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Kojiki - Antiche cronache giapponesi

Il Kojiki (cronache di antichi eventi/fatti) è il libro più antico del Giappone. Nel VII secolo il sovrano Temmu del Clan Yamato ordinò la compilazione di un manoscritto che documentasse la storia del paese dai primordi ai suoi tempi. Il Kojiki fu commissionato a Ō no Yasumaro. Esso doveva servire a raccogliere tutti i miti e le credenze dell'arcipelago giapponese e legittimare nel contempo la linea di sangue divina della corte Yamato (fino al 1945). Yasumaro portò a termine tale compito nel 712, consegnando il Kojiki all’imperatrice Genmei.

Il Kojiki venne completato anche grazie al volere di quest’ultima, sia per celebrare la scoperta di un giacimento di rame sia per farsi conoscere all’estero. Lo scrittore si avvalse, oltre che delle fonti ufficiali, anche di testi scritti e memorizzati da Hie-da no Are.

Scrittura e composizione

L’unico sistema di scrittura conosciuto dai giapponesi agli inizi dell’ottavo secolo erano i caratteri cinesi, non adatti alla polisillabica lingua del Giappone. Nonostante l’arrivo del Buddhismo nel sesto secolo, i giapponesi non usarono l’alfabeto sanscrito per la propria lingua, che sarebbe risultata molto più semplice. La prefazione del Kojiki, scritta da Yasumaro, spiega la difficoltà di scrivere giapponese con i caratteri cinesi. Essi potevano essere utilizzati per il loro valore fonetico, tralasciando il loro valore semantico. Questo accadeva per esempio con parole di particolare importanza, come i nomi degli Dei, o nelle canzoni, dove il suono delle parole veniva ritenuto più importante del significato dei poemi.

Un secondo metodo era quello di usare i caratteri come ideogrammi, prendendo il loro significato (lettura kun/on). Le moderne edizioni del Kojiki seguono di solito la ricostruzione fatta da Motoori Norinaga (1730-1801), che determinò le letture giapponesi prima stabilendo le parole giapponesi che erano note per essere esistite nell’antico Giappone e poi fece combaciare i caratteri con il vocabolario noto.

Divisione del Kojiki

Il Kojiki è diviso in tre volumi: il Kamitsumaki (“primo volume”), il Nakatsumaki (“volume centrale”) e il Shimotsumaki (“volume più basso”).

Il Kamitsumaki include la prefazione di Yasumaro, in netto contrasto con il resto dell’opera per il suo uso della retorica cinese, che riassume gli eventi dei tre libri e di come l’imperatore Temmu decise di far compilare questa opera, e delinea i miti che riguardano la nascita del Giappone.

I miti di Izanagi e Izanami

Il primo libro si apre con la nascita di tre dei in Takama no hara, l’Altopiano del Paradiso. La terra al di sotto sembrava olio galleggiante e alla deriva come meduse. Essi crearono altri dei, Izanagi (“colui che invita”) e Izanami (“colei che invita”), sua sposa. Fu ordinato loro di creare e solidificare la terra fluida. Essi si trovano sul ponte di oro celeste con lo sguardo fisso sulla terra e i suoi oceani. Izanagi possiede una lancia ornata di gioielli, l’Amenohuhoko, donata dagli dei precedenti. Egli immerse la lancia nell’oceano, creando l’isola di Onogoro.

Scendendo giù dai cieli, Izanagi e Izanami crearono la loro casa e un pilastro centrale. Decidendo di popolare la terra, Izanagi gira intorno al lato sinistro del pilastro mentre Izanami gira intorno a quello destro. Quando si incontrano lei gli parla per prima e questo atto non piacque agli dei, giudicando inappropriato che una donna si rivolga per prima ad un uomo e così maledirono la coppia. La prima prole fu una sanguisuga, Hiruko, così grottesca che fu allontanata via su una piccola barca. Anche le successive nascite non furono niente di che. Decidono così di rivolgersi agli dei e questi ultimi spiegano ad entrambi la loro maledizione e decidono di dargli una seconda possibilità.

Ancora una volta la coppia gira intorno al pilastro, ma questa volta Izanagi parla per primo. L’accoppiamento è ora fruttuoso. Izanami dà alla luce la Terra delle 8 Grandi Isole - Awaji, Shikoki, Oki, Kyushu, Iki, Tsushima, Sado e Honshu (Yamato). Dà poi alla luce altre sei o meno isole minori e gli dei della terra e del mare, del vento, delle montagne e così via. Izanami rimane ferita quando dà alla luce la divinità del fuoco e dai suoi escrementi dovuti al malore nascono altre divinità. Infine muore.

