretteo sul Partenone di Atene, già si vede un indumento di quotidiano utilizzo: una tunica semplice dove la ricchezza viene data da un panneggio, da un modo di indossare la tunica che era tipico di certi indumenti femminili, ma anche maschili, del mondo greco.

La tunica caratterizza sia gli indumenti quotidiani, ma anche quei costumi teatrali che, proprio perché connotanti tipologie sociali, l’attore greco indossa. Questo semplice ma ricco peplo di tessuto, in particolare di lana, andava indossato secondo delle precise modalità di indossarlo, ma anche di drappeggiarlo. La tunica era costruita sul corpo di chi la indossava, ed era l’indumento connotante sia l’uomo sia la donna, distinto a seconda delle tipologie con un vocabolario ben specifico.

  • Chitone = veste corta maschile
  • Imation = una sorta di mantello
  • Clamide = tipo di tunica drappeggiata

A far parte del costume ci sono anche le barbe posticce, certi tipi di cappelli, e i sandali.

Fonti per lo studio dei costumi

Una fonte fondamentale è un trattato, ovvero l’Onomasticon di Giulio Polluce scritto nel II secolo d.C. e che riferisce nei dettagli tutta una gamma tipologica di costumi di scena del mondo teatrale greco del V secolo. Pur essendo posteriore, questo trattato ci restituisce una testimonianza anteriore. Accompagnando questa fonte testuale con la visione dell’iconografia contenuta nella pittura vascolare, possiamo ottenere informazioni sul costume.

Anche nel teatro c’era una sorta di costumista, una persona che si interessava di far indossare coerentemente all’attore quegli indumenti specifici che lo individuavano nel suo ruolo maschile o femminile, accompagnandosi anche all’uso della maschera, che nel mondo greco diventa un elemento molto caratterizzante.

La maschera serviva sia per identificare i personaggi in scena, ma soprattutto era una sorta di vero e proprio megafono per amplificare la voce dell’attore.

Tipologie drammaturgiche e costumi

Il costume teatrale greco si distingue attraverso 3 tipologie pienamente corrispondenti alle 3 tipologie drammaturgiche del teatro greco:

  • Abito tragico: l’abito per la tragedia, dove agivano pochi personaggi. Da un unico attore, forse svolto dallo stesso autore, si passa a una declinazione di personaggi, fino a un massimo di 3, che dovevano essere in grado di personificare altrettanti personaggi: nella tragedia non comparivano solo 3 personaggi, ma 3 erano gli attori che, grazie all’abito di scena e alla maschera, potevano portare in scena più personaggi. I ruoli femminili erano sempre sostenuti da uomini e accanto agli attori esisteva anche un gruppo di attori che componevano il coro che, accompagnato dal canto e dal ballo, era parte integrante della rappresentazione drammaturgica.
  • Abito comico: l’abito per la commedia, che veniva indossato da un numero leggermente superiore di attori (fino a cinque). Ancora una volta erano affiancati da un coro, che però aveva meno restrizioni rispetto a quello della tragedia.
  • Abito satirico: l’abito di scena per il dramma satiresco, che concludeva la trilogia drammaturgica.

La tragedia

La tragedia era composta in maniera sistematica e secondo una struttura ben precisa:

  • Prologos: la parte iniziale
  • Parodos: solenne entrata del coro nell’orchestra
  • Parte centrale del dramma: l’azione vera e propria
  • Exodos: uscita di tutti i personaggi e del coro

Ci sono numerosi frammenti di arte vasaria che restituiscono le immagini degli attori in scena. Questo è il frammento di un cratere che rappresenta Edipo, Giocasta e i figli, quindi richiamava la rappresentazione dell’Edipo Re di Sofocle. I personaggi si trovavano sopra il palcoscenico, affiancati con una skene sulla scena molto semplice.

Ci sono tre tipologie: il vecchio servo, Edipo e Giocasta, con i figli piccoli, che hanno 3 differenti modalità di costume. Le tuniche indossate sono completamente differenti:

  • Tunica lunga indossata da Edipo
  • Tunica indossata dal vecchio, molto differenziata da quella di Edipo
  • Tunica indossata da Giocasta, con un mantello che le copre la testa

Gli attori nel mondo greco avevano un abbigliamento molto vistoso che permetteva loro di essere immediatamente riconosciuti; ad Eschilo si deve il merito di aver utilizzato dei costumi che permettessero l’immediata ricognizione sociale del personaggio e che alludessero al suo carattere. Anche il colore svolgeva una funzione importante, poiché ogni colore era strettamente all’identificazione sociale e emotiva del personaggio.

