MIEI PICCOLI LETTORI
Il titolo del libro riprende l’incipit del celebre capolavoro di “Collodi”
“miei piccoli lettori”.
“Pinocchio”
Collodi nell’Ottocento fu criticato per il suo stile considerato
inadatto soprattutto per quanto riguardava l’insegnamento e i libri
didattici: toni ironici, frivoli e privi di ogni serietà (è il caso di
Giannettino del 1877, parodia di Giannetto di Parravicini ).
Le critiche a Collodi rendono ben chiaro quali fossero i pensieri
dominanti sulle letture dedicate ai bambini ancora agli inizi
dell’Ottocento, i libri dell’epoca infatti lasciavano poco spazio
all’individualità del lettore e non offrivano affatto leggerezza e
umorismo.
Tuttavia in quell’epoca il mercato librario era in piena espansione ed
il pubblico più redditizio fu proprio quello dei “piccoli lettori”.
Iniziarono ad avviarsi notevoli cambiamenti di prospettiva sul
bambino e sul suo orizzonte mentale, tali cambiamenti furono
condizionati sicuramente dai:
- Rivolgimenti sociali e riflessioni pedagogiche
- Affermarsi del ceto borghese
-Emancipazione delle classi sociali più basse
-Adesione alle teorie positivistiche
L’istruzione, doveva sempre più rispondere ai gusti dei ragazzi, cui
si riconoscevano esigenze ed inclinazioni proprie e personali.
Iniziarono a scomparire i libri pedagogici e didascalici ricchi di
nozioni di morale e di igiene per fare spazio a libri che stimolassero
la fantasia e l’immaginazione.
Gli attori essenziali di questo processo furono innanzitutto gli
insegnanti.
Si instaurò un rapporto di reciproco interesse pedagogico ed
economico, nacquero così molte iniziative tra cui la nascita di
giornali per ragazzi, albi illustrati.
La formazione, non era solamente di tipo culturale ma proiettata
verso il futuro professionale dei bambini come suggeriscono le
tematiche scientifiche del “Corriere dei piccoli” ad esempio.
Questione di genere : una tappa certamente importante in questo
periodo fu quella della mobilitazione professionale femminile che
emerge anch’essa dalle pagine del “Corriere dei piccoli”.
In questo periodo, non si può discutere di scienza senza chiamare in
1
causa il Positivismo come elemento di sfondo delle vicende
narrate; inoltre anche le teorie evoluzionistiche influenzarono gli
scritti di quest’epoca.
La matrice positivista è ben evidente nell’enciclopedia “La scala
D’Oro”, una delle collane per ragazzi più note nel Novecento, unica
in quegli anni a mescolare scienza e letteratura. Il progetto era
educativo ma non moralistico e pedante.
Jules Verne, fu un narratore che seppe far diventare la scienza parte
integrante del racconto stesso.
Illustrazione: Non solo elemento decorativo ma vero e proprio
strumento narrativo, educativo, moraleggiante, evocativo.
1. ISTRUIRE DILETTANDO. STRATEGIE EDITORIALI NEL
LIBRO DIDATTICO-EDUCATIVO DEL SECONDO
OTTOCENTO
“Istruire dilettando” (docere et delectare) fu nell’Ottocento, uno dei
precetti più frequenti e diffusi nei dibattiti tra educatori. Il precetto
in quegli anni divenne un vero e proprio motto che appariva su
copertine dei volumi, su cataloghi promozionali, come titolo di
collane, ne fu un esempio “Istruzione e diletto” di Paolo Carrara.
Educatori, editori ed autori dell’epoca, si curavano poco del gusto
dei bambini e dei ragazzi a tal punto che alcuni ritenevano non
fosse utile scrivere libri pensati appositamente per bambini (Virgilio
Colombo letterato e educatore di spicco della cultura milanese di
fine secolo). Dovette passare molto tempo prima che il lettore
bambino fosse preso in considerazione.
L’evoluzione della famiglia borghese ebbe un certo peso e fu
proprio ai figli di quest’ultime a cui erano destinate le nuove
iniziative editoriali : libri e periodici illustrati ne sono un esempio “Il
giornale per bambini “ di Ferdinando Martini ed “Il giornale per i
fanciulli “ di Treves.
Nonostante ciò, anche i figli delle famiglie contadine e non borghesi
furono oggetto di interesse degli editori ,in quanto aumentò il tasso
di alfabetizzazione e l’obbligo scolastico perciò anche questo tipo di
pubblico divenne appetibile per gli editori.
