Ugetsu monogatari (1768)
di Maria Teresa Orsi
Introduzione
Autore: Ueda Akinari. Nato e vissuto a Ōsaka, centro principale della vita economica durante l’epoca
Tokugawa. “Secolo di Ōsaka” (1650-1750) maggior splendore della città e fermento culturale, imporsi di una
cultura popolare che faceva propri gli ideali dei chōnin e gli scenari dell’ukiyo. Nel campo del romanzo si era
imposto grazie a Ihara Saikaku l’ukiyozōshi (racconti del mondo fluttuante); in cui si descriveva la realtà
sociale del Giappone contemporaneo. Verso la metà del ‘700 questa moda ancora dominava. Ueda Akinari
esordisce con due romanzi vicini a questa moda, ma solo un anno dopo si rivolge a un’altra strada, quella
degli studi classici; desiderando di essere considerato prima di tutto uno studioso, un erudito, un poeta.
Questa strada non gli diede soddisfazioni, così come le carriere da mercante e medico; oggi conosciuto
principalmente per i romanzi, la scrittura dei quali veniva al tempo considerata poco più di un passatempo.
Ultimo in ordine di tempo fra gli scrittori di ukiyozōshi, inaugura un genere nuovo che destinato ad imporsi a
Edo: racconto di ambientazione storica che presenta avvenimenti del passato con elementi fantastici e
meravigliosi. In questo genere di racconto confluivano due componenti culturali: opere cinesi in vernacolo
(Shuihuzhuan – Storia sul bordo dell’acqua, epoca Ming) e la spinta della scuola di “studi nazionali” che
portava gli intellettuali a riscoprire il patrimonio letterario classico.
Ugetsu monogatari si presenta come raccolta di storie di fantasmi. Soggetto molto popolare nel folclore, nel
romanzo e nel teatro giapponesi; grande ripresa in epoca Tokugawa, emersi come genere letterario ben
definito ispirato alla letteratura popolare cinese di epoca Ming. Akinari ha presente i racconti popolari cinesi
da cui riprende situazioni e spunti, che rielabora in modo coerente al momento storico e sociale dei
personaggi giapponesi; compiendo anche un processo di rinnovamento degli stessi.
9 storie, cinque delle quali si svolgono attorno a un personaggio morto in tragiche circostanze che riprende
sembianze umane per tornare nel mondo. Ne La passione del serpente compare invece un personaggio
sovrannaturale; ne La carpa del sogno e nel Dibattito su ricchezza e povertà sono presenti più le convenzioni
del meraviglioso che quelle del fantastico; mentre nel Cappuccio blu il sovrannaturale ha un ruolo marginale.
Il sovrannaturale non è quindi l’elemento innovatore; l’originalità sta nell’abilità dell’autore di elaborare gli
spunti dei predecessori unendoli ad altri elementi come il racconto storico.
Titolo prende spunto da Ugetsu, “Luna e pioggia”, titolo di un dramma nō con protagonista il monaco
Saigyō; mentre monogatari (termine ormai in disuso in epoca Tokugawa) richiama la grande narrativa in
prosa del passato. La luna è presente in molte delle storie (nella Pentola di Kibitsu ha un ruolo fondamentale
perché inganna il protagonista portandolo alla morte), ma il paesaggio non è mai fosco o tenebroso: paesaggi
carichi non d’orrore ma di malinconia e mestizia. La fonte si può trovare nel Genji, o meglio nel mono no
aware, ideale estetico di epoca Heian. Elementi integrati nell’intuizione poetica di Akinari, in cui il
sovrannaturale ha una funzione estetica, la paura è mitigata dalla poesia e il brivido dell’orrore si
accompagna all’emozione della bellezza.
di Claudia Iazzetta
Saggio
Nel periodo Tokugawa era consolidato il processo di fusione e prestito tra i 3 principali filoni religiosi, per
quanto ognuna delle dottrine pertenessa a una sfera diversa della vita umana (confucianesimo etica,
buddhismo spiritualità, shintoismo mondo naturale e origine divina dell’Impero).
Primo gruppo: Shiramine (Il picco bianco), Buppōsō (La ghiandaia celeste) e Aozukin (Il cappuccio blu);
accomunati dalla presenza di monaci buddisti dalla fede incrollabile che fronteggiano personaggi che, pur
essendo molto acculturati o d’animo nobile, si sono persi sulla via del male. Privati del conforto delle fede
buddista, questi personaggi si mostrano più sensibili alla poesia che, nel caso dell’abate di Aozukin, sarà
strumento di salvezza.
