Yvette Guilbert e la sua vita artistica
Yvette Guilbert portava lunghi guanti neri, usava droghe come l’oppio, l’idolo nero, la fata grigia, e la morfina, che leniva la sofferenza e le conferiva quell’aria assente. Il suo segreto era cantare i bagordi con aria da funerale, lanciare strofe licenziose con una faccia da Pierrot impassibile. Voleva spingere i contemporanei, attraverso le sue canzoni, a ridere dei propri vizi. Faceva risuonare versi di Baudelaire e Verlaine.
Era molto magra, piatta, dalle braccia lunghe e un naso troppo grande e arrotondato, il collo lungo. La carnagione pallidissima, la testa piccola, i capelli rossi raccolti in uno chignon, gli occhi piccoli venati di pagliuzze d’oro. Non amava gli occhi a mandorla come le altre, anzi se li arrotondava con il trucco. Aveva le spalle gracili e portava lunghi guanti neri che evidenziavano ancor più la lunghezza delle braccia. La bocca era larga e sottile, detestava le labbra a cuoricino.
Portava abiti verde nilo d’inverno, bianchi d’estate, scollatissimi che mettevano in mostra la schiena, non indossava nessun gioiello ma fiori (una rosa alla vita). Il fisico era deludente ma lo sfruttò per diventare un’icona decadente, sensuale, acerba, sembrava la musa di un’atmosfera mortuaria.
Rapporto con Toulouse-Lautrec e Freud
Henri de Toulouse-Lautrec le fece dei ritratti e lei lo rimproverava di averla fatta davvero troppo brutta. Divennero amici, gli confessò dei segreti, come ad esempio che i guanti erano un regalo di un professore, vecchio amante. Ma lei non aveva studiato molto, a 16 anni aveva già cominciato a lavorare, per poi iniziare a recitare in diversi teatri.
Aveva folgorato Sigmund Freud durante uno spettacolo, per le capacità e il coraggio. Quando venne bloccata 6 anni da una malattia, ne approfittò per ampliare il suo repertorio. Si sposa con l’ebreo Max Schiller, e da una nipote scopre di essere apprezzata da Freud, gli manda una foto con dedica. Ogni volta che si esibiva a Vienna, Freud la andava ad applaudire. Era la sola a poterlo chiamare per cognome senza aggiungere nessun titolo.
La fine di Yvette Guilbert
Yvette muore in un hotel dove con il marito si era rifugiata per sfuggire alla caccia agli ebrei della Gestapo.