Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Nell'opera è presente anche il Mono no aware (sensibilità delle cose), individuata dal

filologo Motoori Norinaga. L'espressione “Mono no aware” è stata usata nell'opera quasi

mille volte. Nel caso del Genji la traduzione diventa quasi impossibile perchè il testo si

carica di sfumature semantiche che rendono impossibile la parafrasi del Mono no aware.

La struttura è molto ricca e variegata perché vi sono all'interno circa 450 personaggi,

alcuni dei quali si limitano a fare solo delle comparse. Mille anni di studio dell'opera non

hanno fatto trovare contraddizioni interne al testo.

La scrittrice Murasaki usa due tecniche nell'opera: quella della ripetizione e della

sostituzione. In alcune parti del testo la scrittrice non ripete le medesime azioni ma cerca

di riproporle in maniera simile: si ha la conseguenza inevitabile del concetto di

buddhismo di Karma. Il concetto della sostituzione è importante, soprattutto quando si

tratta dell'oggetto del desiderio. Ogni volta che l'oggetto del desiderio risulta

irraggiungibile per qualunque motivo, noi assisteremo alla sostituzione di questi con

qualcosa di diverso: citiamo la parte in cui Genji non trovando Utsusemi si consola con

l'amica. Murasaki non dà mai lezioni di religione o filosofa buddhista in modo esplicito

ma il buddhismo permane in tutta l'opera.

La prima sostituzione l'abbiamo con l'imperatore che, morta Kiritsubo, sposa Fujitsubo.

La scrittrice forse non pensò a tutte queste cose ma la sua psicologia le fece prende certe

determinate scelte. Per esempio il complesso di Edipo viene esposto nel Genji perchè egli

si innamora di Fujitsubo per soddisfare il suo desiderio edipico. Con questa sostituzione

Genji riesce ad avere una sostituta alla madre e ad avere un rapporto sessuale con ella

che lo soddisfa ma non lo condanna poichè non è la vera madre ma appunto una

sostituta. Da lei ha un figlio che poi diventerà imperatore: non confesserà mai la sua

colpa di aver macchiato la dinastia imperiale nonchè quella di Amaterasu. Avrà un'altra

storia con Oborozukiyo (sorella della matrigna Kokiden e figlia del ministro della destra)

che lo porterà ad espiare la propria colpa con l'esilio a Suma.

Il motore che mette in moto la narrazione è la passione. Il desiderio di raggiungere e

ottenere l'oggetto del desiderio. Murasaki ci dà una chiave di lettura importante per

leggere il suo testo. Viene citata la storia d Yang Kwei- fei, donna che fece innamorare

l'imperatore Hsuan-tsung tra il settimo e ottavo secolo. L'Imperatore si innamorò

pazzamente della donna portando scompiglio in Cina. Questa storia era molto famosa in

Giappone grazie ad una lirica di 120 versi scritta da Bai Juyi ed intitolata “Canto

dell'eterno dolore”. Murasaki si rifece a questa poesia durante la stesura dell'opera. La

passione porta come inevitabile conseguenza la disperazione.

Il desiderio viene visto come il male nell'ottica buddhista: l'uomo non riesce a liberarsene

e sembra che sia vittima di una possessione da parte di un'anima femminile. Il

matrimonio all'epoca Heian era di carattere politico e non d'amore, ecco perchè Genji

riesce a sposare più di una donna.

Per l'autrice la donna doveva saper scrivere e suonare. Durante una notte tra i nobili

vediamo come Murasaki Shikibu descrive la donna ideale, o meglio, come la fa descrivere

da dei personaggi maschi in un momento di amichevole intimità. La donna deve essere

sensibile, educata, non deve mai buttare in faccia all'uomo la sua superiorità. Deve

essere pratica, occuparsi del marito ma deve essere sempre preparata, aggiustata. La

donna ideale deve avere un carattere tranquillo e accomodante e deve avere anche dei

talenti per soddisfare l'uomo. Le parole sono pronunciate da un uomo ma scritte da una

donna. Murasaki ha un senso della letteratura molto moderno.

