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Periodizzazione

La periodizzazione classica suddivide la storia letteraria secondo le divisioni storiche, quindi seguendo i jidai (Nara, Heian, Kamakura ecc.). Questi testi definiscono il periodo utilizzando il nome del luogo dove aveva sede la capitale (Nara, Heian) o il governo militare (Kamakura, Azuchi Momoyama, Edo). A partire dalla Restaurazione Meiji (1868), i periodi prendono il nome dall’imperatore regnante (Meiji, Taishō, Shōwa, Heisei) e coincidono con la durata del regno. Inoltre si usano le seguenti, più ampie periodizzazioni:

  • Kodai (età antica) 古代
    • Periodo Nara 710-784
    • Periodo Heian 794-1185
  • Chūsei (età medievale) 中世
    • Periodo Kamakura 1185-1333
    • Periodo Muromachi 1338-1573
    • Periodo Azuchi Momoyama 1568-1598
  • Kinsei (prima età moderna) 近世
    • Periodo Edo 1603-1867
  • Kindai (età moderna) 近代
    • Periodo Meiji 1868-1912
    • Periodo Taishō 1912-1926
    • Periodo Shōwa 1926-1988
    • Periodo Heisei 1989-(fino ad oggi)

Si è cercato comunque di individuare altri ‘indici’ come, per esempio, la suddivisione dell’evoluzione letteraria in “momenti di svolta”, proposta da Katō Shūichi:

  • La prima: la nipponizzazione della cultura continentale;
  • La seconda: Il governo duale (epoca Kamakura);
  • La terza: Il primo incontro con l’Occidente (Periodo Tokugawa);
  • Fine periodo Tokugawa ed età moderna.

La periodizzazione adottata è quella della maggior parte dei testi, ma certe date possono essere discordanti a seconda del contesto (storico, artistico, letterario ecc.). Da tenere presente che – anche se i cambiamenti storici e sociali possono apparire determinanti – la cultura giapponese non ha mai rifiutato nulla del passato, ma vi ha accumulato le novità con un processo di stratificazione ininterrotto.

I periodi

Prima di tutto un breve excursus di quanto avvenuto nell’arcipelago prima degli anni presi in considerazione per la ricostruzione della storia della letteratura:

Periodo Jōmon (dal 4500 al 250 a.C.)

La popolazione è nomade, non conosce l’agricoltura, vive di caccia e pesca, abita in capanne semiaffossate e fabbrica ceramica con decorazioni “a corda” (jōmon, da cui il nome del periodo). Caratterizzato dalla caccia, raccolta di conchiglie e pesca in profondità. Questo periodo termina intorno al 200 a.C.

Periodo Yayoi (dal 300 a.C. al 300 d.C.) 弥生時代

La popolazione si dedica all’agricoltura irrigua, vive in capanne su palafitte, conosce la fusione del bronzo, fabbrica ceramica a tornio meno decorata della precedente ma con tecniche di cottura più elaborate (il nome Yayoi viene dal quartiere di Tōkyō dove furono trovati i primi reperti). La coltivazione di riso pretenderà il raggruppamento di persone, di conseguenza nasceranno i primi villaggi e riti.

Periodo Kofun (dal 300 al 552 d.C.) 古墳時代

Il termine Kofun “antiche tombe” indica le enormi tombe a tumulo caratterizzate dalla struttura “a buco di chiave”, che stavano a indicare l’avvenuta stratificazione della società e quindi l’emergere di una ristretta classe dominante. Al potere erano gli uji (gruppi gentilizi, clan) i cui membri (ujibito ubbidivano a un capo (uji no kami che aveva poteri sacerdotali, militari e politici. Tra i vari uji emergerà quello di Yamato. Vari rapporti di conflitto ed interesse con Corea (un fallito tentativo di invasione Giapponese) e la Cina (esperti di medicina, divinazione, calendario e scrittura cinesi arriveranno in Giappone).

Periodo Asuka (552-710) 飛鳥時代

Contrassegnato dall’entrata del buddhismo in Giappone nel 552 d.C. sostenuto da Shōtoku Taishi (reggente dell’imperatrice Suiko), ma che provocò contrasti tra gli uji dei Soga da una parte, e quelli dei Nakatomi e Mononobe dall’altra. I Soga vedevano nel nuovo credo una favorevole arma per instaurare un potere centralizzato alla cinese, con il quale si sarebbero sbarazzati dei Nakatomi e Mononobe, depositari del culto della sacralità della divinità shintō Amaterasu. Vinsero i Soga e il buddhismo – veicolo per eccellenza del passaggio nell’arcipelago della cultura cinese – ebbe via libera. Durante il periodo Asuka varie riforme portarono ad un assetto definitivo della società, in particolare con la promulgazione della Riforma Taika nel 646, con la quale si ponevano le basi di uno stato burocratizzato e centralizzato su modello cinese, e il codice Ritsuryō (702), composto di leggi penali (ritsu) e norme amministrative (ryō).

