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I Periodi

Prima di tutto un breve excursus di quanto avvenuto nell’arcipelago prima degli anni presi in

considerazione per la ricostruzione della storia della letteratura:

(Dal 4500 al 250 a.C.)

Periodo Jōmon 縄文時代

La popolazione è nomade, non conosce l’agricoltura, vive di caccia e pesca, abita in capanne semiaf

fossate e fabbrica ceramica con decorazioni “a corda” (jōmon, da cui il nome del periodo). Caratt

erizzato dalla caccia, raccolta di conchiglie e pesca in profondità. Questo periodo termina intorn

o al 200 a.C.

Periodo Yayoi (Dal 300 a.C. al 300 d.C.)

弥生時代

La popolazione si dedica all’agricoltura irrigua, vive in capanne su palafitte, conosce la fusione del

bronzo, fabbrica ceramica a tornio meno decorata della precedente ma con tecniche di cottura

più elaborate (il nome Yayoi viene dal quartiere di Tōkyō dove furono trovati i primi reperti). La

coltivazione di riso pretenderà il raggruppamento di persone, di conseguenza nasceranno i primi

villaggi e riti.

Periodo Kofun (Dal 300 al 552 d.C.)

古墳時代

Il termine Kofun “antiche tombe” indica le enormi tombe a tumulo caratterizzate dalla struttura

“a buco di chiave”, che stavano a indicare l’avvenuta stratificazione della società e quindi

l’emergere di una ristretta classe dominante. Al potere erano gli uji (gruppi gentilizi, clan) i

cui membri (ujibito ubbidivano a un capo (uji no kami che aveva poteri sacerdotali,

氏人) 氏の神)

militari e politici. Tra i vari uji emergerà quello di Yamato Vari rapporti di conflitto ed

大和.

interesse con Corea (un fallito tentativo di invasione Giapponese) e la Cina (esperti di medicina,

divinazione, calendario e scrittura cinesi arriveranno in Giappone).

Periodo Asuka (552-710)

飛鳥時代

Contrassegnato dall’entrata del buddhismo in Giappone nel 552 d.C. sostenuto da Shōtoku Taishi

(reggente dell’imperatrice Suiko), ma che provocò contrasti tra gli uji dei Soga da una parte,

蘇我

e quelli dei Nakatomi e Mononobe dall’altra. I Soga vedevano nel nuovo credo una

中富 物部

favorevole arma per instaurare un potere centralizzato alla cinese, con il quale si sarebbero

sbarazzati dei Nakatomi e Mononobe, depositari del culto della sacralità della divinità shintō

Amaterasu. Vinsero i Soga e il buddhismo – veicolo per eccellenza del passaggio nell’arcipelago

della cultura cinese – ebbe via libera. Durante il periodo Asuka varie riforme portarono ad un

assetto definitivo della società, in particolare con la promulgazione della Riforma Taika nel 646,

con la quale si ponevano le basi di uno stato burocratizzato e centralizzato su modello cinese, e il

codice Ritsuryō (702), composto di leggi penali (ritsu) e norme amministrative (ryō).

PERIODO NARA 奈良時代

VIII secolo (710-794)

Opere importanti:

Kojiki (712)

Nihonshoki (720)

Kaifūsō (751)

Man’yōshū (seconda metà)

Izumo Fudoki

Harima Fudoki

Hitachi Fudoki

La città di Heijō – attuale Nara è stata la prima capitale fissa del Giappone. Negli anni

precedenti, infatti, in osservanza dei precetti shintō sull’impurità, la capitale veniva spostata al

decesso di ogni imperatore. Dal 710 si ovvierà con imponenti riti purificatori dei luoghi

contaminati dalla morte. Il periodo vede una preminenza del buddhismo, l’influenza dei monasteri

buddhisti in città era così oppressiva che l’imperatore Kanmu spostò dapprima la capitale a

Nagaoka, e poi nel 794 definitivamente a Heinakyō – attuale Kyōto. Il periodo Nara fa da sfondo

alla fioritura della letteratura giapponese, lasciandoci tre opere fondamentali per tutta la

produzione successiva: Il Kojiki (Un racconto di antichi eventi), il Nihonshoki

古事記 日本書紀

(Annali del Giappone) e il Man’yōshū (Raccolta di diecimila foglie). Mentre notizie sulla

万葉集

topografia, sull’economia, su leggende e folklore di alcune regioni ci sono giunte attraverso i

Fudoki dettagliate descrizioni volute dal governo centrale. L’unico che ci è pervenuto

風土記,

completo è quello della provincia di Izumo (Izumo fudoki 出雲風土記).

KOJIKI 古事記

Un racconto di antichi eventi

Testo compilato da Ō no Yasumaro in tre libri (maki ordinato dall’imperatore Tenmu e present

巻)

ato nel 712 all’imperatrice Genmei, ha la funzione di legittimare la dinastia Yamato (nella linea del

l’imperatore Tenmu) narrando la creazione e la storia del Giappone e della famiglia imperiale dalle

origini sono al regno dell’imperatrice Suiko. Insieme al Nihonshoki vengono considerati il ‘Kiwa no

Shiwa’ ovvero la mitologia del Giappone. Il Nihonshoki parla della discesa dell’imperatore nel mon

do, mentre il Kojiki vuole sottolineare la sua discesa all’interno del Giappone. La forma, narrativa

e la scelta di dare una sola versione dei vari miti e le varie poesie che lo costellano, lo hanno da t

empo qualificato come un classico della letteratura, rivalutato in periodo Tokugawa dal filologo M

otoori Norinaga (1730-1801) e nel periodo Meiji verrà considerato un testo sacro. Il Kojiki è font

e inesauribile di temi ripresi durante tutto l’arco della storia letterarie del paese.

Nel primo libro si narra dell’età degli dei dove predomina la narrazione della nascita delle isole de

l Giappone e di tutte le altre divinità dei mari, dei monti, dei campi, degli alberi attribuita a Izan

aki (letteralmente “colui che invita”) e Izanami (“colei che invita”) , a loro volta discendenti dalle

prime sette generazioni di divinità. Da riti di purificazione effettuati da Izanaki, dopo la sua disc

esa al regno dei morti alla ricerca di Izanami (morta nel dare alla luce il dio del fuoco che le ha b

ruciato i genitali), nasceranno Amaterasu ōmikami, che governerà gli spazi dell’alto cielo, Tsukiyo

mi no mikoto, che governerà il regno della notte e Susanoo no mikoto, dominatore delle distese d

ei mari. Parte qui l’ordalia celeste tra Amaterasu e Susanoo che vede quest’ultimo –scontento per

ché gli erano state affidate solo le distese dei mari- opporsi a Amaterasu, alla quale Izanagi ha r

iservato le pianure del cielo e dato in dono la sacra collana di gemme ricurve. Susanoo, collerico e

ribelle si macchia di malefatte che sconcertano Amaterasu e le altre divinità: sono i cosidetti “pe

ccati celesti” perché rivolti verso gli dei, quali abbattere gli argini dei campi di riso, aprire le chi

use, piantare canne appuntite nei campi, lordare di escrementi gli edifici ecc. Un’infuriata Amate

rasu si rinchiude allora in una grotta facendo piombare il mondo nell’oscurità. Amenouzume danze

rà mostrando le proprie nudità proprio difronte alla caverna, provocando una fragorosa risata di

tutti gli dei e la curiosità di Amaterasu che finalmente uscirà dalla caverna. Il tribunale degli dei

punisce Susanoo con pene corporali e lo bandisce dalla Piana dell’alto Cielo. Ha inizio il suo lungo v

agabondare (il cosidetto “ciclo di Izumo”) affrontando pericoli, tranelli e prove quasi impossibili c

he alla fine lo renderanno sottomesso e pacifico.

Nel secondo libro copre i regni dei leggendari primi quindici sovrani, da Jinmu a Ōjin e tra le tan

te altre figure risalta quella di Yamato Takeru, l’archetipo della lunga sequenza di “Eroi Perdenti”

(chiamato “perdente” perché dopo aver riappacificato i clan compie un sacrilegio che gli costerà

la vita) della storia giapponese, figure molto amate di uomini solitari, decisi a non sottomettersi a

compromessi. Il terzo va dal regno di Nintoku a quello storico dell’imperatrice Suiko (592-628)

Sia nel Kojiki che nel Nihonshoki ci sono episodi che riconducono ad una cosiddetta “prima volta”:

il primo waka (Susanoo), il primo renga (pp. 106-107), cioè la prima poesia a catena (discorso tra

Yamato Takeru e un vecchio sul monte Tsukuba) e il primo shinjū (Karu), cioè il doppio suicidio d’a

more (uno degli argomenti ricorrenti in periodo classico sia in letteratura che in teatro). Il doppi

o suicidio è dato dal contrasto fra giri (situazione sociale) e ninjō (sentimento), bisogna scegliere

o uno o l’altro (che deve essere il giri, in caso contrario, se si sceglie il sentimento, l’unica soluzio

ne è la morte). Il lascito del Kojiki sono anche le tre regalie imperiali, i simboli del potere, portat

i sulla terra dall’inviato da Amaterasu a governare il paese, Ninigi no mikoto sceso nel Kyūshū. So

no lo “specchio metallico” (mitami, augusto specchio) che fece uscire Amaterasu dalla grotta, la

“grande spada falcia erbe” (Kusanagi no tsuragi) trovata da Susanoo in una delle code del drago a

otto teste di Izumo, e i gioielli ricurvi (magatama) regalati da Izanagi a Amaterasu. Solo il posse

sso di questi tre oggetti – simboli dell’investitura divina – garantisce il diritto di salire sul trono.

