Letteratura giapponese premoderna dall'VIII al XVIII secolo
Periodizzazione epoche precedenti
Periodo Jomon (dal 4500 al 250 a.C.)
La popolazione è nomade e non conosce l’agricoltura. Il sostentamento proviene da caccia e pesca. Vengono fabbricate ceramiche con un distintivo motivo "a corda", jomon.
Periodo Yayoi (dal 300 a.C. al 300 d.C.)
La popolazione è stanziale e si dedica all’agricoltura irrigua. Possiede le conoscenze per la fusione del bronzo. Si continua a produrre ceramiche, meno pregiate del periodo Jomon, ma con tecniche migliorate. Il termine yayoi si riferisce ad un quartiere di Tokyo dove vennero ritrovati i primi reperti relativi a questo periodo.
Periodo Kofun (300-552)
Emerge una ristretta classe dominante, formata dagli uji, ovvero dai clan che possedevano poteri militari, politici e sacerdotali. Tra questi spiccò presto il clan di Yamato. Nel IV secolo, l’imperatrice Jingu comanda una spedizione contro la Corea in un fallimentare tentativo di invasione. Il termine kofun, che definisce questo periodo, significa tomba a cumulo e si riferisce in particolare a quelle dalla distintiva forma "a buco di chiave".
Periodo Asuka (552-710)
Contrassegnato dall’entrata del buddhismo in Giappone nel 552 e dalla stipulazione della Riforma Taika nel 646, con la quale si ponevano le basi per uno stato burocratizzato modellato su quello cinese. Le zone più abitate erano l’isola del Kyushu a sud e quelle centrali di Yamato, che presto divenne lo stato egemone.
Periodo Nara (710 – 784)
Contesto storico
La città di Heijo (attuale Nara) diventa la prima capitale fissa del Giappone. Era solito, infatti, prima del 710, spostare la capitale in una città diversa alla morte dell’imperatore, in osservanza dei precetti shinto sull’impurità. In questo periodo, il buddhismo viene dichiarato religione di stato.
Generi e opere
Nonostante la brevità del periodo Nara (poco più di 70 anni), esso ci ha lasciato tre grandi opere fondamentali: il Kojiki, il Nihonshoki e il Man’yoshu.
Kojiki
Un racconto di antichi eventi, presentato alla corte dell’imperatrice Genmei dal nobile O no Yasumaro nel 712. Si tratta di una narrazione delle origini dell’arcipelago giapponese. È suddiviso in tre libri: il primo tratta dell’età dei kamiyo, gli dei; il secondo copre i regni dei leggendari primi quindici sovrani, ritenuti di natura semi-divina; il terzo e ultimo libro tratta invece del regno di Nintoku, fino al regno storico dell’imperatrice Suiko. Questo libro è ancora più ancorato al mondo degli uomini.
Nihonshoki
Gli annali del Giappone, 720. Copre gli anni dalle origini al 697. Ordinato dall’imperatore Tenmu, si rifà alle cronache cinesi ed è organizzato in 30 libri, con eventi e leggende in ordine cronologico, il che lo rende più realistico del Kojiki. Il protagonista principale è il principe Shotoku, a cui si deve la diffusione del buddhismo in Giappone.
Man’yoshu
Raccolta di diecimila foglie. Prima antologia poetica privata, ovvero non scritta dietro ordine imperiale. È formato da 20 maki (volumi) e presenta più di 4.500 componimenti. Utilizza una particolare tecnica di trascrizione della lingua giapponese in caratteri cinesi nota come man’yogana. Nel man’yogana, gli ideogrammi sono utilizzati per lo più per il loro valore fonetico.
Alla raccolta vennero attribuite tradizionalmente due qualità: il makoto (sincerità, purezza e genuinità primitiva) e il masuraoburu (mascolinità, contrapposta alla femminilità di raccolte posteriori, come il Kokinshu). Entrambe concorrevano a contrapporre la schiettezza e la vigoria del periodo preclassico alla supposta, effeminata leziosità del periodo Heian.