Le donne del periodo Heian sono donne mute che pero riescono ad avere un periodo di

rivalsa con il Mono no Ke, ovvero la possessione spiritica. Le donne ricevono la

possessione di questo spirito e mettono in scena ciò che si contratta fortemente con

l'estetica del periodo Heian. Chi è posseduto strepita, si butta a terra, si strappa i capelli

e i vestiti, e parla con voce alterata. E' l'unico momento in cui la donna riesce a vincere

sull'uomo.

Con la possessione viene messo in scena l'impulso distruttivo verso la tirannia maschile.

In questo caso lei si ribella. Durante la possessione la colpa è dello spirito, non della

donna. Il secondo impulso è costruttivo per il solo fatto che le possessioni potevano

creare un legame di solidarietà femminile.

Il Mono no Ke, secondo una lettura moderna, è una protesta nel confronti del sistema

poliginico. Quando la donna è posseduta si cerca solo di calmare lo spirito con gli

esorcismi e non si pensa alla sua salute e a ciò che potrebbe succederle.

Un esempio di esorcismo lo troviamo dopo la scena delle carrozze tra Aoi e Rokujo, la

quale dalla prima fila della festa di Kamo viene spedita tra i popolani sotto gli occhi

indiscreti di Genji che non la aiuta. La vittima è Aoi; gli occhi ricadono su Rokujo che

venendolo a sapere si sente in colpa e si allontana. Dal punto di vista della narrazione

Aoi e Rokujo diventano alleate contro Genji. In un sogno Rokujo vede far del male ad Aoi.

Un giorno Aoi esclama delle parole “...io non so chi siete” e Genji capisce che quella non

era sua moglie; Aoi a quel punto prende l'abilita di Rokujo nel scrivere ed inizia a scrivere

una poesia che può essere letta in due modi: si supponeva che per bloccare l'anima che

possedeva una persona bisognasse legare una parte della veste – in giapponese TSUMA,

che vuol dire anche moglie.

Rokujo viene a sapere che Aoi stava per morire. Sente l'odore degli esorcismi che vengono

fatti ad Aoi e per questo lava le vesti e i capelli. Sta avendo un crollo psicologico. Qui si fa

riferimento a Lady Macbeth (SHAKESPEARE) perché teme che possa essere scoperta.

Il vero messaggio si nasconde tra le pieghe del testo dove Genji è il burattino principale

dell'autrice, alle cui spalle giganteggiano le figure delle sue amanti.

Temi ed oggetti frequenti: fiori (susino, ciliegio), alberi (acero, bambù, pino), alba, raggi di

luna, stagioni (anche contrasto primavera-autunno), manto di neve, pioggia, fogli di carta

(profumati, colorati, di origine cinese, a doppio strato), accessori per la capigliatura

(scatole, foderi o spazzole), mantelli o soprabiti, banchetti e cortei (per festeggiare il

ritorno, la partenza di qualcuno, l’addio al nubilato, il fidanzamento o il funerale),

paraventi, doni regalati a dipendenti o dame, poesie (anche cinesi, accompagnate da

lettere, striscioline o bacchette), stile della calligrafia (elegante, rozzo, immaturo, etc.),

delusioni, pianti, allusioni ad altre poesie, sostantivi utilizzati per un doppio significato

(kakekotoba), prendere i voti e dedicarsi alla vita religiosa, ancelle e paggi.