NIHONSHOKI

Annali del Giappone

Scritto in cinese, e quindi che poteva essere letto anche da Cina e Corea.

Scritto poco dopo il Kojiki (circa 8 anni dopo), presenta fondamentalmente le stesse storie con al

cune varianti (sostanzialmente più lungo dato che arriva fino al periodo Nara). Sarà la prima di 6

opere che saranno scritti successivamente, le cosidette 6 storie nazionali che racconteranno dell

e variazioni in Giappone. KAIFŪSŌ 懐風藻

Raccolta in onore di antichi poeti

Si tratta di una testimonianza della conoscenza della lingua cinese da parte dei poeti di Yamato,

un’antologia privata di Kanshi (componimenti in cinese) redatta da ben sessantaquattro autori. Il

kaifūsō ha 64 autori: religiosi, dignitari e principi. Possibile compilatore è Omi no Mifune, present

a 116 varietà di poesie, testimonia la profondità di penetrazione della cultura letteraria cinese in

Giappone. Legami tra la poesia cinese e quella giapponese (molti poeti figurano in entrambi, versi

one in due lingue della stessa poesia) temi trattato sono soprattutto banchetti a corte e escursio

ni, mentre si parla poco di politica e società.

MAN’YŌSHŪ 万葉集

Raccolta di diecimila foglie

Antologia poetica privata (cioè non composta su ordine imperiale). Composta dalla metà del VI

secolo al 759 (ultimo componimento), presentando ben 4500 componimenti di cui 4200 tanka in

20 maki. Non è noto il nome del compilatore o dei compilatori, anche se nel corso dei secoli vi

sono state attribuzioni diverse. Si pensa comunque che gli autori siano di ceti sociali diversi (si

può risalire a circa cinquecento autori, di cui una settantina sono donne). Tra gli autori più famosi

sono da ricordare i “Cinque poeti del Man’yō”: Kakimono no Kitomaro, Yamabe no Akahito,

Yamanoue no Okura, Ōtomo no Yakamichi. Tra le donne, almeno la principessa Nukata, Ōtomo no

Sakanoue no iratsume, Kasa no iratsume. Le opere non hanno più un valore sacrale e contengono

informazioni di vario genere: miti, geografia, botanica… ecc.

Riguardo la lingua, viene chiamata in relazione a quest’opera: il Man’yōgana, ovvero caratteri usati

per il valore fonetico, ma anche in funzioni di sematemi. Oltre alla forma del Tanka che

predomina, troviamo anche i chōka e dei sedōka; tra le principali categorie i sōmonka 相聞歌

(poesie d’amore), i banka (elegie, riguardano la morte) e gli zōka (miscellanee, poesie

挽歌 雑歌

varie -> cerimonie, banchetti, viaggi, ma anche versi ispirati alla natura).

La composizione del Man’yōshū si divide in 4 periodi principali:

Dall’inizio del 600 al 672: Da una poesia impersonale e collettiva, si passa ad una poesia

lirica, espressione di coscienza individuale e sentimenti personali. Determinante

l’influenza delle poesie cinese.

Dal 672 al 710: Poesie che riflettono la fioritura della letteratura, affinata sensibilità

per la natura e delle stagioni. Poesia celebrativa, il sovrano non si considera più come

‘salito al trono’ ma come divinità scesa in terra. Dal 689 al 700 la poesia diventa di natura

pubblica, soprattutto elegie composte per la morte di membri della famiglia imperiale.

Dal 710 al 733: Nuova capitale, che diventa la prima metropoli giapponese, centro politico,

economico e culturale. La natura come proiezione dei sentimenti umani e si sviluppa un

raffinato estetismo. Poeti aristocratici e poesia più realistica (tre importanti poeti del

tempo: Yamabe no Akahito, Otomo no Tabito e Yamanoue no Okira).

Dal 733 al 759: Dalla poesia spontanea alla cerebralità. Composizione sugli aspetti più

tecnici.

P.S.

Poesia cinese:

Kanshi (poesia cinese)

Poesia Giapponese:

Waka (o yamato uta) comprende tutte le poesie giapponesi.

Tanka (con kanji di 'corto' e 'canzone')

Choka (con kanji di 'lungo' e 'canzone') contrapposta a waka

Sedoka detto la poesia che ritorna a capo

Karon trattato sulla poesia

POST MAN’YŌSHŪ: C’è un periodo in cui la poesia giapponese viene relegata solo alla

corrispondenza privata, poiché i sovrani erano interessati a promuovere la cultura cinese.

- Ryounshu (antologia che sfida le nuvi) antologia compilata per ordine imperiale

- Bunka Shureishi (raccolta di eccellenze del fiore letterario)

- Keikokushu

Queste tre raccolte sono composte da personaggi altolocati (il cinese viene studiato solo da

‘uomini colti’). Presenza di numerosi componimenti di membri della corte e dell’altra aristocrazia.

Preminenza della poesia d’occasione, composte per celebrare, ad esempio, banchetti e ricorrenze

varie della corte. Presenza di tematiche ideologicamente legate al confucianesimo e al taoismo.

Relativa brevità dei componimenti rispetto ai modelli cinesi.

PERIODO HEIAN 平安時代

IX-XII SECOLO (794-1185)

Opere importanti:

Ise Monogatari

Taketori Monogatari (909 ca.)

Tosa Nikki (935)

Heichū Monogatari (950-65)

Utsuho Monogatari

Ochikubo Monogatari

Sumiyoshi Monogatari (intorno al 1000)

Genji Monogatari (1001)

Izumi Shikibu Nikki (dopo il 1004)

Makura no sōshi (1010)

Sarashina Nikki (1060)

Quando la capitale fu trasferita a Heiankyō (odierna Kyōto) nel 794, il retaggio culturale

平安京

del precedente breve periodo (Nara) influenzò pesantemente (grazie al Man’yōshū e al Kojiki) la

produzione dei secoli d’oro della classicità.

Il periodo Heian è caratterizzato dall’importanza dell’aristocrazia e della vita di corte. Vengono

fondate le scuole buddhiste Tendai e Shingon, fiorisce la cultura giapponese e la supremazia dei

Fujiwara. Libera dai vincoli che l’avevano tenuta legata al mondo religioso, la cultura di corte,

impersonata da poeti-funzionari formulò un proprio stile che si basava sull’eleganza, sulla

vaghezza, sul non detto, sull’accennato, sulla profonda partecipazione con la natura.

Termine cardine del periodo Heian è: aware, o meglio “mono no aware”. Il termine è molto antico,

ma la consapevolezza del mono no aware nasce solo in periodo Heian. All’inizio era un semplice “aa”

oppure “hare!” <<Aa, che splendida luna!>> <<Hare, che bel fiore>>, che poi si fuse in aware. Si

trattava insomma di esclamazioni di piacevole sorpresa con le quali si intendeva sottolineare

qualcosa di bello. Successivamente aware si scrisse con il carattere di tristezza, dispiacere,

pietà: ma molto spesso era proprio questo a suscitare la bellezza di ciò che si sta ammirando e

della consapevolezza che è destinata a sfiorire. Mono no aware è la “sensibilità delle cose” e

nasce dal rapporto tra vita e sogno, realtà e visione, natura e arte, sentimento e passione. Non si

tratta di un concetto estetico, ma di una percezione che accomuna il soggetto a ciò che lo

circonda. Questa cultura estremamente raffinata rappresentava però solo un mondo molto

circoscritto, quello appunto della corte e quei pochi che pur non facendone parte per lignaggio, vi

gravitavano attorno: poeti-burocrati, intellettuali, colti monaci, alcune dame di compagnia delle

consorti imperiali. I MONOGATARI 物語

Genere letterario che –sotto denominazioni diverse- fu sempre presente, ma in origine erano

testi letti negli esclusivi circoli delle dame di corte della capitale Heiankyō, e solo più tardi

circolanti in poche copie manoscritte. Monogatari indica una “storia raccontata” in prosa e in

versi. Deriva da mono (cosa) e dal tema verbale katari (-gatari nei termini composti), e quindi

letteralamente “dire qualcosa a qualcuno”, “raccontare”, “riferire” ecc.

Ciò che contraddistingue il monogatari ad altri generi è di essere fiction, in quanto “finzione” non

è veritiero, ma ingannevole opera di fantasia: su tale mancanza di veridicità si appuntarono

all’epoca le critiche dei più ferrei difensori della cultura ufficiale, mentre in chi ne fruiva c’era la

consapevole accettazione che facesse parte del quotidiano. La nascita e la fortuna del

monogatari vanno di pari passo con l’affrancamento della lingua autoctona dal cinese. I giapponesi

acquisirono dalla Cina la scrittura intorno al V-VI secolo d.C. e da allora procedettero su un

binario linguistico che vedeva il cinese come lingua dei letterati, la lingua ‘colta’ in cui erano

vergati i documenti, le cronache, la saggistica, la poesia ufficiale, i trattati, e dall’altro la lingua

nativa, considerata in possesso di poteri evocativi magico-sacrali, cioè dello spirito della parola

(kotodama tali da renderla unica e superiore a ogni altra e quindi preferita nella redazione

言霊),

delle poesie private acquisita dalla scrittura al femminile in quanto (lo hiragana) dal tratto

grafico più elegante e si prestava di più ad una mano femminile.

