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in brani in prosa e poesia le loro emozioni e i loro sentimenti. I nikki hanno un chiaro intento artistico, e sono

quindi raccolte ben organizzate e guidate da un’idea generale volta ad esprimere al meglio la vita degli

autori. In alcuni casi essi sono scritti presupponendo già un lettore. Come in ogni narrazione autobiografica,

nella maggior parte dei nikki vi è una coincidenza tra autore-narratore-protagonista; anche se in alcuni casi

l’autore decide di narrare i fatti in terza persona, ponendo di fatto una distanza tra sé e il protagonista,

inserendo un narratore fittizio (solitamente una donna).

CHŪSEI (Età medievale)

PERIODO KAMAKURA (1185 – 1333) Contesto storico.

Kamakura la una località nelle regioni orientali del Kanto in cui Minamoto no Yoritomo decise di stabilire il

proprio governo militare, bakufu (lett. Governo della tenda), lontano dagli intrighi della corte e dell’antica

aristocrazia ormai in declino. Nel 1192, Yoritomo prende il titolo di shogun e alla sua morte (1199), il

controllo del potere passa alla famiglia della moglie Masako, gli Hojo. Nel 1274 e nel 1281 si ebbero due

tentativi di invasione mongola sulle coste del Kyushu settentrionale, che furono respinti, ma lo sforzo

militare causò gravi problemi finanziari agli Hojo, che caddero nel 1333 con la distruzione del bakufu di

Kamakura. La restaurazione del potere imperiale da parte di Go Daigo nel 1334. L’inizio dello scisma delle

corti del Sud e del Nord con Go Daigo che si rifugia a sud a Yoshino con i simboli dell’autorità imperiale. Un

clima di sfiducia e pessimismo permea tutto il periodo Kamakura. I centri religiosi iniziano ad avere un ruolo

culturale ed economico rilevante, essi danno vita ad una fiorente letteratura colta, in cinese e in giapponese,

detta delle Cinque Montagne. Alcuni commentatori considerano il periodo Kamakura come l’inizio dei

quattrocento anni di medioevo giapponese, concluso nel 1600 con la vittoria di Tokugawa Ieyasu nella

battaglia di Sekigahara, che apre il periodo premoderno.

PERIODO MUROMACHI o ASHIKAGA (1338 – 1573)

Contesto storico.

Ashikaga Takauji, un discendente dei Minamoto, che giunto al potere, trasferisce la sede del bakufu a Kyoto,

in una località detta Muromachi. Gli shogun Ashikaga, quindici in tutto, furono illuminati mecenati sotto la

cui protezione artisti di vario genere resero il periodo Muromachi tra i più raffinati della storia del Giappone:

viene dato appoggio al teatro no e vengono costruiti il Padiglione d’oro e il Padiglione d’argento di Kyoto.

Nel 1401, Yoshimitsu ripristina i rapporti commerciali con la Cina, ma il Giappone deve accettare di

diventare uno stato tributario. Sacrificio che viene ripagato dagli ottimi profitti che fanno balzare in avanti

l’economia del paese. Tuttavia sono ancora anni turbolenti: per la successione shogunale, tra i vari vassalli

scoppiano disordini che sfociano nel Sengoku jidai, periodo degli stati belligeranti, durante il quale si

impongono nuovi leader militari, i sengoku daimyo. Nel 1568, Oda Nobunaga conquista Kyoto e pochi anni

dopo depone il quindicesimo shogun Ashikaga. In questo periodo il Giappone ha il primo incontro con

l’Occidente europeo. Nel 1543 naufragano a Tanegashima tre mercanti portoghesi e nel 1549 Francesco

Saverio sbarca a Kagoshima.

PERIODO AZUCHI-MOMOYAMA (1568-1598) Contesto storico.

[Azuchi era la dimora-castello di Nobunaga nella provincia di Omi. Hideyoshi aveva invece scelto la collina

di Momoyama, appena fuori Kyoto. Il periodo è anche detto shokuho seiken, regime di Oda e di Toyotomi.]