Dal punto di vista metrico, il Man’yoshu presenta una varietà di forme che verrà presto abbandonata. La forma dominante è quella del tanka o waka, la cosiddetta “poesia breve” che segue lo schema di 5 - 7 - 5 - 7 - 7 more. È presente anche la forma del sedoka, “poesia che torna a capo” e segue lo schema di 5 - 7 - 7 - 5 - 7 – 7 more, che vedrà un rapido declino in epoca Heian. Il choka, “poesia lunga”, basato sull’alternanza del metro 5 – 7, poteva arrivare anche ad un centinaio di versi. Esso si concludeva spesso con un congedo nella forma di tanka, detto anche hanka. Nonostante la sua preminenza nel Man’yoshu, anche il choka venne abbandonato quasi del tutto in periodo Heian.
I temi del Man’yoshu possono essere classificati sotto tre categorie generiche: zoka (poesie varie), somonka (poesie di mutua comunicazione, ovvero poesie d’amore) e banka (elegie).
Approccio cronologico
L’approccio più comune per distinguere le poesie all’interno del Man’yoshu è quello cronologico, il quale, a parte i componimenti più antichi di dubbia datazione, ha permesso di individuare quattro periodi.
- Il primo corrisponde all’intervallo tra il regno dell’imperatore Jomei (629) e i disordini dell’era Jishin (672). La figura più famosa di questa fase è la principessa Nukata, alla quale si attribuiscono una dozzina di componimenti.
- La seconda fase, che copre gli anni dal 673 al 710, vide all’opera Kakinomoto no Hitomaro, tradizionalmente considerato il più grande poeta del Man’yoshu e tra i più grandi della storia della letteratura giapponese.
- Il terzo periodo si segnala per la maggior concentrazione di individualità poetiche: Yamabe no Akahito, Otomo no Tabito e Yamanoue no Okura, la cui morte, nel 733, demarca questa fase. Tabito è particolarmente noto per i suoi componimenti sul fiore di susino e per un ciclo di tredici tanka in lode del sake. Okura è particolarmente famoso per i choka in cui sviluppa temi che in seguito saranno completamente banditi dalla poesia in giapponese: povertà, malattia, la propria famiglia, la vita quotidiana delle classi subalterne. Famoso è il suo choka conosciuto come Hinkyumondoka, dove mette a confronto la vita di un uomo povero, hin, con quella di un uomo ancora più povero, kyu.
- Il quarto periodo corrisponde alla fioritura dell’opera di Otomo no Yakamochi, figlio di Tabito. Egli crebbe circondato da poeti e sua zia, la poetessa Otomo no Sakanoue no Iratsume, fu una delle voci femminili più distinte del Man’yoshu. La sua produzione, che conta più di 450 componimenti, lo rende il poeta più rappresentato nel Man’yoshu. Suo è inoltre il componimento più recente dell’intera raccolta, datato capodanno del 759, posto a conclusione della stessa. Tra i suoi choka sono famosi quello sul suo falco prediletto e uno che celebra la scoperta dell’oro nelle miniere imperiali nella provincia di Mutsu, nello Honshu orientale. Una testimonianza importante del waka come mezzo di corteggiamento tra uomo e donna è fornita dalle poesie d’amore scambiate da Yakamochi e Kasa no Iratsume, altra figura femminile di spicco all’interno del panorama poetico del Man’yoshu. Yakamochi è considerato un precursore della raffinata sensibilità stagionale dei poeti del Kokinshu. Alcuni suoi waka esprimono infatti quel sottile senso di inquietudine legato ai fenomeni naturali, che fa di lui il più “moderno” tra i poeti del Man’yoshu.
Oltre ai componimenti redatti da figure poetiche di origine nobiliare, all’interno del Man’yoshu sono presenti anche numerose poesie di gente comune. In particolare si distinguono due categorie: gli azumauta, poesie delle regioni orientali, che hanno un tipico tono rusticano; e i sakimori uta, poesie delle guardie di confine.
- Gli azumauta sono per lo più anonimi e caratterizzati da coloriture linguistiche dialettali e hanno per temi episodi di vita quotidiana, spesso legati alla dimensione amorosa.