Molti monogatari dovettero attendere un’attribuzione posteriore, infatti un monogatari scritto

da uomini valeva solo come passatempo senza importanza, e se scritto da donne risultava ancora

più anonimo. TAKETORI MONOGATARI 竹取物語

Storia di un tagliabambù

L’antenato e il primo ad apparire di tutti i monogatari è il Taketori Monogatari (storia

竹取物語

di un tagliabambù), risalente all’inizio del X secolo, appartiene ai cosidetti “Tsukuri Monogatari”

(storie inventate), in cui vi è una prevalenza della prosa rispetto agli “Uta Monogatari”

作物語 歌

(racconti poetici). Nel taketori monogatari prevalgono certamente gli elementi fantastici ma

物語

non manca la descrizione realistica del contesto in cui questi avvengono. La storia inizia infatti

narrando la vita ordinaria di un vecchio tagliabambù, in cui si inserisce la novità del ritrovamento

<<di un esserino umano, alto appena tre pollici, di una grazia incantevole>>. La bimba, subito

adottata dal tagliabambù e dalla moglie, cresce e diventa una splendida fanciulla in brevissimo

arco di tempo e porta non solo conforto ma anche ricchezza al vecchio che da quel momento

trova nel cavo dei bambù grandi quantità di oro. Naotake no Kaguyahime “la principessa

splendente del flessibile bambù”, è il nome che viene dato alla fanciulla. La luminosità, attributo

degli esseri soprannaturali, viene sottolineata fin dall’inizio. La sua bellezza non passa

inosservata ai nobili del paese che gareggiano per corteggiarla e che, sottoposti a difficili prove

dalla giovane, si lanciano in improbabili imprese. Neanche all’imperatore la giovane concederà i

suoi favori e l’elemento risolutivo della trama è la rivelazione che lei non appartiene a questo

mondo. Il racconto si conclude infatti con la sua partenza per il cielo; sulla terra l’imperatore

riceve la lettera lasciata da Kaguyahime e il flacone dell’immortalità che brucierà sul monte Fuji

recitando la poesia <<Spargo lacrime per non potervi più incontrare, a che mi può servire l’elisir

dell’immortalità?>>.

La struttura del racconto richiama quella classica delle fiabe, a partire dall’incipit: <<Ima wa

mukashi…>> che corrisponde al nostro <<C’era una volta>>, mentre il finale a differenza di

今は昔,

quel ci aspetterebbe da una fiaba, non è un lieto fine. Allo stesso tempo, com’è tipico dei

monogatari, c’è una giustapposizione di sequenze formate dai singoli episodi dei cinque

pretendenti, ognuno un’avventura a sé ma collegata dal tema della prova.

Gli elementi fantastici sono presenti soprattutto nella caratterizzazione della protagonista:

l’origine miracolosa, la crescita rapida, la bellezza fuori dall’ordinario e la luminosità, la ricchezza

che porta al padre adottivo – ma anche nei resoconti dei modi in cui i pretendenti cercano di

superare la prova procurandosi l’oggetto del desiderio, raro, curioso o inesistente, come la sacra

ciotola del Buddha, il ramo gemmato del monte Hōrai, la veste ignifuga fatta con il vello del

ratto-del-fuoco, il gioiello di cinque colori del collo del drago, il nido di rondine con la conchiglia

che facilita il parto.

Nell’opera si evidenzia la netta separazione tra il mondo terreno/aldilà o terreno/alieno e

l’impossibilità di questi due mondi di entrare in contatto (ad esempio l’episodio di Izanami e

Izanagi agli inferi – Kojiki). E’ per questo motivo che le prove imposte ai nobili sono impossibili,

poiché il superamento della prova avrebbe provocato la rottura dell’ordine culturale e quando

Kaguyahime si rifiuta di obbedire anche all’imperatore appare chiaro che il conflitto non è

risolvibile nell’ambito terreno. Ecco allora l’epilogo che ripristina l’ordine iniziale, espellendo la

causa prima della rottura dell’equilibrio: Kaguyahime. La principessa ritorna sulla luna dopo aver

indossato una veste di piume (hagoromo che stende un velo di oblio (necessario per

羽衣)

ritornare nel mondo celeste) nella sua esperienza terrena. I suoi genitori adottivi, invece, i

pretendenti e l’imperatore restano con la memoria degli eventi vissuti e con un senso di perdita

della bellezza: il mono no aware. Il taketori monogatari convoglia questi nuovi valori, quindi per

questo motivo è un predecessore del Genji Monogatari. Il contrasto tra la bellezza del mondo

“altro” cui lei appartiene, luogo di purezza e immortalità, e il mondo umano, luogo di sofferenza e

di morte che richiama la visione del buddhismo della Terra Pura (Jōdo 浄土).

ISE MONOGATARI 伊勢物語

I racconti di Ise

Tutti i monogatari contengono poesie e un genere, in particolare, in cui la poesia è al centro e ne

costituisce il nucleo espressivo più alto , è chiamato “uta monogatari” (uta significa in

歌物語

senso ampio tutta la poesia scritta in giapponese). L’esempio più classico di uta monogatari è

L’Ise monogatari (I racconti di Ise): in ciascuno dei centoventicinque dan

伊勢物語 段

(letteralmente “passo”, “gradino”) di cui è composto il testo, la poesia è il nucleo principale

attorno al quale si sviluppano le parti in prosa. L’opera è di autore anonimo, probabilmente il

prodotto di un graduale sviluppo (vari compilatori e autori). Insieme al Kokinshū e al Genji

Monogatari, l’Ise è l’opera considerata già alla fine del periodo Heian la più rappresentativa della

letteratura in kana e diverrà una pietra miliare nella cultura giapponese, continua fonte di

ispirazione nelle epoche successive. Oltre ad essere uno dei più importanti testi della letteratura

giapponese classica, è anche uno dei più enigmatici. L’opera presenta infatti diverse difficoltà: la

sua struttura è molto particolare e tra una sequenza e l’altra non c’è nessuna successione logica o

temporale, il titolo non ha interpretazione certa (anche se c’è da tener conto che nel periodo

Heian i titoli non sono sempre una scelta letteraria dell’autore/i ma il risulato di un lungo

processo evolutivo e rielaborazione di vari compilatori). Il testo non nomina mai esplicitamente il

protagonista, e gli si riferisce sempre come a “quell’uomo” (anche se la tradizione ha indivuduato

il personaggio in Ariwara no Narihira).

La storia stessa della formazione dell’Ise è molto dibattuta tra i filologi: l’ipotesi più accreditata

suppone l’esistenza di una prima fase orale di trasmissione della poesia (utagatari queste

歌語り);

narrazioni poetiche sarebbero state poi raccolte seguendo il modello delle collezioni poetiche

priva di un singolo poeta. I dan sembrano sezioni indipendenti, e creano l’effetto di un testo che

ricomincia in continuazione, e dunque non abbiamo un racconto con una trama che segue i principi

logici di causa-effetto, tuttavia è possibile individuare una progressione nella storia tanto

leggere in filigrana quasi una biografia (o autobiografia) del protagonista (Narihira). Ariwara no

Narihira, insieme a Genji, è considerato esempio di bellezza, eleganza e raffinatezza; secondo i

canoni dell’estetica Heian viene esaltata soprattutto la sua abilità nel comporre waka. Del

personaggio storico Ariwara no Narihira, sappiamo che era di discendeza imperiale: il nonno,

l’imperatore Heizei regnò dall’806 all’809. Come per molti altri nobili dell’epoca, il potere

平城,

della sua famiglia si scontrò con l’ascesa dei Fujiwara: il nonno dovette abdicare e il padre fu

costretto all’esilio. Narihira nasce dopo il ritorno alla capitale, ma anche lui come il padre non

arriverà ad occupare le alte posizioni alle quali avrebbe per lignaggio potuto accede (un topos

letterario, come nel Genji Monogatari).

E’ importante sottolineare due aspetti che ritroviamo leggendo lo Ise: la connessione con Nara,

l’antica capitale, e dunque con i valori estetici del passato; il fatto che i personaggi sono figure

che si pongono in antitesi alla struttura di potere dei Fujiwara insediatisi alla corte Heian e che

provano un profondo senso di disillusione verso la vita aristocratica. Narihira e Genji sono stati

spesso messi a confronto, a testimonianze dell’influsso che l’Ise ha avuto sul capolavoro di

Murasaki Shikibu (il Genji Monogatari). Sono infatti numerose le allusioni all’Ise monogatari che

si trovano nel Genji, soprattutto nelle relazioni amorose al di fuori dell’istituzione formale del

matrimonio, o nella scoperta della giovane Murasaki che ricorda il più famoso kaimami del primo

episodio dell’Ise. UTSUHO MONOGATARI 宇津保物語

Racconto di un albero cavo

Non si conosce l’autore dell’opera (si pensa sia un uomo, ma potrebbe essere anche vari autori

che l’abbiano completata). Ha molti legami con il Taketori Monogatari, infatti nella prima sezione

troviamo molti elementi ‘fantastici’. Ma nel frattempo anticipa anche, con la sua lunghezza, la

struttura del Genji Monogatari (di cui è circa la metà), inoltre la terza sezione abbandona gli

elementi fantastici, riflettendo la società di corte Heian e idealizza l’arte e l’estetica. Le diverse

fasi però, rendono il testo disorganico.