Il breve periodo è allo stesso tempo testimone di grandi cambiamenti e di un assetto finale che porterà il

Giappone verso la modernità. Si realizza la riunificazione nazionale iniziata da Nobunaga e portata a termine

da Toyotomi Hideyoshi con una serie di campagne di sottomissione e di riforme sociali (il catasto delle

terre). Nobunaga e Hideyoshi, essendo di origini umili, non poterono mai aspirare al titolo di shogun,

destinato soltanto ai discendenti del ramo Seiwa-Genji. Nel 1592 e 1597, l’esercito di Hideyoshi tenta di

conquistare la Corea. La morte di Hideyoshi nel 1598 segna l’abbandono di questo progetto. Poco dopo, due

fazioni di fronteggiano sul campo per il potere: una pro Toyotomi e l’altra che vede al comando Tokugawa

Ieyasu, che risulterà vincitore nella battaglia di Sekigahara nel 1600. Generi e opere del periodo Chūsei.

Gunki monogatari

Sono conseguenza degli avvenimenti che alla fine del XII secolo sconvolgono la corte.

Heike monogatari

Segue l’ascesa e il declino dei Taira tra il 1131-1191. E’ scritto in stile sino-giapponese. Dà

importanza alla componente umana dei personaggi più che alla storia. Ha struttura episodica

elaborata in quattro secoli. L’eroe è descritto nella sconfitta.

Shinkokinwakashu

Fu commissionato da Gotoba a sei membri dell’Ufficio della poesia, ben 300 anni dopo il Kokinwakashu.

Contiene circa 1980 componimenti. Poeti di rilievo sono Saigyo, Shunzei, Jien, Yoshitsune, Fujiwara no

Teika. Gli ideali di bellezza di questo periodo sono: sabi (bellezza spoglia) e yugen (misteriosa profondità,

significato non manifesto).

Otogizoshi

Si indica con questo termine un gruppo di brevi racconti, in parte dapprima trasmessi oralmente, poi messi

per iscritto a uso di chi li narrava in pubblico e infine, nel 1731, iniziati a stampare su matrice in numero di

ventritrè da Shibukawa Seiemon di Osaka sotto il titolo di Otogi bunko, poi con quello alternativo di

Otogizoshi. Ebbero il loro momento di maggiore diffusione tra il XII secolo e la fine del XVI secolo, e

rielaborano temi della tradizione sia orale sia letteraria. Attualmente se ne contano circa quattrocento, senza

contare le numerose varianti. E’ un patrimonio riscoperto e rivalorizzato di recente (verso la metà del secolo

scorso) anche a cura di studiosi occidentali che ne hanno apprezzato la vivacità, la fantasia, la ricchezza di

vocabolario e la descrizione che ne esce di tutti i ceti sociali, del mondo animale e di quello del

soprannaturale. Nel periodo Muromachi si diffonde l’otogishu.

Setsuwa

Sono il corpus di leggende, storie mitologiche, favole, parabole, spiegazioni di principi religiosi e veicolo di

messaggi moraleggianti, riuniti in raccolte. Le principali collezioni appartengono ai periodi Heian, Kamakura

e Muromachi. La raccolta intitolata Nihonryoiki (823) è la più antica che si è stata tramandata ed è

rappresentativa di alcuni setsuwa scritti in cinese. Più direttamente influenzate dal continente sono le raccolte

adattate dal cinese, di cui una delle principali è il Kara monogatari (Storie cinesi), un’opera del tardo periodo

Heian. Setsuwa monogatari

Il termine significa “storia narrata” e fa riferimento a storie prima trasmesse a voce e poi scritte. La

diffusione orale ha naturalmente favoriti la proliferazione di diverse versioni delle stesse storie.

Presuppongono un narratore e un auditorio, ma non un autore. I setsuwa sono brevi, contengono elementi che

devono sorprendere ed hanno un fine didattico. Fungono inoltre da materiale di riferimento per i sermoni

buddhisti. In epoca Heian erano soprattutto mezzi di diffusione buddhista.

Nihon ryoiki

Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone, 787-824. E’ la prima raccolta di

setsuwa pervenuta. 116 racconti di miracoli e prodigi avvenuti in Giappone. Accenni alla

storia del buddhismo, fine edificante e didattico.

Uji shui monogatari

Storie raccolte ad Uji, prima metà del XII secolo.

Hosshinshu

Raccolta di aneddoti per risvegliare la mente, 1208-1216, di Kamo no Chomei.

Shasekishu

Collezione di sabbia e sassi, 1279-1283, del monaco Muju Ichien.

Zuhitsu

(Leggi sopra in periodo Heian).