Izanagi, furioso con la divinità del fuoco per aver causato la morte della moglie, gli tagliò la testa. Il sangue della sua spada diede vita ad altre otto divinità. Dopo la morte di Izanami, il marito si mise in viaggio verso Yomi, la terra dei morti, in cerca di lei. Lei arrivò fino all’ingresso degli inferi per incontrarlo. Egli la esortò a tornare ma ella non poteva in quanto aveva mangiato il cibo di Yomi. Pregò anche gli dei, ma senza aver successo.

Izanagi, impaziente, la cercò usando come torcia nella oscurità un dente del pettine che portava tra i capelli. Con orrore scoprì il cadavere di Izanami che si contorceva con vermi, e c’erano otto dei dei fulmini in varie parti del corpo. Egli corre via per l’orrore ma Izanami urla di collera contro il suo amore che l’abbandona e dopo averlo fatto attaccare dalle streghe (distratte con dell’uva e germogli di bambù) e dagli otto dei dei fulmini (respinti con la spada e tre pesche) senza successo, ella stessa venne all’inseguimento, ma Izanagi sigilla in tempo il passaggio tra i due mondi con un grande masso.

Izanami giurò che avrebbe ucciso ogni giorno mille persone per vendicarsi, ma Izanagi rispose che avrebbe fatto in modo che ogni giorno nascessero 1500 persone. Lasciando la caverna Izanami si reca al fiume per lavarsi dalle impurità di Yomi. Ogni parte del suo corpo che toccò l’acqua si trasformò in divinità. I più importanti furono Amaterasu, nata dal suo occhio sinistro, a cui fu assegnato il comando dell’Alta Pianura del Cielo, Tsukiyomi, nato dal suo occhio destro, a cui fu dato il regno della notte, e Susano-o, nato dal suo naso e delegato all’oceano.

Caratteristiche del Kojiki

Possiamo così notare come ci sia scarso interesse nel Kojiki per piante, alberi e animali. Non vi è nemmeno alcuna spiegazione sui popoli barbari (coreani) incontrati lungo la storia. Vi è anche una mancanza di unità tra i vari racconti e ciò può essere dovuto alla mancanza di una divinità centrale o eroe (nel senso occidentale del termine).

Il primo “eroe” è il Dio Susano-o, che quando fu ordinato dal padre di governare i mari, scoppia a piangere causando l’appassimento delle verdi montagne e il prosciugamento dei mari. Questo perché egli desiderava andare dove si trovava la madre (nella storia del Nihon Shoki, Susano-o è figlio di Izanami e Izanagi). Questa richiesta fece arrabbiare Izanagi, che lo bandì.

Quando quest’ultimo si congeda da sua sorella, Amaterasu, insiste che le sue intenzioni non erano malvagie e, per provarlo, suggerisce che dovrebbero generare dei figli e se quest’ultimi fossero nati buoni, avrebbe dimostrato che i suoi motivi non erano cattivi. Amaterasu prende la spada del fratello e la spezza in tre pezzi producendo tre divinità femmine. Susano-o prende le perline avvolte intorno ai capelli della sorella, le mastica e poi le sputa, producendo cinque divinità. Egli rivendica la vittoria, ed è talmente inebriato dal successo che abbatte le creste che separano le risaie di Amaterasu, sparge feci attorno ad una sala sacra e apre un buco sul tetto della sala di tessitura della sorella e lascia cadere in esso un cavallo pezzato scorticato sul posteriore. Amaterasu, inorridita da suo fratello, si nasconde in una caverna, facendo cadere il mondo nell’oscurità. Fu tentata ad uscire solo quando udì le risate di altre divinità che stavano guardando la danza di Ame no Uzume (kagura).

A Susano-o toccò pagare una multa, a tagliarsi la barba e le unghie, ed essere esorcizzato prima di essere espulso dall’Altopiano dei Cieli. Una volta nel regno dei mortali, Susano-o divenne un eroe nel comune senso del termine, uccidendo il drago che affliggeva il popolo di Izumo e sposando varie signore della regione. L’associazione con Izumo può indicare che inizialmente fosse il Dio degli Izumo, adottato poi dal pantheon Shintoista quando la corte di Yamato estese la sua autorità nella regione di Izumo.

Un poema attribuito a Susano-o, in occasione della costruzione del palazzo per la sua sposa, è considerato tradizionalmente il primo poema giapponese. Esso è stato interpretato come una canzone di matrimonio, una canzone sul lavoro (costruzione di una casa) o una canzone rituale per chiedere protezione dagli dei di Izumo per una nuova coppia sposata. Il poema osserva la metrica che diventerà poi la classica forma del verso, il Waka, scritto in cinque versi di 5, 7, 5, 7 e 7 sillabe. In questo poemi vi sono molte ripetizioni, cosa che andrà ad affievolirsi con il passare del tempo, e vi è l’insistenza sul numero otto. Nel primo verso troviamo anche una makurakotoba, un epiteto di solito messo davanti a dei nomi importanti per meglio definirli. Yakumo tatsu è la makurakotoba per Izumo.