La storia racconta all’inizio le vicende di Kiyowara no Toshikage, mandato in Cina con

un’ambasceria all’età di sedici anni e, durante il viaggio, naufragato sulle coste della Persia. Dopo

molte peripezie, riceve in dono da esseri celesti trenta “koto” strumenti musicali a corda, di

琴,

cui due magici, come profezia che la sua famiglia proprio grazie alla musica avrà un futuro

prospero. (I personaggi sono tutti uniti dall’elementi dei Koto Magici che collegano tutte le

vicende). Dopo ventitré anni Toshikage ritorna in Giappone, si sposa e ha una figlia, cui trasmette

i segreti dell’arte del koto. Dall’unione della figlia, caduta in povertà dopo la morte del padre, e

del Primo Ministro nascerà Nakatada, il personaggio più importante di tutto il racconto. Dopo

molti anni, la madre e il figlio sono costretti all’esilio e, nel profondo di una foresta, troveranno

rifugio in un albero cavo (da questo l’opera prende il titolo). Qui Nakatada apprende dalla madre

l’arte del koto. Grazie alla musica saranno ritrovati dal padre e riportati alla capitale dove

avranno fortuna. Le sezioni successive si differenziano da questo racconto fantastico perché

narrano invece storie d’amore nel contesto della vita di corte. La più famosa è la storia di

Atemiya, figlia del Ministro della Sinistra e corteggiata da tutti per la sua bellezza. Dopo una

gara tra i pretendenti –tra cui anche Nakatada- che ricorda il motivo del Taketori Monogatari,

ottiene la sua mano il principe ereditario; Nakatada si sposa invece con la prima figlia

dell’imperatore e dalla loro unione nasce Inumiya. Sarà quest’ultima, discendente diretta di

Toshikage, a portare prosperità alla sua famiglia per la sua abilità nel suonare il koto. La musica è

così il filo conduttore di questo lungo racconto che alterna storie fantastiche a racconti

realistici del mondo aristocratico. A questi elementi e alla varietà dei temi dell’Utsuho si

ispireranno i monogatari successivi. I <<MAMAKO MONO>>

In epoca Heian la letteratura in kana era prerogativa femminile, tuttavia si ritiene che alcuni

testi pervenuti anonimi siano di mano maschile ma destinati, comunque, alla letteratura delle

donne e a fini di edificazione. Tra questi l’Ochikubo Monogatari e il Sumiyoshi Monogatari che

appartengono al genere chiamato “mamako mono” le storie di matrigne e figliastre ,

継子もの,

ovvero il classico “motivo di Cenerentola”. Le storie presentano infatti le tipiche funzioni della

fiaba:

1) Morte della madre;

2) Invidia della matrigna e complotti per danneggiare la figliastra;

3) Fuga della figliastra esasperata che abbandona la casa;

4) Presenza di aiutanti o di mezzi magici;

5) Vittoria sulla matrigna: felicità e matrimonio

6) Punizione della matrigna

In entrambi i testi però questo motivo si intreccia con altri che ci introducono nel contesto

politico e sociale dell’epoca Heian: le lotte per il potere, l’ascesa della famiglia Fujiwara, la

politica dei matrimoni; la vita delle donne dell’aristocrazia, le norme che regolano il rapporto con

gli uomini e il matrimonio, la poligamia ecc.

OCHIKUBO MONOGATARI 落窪物語

Storia di Ochikubo

Secondo uno studioso giapponese questo monogatari, il più antico sul tema della matrigna crudele

e del riscatto della figliastra –di grande successo per il pubblico femminile-, è stato scritto per

criticare la poligamia e la “politica dei matrimoni”. La storia narra della prima moglie del Secondo

Consigliere della famiglia Minamoto che ha tre figli e tiranneggia l’unica altra figlia avuta dal

marito nel suo precedente matrimonio con una principessa imperiale. La giovane, Ochikubo, vive

separata, lontana dalla zona principale della casa. Il suo nome deriva da quello del luogo al di

sotto del livello dell’abitazione, uno spazio simbolico che il narratore usa per il dicare la

condizione di inferiorità della protagonista. Ochikubo viene dunque presentata in uno stato di

profonda infelicità. Secondo le convenzioni del genere, Ochikubo indossa abiti umili e ha un

atteggiamento di rassegnazione e passività. Eppure, nonostante tutto, queste donne (le

protagoniste dei mamako mono) sono sempre superiore in bellezza, capacità intellettuali e abilità

nel poetare. In questi segni vediamo già anticipato l’epilogo della storia: la giustizia vince sulla

crudeltà, la matrigna malvagia riceve la sua punizione e lo status della fanciulla viene riconosciuto.

Perché la trama del racconto possa evolversi e arrivare a un rovesciamento della situazione, la

passività di Ochikubo deve avere un agente, cioè qualcuno che agisca per lei. In questo caso il

ruolo è svolto da Akogi, la servitrice fedele. Grazie a lei e al suo amante Tachihaki, avviene

l’incontro con Michiyori, un giovane Tenente non ancora sposato. Michiyori è un personaggio

altamente idealizzato, dotato di saiwai il favore divino. Inizia uno scambio poetico, finché la

幸い,

matrigna non scopre la relazione e rinchiude Ochikubo, imponendole di sposare un vecchio

ultrasettantenne (e qui si apre una parentesi comica, del vecchio con i suoi inevitabile limiti fisici,

che cerca di entrare di notte nella stanza della donna sbarrata all’interno dalla fedele Akogi.

Infine costretto a rinunciare ed andarsene). Il contrasto matrigna/figliastra è visto come un

conflitto tra due famiglie, forse un richiamo alle lotte dell’epoca tra i Minamoto e Fujiwara (alla

fine l’autore rivelerà che il vincente Michiyori appartiene alla famiglia Fujiwara), mentre

l’esaltazione della fedeltà nel matrimonio tra Ochikubo e Michiyori è stata letta come una critica

alla poligamia che all’epoca era la norma nel rapporto matrimoniale. Il messaggio morale dell’opera

è che la felicità può essere raggiunta solo attraverso il saiwai, il favore divino che Ochikubo

merita per la sua personalità remissiva. (E’ molto evidente in questo anche l’influsso del

buddhismo). Se la donna, per quanto umiliante possa essere la situazione in cui si trova, si

comporta come una donna deve comportarsi, allora troverà la sua anima gemella, si sposerà e

tutta la famiglia ne trarrà beneficio.

SUMIYOSHI MONOGATARI 住吉物語

La principessa di Sumiyoshi

Lo schema del racconto segue fedelmente le convenzioni del genere (mamako mono): <<C’era una

volta un Secondo Consigliere […] aveva due mogli e trascorreva la sua esistenza recandosi ora

dall’una ora dall’altra>>. Inevitabilmente simile all’Ochikubo Monogatari, ma con alcune differenze.

Himegimi non è reclusa come Ochikubo, non è oggetto delle vessazioni continue della matrigna e

tuttavia la sua condizione è di solitudine e di marginalità rispetto alle due sorelle Nakanogimi e

Sannogimi. Tanto che, con un raggiro della matrigna, al Tenente viene data in sposa Sannogimi.

Chi si prende cura di Hinegimi è la nutrice; alla sua morte la fanciulla si trova a vivere in una

<<insopportabile solitudine>>.

Il Sumiyoshi presenta anche alcuni ‘topos’ della letteratura e poesia Heian, come le lacrime e le

maniche bagnate. Gli stati d’animo sono così riportati in modo essenziale, senza approfondimento

psicologico e i sentimenti sono affidati alle poesie ed espressi attraverso immagini codificate: le

maniche bagnate, la rugiada, il pino di Sumiyoshi. Inoltre viene introdotto anche “l’esilio del

giovane nobile”: un periodo di sofferenza, di allontanamento dal mondo, scelto dalla ragazza –

come nel Sumiyoshi o imposto, come nel caso di Ochikubo segregata in casa o di Genji costretto

dagli eventi a lasciare la capitale per Suma. E’ una sorta di rito di passaggio, indispensabile per il

reinserimento nella vita sociale. Il luogo dell’esilio è importante, come sottolineano le numerose

poesie che vi fanno riferimento, perché Sumiyoshi è luogo di culto- nel suo mare si purificò

Izanagi all’uscita dagli inferi – e toponimo che spesso ricorre nella poesia come sinonimo di luogo

ove è piacevole vivere (dell’etimologia del nome); il pino è invece associato alla longevità e

kakekotoba (parola perno) per il suo doppio significato di “pino” e di “aspettare”.

掛詞

Il lieto fine, che vede i due amanti felicemente sposati, l’origine nobile della fanciulla

riconosciuta, la matrigna caduta in rovina come <<giusta punizione per il male commesso>>,

sottolinea la morale che le giovani devono trarre dalla storia: <<le persone devote, i cui

discendenti godranno di lunga prosperità, leggano con attenzione i testi sacri. I malvagi

scompaiano in men che non si dica dalla faccia della terra e le persone buone leggano questo

racconto che ho scritto affinché ne traggano insegnamento>>

Approfondimenti:

è uno strumento cinese a sette corde (originariamente chiamato Kin)。Nell’Utsuho

Il koto 琴

Monogatari ha una funzione magica: i segreti dello strumento passano di generazione in

generazione. Nell’ochikubo monogatari, nel momento culminante della trama quando Michiyori si

reca da Ochikubo, lei, suona il koto rivelando inequivocabilmente il suo alto lignaggio. Anche nel

Sumiyoshi Monogatari, l’abilità nel suonare lo strumento è uno degli attributi più importanti della

protagonista educata all’arte, come si conveniva alle figlie delle famiglie aristocratiche. Il koto è

associato alla discesa di una divinità sulla terra e alla manifestazione della sua potenza, in grado

dunque di poter richiamare l’aiuto divino.

