LES FLEURS DU MAL
Questa importante raccolta di Baudelaire ha un ordine molto preciso e ben
studiato nei minimi dettagli. Il suo libro, come Baudelaire stesso ha affermato,
è “calcolato”.
La raccolta “Les Fleurs du Mal” è divisa in 6 sezioni, nelle quali sono collocate
126 poesie.
Queste sono le sezioni:
a
1 sezione: Spleen et Idéale rappresenta la situazione esistenziale
- dell’uomo;
a
2 sezione: Tableaux Parisiens è l’esemplificazione dello spleen di
- massa della città;
a
3 sezione: Le vin il vino rappresenta l’evasione dalla realtà
- nell’artificiale;
a
4 sezione: Les Fleurs du Mal rappresenta la radicalizzazione della
- fuga nell’artificializzazione e si occupa del tema dell’amore;
a
5 sezione: La Révolte;
- a
6 sezione: La mort.
- La dialettica di baudelaire
SPLEEN e INSUFFICIENZA ESISTENZIALE
L’uomo, secondo Baudelaire, si trova sempre in mezzo a due estremi, tra l’uno
e l’altro, e questo è un conflitto che non si risolve mai.
L’uomo è caratterizzato dallo Spleen.
Con questo termine inglese si indica la milza, che è considerata la sede
dell’umor nero secondo la teoria degli umori, la sede della melancolia, cioè
della disperazione più profonda. La milza è anche però considerata la sede
della facoltà immaginativa e della creatività artistica.
Baudelaire chiama questa condizione dell’uomo Ennui, cioè non la semplice
noia, ma la vera insufficienza esistenziale, l’angoscia di esistere in un
mondo che è una terra desolata.
Una causa di questa “noia esistenziale” è la natura dell’uomo, la natura di
essere superiore che gli permette di prendere coscienza dell’Armonia e della
perfezione, dell’Assoluto e del Bello, ma che allo stesso tempo l’uomo non è in
grado di raggiungere, ma solo di concepire.
La causa principale della insufficienza esistenziale è il tempo: Baudelaire vede
il tempo come un mostro, in quanto esso ci conduce inesorabilmente verso la
morte ed è il nostro nemico principale. Il simbolo di questo tempo che scorre è
l’orologio, protagonista della poesia “Souviens-toi!”. Il tempo non fa quindi
altro che vanificare ogni azione, ogni sentimento.
L’unica cosa che l’uomo può fare è quella di prendere atto del suo destino.
LA NATURA
Altro tema della dialettica di Baudelaire è la natura: Baudelaire vede la natura
come qualcosa di ripugnante e la detesta in quanto questa è in parte
responsabile del sentimento di insufficienza esistenziale sentito dall’uomo.
Una poesia esemplificativa è sicuramente “Une charogne” in cui Baudelaire
descrive una carcassa in putrefazione.
La natura è infatti sede delle pulsioni, dei vizi, degli istinti e delle violenze, e
conduce l’uomo inesorabilmente verso la morte.
Proprio da ciò nasce la necessità dell’artificiale: ad esempio il trucco è
secondo Baudelaire da elogiare, in quanto rende artificiale la bellezza della
donna e la allontana dalla natura.
La donna è infatti, secondo il poeta, l’essere più naturale e la definisce proprio
per questo motivo “abominable”.
La donna, in un testo del poeta, viene contrapposta infatti al Dandy: egli è una
persona che cura molto il suo aspetto come cura dell’artificializzazione della
propria anima; egli è inoltre superiore a tutto ciò che accade e proprio per
questo l’idea di dandy è per Baudelaire un termine morale.
L’uomo ha quindi una propria natura: la natura umana è una natura violenta,
solamente fatta i vizi (le virtù non sono infatti naturali, ma devono essere
educate) che conducono l’uomo ha commettere gli atti più spregevoli (“Non si
può leggere un giornale senza trovarvi articoli riguardanti violenze, omicidi, e
questo costituisce l’antipasto con cui gli uomini si svegliano leggendo il loro
giornale mattutino).