-Shiramine: pare un dibattito tra principi confuciani idealmente incarnati dall’imperatore Sutoku e principi
buddisti di Saigyō. La poesia e non il sūtra fa apparire Sutoku. Saigyō ha abbracciato la via del Buddah
tradendo l’ideale confuciano di una vita immersa nel sociale; Sutoku inizialmente ha seguito la via
confuciana del buon governo per poi dedicarsi alla via del male. Quando Saigyō scoraggiato sembra voler
abbandonare Sutoku al suo destino quest’ultimo trova la forza di manifestarsi come demone, ma il potere
della poesia lo riporta a sembianze più umane.
-Buppōsō: ripresa di schemi e tematiche di Shiramine, con luoghi isolati in cui si manifestano gli spiriti e la
valenza magica della poesia in grado di esorcizzarli. Potere mistico del buddismo Shingon è il vero
protagonista. Dopo aver ascoltato il canto della ghiandaia celeste, Muzen compone dei versi e apre le porte
alla fantasmatica comitiva del sanguinario cultore delle arti Hidetsugu. Spettri apparentemente pacifici, poi
dei versi con riferimento a un rito shingon cambiano tono e portano alla battaglia in cui si mostra l’indole
malvagia di Hidetsugu e a cui Muzen sopravvive.
-Aozukin: struttura bipolare, monaco itinerante Kaian di scuola zen e abate di Daichū di scuola shingon,
monaco prima esemplare poi perso sulla via della follia a causa dell’amore per l’accolito morto e
l’attaccamento a ciò che è effimero. L’abate trova in Kaian la sua salvezza, si affida a lui per essere liberato:
Kaian lo fa meditare sul Canto dell’Illuminazione in posizione zazen e l’abate giunge all’illuminazione.
Secondo gruppo: Asaji ga yado (La casa fra gli sterpi), Kibitsu no kama (La pentola di Kibitsu) e Jasei no in
(La passione del serpente); accomunati dalla tematica della maturazione dell’uomo: da una parte due brave
mogli tentano di risvegliare nei propri mariti i valori dell’etica confuciana; dall’altra una donna serpente fa
maturare la sua vittima contaminandone la purezza. Debolezza dei maschi è la causa delle loro disgrazie.
-Asaji ga yado si apre con Katsushirō troppo debole per gestire il proprio partimonio, e la moglie Miyagi
piena di giudizio cerca di convincerlo a non partire. Lui è mosso da buona fede ma è privo di guida morale,
lei è immobile nel rispetto delle proprie convinzioni e nella rettitudine. Dopo la morte Miyagi non tormenta
il marito, perché Katsushirō non rispetta la promessa a causa della sua indole ingenua e poco decisa, non per
malvagità. Miyagi invece è fedele ai suoi ideali anche dopo la morte e aspetta il marito come le era stato
richiesto prima di essere condotta al paradiso di Amida.
-Kibitsu no kama presenta le disgrazie come risultato dell’assenza di fermezza di Shōdayū e dallo stile di vita
sregolato del figlio Shōtarō. Shōdayū si fa convincere dalla moglie (contravvenendo al sistema confuciano
dell’obbedienza della moglie) a ignorare il responso della divinità; mentre Shōtarō si comporta in modo
irrispettoso e trasforma la sua buona moglie in uno spirito vendicativo.
-Jasei no in ha un protagonista delicato e raffinato, Toyoo, che non lavora e si dedica allo studio dei classici
confuciani. La pioggia proveniente da sud-est porta il serpente Manago, che ammalia Toyoo fino a fargli
rifiutare la famiglia e i suoi obblighi confuciani dettati dalla pietà filiale. Tre sacerdoti cercano di fermare
Manago. Il primo non ci riesce ma riesce a risvegliare Toyoo, il secondo soccombe, il terzo aiuta Toyoo a
liberarsi del serpente con un mezzo semplice: sono quindi soprattutto le ritrovate fermezza e forza d’animo
di Toyoo ad aver sconfitto il serpente.
Terzo gruppo: Kikka no chigiri (L’appuntamento dei crisantemi), Muō no rigyo (La carpa del sogno) e
Hinpukuron (Dibattito su ricchezza e povertà) presentano gli ideali di uomo di Akinari; uomini spesso
eccentrici e isolati dalla comunità ma fedeli alle proprie convinzioni. Essi mostrano visioni parziali,
edulcorate e mitigate di confucianesimo, buddismo e shingaku (dottrina popolare che unisce precetti
confuciani, tradizioni religiose shintoiste e frugalità zen).
-Kikka no chigiri mostra la visione mitigata che Akinari aveva del confucianesimo. Samon è uno studioso
sobrio e generoso, che segue effettivamente i principi confuciani ed è del tutto privo di egoismo. È anche
molto razionale, e si stupisce di fronte all’apparizione di Akana che fa una crepa nel suo muro di certezze. Lo
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