La dimensione e la forma delle maniche dei kimono erano

Le maniche, le lacrime, la rugiada:

codificate e comunicavano precise informazioni sulla dama che le indossava. Spesso le sete

fluenti delle lunghe maniche erano l’unico particolare che l’uomo riusciva a intravedere dai

paraventi e dunque avevano una funzione estetica: i numerosi strati di seta creavano l’effetto di

un flusso di seta <<come il fluire dei lunghi capelli neri, il fluire dell’inchiostro nella scrittura

verticale del kana>>. Le maniche bagnate diventano una convenzione poetica, il modo più

sofisticato per esprimere le emozioni della donna ma anche dell’uomo. Anche la rugiada insieme

alle maniche e alle lacrime è un’espressione erotica che ritroviamo spesso nella poesia.

GENJI MONOGATARI 源氏物語

Storia di Genji

Non capita spesso che un periodo culturalmente ricco e complesso si presti a essere

rappresentato da un’unica opera. Letteraria o artistica. Eppure il romanzo di Murasaki Shikibu,

oltre a essere la più alta creazione letteraria del suo tempo, ci offre un quadro realistico della

vita dell’aristocrazia giapponese . La Storia di Genji fu scritta nei primi decenni dell’XI secolo ma

la società di cui parla è generalmente del X. A quali anni, allora, corrisponde l’opera? Non è

possibile datarlo esattamente; come è impossibile datare l’età di nascita della scrittrice,

Murosaki (si pensa una data tra il 970 e il 978). Il Genji ha avuto moltissimi usi e lo ritroviamo in

molte opere (manga, anime, cinema…). E’ considerato un romanzo, una lunga opera in prosa

rielaborazione di convenzioni preesistenti affiancate da motivi di fiaba e mito, soprannaturali,

citazioni popolari e colte, religiose, cinesi, giapponesi. Elogiato nel periodo Kamakura, apprezzato

per l’uso delle poesia, nel periodo Tokugawa viene veicolato per diffondere le virtù di

benevolenza e giustizia. Strutturato in 54 capitoli e 795 waka (la suddivisione in capitoli è stata

fatta successivamente), scritto in giapponese, o meglio in wabun (cioè la lingua parlata a

和文

corte). Considerato dall’autrice stessa un’opera di “intrattenimento” e letto alle dame

dell’aristocrazie del tempo (ma scuscitando spesso la curiosità maschile), ma che introdurrà molti

‘topos’ letterari, tematiche che poi verranno riprese e rielaborate in altre opere e che

descrivono perfettamente gli ideali dell’epoca:

1) Il “mono no aware” che è il punto più alto dell’estetica giapponese. I

物のあわれ

personaggi del Genji spargono molte lacrime, sia uomini che donne, perché non è affatto

un segno di debolezza ma al contrario l’espressione di un animo in totale

compartecipazione con le cose.

2) L’ideale di bellezza femminile, non riguardava i tratti somatici: la capigliatura era l’unica

eccezione ed era descritta nei particolari come se null’altro importasse. I capelli, così

neri da avere riflessi bluastri, dovevano essere lisci, lucidi e lunghi, tanto da toccare

terra e ricadere morbidi sulle spalle e lungo il dorso. I capelli erano quanto un

ammiratore riusciva a scorgere della figura femminile, cioè che faceva ipotizzare la sua

bellezza e che gli eccitava i sensi.

3) Quando si legge che un uomo osserva una donna, bisogna intendere che la stava

guardando di nascosto (questa pratica è chiamata Kaimami Mentre quando l’uomo

垣間見).

era in visita ufficiale doveva restare seduto sulla veranda davanti alla stanza della donna,

riparata da tende o paraventi. Inoltre se il rango della corteggiata era elevato, il dialogo

con l’ospite avveniva attraverso le sue dame di compagnia. Talvolta, però, lo spasimante

(Genji compreso) non si fermava davanti a nulla e irrompeva con veemenza nella stanza

travolgendo brutalmente paraventi e tramezzi. Ma qui subentrava la ritrosia della donna,

poiché ansiosa che il suo comportamento potesse suscitare critiche malevole,

pettegolezzi (ukina 浮名).

4) Genji era affetto da quello che poi fu chiamato il “Complesso di Genji”, cui le scelte

amorose sono il riflesso del ricordo della madre perduta; ritrovarne gli stessi lineamenti

in una donna anche appena intravista, quindi trovare un “sostituto”, lo portano in certi

casi ad azioni azzardate e riprorevoli.

5) Importantissima la trasformazione in spirito vivente (ikiryō di Rokujō

生き霊) 六畳.

Elemento che verrà ripreso più e più volte sia in letteratura che nel teatro. (Rokujō

trasformata in spirito maligno, uccidera prima Yugaō e poi Aoi, a causa della sua gelosia

verso Genji).

6) Murasaki Shikibu usa la sua opera anche per esprimere le proprie opinioni attraverso i

suoi personaggi, come la ‘donna ideale’ nel brano Amayo no shinasadame 雨夜の品定め

(Conversazione sulle donne in una notte di piaggia), che occupa gran parte del secondo

capitolo. O nel capitolo 25 quando Genji e Tamakazura si dilungano sull’importanza del

monogatari (considerato anche la ‘difesa’ di Murasaki Shikibu verso i monogatari, ove

spiega come i monogatari per quanto fittizi siano essenziali per comprendere a 360° un

momento storico).

7) Altro tema importante è l’esilio di Genji a Suma. Come anche in altri monogatari, l’esilio a

Suma è una specie di purificazione rituale, come un’esprienza privilegiata che riscatta –

almeno in parte- gli eventi passati.

8) Il buddhismo permea tutto il testo: è presente nelle suntuose cerimonie, negli

incantesimi per una pronta guarigione o per parti felici, per esorcizzare gli spiriti malvagi.

Inoltre era viva la fede in un aldilà salvifico, la credenza nell’inevitabilità del destino di

ognuno, che non è nient’altro –nel bene e nel male- che la retribuzione dei nostri atti in

questa vita: quindi “il tendere all’aldilà” portava molti –uomini e donne- a ritirarsi da

“questo mondo”.

Ma chi è Genji? Un personaggio fittizio creato dalla scrittrice che lo colloca in un ambiente a lei

ben noto: la corte. Genji rappresenta l’uomo ‘ideale’ del periodo Heian. Protagonista dei primi 41

capitoli, poi sostituito con suo nipote Niou e il suo –creduto figlio- Kaoru (in realtà figlio di

Kashiwagi e la sua terza moglie Nyosan) e si ricomincia con il “ciclo di Uji”. Nonostante i due si

compensino a vicenda in quanto bellezza e abilità, non riescono ad eguagliare la ‘luce’ di Hikari

Genji, luce che si è spenta con la sua morte nel 41° capitolo, appunto.

Approfondimenti: Il genere del monogatari continua ad avere successo: la sua principale

Dopo il Genji Monogatari:

caratteristica è di essere un monogatari d’imitazione (giko monogatari perché il lavoro

擬古物語),

di Murasaki Shikibu diventa l’archetipo, il punto di riferimento estetico e normativo.

Occorre però fare due precisazioni:

1) La narrativa di questo periodo è definita ga-zoku, dove ga presuppone l’esistenza di un

modello classico e dunque implica che il monogatari di periodo Heian fosse già allora

considerato tale.

2) “imitazione” di un’opera d’arte classica non significa prodizione di una narrativa di

second’ordine o una brutta copia dell’originale; “zoku” infatti indica la novità che si

aggiunge a “ga” e dalla fusione di “classico” e “nuovo, moderno” nasce insomma un

prodotto originale.