  • Color porpora: utilizzato per gli uomini di governo
  • Abiti scuri: per la popolazione meno abbiente
  • Colore nero: era il colore del lutto
  • Colore bianco: colore per gli esiliati

I vinti indossavano delle vesti logore e a brandelli, per sottolineare la condizione di difficoltà; servi e pastori indossavano delle vesti molto più semplici, di colore pallido e spento e privi della ricchezza che distingueva altri personaggi.

Anche i calzari avevano un forte valore di attrazione del pubblico: la calzatura tipica dell’attore greco della tragedia era il coturno, una calzatura con una suola alta fino a 15 cm che aveva lo scopo di dare rilievo all’attore.

La maschera e gli accessori

La maschera serviva per amplificare la voce, le scarpe erano molto alte per farsi vedere, i colori erano molto accesi e identificatori: questo perché la struttura architettonica del teatro greco aveva una dimensione così ampia che anche l’ultimo spettatore più distante doveva essere in grado di riconoscere il personaggio, di saperlo identificare e di sentirlo. Erano quindi tutti degli elementi che servivano a ingrandire il personaggio, metterlo in rilievo e renderlo visibile.

I coturni sicuramente limitavano il movimento degli attori sulla scena, e la maschera, che inizialmente era soltanto un trucco sul volto, poi cambiò di struttura materica e da una maschera di tessuto e stracci diventa di cuoio e assume una dimensione strutturale tale che facesse da megafono; era inoltre dipinta con caratteristiche espressive molto accentuate.

L’unico personaggio che non portava né maschera né costumi di scena era un personaggio che entrava comunque in scena, il flautista, e che accompagnava il gruppo degli attori che componevano il coro: lui era l’unico personaggio ben identificabile che, suonando il flauto, non poteva portare una maschera, e indossava abiti e tuniche comuni.

La maschera del teatro greco ha sicuramente delle origini sacrali: non solo permetteva la riconoscibilità del personaggio, ma stava proprio a indicare la trasformazione nell’altro, il cambio di identità compiuto dall’attore nella recitazione. Oltre alla maschera, quello che disegnava l’attore era il costume, un costume diverso a seconda del genere drammaturgico.

La maschera tragica non ci è mai pervenuta, ma abbiamo solo dei reperti di pietra o terracotta, come quella del Museo Archeologico di Lipari o quella di Pompei, che ricordano le espressioni e le tipologie coerenti alla drammaturgia: esse accentuavano la drammaticità della tragedia, avevano un’espressione decisamente diversa da quelle comiche.

Nella tragedia, quindi, gli attori usavano un chitone che scendeva fino ai piedi, con maniche lunghe fino al polso, stretto da una cintura sopra la vita, e spesso accompagnato da un mantello, l'himation: esso era un indumento molto ampio, che si fermava sotto il collo o sulla spalla. I guerrieri, oltre agli accessori tipici come ad esempio la spada, erano contraddistinti anche da un indumento, la clamide purpurea, che avvolgeva il braccio sinistro ed era l’indumento tipico anche del personaggio che rappresentava il cacciatore. Tutto nel costume teatrale greco diventava un mezzo di comunicazione visiva immediata.

Anche gli attori del coro indossavano dei costumi di scena: essi indossavano tutti lo stesso costume, e accompagnavano con movimenti e danze. Ci sono alcuni vasi che sono fondamentali per la testimonianza del coro e che raffigurano ad esempio un gruppo di tre uomini, dei cavalieri, che cavalcano quelli che sembrano dei cavalli. Il flautista alla sinistra indica il fatto che si tratta di un coro tragico che è immortalato con i propri costumi di scena, accompagnato dall’unico personaggio che non porta i loro costumi. Nei cavalli si vede il viso degli attori, sotto la testa del cavallo: l’attore, dentro il costume di scena del cavallo, era un performer che si univa ai cavalieri e portava costumi connotanti.

Esistono poi altre testimonianze, come quella del coro degli uccelli.

La commedia

Anche la commedia presentava una propria struttura:

  • Prologo: spiega la situazione iniziale
  • Parabasis: ode corale
  • Komos: scena finale con riconciliazione dei personaggi

Essa prevedeva un numero maggiore di attori, che andavano da 4 a 5, come maggiore era anche la composizione del coro, composto da 24 membri.

Del costume della commedia antica ci informa il più grande scrittore di commedie del mondo greco, cioè Aristofane, che ad esempio nella Lisistrata parla dei personaggi virili che usavano, oltre all’himation, anche il tribonion, un mantello corto di stoffa molto rozza. Sempre nella Lisistrata parla di un abbigliamento femminile, che consisteva in un chitone, probabilmente giallo, stretto da una cintura in vita e da un mantello, l’himation, con bordo purpureo: così si traveste da donna Nisorato, personaggio di una commedia di Aristofane.

