Introduzione: incontro-scontro modernità e adattamento all'identità giapponese
L'incontro tra modernità e l'adattamento all'identità giapponese pone interrogativi sulla collocazione dei diritti umani negli Asian Values. Questo dibattito coinvolge vari aspetti culturali e storici del Giappone.
Diritti umani in Giappone alla luce del dibattito sugli Asian Values
Esistono davvero? Si discute sulla preminenza della responsabilità collettiva rispetto alla libertà individuale e l'impossibilità di stabilire diritti umani universali, come evidenziato nella Dichiarazione di Bangkok del 1993. La priorità dello sviluppo economico spesso prevale, nonostante il dissenso individuale. C'è infatti il dibattito se i diritti umani fondamentali siano una "invenzione della tradizione" e il loro riconoscimento nella storia di India, Shinto, dedizione alla nazione, Giappone, Cina... in maniera autonoma rispetto al Confucianesimo, disciplina, Occidente, e Buddhismo, solidarietà.
L'immagine dell'Asia è cambiata nel corso del XX secolo, passando da una percezione di "Asia dispotica" e "stagnazione asiatica" a una realtà di nazionalismi culturali pronti a propugnare assoluta originalità. Oē Kenzaburō, premio Nobel per la letteratura nel 1994, offre un quadro dei rapporti tra il Giappone e i suoi vicini, sottolineando un atteggiamento ostile nei confronti delle nazioni asiatiche nel processo di modernizzazione, passando da paese del Terzo Mondo a oppressore di altri paesi del Terzo Mondo.
Doi Takeo, uno dei padri della psichiatria giapponese, sottolinea il problema con il concetto di "identità", termine non molto familiare per i giapponesi, che comprende il concetto di identificarsi con qualcosa o qualcuno. L'arrivo del Commodoro Perry nel 1853 impose un'apertura verso l'Occidente e la divulgazione della civiltà occidentale, finendo per introiettare l'immagine dell'Asia prodotta dagli stranieri.
Fukuzawa Yukichi e l'introduzione della modernità
Fukuzawa Yukichi, un intellettuale che incarna lo spirito moderno, divide le popolazioni del mondo in bunmei (civili), hankai (semicivilizzati), e yaban (selvaggi). I giapponesi sono considerati hankai rispetto all'Europa, ma bunmei rispetto all'Africa. L'Europa, per la sua attitudine colonialista, può essere considerata yaban. Il concetto di Datsuaron postula una "liberazione dall'Asia", aprendo la strada a una visione colonialista su Cina e Corea.
Intellettuali come Uchida Ryōhei e Takeuchi Yoshimi hanno risposte diverse, con quest'ultimo che nel dopoguerra sostiene la necessità di superare la contrapposizione Occidente-Asia. Ueda Masaaki, presidente del World Center of Studies on Human Rights Problem, afferma che il Giappone ha scelto di rimaneggiare idee esterne fino a renderle un prodotto originale, come la filosofia e l'architettura.
Il pensiero dei diritti umani e presenza nelle costituzioni del Giappone
Impostazione metodologica: i diritti umani in Occidente, in seguito nella cultura e società giapponese. Importanza della libertà di parola e del dibattito pubblico antecedente al VII secolo con Shōtoku Taishi, la Costituzione in 17 articoli che concilia shinto, buddhismo e confucianesimo, ma con una rigida divisione tra sudditi e governo, più che una costituzione, un trattato di etica pubblica.
Tre momenti fondamentali segnano la storia giapponese: Gakumon no susume (incoraggiamento al sapere, 1872) di Fukuzawa Yukichi e altri 16 saggi nei 5 anni successivi, la Costituzione Meiji del 1889, e l'attuale Costituzione del Giappone del 1946. Ora il Giappone è un difensore dei diritti umani, partecipando a trattati e accordi internazionali e alle attività ONU.
Introduzione in Giappone del pensiero sui diritti umani
Il Gakumon no susume del 1872, con l'incipit "Il cielo non ha creato uomo che sia inferiore o superiore ad altro uomo", è adottato come libro di testo nelle scuole. Le scelte lessicali e sintattico-grammaticali sono più vicine alla lingua parlata. Un altro titolo, "Tenbu Jinken" (diritti naturali), dà un sapore autoctono alla dichiarazione d'indipendenza americana, pur utilizzando termini volutamente ambigui dove "cielo" non è uguale a "God" e "persona" non è uguale a "men".
Un nuovo lessico è introdotto per concetti stranieri, come "filosofia", che passa da rigaku (scienza del pensiero razionale) a tetsugaku (scienza del pensiero chiaro). Alcune traduzioni di termini chiave della democrazia occidentale dimostrano che i giapponesi forse non ne avevano colto il senso originale, ad esempio, "droit subjectif" tradotto come kenri, ovvero "forza + ragionamento".
Il concetto di seiyō geijutsu, "etica orientale, tecnica occidentale", riflette il fatto che ai giapponesi dell'etica occidentale non piaceva l'attenzione al profitto.
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