2
Come gli editori di quegli anni, istruivano, educavano ma con
diletto?
Un elemento fondamentale fu la scienza positivista che ha
contribuito alla diffusione di un sotto-genere definito “scienza per
bambini”.
Il clima di fiducia nei confronti del progresso tecnico-scientifico che
si respirava, soprattutto a Milano, influenzò notevolmente l’editoria.
La divulgazione scienftifica perciò in quegli anni non era di certo un
tema marginale.
La Francia, fu il paese dove la scienza e la sua divulgazione ebbe un
exploit particolare, qui ad esempio Macé ed Hetzel vedevano nella
scienza per bambini uno strumento di innovazione per innovare la
letteratura per ragazzi ancora di stampo religioso.
In Francia vi è una vera e propria progettualità nella diffusione della
letteratura scientifica per i più piccoli.
In Italia la divulgazione per ragazzi costituì una vera e propria
migrazione di testi e di temi e modalità di diffusione ne fu un
esempio “Il bel paese “ di Stoppani:
- Testo della letteratura per l’infanzia che si intreccia però con la
letteratura popolare. Stoppani tentò di fare adottare il testo
come libro di lettura nelle scuole primarie.
- I libri di divulgazione quindi nel nostro paese erano concepiti
per un pubblico giovane, adulto, generalmente povero di
strumenti culturali.
I libri di premio erano un ottimo metodo di scambio di testi e di
generi tra il pubblico adulto e quello dei bambini, tuttavia il comune
di Milano nel 1887, decise di abolire i libri di premio all’ interno delle
istituzioni scolastiche e ciò scatenò delle reazioni da parte di autori
ed editori. Cesare Cantù ad esempio, riteneva come nel nostro
paese fosse assolutamente mancante la presenza di libri da dare in
premio, confutando la decisione presa dal consiglio municipale.
Anche il “Giornale della libreria” supportò il solo ed unico
Quando il bambino finisce la scuola,
premio razionale “Il libro”=>
lasciargli un’ultima traccia con un libro sano, patriottico, educativo,
che gli funga da guida per tutta la vita sarebbe una giusta usanza
da introdurre laddove manca. Il libro di premio
Dello stesso avviso fu anche Virgilio Colombo =>
può restare l’unico e solo libro e quello servirà sempre a meno che
non si disimpari a leggere. 3
In effetti il libro di premio era un’occasione per la diffusione della
cultura scritta nelle famiglie e questa opportunità non doveva
assolutamente essere sprecata
Emilio De Marchi, narratore popolare e sensibile al tema della
lettura come strumento di progresso per i ceti subalterni
sottolineava come il premio entrasse gratuitamente nelle famiglie e
potesse rimanere oggetto di cultura anche per le generazioni
successive.
Sostituendo la parola “scienza” alla parola “libro” percepiamo
quanto la divulgazione era legata all’esigenza di educare ad una
mentalità scientifica quei lettori chiamati con una metafora da
Gibelli “popolo bambino” ovvero anche gli adulti meno colti.
La società all’indomani dell’Unità d’Italia, richiedeva un’opera di
civilizzazione da parte della classe dirigente e ciò andava ben oltre
l’organizzazione dell’apparato scolastico, serviva educare il popolo
oltre l’età scolare ed il mezzo per farlo era proprio la letteratura, la
pubblicistica.
Il genere di testi di questo periodo si trovava a metà strada tra il
mondo adulto e quello del bambino e per questo numerosi testi
venivano utilizzati come premio didattico.
Un testo esemplare ed inaugurale fu quello di Treves “Cose utili e
poco note” del quale viene tradotto dall’inglese all’italiano anche il
sottotitolo “libro per giovani e vecchi” (a book for old and young).
Tale testo si presentava sotto forma di trattato, pagine fitte, senza
immagini, nozioni scientifiche. Le letture educative erano scelte tra
pubblicazioni igienico – divulgative.
Gradualmente gli autori iniziano ad interessarsi al gusto del lettore
bambino. L’esempio per eccellenza è Jean Macé il quale sostiene la
“scienza per bambini”. Egli scrisse “I servitori dello stomaco” “La
storia di un boccone di pane” ma il testo che più ci interessa è :
“ L’aritmetica del nonno “ 1863 –(1875 in Italia) .