IDÉAL e LE CORRISPONDENZE
Il polo opposto allo Spleen è invece l’Idéal.
Questo è un luogo edenico (che fa cioè riferimento all’Eden), cioè il luogo in
cui, secondo la visione dei neoplatonici, l’uomo si trovava prima di cadere nello
stato in cui ora si trova (per questo motivo l’uomo riesce a concepire
l’Assoluto).
I neoplatonici erano coloro che sostenevano che l’arte fosse l’imitazione del
mondo delle idee di cui Platone parlava e per questo motivo l’arte era
superiore a ciò che esiste: per Platone invece l’arte era imitazione di ciò che
esiste e non delle idee, ed era perciò inferiore alla realtà.
Baudelaire prenderà spunto da queste idee e leggerà soprattutto Swedenborg,
famoso per la prima teoria delle corrispondenze tra le parti dell’universo.
L’Idéal è il simbolo dell’Armonia: l’Universo è infatti armonico, unico ed
indivisibile, infatti esistono dei rapporti tra le varie parti che lo compongono,
esistono delle corrispondenze perfette tra le sue parti e tutto
corrisponde a tutto.
Le corrispondenze indicano il fatto che esista un rapporto tra tutte le parti
dell’Universo, che tutto risponde al tutto.
L’Idéal è quindi il luogo al quale l’uomo tende per ceracre di uscire dalla sua
condizione spleenetica; a differenza dello spleen, l’Idéal è caratterizzato
dall’assenza di tempo e disarmonia.
Come mai quindi l’uomo è cos’ disperato?
In quanto egli è sì in grado di concepire questa armonia, ma non invece di
goderne: egli infatti riesce a goderne solo per pochi istanti attraverso l’arte;
dopo poco però, una volta aver goduto quest’arte dal punto di vista estetico,
l’uomo ricade nel suo stato di spleen.
L’unico luogo che non è caratterizzato dallo spleen è “ovunque”, cioè
“n’importe où!”, luogo in cui è eliminata la condizione dello spleen, cioè il
Tempo.
L’ARTIFICIALE (analisi svolta in “Les Paradis artificiels”)
L’uomo cerca anche di uscire da questa sua condizione tramite l’artificiale:
esso è tutto ciò che l’uomo crea in quanto non è presente in natura, provando
quindi la sua grandezza, riuscendo così ad evadere dalla natura (≠
dall’evasione romantica).
Baudelaire scriva a questo proposito l’opera “Les Paradis artificiels”: questo
titolo è già di per sé un ossimoro, perché il paradiso non può essere artificiale,
l’uomo non può costruirsi un paradiso su questa terra.
L’uomo però si costruisce un proprio paradiso sulla terra che si raggiunge
attraverso le droghe: queste rappresentano il vizio che prova la grandezza
dell’uomo, il suo bisogno di trovare un proprio paradiso.
Con ciò Baudelaire non vuole portare le persone a fare uso di droghe: egli
infatti sostiene che le droghe inizialmente affinino la capacità creativa artistica,
ma con il tempo esse non fanno altro che prosciugarla.
Le forme di artificiale che l’uomo si costruisce per sfuggire alla natura sono:
interni: con questo termine si indicano le case, i mobili, gli oggetti, dei
- quali i simbolisti come Baudelaire si circondavano in modo da rinchiudersi
in un mondo tutto artificiale, frutto dell’uomo, e che fosse il più lontano
possibile dalla natura (es Baudelaire: “La Chambre Double”); così si
creano dei luoghi artificiali, microcosmi per l’uomo;
paesaggi onirici: questi sono i paesaggi di sogno che vengono descritti
- in molte poesie di Baudelaire (es. “La vie intérieure”, “Rêves parisiens”);
amore: secondo Baudelaire l’amore è un’illusione, la fine del sogno; con
- l’amore si spera di poter arrivare all’Infinito ma non è così.
