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Il suo impegno civile emerge in alcune occasioni specifiche, quando Voltaire si espone in prima

persona in difesa di personaggi immeritatamente perseguitati. Tra questi, spicca il caso di Jean

Calas, il protestante di Tolosa che nel 1762 viene ingiustamente accusato di avere ucciso il figlio, e

perciò torturato e ucciso dalle autorità giudiziarie.

Di fronte a tale evidente sopruso, Voltaire combatte per la riabilitazione di Jean Calas e per la

liberazione della sua famiglia, ottenendo una revisione della sentenza. Sulla scia di questo episodio,

Voltaire pubblica il suo Traité sur la tolérance, in cui accusa gli "assassini in toga nera" di

fanatismo e individua le radici dell’intolleranza nelle religioni monoteistiche della società

occidentale.

Altre battaglie civili intraprese da Voltaire riguardano la separazione del potere giudiziario da

quello politico, l’introduzione del divorzio, l’abolizione della tortura (Voltaire pubblica un

Commentaire sur le livre des délits et des peines, ispirato all’opera di Beccaria), il diritto al segreto

della corrispondenza, il liberismo economico, la redistribuzione delle tasse, la riforma degli

ospedali e, naturalmente, la libertà di fede e di espressione.

Per Voltaire, libertà non significa eguaglianza, bensì "potere di agire". In un idilliaco stato naturale

quale l’Eldorado rappresentato nelle pagine del Candide, può forse vigere la perfetta democrazia.

Ma l’ineguaglianza sociale è costitutiva della condizione umana, almeno fino a quando vi sarà

carenza di risorse e necessità di asservimento del povero al ricco.

Voltaire è inoltre consapevole del fatto che ciò che funziona all’interno di un contesto sociale non è

necessariamente applicabile a contesti diversi. Così, una vaga approssimazione di eguaglianza

democratica può essere raggiunta nei piccoli stati come Ginevra o San Marino, ma non in Francia.

Pur elogiando il regime politico britannico nelle sue Lettres philosophiques, Voltaire si guarda bene

dal proporre di sostituire il costituzionalismo all’inglese al modello monarchico francese. C’è da

supporre che la sua cautela sia in parte attribuibile a questioni di opportunismo politico (Voltaire è

maestro nell’arte di ingraziarsi i potenti), ma la riluttanza ad abbandonare il sistema assolutistico

riflette altresì la sua fiducia nel potere consensuale generato da un’autorità centrale illuminata. A

quest’ultima Voltaire chiede di farsi carico delle riforme sociali per le quali combatte, prima fra

tutte il ridimensionamento del potere dei parlamenti. Va aggiunto che, nella Francia settecentesca,

questi corpi intermedi svolgono una funzione prevalentemente giudiziaria e, lungi dal garantire

l’equità legislativa, esprimono l’ideologia conservatrice dell’aristocrazia e del clero.

Voltaire drammaturgo:

Anche a teatro Voltaire si premura di educare il pubblico ai principî cari all’illuminismo: in Alzire

è centrale il tema della tolleranza, Mérope tocca il problema della corruzione dei sacerdoti, mentre

l’attacco al fanatismo viene ripreso in Mahomet.

Tuttavia, se nell’ambito di altri generi letterari egli esibisce uno stile sottilmente dissacratore, nelle

sue opere teatrali Voltaire non si discosta troppo dai precetti del classicismo.

Riguardoso verso le aspettative del suo pubblico, Voltaire è autore di qualche commedia (tra cui

l’Enfant prodigue e l’Ecossaise), ma soprattutto di diverse tragedie dallo stile altisonante che

conquistano un grande consenso presso i suoi contemporanei. Il suo interesse per il teatro lo induce

a seguire con cura l’allestimento delle sue opere, scegliendo per esse i migliori attori che il teatro

francese può offrire.

Voltaire prende attivamente parte al dibattito sulla presunta immoralità del teatro difendendo questa

istituzione in alcuni suoi scritti. Nel 1730 compone un poema in cui esprime la sua indignazione

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per la mancata sepoltura in terra consacrata della grande attrice Adriana Lecouvreur. Quasi

trent’anni dopo, Voltaire entra in aperto conflitto con Rousseau a proposito del dibattito sul teatro a

Ginevra: amante dichiarato del lusso (come emerge dal poemetto Mondain), oltre che propugnatore

del principio della tolleranza, Voltaire non può certo condividere il moralismo dei detrattori del

teatro. La polemica con Rousseau sfocia nella stesura delle Idées républicaines e dei Sentiments des

citoyens.

Voltaire storico:

Voltaire è considerato un precursore dell’odierna storiografia. Sebbene lo studio della storia sia

sempre al servizio delle tesi politiche che egli vuole dimostrare, Voltaire introduce alcune regole

storiografiche riconoscibilmente moderne. In particolare, egli propone una storia filosofica che non

si occupi esclusivamente delle gesta dei grandi personaggi, ma rievochi il contesto più generale in

cui inquadrare gli eventi riportati.

Così, accanto alla tradizionale storia delle guerre, bisogna affrontare la storia del commercio, delle

istituzioni religiose, delle arti e delle riforme civili. Grazie allo studio delle società passate, di cui

vengono messi a nudo pregi e difetti, diventa possibile correggere le debolezze della situazione

attuale. Questi principî vengono messi in pratica nella principale opera storiografica di Voltaire, Le

siècle de Louis XIV, in cui la grandezza del re Sole viene attribuita più al suo contributo al

progresso umano che non ai suoi successi militari.

In polemica con Bossuet, Voltaire ritiene inoltre che lo studio della storia debba estendersi a civiltà

diverse da quella europea.

I racconti filosofici:

Con l’eccezione di due racconti giovanili, Voltaire si dedica al genere narrativo in una fase

avanzata della sua esistenza.

L’etichetta di "racconti filosofici" viene assegnata all’insieme delle sue opere narrative nel 1771,

onde sottolinearne il carattere contemporaneamente fantasioso ed educativo. Le storie di Voltaire

fungono infatti da spunto per la riflessione filosofica e rasentano spesso l’allegoria. Va peraltro

notato che anche nelle opere più propriamente teoriche di Voltaire, quale il Dictionnaire

philosophique, si trovano vari nuclei narrativi e abbozzi di dialogo impiegati a fini didattici. Risulta

dunque difficile delimitare chiaramente i diversi generi di cui Voltaire si avvale per diffondere il

suo pensiero.

L’ambientazione dei racconti è spesso esotica, se non fiabesca.

Le vicende di Zadig, di Candide e degli altri personaggi voltairiani si snodano tra la Babilonia, il

Paraguay e l’Eldorado, attraverso una moltitudine di luoghi descritti in modo iperbolico.

Addirittura, in Micromégas i protagonisti (extraterrestri) intraprendono una spedizione

intergalattica per giungere sul "mucchietto di fango" che è la terra.

Tuttavia, l’inverosimiglianza delle storie non deve trarre in inganno: Voltaire intende parlare della

realtà che lo circonda, sfruttando l’espediente romanzesco del viaggio per introdurre i suoi

commenti ironici sugli aspetti più insensati della cultura e della società a cui appartiene.

I personaggi dei racconti filosofici si trovano spesso a discettare futilmente sul ruolo dell’uomo

nell’ordine cosmico. Nel prendersi gioco della sterilità di gran parte dei dibattiti filosofici in voga,

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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture e letterature moderne europee
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Sperti Valeria.

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