Parte prima: il racconto di Genji

Capitolo I – Kiritsubo

Alla corte imperiale vi risiedevano sia le dame di palazzo (da compagnia) sia quelle del

guardaroba (concubine dell’Imperatore). Tra queste dame vi era una ragazza plebea di

basso rango chiamata Kiritsubo, figlia di un defunto Consigliere. Kiritsubo era la favorita

dell’Imperatore e questo fece ingelosire tutte le altre dame. L’Imperatore invece di

sostituire la ragazza, che era in uno stato malinconico a causa della gelosia delle dame,

preferì starle accanto il più possibile. Successivamente la ragazza diede alla luce uno

splendido bambino, molto più bello del primogenito dell’Imperatore, avuto dalla prima

moglie Kokiden, figlia del Ministro della Destra. Kiritsubo veniva trattata male al Palazzo

e per questo si ammalò; sebbene le suppliche della madre l’Imperatore non la lasciò

ritornare a casa. Kiritsubo cercò invano di fuggire ma successivamente morì; da quel

momento il bambino venne affidato alla nonna materna. Il funerale si svolse ad Atago.

L’Imperatore mandò una messaggera, figlia del portatore di faretra, a casa della madre di

Kiritsubo per consegnarle una lettera nella quale vi era un invito per soggiornare al

Palazzo; la donna, tuttavia, perplessa, rifiutò e donò alla messaggera alcuni oggetti della

figlia defunta. All’età di 6 anni il bambino ritornò a Palazzo; era il periodo della

designazione di un erede. Nel frattempo arrivarono in paese alcuni coreani, fra cui un

indovino: l’Imperatore mandò il principino, accompagnato dal Ministro della Destra, da

costui; questi previde una salita al trono del bambino. Visto che il principe non

possedeva alcun titolo nobiliare, l’Imperatore fece di tutto per farlo entrare nel clan

Minamoto; qui adotta il nome di Genji (modo di leggere il kanji che indica tale clan). In

seguito a corte venne mandata la quarta figlia del precedente Imperatore, Fujitsubo,

somigliante a Kiritsubo, affinché venisse distratta dalla morte della madre. All’età di 12

anni si ebbe la cerimonia di Genji come principe: si tenne una celebrazione superiore a

quella dell’Erede legittimo, il padrino fu il Ministro della Sinistra, padre di Aoi con la

quale Genji si fidanzò.

Capitolo II – L’arbusto di saggina

Genji pensava a come agire con cautela per salvaguardare sia la propria apparenza che il

proprio futuro. Una volta diventato Capo della guardia visitava sempre meno la Grande

Casa e questo fece sospettare che avesse un’amante. Uno dei fidati amici di Genji era il

cognato e scudiero To no Chujo, fratello di Aoi. In una giornata estiva, al Palazzo Genji

mostrò alcune lettere amorose all’amico, il quale dichiarò che nessuna donna faceva per

lui. Alla serata si aggiunsero Uma no Kami e To Shikibu no Jo. Ciascuno raccontava la

propria esperienza personale con le donne: il primo raccontò che da giovane conobbe una

ragazza gelosa che lo indusse a lasciarlo e che contemporaneamente si vedeva di

nascosto con un’altra donna che aveva già un amante; il secondo raccontò di una donna

intelligente per la quale non era attratto; To no Chujo, invece, raccontò di una donna

fiduciosa in qualsiasi situazione che lasciò in seguito ad una gravidanza. Alcuni giorni

dopo Genji fece visita alla Grande Casa e quando scese la notte alloggiò presso uno dei

suoi servitori, Ki no Kami. Arrivati all’abitazione, Genji notò subito che vi erano molti

ragazzi tra cui il fratello della matrigna di Ki, moglie del padre Iyo no Kami. D’un tratto

Genji udì delle voci ed entrò nella stanza della donna; l’incontro non andò a buon fine, fu

un incontro duro. Giorni dopo Genji si disperò per l’accaduto e pur di rivedere la donna

si servì del fratello minore: gli raccontò che il marito della sorella era vecchio e non

avrebbe potuto prendersi cura di lui per molto. A questo punto il fanciullo cercò in tutti i

modi di combinare un incontro tra Genji e la sorella ma con scarso successo.