Amore è la morte dell’anima in quanto questo sentimento non serve a
nulla se non a portare l’anima alla distruzione. L’immagine che meglio
rappresenta questa sua concezione dell’amore si ritrova in “Voyage a
Cythère”: l’isola di Citera, come anticamente veniva chiamata l’isola di
Cipro, era l’isola sacra a Venere/Afrodite, dea della bellezza e dell’amore,
e in questa poesia l’autore descrive un viaggio personale in questo luogo,
in cui, appena arrivato, scorge un cadavere impiccato e divorato dai
corvi, che ne mangiano anche gli organi genitali. Questo è l’amore.
Importanti diventano anche moda e trucco, simboli anche questi di
artificialità.
Più l’uomo si artificializza, più si eleva.
Nella poesia “Une mort héroique” Baudelaire racconta di un principe che,
nonostante tutto ciò che possiede, nonostante la sua estrema ricchezza, sente
dentro di sé l’angoscia del vivere. Alla sua corte si trova anche un mimo che si
fa coinvolgere in una rivolta e così il principe lo condanna a morte. Prima però
di giustiziarlo il principe gli chiede di esibirsi per un’ultima volta: solo nel
momento dell’esibizione il mimo dimentica di dover morire, anche se alla fine
della poesia morirà comunque.
Il mimo rappresenta la condizione dell’essere umano e la potenza dell’arte:
l’uomo si trova nella condizione di insufficienza esistenziale che è generata
dall’impossibilità di arrivare all’infinito e dal tempo che scorre inesorabile e lo
conduce verso la morte.
L’arte in questo caso rappresenta il potere dell’artificiale: anche se però
questo artificiale non basta mai, non è infatti la soluzione definitiva per uscire
dall’insufficienza esistenziale e al termine si arriva sempre alla follia e alla
morte.
LA MORTE
Nella sesta sezione, si parla invece della morte: anche questa non è per
l’uomo una soluzione in quanto egli non conosce ciò che troverà dopo la morte.
Anche se questo è l’unico viaggio che vale la pena di compiere.
La morte è anche l’ultima parla di “Les Fleurs du Mal” che chiude la raccolta.
Nella poesia “Voyage” Baudelaire scrive:
“Plonger (immergersi) au fond du gouffre (abisso), Enfer ou Ciel, qu’importe?
Au fond de l’Inconnu pour trouver du nouveau?“.
Qui ritroviamo il concetto della doppia postulazione: non è importante che
l’uomo scelga se seguire la via del male o quella del bene per giungere
all’Assoluto, in quanto questo non è un problema di carattere etico, ma un
problema metafisico: non si fa riferimento infatti ad un concetto religioso, ma si
evidenzia solamente il bisogno dell’uomo di entrare nel metafisico.
La metafisica schiaccia l’etica!
IL BELLO, L’ARTE e L’IMAGINATION
Il Bello e l’Arte sono l’Assoluto nel mondo l’unico assoluto che esiste nel
mondo: essi sono l’unica impronta dell’Assoluto nel mondo.
L’arte è in grado di ricostruire l’armonia primitiva del mondo ed è per questo in
grado di eliminare lo spleen.
Altra caratteristica fondamentale di chi riesce a concepire questo Assoluto e a
vedere le corrispondenze che esistono nell’universo è l’imagination, cioè la
capacità immaginativa che permette di far esistere ciò che prima non esisteva:
essa è l’organo dell’assoluto.
Quest’imagination è anche una facoltà scientifica, quindi oggettiva che
permette a chi la possiede di rendersi conto delle corrispondenze che ci sono
nell’universo.
La corrispondenza secondo Baudelaire è una corrispondenza oggettiva e tutti la
percepiscono: anche l’arte è quindi oggettiva ed è in grado di cogliere i rapporti
analogici oggettivi, le strutture della realtà cosmica.