- I sakimori uta non sono necessariamente anonimi e sono attribuiti ai coscritti che venivano spediti nel Kyushu per presidiare le coste contro le possibili invasioni nemiche. Hanno per tema la separazione e la lontananza, a volte non mancano di toni patriottardi.
Artifici retorici
Si possono distinguere quattro artifici retorici:
- Kakekotoba (parola perno) è la parola dal doppio significato basata sugli omofoni della lingua giapponese.
- Makurakotoba (parola cuscino) è una specie di epiteto, in genere di cinque sillabe, che introduce determinati temi o locuzioni.
- Jokotoba (parola di introduzione), introduce mediante un parallelismo il discorso principale riguardante i fattori umani.
- Engo (parole legate), sono termini legati semanticamente con giochi di antitesi o sinonimia.
Kaifuso
Raccolta in onore di antichi poeti, 751. Possibile compilatore è Omi no Mifune. È un’antologia privata di 116 kanshi, componimenti in cinese, redatti da 64 autori, che coprono all’incirca la seconda metà del VII e la prima metà del VIII secolo. I temi trattati sono principalmente i banchetti a corte e le escursioni, non si fa quasi riferimento all’amore e alla politica. Tra i poeti, molti appartengono all’aristocrazia e alla famiglia imperiale. Vi compaiono autori presenti anche nel Man’yoshu, come il principe Otsu e Otomo no Tabito. Il Kaifuso testimonia lo sforzo di captazione simbolica messo in atto dalle élite giapponesi nei confronti della cultura cinese. Al giorno d’oggi non è particolarmente considerato per il suo valore letterario. Nonostante il Man’yoshu, la poesia in cinese rimase prepotentemente in auge.
Fudoki
Cronache di costumi e di terre. In essi vengono raccolte notizie relative alle varie province del Giappone: informazioni geografiche, leggende, origine dei toponimi, caratteristiche del suolo e prodotti della terra. L’Izumo kuni no fudoki è l’unico che ci è giunto in versione integrale.
Kiki kayo
Sono i cosiddetti “canti recitati delle cronache”. Se ne trovano 112 nel Kojiki e 128 nel Nihonshoki. Alcuni di questi kayo sono attribuiti a personaggi mitologici, molti risalgono a fatti antecedenti il VI secolo. Sono riportati con i caratteri cinesi usati per il loro valore fonetico. Trattano principalmente del matrimonio per il sovrano e hanno una scarsa coesione con le parti in prosa dei testi in cui compaiono. Sono presenti anche nei fudoki, in cui ne troviamo circa una ventina. Quelli di tema amoroso sono relativi alle usanze riproduttive delle comunità rurali, come gli utagaki o kagai. Elemento caratteristico della produzione arcaica più antica è il kotodama, la “parola-spirito”, che attribuisce alla parola il valore magico dei riti shintoisti.
Periodo Heian (794 – 1185)
Contesto storico
Eventi politici e culturali determinanti permettono di individuare tre distinte fasi all’interno del periodo:
Primo Heian
Dalla fondazione della capitale nel 794 alla fine del regno dell’imperatore Daigo, nel 930. Eccellono le casate dei Fujiwara e dei Minamoto (Genji). Intorno al IX secolo furono inventati due sillabari fonetici detti kana, per facilitare l’adattamento della lingua autoctona alla scrittura cinese. Di ciò si appropriarono ben presto le dame colte che usarono tale tipo di scrittura per esprimersi nella lingua volgare e avere così maggiore libertà di espressione. La poesia, sia in cinese (kanshi) sia in giapponese (waka), domina il periodo. Il waka trova il suo apice nella prima raccolta poetica su ordine imperiale, il Kokinwakashu, noto anche come Kokinshu, 905, monumento della poesia autoctona.
Medio Heian
Dal 930 a circa la metà dell’XI secolo. Prevalenza politica della casata dei Fujiwara, che riescono a controllare il trono attraverso il sistema dei reggenti di imperatori bam...
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