Bellerofonte
Il VI libro dell’Iliade si apre con una scena di battaglia che si interrompe con l’incontro di Diomede con il troiano Glauco (vv. 119 sgg.). I due si fronteggiano per combattere, ma scoprono di essere legati da un antico vincolo di ospitalità: Oineo, il nonno di Diomede, aveva ospitato Bellerofonte, a sua volta nonno di Glauco. Quest’ultimo nel presentare la propria stirpe (145 sgg.) si sofferma a lungo sulle vicende di Bellerofonte e rievoca in particolare un episodio: ospitato dal re di Tirinto, Preto, Bellerofonte subisce un tentativo di seduzione da parte di Antea, la moglie del sovrano (160-161); la donna, sdegnata per il rifiuto da parte dell’eroe, accusa falsamente Bellerofonte di averla insidiata e ordina pertanto a Preto di vendicare il suo onore (163-165) uccidendo Bellerofonte. Il sovrano, non osando oltraggiare l’ospite, invia Bellerofonte in Licia alla corte di suo suocero ingiungendogli di consegnare a quest’ultimo una tavoletta sigillata in cui si ordina di uccidere il latore del messaggio (166-170):
w°v fa@to, to#n de# aònakta co@lov la@ben oi§on aòkouse; kteìnai me@n ré è aèlei@eine, seba@ssato ga#r to@ ge qumwj, pe@mpe de@ min Luki@hnde, po@ren d è oç ge sh@mata lugra@, gra@yav eèn pi@naki ptuktwj^ qumofqo@ra polla@, dei^xai d è hènw@gein wj§ penqerwj^, oòfr è aèpo@loito.
“Così disse, e il sovrano fu preso dall’ira non appena udì; tuttavia evitava di ucciderlo, ne aveva ritegno in cuor suo, ma lo mandò in Licia, gli diede dei segni funesti, dopo aver scritto su una tavoletta ripiegata un messaggio di morte, e gli ordinò di mostrarla a suo suocero, perché morisse”1.
1 Tutte le traduzioni ai testi citati sono nostre.
La scrittura nei poemi omerici
Come è stato rilevato da tutti gli studiosi, si tratta dell’unico passo all’interno dei poemi omerici in cui si fa menzione di una qualche forma di scrittura. Il riferimento è però così vago da aver spinto gli studiosi moderni (ma anche i commentatori antichi) a formulare ogni sorta di ipotesi al riguardo. È noto che all’infuori di questo passo l’Iliade e l’Odissea descrivono una civiltà che sembra ignorare totalmente l’uso della scrittura: la tavoletta di Bellerofonte si presenta quindi come un riferimento isolato, per di più all’interno di una vicenda che risale a due generazioni prima della guerra di Troia.
Il problema principale è posto dall’ambiguità del termine che non fa riferimento a una tipologia di scrittura in particolare in quanto ha il significato generico di “segni”, non necessariamente alfabetici (il termine che designa questi ultimi è comunemente gra@mmata), ma potenzialmente di qualsiasi natura: «il riferimento a “segni funesti” è abbastanza generico e potrebbe alludere anche a segni sillabici e ideogrammi, come se serbasse memoria dell’antica scrittura micenea Lineare B [...]; se poi il sistema di scrittura che ricorreva abitualmente per tale supporto era quello fenicio-aramaico, va ricordato che proprio la scrittura alfabetica fenicia, adattata alla lingua greca, fu introdotta in Grecia tra il IX e l’VIII secolo» (M.S. Mirto). Il commento sopra citato sintetizza il panorama delle ipotesi messe in campo dalla critica negli ultimi decenni.
Ipotesi sulla scrittura
Una prima teoria è per l’appunto quella di una reminescenza della scrittura micenea: le tavolette sarebbero quindi state scritte in Lineare B. Questa ipotesi è sostenuta da Ione Mylonas Shear in un articolo del 19982: partendo dal ritrovamento nel palazzo di Pilo di sette cardini in bronzo probabilmente utilizzati per tenere insieme coppie di tavolette lignee, simili a quelle rinvenute in siti orientali (in particolare tra i resti di una nave della Tarda Età del Bronzo scoperta nel 1982 al largo di Uluburun, in Turchia), Shear propende per un’origine micenea delle tavolette di Bellerofonte, inserendosi così sulla scia di quegli studiosi che tendono a ravvisare in Omero una prevalenza di elementi micenei. Si tratta però di una proposta isolata, per altro basata unicamente sul riferimento omerico alle tavolette, trattato in maniera piuttosto generica3, tanto più che in età storica i Greci mostrano di non avere alcun ricordo della scrittura micenea e questa sarebbe l’unica menzione della Lineare B in tutta la letteratura greca.
Inoltre è stato osservato che l’intero episodio di Bellerofonte si compone di motivi di chiara ascendenza orientale: la vendetta di Antea richiama inconfondibilmente l’episodio biblico della moglie di Putifarre, così come l’elemento della lettera trova un parallelo in quella di Davide a proposito di Uriah (cfr. Libro di Samuele II 11); tipicamente orientale è anche la figura della Chimera, il mostro che Bellerofonte dovrà affrontare per ingiunzione del suocero di Preto (178-183).
Partendo da questo insieme di corrispondenze, altri studiosi si sono divisi tra quanti avanzano l’ipotesi di una scrittura già di tipo alfabetico di derivazione semitica e quanti, invece, leggono i sh@mata lugra@ come un riferimento a una scrittura a tutti gli effetti semitica, verosimilmente in un sistema sillabico cuneiforme. Quest’ultima ipotesi è stata trattata in due articoli scritti a poca distanza uno dall’altro da Franz Joseph Tritsch4. Egli parte dal presupposto che «il pubblico che ascoltava le performances omeriche era greco. Doveva sembrare loro chiaro che un messaggio nefasto contenente un ordine di morte per il latore non poteva essere scritto nella lingua conosciuta dal latore, ma in un...
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