Capitolo III – Utsusemi

Ki no Kami venne chiamato per affari e a Genji venne in mente un piano per rincontrare

la giovane ragazza senza che succedesse alcun scandalo. Si travestì, si intrufolò in casa e

cominciò ad osservare di nascosto la dama: si trovava in una camera con Nokiba no Ogi,

sorella di Ki, mentre giocavano a go. Scesa la notte, la dama si accorse di Genji e scappò;

questi entrò in camera e la compagna di gioco si svegliò. Per non far trapelare il segreto

Genji le disse che avrebbe voluto conoscerla. Appena uscì, il fanciullo, per proteggere

Genji, disse che quell’ombra era Mimbu, una serva molto alta. Dopo aver letto una poesia

recapitatole dal fratello, Utsusemi si lasciò prendere dal rimpianto di non essere libera.

Capitolo IV – Yugao

Genji, rientrando da un incontro segreto con dama Rokujo, fece visita alla sua vecchia

nutrice che era in preda ad una malattia. La donna, fattasi monaca in seguito, viveva in

un posto trasandato. Il cancello non si apriva e per questo fece chiamare il figlio

Koremitsu, un dipendente di Genji. Nel frattempo Genji notò che accanto a quella zona

crescevano dei fiori bianchi ed ordinò ad un servo minorenne di raccoglierne un po’; una

bambina d’un tratto si avvicinò e gli diede un ventaglio sul quale appoggiare i fiori.

Successivamente Genji entrò in casa e venne accolto da tutta la famiglia della monaca il

cui ultimo desiderio era rivedere per l’ultima volta il volto del principe. Prima che uscisse,

Genji volle sapere chi avesse scritto quella poesia sul ventaglio: dalle indagini, Koremitsu

oltre a scoprire che fosse una donna di ceto basso, riuscì anche a combinare a Genji un

incontro. A Genji venne il presentimento che si trattasse della stessa donna con la quale

il cognato ebbe una relazione. Successivamente i due amanti partirono per un posto

segreto: una villa deserta. Nessuno, al di fuori di Koremitsu e dell’ancella della donna,

Ukon, sapeva di quel segreto. Genji era vestito in un modo trasandato ma in seguito

rivelò la sua identità alla donna. Durante la notte Genji vide un’apparizione di un

demone e contemporaneamente la dama si sentì male. Ordinò a Ukon di sorvegliarla

mentre andava a cercare aiuto. Trovata una candela, Genji illuminò la stanza e vide la

donna completamente fredda, era morta. Mandò a chiamare Koremitsu e gli spiegò

l’accaduto. Questi disse che era meglio lasciare la villa e portare il corpo sul monte

Higashi, ove risiedeva una monaca, ex balia del padre, e suo fratello, un mago di

sepoltura. Dopo la cerimonia Genji assunse Ukon al Palazzo e volle sapere da lei chi

realmente fosse la donna: Yugao, figlia di Sammi Chujo, il quale volle farla fidanzare con

To no Chujo dal quale ebbe una figlia. Genji ordinò Ukon di prelevare la bambina per poi

poterla accudire. Nel frattempo Utsusemi si fece risentire dopo che seppe del malessere

di Genji, il quale, saputa la notizia del trasferimento di Iyo, non esitò a donare alla coppia

molti regali.

Capitolo V – Murasaki

Per curarsi da una forte febbre, Genji, travestito, si mise in viaggio per le Colline

Settentrionali in cui viveva un prete guaritore. Entrati nella grotta, ebbero inizio i riti

magici. Usciti, alloggiarono in una casa nella quale Genji vide una bambina che

assomigliava a Fujitsubo e che era accompagnata da una nutrice, Shonagon. La fanciulla

si chiamava Murasaki no Ue ed era la figlia del principe Hyobukyo, fratello di Fujitsubo.

La madre, invece, era la figlia di Azechi no Dainagon, cognato del guaritore-eremita.