Periodo Nara 奈良時代

VIII secolo (710-794)

Opere importanti:

  • Kojiki (712)
  • Nihonshoki (720)
  • Kaifūsō (751)
  • Man’yōshū (seconda metà)
  • Izumo Fudoki
  • Harima Fudoki
  • Hitachi Fudoki

La città di Heijō – attuale Nara – è stata la prima capitale fissa del Giappone. Negli anni precedenti, infatti, in osservanza dei precetti shintō sull’impurità, la capitale veniva spostata al decesso di ogni imperatore. Dal 710 si ovvierà con imponenti riti purificatori dei luoghi contaminati dalla morte. Il periodo vede una preminenza del buddhismo, l’influenza dei monasteri buddhisti in città era così oppressiva che l’imperatore Kanmu spostò dapprima la capitale a Nagaoka, e poi nel 794 definitivamente a Heinakyō – attuale Kyōto. Il periodo Nara fa da sfondo alla fioritura della letteratura giapponese, lasciandoci tre opere fondamentali per tutta la produzione successiva: Il Kojiki (Un racconto di antichi eventi), il Nihonshoki (Annali del Giappone) e il Man’yōshū (Raccolta di diecimila foglie). Mentre notizie sulla topografia, sull’economia, su leggende e folklore di alcune regioni ci sono giunte attraverso i Fudoki dettagliate descrizioni volute dal governo centrale. L’unico che ci è pervenuto completo è quello della provincia di Izumo (Izumo fudoki).

Kojiki 古事記

Un racconto di antichi eventi.

Testo compilato da Ō no Yasumaro in tre libri (maki ordinato dall’imperatore Tenmu e presentato nel 712 all’imperatrice Genmei, ha la funzione di legittimare la dinastia Yamato (nella linea dell’imperatore Tenmu) narrando la creazione e la storia del Giappone e della famiglia imperiale dalle origini sono al regno dell’imperatrice Suiko. Insieme al Nihonshoki vengono considerati il ‘Kiwa no Shiwa’ ovvero la mitologia del Giappone. Il Nihonshoki parla della discesa dell’imperatore nel mondo, mentre il Kojiki vuole sottolineare la sua discesa all’interno del Giappone. La forma narrativa e la scelta di dare una sola versione dei vari miti e le varie poesie che lo costellano, lo hanno da tempo qualificato come un classico della letteratura, rivalutato in periodo Tokugawa dal filologo Motoori Norinaga (1730-1801) e nel periodo Meiji verrà considerato un testo sacro. Il Kojiki è fonte inesauribile di temi ripresi durante tutto l’arco della storia letteraria del paese.

Nel primo libro si narra dell’età degli dei dove predomina la narrazione della nascita delle isole del Giappone e di tutte le altre divinità dei mari, dei monti, dei campi, degli alberi attribuita a Izanaki (letteralmente “colui che invita”) e Izanami (“colei che invita”), a loro volta discendenti dalle prime sette generazioni di divinità. Da riti di purificazione effettuati da Izanaki, dopo la sua discesa al regno dei morti alla ricerca di Izanami (morta nel dare alla luce il dio del fuoco che le ha bruciato i genitali), nasceranno Amaterasu ōmikami, che governerà gli spazi dell’alto cielo, Tsukiyomi no mikoto, che governerà il regno della notte e Susanoo no mikoto, dominatore delle distese dei mari. Parte qui l’ordalia celeste tra Amaterasu e Susanoo che vede quest’ultimo – scontento perché gli erano state affidate solo le distese dei mari – opporsi a Amaterasu, alla quale Izanagi ha riservato le pianure del cielo e dato in dono la sacra collana di gemme ricurve. Susanoo, collerico e ribelle si macchia di malefatte che sconcertano Amaterasu e le altre divinità: sono i cosiddetti “peccati celesti” perché rivolti verso gli dei, quali abbattere gli argini dei campi di riso, aprire le chiuse, piantare canne appuntite nei campi, lordare di escrementi gli edifici ecc. Un’infuriata Amaterasu si rinchiude allora in una grotta facendo piombare il mondo nell’oscurità. Amenouzume danzerà mostrando le proprie nudità proprio di fronte alla caverna, provocando una fragorosa risata di tutti gli dei e la curiosità di Amaterasu che finalmente uscirà dalla caverna. Il tribunale degli dei punisce Susanoo con pene corporali e lo bandisce dalla Piana dell’alto Cielo. Ha inizio il suo lungo vagabondare (il cosiddetto “ciclo di Izumo”) affrontando pericoli, tranelli e prove quasi impossibili che alla fine lo renderanno sottomesso e pacifico.