Il Mumyōzoshi cita numerosi monogatari scritti dopo il Genji di cui solo alcuni ci sono pervenuti. I

giudizi che esprime sono interessanti per capire quali elementi di un monogatari fossero ritenuti

degni di nota o criticabili, secondo gli standard critici della fine del XII secolo. Possiamo infatti

osservare che vengono valutati positivamente le capacità di suscitare emozioni (mono no aware) e

l’uso delle poesie, mentre gli elementi fantastici e il materiale fuori dall’ordinario rappresentano i

punti deboli. Due degli esempi più significativi di giko monogatari li troviamo nello Hamamatsu

(Storie del secondo consigliere di Hamamatsu e nel

Chūnagon Monogatari 浜松中納言物語)

(storia dei ruoli scambiati Il primo è una lunga

Torikaebaya Monogatari とりかへばや物語).

storia dalla trama complessa che unisce alle tecniche del monogatari classico una forte

connotazione religiosa. Le vicende amorose del Secondo Consigliere di Hamamatsu, che si reca in

Cina dopo aver appreso in sogno che il padre morto si era reincarnato nel figlio dell’imperatore

cinese, sono guidate dalla fede del karma e dalla ricerca della figura amata secondo il principio

della somiglianza e della “sostituzione”. Il tema, già presente nel Genji, diventa qui l’artificio su

cui è costruito tutto il testo tanto da risultare alla fine poco credibile. L’autore, probabilmente

una dama di corte (si pensa la stessa che ha scritto il Sarashina Nikki), pare non curarsi della non

attendibilità degli eventi narrati e sembra piuttosto alla natura della personalità umana e

all’esperienza umana nella metafisica buddhista. Ai sogni è affidato il compito di rivelare verità

sul passato o sul futuro, di dare informazioni al protagonista sulle vite precedenti dei personaggi

o su fatti che avvengono in paesi lontani. (Questo aspetto non va considerato come pura finzione,

ma da ricollegare al pensiero religioso dell’epoca). Un altro aspetto interessante del testo è il

continuo confronto con la cultura cinese vista dagli occhi del secondo consigliere: il primo lungo

capitolo narra infatti le sue vicende in Cina mentre i restanti tre si svolgono dopo il suo ritorno in

Giappone. Il Torikaebaya monogatari presenta invece una storia “inusuale”: l’inversione dei ruoli

sessuali. Himegimi, una ragazza educata come un maschio e Wakagimi un fratellastro che sviluppa

una personalità femminile. Il testo mette ben in evidenza una caratteristica dei giko monogatari:

il tema della sessualità, che nel Genji era sempre accennato con molta delicatezza, mentre qui in

modo diretto. Ma proprio grazie alla sua trama, il Torikaebaya è una fonte preziosa per la

comprensione dei modi in cui sesso, genere e sessualità erano percepiti nel Giappone del XII

secolo. MAKURA NO SŌSHI 枕草子

Note del guanciale

Si compone di 317 sezioni indipendenti l’uno dall’altra, alcune di due-tre righe, altre di qualche

pagine, alcune con un titolo, altre no, e sono osservazioni, aneddoti, liste di preferenze e di

idiosincrasie, intuizioni folgoranti e giudizi trancianti scritti da una dama alla corte

dell’imperatrice Sadako: la poetessa Sei Shōnagon (965 ca. – 1025 ca.).

清少納言

Poco si sa della vita dell’autrice se non del suo attaccamento per la giovane Sadako, consorte

principale dell’imperatore Ichijō. Con Murasaki Shikibu e Izumi Shikibu Sei

紫式部 和泉式部,

Shōnagon rappresente l’apice al femminile della poesia e della scrittura di quegli anni, anche se

Murasaki Shikibu ci ha lasciato un profilo di Sei non del tutto benevolo, ma dove le riconosce la

capacità di lasciarsi incantare da un mondo di futilità, di perdersi davanti al bello e all’elegante,

di commuoversi al bramito di un cervo e alla vista di suntuose vesti. Nel suo mondo, però, perché

al di fuori ci sono i <<particolari insopportabili>> come “la gente del popolo”. Lapidaria e altezzosa

in quanto snob, ma franca e onesta.

Un giorno il Secondo Ministro, Korechika, presentò all’Imperatore un pacco di fogli per

annotazioni, e indecisi sul come utilizzarli, verranno infine richiesti da Sei Shōnagon con la

proposta di farne un guanciale. Da lì si accinse subito a riempire i fogli con fatti diversi, storie

del passato, innumerevoli altre annotazione, poesie su alberi e piante, uccelli e insetti. Se ne

deduce che nelle intenzioni dell’autrice che l’opera dovesse restare segreta, un qualcosa scritto

per se stessa. Per questo teneva nascoste le note ma che le furono infine sottratte dal

Governatore di Ise, Minamoto no Tsunefusa che ne divulgò subito il contenuto con suo grande

rammarico e sconforto. Il fatto non è unico: Murasaki Shikibu nel suo diario ci dice che dovette

subire il furto dell’unica copia in suo possesso del Genji Monogatari da parte del potente

Michinaga che si era introdotto furtivamente nei suoi appartamenti. Gli uomini erano quindi

attratti da quanto scrivevano le donne, sia perché ne ammiravano l’eleganza dello stile in kana, sia

per soddisfare la propria curiosità nel leggere cosa pensavano di loro. E su questo Sei Shōnagon

non si tira di certo indietro: i suoi commenti sono tavolta sferzanti, i suoi attacchi verso l’uomo-

amante quando non si comporta con l’attenzione che dovrebbe sono pungenti; tutta la sezione 63,

ad esempio, è una lunga descrizione di due tipi di amanti: quello frettoloso negli addii e che si

riveste frenetico nell’ansia di essere visto da qualcuno mentre sgattaiola via, non accorgendosi

dello splendore dell’alba, e quello ideale che al risveglio, pur rivestendosi, continua a sussurrare

dolci parole di commiato. Una <<Cosa odiosa>> è l’amante, al quale con fatica si è trovato un

nascondiglio, che si mette a russare fragorosamente, <<cose vergognose>> sono l’intimo dell’animo

maschile, differenza che gli uomini dimostrano verso le sofferenze delle loro compagne. Tra le

<<situazioni che innervosiscono>> quella di un uomo che dopo averle strappato di mano una lettera

se ne va in giardino a leggersela tranquillamente mentre la dama è costretta a guardarlo da

dietro la cortina. Prende insomma sempre posizione a difesa della donna tiranneggiata dall’uomo

(una protofemminista?), l’esempio più evidente è quello delle “ama che ritiene facciano un

海女”,

lavoro inumano e terribile, tuffandosi nelle acque faticando e lavorando mentre gli uomini, invece,

se ne stanno sulla barca a cantare spensierati e remare facendo attenzione solo a non impigliarsi

nelle corde non preoccupandosi dei pericoli che corrono le loro donne.

Una caratteristica presente a tutte le latitudini e in tutte le culture è la passione per le liste:

liste didattiche e descrittive, cataloghi degli argomenti più disparati, liste genealogiche, liste di

guerrieri nella letteratura epica, liste di cose desiderate e difficilmente ottenibili, liste a occhi

aperti. Sei Shōnagon –pur attingendo ad antichi dizionari, lessici e testi didattici sulla poesia-

esce dal tracciato comune ed elabora i “suoi” monozukushi le sue categorie, le sue liste, i

物尽し:

suoi cataloghi. Le pianure più belle, i villaggi dal nome più grazioso, i tumuli imperiali più imponenti,

le vette più suggestive, le sue preferenze <<i cavalli che considero più belli sono quelli dal

mantello nerissimo ma con qualche macchia bianca o rossastra […]>>. Infine le liste

caratterizzate solo da un sostantivo e dall’enclitica wa, come il famoso incipit <<Haru wa

akebono>> dove vi è sottointeso “[della/in] Primavera [ciò che mi attrae di più è] l’aurora”. Il wa

allarga il campo d’ipotesi: cose che piacciono, che non piacciono, che danno fastidio, che

commuovono, e così via in una personalissima scelta di Sei che elude la tendenza alla completezza

caratteristica della lista didattica che sembra quasi voler de-costruire formando abbinamenti

insoliti.

Nulla di certo si sa degli ultimi anni della scrittrice, uscita dalla vita di corte dopo la morte nel

1000 di Sadako, lasciando il passo alla rivale Murasaki Shikibu presso la nuova imperatrice Akiko.

In un testo posteriore di due secoli, il Kojidan (Racconti di cose passate), un aneddoto

古事談

rivela che Sei non aveva certo perso il suo spirito graffiante. Un gruppo di giovani nobili transita

in carrozza davanti alla sua casa in rovina commentando le misere condizioni in cui è caduta la

poetessa. Affacciatasi a una veranda, un ghigno sulla faccia devastata, li sfidò: <<Non volete

compare le ossa di una puledra di razza?>>

IL CANONE DEL <<NIKKI BUNGAKU>>

Il termine nikki si scrive con due caratteri che significano, il primo ‘giorno’ e il secondo

日記

‘registrare’ e viene normalmente reso con ‘cronache’. Quindi con nikki si può intendere una

“cronaca giornaliera”, un Dal punto di vista formale il testo appare, nella maggior parte

“diario”.

dei casi, proprio come un diario: ogni sezione riporta una data e appunti o riflessioni dell’autore

collocati all’interno di un preciso spazio temporale. Tuttavia, in questo caso, non bisogna intende

con “diario” una registrazione fedele di ciò che avviene giorno per giorno: si tratta di testi che

hanno un intento artistico e dunque sono soggetti alla ricerca estetica dell’autrice nel ricreare

parte della storia della propria vita. I nikki sono <<specifiche opere d’arte autobiografiche,

create post factum, ben organizzate, guidate da un’idea generale, e soggette all’intento estetico

degli autori al fine di ricreare la storia della loro vita>>.

In alcuni casi, i nikki non sono confessioni segrete della vita sentimentale della donna ma sono

scritti già presupponendo un lettore, a volte addirittura commissionati, con la finalità politica di

far emergere le doti di uomini aristocratici della famiglia Fujiwara. Alcuni nikki sono narrati in

terza perosna e l’autore pone una distanza tra sé e il protagonista inserendo un narratore

fittizio. L’esempio più famoso è il Tosa nikki – che si distingue per essere l’unico nikki in kana

scritto da un uomo – narra le vicende personali dell’autore attraverso la voce di una donna che

racconta la storia di un protagonista (che è l’autore reale del testo). Un altro esempio è l’Izumi

Shikibu nikki, narrato in terza persona e con la protagonista individuata genericamente come

“onna” (donna). Questi elementi stilistici, l’alternanza tra prima e terza persona, la

molteplicità dei punti di vista, e la natura dei testi, che contengono sia vicende autobiografiche,

sia racconti fittizi, sia poesia, hanno reso difficile determinare il genere e distinguere sempre

chiaramente tra nikki, monogatari e shū.