Hojoki

Breve testo di Kamo no Chomei, scritto nel 1212, del genere zuihitsu, cioè aforismi, appunti

sparsi. L’opera è costituita sull’opposizione classica città/natura. E’ diviso in due parti:

a. cinque disastrosi eventi che sconvolgono la capitale tra il 1177 e il

1185 (incendio, tifone, spostamento della capitale, carestia,

terremoto)

b. resoconto del ritiro a Toyama sull’altura di Hino a sud della capitale

Capolavoro della letteratura del romitaggio, oltre ai ricordi personali dell’autore offre uno

spaccato della realtà di quegli anni che assistevano al passaggio dalla raffinata cultura

aristocratica della capitale Heiankyo ai nuovi valori di quella militare di Kamakura. Chomei,

esteta-eremita, è il perfetto rappresentate degli inja, di coloro che respinto il mondo

abbracciano la vita religiosa, ma la vivono al di fuori di congregazioni e monasteri, alla

ricerca di una libertà individuale che renda capaci di affrontare serenamente l’“instabilità di

questo mondo”. Il romitaggio è il rifugio in un’epoca di crisi.

Tsurezuregusa

E’ uno scritto di Kenko Hoshi, appartenente al genere zuihitsu, datato intorno al 1330-31. Il

titolo letteralmente significa “Appunti presi durante i miei ozi contemplativi” e il testo, che si

compone di 243 passi di argomento vario composti durante un periodo di solitudine in una

capanna sui monti, appartiene al filone dell’inja bungaku, ossia della letteratura del

romitaggio. E’ stato detto che lo Tsurezuregusa è renga in prosa, e infatti il suo allacciarsi a

temi apparentemente discordanti rientra alla fine nel movimento circolare della sua visione

del mondo dove prevale il rifiuto dell’eccesso, il gusto per la penombra e per la patina del

tempo, ma non solo. C’è spazio anche per l’autoironia, l’autocommiserazione e per altri

pensieri fugaci. Lo Tsurezuregusa è un’opera moderna e molto amata in Giappone. E’ un

punto di riferimento per conoscere l’estetica tradizionale giapponese.

KINSEI (Prima età moderna)

PERIODO EDO o TOKUGAWA (1603 – 1867) Contesto storico.

[E’ invalso l’uso di parlare di periodo Tokugawa in senso storico e di periodo Edo in senso culturale:

letteratura Edo, pittura Edo e così via].

Con la nomina di Ieyasu a shogun, nel 1603 ha inizio il periodo più lungo della storia giapponese sotto uno

stesso governo, quello dei Tokugawa, durato ben 264 anni. Anni caratterizzati dalla decisione dello

shogunato di espellere tutti gli stranieri e in particolare gli occidentali cattolici dal paese. Solo due eccezioni:

gli olandesi, giunti nel 1609 e stanziati dapprima nell’isola di Hirado e poi nel fondaco dell’attuale Nagasaki,

e i mercanti cinesi relegati in un quartiere di Nagasaki, città che divenne l’unico porto autorizzato al

commercio con gli stranieri. Aveva inizio il sakoku, cioè l’era del “Paese chiuso”, il cui isolamento però non

pregiudicò affatto un intenso sviluppo socio-culturale. Nasce e si afferma il teatro kabuki e il teatro dei

burattini (ningyojoruri); i testi vengono riprodotti su matrice in legno e raggiungono alte tirature; la narrativa

offre un’ampia gamma di generi, mentre in poesia sono lo haikai e la sua controparte umoristica, il senryu, a

controbilanciare la sempre viva fortuna del waka. Nel fondaco di Deshima (attuale Nagasaki), le attività

svolte dagli olandesi provocano curiosità in alcuni personaggi, che, ignorando i divieti del bakufu, si

interessarono alle conoscenze scientifiche e tecniche, dando vita al rangaku, ovvero il sapere olandese, cioè

occidentale, disciplina avida di conoscere e di assimilare tutto ciò che veniva dall’Europa.

Intanto nella prima metà del XIX secolo, le potenze straniere iniziarono a premere sul governo per l’apertura

di alcuni porti al commercio e all’ormeggio. Lo shogunato, ormai in declino e costretto a fronteggiare rivolte

interne, siglò a Kanagawa, nel 1858, un trattato di amicizia e di commercio con gli Stati Uniti e poi con

Olanda, Russia, Gran Bretagna e Francia, difatti ponendo fine all’epoca del sakoku e aprendo il Giappone al

mondo moderno. Generi e opere.