L’aritmetica può essere narrata tramite una favola nella quale si
intreccia lo sviluppo della teoria del calcolo elementare. Infatti la
storia è presentata come il racconto di un nonno ai suoi nipoti di
come una fanciulla, una fata madrina, insegni ai suoi fratelli, i quali
erano capaci soltanto di contare con le dita, il sistema decimale
organizzando in sacchi (decine) scatole (centinaia) e cesti (migliaia)
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le mele che il loro giardino magico produce ogni anno.
Il libro non aveva né illustrazioni, né tantomeno era rilegato di
materiali preziosi, le uniche illustrazioni erano i calcoli effettuati
dalla ragazza.
Il libro fu pensato per i fanciulli e per il popolo, Macé dedicò il libro
alle madri, tuttavia era ancora difficile concepire in Italia il libro
come “sconnesso” dal sistema scolastico infatti Panizza, propose
tale testo come volume da leggere a scuola.
Nel 1878, l’editoria italiana commercializzò un albo illustrato del
1867, con l’intento di sfruttare il successo di Macé, con un
riferimento chiaro “par Jean Macé” riferito all’ aritmetica del nonno
cui il volume doveva essere propedeutico, in realtà il vero autore
del testo era Gramont con le illustrazioni di Frolich.
Nell’edizione italiana, autore e illustratore non erano presenti in
copertina ed il libro poteva tranquillamente essere scambiato per
un’opera di Macé, la poca trasparenza del mercato editoriale di
allora denotava quanto quest’ultimo fosse spregiudicato.
Tale volume (L’aritmetica della signorina Mimi) inoltre, è destinato
ai bambini più piccoli e prende finalmente forma di albo, illustrato e
cartonato.
Pertanto gli editori italiani attingevano ad autori stranieri per
proporre al loro pubblico nuovi metodi per “istruire dilettando”.
Altro volume di Macé tradotto in italia fu “La Botanique de ma fille”
Altro autore francese di divulgazione scientifica fu Gaston
Tissandier , tradotto in Italia da Treves , un suo importante libro
divulgativo fu :
” Le ricreazioni scientifiche”, uno tra i molti antenati del libro di
Italo Ghersi e Leonida Valerio “1200 giochi ed esperienze dilettevoli
e facili”.
Il sottogenere dei “giuochi matematici – di prestigio e di esperienze”
non era nuovo infatti Tissandier stesso cita il testo del ‘600 di
Ozanam, pubblicato a Parigi “ Ricreazioni matematiche e fisiche”.
Altre pubblicazioni di ricreazioni scientifiche dedicate esplicitamente
alla gioventù:
- Giochi onesti per la gioventù, ovvero il saputello in
conversazione 1838 : Volume di notevole mole 282 pagine ,
contiene tavole e giochi per il passatempo che non hanno nulla a
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che vedere con la scienza, seguito però da un’appendice con altre
150 pagine intitolata “Il mago senza magia” contenente veri e
propri trucchi dove viene spiegato in maniera semplice o complessa
il fondamento scientifico , ad esempio quella della preparazione
dell’argento fulminante.
Ritornando alle “Ricreazioni scientifiche”, l’opera di
Tissandier, non era scritta solo per giovani, tutti potevano trarre
profitto. Senza dubbio il libro si differenziava dagli altri libri di
divulgazione innanzittuto per il numero di tavole incise e proprio per
questo poteva attirare anche un pubblico più giovane, secondo
Treves era uno dei più preziosi e ricchi regali che si potessero
donare alla gioventù. Tissandier, introduceva sempre i suoi capitoli
con divulgazioni scientifiche seguite poi dalle spiegazioni illustrate
dagli esperimenti.
Tissandier, critica “La science amusante” di Tom Tit, il quale non si
soffermava sulla spiegazione degli esperimenti e i loro fenomeni.
Il genere si stava evolvendo lasciando spazio alla parte più
dilettevole rispetto a quella istruttiva. Ne fu un esempio l’edizione di
Hoepli “Cinquecento giochi semplici dilettevoli di fisica,
chimica, pazienza e abilità eseguibili in famiglia” ad opera di
Italo Ghersi; non a caso la prefazione del libro di Ghersi inizia
proprio con il motto “ Istruire dilettando”. Il testo conteneva
un’appendice di pagine stampate solo da una parte in modo da
ritagliare per potere fare le esperienze in prima persona. Lo stesso
Hoepli, aveva iniziato a realizzare pubblicazioni a partire dagli anni
’70 per fanciulli ricche di illustrazioni.
L’italia eredita finalmente Tissandier e Good (Tom Tit) e questo
denota come riferisce lo stesso Ghersi come il clima culturale sia
come sia necessario che il fanciullo apprenda al più
cambiato,
presto gli elementi delle scienze positive che ora non possono più
essere ignorati.