Approfondimenti: Una composizione in prosa, scritta con il tempo presente, che riguarda la vita

- Nikki 日記:

di una persona storica.

- Una composizione in prosa, scritta al passato che riguarda eventi che

Monogatari 物語:

coinvolgono sia personaggi fittizi, sia storici

- Un insieme di prosa nello stile del monogatari e del nikki e sequenze di waka.

Shū 集: TOSA NIKKI 土佐日記

Diario di Tosa

Il primo esempio di nikki, scritto da Ki no Tsurayuki –aristocratico della corte imperiale, famoso

poeta, uno dei compilatori del Kokinshū e autore della prefazione in kana alla stessa antologia – è

stato definito bisessuale. Scritto fingendosi donna, e inaugura un nuovo genere di scrittura

femminile nella lingua giapponese vernacolare. Tuttavia, il testo, proprio perché scritto da un

uomo, rivela una mistura di forme linguistiche giapponesi e cinesi. Tale peculiarità è stata

oggetto di molti studi e la scelta di un narratore donna non è stata considerata solo un artificio

fittizio, o un modo per distanziarsi dal testo con intento parodistico; ad esempio, nell’ambito del

gender studies, è stato messo in evidenzia con il “genere” sia cruciale nella formazione della

produzione Heian e come il Tosa Nikki sfidi i modi convenzionali della narrazione manipolando le

convenzioni testuali dell’ortografia, creando un lavoro in cui emerge in modo originale la

molteplicità delle voci e dei generi (gender). La scelta della scrittura in kana consente all’autore

di inserire nel testo numerosi waka, di ricontestualizzare poesie del Kokinshū e di riportare

canzoni popolari nella loro forma originaria.

Il racconto si apre a Tosa nell’isola dello Shikoku, narra il lungo e difficile viaggio via nave e via

terra, per concludersi nella capitale. L’autore aveva trascorso un lungo periodo come governatore

di quella lontana provincia e, in un certo anno non meglio precisato, Ki no Tsurayuki, la moglie e il

seguito si imbarcano per far ritorno alla capitale: il nikki è il resoconto del viaggio, reso triste

dalla scomparsa della figlia nata nella capitale e morta durante il soggiorno a Tosa. L’esigenza

dell’autore di esprimere i propri sentimenti è resa più acuta da questo evento e numerose poesie

all’interno del nikki vi fanno riferimento. Le poesie del Tosa nikki sono scritte <<nei momenti in

cui non si possono più contenere i propri sentimenti>>.

<<Per l’eccessiva gioia di avvicinarsi alla capitale le poesie sono state anche troppe>> commenta il

narratore, ma il momento tanto atteso sarà una delusione: la casa e il giardino, abbandonati e in

rovina, sembrano riflettere la desolazione del cuore del padre per la perdita della figlia, che lì

non farà ritorno. MURASAKI SHIKIBU NIKKI 紫式部日記

Diario di Murasaki Shikibu

La scrittura in kana, il carattere personale e privato delle annotazioni, l’autorialità femminile

sono il minimo comune denominatore dei nikki di epoca Heian. Altre analogie sono la presenza di

poesie, la scelta di un tema principale o di un periodo della vita intorno al quale comporre l’opera,

l’appartenenza della dama al mondo della corte imperiale. Accanto alle anologie, molte sono però

le differenze. Il Murasaki Shikibu nikki, ad esempio, non è suddiviso in sezioni giornaliere e

copre un arco di tempo molto breve (dal 1008 al 1010); è incentrato sugli eventi di quel periodo

alla corte di Shōshi (Akiko), la consorte imperiale, figlia di Fujiwara no Michinaga, del cui

entourage Murasaki faceva parte. I primi brani del testo (1-51) sono dedicata alla nascita

dell’erede, con una cronaca molto dettagliata dei preparativi per il parto e delle cerimonie

successive. I brani restanti (da 52 a 80) descrivono l’ambiente di corte intorno a Murasaki e

riportano i suoi famosi giudizi sulle altre dame di corte e scrittrici dell’epoca: Izumi Shikibu,

Akazome Emon e Sei Shōnagon. In questa parte il testo dà notizie preziose per capire la

personalità dell’autrice, che all’epoca della stesura del diario già aveva scritto il Genji Monogatari.

IZUMI SHIKIBU NIKKI 和泉式部日記

Diario di Izumi Shikibu

Considerato di incerta attribuzione benché il titolo riporti il nome della famosa poetessa Izumi

Shikibu (si dice che questo diario sia scritto in sua celebrazione usando le sue poesie ma che non

l’abbia scritto lei stessa), è incentrato su un evento particolare della sua vita, la breve storia

d’amore con il principe imperiale, Atsumichi; un amore romantico inammissibile nella società di

allora per la diversa appartenenza sociale. L’intenso scambio di poesie con l’amante fino alla

decisione del principe, combattuta nell’intimo, scandalosa e chiacchierata, di trasferirla nella sua

residenza. Questo passo provocherà l’allontanamento della sposa principale, trascurata ed

infelice; alla donna che resta al servizio del principe non pare tuttavia possa dischiudersi un

futuro migliore: oltre a dover sopportare i <<pettegolezzi insopportabili>>, sa in cuor suo di

<<essere destinata a soffrire>>. Il valore dell’Izumi Shikibu Nikki è nella capacità di espressione

poetica dei sentimenti più intimi e nell’intento didattico del testo, come insegnamento alla giovani

destinate al mondo delle dame di corte.

KAGERŌ NIKKI 蜻蛉日記

Diario di un’effimera

Scritto dalla “madre di Fujiwara Michitsuna”, copre gli anni dal 954 al 974. Il testo è molto lungo

e caratterizzato da una varietà di stili e da una molteplicità dei punti di vista: nella prima metà

predominano la memoria e la ricostruzione del passato, nella seconda le annotazioni fatte giorno

per giorno. All’inizio, la protagonista viene indicata con un pronome di terza persona, mentre il

resto è narrato in prima persona. Questo suggerisce un bisogno di distanziamento dalla propria

opera, di distinzione tra soggetto e oggetto della narrazione e dunque l’intento di ricostruzione e

di rielaborazione degli eventi del passato.

Suddivisione in tre parti:

I parte: predomina la poesia (124 componimenti) con punto di vista più obiettivo

II parte: maggiore uso della prima persona, numero inferiore di poesie (55 componimenti)

III parte: scrittura impersonale (88 componimenti)

L’incipit dell’opera invita anche a distinguere quanto la narratrice sta raccontando dalle “falsità”

(soragoto), contenute nei monogatari e induce dunque il lettore a considerare diverso, reale e

autentico il testo che sta per leggere. Un richiamo al makoto (sincerità) – principio estetico del

waka – come metro di giudizio del discorso narrativo. L’autrice non è definita con un nome proprio

ma in base a una figura maschile di riferimento, padre, fratello, marito o figlio. Dentro il sistema

patriarcale e forse proprio a causa della posizione della donna, confinata nelle proprie stanze

dietro pesanti paravanti e infiniti strati di sete, nasce questa letteratura autobiografica

d’introspezione, unico modo di affermare se stessa e la propria esistenza. Le confessioni che le

dame affidano ai loro scritti rivelano soprattutto i loro amori appassionati e spesso delusi, le

lunghe attese, le tristi vicende matrimoniali. Così il Kagerō Nikki è incentrato sul difficile

rapporto della protagonista con Kaneie, sulle infedeltà, sulle anarezze e frustazioni con cui la

donna deve rassegnarsi a convivere. La sola consolazione, affidare alle parole il sogno romantico

e impossibile di un legame duraturo ed esclusivo. <<Leggendo gli antichi monogatari, così pieni di

cose fantasiose, pensò che forse anche la storia della sua monotona vita, riportata in un diario,

avrebbe potuto essere d’interessare e avrebbe potuto anche dare una risposta, a chi se lo fosse

chiesto, di come sia la vita di una donna sposata con un uomo d’alto rango>>.

SARASHINA NIKKI 更科日記

Memorie della dama di Sarashina

L’autrice è la figlia di Sugawara no Takasue, “famiglia di intellettuali” (cfr. p. 118) e nasce nel

1008. All’inizio della sua opera racconta della sua passione per la lettura dei monogatari e attesta

l’uso che di questi testi veniva fatto nell’ambiente di corte. La passione per questi racconti cela il

desiderio di sperimentare nella propria vita quell’ideale di amore romantico e la porta a

immedesimarsi nei personaggi stessi: <<tutto ciò che desideravo è che almeno una volta all’anno

venisse a farmi visita un uomo di alto rango, bello e distinto come Genji lo splendente, mentre io

come Ukifune contemplavo i fiori nell’impaziente attesa di una magnifica lettera che di tanto in

tanto potesse distrarmi dalla mia profonda solitudine>>. Non sarà però così la vita della scrittrice

del Sarashina, in un continuo oscillare tra i suoi sogni e la dura disillusione della vita reale.