L’arte ricostruisce questi rapporti che sono nell’universo che è uno ed
indivisibile. L’artista possiede la facoltà dell’Imagination, che gli permette di
intuire e rivelare l’armonia universale.
Quest’idea di corrispondenza, in cui tutto risponde al tutto, la ritroviamo anche
nell’articolo scritto da Baudelaire “Tannhäuser à Paris”, scritto in onore dedella
pubblicazione a Parigi dell’opera di Wagner “Tannhäuser”: l’idea di Wagner
stesso era quella di creare una Gesamtkunstwerk cioè un’opera d’arte
completa che comprendesse tutti i tipi di arte.
Tutte le arti convergono in quest’arte totale (come nella Grecia Antica): l’idea di
corrispondenza emerge dalla corrispondenza nota-colore, in cui si assiste
all’associazione di due ambiti sensoriali diversi; una corrispondenza che è
appunto oggettiva, cioè percepita da tutti.
La retorica
Come abbiamo già detto, ad ogni poetica, ad ogni antropologia, corrisponde
una retorica.
La retorica è il frutto infatti di una cultura, di una visione globale, che genera
certe tecniche linguistiche che hanno senso e valore solo all’interno di
quell’organizzazione di pensiero.
Per quanto riguarda Baudelaire, la retorica deve essere fondata sul principio
analogico, in modo da congiungere ciò che è disgiunto: siccome il mondo nello
spleen è visto come disgregato, separato, l’arte ha la funzione di ricostruire
l’unità del mondo e di rivelare la sua armonia.
Proprio per questo motivo le figure retoriche che Baudelaire utilizza in modo
ricorrente sono:
paragoni e metafore;
- sinestesia: associazione di due ambiti sensoriali diversi e prova quindi
- l’esistenza di corrispondenze nell’universo queste sono delle
associazioni oggettive e chi non le percepisce non è dotato
dell’imagination (es. “Correspondances” e “Tout entière”);
paesaggio d’anima / associazione tematica: si associano due diverse
- categorie del reale che si scambiano caratteri ed attributi (es.
“L’envitation au voyage”); in particolare il paesaggio d’anima consiste
nell’associazione di un dato paesaggistico e di un dato psicologico;
allegoria: questa si crea con la concatenazione di immagini diverse e
- vuole rappresentare qualcosa d’altro rispetto a ciò che quest’allegoria
indica apparentemente (es. parabole); l’allegoria è oggettiva ed è per
questo diversa dal simbolo, che è invece totalmente arbitrario, cioè
scelto arbitrariamente ad indicare qualcosa.
Tutte queste figure retoriche servono a fare di due cose una cosa sola.
La metrica
La metrica di Baudelaire è ripresa dal Parnasse (1840-1869).
Il fondatore del movimento parnassiano fu Theophile Gautier, al quale lo
stesso Baudelaire dedica la propria raccolta più famosa (vedi pag. 29 “Le Fleurs
du mal” – “Dédicace”).
Per i parnassiani l’arte non ha altro scopo che se stessa, non ha altro scopo che
la bellezza finalizzata a se stessa.
La poesia, l’arte in generale, deve presentare per i parnassiani:
difficoltà;
- preziosità;
- brevitas = piccole dimensioni;
- cura estrema nella forma.
-
Gatier viene riconosciuto come il fondatore di questo movimento grazie ad una
sua opera fondamentale, intitolata “Émaux et camées”: in questo titolo gli
smalti sono il risultato di una tecnica raffinata, complessa, preziosa, mentre i
cammei di una lavorazione molto raffinata a sbalzo dell’avorio, entrambi
simbolo di quelle che devono essere, secondo i parnassiani, le caratteristiche
della poesia.
Siccome l’arte doveva essere finalizzata solo a se stessa, anche il tema della
poesia doveva essere l’arte e spesso i soggetti rappresentati erano oggetti
d’arte.
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