Per la prima volta uno scrittore fornisce delle indicazioni indirette sul costume di scena; noi quindi possiamo identificare anche per la commedia alcuni indumenti:

  • Tunica corta (o esomide)
  • Mantello corto (clamide)
  • Mantello lungo (himation)
  • Elemento comico tipico della commedia che la differenzia dalla commedia: il posternidion nella commedia nuova, un’imbottitura che esaltava il posteriore dell’attore
  • Poiché gli indumenti erano per lo più corti, importanti erano gli stivaletti: non più delle calzature che dava imponenza all’attore, ma delle scarpe più agili, che si adattavano meglio alla tunica corta.

Poiché la commedia parlava di personaggi della vita quotidiana, e non di re e regine tipici della tragedia, l’abito indossato dagli attori si avvicina molto di più a quello della vita quotidiana, anche se ridicolizzati da certi elementi.

Anche le maschere svolgono un ruolo fondamentale, ma avevano un’espressione assolutamente differente rispetto a quelle della tragedia: erano varie e esageravano o accentuavano certe caratteristiche umane in maniera comica, ad esempio la calvizia, l’espressione della fronte e della bocca. La bocca spalancata della maschera comica non è quella spaventata e addolorata della tragedia, ma è piuttosto un ghigno, atteggiata allo scherno, alla risata.

Tutti questi elementi si ritrovano in quei reperti archeologici che ci forniscono dei riferimenti al mondo scenico, ma a un mondo che non è quello della tragedia: vengono rappresentati dei personaggi comici, con delle maschere. Gli attori spesso ostentavano anche dei falli di cuoio: sotto le tuniche cortissime si vedevano i genitali, che venivano accentuati nella forma e nelle dimensioni. Questo elemento accresceva il ridicolo e il divertimento, molto adatto alla rappresentazione comica.

Il dramma satiresco

Il dramma satiresco derivava dal nome dei membri del coro, i satiri, ed era la terza tipologia drammaturgica della cultura teatrale greca, con tematiche sempre connesse alla tragedia ma trattate in senso o mitologico o comico: era una drammaturgia che serviva a stemperare la tragicità delle tragedie rappresentate, riproponendo magari gli stessi temi e personaggi, presentati in maniera più leggera e comica.

Quindi la gestualità dell’attore, il linguaggio e il costume dovevano essere coerenti: era una sorta di contaminazione tra la drammaturgia tragica, di cui recuperava i personaggi e le trame, e la drammaturgia comica, recuperando dei costumi che accentuavano la comicità e raggiungevano l’obiettivo di far smaltire al pubblico la gravità della rappresentazione.

L’abito allora era chiamato nebride o issale, ed era composto da una maschera diversa da quella della tragedia e della commedia, soprattutto per la parte inferiore del volto, con un’accentuazione della bocca larga. Gli attori vestivano un chitone, una tunica molto corta, con una calzamaglia attillata color carne che simulavano la realtà del corpo dell’attore; portavano dei perizomi o dei falli di pelle, che accompagnavano l’indumento scenico, e accentuavano il carattere drammaturgico.

Ci sono molte scene di dramma satiresco con queste caratteristiche.

Storia del costume romano

Gli spettacoli romani

Per affrontare la storia del costume romano è necessario soffermarsi sulla diversa e articolata tipologia di attori nella cultura spettacolare romana rispetto a quella presente nella cultura teatrale greca. Lo spettacolo romano non si limitava esclusivamente al tipo rappresentativo del testo e al teatro legato esclusivamente alla recitazione, ma la spettacolarità romana fu il frutto di un interesse di massa legato più a obiettivi di visione e divertimento che si compartecipazione emotiva e politica, che era l’essenza del teatro greco.

Lo spettacolo romano, proprio perché visto come una sorta di potenziale pericolo per la società romana, non affonda le sue radici in un rito religioso legato al culto di qualche divinità, ma si basa sulla performance di attori, interpreti, performer che facevano un’esibizione legata alle abilità personali e alla corporeità più che alla recitazione vera e propria. La spettacolarità romana era quella dei giochi circensi, dei gladiatori, delle corse con le bighe o delle battaglie navali: tutto era legato alla pompa e al trionfo della potenza romana, era una celebrazione della propria potenza, non uno spettacolo legato a un autore.

L’organizzazione degli spettacoli

Esistevano anche delle differenze strutturali degli edifici romani e greci: nel mondo romano esisteva una gamma di edifici per gli spettacoli molto più ampia, che comprendeva le arene, gli ippodromi, l’odeon. In coerenza con la varietà degli spettacoli, lo spettacolo romano vede anche varietà di strutture architettoniche adibite per i corrispettivi spettacoli.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aeea11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e tecnica della messinscena e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Testaverde Anna Maria.
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