Genji fece richiesta di adottare la bambina ma sia il vecchio che la nonna, sorella dello

stesso eremita, non acconsentirono. Prima di ritornare al Palazzo a Genji vennero donati

alcuni oggetti come una bacchetta magica e un rosario coreano. Ritornato nella capitale

ebbe una discussione con Aoi. In seguito ordinò Koremitsu di consegnare una lettera alla

nonna-monaca e di indagare su Shonagon. Koremitsu, una volta arrivato, disse a Genji

che la monaca gli avrebbe fatto visita non appena si fosse sentita meglio. Nello stesso

periodo Fujitsubo si ammalò e Genji persuase la sua ancella, Omyobu, per incontrarla;

tuttavia l’incontro non andò a buon fine. Successivamente la monaca arrivò nella

capitale ma ebbe un peggioramento e per questo Shonagon recapitò una lettera a Genji

nella quale vi era scritto che la monaca era in viaggio per la grotta del fratello. La vecchia

morì e la bambina venne riportata nella capitale: il padre Hyobukyo non esitò ad andarle

incontro per dirle che a breve se la sarebbe portata via. Genji decise di fare la prima

mossa e all’alba prelevò la bambina da quella squallida abitazione; con lei vi era anche

Shonagon. Quando il padre tornò le altre dame gli dissero che era stata la stessa

Shonagon a portarla via in un posto segreto.

Capitolo VI – Il Fior-di-zafferano

Tra le vecchie nutrici di Genji vi era Sayomon, la quale aveva una figlia di nome Taifu no

Myobu che serviva al Palazzo: un giorno questa accennò a Genji di una principessa, figlia

del defunto Hitachi, di nome Suyetsumuhana. Il principe aveva intenzione di ascoltarla

mentre suonava la cetra, per questo chiese a Myobu di accompagnarlo. Avvicinandosi

alla finestra, Genji udì che qualcuno lo aveva seguito: era To no Chujo travestito. In

seguito entrambi scrissero alla dama senza però ricevere alcuna risposta. Genji, sapendo

che il cognato avrebbe fatto di tutto per corteggiarla con la sua persuasione, chiese aiuto

a Myobu; questa, nel mezzo di una conversazione, mandò a chiamare Genji per

presentarlo alla dama. La donna volle riceverlo solamente per ascoltarlo: Genji le parlò

dei suoi sentimenti ma la dama non aprì bocca; fu Jiju, una sua dama, a rispondere al

posto suo facendo credere a Genji che fosse stata lei. Il principe non poté resistere al suo

silenzio e per questo forzò la porta ed entrò in camera: rimase deluso dal brutto aspetto

della donna e tornò al Palazzo. La dama ci rimase male e Genji, per non vederla soffrire,

le promise che in futuro sarebbe ritornato; ma con l’adozione di Murasaki quelle visite

venivano sempre meno. Un giorno però volle ritornare per far chiarezza su ciò che aveva

visto quel primo incontro: alta, un gran naso, sul quale aveva una punta rosea a causa

del freddo, molto magra e capelli magnifici. Genji, tuttavia, desiderava una donna diversa

dalle altre. Un giorno Myoubi andò da Genji per consegnargli un pacco da parte della

dama: una lettera e una giacca. Ai festeggiamenti del nuovo anno recapitò quel pacco

vuoto con un vestito rosso alla dama, che divenne col passare del tempo meno timida,

alla moda, e cominciò a conversare con Genji. Ritornato al Palazzo Genji si mise a giocare

con la piccola Murasaki: si dipinse di rosso il naso, come la dama, facendo credere alla

piccola che quella macchia non sarebbe mai più andata via.

