Nel terzo centenario della morte di Molière
Molière e la ricognizione dell'uomo eterno
Sergio Cigada “Vita e Pensiero”, 1973, n° 6
Il 17 febbraio 1673 moriva a Parigi Jean-Baptiste Poquelin, noto in arte col nome di Molière (1622-1673). La storia della sua vita è la storia di una totale vocazione teatrale, e della sua compiuta realizzazione.
Figlio primogenito di Jean Poquelin, ricco mercante e borghese parigino, "tappezziere del re", e discendente da una famiglia di affermati mercanti, nei primi vent'anni della sua vita egli compie un ciclo di seri studi, ed è introdotto all'attività paterna; ma nel 1643, trascinato dalla passione teatrale, fonda con la famiglia Béjart una compagnia teatrale (l'“Illustre Théâtre”) e, lasciata la famiglia, dà inizio ad un'attività di attore e capocomico che, dapprima fallimentare in Parigi (tanto da giungere all'arresto per debiti nel 1645), si svolgerà poi con crescente successo attraverso tutta la provincia francese.
I quindici anni della formazione teatrale di Molière (1643-58) fanno di lui un grande esperto della scena: quello che sarà giudicato il maggiore attore comico del suo tempo, e un organizzatore teatrale e capocomico di prima forza. Col rientro a Parigi e con la rappresentazione della prima commedia regolare, Les Précieuses ridicules (1658), inizia la terza e gloriosa fase della sua esistenza: oltre venti opere teatrali, la serie smagliante dei capolavori, il trionfo scenico (ed economico), la protezione e il favore di Luigi XIV (gloria di cui violentissime diatribe teatrali e morali non sono che l’eco).
Molière, celebrato dal pubblico, dalla corte, da Boileau, giunge ad un’altissima fama (presto diffusasi in tutta Europa) dalla quale tre secoli di storia non l’hanno più smosso: unico forse fra i classici francesi, la storia della sua fortuna passa attraverso il secolo di Luigi XIV, l’illuminismo, il romanticismo, la filologia positivista e la cultura moderna senza flessioni.
Le varie esegesi
Tuttavia il mutare dei tempi mutava il volto di Molière, e il lungo ciclo della sua fortuna consegna alle nostre coscienze (non dico solo alla nostra coscienza di eruditi, ma proprio al nostro approccio morale ed artistico alla sua opera) maschere diverse, e sollecita reazioni varie.
Certo c'è l'autore comico, svariante dalla piena farsa alla satira atroce, creatore di scene comiche di leggendaria pregnanza, dal Borghese Gentiluomo che apprende le scienze al Malato Immaginario nominato dottore, che prima di ogni altro Molière stesso offrì di sé; ma c'è una lettura illuminista che vede di Molière l'impegno nel campo del costume, e ne fa il riformatore sociale, l'uomo dell'Ecole des femmes e di Tartuffe, lo smascheratore e l'odiato nemico della “cabale des dévots”; e c'è una lettura romantica, che dietro il riso più che l'impegno sociale vede la tragedia etica e psicologica, e in Molière il creatore del Misantropo, il dramma dell'idealismo morale, e scruta oltre la comicità l'angoscia, il nero abisso ove s'avventura Don Giovanni; e c'è una lettura, affidata anche a parecchie rappresentazioni contemporanee, per la quale è di prevalente interesse il ritratto della società contemporanea che Molière offrì: i grandi borghesi, i servitori, i paesani, i petits marquis, i letterati e le donne intellettuali, e il mondo della provincia e la Facoltà di Medicina formerebbero il gioco delle parti sociali con cui Molière costituisce il suo mondo storico e teatrale.
Vi è il dibattito sulla moralità, o immoralità, o amoralità di Molière, le ricerche biografiche che hanno aperto sfondi e prospettive, talvolta inquietanti, alla sua opera; le documentazioni di storia della cultura teatrale che offrono massicci apporti a una interpretazione storicamente cosciente del suo testo; il dibattito sulla lingua e lo stile di Molière, già accusato di povertà stilistica, poi assolto nell'Ottocento grazie alla dubitosa formula del realismo e del naturel e riaperto oggi a diverse suggestioni: componenti esegetiche che offrono tutte la loro chiave per questo autore centrale.
Una vigorosa modernità
Ma, venendo a noi e a un discorso di cultura viva, che cosa è ancora attuale, per l'uomo d’oggi, del più celebre autore comico del teatro moderno? Molto, è la risposta. Andare a vedere Molière non è un rito culturale, leggere Molière non è un atto di pietà accademica, o un recupero stantio.
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Letteratura francese
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Letteratura francese - Poetique de Molière