Haikai

Haikai no uta compare nel XIX maki del Kokinshu per indicare waka di tono scherzoso e poco

convenzionale. Sarà poi utilizzato ampiamente nel renga per indicare la poesia comica. Compare lo haigon,

caratterizzato da lessico bandito dalla poesia classica, spesso volgare e scurrile. Dai waka non convenzionali

nascono gli haikai no renga (renga comico) di tono umoristico, popolareggiante e talvolta osceno.

Haiku

Inizialmente indicato con il termine di hokku, questo genere conobbe un fondamentale sviluppo in periodo

Edo, quando numerosi poeti (tra cui il più famoso è Matsuo Basho) iniziarono ad usarlo prevalentemente per

descrivere la natura e gli accadimenti umani direttamente collegati ad essa.

Renga

Dalle pratiche medievali del waka deriva il renga, la “poesia alta”.

Gesaku

Letteralmente “opere scritte per divertimento”, sono testi in prosa particolarmente in auge a Edo a partire

dalla metà del XVIII secolo. Agli inizi gli autori erano intellettuali, bunjin, che affiancavano alla propria

produzione seria, spesso di marcato stampo confuciano, lavori ricchi di mordace humor, scritti per puro

diletto, per il divertimento proprio e del lettore. Via via tra questi autori si assiste alla nascita dello scrittore

professionista, il quale scrive per un gruppo di lettori sempre più ampio.

Dangibon

Sermoni satirici, sono una satira della società del tempo con intento moraleggiante.

Sharebon

I libri alla moda. Genere narrativo diffusosi verso la fine del XVIII secolo. E’ costituito da brevi

storie satiriche sui quartieri di piacere. E’ preceduto dagli ukiyozoshi e seguito dai ninjobon. Si

differenzia dagli ukiyozoshi per l’influenza della letteratura cortigiana cinese. Yushi hogen (Il dialetto

delle cortigiane, 1770) inaugura il genere.

Ninjobon

I libri sui sentimenti. Trascurano il sesso e parlano di sentimenti, soprattutto femminili. Tema dello

shinju, il doppio suicidio d’amore. Shunshoku umegoyomi (Scenari di primavera: l’almanacco dei

susini, 1832-1833). Storia di Tanjiro, giovane affascinante e sfortunato, amato dalle donne.

Descrizione della personalità dei personaggi e della rivalità dovuta alla gelosia tra donne.

Kusazoshi

Indicano una vasta produzione che va dalla fine del XVII secolo agli inizi del periodo Meiji. Hanno

copertine di vari colori e sono testi di contenuti vari. Sono scritti in hiragana e sono destinati a

persone poco colte, soprattutto donne e bambini.

Kokkeibon

I libri comici. Derivano dai dangibon (fine del XVIII secolo), ma sono pura satira senza intento

moraleggiante. Si diffondono all’inizio del XIX secolo. Tokaidochu hizakurige (A cavallo delle

gambe lungo il Tokaido, 1802-1822). Ukiyoburo (Il mondo al bagno, 1808-1813).

Tokaidochu hizakurige

Riflette la modernizzazione del Giappone, lo sviluppo economico, l’incentivazione dei

collegamenti stradali, la diffusione del turismo. Tokaido era una delle principali vie di

comunicazione che da Nihonbashi arrivava a Kyoto. Riflette quindi la popolarità del

Tokaido come meta turistica. Rientra nella categoria dei diari di viaggio, ma è più complesso

e articolato perché introduce la poesia comica e trame derivate dal teatro. E’ un contenitore

di hayarimono (cose alla moda), tra le quali il viaggio ha un ruolo molto importante.

Rappresenta un resoconto realistico della società del tempo con trovate goliardiche e volgari.

L’interesse per il cibo e il gentil sesso anima i due protagonisti come altri turisti dell’epoca.

Ukiyoburo

Il bagno è una scorciatoia per conoscere gli uomini e apprendere la morale. Tutti sono uguali

al bagno, indipendentemente dalla classe sociale. E’ scritto nel linguaggio di Edo, volgare e

aggressivo. Offre uno spaccato realistico della vita quotidiana dell’epoca e di vari tipi di

persone.