Il diario si apre quando, dodicenne, parte dalla remota provincia dove il padre era stato

governatore, e narra il viaggio da Shimōsa verso l’agognata capitale Kyōto, lungo il Tōkaidō; alla

fine del nikki la donna ha più di 50 anni e, rimasta sola con i figli dopo la morte del marito, tira le

somme della sua triste esistenza e la sua passione per i monogatari risulta alla fine ‘vana illusione’,

e la donna si rammarica di aver dedicato tanto tempo a cose futili e di non aver dato retta al

sogno in cui un monaco la invitava a imparare a memoria un capitolo del Sūtra del Loto perché

persa, a quei tempi, nelle sue fantasie di diventare come una delle donne amate da Genji.

Perché Sarashina? Non solo distretto dell’ultimo incarico del marito, ma anche simbolo del

destino di una donna abbandonata da tutti e costretta a vivere gli ultimi anni della vita con la

paura di trovarsi anche nell’aldilà a brancolare da sola, nella profondità delle tenebre di una

notte senza luna. Può essere anche un richiamo alla leggenda di obasuteyama (monte della zia

abbandonata) nel distretto di Sarashina.

Finalità educativa: dedicarsi alle sacre scritture e ai pellegrinaggi. Fare attenzione a non

lasciarsi prendere “dalla lettura peccaminosa” dei monogatari. Pensare alla rinascita futura.

Insegnamenti del buddhismo della terra pura.

SETSUWA

I setsuwa (da setsu, teoria, spiegazione, e wa/ hanashi, racconto) sono brevi narrazioni. Di

説話

carattere aneddotico, che compaiono anticamente in Giappone quando si comincia ad affermare

l’autonomia della letteratura dalla sfera religiosa: la finalità è il raccontare “cose interessanti”,

in genere storie di provenienza straniera e non più, come nei primi testi scritti che ci sono

pervenuti, quella dell’evocazione del kotodama (lo “spirito della parola”, cioè la credenza che le

parole siano dotate di un potere, positivo o negativo, che può essere evocato pronunciando la

parola stessa, come nei norito della tradizione religiosa shintoista).

I setsuwa sono una narrativa fittizia ricollegabile a un genere della narrativa cinese, le “storie

del meraviglioso”. Sono pervenuti in forma di raccolte e solo in alcuni casi si conosce il

compilatore: i racconti contenuti hanno in origine una tradizione orale e dunque sono di per sé

anonimi e più volte trascritti e riadattati in collezioni diverse.

La prima collezione è il (storie miracolose del bene premiato e di male punito in

Nihonryōiki

questa vita in Giappone), dell’inizio del IX secolo, scritto in hentai kanbun da un monaco del

tempio Yakushiji di Nara: Keikai (o Kyōkai).

警戒

Il modo in cui i setsuwa vengono letti è simile a quello delle antiche cronache, cioè gli eventi sono

creduti reali, così come erano ritenuti veri i miti narrati dal Kojiki: non veniva messo in dubbio

che dalle divinità Izanami e Izanagi avesse avuto origine il paese. Il passaggio a una narrativa più

evoluta – il monogatari – avviene quando autore e fruitore sono invece consapevoli della natura

fittizia del racconto. A differenza del monogatari, il setsuwa è caratterizzato da una maggiore

brevità e, di solito, incentrato su una trama compatta che riguarda un singolo evento. Il finale è

sempre didattico, sia nei setsuwa di argomento religioso, sia in quelli che riportano storie

secolari. Altra opera raccolta molto importante è il (1120), uno dei

Konjaku monogatarishū

classici più importanti dell’epoca Heian e inesauribile fonte di ispirazione anche per la

letteratura moderna. Il titolo deriva dall’incipit <<Ima wa mukashi che nella letteratura

今は昔>>

sino-giapponese corrisponde a <<Konjaku>>. La presenza dei due termini monogatari e shū

sottolinea che si tratta di una raccolta (shū) di tanti racconti fittizi (monogatari). E’ infatti un

corpus di 1039 setsuwa in 31 volumi (di cui 3 andati perduti: 8,18,21).

L’opera è divisa in tre parti:

- India: Libri 1-4, bukkyō setsuwa (setsuwa buddhisti) sulla storia del buddhismo

仏教説話

in India: la nascita, la vita, gli insegnamenti di Śākyamuni; Libro 5 racconti di vita

secolare in India;

- Cina: Libri 6-7, trasmissione del buddhismo in Cina e storie di miracoli (Libro 8

mancante); Libri 9-10, storie sulla “pietà filiale” e storie secolari in Cina;

- Giappone “sezione religiosa”: Libri 11-20, la storia del buddhismo in Giappone, storie di

miracoli, racconti di conversione, effetti della retribuzione karmica nella vita presente

(libro 18 mancante);

- Giappone “sezione secolare”: Libri 22-32, vita secolare in Giappone (Libro 21 mancante; si

ipotizza – sulla base della struttura della parte cinese. che trattasse della famiglia

imperiale e che non sia stato mai completato);

Ogni racconto si presenta, dal punto di vista narrativo, come una trasmissione di aneddoti orali

sentiti e poi messi per iscritto: come l’inizio, anche il finale segue una formula fissa <<… così la

storia è stata narrata, così è stata messa per iscritto>>. Per questo si può pensare a una forma

orale preesistente dei racconti e di una tradizione già consolidata quando essi prendono la forma

scritta. Secondo alcuni studiosi è probabile che siano stati dei monaci ad assemblare i testi come

insegnamenti da usare nei sermoni.

La caratteristica più interessante del Konjaku è che troviamo sia personaggi della corte

imperiale, sia del mondo esterno della capitale; le storie raccontano non solo della vita delle

persone di tutti i livelli sociali, principi, contadini, monaci, guerrieri ma vi si ritrovano anche

animali del folklore, divinità, diavoli, creature magiche. Nel Konjaku trova dunque spazio il mondo.

Il Konjaku monogatarishū può essere considerato la prima storia giapponese della diffusione del

buddhismo dall’India, alla Cina, al Giappone. Al proprio interno, la parte sul buddhismo giapponese

è importante per la conoscenza della scuola della Terra Pura (Jōdo E’ il prodotto di un

浄土).

momento di svolta, durante il quale i giapponesi, e non solo le classi aristocratiche, si rivolgevano

sempre di più al buddhismo. Questo acquisì una connotazione popolare, più orientato al tariki 他力

(il fare affidamento sul buddha Amida con un atto di fede attraverso pratiche devozionali, come

la recitazione del nome di Amida) che al jiriki (il fare affidamento sulle proprie forze

自力

spirituali, coltivate attraverso lo studio e la meditazione). La ricerca della salvezza nell’aldilà era

la risposta alla miseria della vita presente. Le storie nate da questo interesse religioso hanno più

successo perché toccano la gente e propongono un approccio più semplice delle tradizioni del

buddhismo esoterico.

Se i setsuwa religiosi hanno un intento soprattutto didattico, altri cosiddetti “secolari”

presentano un interesse per la storia in sé. Esempi famosi sono i racconti 18 e 23 del libro 29,

che hanno ispirato Rashōmon e Yabu no naka di Akutagawa Ryūnosuke

羅生門 藪の中 芥川龍之介.

Le storie del Konjaku sono continua fonte di ispirazione per la loro <<incantevole spontaneità>> e

il loro <<fascino rustico>>.

Il grande successo dei setsuwa è attestato anche da raccolte di epoca posteriore: del tardo

periodo Heian ricordiamo il Kara Monogatari (Racconti della Cina) di Fujiwara no Narinori,

唐物語

ventisette aneddoti cinesi di contenuto secolare riproposti in giapponese.

In periodo Kamakura, lo Uji shūi monogatari (storie raccolte a Uji, prima metà del

宇治拾遺物語

XIII secolo) presenta centonovantasette storie secolari suddivise in quindici libri. Del filone

religioso vanno ricordate invece due collezioni del XIII secolo, lo Hosshinshū (Raccolta di

発心集

aneddoti per risvegliare la mente) compilato da Kamo no Chōmei e lo Shasekishū del

紗石集

monaco zen Mujū Ichien. Oltre alle collezioni compilate da monaci ne esistono anche altre a

opera di aristocratici: un esempio è il Kokonchomonjū (storie scritte e sentite del

古今著聞集

passato e del presente), compilato da Tachibana no Narisue intorno al 1254. L’accento sulla

religione è meno marcato, e solo i primi due libri sono dedicati rispettivamente allo shintō e al

buddhismo; i restanti 28 alle arti tradizionali e a storie di gente comune, dalle quali emerge un

ritratto accurato della società dell’epoca.

PERIODO KAMAKURA

XIII-XIV SECOLO (1185-1333)

Opere importanti:

Mumyōzōshi (intorno al 1200)

Hosshinshū (1208-16)

Shinkokinwakashū (1210 ca.)

Hōjōki (1212)

Hojidan (1212 ca.)

Gukanshō (1220 ca.)

Ujishūi monogatari (prima metà del secolo)

Heike monogatari

Jikkinshō (1252)

Shasekishū (1279-83)

Izayoi nikki (1280)

Towazugatari (1306)

Tsurezuregusa (1330-31)

Jinnōshōtōki (1339-43)

Tsukubashū (1356)

Gikeiki (Yoshitsuneki) (1345 ca.)

Taiheiki (1347 ca.)

Aki no yo no nagamonogatari


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della mediazione linguistica (RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher snakkolo91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Tisi Eleonora.

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