Nel secondo libro copre i regni dei leggendari primi quindici sovrani, da Jinmu a Ōjin e tra le tante altre figure risalta quella di Yamato Takeru, l’archetipo della lunga sequenza di “Eroi Perdenti” (chiamato “perdente” perché dopo aver riappacificato i clan compie un sacrilegio che gli costerà la vita) della storia giapponese, figure molto amate di uomini solitari, decisi a non sottomettersi a compromessi. Il terzo va dal regno di Nintoku a quello storico dell’imperatrice Suiko (592-628).

Sia nel Kojiki che nel Nihonshoki ci sono episodi che riconducono ad una cosiddetta “prima volta”: il primo waka (Susanoo), il primo renga (pp. 106-107), cioè la prima poesia a catena (discorso tra Yamato Takeru e un vecchio sul monte Tsukuba) e il primo shinjū (Karu), cioè il doppio suicidio d’amore (uno degli argomenti ricorrenti in periodo classico sia in letteratura che in teatro). Il doppio suicidio è dato dal contrasto fra giri (situazione sociale) e ninjō (sentimento), bisogna scegliere o uno o l’altro (che deve essere il giri, in caso contrario, se si sceglie il sentimento, l’unica soluzione è la morte). Il lascito del Kojiki sono anche le tre regalie imperiali, i simboli del potere, portati sulla terra dall’inviato da Amaterasu a governare il paese, Ninigi no mikoto sceso nel Kyūshū. Sono lo “specchio metallico” (mitami, augusto specchio) che fece uscire Amaterasu dalla grotta, la “grande spada falcia erbe” (Kusanagi no tsuragi) trovata da Susanoo in una delle code del drago a otto teste di Izumo, e i gioielli ricurvi (magatama) regalati da Izanagi a Amaterasu. Solo il possesso di questi tre oggetti – simboli dell’investitura divina – garantisce il diritto di salire sul trono.

Nihonshoki

Annali del Giappone

Scritto in cinese, e quindi che poteva essere letto anche da Cina e Corea. Scritto poco dopo il Kojiki (circa 8 anni dopo), presenta fondamentalmente le stesse storie con alcune varianti (sostanzialmente più lungo dato che arriva fino al periodo Nara). Sarà la prima di 6 opere che saranno scritti successivamente, le cosiddette 6 storie nazionali che racconteranno delle variazioni in Giappone.

Kaifūsō 懐風藻

Raccolta in onore di antichi poeti

Si tratta di una testimonianza della conoscenza della lingua cinese da parte dei poeti di Yamato, un’antologia privata di Kanshi (componimenti in cinese) redatta da ben sessantaquattro autori. Il kaifūsō ha 64 autori: religiosi, dignitari e principi. Possibile compilatore è Omi no Mifune, presenta 116 varietà di poesie, testimonia la profondità di penetrazione della cultura letteraria cinese in Giappone. Legami tra la poesia cinese e quella giapponese (molti poeti figurano in entrambi, versione in due lingue della stessa poesia) temi trattati sono soprattutto banchetti a corte e escursioni, mentre si parla poco di politica e società.

Man’yōshū 万葉集

Raccolta di diecimila foglie

Antologia poetica privata (cioè non composta su ordine imperiale). Composta dalla metà del VI secolo al 759 (ultimo componimento), presentando ben 4500 componimenti di cui 4200 tanka in 20 maki. Non è noto il nome del compilatore o dei compilatori, anche se nel corso dei secoli vi sono state attribuzioni diverse. Si pensa comunque che gli autori siano di ceti sociali diversi (si può risalire a circa cinquecento autori, di cui una settantina sono donne). Tra gli autori più famosi sono da ricordare i “Cinque poeti del Man’yō”: Kakimono no Kitomaro, Yamabe no Akahito, Yamanoue no Okura, Ōtomo no Yakamichi. Tra le donne, almeno la principessa Nukata, Ōtomo no Sakanoue no iratsume, Kasa no iratsume. Le opere non hanno più un valore sacrale e contengono informazioni di vario genere: miti, geografia, botanica… ecc.

Riguardo la lingua, viene chiamata in relazione a quest’opera: il Man’yōgana, ovvero caratteri usati per il valore fonetico, ma anche in funzioni di sematemi. Oltre alla forma del Tanka che predomina, troviamo anche i chōka e dei sedōka; tra le principali categorie i sōmonka (poesie d’amore), i banka (elegie, riguardano la morte) e gli zōka (miscellanee, poesie varie -> cerimonie, banchetti, viaggi, ma anche versi ispirati alla natura).