Capitolo VII – La Festa delle Foglie Rosse

La Festa del Passero Rosso si avvicinava e le dame, tra cui Fujitsubo, non vi potevano

partecipare. Perciò l’Imperatore decise di far dare una prova generale dello spettacolo a

Palazzo: Genji danzò in maniera sublime facendo commuovere addirittura chi gli stava

attorno. Il giorno della festa era arrivato: danzatori di ogni ceto sociale arrivarono, alcuni

dei quali maestri come Sayemon no Kami. In quella nottata tutti gli uomini furono

avanzati di un grado; Genji divenne Consigliere. Nel frattempo Aoi si sentiva amareggiata

perché aveva saputo che una persona era andata a vivere con Genji; non sapeva che si

trattasse di una bambina. L’anno a venire Genji fece un discorso a Murasaki dicendole

che doveva iniziare a comportarsi da vera dama poiché sarebbe diventata sua moglie. Nel

frattempo Fujitsubo partorì e tutti a corte pensavano che il padre fosse l’Imperatore; in

realtà era Genji. Quanto alla notizia di Murasaki al Palazzo nessuno sapeva che si

trattasse di una bambina; l’Imperatore, insospettito che potesse essere una dama di

Palazzo, si nascose mentre assistette ad una ironica scena: Genji respinse i sentimenti di

una vecchia dama di corte. Questa rimase imbarazzata e amareggiata, perciò Genji le

andò incontro mentre To no Chujo lo spiava. Genji sentì qualcuno avvicinarsi, si lamentò

con la dama e si nascose dietro un paravento; pensava fosse un suo corteggiatore ma poi

scoprì che era il cognato. Mentre la dama supplicava affinché non duellassero per lei, i

due giovani se la ridevano sotto i baffi. Nei giorni seguenti Genji le chiese scusa per il

pessimo scherzo del cognato. Successivamente Fujitsubo divenne Imperatrice e il

bambino venne scelto come prossimo erede al trono.

Capitolo VIII – La Festa dei Fiori

Ad un banchetto cinese indetto dall’Imperatore i partecipanti dovevano, dopo aver

estratto una parola, comporre una poesia; alcuni poeti professionisti ebbero un grande

imbarazzo a causa delle eleganti esibizioni di alcuni nobili. Una volta scesa la notte Genji

sentì un rumore, si avvicinò e scoprì che era una giovane dama, sorella di Kokiden. Non

la guardò in faccia visto che era notte ma si limitò solamente a scambiare con lei il

ventaglio. In seguito Genji venne invitato ad un banchetto indetto dal Ministro della

Destra; dopo avervi partecipato entrò in una delle camere delle dame ove vi erano sia le

sorelle di Kokiden che le loro amiche. Con una poesia Genji cercò di capire chi fosse

quella donna alla quale parlò quella notte; ci riuscì, il suo nome era Oborozukiyo.

Capitolo IX – Aoi

All’insediamento del nuovo Imperatore, figlio di Kokiden, l’ex Imperatore aveva più tempo

per trascorrere le sue giornate. Era preoccupato per la posizione dell’Erede Legittimo,

figlio di Fujitsubo: ne parlò con Genji affinché questo gli assicurasse l’appoggio del clan

Minamoto. Successivamente la figlia di dama Rokujo, moglie del defunto Zembo, fratello

dell’ex Imperatore, venne scelta come Vergine Vestale di Ise. Rokujo fece di tutto per

trasferirsi ad Ise con la figlia e dimenticare la storia d’amore avuta con Genji; tutti

vennero a conoscenza di tale storia, anche la principessa Asagao, figlia di Momozono, la

quale cessò del tutto di rispondere alle lettere di Genji. Venne anche eletta la Vergine

Vestale di Kamo: San no Miya, figlia di Kokiden. Al corteo della Vergine di Ise vi

parteciparono molte persone tra cui Genji, che scortava la stessa Vergine, Rokujo,

travestita in modo da non farsi riconoscere, Aoi, incoraggiata dalla madre ed addolorata

per la questione amorosa del marito, il Tesoriere Imperiale, fratello di Ki no Kami, Asago

e suo padre, e molte altre persone di qualsiasi ceto. Nel giorno della Purificazione si ebbe

uno scontro tra le carrozze di Aoi e di Rokujo e Genji, rammaricato, chiese scusa alla

dama. Successivamente si tenne anche il corteo della Vergine di Kamo; per l’occasione a

Murasaki le vennero tagliati i capelli. Aoi stava male, era posseduta da uno spirito.