RIVISTE DELLA “SCIENZA DILETTEVOLE”
In questo percorso della “scienza dilettevole” è necessario
sottolineare come anche i periodici per ragazzi fossero importanti e
quanto l’offerta era molto vasta.
Fu proprio nei giornali per bambini che vi furono le prime
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rielaborazioni di autori stranieri delle “Ricreazioni “ed “esperienze”
scientifiche. Un esempio fu la rivista “l’omettino” a cura di
Antonio Vallardi, Milano a partire dal 1898: Il protagonista,
Omettino, firmava una rubrica in cui descriveva giochi e trucchi
messi in atto per divertire, stupire, spaventare parenti ed amici.
Gli editori si prendevano molte libertà, poiché spesso i trucchi ed
esperimenti descritti erano gli stessi della “scienza dilettevole “di
Tom Tit. Gli esperimenti dell’Omettino contengono sempre una
spiegazione dettagliata del fenomeno riprodotto come ad esempio
nello “Scherzo del cucchiaio” dove l’Omettino narra come il
protagonista ed il padre, facendo uno scherzo all’amica Gisella,
causarono la liquefazione del cucchiaio.
Gli unici casi in cui l’esperimento non è seguito dalla spiegazione
scientifica sono quelli che rinviano alla puntata successiva “Chi sa
dirmi perché ciò è avvenuto?” “Chi conosce altri giochi e me li
manda?”. Questo meccanismo, tipico delle riviste, da un lato spinge
ovviamente all’acquisto del numero successivo, dall’altro chiede ai
ragazzi di interagire con la rivista sviluppando in loro un sentimento
di appartenenza alla rivista.
Questo meccanismo verrà portato all’estremo nel “Giornalino della
Domenica” di Vamba.
“Frugolino” pubblicata dalle edizioni del Risveglio Educativo, fu
una rivista, un periodico magistrale più noto dell’epoca, qui si
trattava un altro tipo di contenuto, quello botanico.
La rubrica “I giovedì di Frugolino”, narra le vicende di Piero Martino,
detto Frugolino che vive in campagna e si presta a trascorrere il
giovedì , giorno di chiusura infrasettimanale delle scuole, con
l’amico Gianni: i due vedevano un signore ancora giovane,
raccogliere qualcosa tra l’erba e preparare un erbario, in quanto
studiava le piante osservando come fossero composte ( dialogo tra
Frugolino e il signore ). Il signore, propone a Frugolino di aiutarlo al
giovedì ad erborizzare, guidandolo nelle strade e fornendogli gli
arnesi.
Il signore si rivela essere un professore , questo incuriosisce ancora
di più Frugolino che fino ad allora aveva conosciuto soltanto
maestri, così chiederà il permesso ai genitori per le sue uscite
botaniche con il professore e nell’edizione successiva inizieranno le
vere e proprie lezioni di botanica: Esempio , l’episodio in cui
Fragolino confonde una foglia di Cicuta con una di prezzemolo.
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In un secondo momento gli episodi delle puntate di Frugolino,
vennero raccolti in un unico volume con nuove illustrazioni di
carattere botanico nella collana a cura di Paolo carrara “Istruzione e
diletto”.
2. UNA COLLANA ENCICLOPEDICA PER I RAGAZZI DEGLI
ANNI TRENTA: “LA SCALA D’ORO”
Nel primo Novecento e soprattutto nel periodo tra le due Guerre
Mondiali, è nella norma trovare collane per ragazzi totalmente
dedicati alla sfera letteraria, mentre è difficile trovare collane che
mescolino letteratura con divulgazione o scienza.
Il caso più noto fu “La scala d’Oro” pubblicata tra il 1932-36
dalla casa editrice torinese Utet, sopravvivrà fino agli anni ’80.
Il progetto nacque dalle menti di Fernando Palazzi e Vincenzo
Errante, approdate al mondo dell’editoria in modo totalmente
differente.
V. Errante, era un germanista e nel 1932 si occupò della cattedra di
Milano. Fernando Palazzi invece era un magistrato, che abbandonò il
suo lavoro statale per dedicarsi all’editoria.
La Utet, fornì ai due editori un supporto tecnico e finanziario.
Una delle caratteristiche principali della collana fu il suo essere
graduata, i 93 volumi infatti furono divisi in 8 serie, ognuna
destinata a bambini di età diverse dai 6 ai 13 anni.
Le prime 5 serie: cara
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