La composizione del Man’yōshū si divide in 4 periodi principali:

  • Dall’inizio del 600 al 672: Da una poesia impersonale e collettiva, si passa ad una poesia lirica, espressione di coscienza individuale e sentimenti personali. Determinante l’influenza delle poesie cinese.
  • Dal 672 al 710: Poesie che riflettono la fioritura della letteratura, affinata sensibilità per la natura e delle stagioni. Poesia celebrativa, il sovrano non si considera più come ‘salito al trono’ ma come divinità scesa in terra. Dal 689 al 700 la poesia diventa di natura pubblica, soprattutto elegie composte per la morte di membri della famiglia imperiale.
  • Dal 710 al 733: Nuova capitale, che diventa la prima metropoli giapponese, centro politico, economico e culturale. La natura come proiezione dei sentimenti umani e si sviluppa un raffinato estetismo. Poeti aristocratici e poesia più realistica (tre importanti poeti del tempo: Yamabe no Akahito, Otomo no Tabito e Yamanoue no Okira).
  • Dal 733 al 759: Dalla poesia spontanea alla cerebralità. Composizione sugli aspetti più tecnici.

Poesia cinese: Kanshi (poesia cinese)

Poesia giapponese: Waka (o yamato uta) comprende tutte le poesie giapponesi. Tanka (con kanji di 'corto' e 'canzone') Choka (con kanji di 'lungo' e 'canzone') contrapposta a waka. Sedoka detto la poesia che ritorna a capo Karon trattato sulla poesia.

Post Man’yōshū

C’è un periodo in cui la poesia giapponese viene relegata solo alla corrispondenza privata, poiché i sovrani erano interessati a promuovere la cultura cinese.

  • Ryounshu (antologia che sfida le nuvole) antologia compilata per ordine imperiale
  • Bunka Shureishi (raccolta di eccellenze del fiore letterario)
  • Keikokushu

Queste tre raccolte sono composte da personaggi altolocati (il cinese viene studiato solo da ‘uomini colti’). Presenza di numerosi componimenti di membri della corte e dell’altra aristocrazia. Preminenza della poesia d’occasione, composte per celebrare, ad esempio, banchetti e ricorrenze varie della corte. Presenza di tematiche ideologicamente legate al confucianesimo e al taoismo. Relativa brevità dei componimenti rispetto ai modelli cinesi.

Periodo Heian 平安時代

IX-XII secolo (794-1185)

Opere importanti:

  • Ise Monogatari
  • Taketori Monogatari (909 ca.)
  • Tosa Nikki (935)
  • Heichū Monogatari (950-65)
  • Utsuho Monogatari
  • Ochikubo Monogatari
  • Sumiyoshi Monogatari (intorno al 1000)
  • Genji Monogatari (1001)
  • Izumi Shikibu Nikki (dopo il 1004)
  • Makura no sōshi (1010)
  • Sarashina Nikki (1060)

Quando la capitale fu trasferita a Heiankyō (odierna Kyōto) nel 794, il retaggio culturale del precedente breve periodo (Nara) influenzò pesantemente (grazie al Man’yōshū e al Kojiki) la produzione dei secoli d’oro della classicità. Il periodo Heian è caratterizzato dall’importanza dell’aristocrazia e della vita di corte. Vengono fondate le scuole buddhiste Tendai e Shingon, fiorisce la cultura giapponese e la supremazia dei Fujiwara. Libera dai vincoli che l’avevano tenuta legata al mondo religioso, la cultura di corte, impersonata da poeti-funzionari formulò un proprio stile che si basava sull’eleganza, sulla vaghezza, sul non detto, sull’accennato, sulla profonda partecipazione con la natura.

Termine cardine del periodo Heian è: aware, o meglio “mono no aware”. Il termine è molto antico, ma la consapevolezza del mono no aware nasce solo in periodo Heian. All’inizio era un semplice “aa” oppure “hare!” <> <>, che poi si fuse in aware. Si trattava insomma di esclamazioni di piacevole sorpresa con le quali si intendeva sottolineare qualcosa di bello. Successivamente aware si scrisse con il carattere di tristezza, dispiacere, pietà: ma molto spesso era proprio questo a suscitare la bellezza di ciò che si sta ammirando e della consapevolezza che è destinata a sfiorire. Mono no aware è la “sensibilità delle cose” e nasce dal rapporto tra vita e sogno, realtà e visione, natura e arte, sentimento e passione. Non si tratta di un concetto estetico, ma di una percezione che accomuna il soggetto a ciò che lo circonda. Questa cultura estremamente raffinata rappresentava però solo un mondo molto circoscritto, quello appunto della corte e quei pochi che pur non facendone parte per lignaggio, vi gravitavano attorno: poeti-burocrati.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher snakkolo91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Tisi Eleonora.
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