Rokujo credeva che la causa del male di Aoi fosse lei, infatti, per molte notti, aveva

sognato di maltrattarla. In seguito lo spirito prese voce dicendo di voler rimanere da solo

con Genji: questi si accorse che la voce assomigliava a quella di Rokujo. Aoi nel

frattempo partorì. Le sue condizioni si aggravavano finché pochi giorni dopo venne a

mancare. Genji precipitò in una totale disperazione; i funerali si tennero a Toribeno.

Genji, prima di lasciare per sempre la Grande Casa, pregò a tutte le dame di prendersi

cura del bambino avuto con Aoi. Una volta ritornato al Palazzo, decise che era ora di

fidanzarsi con Murasaki e per l’occasione fece mettere accanto al letto della ragazza una

scatola di cioccolatini.

Parte seconda: L’Albero Sacro

Capitolo I – L’Albero Sacro

Prima che Rokujo partisse Genji le scrisse per un ultimo incontro; questa gli scrisse che

si sarebbero incontrati in un posto segreto: la scongiurò di non partire e si scusò se negli

anni precedenti non le avesse fatto visita. Il giorno della partenza si tenne un corteo al

Palazzo dell’Imperatore ma Genji decise di non parteciparvi. Prima di morire l’ex

Imperatore diede alcune direttive al nuovo Imperatore e all’Erede Legittimo. Fujitsubo

ritornò al suo palazzo poiché il potere politico era passato nelle mani della famiglia di

Kokiden. Nel frattempo il matrimonio tra Genji e Murasaki ebbe il consenso popolare,

anche del principe Hyobukyo. La Vergine Vestale di Kamo si ritirò dal suo incarico e al

suo posto venne scelta Asagao. Un giorno Genji, travestito, decise di far visita a

Oborozukiyo ma venne riconosciuto dal fratello di Jokyoden, moglie dell’Imperatore

Suzaku. Fujitsubo si recò al Palazzo per rivedere per l’ultima volta il bambino; aveva

deciso di cambiare vita. Si ritirò in un tempio fra i boschi nei Nembi ove risiedeva suo zio

Vinaya. Qui condusse per un po’ un’esistenza del tutto diversa. Una volta arrivato il

periodo dell’anniversario della morte dell’ex Imperatore, Genji ottenne che fosse celebrato

un servizio degli otto offici: qui Fujitsubo comunicò che era pronta per prendere i voti e

suo zio Yogawa le rasò il capo. Successivamente il Ministro della Sinistra si ritirò e il

potere governativo passò nelle mani della famiglia di Kokiden. Saputa della malattia di

Oborozukiyo, Genji non esitò a farle visita; un giorno però il Ministro della Destra venne

a conoscenza della relazione e Kokiden cominciò a tramare per mettere in cattiva luce

Genji.

Capitolo II – Il Villaggio dei Fiori Caduchi

Genji era intenzionato a cambiar vita ma molte persone dipendevano da lui come dama

Reikeiden, aiutata economicamente. Un giorno Genji decise di andarla a trovare e sulla

strada vide che c’era una casa: vi abitava dama Gosechi, una vecchia danzatrice che

Genji non vedeva da anni. Arrivato, i due iniziarono a conversare: Genji era felice di

ascoltare qualcuno che gli parlasse dei vecchi ricordi, specialmente quelli legati al padre.