Narrativa del Kojiki

Subito dopo la storia dell’avventura di Susano-o, abbiamo una favola sul coniglio bianco di Inaba, il quale, avendo bisogno di arrivare sull’altra sponda del fiume, inganna dei coccodrilli scommettendo con loro chi avesse la famiglia più numerosa. Li fece mettere in fila per contarli, formando così una passerella e passando sopra di quest’ultimi, ma l’ultimo coccodrillo si accorge dell’imbroglio e afferrandolo gli strappa la pelliccia. Il coniglio viene poi trovato da Okuninushi e i suoi 80 fratelli (discendenti del Dio Susano-o), che gli consigliò di andare a lavarsi nell’acqua salata. Come gesto di gratitudine l’animale predisse che la principessa Yakami avrebbe scelto proprio lui come marito. Questa storia pone una pausa nella narrazione di guerre e accoppiamenti.

La storia di Okuninushi continua negli episodi successivi. I suoi ottanta fratelli malvagi lo tormentano e due di loro riescono anche ad ucciderlo due volte, ma viene fatto rinascere entrambe le volte da sua madre. Si dirige a Izumo dove il Dio Susano-o lo proteggerà. Quest’ultimo lo invita davvero nel suo palazzo, ma la camera da letto dove Okuninushi viene sistemato per la notte è piena di serpenti. Ma la figlia di Susano-o lo aiuta ad uscirne indenne, offrendogli una sciarpa repellente per serpenti. La notte seguente gli viene offerta un’altra camera, questa volta piena di millepiedi e api, ma la figlia lo aiuta di nuovo.

Susano-o decide così di sottoporre Okuninushi ad un’altra sfida: lancia una freccia in una pianura e gli ordina di recuperarla, ma quando raggiunge il centro della pianura Susano-o lo circonda con il fuoco. Non sembra esserci via d’uscita ma un topo che consegna un messaggio a Okuninushi: “l’interno è cavo cavo, l’esterno è stretto stretto”. Capendo subito l’indovinello scava un buco nel terreno con i piedi in cui scompare mentre le fiamme passano sotto la sua testa. Più tardi, il topo gli porta la freccia di Susano-o come premio. Quando Susano-o lo rivede con la freccia rimane molto sorpreso e dopo aver ottenuto in sposa la figlia architetta un piano bloccando Susano-o legandogli i capelli alle travi e bloccando l’ingresso alla camera. Gli ruba la spada, l’arco, le frecce e uno strumento musicale, fuggendo poi con la sua sposa. Durante la fuga sbatte lo strumento contro un albero e il rumore prodotto risveglia Susano-o, ma essendo troppo tardi per catturare la coppia, concede la sua benedizione e predice che hanno un grande futuro che li attende. Okuninushi vittorioso si impegna con la sua sposa a creare la terra di Izumo.

Per quanto riguarda il contributo letterario da parte di Okuninushi abbiamo alcune canzoni scambiate con una principessa e con la sua moglie gelosa, le quali possiedono una nota erotica. Okuninushi viene aiutato da alcune divinità nella sua costruzione del suo paese, ma quando Amaterasu, che ha deciso che suo figlio governerà la Terra Centrale delle Canne, invia due divinità ad Izumo per chiedere le intenzioni di Okuninushi, che è inizialmente evasivo, cederà la terra ad Amaterasu in cambio dell’adorazione a Izumo.

Amaterasu invia suo nipote Ninigi a comandare la terra. Lei lo presenta con le tre insegne imperiali - le perline magatama, lo specchio e la spada - e si fa strada tra le nuvole verso la cima del Takachiho, dove costruisce il suo palazzo. La terra è già abitata (coreani) e presto Ninigi trova una bella fanciulla che desidera sposare, ma il padre vorrebbe che egli sposasse entrambe le sue figlie, ma Ninigi riluttante a sposare la figlia maggiore, irrita il padre che pronuncia una maledizione, giurando che Ninigi e i suoi discendenti saranno d’ora in poi mortali ed è per questo gli imperatori non sono stati longevi, commenta il Kojiki.

Nakatsumaki e Yamato Takeru

Il nakatsumaki (mondo degli uomini) inizia con la storia dell’imperatore Jinmu, il primo imperatore, pronipote di Ninigi, e la sua conquista del Giappone in cui si imbatte in strane creature. Egli visse 137 anni. I regni degli imperatori dal secondo al nono sono registrati in modo sintetico, con nessuna menzione delle loro conquiste. Il decimo imperatore, Sujin, portò vari cambiamenti politici e sociali. Da questo imperatore in poi verranno riportate anche le date di morte dei successivi imperatori.