Gokan

Dai kibyoshi a partire dal 1795 si sviluppa una forma di narrativa più complessa. Le poche pagine

tipiche dei kusazoshi non sono più sufficienti, nascono perciò dei “fascicoli riuniti” che potevano

comprendere anche venti fascicoli rilegati. Presentano storie di vendette, fantasmi e adattamenti di

storie già note. Ryutei Tanehiko ne è lo scrittore più famoso.

Nise Murasaki Inaka Genji

Una falsa Murasaki e un Genji rustico, 1829-1842. E’ un tentativo in 38 volumi di riscrivere

il capolavoro di Murasaki Shikibu. Il periodo descritto è successivo, gli haikai prendono il

posto del waka, vengono esaltati i valori guerrieri e la morale confuciana.

Kanazoshi

Narrativa contraddistinta da una prevalenza di segni sillabici kana sui kanji. Dal periodo Meiji in poi viene

usata a indicare una vasta gamma di opere che si colloca tra gli otogizoshi e il primo ukiyozoshi di Ihara

Saikaku, il Koshoku ichidai otoko (Vita di un libertino, 1682). Kanazoshi fa dunque riferimento alla scrittura

del testo, ma il contenuto è estremamente vario, tanto da rendere vano ogni tentativo di classificazione e

difficile individuare con questo termine un vero e proprio genere letterario. Esso comprende un corpus di

circa quattrocento opere molto disomogenee.

Ihara Saikaku è l’autore più famoso del XVII secolo, attivo nella regione del Kamigata (Kyoto-Osaka) ed

espressione della classe dei chonin.

Ukiyozoshi

Il primo data 1682. Sono il frutto di una lunga esperienza letteraria e rivelano nel linguaggio, nella struttura,

nelle convenzioni letterarie, un modo di fare poesia innovativo, molto libero nell’uso delle parole e più

vicino alla gente comune proprio della scuola Danrin. Gli ukiyozoshi si caratterizzano come una produzione

scritta per diletto, rispetto al più serio haikai, con molti tratti umoristici, e con al centro personaggi del

mondo dei quartieri di piacere o della cultura chonin. La denominazione di ukiyozoshi è usata solo dopo la

morte di Saikaku a designare i suoi primi testi di narrativa: questi erano in origine considerati koshokumono,

libri che descrivevano le relazioni amorose nei quartieri di piacere.

Koshoku gonin onna

Cinque donne amorose. Presenta cinque storie di donne imperniate sul conflitto tra giri e ninjo. Il

primo è il legame di ubbidienza e di abnegazione fino al sacrificio che aveva connotato il rapporto

tra inferiore e superiore all’interno della classe dei bushi e ora viene assimilato nella cultura chonin.

Ninjo è il sentimento, la passione, un valore solo interiore. In tutte le storie d’amore, la passione

porta ad un’infrazione del giri e a finali tragici con la condanna a morte dei colpevoli, il suicidio o lo

shinju (il doppio suicidio d’amore). Solo nell’ultima storia Saikaku risolve il finale con un intervento

positivo dei genitori della donna che salvano la situazione. Predomina quindi il giri, come la società

di allora prevedeva, ma l’autore non sempre sembra condividere il rigore di questi obblighi sociali.

Saikaku vuole sottolineare, attraverso le storie di queste cinque donne, come gli istinti e le debolezze

siano comuni a tutti gli esseri umani, e come anche le situazioni più tragiche possano in realtà avere

pure risvolti comici. Tutte le storie prendono spunto da vicende realmente accadute tra il 1660 e il

1680 e questa è una novità significativa che dimostra quanto la narrativa fosse sempre più

espressione della vita dell’epoca.

Yomihon

Nell’era Kyoho (1716-1736), inizia il declino degli ukiyozhoshi, che verso la metà del XVIII secolo vengono

sostituiti dai yomimono. Il contenuto scritto prevale rispetto alle illustrazioni; lo stile è misto di giapponese e

cinese; non si rifanno ad eventi contemporanei, ma al passato di Cina e Giappone; mostrano conoscenza dei

classici cinesi e giapponesi e sono rivolti ad un pubblico colto. Gli autori sono studiosi di kokugaku; le storie

sono più lunghe, con trame e personaggi più complessi e comprendono elementi fantastici e la presenza di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noquietinhere93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Negri Carolina.

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