Capitolo III – Esilio a Suma

Genji aveva intenzione di lasciare la capitale perché se vi fosse rimasto avrebbe potuto

passare dei guai. Un posto lontano come Suma, terra desolata e con poca gente, avrebbe

potuto calmare le acque per alcuni anni. Nessuno sapeva della sua partenza, portò con

sé alcuni dei suoi fedeli dipendenti. Prima di partire salutò tutti i suoi amici e raccontò a

Murasaki che sarebbe ritornato presto e che non avrebbe potuto portarla con sé. Molti

erano in debito verso Genji ma nessuno di loro esitò ad aiutarlo poiché avevano paura

del nuovo governo. Genji partì di notte e viaggiò per mare. Arrivati fece chiamare alcuni

suoi dipendenti che abitavano a Suma e si fece costruire un’adatta abitazione. La

malinconia in casa si faceva sentire e per questo fece chiamare alcuni pittori che

disegnassero quelle zone. Nel frattempo Kokiden venne a sapere di Genji e vietò tutti i

rapporti epistolari con egli. Dopo un’improvvisa visita del cognato, si abbatté su Suma

una fortissima tempesta.

Capitolo IV – Akashi

Durante i giorni della tempesta Genji faceva sempre il medesimo sogno: un messaggero

lo invitava nel regno sottomarino. Un giorno arrivò un messaggero ridotto male che

portava notizie della capitale e alcune lettere. Il giorno dopo si abbatté un feroce vento e

Genji pregò sia Buddha che gli altri dei. Fece un nuovo sogno: l’ex Imperatore gli venne

in sogno dicendogli di fuggire da Suma e recarsi in un altro posto. Nei giorni a venire

approdò sull’isola una barca: l’ex governatore di Akashi era venuto perché aveva sognato

che doveva far approdare a Suma un’imbarcazione; raccontò il sogno a Yoshikiyo che poi

lo riferì a Genji. Questi non ci pensò due volte ed accettò l’aiuto dell’uomo, infondo

Akashi era un posto diverso da Suma: abitato e non desolato. Il vecchio gli mise a

disposizione una sua casa sulla spiaggia. L’uomo aveva come intento quello di far

innamorare sua figlia con uomo nobile come Genji; infatti, l’aveva sempre protetta sin da

piccola e aveva sempre rifiutato le proposte degli uomini che vivevano in quel posto. In

un momento di noia Genji prese in mano la cetra e cominciò a suonare; il vecchio uomo,

ascoltandolo, non esitò a recarsi da egli per suonare in compagnia. Aveva con sé sia una

grande cetra, appartenente a molte generazioni, sia un liuto; l’uomo disse a Genji che

anche sua figlia era un’ottima suonatrice e cominciò a parlargli della sua vita. Genji,

commosso, decise che nei giorni a venire sarebbe andato a conoscere la ragazza. Dopo

aver scambiato con lei molte lettere si rese conto che non sarebbe mai potuto nascere

qualcosa poiché Genji aveva intenzione di rimanere per poco ad Akashi. Nel frattempo

alla corte sia l’Imperatore che Kokiden si ammalarono, e il Ministro della Destra venne a

mancare. Un giorno il vecchio ex-governatore decise di invitare Genji nella sua casa di

collina. Era una casa tetra e cupa. Una volta entrato nella camera della giovane ragazza

costei non gli diede il benvenuto né poté respingerlo perché pensava che fosse uno di

quegli uomini che mantenevano per poco una relazione e che una storia con un uomo di

grado più alto non avrebbe mai funzionato. D’un tratto la ragazza sgattaiolò fuori la

camera e Genji decise di ritornare a casa. In seguito le visite di Genji venivano a mancare

perché non voleva che la notizia arrivasse a corte e che addolorasse Murasaki; la donna

rimpianse di non essersi innamorata in passato di un uomo del suo grado. L’Imperatore


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

16

PESO

124.41 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, lettere e culture comparate
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kumaneko93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Giordano Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura giapponese i

Letteratura giapponese I - Teatro Nō: Zeami Motokiyo
Appunto
Gunki Monogatari,  La letteratura bellica nipponica medievale
Appunto
Letteratura giapponese I - Uta Monogataari
Appunto
Letteratura giapponese I - Man‘yōshū: Raccolta di diecimila foglie
Appunto