Il secondo “eroe” del Kojiki appare nel secondo libro. Lui è Yamato Takeru, figlio del leggendario imperatore Keiko. A Yamato un giorno fu chiesto dall’imperatore perché suo fratello maggiore non fosse apparso per i pasti del mattino e della sera. Gli comandò di ammonire il principe, ma nonostante ciò il principe ritardatario non si presentò al posto. L’imperatore chiese allora a Yamato se avesse in realtà ammonito il fratello ed egli rispose che lo aveva ammonito, ma in una forma curiosa: facendolo a pezzi e buttandolo via.

L’imperatore sconcertato da tale ferocia, mandò fuori dalla corte il principe e lo inviò a Kyushu, con la missione di soggiogare i Kumaso, una popolazione aliena. Yamato arrivò poco prima che si celebrasse una festa per il completamento di una casa dei pozzi. Vestendosi da donna, entrò nella abitazione, dove attirò ammirati commenti sul suo aspetto. Quando la festa finì prese una spada e pugnalò il capo maggiore. Il giovane capo chiese di sapere chi fosse e quando Yamato gli rivelò la sua identità, questo impressionato gli diede il nome di Yamato Takeru (uomo coraggioso di Yamato). Uccise poi il suo padrino e al suo ritorno nella capitale sottomise vari dignitari di montagna e di fiume.

L’episodio successivo su Yamato ci narra di come con l’inganno egli uccide il capo degli Izumo. Dopo aver promesso la sua amicizia, costruì una finta spada di legno, poi invitò l’amico a fare il bagno nel fiume. Dopo il bagno, Yamato propose di incrociare le spade come segno di fiducia e amicizia. Izumo prese la spada di legno e nel mentre Yamato lo colpì con la spada vera e celebrò la vittoria con una canzone.

L’imperatore non era contento di averlo a corte e gli ordinò di andarsene, questa volta per pacificare le divinità indisciplinate e la gente ad Est. Tuttavia questo era troppo anche per lui e quando si fermò al tempio di Ise per visitare sua zia, Yamato-hime, gli chiese perché l’imperatore desiderasse che morisse così presto, senza inviargli nessuna truppa per soggiogare i malvagi. La zia gli diede la spada Kusanagi e una borsa da aprire in caso di emergenza.

Quando arrivò ad Est fu ingannato da un funzionario del paese, che lo intrappolò nel mezzo di una pianura e appiccò il fuoco all’erba. Questo era di certa un’emergenza, così aprì la borsa che dimostrava di contenere delle felci e iniziò il contro attacco, arrivando ad uccidere l’ufficiale disonesto e tutto il suo clan. Continuò la sua marcia vittoriosa verso Est, sottomettendo i demoni ovunque andasse. Nella terra di Shinano incontrò Miyazu-hime, la principessa che aveva promesso a sua zia che avrebbe sposato e tra di loro si scambiarono canzoni.

Yamato ebbe altre avventure, in particolare un incontro con un cinghiale bianco grande come una mucca. Egli era la divinità trasformata di una montagna, abbastanza potente da suscitare una tempesta da mettere fuori gioco Yamato. Da quel momento fu stanco e solo e si ammalò. Dopo aver composto diverse poesie, tra le più belle del Kojiki, morì. Fu trasformato in un uccello bianco che salì poi nei cieli. Nelle sue ultime ore egli è un poeta e non un eroe/guerriero.

Imperatore Chuai e l'Imperatrice Jingu

Il regno del quattordicesimo imperatore, Chuai, si avvicina molto alla storia, anche se il soprannaturale svolge ancora un ruolo importante. Un oracolo divino lo informò di una terra a Ovest che abbondava di tesori e che era destinata a passare nelle sue mani. Tuttavia l’imperatore non si fidava dell’oracolo, perché l’unica cosa che si vedeva verso Ovest era l’oceano. Le divinità si infastidirono così tanto che lo uccisero. L’imperatrice Jingu, assumendo le funzione di comandante in capo della forza di spedizione nel luogo del suo defunto marito, partì alla testa di una flotta di navi, prendendo precauzioni per ritardare la nascita di suo figlio. La conquista della Corea fu rapida, anche se poteva essere poco più di un’incursione (364 d.C.). Da questo momento il tono del Kojiki cambia, da leggendario a storico ed è possibile confrontarlo con i documenti coreani e cinesi.

Regno del quindicesimo imperatore, Ojin

Il regno del quindicesimo imperatore, Ojin (270-310), venne identificato come colui che mandò emissari in Cina e il suo regno fu segnato dall’arrivo di stranieri che portarono i testi confuciani, segnando l’inizio dell’alfabetizzazione in Giappone. Studi recenti supportano la teoria secondo cui questi imperatori furono inventati per collocare il regno di Jinmu più indietro nel tempo, al 660 a.C.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lanfri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Coci Gianluca.
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